Ahh, quanto son stata felice che il capitolo 10 vi sia piaciuto così tanto, non potete capire! Personalmente era uno dei miei preferiti, quindi avevo qualche aspettativa in più e la vostra risposta è stata a dir poco meravigliosa! Euston, la metafora sul salto con l'asta mi è stata fatta notare anche dalla mia precisissima beta, ma mi piaceva troppo e poi ho controllato: il salto con l'asta moderno è cominciato qualcosa come nel 1850 o giù di lì e nell'antichità esisteva il salto con la pertica! :D lady-landslide, trovato lumi fra le review…? grazie marty per la tua scaltrezza nelle analogie, le attendo sempre con ansia! Es, il rapporto fra Britt e San nel passato me lo sono sempre immaginato con gran dolcezza e rispetto e spero di riuscire a trasmettere sempre entrambi nei loro dialoghi.
Adesso si torna di nuovo al presente (vi faccio venire il di mal di mare…?), vediamo un po' come procede nella moderna Seattle. Aspetto un vagone di commenti!
oldie
Capitolo 11
2018
A Santana dava davvero sui nervi veder chiacchierare Rachel con Brittany. Rachel era da sempre stata la sua avversaria numero uno. Non che avesse mai avuto alcuna possibilità di farla fuori, ma quell'essere petulante sembrava possedere una tenacia che, nonostante fosse ormai palese che Will le preferisse lei, riusciva a lasciarla sempre sul chi và là. Rachel era uno di quei collaboratori da tenere d'occhio. Era ambiziosa e determinata, senza considerare il fatto che alle sue seppur mediocri doti si aggiungeva una perfetta commistione di egocentrismo e follia. Non poteva provarlo di certo, ma Santana era sicura che fosse stata lei a manometterle la bicicletta quel venerdì di Dicembre che aveva passato in ospedale anziché a discutere di una sua eventuale promozione col collegio direttivo. L'unica cosa che l'aveva frenata dal vendicarsi era che al posto suo avevano scelto Hummel. Quando l'aveva saputo si trovava a letto con un piede ingessato ed era riuscita ad esultare nonostante la frattura le facesse un male cane e la voce goffa di Finn la irritasse persino al telefono.
Il fastidio che aveva provato nei suoi confronti fin dalla prima stretta di mano era stato qualcosa di viscerale, c'era un nonsochè nei suoi modi perfettamente esagerati che in qualche maniera le ricordava un po' Will e poi, diciamocelo, quella sua ossessiva mania di primeggiare era assolutamente fuori controllo. Era per questo che la preoccupava vederla interagire con Brittany, quella malefica architettarice era capace di tutto e Santana temeva potesse approfittarsi di Brittany per farle commettere qualche errore madornale e rubarle il posto di vice-direttore. Aveva davvero odiato che Will avesse voluto a tutti i costi portarsela dietro a Seattle.
In fondo non lo sapeva davvero se poteva fidarsi di Brittany. La conosceva appena. Beh, forse non esattamente appena, ma se non altro da poco tempo. Doveva stare attenta. Doveva essere prudente. Parte del motivo per cui era riuscita ad arrivare dov'era arrivata consisteva nello stare estremamente attenta a non farsi fregare da nessuno. E in quel mondo le fregature erano assolutamente all'ordine del giorno. C'era chi avrebbe ucciso per essere al posto suo e se c'era qualcuno che era disposto davvero a tutto per farlo, beh, quella era senza dubbio Rachel. Quella sua vocetta petulante riusciva a penetrare persino attraverso i vetri insonorizzati del suo ufficio e se il suo sesto senso non sbagliava – lo faceva raramente – era più sicuro aguzzare l'udito ogni volta che apriva bocca con qualcun altro dello staff, anziché limitarsi a soffocare i suoi fiumi di parole con un paio di canzoni dei REM. Specie se quel qualcun altro era Brittany.
Sbattendo dietro di sé la porta uscì dall'ufficio, erano rimaste soltanto loro tre ormai. Scorgere Brittany ridere a qualche battuta di Rachel prima di voltarsi verso di lei irritò Santana in un modo che per qualche istante si preoccupò oltrepassasse di gran lunga la mera preoccupazione che quella stronzetta cercasse di filarsi la sua segretaria per distruggere la propria carriera. Per un secondo Santana si bloccò sui suoi tacchi scamosciati terrorizzata dall'idea di poter essere… gelosa. Non appena anche Rachel si voltò verso di lei con quel suo solito sorrisino falso l'odio la riscosse da quella stupidissima idea, così ricambiò la smorfia e augurandole buona serata si avviò verso l'ascensore subito seguita da Brittany.
Sarebbero andate a bere qualcosa in un locale giù in centro. Brittany non aveva voluto neanche un dollaro per la lavanderia, le aveva assicurato di aver smacchiato il divano e il tappeto con successo e senza fatica, così Santana, per scusarsi del trambusto aveva pensato bene di ricambiare il favore. E a giudicare da com'era finita l'ultima volta era decisamente meglio scegliere un territorio neutro. L'aveva invitata così, senza pensarci troppo, ultimamente le capitava spesso e soprattutto con lei di parlare prima di riflettere, ma in fondo probabilmente Brittany la stava aiutando ad uscire da un orrendo periodo di depressione che ormai durava da anni e, avanti, farsi un'amica con la quale uscire e chiacchierare di tanto in tanto non avrebbe potuto che farle bene, per quanto il suo lavoro le piacesse e la soddisfacesse, sapeva bene che non le bastava. Brittany la faceva sentire bene e quindi farsi troppe domande era del tutto inutile.
Durante il viaggio in macchina Santana fu piuttosto silenziosa. Era perfettamente consapevole di poter risultare paranoica, ma sapeva bene che quando si trattava di Rachel il proverbio 'a pensare male non si sbaglia mai' era sempre estremamente accurato. Di tanto in tanto lanciava qualche occhiata distratta a Brittany senza farsi guardare mentre lei le raccontava qualche aneddoto simpatico sulla infanzia, ma non riusciva a fare attenzione. Tutto quello che riusciva a pensare era che sperava davvero nel profondo che l'interesse che Brittany sembrava provare nei suoi confronti fosse genuino e che Rachel non sarebbe riuscita a rovinare tutto. Magari faceva tutto quanto parte di un malefico piano architettato da lei e Will per farla fuori fin dall'inizio. No, non aveva senso. Non aveva senso. Probabilmente non aveva senso.
"Che ti ha detto il dottore?" le domandò poi Brittany non appena furono sedute al bancone del locale che avevano scelto. Era un posto dall'arredamento piuttosto minimal, giocato interamente sul contrasto fra bianco e nero, luci soffuse, clienti eleganti, la maggior parte probabilmente non poteva neppure permetterselo di stare lì, ma illudersi che portasse fortuna probabilmente non faceva davvero male a nessuno.
Santana si voltò in fretta verso di lei, non riusciva proprio a togliersi quei brutti pensieri dalla testa, ma provò lo stesso a sorridere. Non poteva farsi rovinare quella che aveva tutte la basi per prospettarsi come una serata carina e tranquilla con supposizioni che con tutta probabilità erano del tutto infondate. Maledizione.
"In teoria non c'è nulla che non vada dal punto di vista obiettivo, diciamo." spiegò gesticolando piano in sua direzione, quindi si poggiò con il gomito sul bancone e sistemò la testa sulle nocche chiuse, "Ho fatto delle analisi generiche, una risonanza del rachide perché ho sempre avuto problemi di cervicale, ma sembra sia tutto a posto." concluse e arricciando un poco le sue labbra carnose provò a lasciarsi andare in un piccolo sorriso che risultasse più realistico del primo.
Brittany sembrava aver capito, però, che c'era qualcosa che non andava, i suoi occhi blu parevano realmente preoccupati, prima di ribattere si sfregò un paio di volte le mani, era quasi sulle spine ora, "E quindi?"
Santana fece per rispondere ma il barman le interruppe con voce morbida: la sera prima aveva inventato un aperitivo davvero meraviglioso, se le signore volevano assaggiarlo, sembrava fosse veramente paradisiaco. Santana stava per replicare che sperava 'paradisiaco' non significasse che le avrebbe spedite all'altro mondo quando Brittany con entusiasmo accettò l'offerta e Santana non se la sentì di fare la guastafeste e così assentì con un impercettibile cenno dell'indice.
Brittany poi tornò da lei con il suo sguardo preoccupato, Santana fece mente locale, "E quindi dice che probabilmente la causa è lo stress, mi ha chiesto se ci sono delle questioni particolari che mi preoccupano," lasciò poi in sospeso perché l'intensità di quei profondi occhi blu cominciò quasi a scottare. Dio. Non le era mai capitato di essere la prima a distogliere lo sguardo. Che cosa diavolo le stava capitando? Con un po' di imbarazzo deglutì provando a guardare da un'altra parte, dietro le spalle di Brittany c'era una lampada di design, era piuttosto raccapricciante, ma non era troppo strano che attirasse il suo sguardo, giusto? "Insomma, pensa che il problema sia psicologico, ecco." concluse frettolosamente.
"E tu?" udì poi, così inconsciamente tornò a guardarla con espressione perplessa.
"Io cosa?"
"Tu cosa," le interruppe di nuovo il barman che tornò da loro con due calici colmi fino all'orlo di un'invitante bevanda arancione che emanava un dolciastro profumo fruttato, Brittany ringraziò, poi si voltò di nuovo verso Santana, "Tu cosa pensi?"
"Non so, io…" prese a dire Santana, quindi, grata di poter finalmente concentrare le proprie attenzioni sul bicchiere, lo fece scivolare verso quello di Brittany facendolo tintinnare distrattamente contro il suo senza neppure sforzarsi di trovare qualcosa per cui brindare, "Non dico di non avere problemi psicologici, cioè, li abbiamo tutti," riprese a spiegare e nervosamente assaggiò un sorso della bevanda arancione, era piuttosto forte, ma molto gustosa, "Chi più e chi meno e io di certo so... cioè, ne sono consapevole, ma," ricominciò, quindi si voltò verso Brittany che la stava ancora fissando senza neppure badare minimamente il suo aperitivo, il suo sguardo era ancora perfettamente preoccupato, Santana si leccò le labbra, "Voglio dire, quelli c'erano anche prima." spiegò e per qualche secondo rimase in silenzio a guardare il suo bel viso, Brittany annuì, capiva perfettamente le sue perplessità. "La mia vita non è cambiata più di tanto," continuò sollevando le sopracciglia, "Cioè, in realtà sì, ma sicuramente non in peggio," puntualizzò, quindi il suo sguardo si perse lungo il bancone di marmo nero, "E quindi non lo so." concluse senza ormai guardarla più e sorseggiò di nuovo l'aperitivo.
Brittany rimase in silenzio per qualche secondo così Santana si girò di nuovo verso di lei, sembrava davvero sulle spine ora, quasi stesse ponderando se era il caso di parlare oppure no. Probabilmente l'espressione di Santana si fece perplessa, così si sentì costretta a spiegarsi.
"Io non," cominciò con voce imbarazzata, quindi bevve il primo sorso di aperitivo, "Non vorrei sembrarti pazza o inquietante o roba simile, ma," riprese a sfregarsi le mani fra loro mentre le sue gote cominciavano a prendere colore sotto il velo di fondotinta e Santana fu sinceramente grata di non essere se non altro la sola a sentirsi un po' a disagio a parlare di sé rischiando di fare brutta figura, "Credo di…" balbettò, quindi sorseggiò ancora, probabilmente più per tenere la bocca occupata che per altro, "Insomma anch'io ultimamente sto accusando dei problemi simili." ammise sbattendo quasi il calice sul bancone. Santana guardò il liquido arancione ballonzolare pericolosamente raggiungendo i bordi del bicchiere. La capillarità era un gran trovata. Veder tremare finemente le dita di Brittany accanto allo stelo del bicchiere poi la riscosse di colpo dai suoi pensieri, così tornò a guardarla sforzandosi di sembrare tranquilla per non metterla ulteriormente a disagio.
"È cominciato tutto quando mia nonna mi ha detto che sua sorella Rhonda era morta lasciandole in eredità l'appartamento in cui mi sono trasferita." riprese, evidentemente stava funzionando. Rhonda. Quel nome le diceva qualcosa, ma non ricordava di aver conosciuto nessuna Rhonda. Tantomeno una vecchia signora di Seattle. "Di colpo ho sentito… come…" riprese Brittany iniziando a gesticolare e guardare in aria come tentasse di trovare l'ispirazione perché non riusciva davvero a trovare le parole adatte, "Una specie di formicolio alle mani, un'agitazione, una sensazione che non so davvero spiegare." disse poi. Santana tentò di non rimanere a bocca aperta, probabilmente non ci riuscì, non riusciva neppure a capire cosa diavolo stesse provando in quel momento, era soltanto scioccata e sinceramente anche un po' spaventata.
"E non appena ha fatto accenno alla possibilità che mi ci trasferissi, beh, ho risposto di sì ancora prima di accorgermene." spiegò. In quel momento Santana riusciva soltanto a sentire quella maledetta stupida identica sensazione che Brittany le stava spiegando, non si sforzò neppure di chiudere la bocca o darsi un contegno. Come diavolo poteva essere possibile? "Per inciso credo ci sia rimasta pure un po' male, povera donna, ma ti giuro, non ho risposto di me in quel momento." concluse Brittany. Santana riusciva soltanto a fissare le sue dita tremolanti mentre sentiva tutto il resto girare attorno a sé. Era un sensazione che avrebbe potuto sembrare orribile, ma in realtà non era spiacevole di per sé, le piacevano le mani di Brittany, le piaceva Brittany, le piaceva persino quella sensazione…
"Santana." ripeté un paio di volte lei, "Tutto okay? La senti di nuovo?"
Santana sbatté le palpebre un paio di volte, si avvicinò il bicchiere al collo e appoggiò il suo gelido vetro alla pelle, aveva un gran caldo, ma doveva essere forte, maledizione, non poteva lasciarsi vincere da quella maledetta sensazione. Di colpo poi sentì la mano di Brittany stringere piano la sua sul suo ginocchio, aveva gli occhi chiusi anche se non se n'era accorta, inspirò piano per una manciata di secondi e poi finalmente si sentì meglio.
"Tutto okay." mormorò con un filo di voce, "Sì." annuì, quindi bevve un altro sorso, "È stato quel nome." spiegò, "Rhonda." riprese, "Credo." quindi inspirò e finalmente tornò a guardarla, ormai lo sguardo di Brittany era quasi terrorizzato, "Ogni volta che nomini qualcosa che sia legato alla tua famiglia sento," gesticolò alla ricerca delle solite parole che era impossibile trovare, "Quella cosa." concluse.
Brittany la fissò per un lungo momento con espressione indecisa, quindi bevve un lunghissimo sorso di aperitivo, "Mi prometti che non penserai che sono pazza?" le domandò quindi. Santana la fissò perplessa, ma annuì con convinzione, tra le due le sembrava che tutt'al più la pazza dovesse essere lei, quindi era libera di dirle tutto quello che voleva, "La notte che tu… insomma, quando eri quasi svenuta nel mio salotto," cominciò a raccontare abbassando la voce, quasi non volesse farsi sentire, "Ho fatto un sogno stranissimo." ammise.
Santana ormai pendeva completamente dalle sue labbra, tutto sembrava girare furiosamente attorno a loro, mobili, suppellettili, bicchieri, clienti, muri, camerieri, vestiti, stelle, luna e piastrelle, ma Brittany era perfettamente immobile di fronte a lei, era anche perfetta e basta, a dir la verità, era bellissima e ferma e la sua mano era ancora sopra quella di Santana ed era calda, ma non fastidiosa, era tremendamente rassicurante e delicata, ma decisa, esattamente come lei.
"Era ambientato in una casa che non avevo mai visto," riprese dopo un attimo di silenzio, deglutì e su leccò le labbra con aria meravigliosamente nervosa, "Ed io ero io, ma sapevo perfettamente muovermi al suo interno, era come se ci vivessi, okay?" spiegò, gesticolando con la mano libera, "Era tutto arredato in modo strano, come se fosse," provò a spiegare, quindi suo malgrado distolse lo sguardo dagli occhi di Santana alla ricerca di un'ispirazione lontana e forse arcaica che l'aiutasse a capire come diavolo fare a spiegarsi, "Se fosse ambientato nel passato." disse quindi e con i suoi occhi blu tornò da lei. "E poi c'eri tu e noi," si bloccò di nuovo, si morse il labbro inferiore, deglutì, sempre più nervosa, "Insomma… io mi sono…" balbettò e con la mano destra la indicò con un gesto stranamente maldestro, "Mi sono avvicinata a te e… sì…" si sistemò i capelli dietro l'orecchio, quindi lanciò un'occhiata distratta sopra la spalla di Santana, "Ti ho…" scosse la testa, arricciò le labbra, "Insomma, ti ho baciata." si zittì per un altro momento, "E questo okay, può capitare, eri appena stata lì e poi mi è capitato altre volte di sentirmi attratta da una donna, quindi sì, insomma, ci può stare e…" si fermò ancora una volta gesticolando ormai quasi in preda al panico.
Santana impiegò qualche secondo per elaborare le sue parole rapide e forsennate, che Brittany aveva pronunciato praticamente senza neppure sforzarsi di separarle l'una dall'altra. Già quella diavolo di sensazione la faceva sentire confusa e obnubilata, se in aggiunta anche Brittany si metteva d'impegno per confonderla ancora di più cominciando a pronunciare frasi alla velocità della luce, beh, avrebbe iniziato ad essere anche distratta e… distratta. Attratta. Brittany aveva detto attratta. Attratta.
Attratta. Attratta da una donna. Oddio. Oddio. In quel preciso istante Santana di colpo smise per un momento di preoccuparsi del tutto di quella sensazione, del passato, di Rachel, non badò neppure al fatto che Brittany le avesse appena probabilmente inconsciamente confessato di essere attratta da lei e che avesse sognato di baciarla. Fu quella parola. Attratta. D'improvviso uno squarcio si spalancò nella sua testa. Fu come se qualcuno avesse acceso l'interruttore della luce all'interno del suo cervello e tutto di colpo si fosse fatto più chiaro. Quella Elinor al college non era stata una fase, anche se Santana se l'era ripetuto nella sua mente così tante volte da convincersene del tutto. La verità era che si sentiva attratta da Brittany.
"Anche se… insomma… okay…" stava ancora balbettando l'altra, gesticolando con tanta energia che non sarebbe sembrato strano da un momento all'altro potesse spiccare il volo nel bel mezzo del locale, "E… ma… la cosa più strana è che sembrava tutto così reale, capisci?" le domandò poi e per un solo secondo smise di svolazzare, ma Santana ormai da quasi un minuto non la stava più ascoltando, "Quando mi sono svegliata avevo quella sensazione addosso e ho fatto fatica a capacitarmi di essere nel mio letto e non in quella casa per almeno cinque minuti."
Senza che Santana potesse accorgersene Brittany smise di parlare. Per trenta secondi il brusio indistinto del locale le riempì le orecchie confondendosi con la fine della sua voce. Fu quando finalmente se ne rese conto che spostò lo sguardo su Brittany.
"Okay. Non avrei dovuto raccontartelo, vero?" mormorò lei mentre una smorfia preoccupata e dolcissima le si dipinse sul viso, "Sembro pazza, vero?" balbettò ancora e Santana avrebbe davvero desiderato con tutto il cuore rassicurarla sul fatto che non era così, che non era pazza e anche se lo fosse stata a lei non sarebbe interessato perché era meravigliosa e la faceva stare bene. Però non ci riuscì. Erano troppi i pensieri che le premevano nella testa, perché era tutto più complicato ora che aveva capito, ora che cominciava a temere di potersi innamorare di lei. L'amore rendeva tutto più complicato. E se poi avesse scoperto che c'era davvero Rachel di mezzo? Lei e il suo folle agognare tutto ciò che aveva? E se Brittany non avesse provato lo stesso? Se fosse stata soltanto attrazione fisica? E se fosse stata una persona orribile che avrebbe finito per farla soffrire? E se proprio quando cominciava a sentire di poter rinascere sarebbe tutto finto a puttane?
Non poteva rovinarsi tutto da sola, Cristo, lo faceva sempre. Lei e i suoi maledetti pensieri. Non poteva limitarsi a godersi semplicemente quella serata in santa pace come tutte le persone normali? Maledizione. Maledizione. Avrebbe avuto tutto il tempo per riflettere e rimuginare su tutta quanta la faccenda. Compresa quella stranissima storia su quel passato che sembrava tornare. Ammesso che farlo avrebbe avuto senso. Ma sapeva che non poteva farne a meno. Tutto quello che poteva fare, per il momento, era cercare di stare tranquilla, di zittire i pensieri e di prendere le cose con calma.
Provando a sorridere e spiegarle che non era pazza si voltò verso di lei, ma perdendosi in fondo al blu dei suoi occhi si disse che il fatto che Brittany fosse così straordinaria rendeva tutto tremendamente difficile.
