Come il giorno precedente Harry venne svegliato dalla signora Weasley, che lo informava a sottovoce che la colazione era pronta. Egli non aveva nessuna voglia di alzarsi dal letto. Sentiva la stanchezza opprimerlo con forza e sapeva che le lezioni con Piton lo avrebbero del tutto stremato. Tuttavia si costrinse ad alzarsi dopo qualche minuto, non volendo far attendere la signora Weasley. Non parlarono granché. Era troppo presto per fare una piacevole chiacchierata e sembrava che la signora Weasley volesse soltanto ritornarsene a letto. Harry si affrettò a consumare la sua colazione e a prepararsi per la lezione.
«Ci vediamo dopo, Harry caro. Io me ne ritorno a letto, ti dispiace?» fece lei, con aria grave.
«Nient'affatto. A dopo, allora»
«Ricordati di prendere il cappotto, potresti aver freddo»
«Certo, grazie, signora Weasley»
Raggiunse svogliatamente il salotto e prese una manciata di Polvere Volante. Controllò l'ora. Non doveva arrivare né in anticipo né in ritardo, se no Piton si sarebbe lamentato di lui. Quando l'orologio segnò le cinque e mezza entrò velocemente nel caminetto e pronunciò la sua direzione. Il caminetto lo inghiottì e meno di un secondo dopo si ritrovò nei sotterranei di Hogwarts.
«Buongiorno, professore» disse, non appena vide Piton avvicinarsi verso di lui.
«Affrettati, non abbiamo molto tempo»
«Perché?»
«Tra un'ora esco»
«E dove va?» chiese, automaticamente. Si rese conto appena dopo della sua sfacciataggine.
Piton lo fissò, con un'espressione basita. «Non credo siano affari tuoi, Potter»
«No, certo che no…era solo per fare conversazione» Va bene, doveva smetterla. Si ripromise di pensare prima di parlare la prossima volta.
«Il fatto che io sia il tuo insegnante di Occlumanzia non vuol dire che siamo costretti a fare conversazione. E anche se fosse non ho alcun desiderio di parlare con un ragazzino presuntuoso come te, signor Potter» lo incalzò Piton, acidamente.
«Ho capito, certo…» farfugliò Harry, a disagio. «Mi scusi»
«Siediti» ordinò lui.
Harry prese posto immediatamente. La sedia era già posta nel centro dell'ufficio di Piton e così non perse tempo. Fece dei lunghi respiri, per calmare le palpitazioni furiose. Non sapeva esattamente perché, ma si sentiva molto nervoso. In quel momento si ricordò delle parole di Ron che gli diceva che non gli andava giù che Piton scoprisse tutti i suoi segreti. E se avesse visto davvero qualcosa che potrebbe essere utile a Voldemort? E se Silente si sbagliava davvero sul suo conto? In fondo…egli aveva tutte le caratteristiche per essere un Mangiamorte. Così riservato e scontroso, come se avesse timore che qualcuno scoprisse qualcosa di lui che poteva rovinarlo per sempre. Era una persona talmente ambigua che non si riusciva a collocarlo da nessuna parte. Harry era perennemente confuso sul suo conto e questo lo spaventava a morte.
«Ricorda bene, Potter: chiudi bene la mente e cerca di respingermi. Non esitare mai, perché un minimo di esitazione potrebbe ucciderti se in questo caso venissi invaso dalla presenza del Signore Oscuro»
«E come faccio a chiudere la mente? Che cosa vuol dire?»
«Devi concentrarti. Concentrati su un'unica cosa e ignora tutto il resto»
«Su che cosa mi dovrei concentrare?»
«Tutto ciò che vuoi. Basta che ti concentri e che non mi permetti di vedere cose che tu non vuoi che veda»
«Ma se non ho idea di come fare…!»
«Devi trovare il tuo metodo, Potter. È per questo che siamo qui. Alleniamo la tua mente a respingere una presenza ostile» lo interruppe Piton. E senza preavviso il maestro di Pozioni alzò la bacchetta verso di lui e pronunciò: «Legilimens!»
Un Ungaro Spinato inferocito sputava un'onda di fuoco verso di lui…Zia Marge che ordinava a uno dei suoi cani di attaccare Harry…Harry che fuggiva in giardino, urlando di dolore quando sentì che il cane gli aveva azzannato una caviglia... La risata incontrollata di zia Petunia quando vide la scena…Una luce color smeraldo, così intensa da fargli dolere gli occhi…Un grido disperato di una donna…
I suoi ricordi si fermarono d'improvviso e si ritrovò catapultato nuovamente nell'ufficio di Piton. Quest'ultimo aveva un'espressione sconvolta in viso, come se avesse appena visto la morte passargli accanto. Harry constatò che non lo aveva mai visto così scioccato. La sua espressione cambiò da sconvolta a colma di rabbia. Harry pensò immediatamente che forse aveva fatto qualche cosa di sbagliato.
«Professore…?» osò parlare.
«Cos'era?» chiese, quasi in un sussurro.
«Cosa?»
«Quella luce»
«Non lo so»
«Menti. Te lo leggo negli occhi»
Non ne voleva parlare. Perché Piton insisteva tanto? Quella luce aveva accompagnato i suoi songi da quando ne aveva memoria. Era un sogno ricorrente che oramai non ci faceva quasi più caso. Ma da quando aveva visto Voldemort uccidere Cedric Diggory l'anno scorso…aveva capito. La luce verde che si era sprigionata dalla bacchetta di Voldemort, la stessa identica luce…Ma l'aveva già vista prima, no? Eppure non voleva ammetterlo a se stesso, quella realtà era stata fin troppo dura da accettare. Da bambino quando sognava quella luce aveva sempre provato una grande angoscia, ma poi ci aveva fatto l'abitudine. Aveva ignorato quel sogno e per quanto possibile aveva tentato di dimenticarlo, di non farci caso.
«La sogno da sempre» incominciò Harry. «Da bambino specialmente. La sognavo quasi ogni notte e non riuscivo a liberarmene. Neanche oggi se è per questo…»
«Quand'è che hai capito di che cosa si tratta?» chiese Piton, teso.
«L'anno scorso. Quando ho visto Cedric morire con l'Anatema che Uccide ho subito ripensato al mio sogno. E ho immediatamente saputo che non c'era più speranza»
Piton chiuse per un momento le palpebre e rimase immobile come una statua in mezzo alla stanza. Sembrava come se volesse chiedere qualcos'altro, ma gli era difficile farlo. Quando riaprì gli occhi fissò il suo sguardo in quello di Harry con intensità.
«Perché credi di sognarlo?»
«Io…» Quella semplice domanda gli fece venire le lacrime agli occhi. Non sopportava l'idea di piangere dinanzi a Piton. Abbassò velocemente lo sguardo e guardò dall'altra parte, sperando che Piton non avesse notato niente.
«Potter» lo chiamò, quasi con gentilezza. «Riconosco che può essere difficile parlarne, ma voglio che tu mi risponda»
«Non potremmo evitare?»
Piton, d'istinto, gli si avvicinò. Harry non osò guardarlo, non quando cercava di reprimere le lacrime. Con suo grande stupore sentì Piton posargli una mano sulla spalla, leggermente. In un primo momento volle scrollarsela di dosso. Lo ripugnava l'idea di esser consolato da Severus Piton. Ma poi sentì che quel semplice tocco lo fece calmare. Lo lasciò fare, anche se la situazione lo imbarazzava non poco.
«Ho capito che molto probabilmente il mio sogno non era un semplice sogno, ma un ricordo. Un remoto ricordo di quando avevo appena un anno… Quando…quando lui…ha ucciso mia madre. Io ero presente quand'è accaduto, ero là. Ho visto mia madre morire»
E fu allora che scoppiò a piangere in un modo incontrollato.
