Il mattino successivo, i quattro ragazzi si diressero tranquillamente a lezione di Erbologia - dove avrebbero incontrato Avery, che come loro aveva scelto di mantenere quella materia anche per gli ultimi anni di studio.
«Allora, il piano lo conoscete tutti» disse James sottovoce, mettendo le proprie cose sul lungo tavolo della serra.
«Sì, James. Ce lo hai ripetuto almeno un milione di volte» rispose Peter, esasperato.
James si tastò le tasche del mantello.
«L'antidoto?» chiese con un accenno di panico nella voce.
«Eccolo» sospirò Sirius, dando una boccetta piena di liquido arancione all'amico.
Questi si guardò intorno circospetto, bevendone poi l'intero contenuto in un solo sorso.
Rabbrividì dal disgusto.
«Perfetto. E ora...».
Gettò un'occhiata alla professoressa Sprite - impegnata a spiegare ad alcuni Corvonero il modo giusto per maneggiare un Geranio Zannuto - approfittando poi della sua distrazione per chiamare sottovoce Avery, dall'altra parte del tavolo.
«Avery... Ehi, Avery!».
«Che vuoi, Potter?» replicò questi, scocciato.
James ghignò, indicando con un cenno del capo la pianta che stava alle spalle del Serpeverde.
«Ho appena scommesso con i miei amici che non hai abbastanza fegato per raccogliere anche solo uno dei germogli della Tentacula Velenosa alle tue spalle, senza l'uso dei guanti» sussurrò, divertito.
«Non vedo perchè dovrei farlo» ribatté Avery, tornando a concentrarsi sulla pianta davanti a lui.
James fece spallucce.
«Oh, beh... Se proprio vuoi sottolineare il fatto di essere un codardo... Okay, grazie per avermi fatto vincere» buttò lì, fingendosi disinteressato.
Il Serpeverde gli rivolse uno sguardo puro veleno.
«Perchè non dimostri tu di avere il coraggio di farlo, Potter?» sibilò.
James fece spallucce.
«Nessun problema».
Si sporse alle sue spalle - dov'era piantato un secondo esemplare di Tentacula Velenosa - e ne raccolse abilmente quattro germogli, mostrandoli trionfante ad Avery.
L'antidoto aveva funzionato perfettamente.
Non solo il veleno dei germogli non l'aveva mandato K.O., ma si era rivelato un ottimo repellente naturale per i tentacoli strangolanti della pericolosa pianta.
Se Avery fosse stato una teiera, in quell'istante avrebbe letteralmente eruttato fumo dalle orecchie, pensò Sirius.
Inviperito, e deciso a non dare a James un altro motivo per vantarsi, il ragazzo si tolse i guanti e ripeté il gesto.
Pochi istanti dopo la professoressa Sprite lo stava trasportando in infermeria - grazie all'ausilio di una barella sospesa a mezz'aria - affinché Madama Chips gli somministrasse una potente dose di antidoto e rimuovesse i tentacoli, ancora ostinatamente avvolti intorno al suo volto cinereo.
Tornò comunque troppo presto, il volto rubicondo per l'ira.
«Voi quattro! Immediatamente nell'ufficio del preside!» strillò afferrando James e Sirius per la collottola, e lanciando un'occhiata minacciosa a Peter e Remus, che la seguirono senza obbiettare.
[*]
Nuovamente davanti alla scrivania di Silente, i quattro ragazzi rimasero sorpresi di trovare Moody in piedi accanto al preside.
«Pomona... Che è accaduto, questa volta?» chiese il preside, prendendo atto dell'espressione furente della donna.
«Questi quattro hanno appena riempito uno dei letti di Poppy con un'altra vittima dei loro giochetti!» sbottò lei.
Silente sospirò.
«Chi?» chiese solamente.
«Il signor Avery».
I ragazzi avrebbero giurato di vedere un sorrisetto fare la comparsa sul viso di Moody.
Silente annuì lentamente.
«Vai pure Pomona. Ci penso io» la rassicurò.
La professoressa fu ben felice di uscire dalla stanza, lasciando quelli che al momento riteneva quattro teppisti nelle mani del preside.
Quest'ultimo congiunse le dita davanti a sé.
«Allora, ragazzi…» iniziò.
«Non abbiamo fatto niente, signore» esclamò Sirius, offeso.
«Sottolineo l'affermazione di Sirius! Sono Caposcuola, e Remus è Prefetto. Crede davvero che rischieremmo i nostri distintivi per fare un tiro mancino - veramente ben congeniato, se mi è concesso dirlo - a qualcuno come Avery?» aggiunse James, con altrettanto sdegno.
«Per non parlare, poi, della pericolosità di un simile gesto! Nessuno di noi metterebbe nuovamente a rischio la vita di un nostro compagno, non è forse vero Sirius? James? Peter? Non potremo mai commettere il medesimo errore una seconda volta» concluse Remus, in un perfetto tono ferito.
«Su, su, Remus... Sono certo che il professor Silente non crederà a queste infamanti accuse» mormorò rassicurante James, dandogli piccoli colpetti sul braccio, mentre Peter lanciava un'occhiata speranzosa a Silente.
Quest'ultimo sospirò nuovamente.
Sapeva benissimo che i ragazzi erano responsabili di quanto accaduto al loro compagno.
Ancora.
Ma se c'era una cosa che aveva imparato su quei quattro in tutti quegli anni, era che erano intelligenti; e che non erano soliti fare le cose a metà...
«Suppongo che, come sempre, non ci saranno testimoni in grado di indicarvi come la causa di quanto accaduto al signor Avery. Questo, quindi, non mi dà alcuna motivazione solida per indirizzarvi dalla professoressa McGrannit per una punizione. Innocenti fino a prova contraria. Non è così che si dice, Alastor?».
«Così ho sentito dire» ribatté Moody, con un borbottio.
Silente annuì paziente.
«Bene, allora credo dovreste fare ritorno alle vostre lezioni. Sperando non vi siano altri... malintesi, per oggi» li mise in guardia.
I Malandrini annuirono a loro volta, prima di uscire in gran fretta dalla porta.
Se l'erano cavata di nuovo.
[*]
Moody prese posto davanti all'amico, ridendo di gusto.
«Devo ammetterlo: quando ho visto quei quattro per la prima volta, pensavo tu avessi perso completamente il senno. Permettere a dei diciassettenni di entrare a far parte dell'Ordine! Ma ora capisco quello che intendevi... Merlino, mai viste simili facce di bronzo! E che doti interpretative! Se non avessi avuto modo di parlare con loro, ieri notte, avrei avuto seri dubbi riguardo la loro colpevolezza, oggi...» rise.
Spostò il suo occhio magico dietro la propria testa, ma non c'era più nessuno nelle vicinanze.
«Onestamente, però, ho ancora qualche riserva...» mormorò poi, tornando serio.
«Per quale motivo?» chiese Silente, appoggiandosi allo schienale della propria sedia.
«Oh, le mie riserve si concentrano più che altro su quel Minus. Ha qualcosa che non mi convince...» disse Moody con fare sbrigativo.
L'anziano preside lo guardò, incuriosito.
«Qualcosa di che tipo?».
Moody scrollò le spalle.
«Ancora non lo so. Magari non sopporto semplicemente il suo servilismo: tipi del genere sono i primi a cambiare idoli, lo sappiamo entrambi... Forse dovrei tenerlo d'occhio per un po'» borbottò, più a se stesso che ad altri.
Silente fissò l'amico per qualche istante.
«E... Le tue riserve comprendono anche - in minima parte - il signor Lupin? Ieri notte sei stato a dir poco una spina nel fianco, per lui. Ho pensato seriamente che non avresti mai smesso di fargli domande. E quell'allusione a Greyback...» disse, alla fine.
Moody sbuffò.
«Io una spina nel fianco per lui?! E' stato l'esatto opposto, casomai! Uno dei Primogeniti, Albus! Sai quanto quell'animale sia legato ad essi! Hai portato una bomba ad orologeria babbana pronta ad esplodere nella tua stessa scuola, e ora nell'Ordine!» sbottò, di malumore.
Silente piegò il capo da un lato.
«Per questo motivo l'hai torchiato in quel modo? Per capire quanto puoi spingerlo, prima che esploda?» chiese, piano.
«L'ho torchiato perchè volevo delle risposte; perchè potessi fidarmi di averlo - in futuro - nelle nostre file. Volevo capire che tipo è, ma è stato impossibile. C'è qualcosa di diabolicamente sottile nel modo in cui ragiona... Ho interrogato diverse persone, nel corso della mia carriera, ma pochi sono stati tanto illeggibili. Pochi hanno un simile controllo delle proprie emozioni. Quel ragazzo, Albus, è lucido, fermo... Persino freddo. Se dovessi scegliere un'unica parola per descriverlo, sceglierei ambiguo. Il genere di personaggi cui dovremmo fare maggiore attenzione. Chi può dirci cosa davvero passa per la testa di quel Lupin?» rispose Moody, secco.
Non gli piaceva non conoscere chi aveva di fronte - o in questo caso - affianco...
Silente non parlò subito.
«Dubiti della sua lealtà, dunque?» domandò, pacato.
L'Auror fece un gesto di stizza con la mano.
«E' questo il problema: non ne ho idea. Guarda solo l'abilità con cui cela la propria natura! Per tutti è il riservato e pacato Prefetto dei Grifondoro, con ottimi voti e il sorriso sempre pronto. Se non sapessi che cos'è in realtà, darei del folle a chiunque tentasse di dirmi che quel ragazzo è una delle creature oscure più pericolose del nostro mondo... Capisci cosa voglio dire? Potrebbe facilmente convincerci di essere dalla nostra parte, quando in realtà trama alle nostre spalle!» esclamò, infervorato.
«Hai così poca fiducia del tuo giudizio e del mio?» chiese allora Silente, colpito.
L'Auror emise un altro sbuffo.
«Ascolta... Non sto dicendo che il ragazzo sia una mela marcia, quanto piuttosto che è un grosso azzardo. Ora ti è fedele, certo... Ma che accadrebbe se all'improvviso qualcosa dovesse stravolgere la sua bussola morale? Se dovesse perdere il ferreo controllo che ha su se stesso? Non dico che lo farebbe in maniera volontaria, ma...».
Silente annuì nuovamente, pensieroso.
«Quindi, se ho ben capito, tu pensi che - posto di fronte a determinati avvenimenti - il signor Lupin potrebbe lasciare che sia la maledizione a controllarlo, piuttosto che essere lui a controllare lei... Sia essa una decisione volontaria o meno» aggiunse, serio.
Moody annuì a sua volta.
«Esattamente. Stiamo parlando di un elemento perennemente sul bordo del baratro. Il minimo passo falso e ci ritroveremmo a doverlo annoverare tra le minacce, piuttosto che tra gli alleati. Per questo motivo ritengo doveroso, da parte mia, informarmi quanto più approfonditamente possibile sulla solidità della sua umanità. Parlando, ad esempio, con persone che lo conoscono davvero, il cui giudizio sia categoricamente affidabile».
L'anziano preside piegò il capo da un lato.
«Stai pensando a Lyall e Hope...» mormorò.
«Non solo a loro. Ma conosco Lyall da molti anni, e so per certo che il suo giudizio è totalmente imparziale, anche - e soprattutto - quando si tratta di un membro della propria famiglia. Non è il tipo di genitore che perdona ogni gesto del figlio, se questo si rivela essere qualcosa di più di una bravata giovanile...» replicò Moody, serio.
Fissò Silente con entrambi gli occhi.
«Ma di certo non posso discutere di questi argomenti al Ministero. Non sai dove abitano attualmente?»
«Sai bene che lo so, Alastor. E potrei dirtelo. Ma non voglio che tu vada ad insinuare strani pensieri in Lyall e Hope. Non hanno certo bisogno di sentire illazioni sul loro figlio, e tantomeno di uno dei tuoi interrogatori» lo mise in guardia il mago più anziano.
Moody si lasciò sfuggire un ghigno.
«Lyall sarebbe capace di spedirmi in Australia con un solo incantesimo, se anche solo provassi a fare una cosa del genere. E io sono un Auror! No, si tratterebbe puramente di una civile conversazione tra due maghi perbene».
Albus Silente sospirò un'ultima volta.
«Molto bene, allora».
[*]
«Cavolo, per un secondo ho temuto che ci sbattessero fuori, questa volta!» esclamò Peter, lasciandosi cadere affianco agli amici sotto al faggio in riva al lago.
«Ah, Codaliscia… Non hai ancora capito che noi ce la caviamo sempre?» gli disse James, euforico.
Non sarebbe mai riuscito ad abituarsi alla scarica di adrenalina che solo una gita nell'ufficio di Silente poteva regalargli...
«Scusate» disse una voce femminile alle loro spalle.
I quattro si voltarono, e Remus scattò in piedi come se fosse stato punto da un'ape.
Tonks si lasciò sfuggire un sorriso imbarazzato, di fronte a quel gesto.
«Oh, ciao cuginetta! Ultimamente ci vediamo piuttosto spesso, vero?» ghignò Sirius, lanciando un'occhiata divertita a Remus.
La ragazza non diede segno di averlo sentito, e allungò loro quattro piccoli rotoli di pergamena.
«Questi me li ha appena dati Lumacorno. Sono per voi» spiegò.
«Oh, no... Un'altra di quelle sue stupide feste! Speravo che quest'anno ce le avrebbe risparmiate...» borbottò James, alzando gli occhi al cielo.
Peter era di tutt'altro avviso.
«Che hanno che non va le sue feste?» chiese, confuso.
«Oh, nulla... A meno che a te non piaccia essere trattato come un trofeo da mostrare» sbottò Sirius, lanciando un sasso nel lago.
Tonks sospirò.
«Almeno voi potete andarci...».
Remus la fissò, perplesso.
«Vuoi dire che non ci sei mai stata? Perché sarebbe strano... Voglio dire, sei una Metamorfomagus! Rari come siete...».
La ragazza scrollò le spalle.
«Evidentemente la mia sbadataggine ha prevalso sulle mie "doti naturali"... Oh, beh. Mi conviene tornare nel mio dormitorio, a godermi quel po' di tempo libero che ho fino alla prossima lezione» disse, salutando i ragazzi e avviandosi verso il castello.
Sirius si fece pensieroso.
«Sarà un disastro muoversi...» notò.
James annuì.
«Saranno tutte lì, pronte a fare di tutto per strappare un invito...» aggiunse.
Sirius rise.
«Non lo otterranno certo da me. Io invito Lidia!»
«E nemmeno da me. Io e Lily ci andiamo insieme. Non ho nemmeno bisogno di chiederglielo: Lumacorno avrà inviato uno di questi anche a lei. L'adora!».
I due Malandrini si voltarono verso gli amici.
«Rimanete voi due. Anche se sappiamo tutti chi inviterà Remus...» ghignò James, mentre Sirius fingeva di suonare una romantica melodia su un violino immaginario.
Remus sbuffò, alzando gli occhi al cielo.
«Mi riservo il diritto di rispondervi come meritereste» disse, raccogliendo le sue cose.
Peter sgranò gli occhi, vedendolo iniziare ad avviarsi a sua volta verso il castello.
«Non dirmi che torni in biblioteca!» esclamò, scandalizzato.
«Molto bene, allora non te lo dirò» replicò il licantropo ridendo.
Sirius lo guardò sospirando.
«Hai qualcosa di profondamente sbagliato in quella testolina castana, vecchio mio…».
