SCOMPARSO
Cap. 10
A Quack Town c'erano tanti spazi verdi dove poter giocare e poter intraprendere attività ricreative.
Motivo per cui molti campeggi scolastici venivano svolti nella periferia di Duckburg. A Quack Town per esempio venivano diverse scolaresche verso primavera, un modo per far apprezzare ai bambini di città l'esperienza di una notte in campagna. E insieme a loro, c'erano anche gli alunni di Quack Town ad affiancarli.
Per Donald il campeggio non era niente di così spettacolare. Sì, insomma, lui viveva in campagna e con i suoi amici molte volte avevano raggiunto luoghi difficili e pericolosi. Perciò era abituato a dormire all'aperto, agli animali selvatici, e ai disagi della privazione delle comodità.
Lo stesso non poteva dire dei bambini di città, ogni anno era una sfilata di damerini tutti vestiti alla moda e che non avevano la minima idea di come piantare una tenda. Era quasi un divertimento vederli all'opera. E poi ogni volta che un pullman li portava al paese, loro storcevano il muso guardando gli altri studenti di Quack Town, quasi come si trovassero in un letamaio.
Betty Lou si scandalizzava ogni volta, perché si considerava la bambina più alla moda, ma ogni volta che faceva il confronto con loro, si sentiva sminuita.
Quindi Donald provava una certa soddisfazione morale su quei bambini di città, ogni volta che li stracciava nelle varie gare.
La sfortuna volle però che quell'anno fosse stata estratta la classe di Gladstone a venire.
E questo significava solo guai, nel suo caso. Perché quando la fortuna voleva far risaltare il suo beniamino, pensava bene di mettere in difficoltà proprio lui, Donald. Se avesse anche solo tentato di partecipare a una sola gara, cosa gli avrebbe fatto la fortuna di suo cugino?
- Non fare il drammatico- cercò di incoraggiarlo Louis- D'accordo che la fortuna di tuo cugino è alquanto… particolare. Ma questo non significa che tu non possa vincere.
- Già, le probabilità che avvengano un'altra serie di strani incidenti sono pressoché rare.
Oh be', questo lo dicevano perché non avevano ancora visto pienamente all'opera la fortuna del cugino.
- Ergh! Ergh!- ridacchiò il biondino Tom- La melanzana ha solo paura!
- Io non paura di niente!- ribatté lui provocato dalle parole di Tom.
- E allora partecipa con tutti noi- insistette Louis con un sorriso- Vedrai che anche quest'anno li batteremo.
- Inoltre è anche un modo per stare tutti insieme- disse Millicent.
Avrebbe dovuto ribadire il suo no alle loro insistenze, un no con tanta ostinazione come lo faceva con gli articoli su Amazing Papers, però si lasciò guidare dalle buone intenzioni degli amici.
E se ne pentì, ovviamente.
Perché una cosa era sicura: dove c'era suo cugino, anche il più atletico dei bambini avrebbe perso.
Avevano fatto appena tre giochi e suo cugino aveva vinto… senza neanche muovere un dito! Letteralmente. Si era limitato a rimanere dietro la linea e tutti i concorrenti avevano perso.
Cominciava a credere che la sua fortuna aumentasse di anno in anno.
Si sentì talmente frustrato, che decise di allontanarsi dal luogo di giochi. Se stava sufficientemente lontano, la fortuna di Gastone lo avrebbe lasciato in pace per un po'.
Ma a quanto pare non era l'unico a essersi allontanato dalla base, perché vide un cespuglio da cui usciva una piccola coda bianca scuotersi come se ci fosse qualcuno dentro. Ne uscì il viso di una paperetta sporco di terra e foglie, che alzando lo sguardo al di fuori del cespuglio, lo individuò e sussultò, rifugiandosi subito di nuovo dentro.
- Mi hai fatto prendere uno spavento!- disse la vocina.
- Vorrai dire che tu hai fatto prendere uno spavento a me- sottolineò lui mentre si avvicinava incuriosito al cespuglio- Che cosa stai facendo?
- N-niente!- esclamò subito.
- E allora perché stai dentro un cespuglio?
- Non ha importanza! Lasciami stare.
Ma Donald non era certo un paperotto a cui si poteva dire no, se c'era di mezzo la sua curiosità. Si chinò e si intrufolò dentro.
- C-cosa fai!- esclamò la paperetta agitata.
- Non vedo niente- commentò lui guardandosi intorno e forse un po' deluso di non vedere qualcosa di straordinario dentro il cespuglio- Perché allora sei qui? Non dovresti essere con gli altri della tua classe?
- Perché non posso, ecco- puntualizzò lei. Donald però la guardò senza capire, anche se era difficile che lei lo notasse per la scarsa luminosità- … ho perso una cosa e la stavo cercando- ammise infine.
- Di che si tratta? Posso aiutarti. Perché non usciamo, così iniziamo subito a…
- Ho già cercato io, ma questo posto è pieno di trappole e buche- borbottò frustrata- Sarei dovuta rimanere a casa.
- Di cosa si tratta?
La paperotta sembrò un dubbiosa nel dirlo perché non rispose subito.
- … di un cerchietto. Qualcuno me l'ha preso per scherzo e l'ha lanciato. Senza di quello… mi sento così sempliciotta, banale. Non posso farmi vedere in queste condizioni. Cosa direbbero di me i miei compagni?- spiegò triste, come se l'altro interlocutore potesse comprendere la gravità della situazione.
Il paperotto però non lo capiva. Anche Millicent ne aveva uno però non gli sembrava così essenziale per lei. Ma intuiva che doveva trattarsi di uno di quei incomprensibili discorsi da femmina. E Betty Lou era la regina indiscussa, lei avrebbe capito sicuramente.
- Aspetta, il posto è grande, ma se siamo in tanti potremmo avere qualche possibilità- propose lui alzandosi in piedi.
- Ti ho già detto che non voglio vedere nessuno- cercò di trattenerlo dalla manica.
- Ma se non chiediamo aiuto, non lo troverai mai.
- Non ha importanza- abbassò lo sguardo triste- Attenderò che si faccia buio, prima di rientrare.
- Ma è assurdo- commentò senza problemi, chinandosi di nuovo- Vorresti perderti il campeggio per questo motivo? I tuoi compagni non si chiederanno dove sei finita?
- N-non è assurdo!- ribatté lei offesa- E poi…- spostò lo sguardo da un'altra parte e si toccò la testa- Sono stati loro a farmi questo scherzo.
Lui la fissò ancora senza capire, però dalla poca luce poteva intravedere l'espressione triste di lei.
E per un attimo gli riportò alla mente un'altra paperetta che gli stringeva la mano, con gli occhi in lacrime e un espressione molto addolorata. Che con una vocina debole, gli domandò…
Cosa ne sarà ora di noi?
- Non ti arrendere!- esclamò d'improvviso, uscendo dal ricordo e facendo quasi sussultare la paperetta- Che importa di loro! E se ti infastidiscono, reagisci!- disse con foga facendo il gesto di dare pugni, per poi pensarci su e cambiare idea- O urlagli contro, di solito funziona.
Lei abbozzò un sorriso divertito. Lui però non lo notò concentrato com'era nel parlare.
- Aspettami qui, ora torno- si alzò- Tranquilla, nessuno dei miei amici ti giudicherà- rassicurò e poi uscì dal cespuglio per andare a recuperare i suoi amici.
Li trovò in disparte, mentre le gare continuavano a svolgersi e Gladstone era il beniamino della sua classe. Senza dare spiegazioni, li quasi costrinse a seguirlo, per poi spiegargli la situazione man mano che raggiungevano il posto.
- Oh cara! È una tragedia, come ti capisco!- Betty fu la prima ad andarle incontro, mentre Tom aveva probabilmente la stessa faccia di Donald al principio.
- Non capisco. Era un cerchietto di diamanti?- fece il biondino.
- Oh, i maschi!- sbuffò la biondina- Voi mettereste allo stesso livello un abito economico con uno di Paper Versacci.
- … chi?- fece ancora più confuso, con in bocca il suo solito lecca-lecca.
- Non chiedere Tom- bisbigliò Donald dandogli un colpetto- O finisce che ci faranno un discorso dettagliato di ore.
Dopo una sintetica -per loro fortuna- descrizione dell'oggetto, si misero alla ricerca. Louis indicò le zone più probabili, ma dopo un ora erano al punto di partenza.
I giochi dovevano essere finiti e presto gli insegnanti avrebbero richiamato i suoi studenti alla base.
Avrebbero iniziato a gettare la spugna, se non fosse che all'ultimo Donald ricordò che lì vicino c'era un piccolo ruscello fangoso.
Provarono ad andarci, per poi in effetti trovarlo lì, immerso nel bagnato fangoso.
- Potresti tentare di ripulirlo- cercò di dire Louis, però lo sguardo di Betty gli aveva fatto capire di aver detto un immensa sciocchezza.
- No, ormai è inutilizzabile- disse triste la paperetta, guardando sconfitta il cerchietto- Ma grazie a tutti per avermi aiutata.
Un fischio in lontananza li distrasse.
- Devono essere gli insegnanti- disse Millicent- Dobbiamo tornare indietro prima che si accorgano che ci siamo allontanati.
Così a malincuore dovettero tornare alla base. Donald osservò lo sguardo triste della paperetta, e sembrò fargli più male di una sconfitta da parte di Gladstone. Non gli piaceva deludere le aspettative. Con sua sorella sapeva sempre come tirarla su di morale, ma con gli altri non era semplice.
Poi guardando in basso, fece caso alla sua blusa da marinaio preferita. Senza pensarci si sfilò il fiocco rosso e voltandosi verso di lei, glielo offrì.
- So che non può compensare la perdita del tuo cerchietto, ma almeno avrai qualcosa da mettere al suo posto. Fintanto che non torni a casa- suggerì il paperotto.
Lei lo guardò sorpresa e un po' perplessa, ma accettò di allacciarsi in testa il fiocco.
- Ti sta bene- commentò lui. Anche gli altri erano d'accordo, era solo un vecchio fiocco, ma faceva risaltare il viso della paperetta.
Lei sembrò soddisfatta del risultato, perché iniziò a sorridere. E questo bastò a risollevargli il morale a Donald.
Poi tutti insieme ritornarono dai loro rispettivi gruppi e insegnanti.
Per tutta la durata del campeggio, Donald rivide la paperetta solo una volta di sfuggita mentre saliva sul pullman per tornare a casa. Indossava ancora il fiocco rosso.
Avrebbe voluto salutarla, ma all'ultimo ricordò di non essersi presentato e neanche averle chiesto il suo nome.
Be', non aveva importanza. Ciò che importava è che nonostante la presenza di suo cugino, non era andata così male la giornata.
Questo capitolo in origine doveva essere suddiviso in due parti, ma non stava bene diviso. Così per questa volta ho lasciato un capitolo lungo.
