Capitolo 11 – Buone vacanze

perché a differenza di me, a qualcuno piacciono NdA

avvertenza x quelli di manga.it: questo capitolo è lemon NdA

Harry P.O.V.

Odio le vacanze! Settimane, ma che dico, mesi con i miei pallosissimi zii schiavisti! Senza mai vedere nessuno, con solo le lettere dei miei amici a farmi compagnia.

Era una mattina come tante. Mi alzai di malumore, mi vestii un po' a caso e scesi in cucina. Rimasi leggermente sorpreso nel notare che zia Petunia non era ai fornelli, ma alla finestra a sbirciare chissà cosa. Poi si girò verso di me e allora tutto mi fu chiaro: nei suoi occhi brillava quella particolare luce che si accende nelle vecchie zabette quando si presenta una nuova occasione di spettegolare.

- Hai visto, Venron? – chiese al marito, ignorandomi completamente

- Cosa? –

- Attività sospetta intorno al numero 5. Sai, quella vecchia casa disabitata da decenni, proprio in fronte alla nostra. –

- Oh, si. I vecchi proprietari morirono di morte violenta, se non sbaglio. Una gran brutta storia – lo zio si adombrò – pensi che venga ad abitarci qualcuno? –

- Può darsi – rispose lei – Jennison Gladd, la nostra vicina, mi ha detto in confidenza che ieri ha visto un furgone della disinfestazione… e oggi c'è un grosso camion, tipo quello dei traslochi, proprio davanti al cancello della casa. –

- E allora? – Venron scrollò le spalle

- E allora? – ripeté indignata la zia – Chissà che tipi saranno i nuovi vicini? –

A me francamente non me ne fregava un gran chè. Chiunque scelga di venire ad abitare qui, di sua spontanea volontà, non deve avere tutte le rotelle a posto.

Il giorno dopo mi svegliai all'alba delle undici, ma essendo domenica potevo permettermelo. Anzi, gli zii erano ben contenti di avermi fuori dai piedi per un po'. Ormai la scuola era finita da un paio di settimane e la mia "famiglia" già non ne poteva più di me. Né io di loro.

Scesi in salotto sbadigliando sonoramente per rendere nota la mia presenza.

- Potter, ma non ti vergogni ad alzarti a quest'ora? – mi rimproverò zio Venron

- Se non vi va bene, potevate svegliarmi prima! – risposi seccato

- Ci mancherebbe – zia Petunia entrò in quel momento chiudendosi la porta alle spalle – che figura ci avresti fatto fare coi nuovi vicini? –

- Sono arrivati? – chiesi, senza neanche sforzami di fingere interesse

- Si, giusto stamattina – la zia fece un sorriso compiaciuto – e vedessi che persone deliziosamente perbene… e soprattutto normali – mi lanciò un'occhiata molto eloquente – quindi vedi di non farci fare figuracce con loro! –

- Perché dovrei? Neanche li ho mai visti – scrollai e spalle

- Ci hanno invitati questo pomeriggio per il tè. Hanno insistito per farsi presentare tutta la famiglia. – spiegò lo zio – Petunia ci tiene molto, e dal momento che non possiamo lasciarti qui, vedi almeno di comportarti bene. Niente fatti strani, capito? –

- Capito – annuii – ma devo proprio venire anch'io? – l'idea di schiantare un'ora e mezza della mia vita in un salottino da tè in mezzo a vecchi barbogia non mi sorrideva per niente

- Devi, si, perché dal momento che vivranno qui, prima o poi si accorgeranno della tua esistenza, e noi dovremo spiegare perché oggi non ti abbiamo presentato. O, se preferisci, possiamo chiuderti agli arresti domiciliari per tutta l'estate –

- No… va bene, ci vengo! – borbottai

Quel pomeriggio, tutti in tiro per la "grande occasione", varcammo il cancello del numero 5. Il giardino, un tempo pieno di erbacce, era adesso completamente rimesso a posto; vi avevano piantato fiori freschi e giovani alberi, e il sentiero era per la prima volta ben definito e acciottolato. Avevano perfino sostituito il vecchio cancello, prima tutto rovinato, arrugginito e contorto, su cui da sempre i bambini di Privet Drive si arrampicavano. Le decine di palloni che con gli anni si erano accumulati nella ex-giungla che era quel parco, erano adesso disposti con ordine accanto al muretto esterno, in attesa che i rispettivi proprietari li reclamassero.

- Hanno proprio fatto le cose per bene – si compiacque zio Venron, fissato com'era per i lavori accurati e completi

Erano le quattro e mezza spaccate quando suonammo il campanello. Sentii dei passi veloci e leggeri scendere le scale, e quando la porta davanti a noi si spalancò, potei notare che anche l'interno della casa aveva subito un cambiamento radicale. Ma al momento non me ne fregava niente.

La persona che ci aveva aperto aveva assorbito completamente la mia attenzione.

Capelli biondi. Occhi d'argento. Un sorriso splendido.

- Draco! – esclamai meravigliato. Ero felicissimo di vederlo, gli sarei saltato al collo e l'avrei coperto di baci…

Zio Venron mi guardò malissimo, Dudley mi squadrò perplesso, la zia mi ignorò magistralmente.

Draco sorrise, ma era un sorriso cordiale, di circostanza.

- si, esatto – annuì – lo hai letto sulla targhetta, vero? – accennò alla targa dorata sulla porta, che recava la scritta "Draco & Myrcenia"

- beh… - decisi di stare al gioco, realizzando un po' in ritardo che non dovevo far capire che lo conoscevo - …ho immaginato che non potessi essere Myrcenia –

Sorrise di nuovo

- già, infatti. Mia sorella è di là che ci aspetta. Fra un attimo faremo le presentazioni… -

Ci condusse attraverso il lungo corridoio imbiancato di fresco. Nonostante le finestre aperte sul giardino, l'odore della vernice aleggiava ancora nell'aria. Ignorando le porte laterali, che immaginai essere la cucina e il bagno, bussò all'ultima porta, più grande, in legno antico.

- Mercy? È tutto a posto, sorellina? –

- Si, entrate pure – ci invitò una voce femminile al di là della porta.

Draco spalancò l'uscio, non senza un certo sforzo.

- mi dispiace – ansimò – ma non abbiamo avuto tempo di oliare i cardini. Siamo appena arrivati… -

- oh, ma è naturale – intervenne zio Venron, in tono conciliante. – è già strabiliante quello che siete riusciti a fare, in questo poco tempo –

- oh… non è merito nostro – rispose il biondo con modestia – una buona compagnia di traslochi può fare… miracoli. –

Io non li ascoltavo nemmeno. Ero troppo felice di rivedere Draco, tanto da temere che fosse tutto solo un bel sogno.

Mercy ci accolse con un caloroso sorriso, finendo di sistemare una leggera tovaglia sul tavolo circolare. Draco ce la presentò come sua sorella minore (benché fosse più vecchia di lui di diversi secoli), e lo zio a sua volta presentò Petunia, Dudley e me, lanciandomi un'occhiata d'avvertimento mentre si soffermava sul mio nome. Ci sedemmo intorno al tavolo per continuare la conversazione. Io mi sedetti alla destra di Draco, e ne approfittai per poggiargli una mano sulla coscia, sotto la lunga tovaglia. Lui strinse la mia mano e continuò a parlare con tono più naturale possibile.

- Ma voi ragazzi non siete un po' troppo giovani per vivere da soli? Dove sono i vostri genitori? –

Chiese la zia con tono preoccupato, lanciando un'occhiata furtiva a Mercy che stava andando in cucina a prendere il bricco del tè e il servizio di tazzine. Draco sorrise alla sua domanda e replicò con calma

- La casa è stata acquistata da loro, ma al momento non possono raggiungerci per impegni di lavoro. Ci hanno mandati qui per supervisionare i lavori di ristrutturazione, e perché erano dell'idea che potesse essere istruttivo passare del tempo da soli… per imparare a cavarcela. –

- Oh, ma che idea carina! – squittì deliziata la zia

In quel momento Mercy tornò con un vassoio stracolmo di piattini e tazzine, con una teiera fumante e pasticcini. Dudley si offrì di aiutarla a servire il tè, mentre gli zii sorridevano compiaciuti. La cosa mi puzzava. Non avevo mai visto Dudley comportarsi gentilmente.

Ma al momento non mi soffermai a pensarci; invece, approfittai della distrazione degli zii per divincolare la mia mano dalla stretta di Draco e risalire la sua coscia fino ad accarezzare il suo sesso da sopra i jeans. Lui trattenne violentemente il respiro, suo malgrado.

- cosa c'è? – chiese zio Venron, girandosi verso il ragazzo

- niente… - non finì la frase, tirò fuori dalla tasca un fazzoletto, si girò di spalle interrompendo il nostro contatto e starnutì in modo molto convincente

Sorrisi pensando a quant'era bravo a dissimulare le situazioni imbarazzanti, come poco prima quando avevo dato segno di riconoscerlo.

- beh, voi due dovete essere davvero in gamba per vivere qui da soli – continuò la zia, non so se per fare conversazione o per ficcare il naso

- grazie, signora – sorrise Draco, fingendo imbarazzo

- Lo penso davvero. – rincarò lei – Penso che siate due persone straordinarie, con delle grandi doti –

- beh, io vedo la gente morta – intervenne Mercy, non riuscendo a trattenersi

un silenzio pesante regnò per qualche secondo, poi Draco fece una faccia imbarazzatissima

- dovete scusare mia sorella… - cominciò – lei adora fare stupide citazioni di film ba… banali – corresse all'ultimo momento la parola "babbani"

- "Sesto senso" non mi sembra un film banale – azzardò Dudley

- oh, ma per favore – Draco fece un vago cenno con la mano – tutte quelle sciocchezze sul soprannaturale! Personalmente non credo a quelle cose e quindi non mi spaventano affatto. –

Gli zii fecero un tale sorriso a quelle parole, che gli si leggeva in faccia che avrebbero perdonato qualsiasi leggera stranezza ad un ragazzo così intelligente e razionale.

- no, neanche a me spaventano – Mercy fece un sorriso furbetto – mio fratello si arrabbia tantissimo quando dico certe cose. È pressoché l'unico motivo per cui lo faccio. –

Finito il tè si offrirono di mostrarci la casa, scusandosi di nuovo perché era ancora un po' in disordine. Draco ci aprì galantemente la porta, rimanendo in coda alla fila e facendo cenno agli zii e a Dudley di passare. Io ero l'ultimo prima di lui, e ne approfittò per palparmi il sedere mentre passavo.

- così impari a tenere le mani a posto – mi sussurrò malizioso

- beh, mi sembravi contento di vedermi –

- per quale altro motivo sarei qui? Nessuno con tutte le rotelle a posto verrebbe ad abitare qui di sua spontanea volontà – sibilò al mio orecchio, provocandomi un attacco di silenziose risate

Ci affrettammo a raggiungere gli altri, che erano solo pochi metri avanti a noi. La zia stava ispezionando la cucina con occhio di falco, attenta a cogliere anche la più piccola imperfezione.

Accanto alle scale che salivano al piano di sopra, presumibilmente alle camere da letto, notai che ce n'erano delle altre che scendevano al seminterrato.

- Cosa c'è lì sotto? – chiese mio cugino

- Oh, beh… veramente non ci siamo ancora andati, ma credo sia solo una vecchia cantina polverosa. – spiegò Mercy, e alla parola "polverosa" gli zii persero immediatamente ogni interesse

- Myrcenia… - esordì Dudley

- Chiamami pure Mercy – sorrise lei – "Myrcenia" è un po' troppo serio, non trovi? –

- È un bel nome… comunque, Mercy, se vuoi io potrei… venire ad aiutarvi, qualche volta. A rimettere a posto la casa, intendo –

- Oh! Davvero lo faresti? – esclamò lei congiungendo le mani. Davvero, è un'attrice mancata.

- Ma certo… è un lavoro troppo duro per una ragazza, e da soli ci mettereste delle settimane… - si pavoneggiò, come se lui fosse la soluzione a tutti i loro problemi

Lo zio sorrideva orgoglioso, col suo tipico sguardo "che ragazzo in gamba il mio Duddy".

- ehm… potrei aiutarvi anch'io, se credete – azzardai timidamente – Dudley ha ragione, è davvero un lavoraccio per voi due soli… -

Appena Draco e Mercy distolsero lo sguardo, zio Venron mi strattonò per un braccio

- ma che diavolo ti salta in mente, ragazzo? – sibil

- lascialo fare, Venron – s'inserì la zia – ricordati che non può fare… "quella cosa" durante le vacanze. E poi magari gli farà bene, frequentare delle persone così a modo. –

Lo zio grugnì qualcosa che assomigliava a una risposta affermativa.

Più tardi, tornando a casa, gli zii non la piantavano più di parlare di quanto erano educati e perbene i nuovi vicini. Dudley stranamente se ne stava zitto e fissava il vuoto come se camminasse nelle nuvole. Quando arrivammo davanti alla sua camera, stavo per tirare dritto ma lui mi trattenne per un braccio.

- ehi, Potter, che diavolo credevi di fare? – ecco, era tornato ad essere il solito idiota prepotente

- eh? Che stai dicendo? –

- perché ti sei offerto di aiutarli? Pensi di poter fare colpo su di lei? – alzò i pugni minacciosamente, rosso dalla rabbia

- cosa? Ma che dici?! L'ho fatto solo per gentilezza!… No… - realizzai in un attimo il vero significato delle sue parole – non dirmi che… lei ti piace?? –

- beh, e allora? – rispose imbarazzato – non dirmi che non hai notato quant'è…wow… e poi… è così…– sospirò, incapace di trovare una definizione migliore

- non è il mio tipo – scrollai le spalle – e poi, quante possibilità avrei contro di te? – chiesi con malcelato sarcasmo

- nessuna, perché se ci provi ti spacco il muso! – tornò alla carica

- guarda che stavo scherzando… e poi te l'ho detto, non fa per me –

- già, tu preferivi lui – sibilò malignamente

Mi sentii un groppo in gola

- cos… cosa? – balbettai stralunato. Poi mi resi conto che molto probabilmente stava scherzando, e che lo aveva detto solo per farmi arrabbiare. E se non mi fossi arrabbiato, avrebbe cominciato a sospettare… veramente. – Non dire cazzate, Dudley! Meglio che me ne vada in camera mia, così non sarò più costretto a vedere la tua faccia da culo! – gli urlai in faccia

- Ripetilo se hai il coraggio!! – gridò anche lui alzando i pugni

- oh-oh, Duddyino che paura! –

Da sotto ci arrivò la voce di zia Petunia:

- Dudley! Potter! Non gridate così, cosa penseranno i vicini?? –

Io e mio cugino continuammo a guardarci in cagnesco ancora un paio di secondi, ma in silenzio. Poi lui fece una smorfia e ribadì:

- comunque ti ho avvertito, Potter… alla larga da lei! –

Draco P.O.V.

- Non capisco proprio perché hai voluto trascinarmi in questo posto… - si stava lamentando Mercy, come al solito

- Hey, io non ti ho trascinato da nessuna parte, ok? Ti ho solo detto che volevo venire a stare qui per un po', sei tu che hai voluto seguirmi a tutti i costi –

- Solo per tenerti d'occhio. –

- Non sono più un bambino, sai? So badare a me stesso, fare le mie scelte, eccetera… -

- Fra le tue "scelte" è compreso anche Potter? –

- Una volta lo chiamavi per nome – le feci notare

Si accasciò sul divano, d'un tratto sembrava più "vecchia dentro", dei suoi 1015 anni.

- Draco, devi capire una cosa… non è che non voglia bene a Harry, ma il modo in cui si è comportato con te è davvero… -

- Smettila! – battei una mano sul tavolo, frustrato – quante volte dobbiamo parlarne? Me l'hai già detto decine di volte, e sai come la penso –

- Non puoi negare l'evidenza, Draco –

- E va bene, ammettendo che tu non abbia tutti i torti… ormai è acqua passata, Harry è abbastanza intelligente da imparare dai propri errori, non credi? –

- Oh, si. Certo. – sembrava che morisse dalla voglia di aggiungere qualcosa. E infatti aggiunse, in tono saputo – Sempre che voglia farlo –

- Perché non dovrebbe volerlo? Lui mi ama, Mercy. Sono certo che non vuole vedermi soffrire. –

- Lui non ti ama, Draco. Forse hai ragione, non vuole vederti soffrire… il fatto è che lui non lo vede, quando soffri. Non se ne accorge, e questo perché ti presta poca attenzione… quanto basta per una notte, se vogliamo essere schietti – aggiunse con durezza.

- Come ti permetti! – urlai – Noi ci amiamo, non capisci… -

- Errore, tu lo ami. E lo vizi troppo. Gli permetti di trattarti come vuole, gli perdoni tutto… lui non si rende conto, se ti fa soffrire, finché qualcuno non glie lo dice. Perché dovrebbe sforzarsi di cambiare, se a te va bene così? –

- E allora cosa dovrei fare? Farglielo pesare? Fargli una scenata, magari? Io non voglio creargli ulteriori problemi… quel ragazzo ne ha già fin troppi di suoi, a cui pensare. Se ha bisogno di me, gli starò accanto. –

- Commovente. E quanto tempo credi che passerà, prima che si stanchi di te? –

Quelle parole, pronunciate in tono così leggero, come se fossero una verità assoluta, mi ferirono profondamente.

- non lo farà… lui mi ama… e comunque, se volesse lasciarmi, che sia lui a farlo. Io non lo farei mai… non voglio che soffra. Non posso abbandonarlo. –

- già, tu non vorresti mai privarlo del suo giocattolo prima del tempo, vero? Preferisci aspettare che ti usi del tutto. – replicò con fredda amarezza

Per un attimo ci fissammo negli occhi, come sfidandoci a vicenda. Poi senza distogliere lo sguardo, ribadii:

- Finché vuole stare con me, staremo insieme. E dal momento che lui mi ama… -

- Lui non ti ama! Ti farà soffrire e basta, lo capisci? –

- Come puoi dire questo?! Pretendi di conoscerlo meglio di me? –

- No, non pretendo tanto… Ma tu lo ami, Draco, e questo ti impedisce di giudicarlo obiettivamente1 –

- Non intendo giudicarlo, Mercy. Chi sono io per giudicare qualcuno? –

- Non intendo "giudicarlo", solo tu ti ostini a negare la realtà… pensaci, Draco. Quando ha pensato che tu lo stessi ingannando… -

- È acqua passata, Mercy! Lo vuoi capire? –

- Lo so. Ma ascoltami un attimo, va bene?; se fosse successo a te, di credere che lui ti stesse solo prendendo in giro per poi tradirti, cosa avresti fatto? –

- Io… non lo so… sarebbe stato troppo per poter fare qualcosa… non l'avrei sopportato… mi si sarebbe spezzato il cuore. Non penso che avrei trovato la forza di andare avanti. –

- Già, infatti. Di solito è così che si reagisce quando si è innamorati. E lui cos'ha fatto invece? Hai bisogno che te lo ricordi? – fece una breve pausa, poi riprese in tono triste – Ha pensato solo a come punirti, Draco… ci ha messo un attimo a cancellare tutto "l'amore" che provava per te, non si è fermato davanti alle tue suppliche e al tuo dolore, pur di farti scontare una colpa che non avevi… mentre se si fosse fidato di te avrebbe provato a parlarti… se avesse tenuto davvero a te, al tuo amore, avrebbe cercato di capire se eri davvero colpevole. Il suo problema è che gli piace troppo compiangersi, gli piace affondare nell'autocommiserazione. E pretende di elevarsi al di sopra degli altri, di giudicare, di decidere per la vita altrui… Lui ama molto di più se stesso di quanto non ami te. –

- Non dire così, sei ingiusta… lui non aveva smesso di amarmi, solo, lo sai com'è fatto… per anni è stato il bersaglio preferito di Voldemort, chiunque al suo posto avrebbe imparato a non fidarsi tanto facilmente. E poi, non è colpa sua se ha la "sindrome del giustiziere". – conclusi, per smorzare un po' la tensione

- Ah, allora lo ammetti? –

- Si, ma lo amo lo stesso, anche con tutte le sue psicopatologie. – sorrisi – Ha bisogno di me, Mercy. Ha bisogno di qualcuno che gli resti accanto. –

- Va bene, Draco – sospirò – fa come credi. Ma non dire che non ti avevo avvertito. –

Harry P.O.V.

Il giorno dopo, tenendo fede alla nostra promessa eravamo andati a casa di Draco a dare una mano. Dudley e Mercy stavano sistemando la soffitta, io e Draco ci eravamo imbarcati nell'impresa suicida di mettere a posto il seminterrato. Credevo che Draco ci tenesse la roba di scuola, invece non aveva mentito, il giorno prima: era davvero uno stanzone impolverato e pieno di ragnatele.

- ehi, guarda, c'è una porta lì – indicai una porticina seminascosta sulla parete in fondo

- si, è vero. Vediamo cosa c'è – Draco la aprì, in un cigolio sinistro.

Era solo un'altra stanza, con solo un tavolo coperto da un telo per evitare che prendesse polvere. Draco tirò via il telo, scoprendo che non era una normale scrivania, ma un tavolo da biliardo, con tanto di stecche e palline in un cassetto laterale.

- che dici, facciamo una partita? – propose

- ma dai, ti sembra il momento? –

- perché no? Abbiamo lavorato finora –

Così dispose le palline a triangolo, lasciandomi il primo colpo. Buttai subito la bianca in buca.

- non sei troppo bravo, eh? La bianca serve solo per colpire le altre. Se invece si manda la nera in buca prima di aver finito le proprie palline, si perde. Senza possibilità di appello. –

- Oh, questo non lo sapevo. E comunque è stato solo un colpo sfortunato. – mi giustificai

Infatti poco dopo ci presi la mano, ma lui era nettamente più bravo di me. A Draco mancavano solo tre palline da imbucare, a me cinque. Stava per tirare, chino sul tavolo, quando gli diedi uno schiaffetto sul didietro, facendolo sbagliare clamorosamente

- questo è sleale! –

- scusa, non ho saputo resistere. E poi, un vero campione non si lascia distrarre da queste piccolezze – lo provocai

- al contrario, un vero campione ha bisogno di concentrarsi –

- ti credi davvero tanto bravo? –

- rendiamo la cosa più interessante – mi sfidò – chi vince, conquista il diritto di stare sopra –

Capii subito a cosa alludeva. Deglutii nervosamente, ma non mi andava di dargliela vinta

- ci sto. E adesso guarda questo –

Colpii la bianca che rimbalzò contro una delle mie, che erano quelle rosse (essendo palline tarocche, io tenevo le rosse e lui le gialle). Finì magistralmente in buca.

Draco alzò un sopracciglio, falsamente impressionato.

- non male, ma era un colpo facile. Tocca di nuovo a te –

Stavolta non ebbi altrettanta fortuna. Mancai la buca di tanto così! Draco soffocò un ghignetto e con un colpo secco fece centro di nuovo. Ora glie ne mancavano due. Ero sempre più nervoso. Stavamo insieme da mesi, eppure ero sempre stato io la parte attiva. Non ero pronto a farmi penetrare, avevo… paura. Forse per questo, quando Draco imbucò la sua penultima palla, cominciai a sudare freddo. Toccava di nuovo a lui, ed era un colpo facile. E dopo questa, doveva solo infilare anche la nera, la numero 8.

Draco si chinò sul tavolo, pronto al tiro. Se anche avesse sbagliato, non avrei potuto imbucarne quattro prima che lui mettesse dentro la sua ultima. Ormai mi appoggiavo al bastone come se fosse una stampella, tremando per la tensione. Draco mi lanciò un'ultima occhiata furbetta, poi cambiò posizione e con un colpo ad effetto spedì la nera, seguita dalla bianca, ad imbucarsi nella fossa all'angolo.

Poi si girò verso di me e mi cinse la vita con le braccia.

- oh, che sfortuna… sembra proprio che io abbia perso – mi sussurrò sensualmente all'orecchio – e adesso, fammi vedere come sei bravo a mettermelo in buca… -

Draco P.O.V.

Salimmo le scale senza smettere un istante di baciarci. Da sopra venivano ancora i rumori di roba impolverata che cadeva e rotolava, segno che Mercy e Dudley non avevano ancora finito. Harry aprì la porta del bagno e mi spinse dentro con urgenza. Un attimo dopo eravamo di nuovo abbracciati, le mie labbra sulle sue. Per sicurezza, chiusi la porta a chiave.

- allora… siamo tutti impolverati, che ne dici di fare una doccia? – mi provoc

- dico che è un'ottima idea – cominciai a spogliarlo velocemente, baciando ogni centimetro della sua pelle.

- Draco… tu lo sapevi che io… non ero pronto, vero? – chiese in un attimo di incertezza

- Oh, si… te lo si leggeva in faccia, Harry. – gli accarezzai una guancia con il dorso della mano – E tu lo sai che non ti farei mai niente senza il tuo permesso? –

- Lo so… ma sei stato un vero bastardo a lasciarmi in ansia tutto quel tempo! –

- Hai ragione… sono proprio cattivo, dovresti sculacciarmi – scherzai

Harry prese a mordicchiarmi il lobo di un orecchio, sussurrando

- ci penserò, Draco… ora vieni qui! –

infilò le mani sotto la mia camicia, accarezzandomi il petto. Cominciai a slacciarmi i bottoni, fino a rimanere a torso nudo, poi sentii le sue mani scendere alla cerniera dei jeans, che poco dopo caddero giù fino ai piedi. Li calciai via come se fossero un inutile straccio. Anche lui si spogliò in un attimo, rivelando la sua eccitazione. Cominciò a giocherellare con l'elastico dei miei boxer, mentre io prendevo in mano il suo sesso e lo accarezzavo lentamente… Poi Harry mi abbassò i boxer di scatto, si liberò dalla mia presa e senza preavviso cadde in ginocchio davanti a me, accogliendo la mia virilità nella sua bocca. Non mi aspettavo una mossa così avventata, e cominciai a gemere in modo incontrollato sentendo la sua lingua accarezzarmi sensualmente…

- oh, Harry! Adoro quando lo fai! – sussurrai con voce spezzata.

Il ragazzo sorrise e continuò la sua opera, facendomi sussultare di piacere.

Dopo poco esplosi nella sua bocca, appagato ma ancora desideroso di lui…

Allungai una mano e girai la manovella della doccia, dalla quale scaturì un fiotto di acqua calda. Harry mi spinse dentro senza tanti complimenti e riprendemmo a baciarci, accarezzandoci in tutto il corpo…

Toc toc

Ed ecco che, inevitabilmente, qualche rompipalle bussò alla porta

- Draco? Sei lì dentro? – riconobbi la voce di Mercy

- Ehm… si, sono qui! – gridai per sovrastare il rumore dell'acqua

- Sai dov'è Harry? –

- Lui è… ehm… - Harry mi baciò la base del collo, strappandomi quasi un gemito di piacere – è fuori! –

- È uscito? Ma piove! Si bagnerà tutto! –

Guardai Harry, che sorrideva malizioso. L'acqua calda cadeva sulle sue spalle e lungo il suo splendido corpo, scivolando a rivoli tra i muscoli del suo petto, scolpiti da ore di allenamento a Quidditch. Rimasi per un istante incantato a fissarlo, poi ripresi il filo del discorso.

- Di sicuro! Sarà già fradicio… ma cosa ti devo dire? – gridai in risposta

- Vabbè… avvertimi, quando torna. –

Sentii i suoi passi allontanarsi lungo il corridoio.

- Allora… - sussurrai – non avevamo lasciato un discorso in sospeso? –

Harry sorrise dolcemente e mi baciò sulle labbra.

- Ma certo. Dov'eravamo rimasti? – chiese malizioso, prima di baciarmi di nuovo, accarezzandomi il petto con la punta delle dita

Mi strinse in un abbraccio possessivo, cingendomi la vita con le braccia. Poi scese ad accarezzarmi i glutei, mentre le nostre virilità si sfioravano, e le nostre lingue giocavano in un duello senza fine.

- Ti amo, Harry – gli sussurrai sulle labbra, completamente inebriato dalla sua bellezza e dal suo profumo

- Anch'io ti amo, Draco – sorrise dolcemente – perché me lo dici sempre? Hai paura che me ne dimentichi? –

Mi baciò con trasporto, e la mia risposta non si fece attendere

- Non dire sciocchezze… è che ogni volta mi sorprendo di quanto ti amo… e vorrei gridarlo al mondo, ma non riesco a esprimere a parole il sentimento che provo per te. –

- Allora non farlo… - sussurrò malizioso.

Harry aveva ragione. Il tempo delle parole era finito.

Mi fece girare e mi abbracciò da dietro, baciandomi sensualmente la base del collo. Sentivo la punta del suo sesso sfiorare le mie natiche, e capii che si tratteneva a stento. Sorridendo malizioso, cominciai a strusciarmi contro di lui, invitante. Riuscii a strappargli un sospiro

- D-Draco… se fai così… impazzirò –

"Stai tranquillo amore… tra poco potrai soddisfarti…"

Aprii le gambe, permettendogli finalmente di penetrarmi, con un colpo deciso. Adoro quando lo fa; adoro sentire le sue spinte passionali che mi regalano ondate di puro piacere. Adoro quando si lascia andare completamente al desiderio, e mi possiede con la fiera potenza di un leone, sfiorando quasi la soglia del dolore… ma lui sa sempre quando fermarsi, per non farmi male. Conosce il mio corpo quasi meglio di me stesso. Mi sentivo pieno, completo, ogni volta che affondava dentro di me.

Reclinai la testa all'indietro gemendo e sospirando, e presi a mordicchiargli sensualmente il lobo dell'orecchio.

Da quanto tempo non lo sentivo dentro di me?… troppo… e ora volevo godermi ogni istante del nostro amplesso. Harry probabilmente pensava la stessa cosa, perché cominciò ad aumentare l'intensità delle spinte, andando sempre più a fondo, facendomi quasi impazzire di piacere. Aprii gli occhi, per fissarmi nella mente l'immagine di quello splendido ragazzo, con cui stavo dividendo un piacere tanto intimo. Anzi, è più esatto dire che entrambi donavamo piacere all'altro, ricevendone a nostra volta, completandoci a vicenda.

- si… ti prego… di più! – riuscii a sussurrare, riprendendo fiato

Harry non si fece pregare, spingendosi più a fondo possibile, mentre con la mano destra scese ad accarezzare la mia debolezza, che si accese ancora di più a quel contatto inatteso, per poi stringerla nel pugno e cominciare a pomparla lentamente. È un amante formidabile, fa sempre di tutto per darmi più piacere possibile… quanto lo amo! Avrei voluto che potesse restare dentro di me per sempre, che potesse penetrarmi fino a saturare ogni centimetro del mio corpo, fino a diventare una cosa sola con me…

Intanto la sua mano continuava la sua lenta, dolcissima tortura sul mio sesso, eccitandomi sempre di più e alimentando la fiamma della passione, mentre dall'altra parte soddisfava la mia voglia con spinte sempre più decise. Cominciai a premere indietro per andare incontro ai suoi colpi, cosa che parve apprezzare molto.

- di più… ancora! –

Mi poggiò la mano sinistra sulla schiena e mi spinse leggermente, costringendomi a piegarmi in avanti. Accelerò il ritmo, seppellendo il suo sesso nel mio stretto passaggio. Il mio cuore stava per esplodere, tanto batteva forte. All'improvviso, un piacere così intenso da sopraffarmi. Venni nella mano di Harry, con un grido soffocato. Anche lui, dopo un paio di spinte, esplose dentro di me con un ultimo gemito.

Mi girai per abbracciarlo, poggiando la testa alla sua spalla. A volte, quando ci penso, mi sembra ancora impossibile tanta fortuna; il ragazzo che amo mi ricambia… cosa potrei chiedere di più dalla vita?

Lo baciai a fior di labbra

- ti amo – sussurrai, stringendolo contro il mio petto e naufragando nel suo sguardo di smeraldo

- ancora? – sorrise – non finisci mai di dirmelo – mi passò distrattamente una mano nei capelli, mentre con l'altra mi teneva premuto a se

- mi sei mancato tanto – mi giustificai – saranno mesi che non ci vedevamo! –

- solo tre settimane, Draco. Cioè, "solo" per modo di dire. Anche tu mi sei mancato tantissimo –

Chiusi l'acqua, rabbrividendo per lo sbalzo di temperatura. Un minuto dopo ci eravamo asciugati e rivestiti. Dieci minuti dopo, Harry era uscito dalla finestra del piano terra ed era rientrato dalla porta principale, bagnato per la pioggia. Io scesi tranquillamente dalle scale. Mercy e il Dursley erano in soggiorno, lui pallido come un cencio, lei stranamente di buon umore. Il motivo era chiaro: uno splendido gufo reale era tranquillamente appollaiato sulla sponda di una sedia, con tanto di busta legata a una zampa. La lettera era per Harry Potter.


1 Dove ho già sentito questa frase…? Forse a cap. 5?