Capitolo 10
Aveva conosciuto la madre di Michiru in un giorno di pioggia: era andata a prenderla come faceva ogni mattina da più di un mese ormai. Quella mattina pioveva e Michiru l'aveva invitata ad entrare in casa perché aveva bisogno di altri dieci minuti per prepararsi.
La madre l'aveva accolta con cordiale cortesia, l'aveva fatta accomodare, offrendole qualcosa di caldo. Ricordava il disagio che quella casa le aveva provocato, non sapeva dire se fosse per la presenza della madre o per l'opulenza che quella casa rappresentava.
Era ormai mezzogiorno quando Haruka spense il motore nel cortile della casa dei genitori di Michiru. Restò per un attimo a fissare l'esterno constatando che non era cambiato dall'ultima volta che era stata lì. Da quando erano andate a vivere insieme aveva sempre evitato di rimettere piede in quella casa.
-Hai detto ai tuoi che sarei venuta anche io? - le chiese, continuando a fissare la porta d'ingresso. Era ben consapevole che i suoi non accettavano la loro amicizia. In più di un'occasione il padre le aveva mostrato la sua palese disapprovazione nei suoi confronti e Haruka sapeva anche il perché.
Lui sapeva.
Aveva sempre saputo.
Fin dal primo momento che aveva incrociato i suoi occhi.
-Rilassati Haruka…andrà tutto bene- affermò, appoggiandole la mano sulla gamba -non sanno nulla-
S'irrigidì nel sentire quelle parole immaginando a come avrebbero reagito se avessero saputo.
-Certo se continui così lo capiranno subito-
-Cosa? - chiese allarmata, voltandosi verso di lei.
-Sì, capiranno quello che hai fatto questa notte e ti…-
-Smettila di prendermi in giro- la fermò la bionda, afferrando le chiavi.
-Scusa- mormorò, afferrandole la mano e intrecciando le dita tra loro -Haruka se dovesse diventare troppo pesante, puoi andare via, okay? - affermò, sorridendole in modo rassicurante -ti confido un segreto: le porte non sono chiuse a chiave- bisbigliò con cospirazione.
-Grazie- sussurrò, sorridendo al suo modo di tranquillizzarla -Ora ho proprio voglia di baciarti- mormorò, guardandola intensamente e notando lo sguardo dell'altra farsi improvvisamente intenso.
-Lo hai fatto per tutta la notte, non ti è bastato? -
-Michiru, Michiru abbiamo anni da recuperare…-
-È una minaccia? -
-È una promessa-
La sentì sospirare alla sua risposta e spostare lo sguardo dai suoi occhi e sapeva benissimo perché lo aveva fatto. Da quando avevano fatto l'amore era diventato difficilissimo starle lontano. Non si trattava di semplice attrazione fisica, era un'esigenza che partiva da dentro, come una forza magnetica che l'attirava verso l'altra ed era sicura che anche Michiru l'avvertisse.
-Okay ora o scendiamo oppure metti in moto e torniamo a casa-
-Ciao tesoro-
La madre di Michiru le accolse con un sorriso timido anche se a lei non era sfuggito lo sguardo di stupore che le aveva rivolto quando l'aveva vista, segno evidente che non sapeva della sua presenza a quel pranzo.
-Ciao mamma- la salutò Michiru, dandole un bacio sulla guancia -come stai? -
-Bene- rispose la donna, chiudendo la porta, facendo segno ad entrambe di accomodarsi.
-Ciao Haruka-
-Buongiorno-
-Non ci vediamo da molto, come stai? -
-Bene grazie. Michiru mi ha detto che ha avuto dei problemi, spero che ora stia meglio-
La vide sorridere nei riguardi di sua figlia e sussurrare -sto bene-
La madre di Michiru era una donna gentile e dolce. Aveva un viso bellissimo con gli stessi occhi della figlia ma con un calore diverso. E anche ora che la sua malattia l'aveva visibilmente indebolita, era ancora una donna bellissima.
A differenza di suo padre si era sempre mostrata gentile nei suoi confronti, anche se non aveva mai accettato la decisione della figlia di andare a vivere con lei.
Se perché non voleva che vivesse con lei o semplicemente perché non voleva che si allontanasse da lei, questo non sapeva dirlo.
Seguì Michiru in salotto ancora a disagio: in quella casa, nonostante gli anni, sentiva sempre un certo imbarazzo che non sapeva spiegare nemmeno lei. Si guardò intorno notando che era tutto come ricordava, fatta eccezione per alcune foto che non conosceva.
-Toy arriva dopo? - chiese la madre di Michiru raggiungendole, restando in piedi accanto al divano.
-È partito per lavoro- rispose Michiru, accomodandosi sul divano
-Oh mi dispiace- e dal suo tono si capiva perfettamente che ci era rimasta male. Quella donna aveva una particolare adorazione per quell'imbecille.
-Mi ha chiesto di chiederti scusa ma era importante- continuò Michiru, sorridendo alla madre.
-Sciocchezze, non deve scusarsi- affermò la donna, visibilmente lusingata da quel pensiero -il lavoro prima di tutto-
-Hai ragione- sussurrò Michiru con poca convinzione -Papà? -
-Ci raggiuge tra poco- rispose la madre, distogliendo lo sguardo dalla figlia.
-Giusto, il lavoro prima di tutto- concluse senza mascherare il sarcasmo nelle sue parole.
Notò un velo di tristezza misto a rabbia dipingersi sul volto di Michiru e moriva dalla voglia di stringerla a sé.
-Beh scusatemi ma devo controllare il forno…- disse la madre di Michiru non sapendo come ribattere alle parole della figlia.
-Non devi prendertela con lei- mormorò, continuando a guardare la donna che desolata entrava in cucina.
-Non impicciarti-
-È buffo come cerchi di renderla felice per poi ferirla subito dopo- disse, evitando di soffermarsi sul suo tono e sulle sue parole.
-Cosa vuoi dire? -
-L'ho capito che stavi mentendo quando hai detto che gli dispiaceva- continuò, appoggiandosi allo schienale del divano.
-Lei lo adora- bisbigliò, dopo un attimo di silenzio -forse vede in lui il figlio che non ha mai avuto…-
Non rispose nulla, non sapendo cosa dire: lui era entrato nella sua famiglia e nonostante lei ci fosse già da prima, lui era riuscito dove lei aveva fallito. Aveva ottenuto l'affetto incondizionato di entrambi i suoi genitori.
-Come hai fatto a capirlo? -
-Capisco sempre quando menti, come ho capito che tua madre non sapeva nulla della mia presenza a questo pranzo- continuò, guardandola dritta negli occhi -come ora so che sei amareggiata per l'assenza di tuo padre-
Vide i suoi occhi diventare lucidi e la voglia di stringerla forte divenne quasi insopportabile.
-Ora sono io ad aver voglia di baciarti- mormorò Michiru, allungando la mano e sfiorandole il viso.
-Michiru…- le afferrò le dita stringendole tra le sue -non voglio crearti problemi con i tuoi…-
-Non puoi fare nulla per impedirlo…- sussurrò, avvicinandosi pericolosamente a lei.
-Non qui- protestò, spostando il volto.
-Alzati- affermò alzandosi -Vieni con me-
Rimase a fissarla confusa ma non disse nulla: si alzò e la seguì, sapendo perfettamente dove stesse andando.
Quando aprì la porta notò che tutto era uguale a qualche anno fa, quando con la scusa di chiederle qualcosa si recava a casa sua, solo per poter trascorrere qualche ora con lei.
Si guardò intorno ricordando le sensazioni che provava ogni volta che Michiru la invitava a sdraiarsi al suo fianco per guardare un film, o semplicemente per parlare.
Avanzò lentamente fermandosi di fronte alla libreria, dove c'erano delle foto di Michiru ai tempi del liceo. Afferrò una cornice ricordando il giorno che l'aveva scattata.
-Non la ricordavo- bisbigliò, soffermandosi a guardare il sorriso che faceva illuminare i sui occhi, rendendoli di un azzurro profondo. Un sorriso che da molto tempo non vedeva più sul suo viso.
La rimise al suo posto, sentendo la porta chiudersi e spostando lo sguardo sulla custodia del violino.
-Il tuo violino…- aprì la custodia e accarezzò piano il legno lucente dello strumento -da quando non suoni? -
-Da tanto-
-Perché hai smesso? -
-Perché non ne avevo più bisogno- affermò, richiamando su di sé gli occhi della bionda.
-Che vuoi dire? - chiese, voltandosi e raggiungendola.
Appoggiò le mani sulla porta dietro di lei, bloccandola con il suo corpo.
-Devo confessarti un segreto- mormorò, allungando le braccia per allacciarle al collo della bionda -non avevo bisogno di allenarmi così duramente ogni pomeriggio-
-No? -
-No, lo facevo solo per trascorre del tempo con te- sussurrò, spingendo la testa della bionda verso la sua -Baciami Haruka-
Appoggiò le labbra su quelle dell'altra baciandola lentamente, facendo aderire il corpo al suo. Anche se avevano trascorso la notte completamente avvinghiate, sentire il suo corpo così vicino, le sue labbra così morbide, le faceva sempre lo stesso effetto. L'aveva sognato e desiderato così tanto, che adesso sembrava non riuscire a farne a meno: Michiru era diventata la sua dipendenza e la cosa non le importava. Aveva bisogno di lei e non aveva nessun problema ad affermarlo. Si spinse sul suo corpo intrufolando una gamba tra le sue, mentre il bacio si trasformava in qualcosa di più intimo. Avvertì quella familiare sensazione di perdersi in lei impossessarsi della sua mente, tanto che con riluttanza stacco le labbra da quelle dell'altra e appoggiò la fronte sulla sua.
-Ricordi quando mi hai detto che potevo andare se fosse diventato troppo pesante? - sussurrò ad occhi chiusi, mentre il cuore le batteva forte.
-Sì- ansimò Michiru con il fiatone.
-Andiamocene Michiru. Sarà veramente pesante affrontare tuo padre ora…-
-Haruka…-
-Ho voglia di fare l'amore con te- le sussurrò, lasciando viaggiare la mano lungo il braccio nudo dell'altra, percependo il suo corpo rabbrividire al suo tocco.
-E ti ricordi quando ti ho parlato di chiavi? Credo che da qualche parte anche questa porta ne abbia una-
Aprì le labbra per risponderle quando qualcuno bussò alla porta, facendola letteralmente saltare dalla paura. Si staccò come un fulmine da lei, voltandosi di schiena, troppo agitata per guardare in faccia chiunque ci fosse dietro quella porta.
-È aperto- disse Michiru ritrovando il sangue freddo -entra-
La madre di Michiru aprì la porta, lasciando vagare lo sguardo per la stanza -Tesoro è pronto-
-Adesso arriviamo-
Come aveva immaginato la reazione del padre di fronte alla sua presenza non fu di felicità, anche se non aveva detto praticamente nulla, sapeva perfettamente che la sua presenza non era gradita. Lo capiva da come la guardava. Il padre di Michiru era un uomo tutto d'un pezzo, di quelli che pretendono che ogni cosa vada secondo i propri desideri.
Un uomo che, nonostante non vedesse la propria figlia da più di due settimane, non si era minimamente preoccupato a salutarla, né tantomeno le aveva chiesto come stava. Sin dalle prime volte che l'aveva conosciuto si era ritrovata a chiedersi perché Michiru fosse così legata a quell'uomo. Perché lei lo sapeva, Michiru ci teneva al padre, tanto da starci male.
Il pranzo si stava svolgendo nel silenzio totale, fatta eccezione per qualche banale tentativo della madre di Michiru di iniziare una conversazione.
-Allora dov'è il tuo fidanzato? -
La voce del padre di Michiru rimbombò nella stanza, squarciando quel silenzio assordante.
-Non è il mio fidanzato- replicò Michiru, sfidando il padre con lo sguardo.
-Solo perché non hai un anello al dito, non significa che tu non sia fidanzata con lui- affermò l'uomo, afferrando il bicchiere mentre lanciava uno sguardo verso Haruka.
Lui sapeva, quell'uomo aveva da subito capito i suoi veri sentimenti, forse ancora prima di lei. Non aveva mai accettato la sua amicizia con la figlia e anche se non aveva mai detto nulla a riguardo, non si era fatto scrupoli però a trattarla nel peggior modo possibile, tanto da spingere Michiru ad accettare la sua proposta di andare a vivere insieme. Non glielo aveva mai detto chiaramente, ma ora seduta a quel tavolo, sotto lo sguardo furente del padre, aveva capito.
-Sembra quasi che tu lo ami molto più di me- mormorò Michiru, riprendendo a mangiare.
-Cosa hai detto? - ringhiò il padre, sbattendo il bicchiere sul tavolo.
-Caro…-
Vide la madre di Michiru appoggiare la mano su quella del marito e il volto dell'uomo cambiare immediatamente.
Poteva sembrare assurdo ma la madre di Michiru era l'unica ad avere un ascendente su quell'uomo: l'amore che provava per lei era ben evidente.
-Michiru ci ha detto che sei stata dai tuoi genitori…- iniziò a dire la donna, continuando a stringere la mano del marito, guardandola, supplicandola di reggerle il gioco.
-Sì, sono tornata dai mei- rispose, cercando di apparire calma, anche se vedere Michiru così agitata non l'aiutava molto.
-Come stanno i tuoi genitori? -
-Bene-
-E cosa hai fatto in questi mesi? -
-Beh ho aiutato mio padre- affermò, afferrando il bicchiere: non le piaceva parlare di sé, soprattutto con Michiru e il padre che continuavano a restare in silenzio.
-Oh e che lavoro fa tuo padre? -
-Ha un'officina… aggiusta e vende auto-
-E tu sai aggiustare le auto? - chiese la madre con stupore.
-Me la cavo- ammise, appoggiando il bicchiere sul tavolo.
-Fortunato l'uomo che ti sposerà- disse il padre di Michiru, marcando volontariamente sulla parola uomo.
-Papà! - lo ammonì istintivamente Michiru.
-Cosa? -
-Lascia perdere Michiru, ha ragione tuo padre- dichiarò la bionda, appoggiando volontariamente la mano su quella di Michiru.
-Come scusa? - ringhiò, facendo saettare lo sguardo sulle loro mani.
-Beh in verità se sia fortunata o no non so dirlo ma di sicuro posso assicurarle che non sarà un uomo- asserì la bionda con tranquillità, spostando lo sguardo su Michiru che la stava fissando con aria allibita -Sarà una donna. Una bellissima donna-
Vide gli occhi dell'uomo spalancarsi per lo stupore e il viso diventare rosso per la rabbia.
-Tuo padre lo sa? - ringhiò l'uomo, stringendo forte i pugni.
-Cosa? Che mi piacciono le donne? - chiese, guardandolo negli occhi per sfidarlo -Certo che lo sa-
-Non tutti sono ottusi come te- dichiarò Michiru.
-Come osi palarmi così? - urlò, sbattendo la mano sul tavolo -è lei che ti influenza così? -
-Non essere scortese con la mia ospite-
-Il tuo fidanzato lo sa che la tua coinquilina preferisce la…-
-Cosa? Che preferisce cosa? Dillo papà forza-
-Michiru calmati…- cercò di intervenire la madre.
-Vuoi sapere qual è la verità, papà? - disse, fissando il padre negli occhi -Il tuo adorato Toy mi lascia da sola con lei ogni giorno e sa perfettamente cosa le piace… e sai cosa credo? Credo che a lui non interessa se io…-
-Michiru! - la bloccò Haruka, temendo il peggio.
-Se tu cosa? -
-Credo che sia meglio finirla qui- dichiarò la bionda, con il cuore che le batteva furioso nel petto. Aveva sempre saputo che quel pranzo sarebbe stato difficile da affrontare ma non avrebbe mai immaginato che sarebbero arrivati a quel punto.
-Ti fai scopare da lei? -
-E se anche fosse?
-Ora basta! - si alzò, attirando su di sé gli sguardi di tutti -Le assicuro che sua figlia non si fa scopare da me, signore- cercò di mantenere un tono neutro, anche se dentro stava ribollendo dalla rabbia -anche se non capisco di cosa abbia così paura. Non potrei mai farle del male e lei lo sa- spostò per un attimo lo sguardo sulla donna seduta al fianco di quell'uomo e si ritrovò a chiedersi cosa avesse visto in quell'essere, tanto da scegliere di sposarlo -Mi chiedo come può lei, che è suo padre, ferirla più di chiunque altro-
Percepì il corpo di Michiru tremare impercettibilmente al suo fianco e il rancore che provava per quell'uomo crebbe ancora di più -Ora io vado perché non ho nessuna intenzione di restare ancora a farmi insultare-
-Haruka? - mormorò Michiru alzandosi, afferrandole il braccio -Aspetta…-
-Io vado, tu resta, vengo a prenderti più tardi- si spostò da Michiru per rivolgersi alla madre -È stato un piacere rivederla e le chiedo scusa per…- lanciò uno sguardo all'uomo che era rimasto in silenzio -…tutto-
-Haruka fermati! -
-Torna dentro, Michiru- rispose, bloccandosi a pochi passi dalla sua auto -È la tua famiglia-
-Mi dispiace Haruka… io non…-
-Ascolta- si voltò e si avvicinò a lei -non devi scusarti di nulla. Devi solo tornare da loro-
-Ma…-
-Niente ma, solo perché non accettano me non significa che tu debba rinunciare a loro. È la tua famiglia- ribadì la bionda guardandola dritta negli occhi.
-Sei tu la mia famiglia- sussurrò Michiru -sei tu che mi capisci, sei tu che voglio al mio fianco-
Le sorrise, accarezzandole piano il viso -non piangere- le bisbigliò, appoggiando la fronte alla sua.
-Non sto piangendo- mormorò, mentre il cuore le batteva forte sopraffatto dalle sensazioni che la sola vicinanza della bionda le provocava -non parlo così perché andiamo a letto insieme- precisò, afferrandole il viso con entrambe le mani -è sempre stato così- chiuse gli occhi, deglutendo con difficoltà -sei tu la persona più importante per me-
-Lo so- rispose Haruka, afferrandole le mani per staccarle dal suo viso -lo so- ripeté, attirandola a sé per stringerla forte tra le braccia -E tu la mia famiglia, Michiru- mormorò, affondando il viso nei suoi capelli -l'unica che abbia mai voluto-
Si strinsero l'una all'altra, incurante di chiunque avrebbe potuto vedere quel loro momento di intimità.
-Ora però se davvero ci tieni a me, a noi, vai dai tuoi e cerca di sistemare le cose con tuo padre-
Si staccò per guardarla negli occhi e in quel verde ci vide tutta il suo tormento perché, anche se non condivideva il comportamento di suo padre, stava facendo un passo indietro solo per permetterle di continuare ad avere un rapporto con i suoi genitori.
Con il cuore colmo d'amore per quella donna che stava mettendo da parte il suo orgoglio solo per non metterla in difficoltà, si alzò sulle punte dei piedi attirandola a sé per stamparle un bacio sulle labbra.
-Ti amo, Haruka- bisbigliò per poi voltarsi e tornare in casa.
Quando aveva invitato Haruka a pranzare con i suoi, lo aveva fatto perché voleva trascorrere del tempo con lei, sicuramente non avrebbe mai immaginato che si sarebbe trasformato in un completo disastro.
Il comportamento del padre era stato a dir poco inaccettabile
Ti fai scopare da lei?
Ripensare a quelle parole le faceva male… sembravano sminuire, rendere volgare tutto quello che era accaduto tra lei e la bionda. Si era vergognata così tanto di quelle accuse che non aveva avuto il coraggio di guardare Haruka, perché aveva avuto paura di specchiarsi nei suoi occhi feriti. Perché anche se era riuscita a rispondergli con serenità, sapeva benissimo che le parole del padre, il suo tono, l'avevano ferita.
-Dov'è andato? - chiese alla madre, una volta tornata dentro.
-È andato in ufficio- rispose la madre -Michiru tesoro…ti prego…lascia perdere-
-È stato irrispettoso e volgare- protestò Michiru, lanciando uno sguardo verso la porta dietro alla quale suo padre si era rifugiato.
-Hai ragione ma parlargli adesso non porterà a nulla- mormorò, abbassando il viso -lui è preoccupato per te-
-Lui semplicemente non accetta Haruka-
-Cerca di capirlo Michiru…-
-Lo stai giustificando? -
-No…però…Haruka ti guarda…-
-Sono stufa di questa storia. Non sono affari vostri. È la mia vita-
-Non urlare…- l'ammonì la madre, afferrando il bicchiere con mani tremanti.
-Cosa hai? - chiese spaventata, sentendosi improvvisamente una stupida.
-Sto bene, non preoccuparti-
Nonostante lo voglia matta di uscire da quella casa per non ritornare più era forte, decise di fermarsi ancora un po', lo avrebbe fatto per sua madre. Sospirando iniziò a raccogliere i piatti -quando torna Rosie? - chiese, iniziando a pulire mentre con la mente ritornava alle parole di Haruka, a quelle del padre, al bacio che le aveva dato. Aprì l'acqua e iniziò a lavare i piatti, cercando di pensare a come avrebbe affrontato il tutto con Haruka.
-Michiru non devi farlo… Rosie tornerà a breve- le disse la madre, alzandosi per avvicinarsi a lei.
-Non mi pesa- mormorò, continuando nel suo lavoro -a casa mia lo faccio tutti i giorni-
Da quando Haruka era partita toccava a lei farlo, ma prima si dividevano i compiti in casa e molto spesso si erano ritrovate a farlo insieme, chiacchierando e ridendo. Erano i momenti che più le erano mancati: quelli che avevano condiviso insieme, lontane da tutto e da tutti.
-E poi Rosie deve farti compagnia non deve fare i lavori domestici… per quelli paghi altre persone-
Rosie era una signora gentile e dolce, che veniva quando il padre di Michiru era a lavoro, per non lasciare la madre da sola. Da quando era stata male, il padre si era categoricamente rifiutato di lasciarla da sola, perché anche se era difficile crederlo, lui l'amava.
-Come ti senti? - chiese alla madre, asciugandosi le mani -e non dirmi che stai bene! - l'ammonì ancora prima che parlasse.
-Sono solo un po' stanca- ammise la donna -e tu? - mormorò, sfiorandole piano i capelli -sei ancora arrabbiata? -
-Ci sono abituata- rispose, fuggendo allo sguardo indagatore della madre, mentre riponeva lo straccio al suo posto.
-Tesoro forse non te ne rendi conto ma…-
-Vado in camera- annunciò, bloccando qualsiasi cosa la madre stesse tentando di dirle.
-Michiru? -
-Davvero mamma, lascia perdere… non capiresti- si avviò per poi fermarsi sull'uscio -se hai bisogno di qualcosa sono di là. Avvisami quando arriva Rosie-
Lasciò la cucina per rifugiarsi in quella che una volta era stata la sua camera, chiuse la porta e si appoggiò con la schiena ad essa, sospirando sonoramente. Lasciò vagare lo sguardo per la stanza, sorridendo ricordando lo sguardo confuso di Haruka quando qualche ora prima le aveva confessato della sua tattica di usare la scusa dell'esercitazioni per trascorrere del tempo con lei.
Posò lo sguardo sulla custodia dove era conservato il suo violino, si avvicinò e l'aprì.
Le era sempre piaciuto suonare, le dava la possibilità di esprimere i suoi pensieri anche a chi era completamente sordo alle parole degli altri. Poi però aveva incontrato lei, e l'esigenza di usare quello strumento per esprimersi si era pian piano dissolta, perché finalmente aveva trovato una persona che riusciva a capirla senza bisogno di parole o di note.
Senza pensarci due volte, mise la mano nella tasca destra del suo vestito e afferrò il telefono, compose il suo numero e portò il telefono all'orecchio.
-Pronto? -
Il solo sentire la sua voce ebbe la capacità di cancellare con un soffio tutti i suoi pensieri e le sue parole.
-Michiru? -
-Dove sei? -
-È successo qualcosa, Michiru? -
Riuscì a percepire la preoccupazione nella sua voce.
-No, non essere preoccupata- rispose, richiudendo la custodia e andando a sdraiarsi sul letto. Si tolse le scarpe e si mosse fino ad appoggiarsi allo schienale.
-Sono a casa-
-Non avrei mai immaginato che si comportasse in questo modo- sussurrò, stringendo forte il telefono tra e dita -quando ti ho chiesto di accompagnarmi…-
-Cosa è successo, Michiru? E non dirmi nulla perché il tuo tono dice altro-
-Nulla davvero, quando sono tornata in casa lui non c'era…- scivolò verso il basso, appoggiando la testa sul cuscino -si è chiuso in ufficio-
-Tua madre come sta? -
-Mia madre? -
-L'ho vista un po' provata…-
-L'hai notato anche tu- affermò, chiudendo per un attimo gli occhi -dice di star bene, ma credo che menti-
-È per lei che sono andata via, non volevo causarle altro dispiacere-
-Beh sei una persona migliore di me-
Durante la discussione con il padre lei non si era fermata a pensare neanche per un istante che continuare avrebbe potuto solo causare un malore alla madre, si era resa conto di star esagerando solo quando ormai il suo disagio era diventato fin troppo palese.
-A volte mi chiedo cosa ci abbia visto mia madre in lui…-
-Non dire così! -
-Davvero Haruka… sono così diversi…
-Lui la ama… forse eri troppo arrabbiata per notarlo… ma lui la guarda come…-
Sospirò perché sapeva perfettamente di cosa parlava, perché anche lei lo aveva notato.
-Mi dispiace Haruka… non avrei dovuto invitarti a casa… avrei dovuto immaginarlo…scusami-
-Non devi scusarti. Sappiamo entrambe che tuo padre non ha una buona opinione di me e va bene così-
-Tu sei la persona più importante per me e lui è mio padre…dovreste andare d'accordo- bisbigliò, trattenendo a stento le lacrime.
-Dove sei ora? -
-Sono in camera…aspetto che arrivi Rosie e poi vado via-
-Rosie? -
-Già, tu non la conosci. Da quando mia madre si è sentita male, mio padre ha pensato di pagare una persona per starle vicino-
-Hai visto che la ama? -
-Allora perché non riesce ad accettare i miei sentimenti? -
-Forse perché lui non conosce i tuoi sentimenti? -
-Cosa vuoi dire? -
-Michiru per lui sei innamorata di Toy mentre io sono quella che cerca di portarti via da lui-
-Non è questo il vero problema Haruka e lo sappiamo entrambe-
-Lo so. Ascolta non pensarci ora, vedrai che troveremo una soluzione-
-Cos'era quel rumore? -
-La porta…-
-Che stai facendo? -
-Sto venendo da te… ti aspetto in macchina, così quando arriva Rosie io sarò già fuori-
-Come quando venivi a prendermi per andare a scuola? -
-Esatto, vuoi che venga con la moto? -
-No, credo che siamo abbastanza grande per poterci premettere l'auto- rispose, mentre sentì il motore dell'auto accendersi -Sei in vivavoce? -
-Sì mamma non ho nessuna intenzione di morire proprio adesso-
-Ah Ah molto divertente. Fai attenzione Haruka-
-Michiru? -
-Sì? -
-Porta il violino con te, fa parte della nostra storia… deve stare a casa nostra-
Casa nostra…
