Solace Midnight voleva urlare.

Prima era stata imprigionata su Kamino. Poi era stata trascinata qua, chiusa a chiave in questo dannato mondo di color ambra. I Nautolani non erano una razza che perdonava facilmente, e Solace stava per esplodere dalla rabbia che provava. C'era un clone, con le sue sembianze, e stava indossando i suoi cavolo di vestiti. Solace aveva anche visto lo sguardo fiero dei soldati che lo avevano scortato. Solace non aveva il tipo di corpo che poteva essere considerato attraente (sinuosa e snella invece di tette e sedere grandi), quindi era un po' offesa.

Ma dopo tutto, si trovavano su Mustafar. I guadagni dovevano essere molto sottili.

Quel clone era Solace, fino all'ultimo tatuaggio e cicatrice di battaglia. Anche il lekku monco sembrava essere proprio il suo.

Tutto questo solo per catturare Tak? Aveva detto di avere molti nemici, ma non si aspettava nemici come loro. Lo Zabrak era un pirata di successo, ma non era forte come la stampa lo descriveva. Lui urlava nel sonno dai suoi incubi ed i flashback lo colpivano come una tonnellata di mattoni. Tak Mahler era un uomo ferito.

Lei aveva visto colui che si considerava il Maestro di Tak. Personalmente, Solace lo vedeva come un carico intero di merda di bantha. Prima di tutto, tutti i pirati erano indipendenti. Secondo, Tak era stato incatenato su Hive. Non su Mustafar. Ma per qualche motivo, Solace voleva tagliare la gola di quel umano. Normalmente ci voleva molto per farti odiare da una come Solace, ma lui aveva spinto tutti i bottoni sbagliati. Per qualche altra ragione, Solace iniziò a ricordare il modo in cui aveva visto Tak su Corellia, quanto voleva scappare via. L'aveva detto che non era un buon piano.

Se ascoltava con attenzione, riusciva ancora a sentirlo, supplicarla, pregarla di non andare e restare.

Lentamente la porta si aprì. Solace si alzò dal letto. Alzò i pugni e si preparò per colpire qualcuno e farlo rimanere incosciente per il resto della settimana. Solace poteva essere stata imprigionata, ma era ancora una pirata. Ed i pirati incazzati tendevano ad essere aggressivi. Il clone entrò nella stanza. Indossava il caratteristico sorriso della pirata, e camminava con i suoi passi decisi.

Era come guardarsi allo specchio.

"Io non dovrei essere qui." Disse il clone facendo spallucce. Indossava una delle magliette preferite di Solace, quella blu scuro con un ricamo bianco. I merletti erano sciolti ed il collare aperto. I pantaloni almeno erano puliti, ma non c'era nessun blaster attaccato alla sua cintura, e nessun coltello alla mano.

Solace riuscì a far uscire dalle sue labbra un insulto strozzato. Cosa avrebbe detto Tak? Oh, giusto! "Vai al diavolo!"

"Wow." Si mise a ridere il clone. Nonostante l'età che dimostrava il clone, Solace sapeva che era molto giovane. "Pensavo che ti avrebbe fatto piacere un update."

Solace si avvicinò al clone. Quella roba era identica a lei. E Solace iniziava a sentire una brutta sensazione nel suo stomaco. "Pensavi che mi avrebbe fatto piacere un update, a proposito di cosa?"

"Sul tuo fidanzatino."

Lei osservò il clone, e pensò felicemente di strangolarlo. Solace scattò in avanti. Con un movimento veloce e fluido, il clone sfoderò un blaster e lo puntò proprio in mezzo agli occhi di Solace. La Nautolana si fermò in shock. Osservò il clone come un falco, guardando il caricatore della pistola laser. Solace mantenne la sua espressione totalmente neutrale. Lei era disarmata. Senza la sua spada, i blaster, o i suoi coltelli, Solace era vulnerabile. Era inoffensiva come un topino nelle fauci di un fyrnok.

"Che mi dici di Tak?" Chiese lei.

Se il clone proprio insiste...

Solace non ebbe nemmeno il tempo di formulare i suoi pensieri. Faceva troppo male pensarci. Nessun pirata temeva la morte, ma Solace era in cerca di gloria. Non voleva essere umiliata dal suo stesso clone.

"Non ti mentirò." Disse il clone alzando le spalle. "Il suo pianeta natale è Mustafar, comprendi? Ora, lui potrebbe non volerlo ammettere, ma è la verità. Il suo vero destino è quello di essere uno schiavo al servizio del grande Imperatore."

Fantastico. Il suo clone era completamente impazzito.

"Tu sei pazza." Solace iniziò a ridere. Non era una vera risata, era quella di una ragazza disperata. "Lui è distrutto, clone. E lo saprà. I pirati lo sanno sempre. Tak non può più essere un soldato come io non posso farmi spuntare le ali e volare."

Era la verità, dopo tutto. Solace ha dovuto combattere per abbattere le mura che Tak aveva costruito attorno a se. Era stato brutalmente torturato. Essere toccato lo spaventava, credeva che lei volesse fargli del male. Tak aveva cicatrici in posti dove non avrebbero dovuto esisterci cicatrici. Lo Zabrak era riuscito in parte a guarire, lentamente, prima che fossero separati.

I suoi occhi brillavano di lacrime. Solace abbassò la testa. Questo lo avrebbe completamente frantumato. Per molto tempo, lei aveva creduto che lui fosse un incubo intrappolato in un sogno lucido. Ma quella volta la prima volta, nella War Bird quando lei aveva visto l'altro suo lato era stato fantastico. Tak era molte cose. Forse era anche un demone. Ma ogni demone aveva bisogno del proprio angelo.

Forse lei era proprio questo, l'angolo di Tak.

"L'Imperatore pensa che andrà bene." Disse il clone. "Lo stesso Tyranus."

"Chi diavolo è l'Imperatore?" Urlò Solace. "Ogni volta lo sento nominare!"

E i pirati odiavano essere all'oscuro di qualcosa.

"Non è ovvio, l'uomo che unirà la galassia e distruggerà i Jedi!" Fece pubblicità il clone.

Solace alzò gli occhi al cielo. Si. Certo. Come se potesse accadere. Il clone era chiaramente pazzo. Si sedette di nuovo sul suo materasso e si mise a ridere. "Prova a dirlo al Popolo di Sabbia oppure ai clan Mandaloriani." Suggerì Solace. "Andrà a finire bene."

Si, certo. Più come un macello inaspettato se avevi a che fare con i Mandaloriani. Da quello che Solace sapeva del Popolo di Sabbia, nemmeno loro erano tanto amichevoli.

"Chiunque si metterà in mezzo sarà distrutto." Disse il clone calmo.

"Si, dillo agli alleati di Jango Fett." Replicò Solace. Sapeva di Fett. Non lo aveva mai conosciuto. Alcuni proprietari di navi avevano minacciato di chiamare la sua la versione infernale dei pirati di Ares, ma Tarak di solito sparava ai tipi come loro. Dovevi essere pazzo se volevi combattere le pattuglie di pirati di Toora Ares. "Ammettilo, cane. Questo non è lavorare."

E quello era l'eufemismo del secolo. Esplodere con una granata si avvicinava di più alla realtà.

"Clone?" Rise lei. "Ma Solace, io sono te. Sono stata creata dalle tue cellule su Kamino."

"Tu sei solo merda di Bantha." Disse Solace. "Io sono la grande, temibile pirata che può manovrare una spada da combattimento come nessun altro. Tu non hai i miei ricordi, e Tak non è un idiota."

A proposito di altre cose. Sugli altri, era cieco e sordo. Solo un pazzo dubiterebbe del suo amore per lei. Ma perché non glielo aveva mai detto? Sapeva che dimostrare affetto era difficile per una persona come lui, ma comunque feriva dentro.

"Sarei insultata se fosse vero." Disse il clone ridendo. "Ma non la hai. E mi sono allenata."

"L'allenamento non sostituisce le abilità." La avvisò Solace. "Io sono una pirata e tu non vivi nemmeno da un anno. Ammettilo, io sono meglio di te."

Fiduciosamente.

La mira del clone non vacillò neanche un attimo. Semplicemente sorrise e abbassò di poco il blaster. Solace poteva dire che quello era un buttafuori, un tipo di blaster sviluppato per schermaglie di fiancata alla nave. L'ampio foro del laser avrebbe vagato in giro fino a che non avesse colpito qualcosa. Solace sperava che il clone questo lo sapesse già, anche se sembrava che non avesse problemi a puntarglielo contro. Poi la colpì un pensiero. Se il clone possedeva tutte le sue abilità per lui non c'era scampo.

Per favore, sii forte. Per favore, sii forte. Non lasciare che ti incatenino ancora, Tak. Perché se lo fai, sarò stesso io ad ucciderti. Nulla è degno di questo.

"Paura?" La schernì il clone. Si portò un lekku dietro la spalla. Il sorriso del clone era freddo, e provocava brividi lungo la spina di Solace. "Sai che ci cascherà. Tak, come tutti gli uomini, non guarda oltre la superficie."

"Tu nemmeno lo conosci!" Urlò Solace. Tutto quello che riusciva a vedere era il corpo di Tak, oppresso da manette e catene. La sua pelle rossa e nera lacerata e sanguinante ancora una volta. I suoi occhi privi di vita e perseguitati. A quel tempo non era un vero uomo. Ma solo un guscio. "Tak non è un animale! Lui capirà, clone. Se ne accorgerà!"

"Io sono te." Disse il clone ridendo. "E lui è troppo stupido per controllare."

"Tu non sei me!" Ringhiò Solace. Scrutava il clone, rabbia fuoriusciva dai suoi liquidi occhi blu. E cosa intendeva il clone con 'controllare'? "Quei cazzo di cloni non sono Jango Fett. Possono pure assomigliargli, possono parlare come lui, possono pensare come lui, hanno il suo DNA. Ma, come quegli idioti di Jedi si rifiutano di vedere, loro sono i loro uomini. E la stessa esatta cosa vale per te, puttana!"

"Insultami se ti fa sentire meglio, ma non importa." Rideva il clone. "Tak è soltanto un uomo. Vede solo ciò che vuole vedere." Detto questo il clone sorrise ed iniziò a camminare in direzione dell'uscita. Poi si fermò. Come se si fosse ricordata di qualcosa, il clone si girò e mandò un bacio a Solace. Poi svanì, chiudendo la porta dietro di se.

Solace sentiva come se il suo cuore si stesse spezzando.

Lei cadde sul freddo e grezzo pavimento, lacrime oscuravano la sua vista. Tak avrebbe pensato che lei lo avesse tradito. Solace non era mai stata a conoscenza di questa parte della sua vita. Questa era una cosa comune per i pirati. Il passato rimaneva nel passato. Davvero non doveva importare nel presente. La Nautolana soppresse le lacrime. Doveva restare forte, doveva trovare un modo per scappare.

Non cascarci, Tak. Non permettere che ti schiavizzino. Resta lontano.

Poi le parole le tornarono in mente spontaneamente.

Io ti amo.