Torno con questo capitolo :)

Le cose si stanno risolvendo pian piano, e una persona nelle scorse recensioni (su EFP) aveva anche indovinato ;) ma non anticipo nulla, eheh ;)

Buona lettura! :D


Incontro

Appena Eva se ne fu andata, Severus aprì la porta della stanza che usava come laboratorio di pozioni. Prese la bacchetta, che aveva chiuso in un cassetto anni e anni prima; poi passò a lavarsi e a vestirsi, con uno dei suoi vecchi completi da mago. Gli calzava ancora. Prima di smaterializzarsi, riparò la tazza di Eva e pulì il pavimento dalle macchie di the.

Diagon Alley era caotica e rumorosa; esattamente come se la ricordava. Era estate, le famiglie ne approfittavano per visitare il quartiere e i ragazzi facevano acquisti per Hogwarts.

Severus sospirò, poi, tenendo la testa bassa per non farsi riconoscere, si incamminò verso l'ufficio postale.

L'impiegato era abbastanza giovane da non ricordarsi di lui. Gli diede pergamena, piuma e inchiostro, che Severus si limitò a fissare.

Cosa gli scrivo?

Non è che potesse ripresentarsi dopo anni di silenzio dicendo che, forse, aveva trovato sua figlia, ma che non sapeva nulla neppure della sua scomparsa.

Al diavolo.

Un biglietto breve, conciso; vago, ma che avrebbe sicuramente destato l'attenzione di Potter, non fosse che per il mittente.

Una volta spedito, Severus si smaterializzò a casa, trovando Eva già attaccata al campanello.

Era tornata subito e pretendeva delle risposte.


Noemi stava passeggiando per il parco, nervosa.

Eva se ne era andata e lei non sapeva dove fosse. Avrebbe dovuto passare la notte da lei, invece era sparita e lei non osava neppure andare a casa sua. Sapeva che non sarebbe stata lì, perché Eva detestava dover raccontare bugie o motivare le sue scelte, e i signori White avrebbero preteso delle spiegazioni sul perché avessero litigato.

Perché che, in tutta sostanza, non aveva compreso nemmeno lei. Cos'era successo?!

Mentre camminava, pensando a dove potesse essere la sua amica, vide con la coda dell'occhio una figura che le sembrava di conoscere. Si girò e piegò la testa, assottigliando gli occhi, cercando di ricordarsi.

C'erano tre ragazzi. Due di loro parlavano animatamente con un terzo, che scuoteva la testa, dispiaciuto. All'improvviso le scattò la lampadina, e riconobbe il moro come il tizio che aveva afferrato Eva la sera prima, in discoteca.

Che ci faceva in quel parco?

All'improvviso l'altro ragazzo, che aveva degli sfolgoranti capelli arancioni, si girò e la vide. Picchiò nel fianco del moro e gli fece un cenno. I due congedarono il terzo ragazzo e si avvicinarono.

"Ehi, io ti conosco! Tu ci puoi aiutare!" esclamò il moro, e aveva sul volto un'espressione grata e illuminata. Noemi, invece, sembrava diffidente.

"Chi siete?" chiese, brusca.

"Giusto, le presentazioni… Io sono Albus, ma chiamami Al. Lui è mio fratello James."

Albus tese una mano, che Noemi non strinse. Dopo il primo secondo di imbarazzo, il ragazzo fece sparire ogni traccia del sorriso amichevole e riabbassò il braccio. Sembrava improvvisamente nervoso.

"Senti, siamo qui per via della tua amica… Noi… Noi vogliamo parlarle."

Noemi alzò un sopracciglio, scettica.

"Vi ha colpito così tanto da inseguirla? Anche se l'avete vista solo per mezzo secondo? Cos'è, volete provarci? E come ve la spartireste? Sentiamo…"

Albus strinse le labbra, mentre James scuoteva la testa.

"Senti, Al, perché non può essere una falsa pista come tutte le altre volte? Te l'ho già detto, lascia perdere. Non capisco perché ti ostini a fare…"

"Non vogliamo provarci. E, James, questa volta ti dico che è lei."

Ora Noemi era confusa.

"Un secondo, chi dovrebbe essere lei?"

Albus si morse un labbro, esitando.

"Nostra sorella." disse, infine.

Noemi piegò la testa di lato. Aveva capito bene?

"Sorella… Sorella? Ma come?"

Albus si frugò nelle tasche, estraendo due fotografie. Gli ci era voluto molto tempo per scovare due scatti non magici fra tutti, ma fortunatamente i suoi genitori ne avevano alcuni. E così i suoi nonni: probabilmente merito degli Evans.

"Guarda… Questi sono i nostri genitori." La foto era vecchia, scattata qualche anno prima del matrimonio, e ritraeva Harry e Ginny davanti alla Tana. L'avevano scelta con cura perché non si intravedeva nulla di magico… A parte la testa di uno gnomo che sbucava da dietro un vaso, ma che poteva benissimo essere scambiata per un sasso "E questi sono i nonni." Anche quella foto era stata scelta con cura: ritraeva Lily e James in un salotto assolutamente babbano – probabilmente casa Evans –, con lui che le circondava le spalle e lei che gli cingeva la vita. Sorridevano, sereni.

Albus aveva iniziato a girare con le foto sempre in tasca all'età di tredici anni, quando a Diagon Alley aveva visto una ragazza dai capelli rossi e l'aveva scambiata per Lily. Della sorella, infatti, sapevano solo questo e poco altro: non c'era una foto che la ritraesse, era stata rapita troppo presto, ma Harry una volta aveva detto loro a chi somigliava e come era fatta. Almeno al momento della nascita. Dopo aver importunato quella ragazzina, comunque, Albus si era convinto del fatto che dovesse ritrovarla, a tutti i costi. Aveva coinvolto James in quella bizzarra avventura e aveva scelto con lui le foto, ma il fratello non aveva mai mostrato tutto il suo entusiasmo per la faccenda.

L'unica cosa che si limitavano a fare era uscire ogni venerdì e sabato sera in locali diversi, babbani, una volta appurato che Lily non aveva mai messo piede ad Hogwarts. Albus aveva anche fatto dei viaggi all'esterno, per vedere se potesse essere stata a Beauxbatons, o simili, ma niente,

E ora sembrava così vicino alla soluzione… Certo, erano in discoteca, non si vedeva bene, ma gli era sembrata così simile

Noemi, incredula, stava osservando le fotografie. Eva, la sua amica Eva, assomigliava terribilmente a quella che doveva essere la nonna. Anche se… Aveva tratti della madre: la bocca, i capelli color rame invece che rosso scuro… E poi c'erano anche il padre e il nonno nella chioma ribelle, ben diversa dal liscio perfetto delle due donne.

Quando rialzò lo sguardo, trovò Albus a fissarla in modo strano, quasi implorante, mentre James si passava una mano nei capelli e sembrava imbarazzato.

"… Potrebbe essere." disse infine, con la voce roca. Tossì un paio di volte, poi riallungò le fotografie ad Albus "Io so che Eva è stata adottata, da piccola."

I due i pietrificarono. James sembrava il più sconvolto, forse perché non ci sperava poi così tanto. Poi, quando Albus riprese a muoversi, sul suo volto apparve un sorriso smagliante, mentre suo fratello assunse un'espressione pensierosa.

"Ti prego, portaci da lei!" urlò Albus, prendendole le mani.

"Io non so… Non so dove sia."

"Non ha una casa?" intervenne James.

Noemi sospirò.

"Stanotte doveva venire da me a dormire, ma non l'ha fatto."

"E non sai dove potrebbe essere? Non c'è un parente, un amico… Non so…"

"Non penso che… Oh." La ragazza si bloccò e sembrò riflettere un attimo "Sì, in effetti qualcuno c'è, quel vecchio professore che le ha dato ripetizioni… Non capisco perché, ma lei lo tiene in gran conto…"

James annuì, mentre Albus disse solo "Andiamo."

Non erano tanto distanti, quindi si incamminarono a piedi.


Harry Potter era al ministero quando ricevette la missiva. Perplesso, si prese la giornata libera e tornò a casa, mostrando il biglietto a Ginny. Decisero quindi di partire immediatamente e, dopo aver lasciato un foglio per James e Albus, spiegandogli più o meno la situazione, si disillusero e si smaterializzarono all'indirizzo che il professor Piton aveva scritto.

Noemi lanciò un piccolo urlo sentendo un rumore strano, come uno scoppio. James e Albus, riconoscendo subito il suono, tirarono fuori le bacchette dai jeans, incuranti dello Statuto di Segretezza.

"Ma che…?" stava per chiedere lei, vedendo i due con in mano quelli che sembravano dei bastoncini di legno.

Harry e Ginny si osservarono intorno prima di togliersi l'incanto, per assicurarsi che non ci fosse nessuno nei paraggi. Quando svoltarono l'angolo videro i due figli osservarli, l'espressione tesa mutata in sollievo.

"James? Al? Che ci fate qui?" chiese Ginny, avvicinandosi ai figli.

"No, che ci fate voi qui."

"Via le bacchette, ragazzi. Quella è una babbana?"

"Papà, è una lunga storia."

"Noi abbiamo ricevuto questa. Mi è arrivata al lavoro."

Harry tese ad Albus la lettera.

Potter, Weasley,

Credo di avere qualcosa che vi appartiene.

In fede,

Severus Piton

Seguiva l'indirizzo.

"Il professor Piton? Quel professor Piton?!" esclamò, corrugando la fronte.

"Voi lo conoscete?" chiese Noemi, sorprendendo tutti.

La fissarono sbigottiti, poi Harry sorrise e le disse: "È una lunga storia."

"Ehi, Al… Se noi stavamo andando da Piton e lui ha mandato questa lettera a papà… Vuol dire… Vuol dire…"

"Ah, siete qua. Potter, non dovevi portarti dietro la famiglia al completo."

Severus aveva sentito qualcuno discutere fuori dalla porta di casa ed era andato a vedere. Si girarono tutti verso di lui.

"Professor Piton! Non è cambiato di una virgola." disse Harry, sorridendo.

James socchiuse gli occhi.

"E così, lei è il professor Piton? Somiglia tantissimo al suo ritratto, in effetti."

"Avete fatto un mio ritratto?" chiese lui, inarcando un sopracciglio.

"È antipatico come pochi." rispose Albus "Fortuna che sta in presidenza e gli studenti non lo devono sopportare a lungo."

Severus fece una smorfia strana, come un mezzo sorriso. Poi sospirò.

"Entrate." disse, spostandosi.

Noemi, che era più confusa che mai, e che Severus squadrò con un'aria interrogativa, li seguì in casa.


Eva aveva passato tutta quella mezz'ora di attesa parlando della magia e del mondo magico. Ogni tanto aveva ancora un brivido, ma cercava di reprimerlo. Aveva chiesto a Severus di mostrarle alcuni incantesimi e si era persa cinque minuti buoni ad osservare una tazza di the camminare sul tavolo. I suoi occhi ne seguivano il movimento come se fossero attratti; come una calamita.

Non avevano parlato della notte appena trascorsa e questo era stato un bene. Severus non avrebbe sopportato di sollevare di nuovo l'argomento del 'proviamo come va'; non con Potter che gli sarebbe piombato in casa da un momento all'altro.

Dopo anni e anni che non lo vedeva. Come sarebbe stato?

Dover osservare di nuovo quegli occhi… Gli occhi di Lily…

No, era stato uno stupido già una volta. Se era riuscito a scindere Eva da lei poteva benissimo farcela anche con Potter, e gli occhi non sarebbero bastati a tradirlo. Si sarebbe appigliato alla parte preponderante di James, come al solito.

Sentì qualcuno parlare fuori casa e andò ad controllare.

Eva rimase ferma, seduta in cucina, ma si torceva le mani e si vedeva che era nervosa.

La ragazza tenne gli occhi bassi finché non sentì del movimento. L'ingresso della casa di Severus era piccolo e dava subito sul salotto/cucina.

Quattro persone piombarono nella stanza e si zittirono subito, osservando Eva con occhi sgranati. Lei non era da meno, divorando i volti della sua presunta famiglia con avidità, facendo scattare lo sguardo dall'uno all'altro, come se non sapesse su chi soffermarsi.

Severus, in tutto questo, rimase in piedi, zitto, ad osservare le reazioni di tutti.

Ad un certo punto Noemi, più confusa ed irritata che mai, interruppe la magia.

"Qualcuno mi spiega che diamine sta succedendo?!"