"If I'm alive and well,
Will you be there a holding my hand
I'll keep you by my side
With my superhuman might"
3 DoorsDown, Kryptonite
(Nel frattempo)
Michelangelo era tormentato dall'attesa. Dieci minuti, erano più di dieci minuti che Donnie era in quella casupola. Cosa gli stavano facendo? Perché Raph non arrivava? I suoi occhi azzurri resi enormi dall'ansia si muovevano dal T-phone alla costruzione di legno.
Vado.
No, sarebbe un suicidio.
Ma Donnie può essere in pericolo, vado.
No, Raph mi ha detto di aspettarlo.
Devo andare.
Cosa posso fare da solo contro un mezzo esercito, oltre a farmi ammazzare? Se mi faccio ammazzare Raph si incazzerà come una bestia, e poi dovrà salvare Donnie da solo e non ce la farà. Ma forse non ce la faremo nemmeno in due… Ahrg!
Ha poggiato la testa contro il tronco dell'albero, in piedi sul grosso ramo.
Poi, l'ha udito.
Un grido si è sentito chiaramente nel silenzio della foresta. Un urlo di dolore, straziante.
La voce era quella di suo fratello.
Michelangelo è rimasto per un attimo congelato, poi ha tirato fuori dalla sua cintura la piccola balestra, e senza esitazione ha legato un'estremità della corda al ramo ed ha sparato l'arpione sul tetto della più vicina costruzione di legno.
Mentre con la piccola carrucola scivolava giù velocemente sulla corda, non ha più pensato a niente. Voleva solo fermare le persone che stavano facendo urlare suo fratello.
…
Donatello non avrebbe voluto gridare. Non avrebbe voluto dare al suo aguzzino tale soddisfazione. Ma il dolore che ha provato è stato qualcosa che non aveva mai sperimentato prima, e l'urlo è fuggito dai suoi polmoni senza che lui potesse farci niente. La sua gola era in fiamme, e lacrime sono scese involontariamente a bagnargli la maschera e rigargli le guance. Ha stretto gli occhi, sibilando tra i denti, mentre ha iniziato a tremare per lo shock.
Il dolore ha inondato tutto il lato sinistro del suo corpo. Ha riaperto gli occhi, ha trovato il coraggio di guardare il suo braccio, ancora tenuto fermo dai soldati. Era piegato tra le cassette in modo innaturale. Le ossa si erano spostate dalla loro sede, e le punte spezzate premevano contro la pelle.
È inorridito. Ha analizzato il danno con la sua mente da scienziato. Frattura scomposta del radio e dell'ulna, probabilmente multipla, con dislocazione e probabile danno ai tendini.
Ansimando e sbuffando dal dolore insopportabile, ha alzato lo sguardo verso l'uomo dagli occhi grigi, che si è spostato sull'altro ginocchio, giocherellando col martello.
Donatello ha distolto lo sguardo. Ha fissato lo spazio tra due asticelle di legno del pavimento, completamente immerso nel dolore.
Boccheggiava.
I suoi fratelli sarebbero arrivati, i suoi fratelli sarebbero arrivati…
Pochi secondi di silenzio, poi Kurtis si è rivolto nuovamente ai suoi uomini.
"L'altro."
Donatello ha voltato nuovamente il viso verso il suo torturatore, di scatto, con gli occhi sbarrati di orrore. Kurtis lo stava guardando con un osceno sorriso divertito.
Il mutante ha stretto per un attimo gli occhi. Per un secondo, ha desiderato solo una cosa: che non gli fosse fatto altro male. Vedere quell'uomo col martello lo aveva completamente terrificato. Per un secondo, il pensiero orribile era stato: basta dolore, a qualunque costo.
Poi si è odiato per questo suo pensiero, ha capito con sgomento la spietata efficacia della tortura e si è chiesto se avrebbe potuto sopportare tutto questo, e fino a quando. E non era solo il dolore, ad atterrirlo. Gli avevano appena maciullato un braccio. Ne capiva abbastanza di medicina per sapere che con una lesione talmente grave la guarigione non era del tutto sicura. Probabilmente non avrebbe mai più riacquistato la completa funzionalità. Se vi era stata una lesione ai nervi, la sua mano principale non avrebbe più potuto stringere il bo. Non voleva neanche immaginare cosa sarebbe stato perdere il pieno utilizzo di un braccio, figuriamoci di entrambi. Non sarebbe mai più potuto essere un ninja; tutto il suo mondo, con le uniche sicurezze che aveva della sua vita, sarebbe crollato.
Ha guardato Kurtis prepararsi al colpo. L'uomo con deliberata lentezza ha spostato il peso del corpo dal piede al ginocchio che poggiava a terra, con l'aria compiaciuta di chi si stava godendo ogni momento di quello che faceva, stringendo il manico di legno del martello, e poi portando il braccio ancora su.
E in quei pochi secondi in cui il suo aguzzino sembrava assaporare il panico della sua vittima, Donatello si è trovato congelato nell'assoluta incertezza che il terrore aveva portato alla sua mente, stringendola tra le sue spire vischiose. Doveva parlare? Implorare, mentire, inventarsi qualcosa? L'unica cosa di cui era certo, era che mai e poi mai avrebbe consapevolmente messo in pericolo la sua famiglia. Ma se solo al primo dolore, seppur atroce, insopportabile, il suo corpo e la sua mente già si perdevano disperati, come avrebbe potuto essere sicuro di non fallire?
Bang.
Improvvisamente, un rumore: un colpo di fucile, da fuori. Poi un altro, ed un altro. Alcune voci concitate, dei comandi gridati.
Kurtis si è bloccato, ha riabbassato il braccio, si è alzato in piedi; gli altri uomini si sono guardati.
"Che succede?" ha esclamato uno di loro.
Il viola ha sentito il caldo abbraccio della speranza, mentre si è lasciato sfuggire un suono dalla gola, quasi un singhiozzo.
Succede che sono arrivati i miei fratelli, bastardi.
Un altro rumore, proprio dietro di lui, sulla porta, e poi uno lieve sulle loro teste, di vetro infranto; la stanza è piombata nella semioscurità quando la lampadina è esplosa in una pioggia di schegge.
Non potendo vedere nient'altro che ombre, Donatello si è concentrato sui suoni: il suo respiro affannoso, il suo battito cardiaco forte contro il guscio; passi concitati, colpi accanto a lui. Lamenti, e rumori di corpi che cadono. Spostamento veloce d'aria. Un paio di grida.
Le mani che lo tenevano l'hanno mollato. Adesso sì è sentito afferrare nuovamente e tirare su.
Ma questa volta, ha percepito il familiare tocco di un guscio contro di lui, e non ha opposto resistenza. Ha dato un gemito di dolore quando gli è stato toccato il braccio. Con le caviglie ancora legate, è stato trascinato verso la porta.
"R…Raph…" ha mormorato, esausto e grato.
"Ritenta, fratello."
"Oh, Mikey…"
Il suo fratellino. C'era il suo fratello minore a salvarlo. Dov'era Raph?
Usciti dalla porta, ha scavalcato i corpi di diversi uomini riversi per terra. Parecchi uomini. Possibile che Mikey li avesse abbattuti tutti da solo?
Pioveva. L'alba che si accingeva a presentarsi rendeva appena visibili i contorni delle altre capanne, e degli alberi che circondavano il complesso. La pioggia dava all'atmosfera una triste luminescenza lattiginosa, sfumava i contorni delle cose, copriva le grida del manipolo di uomini che già stavano correndo verso di loro.
Donatello è sobbalzato quando un proiettile ha fischiato a pochi pollici dal suo volto, conficcandosi nella parete con un'esplosione di pezzetti di legno. Era ancora appoggiato a Michelangelo, che gli aveva appena liberato le caviglie e adesso se lo stava trascinando dietro quasi di peso, tenendolo da sotto le braccia.
Altri colpi di arma da fuoco, ed un proiettile ha schizzato l'acqua dalla pozzanghera che stavano attraversando; Donatello non ce la faceva a correre, le gambe livide dal pestaggio lo facevano gemere ad ogni passo, forse aveva anche un dito del piede rotto da qualche colpo di manganello. Ma ancora peggio era il dolore che gli scossoni recavano al suo braccio.
Avevano quasi raggiunto gli alberi, quando Michelangelo si è fermato.
"Sali!"
Si è abbassato per permettere a Donatello di salirgli sul guscio. Altre pallottole troppo vicine. Gli uomini che accorrevano li avevano quasi raggiunti; la pioggia non permetteva di vedere che a pochi piedi di distanza.
"Ma…"
"Sali Donnie, veloce!"
Donatello si è aggrappato al suo fratello più basso, le gambe intorno alla vita, il braccio buono a stringere il collo. L'operazione gli è costata un grido di dolore quando il braccio rotto ha sbattuto contro il guscio di Michelangelo, e la visione è diventata nera per un secondo.
Michelangelo ha ripreso a correre, con il peso del fratello sulle sue spalle; è entrato tra gli alberi che circondavano il complesso, fuggendo verso la foresta.
Altri spari sono risuonati dietro di loro, poi un ordine è stato gridato in lontananza, e la gragnola si colpi si è fermata.
Perché ci vogliono vivi? Per chi lavorano questi uomini?
Donatello non era convinto che si trattasse di vendetta. Volevano la sua famiglia. Perché?
Quello comunque non era il momento né il luogo per pensarci. E non ne aveva la lucidità. Ondate di dolore si irradiavano dal suo braccio, ogni sobbalzo era una tortura.
Gli uomini continuavano ad inseguirli, li sentivano urlare ordini dietro di loro, tra gli alberi.
Michelangelo solitamente era veloce come il vento, ma il peso del fratello adesso lo rallentava parecchio. Il mutante mascherato in arancione già ansimava, stremato. Ma sapeva che la fuga era appena all'inizio. Doveva farcela, doveva allontanarsi. Non poteva permettere che fossero catturati, che Donnie tornasse tra le mani di quegli uomini. Sbuffando come un toro, si è addentrato tra la fitta vegetazione. La visuale era scarsissima, temeva di sbattere contro un ramo da un momento all'altro. La pioggia rendeva il terreno vischioso e scivoloso, faceva appiccicare alle gambe le foglie morte del sottobosco.
Inoltre, il terreno accidentato rendeva ogni passo un'incognita. Sbilanciato dal peso, Michelangelo era terrorizzato al pensiero di inciampare. La visione era scarsissima, la debole luce dell'alba filtrava a fatica tra i rami, e la pioggia entrava negli occhi e nascondeva le forme degli alberi.
Michelangelo correva, scansava; i ramoscelli degli arbusti graffiavano le gambe, le foglie gli strisciavano contro il viso. Ansimando per lo sforzo, cercava di ascoltare il rumore degli inseguitori; procedeva a zig zag, girando intorno agli alberi, piegandosi per evitare i rami più bassi. Quando ha incontrato un piccolo avvallamento nel terreno si è lanciato nella discesa e poi si è aiutato a risalire con le mani.
Correre, correre, correre.
Iniziava a non farcela più. I polmoni stavano scoppiando, il cuore batteva come un tamburo nel petto, i muscoli delle gambe gridavano dalla fatica.
Non avrebbe potuto continuare a lungo.
Ha visto alla loro sinistra un pendio, una ripida discesa che portava ad una specie di conca, piena di foglie e detriti, una ventina di piedi più sotto. Ha deciso.
Si è diretto verso la pendenza, si è fermato ed ha fatto scendere Donatello. Poi rapidamente ha stretto a sé il fratello, gli ha messo una mano sulla bocca e si è buttato giù, di guscio. I due mutanti sono scivolati velocemente lungo il pendio insieme ai detriti del sottobosco ed all'acqua fangosa.
Sono arrivati in fondo con un forte tonfo e Michelangelo ha sentito il fratello soffocare un grido sotto la sua mano quando ha sbattuto il braccio rotto contro il terreno; si è gettato sopra di lui e poi ha cercato di coprire il meglio possibile i loro corpi con lo spesso strato di foglie morte presenti nell'avvallamento.
Michelangelo ha pregato che passassero oltre senza accorgersi di loro. Per alcuni minuti, ha sentito solo il rumore della pioggia sulle foglie che ricoprivano le loro teste ed suo respiro affannoso, calmarsi piano piano mentre riprendeva fiato dalla corsa stremante. Donatello era immobile, sotto di lui, e Michelangelo ha temuto che fosse svenuto.
Poi, ha sentito i soldati avvicinarsi. Ha chiuso per un attimo gli occhi, ha portato le mani ai suoi nunchaku, ed ha preso un profondo respiro, per prepararsi alla battaglia.
