Transformers
Romance / Angst
Rating: M
Personaggi Principali: un gran numero di Originali (xD), Thundercracker, Megatron, Skywarp, Soundwave, Starscream, un altro po' di Decepticons, e un bel numero di Autobots!
Sommario: Dopo la guerra sulla Terra, mentre Cybertron sembra destinato a non poter essere salvato... cosa resta? Forse tutto è perduto. O forse no.
We Were Born to Survive by Alracairam (su deviantart) / DamaVerde
File 02.01.011... [Capitolo 11 – Pura Logica: Parte I ]
Rocket inclinò il capo, concedendosi di gustare, anche se solo per una manciata di secondi, lo spettacolo del cielo infuocato al tramonto.
Il sole era andato giù, nascondendosi oltre la sagoma dell'immenso vulcano, colorando di sfumature incredibili la roccia, la foresta, le nuvole.
Rocket tirò un respiro profondo, imprimendo nella propria memoria quell'istante che, in una circostanza diversa, avrebbe potuto essere perfetto... se lei non fosse stata un robot svettante tra le cime degli alberi, se le sue due compagne non fossero sparite, se avesse avuto accanto un partner diverso.
Ravage, al suo fianco, ringhiò e Rocket pensò di riuscire a percepire una sfumatura di scherno in quel suono sgradevole.
- Cosa? - sibilò, sollevando ancora una volta lo scanner che su quella dannata isola sembrava incapace di funzionare, tanto quanto ogni strumento di indagine o comunicazione.
Il felino meccanico si limitò a ringhiare ancora e a spiccare un salto per superarla. Con le zampe anteriori atterrò una delle sculture che avevano incontrato praticamente ovunque.
- No, no! - Rocket sbuffò, avvicinandosi e tentando di rimettere in piedi l'idolo - Che diavolo stai combinando, razza di gatto imbecille?
- Queste mostruosità terrestri sembrano seguirci con gli occhi...
- Sciocchezze! - la femme sfiorò con due dita la superficie di pietra scolpita, lasciando emergere lo spirito dell'archeologa che era stata - Queste sono opere secolari, inestimabili.
Ravage scosse la testa - Opere? Opere! - la sua risata la disturbò - Tu ignori il significato della parola.
- Può darsi. - lo disse piano, stanca di essere accusata continuamente di qualcosa - Sono un'ignorante. Ma è comunque meglio che essere piena di boria come voialtri.
- Noi siamo dei...
- Dei, dei, dei! - Rocket sibilò, abbassandosi su Ravage e incombendo su di lui mentre gli ultimi sprazzi di luce davano una sfumatura minacciosa al rosso della sua armatura - Se sei una divinità, allora fai ricomparire Clover e Dialpulse! O, meglio ancora: salva Megatron! Oppure restaura l'ordine nella Galassia, rimetti in piedi Cybertron! - i suoi occhi si accesero rabbiosi - Non puoi farlo? Allora non sei un dio! Puoi piantarla con questa propaganda da sottosviluppati!
- Tu non sai di cosa stai parlando, femme...
- Vedi questa statua? - le sue dita indugiarono ancora una volta sulla roccia scolpita - Sai con quali preistorici attrezzi è stata scolpita? - scosse la testa - No, vero? Se dessero a te uno scalpello... lo useresti per infilarlo nella pancia di qualcuno, o per fare tacche in un muro e tenere il conto di quanti hai messo fuori gioco. Tu non sai creare un accidente; nessuno di voi Cybertroniani sa creare un accidente: questo esclude definitivamente il fatto che siate dei. - senza aspettare una risposta, Rocket riprese a camminare, seguendo la traccia di devastazione lasciata da Dialpulse e Clover - Razza di sciocche... come hanno potuto lasciarmi indietro?
L'idea che potesse essere accaduto qualcosa di brutto le dava una sensazione molto simile alla nausea.
Ma era tutta colpa sua. Se solo...
Rocket strinse i pugni - Ravage? Muoviti! - sibilò.
Il giaguaro la superò ringhiando - Le tracce vanno verso il vulcano.
- Dimmi qualcosa di lui.
Ravage rimase in silenzio e la femme inclinò il capo, divisa tra irritazione e sorpresa - Ci avete detto che ne avevate un assoluto bisogno, ma non vi siete sprecati neanche a comunicarci il suo nome. Chi è? Perché è qui? Di che aiuto può essere un soldato che non fa altro che nascondersi?
Il giaguaro meccanico continuò a muoversi in silenzio per un po' prima di rispondere - Pensi che non sia stato già tutto pianificato? Che Megatron sia caduto come un ingenuo? - la sua risata le sembrò, ancora una volta, sgradevole - Megatron ha sempre un piano per ogni possibilità; non c'è un'ipotesi che lui e Soundwave non avessero già pianificato. Non c'è uno scenario che non sia stato calcolato.
- Brillante! - lei rise - Se sei un signore della guerra e porti morte in giro per l'universo pensare che qualcuno possa farti a pezzi è davvero profetico! Qualcosa che solo una mente superiore potrebbe prevedere...
- Una mente superiore ha già un piano per uscirne, quando per chiunque altro sarebbe tutto perduto.
- Così, qui entra in gioco lui... per aiutare Soundwave?
- Lui è uno scienziato.
Il modo in cui Ravage pronunciò quelle parole le fece correre un brivido lungo la schiena. Lasciandole intravedere una marea di sottintesi al di là dell'apparenza... Rocket scosse la testa, imprecando tra sé e sé, tentando di convincersi di essere troppo agitata per non lasciarsi suggestionare dalle parole minacciose di Ravage, o dall'atmosfera misteriosa dell'isola.
Sollevò la testa, guardandosi intorno - Questo posto sembra davvero stregato. - ammise.
All'improvviso gli occhi delle sculture sembrarono anche a lei troppo vivi. Maliziosi.
- Ma non può essere...
Ravage le scoccò un'occhiata interrogativa - Cosa?
Mettendo a tacere le rimostranze della propria archeologa interiore, Rocket si avvicinò ad una delle sculture tiki, allungando le mani e spezzandola a metà.
Le scintille azzurre caddero come una pioggia tra le sue dita, guizzando tra i cavi metallici danneggiati.
- Ci sta spiando. - Rocket si guardò intorno - Ci spia dall'inizio, il bastardo! - ma c'era qualcosa di più, qualcosa di più da notare. I suoi sensori ottici tornarono sui resti della scultura, e la femme si chinò per studiare la pietra, il suo grado di erosione, i segni lasciati dal tempo.
- La statua non è stata adattata di recente. - soffiò, e il suo sguardo cercò quello di Ravage - La statua è stata fatta per contenere questi! - strappò violentemente i cavi, lasciando cadere un'altra pioggia di scintille sul tappeto d'erba e fiori ai loro piedi - Lo sai cosa significa? - le sue dita corsero sui segni lasciati dal tempo, la sua mente impegnata nel calcolo di una stima. Aveva visto già monumenti, statue, sculture che portavano incisa l'impronta del tempo sulla propria superficie - Millenni! Millenni!
- Per noi i millenni non sono nulla. - il tono solenne di Ravage le fece correre un brivido lungo la schiena.
- Ma il vostro arrivo sulla Terra è stato recente! - c'era stato Proteus, molto prima, all'inizio della storia stessa per quanto ne sapevano. E forse c'erano stati altri, di passaggio. Ma questo...
Rocket si guardò intorno, riconsiderando l'isola e le sue leggende in un'ottica del tutto nuova. Prima che Ravage potesse muovere solo un passo, lo afferrò, bloccandolo sul terreno - Da quanto? - sibilò - Da quanto lui è qui?
- Non lo so. Da molto, presuppongo.
- Ma perché?
- Soundwave sospettava che lui stesse portando avanti delle ricerche per conto proprio, che avesse dei piani personali. Dei progetti.
- Progetti per cosa, Ravage?
Il felino ringhiò scuotendo la testa - Aveva ipotizzato quello che sarebbe accaduto su Cybertron. L'esaurimento delle nostre risorse. Una probabile estinzione. Ma non so quale fosse precisamente il suo piano.
- Oh, fai uno sforzo e magari ti verrà in mente! - lo lasciò andare - Il tuo caro scienziato non collaborerà, non è vero? Soundwave ha mandato noi perché sapeva che un altro Decepticon non avrebbe avuto possibilità. Noi siamo il suo ultimo tentativo, immagino: uno scherzo della natura che potrebbe solleticare il palato del nostro caro uomo di scienza, non è così?
- Ipotesi plausibile.
- Fottiti! Oh, fottiti tu ed anche lui! - Rocket si prese la testa tra le mani.
- Laserbeak deve essere stato catturato.
- Un'altra piccola conferma del fatto che stiamo inseguendo qualcuno che non è interessato per nulla ad aiutarci, eh? Merda! Merda... i miei circuiti si stanno surriscaldando. - la femme si strofinò due dita sulla fronte, cercando di calmarsi e di trovare un pensiero positivo al quale aggrapparsi disperatamente. Ma nel suo processore iniziò a farsi strada un'ipotesi ancora più sconcertante. Proteus lo sapeva. Proteus doveva saperlo.
Se la Endless era atterrata sulla Terra ancora prima dell'epoca dei dinosauri... no, in ogni caso non c'era motivo per il quale Proteus non avesse dovuto saperlo. Sapeva sempre tutto. Era rimasto lì, nascosto, registrando i movimenti di tutti ma nascondendo i propri per proteggere il proprio carico, o almeno... così aveva detto.
Non gli era sfuggito nulla: non poteva essergli sfuggito qualcosa di tanto grande.
Rocket strinse i pugni. No, no. Doveva esserci una spiegazione. Al contrario di chiunque altro, Proteus li aveva protetti. Poteva aver omesso qualcosa, ma non avrebbe mai agito in modo da danneggiarli.
E l'equipaggio precedente della Endless? Una vocina insidiosa si insinuò nella sua testa.
- Rocket?
Per la prima volta la voce di Ravage le sembrò la benvenuta, una piccola benedizione per strapparla dai propri pensieri.
E, comunque fosse andata, adesso erano al di fuori della giurisdizione di Proteus, e la protezione di Dialpulse e Clover era nelle sue mani, solo nelle sue mani.
- Continuiamo. - ringhiò - Ormai l'ingresso al nascondiglio del bastardo deve essere vicino.
Avaiki.
- Che diavolo credi significhi Avaiki? - Dialpulse gettò un'occhiata sbilenca a Clover.
- Non riesco a connettermi a Internet. La mia connessione è difettosa.
Dialpulse scosse la testa - Già, anche la mia. - soffiò, osservando la volta della grotta sopra le loro teste, ed i piccoli cristalli di Energon che scintillavano nel buio.
- Ma... ma posso basarmi sulla mia conoscenza delle lingue terrestri. - la femme ammiccò - Il che è a riprova dell'utilità di avere una linguista sempre a portata di mano.
Pulse sbuffò - Sì, splendido. Ma che diavolo significa?
- Oh. - l'espressione soddisfatta di Clover scomparve - In accordo con la lingua polinesiana Avaiki indica la patria primordiale, la terra degli dei. La terra dell'origine.
- Ho come la brutta impressione che non stiamo andando verso l'origine, ma verso la fine.
- Non portare sfortuna! Stiamo già seguendo un... - la linguista fece un cenno verso la chimera che le stava guidando nelle profondità della terra e rabbrividì.
- Avremmo potuto sparargli. Avremmo potuto tornare indietro.
- Purtroppo le buone idee arrivano sempre quando è troppo tardi.
Dialpulse scosse la testa - Se ne usciamo Rocket ci farà a pezzi. Se moriamo qui dentro... spero solo che quel coso non ci stia conducendo dritte nella tana di un Sarlacc.
Clover si fermò - Che cos'è un Sarlacc?
- E' qualcosa che può farti scoprire una nuova qualità di dolore: nel suo ventre saresti digerita per oltre un migliaio di anni. - la femme scrollò le spalle, concludendo la propria citazione da Il Ritorno dello Jedi.
- Atua Fafine vi sta aspettando. - la chimera aveva una voce decisamente monotona.
Dialpulse si schiarì la voce - Ma, caro maiale...
Clover le assestò una gomitata.
- O caro cavallo, qualunque delle due sia vera. Noi non vorremmo mai incomodare Atua Fafine, chiunque esso sia, con una visita non precedentemente accordata. Forse potresti dirgli di noi, e noi potremmo ripassare domani per colazione.
Clover le assestò un'altra gomitata.
- Cioè, non per essere noi la colazione. Solo... con più calma.
- Atua Fafine vi aspetta ora.
Clover fece spallucce, abbassando istintivamente lo sguardo su uno dei cannoncini fissati sul suo braccio che, come buona parte delle sue strumentazioni, avevano smesso di funzionare. Domandandosi se almeno la lancia che era nascosta all'interno della sua armatura avrebbe funzionato in caso di necessità.
Liberarsi della chimera sarebbe stato facile, più che bere una goccia di Energon; schiacciarla, spazzarla via... ma, dannazione, tutto il resto era dannatamente complicato.
- Muoviti, Pulse.
La femme arancione annuì - D'accordo... se dobbiamo morire lo faremo con dignità.
- Oh, per favore! Non morirà nessuno.
Dialpulse sospirò lentamente - Già... questo corpo è ancora vergine. Non posso andarmene senza aver provato le gioie di Soundwave.
Clover espirò, cercando di non ridere. E, alternativamente, cercando di non farsi venire in mente Skywarp. Dio, c'erano così tante cose che non sapevano, che avrebbero potuto imparare. Se solo Rocket fosse arrivata come la proverbiale cavalleria per salvarle, se Atua Fafine si fosse dimostrato un simpatico mech con il solo hobby di montare pezzi di animali morti in ordine sparso per costruire chimere.
- La battuta è vecchia!
- Pff...
La cosa si bloccò davanti ad un vicolo cieco – Andate, adesso. - ordinò.
- Che? - Dialpulse si guardò intorno.
- Oltre il muro. - soffiò Clover - Un altro ologramma?
- Come Harry Potter al binario nove e tre quarti?
- Andate... - il collo da cavallo della chimera si torse e gli occhi inquietanti della bestia incontrarono i loro - Ora.
- Fanculo. E va bene! - Dialpulse spense i propri sensori ottici per un istante e spiccò la corsa verso la parete rocciosa, aspettando di percepire l'impatto.
Ma il suo corpo attraversò l'illusione creata dall'ologramma, e l'unico impatto fu quello con Clover appena arrivata. Le due femme riuscirono a mantenere l'equilibrio, e l'esclamazione della linguista indusse Pulse a riattivare i propri sensori ottici.
- Oh. Mio. Dio.
Erano dentro al vulcano.
Il cratere, sopra le loro teste, era spalancato sul cielo notturno, già trapuntato da milioni di stelle e illuminato dalla luna.
Nelle pareti rocciose erano state scavate abitazioni, sculture.
Dialpulse avvertì il panico montare nei propri circuiti - Siamo finite in qualche fottuto racconto fantasy, è questo? - sussurrò.
Ma lo sguardo di Clover era puntato su qualcosa di diverso - Credo che sia molto... peggio.
Finalmente anche Pulse mise a fuoco quello che avevano davanti...
Lui era grosso. Probabilmente quanto Megatron. E apparentemente un milione di volte più alieno di qualunque altro Cybertroniano avessero mai incontrato prima, in assenza di un vero e proprio volto che lo rendesse, in qualche modo, familiare.
Il suo unico occhio dorato era puntato su di loro, con indolenza, con la stessa indolenza con la quale il mech viola se ne stava assiso sul suo trono al centro dello spazio ricavato nel cratere.
- A... Atua Fafine, immagino. - la voce di Clover risuonò vagamente distorta.
Lui si mosse impercettibilmente - La mia designazione è Shockwave.
- Shockwave. - la femme annuì.
- Benvenute nel cuore di Regenesis.
Dialpulse scambiò un'occhiata con Clover - Regenesis? - soffiò - Questo mi ricorda un po' troppo Star Trek...
- E non ti piaceva Star Trek? - Clover tirò un respiro profondo.
- Mi piaceva. Prima di vedere lui. Prima di vedere questo.
Shockwave si alzò lentamente, e le piccole, umane sagome ai suoi piedi si scostarono per lasciarlo passare, continuando a guardarlo con un misto di adorazione.
Dialpulse strinse i pugni - Non promette bene. - soffiò, fissando i terrestri.
- Già. - Clover scosse la testa, tornando in silenzio mentre il mech si avvicinava.
- Ero curioso di incontrarvi, finalmente.
- Davvero? - Clover sollevò lo sguardo, finendo per essere morbosamente stregata dalla luce inumana dell'unico occhio di Shockwave.
- Sono affascinato dall'evoluzione. In tutte le sue forme. - persino la sua voce era ammaliante, con la sua calma perfetta simile a quella di Proteus; eppure, nello stesso tempo, v'era qualcosa di simile ad un tono perverso, nascosto sotto la superficie apparentemente imperturbabile di quella tranquillità.
Dialpulse si mosse, spostando il peso da un piede all'altro - Molto interessante. - sussurrò con ostilità evidente; sollevò il mento e gli concesse uno sguardo di sfida - Così eri qui mentre tutti ti cercavano? Ad occuparti di questo... vulcano?
- Di Regenesis. - replicò lui con la stessa imperturbabilità.
La femme scrollò le spalle con impazienza - Lo hai già detto. Ma, francamente, pensavo che un Decepticon dovesse rispondere ad una chiamata ricevuta da Megatron.
- E come si dovrebbe rispondere ad una chiamata mai ricevuta? - Shockwave inclinò il capo; impossibile capire se fosse ironico.
- Megatron non possiede la facoltà di contattare nessuno, al momento, ma...
- Esattamente.
- Pulse... - Clover tentò di interromperla.
- No, non adesso! - ringhiò la femme - Ti sei nascosto per non farti trovare, non è così? Come un vigliacco, mentre Soundwave si occupava di tutto il resto?
- Pulse! Dialpulse! - Clover le posò una mano sulla spalla, indicando la grande gabbia alle spalle del trono.
- Cosa...
Gli occhi rossi di Laserbeak ammiccarono oltre le sbarre, ed un verso frustrato risuonò nel cratere.
- Nascosto? Oh, no. Non direi. Soundwave ha sempre avuto l'abitudine di spiare chiunque. Di spiare me. Avrebbe potuto raggiungermi in ogni istante, se avesse voluto.
- Ma che diamine... - Dialpulse rabbrividì, incapace di mettere bene a fuoco quella dannata faccenda.
La luce del solo occhio di Shockwave tremolò per un attimo - In definitiva... - si allontanò per tornare a sedersi sul proprio trono - Io servo un solo signore: la pura logica. E questo a Soundwave non è ignoto. Né a Megatron. O, mi correggo: non gli era ignoto.
Il giaguaro meccanico e la femme rimasero immobili davanti alla parete di roccia. Scambiandosi solo un'occhiata.
Lei annuì, ed il felino ruggì la propria approvazione.
Poi Rocket stese la mano e la pietra ondeggiò, confondendosi per un istante in qualcosa di indefinito, di luminoso. Un attimo dopo le sue dita erano scomparse al di là dell'illusione.
- Molto. Bene. Di qua si può passare. - il sorriso che si allargò sulle labbra di Rocket era determinato, deciso.
Saltarono insieme all'interno, atterrando nel buio prima che i loro sensori ottici passassero in una modalità di visione adeguata.
- Questa è opera di Shockwave.
Rocket si guardò intorno, seguendo Ravage.
- Così, mentre serviva Megatron, il nostro eroe aveva un piano alternativo.
Il giaguaro annuì, sferzando l'aria con la propria coda - Lo ha sempre avuto.
Dentro di sé la femme avvertì un pizzico di ammirazione; chiunque, qualunque mostro questo Decepticon potesse essere, si era, comunque, dimostrato più lungimirante degli altri. Degli Autobots. Dei propri stessi compagni.
- Se non altro... qualcuno tra voi ha indovinato dove questa maledetta guerra sarebbe andata a finire.
- Non c'è altro comando che quello di Megatron! - Ravage le scoccò un'occhiata velenosa. Ma la femme scosse la testa.
- Non voglio parlare del tuo fottuto Megatron. - soffiò - Ma del fottuto Cybertron. Anche se, che l'inferno vi porti, l'idea che la Terra sia stata il giocattolino di uno scienziato pazzo mi da i brividi.
Ravage si fermò - Energon! - sibilò - Sulle pareti, sulla volta. - poi si immobilizzò, puntando qualcosa nel buio - Non siamo soli.
Rocket fece per puntare una delle proprie armi, ma il tentativo di dare potere al cannoncino fallì miseramente. Un rapido controllo del proprio sistema le rivelò quanto la realtà fosse diventata sgradevole - Qualcosa mi impedisce di controllare le mie difese. - ringhiò, ma Ravage la ignorò, saltando nel buio, del tutto a proprio agio.
- Ravage!
Il rumore di una breve zuffa la congelò, ma il giaguaro tornò sui propri passi nel giro di una manciata di istanti - Era solo una stupida bestia, uno degli stupidi giocattoli di Shockwave. - le sue zanne di metallo scintillarono ricoperte da una sostanza che avrebbe potuto essere tanto Energon quanto sangue.
- Comunque... - Rocket riprese a camminare - Sapeva già che siamo qui. I tuoi lanciarazzi funzionano?
Ravage scosse la testa - Sono bloccati.
- Sto eseguendo una scansione più approfondita del sistema di gestione dei miei armamenti... - gli occhi della femme luccicarono - Qualcosa dentro questo fosso lo inibisce. Ma... - le sue labbra si tesero in un sorrisetto sghembo - Neanche il tuo Shockwave può mettermi del tutto fuorigioco.
- C'è molto di cui dovrà rispondere.
Lei annuì, mentre il suo sguardo tornava a percorrere l'interno di quella incredibile caverna piena di segreti, e milioni di anni di manipolazioni.
Così, all'improvviso, al di là della silenziosa presenza di Proteus... le ipotesi più fantasiose dei ricercatori più stravaganti assumevano una luce del tutto diversa.
- Le linee di Nazca, l'astronauta di Palenque, i misteri delle piramidi, le statue dei Dogu, le pitture preistoriche che rappresentano alieni... - Rocket tirò il fiato - Gli oggetti fuori posto, le tecnologie impossibili, gli oopart scoperti ovunque sulla Terra: adesso ha tutto senso. Era vero, era tutto vero! - la femme gettò indietro il capo, incapace di resistere alla voglia di ridere e piangere nello stesso tempo - Ed io sono stata licenziata solo perché avevo individuato la Endless nel sottosuolo di Roma! Se loro sapessero... se tutti solo sapessero!
Ravage la fissò diviso tra perplessità e curiosità.
- Ed era scritto persino nella Bibbia... " Quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli..." tutta la nostra storia è da rivedere. Proteus, Shockwave, chissà quanti altri sono stati qui! Chissà di quante manipolazioni, di quanti incroci, di quante altre razze che hanno voluto giocare agli dei noi siamo figli...
Ravage si limitò a sbuffare piano, tornando ad osservare il buio.
(… To Be Continued.)
Disclaimer: questa è una fanfiction, dunque è scritta senza alcun fine di lucro, solo per puro piacere e intrattenimento personale, da fan!
I Transformers appartengono, ovviamente, a chi ne detiene i diritti!
Ciò che è mio è l'idea originale della storia, la trama, e miei sono anche i vari personaggi originali che, dunque, NON possono essere riutilizzati altrove senza il mio esplicito permesso.
Fate i bravi e NIENTE PLAGI! ;-)
