Undici
Si meritava un po' di divertimento e non di tumularsi viva in quel distretto – così l'aveva presa di petto Lanie con i suoi modi energici la sera prima, avanzando nel corridoio semibuio a passo marziale, quando se ne erano già andati quasi tutti. E Castle non era lì con lei ad aiutarla a difendersi dall'attacco che non le aveva lasciato scampo.
Non aveva potuto far altro che capitolare e acconsentire a qualsiasi programma Lanie avesse organizzato a sua insaputa.
Non le era andata troppo male. Si era trovata costretta a uscire di casa a metà di un sabato mattina non lavorativo, vestita in abiti comodi – non aveva nessuna intenzione di sprecare più di un minuto davanti al suo armadio - per andare ad accomodarsi a sorpresa su un divano molto ampio e avvolgente da cui non si era mai più alzata.
Con davanti a sé una tazza di caffè, che avrebbe giurato essere grande il doppio del normale, e una generosa fetta di torta che nessuna protesta aveva impedito a Lanie di ordinarle, poteva considerarsi più che soddisfatta.
Lanie le aveva spiegato che il locale in cui si trovavano aveva aperto solo recentemente, ma che era già diventato uno dei suoi preferiti. Per lei non faceva differenza, dal momento che la sua vita sociale era pari a una linea piatta, si fidava ciecamente del giudizio dell'amica. Il caffè era sicuramente molto buono, proprio come piaceva a lei. Proprio come quelli che preparava Castle.
Si limitava a starsene sprofondata tra i cuscini, godendosi il tepore della giornata autunnale che aveva concesso loro di accomodarsi in una nicchia confortevole all'aperto, abbastanza lontane dalla strada perché il traffico di New York non le infastidisse, ma non troppo isolate da far avvertire a Lanie l'urgenza impellente di riportarla nel mondo dei vivi, che era il compito che si era prefissata, ne era perfettamente consapevole.
Bevve un altro sorso di caffè, si appoggiò allo schienale e permise a un sospiro appagato di farsi rumorosamente strada, fino ad attirare l'attenzione di Lanie, seduta composta e intenta a scrutarla come un falco.
"Che effetto ti fa non avere niente da fare, per una volta? Ero convinta che avresti controllato maniacalmente il tuo telefono", sentenziò.
"Sono perfettamente in grado di godermi una mattinata libera", replicò raccogliendo la provocazione. Il suo telefono se ne stava ben nascosto in borsa e non aveva provato nessuna tentazione di controllarlo, tanto meno maniacalmente.
"E che cosa ne dici se ti proponessi una serata fuori? Consideralo come il passo successivo dopo esserti avventurata nella terre sconosciute del relax", continuò con cautela. Stava tessendo la sua tela con grande perizia, doveva riconoscerglielo.
"Dove vuoi portarmi?". L'avrebbe stupita accettando senza nessuna protesta.
"Non con me. Pensavo...". Smise di parlare e le lanciò un'occhiata da cospiratrice. "Non vuoi che ti organizzi un appuntamento? Sono brava a farlo, devi ammetterlo. Sono riuscita perfino a trovare la persona perfetta per Castle, proprio come mi avevi chiesto. Potrei quasi aprire un'agenzia matrimoniale".
Kate ingoiò in fretta e furia il suo caffè che, d'improvviso, non le sembrava più tanto gradevole. Era solo brodaglia tiepida, ormai. Evitò intenzionalmente lo sguardo attento di Lanie, preferendo dedicarsi a un'intensa osservazione dell'ambiente circostante.
Era stufa di sentir sempre magnificare Tanya e tutte le sue virtù. Avrebbe potuto scrivere un libro sulle numerose doti della splendida compagna che Castle era stato tanto fortunato da incontrare. Sì, conveniva che era bellissima, piena di fascino e completamente diversa dalle donne con cui Castle usciva di solito. Infatti si stavano ancora frequentando, nonostante tutti fossero stati convinti che sarebbe durata giusto un paio di settimane. Ma in che modo questo la riguardava?
Era felice per loro e se ne stava alla larga, augurando il meglio a entrambi. Perché doveva rovinarsi la giornata pensando all'unione di anime affini che la sorte - e la corposa spinta di Lanie – avevano fatto incontrare?
Perché Castle doveva far capolino nella sua mente, quando era stata lieta di non averlo intorno, almeno per qualche ora e perfino, sperabilmente, per l'intero weekend? Capiva che Tanya fosse una amica di Lanie e che a lei facesse piacere aver interpretato il ruolo di Cupido, ma non era decisamente un argomento che aveva voglia di affrontare nel suo tempo libero. Come se Tanya non fosse già di per sé sulla strada della beatificazione, senza che le servissero altri sostenitori.
"Non ho bisogno di nessun appuntamento al buio", replicò alla fine della lunga invettiva interiore.
"Ok, ok. Torna pure a fare il porcospino", ribatté Lanie alzando gli occhi al cielo. L'immagine la fece ridere, dissolvendo istantaneamente la tensione tra loro.
"Non voglio fare il porcospino. Dico solo che non ho bisogno che qualcuno mi organizzi un'uscita perché...", si interruppe, per mantenere un po' di mistero.
"Adesso mi dirai che hai incontrato qualcuno, solo per zittirmi. Molto divertente, ma non è così facile ingannarmi".
"Ho davvero incontrato qualcuno!", replicò, un po' offesa. Per una volta che faceva quello che le veniva incessantemente ripetuto, si trovava a dover convincere la gente della sua buonafede.
"Non sei mai stata brava a mentire".
"Perché non sto mentendo!". Si sentiva un po' ridicola a continuare a insistere di avere un appuntamento, se così si poteva chiamare.
Lanie la scrutò diffidente. Sotto quello sguardo indagatore le venne quasi voglia di confessare di essersi inventata tutto, cosa che però non corrispondeva al vero.
"Quando l'avresti incontrato? E dove?".
"Ho una vita oltre al lavoro, nel caso non te ne fossi accorta". Si divertì per ripicca a tenerla sulle spine.
"Io mi sono accorta benissimo che, invece, nonce l'hai. E continuo a crederlo. Chi sarebbe questa persona? Esiste nella realtà o è il tuo fidanzato immaginario?".
Se non si fosse trattato di Lanie se ne sarebbe già andata furibonda.
"Sì, esiste. L'ho incontrato a una mostra l'altra sera".
Lanie sbuffò. "Speravo l'avessi conosciuto in un posto più divertente. Ma immagino non ci fosse molta scelta. È carino?".
A un tratto una voce molto nota si intromise tra loro.
"Chi è carino? Buongiorno, anche voi qui?".
Castle? In carne e ossa, a proprio agio e di bell'aspetto? Che cosa ci faceva lì?
In preda a sconcerto misto a crescente irritazione, riuscì solo a fissarlo, senza trovare il necessario brio per rispondergli a tono. Cominciava a farsi in strada in lei un sospetto decisamente poco gradito.
Si fermò dal profferire qualcosa di tagliente solo perché si accorse che Castle era accompagnato da Alexis, che le stava sorridendo innocentemente, sorpresa quanto lei dell'incontro.
"Siamo entrati a prendere un caffè al volo, prima che Alexis abbandoni il suo vecchio padre per qualcosa o qualcuno di più interessante".
"Non essere così modesto Castle, non ti si addice". Il suo cervello era riuscito a ripristinare in fretta le sue abilità linguistiche, mantenendo intatto il solito sarcasmo. Ricevette in cambio un sorriso altrettanto non colpevole che incrinò la sua certezza di essere stata raggirata. Sembrano una normalissima coppia padre-figlia intenti a godersi una passeggiata in giro per la città, senza nessun altro scopo. Apparentemente.
Dopo aver scambiato qualche convenevole, al quale lei si sforzò di partecipare spolverando il suo lato più socievole, i due si allontanarono per dirigersi verso il bancone e ordinare i loro caffè. Lanie non li aveva invitati a unirsi a loro e lei se ne era ben guardata.
"Sei stata tu!", sibilò a denti stretti rivolta verso l'amica, che trasecolò nel sentirsi apostrofare con un atteggiamento tanto minaccioso, di cui non capiva evidentemente la ragione.
"Sono stata io a fare cosa?", domandò stupefatta.
"Mi hai trascinato qui e poi vi siete messi d'accordo perché Castle fingesse di entrare per caso. Sono una detective! Come potevate pensare che non me ne sarei accorta?".
Chi pensavano di prendere in giro con un trucchetto tanto banale? Se dovevano tenderle delle trappole, che almeno lo facessero in modo più fantasioso.
Lanie spalancò gli occhi. L'effetto fu quasi comico.
"Sei impazzita?! Perché avrei dovuto fare una cosa del genere?".
"Si tratta di statistica. Quante probabilità c'erano di imbatterci casualmente proprio in Castle? Con tutti i locali esistenti in questa città? Io di sicuro non l'ho informato".
"Per la cronaca, non l'ho fatto nemmeno io. E continuerò a sostenere la mia versione, anche se mi fissi con quello sguardo da interrogatorio. Lo avrà portato qui Tanya, perché a dire il vero è stata lei a farmi conoscere questo posto. Lo vedi anche tu che è molto frequentato, non è un nostro segreto. Ti assicuro che non c'è nessun complotto ai tuoi danni. Non vedo soprattutto perché avrei dovuto trascinare qui Castle per fartelo incontrare. Vi vedete tutti i giorni, siete riusciti a uscire e baciarvi anche senza il mio aiuto, prima che tu buttassi tutto al vento".
"Non ho buttato tutto al vento. E non siamo usciti insieme per come la intendi tu. Non c'è stato niente".
Sorvolò sul fatto che si fossero baciati. Lei non ci pensava più. In parte.
"E vedete entrambi altre persone. Quindi, perché avrei dovuto organizzare tutta questa messinscena? So perfettamente che non ti interessa. E lui ha occhi solo per Tanya. Dovresti affrontare le tue manie persecutorie, prima di accusare ingiustamente il prossimo", concluse offesa.
Kate si era già pentita del suo scatto impulsivo che le aveva fatto vedere ombre dove non ce n'erano. Aveva ragione. Perché avrebbe dovuto ingannarla in quel modo? Non c'era motivo per cui qualcuno volesse obbligarla con l'inganno a frequentare Castle, visto che lui aveva altri interessi e lei aveva sempre insistito nel considerarlo solo una seccatura, premurandosi di farlo sapere a tutti. E allora perché era stato il suo primo pensiero, quando se l'era trovato davanti?
Alexis superò velocemente il loro tavolo, salutandole con affetto, ma senza fermarsi. Qualche istante dopo comparve Castle, che diede un'ultima occhiata alla figlia prima che scomparisse dalla sua vista, dirigendosi poi a passo lento verso di loro.
Kate si sentì tremendamente in colpa anche nei suoi confronti, senza che ci fosse un vero e proprio motivo, tanto più che Castle non era al corrente dei suoi vaneggiamenti. Si sforzò di accoglierlo con più di calore di quanto non avesse fatto in precedenza.
Lui le rivolse un sorriso smagliante, forse sorpreso dal suo repentino cambio di atteggiamento. Qualcosa dentro di sé suonò un flebile campanello d'allarme, ma lasciò perdere ulteriori riflessioni in quella direzione.
"Vi auguro buon proseguimento, signore", esordì con le solite maniere perfette, senza insistere per rimanere con loro, pretendere di sapere i loro programmi o semplicemente andarsene in giro fastidioso come al solito. Quando non esagerava riusciva perfino ad apprezzare la sua compagnia – ma sempre a piccole dosi.
"Te ne vai già, Castle?".
Era stata lei? Aveva davvero pronunciato quelle parole, scese in un silenzio sbigottito? Aveva voluto essere gentile, ma aveva esagerato in senso opposto. Meglio rimanere nel territorio confortevole e familiare dei porcospini.
"Sì, beh... Ero entrato solo per un caffè, ma vedo che preparano ottime colazioni. Magari potrei...".
"Perché non ti unisci a noi?", propose Lanie sfidandola con gli occhi a contraddirla. Non poteva farlo. Era stata lei la prima a esporsi in modo impacciato e senza nessun altro fine che colmare un silenzio imbarazzato, con esiti evidentemente più che disastrosi. Doveva accettare il destino avverso.
