Brittany era seduta in auto, guardava fuori dal finestrino e stringeva la maniglia della portiera più forte del necessario. Il suo cuore stava già battendo forte e non aveva nemmeno messo piede nell'edificio.

Ogni speranza di fuga le fu strappata improvvisamente da Lori, sua madre, che aveva aperto la portiera e l'aveva fatta quasi cadere a terra. La bambina riuscì ad afferrare qualcosa prima di capitombolare sull'asfalto. Sua madre sospirò profondamente.

"Brittany, sono dieci minuti che te ne stai seduta lì, farai tardi," le disse la donna chiudendo la portiera e intrappolandola così fuori dall'auto.

"N-non ci voglio andare," disse Brittany a fatica, la sua ansia era aumentata perché non c'era più alcuna barriera fisica fra lei e le porte della scuola elementare McKinley.

La madre sospirò di nuovo e si strofinò gli occhi con le mani, "Tesoro, hai fatto le prove per un mese intero, sei pronta. Smettila di fare la fifona e fagli vedere chi sei."

"Mi guarderà t-tutta la scuola e devo farlo vestita c-così," rispose sottovoce abbassando lo sguardo sul suo costume da spaventapasseri.

Odiava i costumi, attiravano l'attenzione su di lei anche più della sua normale agitazione. Dando uno sguardo nostalgico all'auto, desiderò con tutte le sue forze che sua madre non l'avesse già chiusa: avrebbe davvero voluto tornarci.

"Dov'è tuo padre?" chiese Lori guardandosi intorno.

Gli occhi di Brittany si spostarono sul parcheggio e lo scorsero vicino al signor Evans, impegnato a chiacchierare allegramente.

"Frank!" lo chiamò la moglie, lui si voltò e, notando la sua irritazione, si avviò di buon passo verso di lei.

"Hai urlato, dolcezza?" le chiese sorridendo.

"Piantala, le ho dato tempo come hai detto tu e ancora non vuole entrare," spiegò a bassa voce, ma comunque Brittany riuscì a sentire.

Suo padre si inginocchiò di fronte a lei, "Andiamo, Britt-Britt, hai un costume fantastico e so che sei pronta a dare il meglio di te."

"Ma non voglio," rispose con voce ancor più debole, non le piaceva deludere il suo papà, però poteva già sentire il suo corpo irrigidirsi.

Lui la sollevò fra le braccia, di solito a Brittany non piaceva essere sollevata così in alto, ma si sentiva sicura nel suo abbraccio. Così gli appoggiò la testa sulla spalla e gli avvolse le braccia intorno al collo per cercare di aggrapparsi all'unica cosa che poteva farle mantenere la calma in quel momento.

"Balli per noi di continuo," continuò lui con voce allegra per cercare di darle coraggio, "E per il signor Ryerson."

"E' diverso," mormorò lei.

Di solito aveva assistito alle lezioni del signor Reyerson separatamente dagli altri studenti, e quell'uomo era sempre troppo impegnato a scrivere o al telefono per preoccuparsi di lei, quindi praticamente ballava da sola. Almeno era quello che aveva pensato fino a quando lui non aveva iniziato a sbraitare qualcosa sul fatto che avesse un talento naturale, quindi forse di tanto in tanto le aveva prestato attenzione. E i suoi genitori non contavano, si fidava di loro, non l'avrebbero presa in giro e nemmeno riso di lei come gli altri bambini della scuola.

"E poi ti sei esibita davanti alla tua classe di danza, ricordi?"

Aveva un discreto ricordo di quella esibizione, il signor Reyerson aveva insistito con un 'fai vedere a tutti come si fa'. Era così nervosa che si era allontanata per andare in bagno e aveva vomitato due volte, ma c'erano i suoi genitori e non vedevano l'ora di vederla ballare, così l'aveva fatto. Però anche così le ci era voluto un secolo per raccogliere il coraggio, nonostante fossero rimasti solo due studenti che aspettavano i loro genitori, e Sam le avesse appena insegnato a far finta che gli altri non ci fossero. Aveva già funzionato due volte prima di allora, e funzionò di nuovo, ma solo perché era di fronte a piccoli gruppi di persone, qui si trattava di tutto il corpo studentesco e dei loro genitori. Non c'era modo di bloccarli fuori tutti quanti, soprattutto perché il signor Reyerson le aveva affidato un assolo di danza nel mezzo dello spettacolo.

"Papà, ho tanta paura," gli disse supplicandolo e tenendolo stretto, sperando di non pensare a tutte quelle persone che la guardavano.

"Che cosa c'è da aver paura? E' solo una commedia. E poi è una commedia di Halloween, quindi dovrebbe far paura al pubblico," scherzò lui.

Brittany lo tenne stretto senza rispondere e Lori sospirò, "Frank, finirà col fare tardi. Quello sì che sarebbe imbarazzante."

Frank le lanciò un'occhiata esasperata e cercò di districare la figlia dal suo collo, nonostante questa stesse stringendo la presa. La tenne davanti a sé sospesa in aria, spoglia del suo calore confortante, e Brittany fu estremamente a disagio.

"Sarai bravissima, piccola," la rincuorò sorridendole un attimo prima di posarla a terra, "Ti ricordi cos'ha detto la signorina Pillsbury? Devi affrontare le tue paure, è per questo che mamma ti ha iscritta al programma di danza, così che tu possa essere coraggiosa."

La signorina Pillsbury era la consulente scolastica e a Brittany non piaceva particolarmente, specialmente perché si dava da fare dicendo agli altri di essere coraggiosi quando lei stessa era terrorizzata dagli invisibili germi della sua scrivania.

"Problemi con la vostra piccola star, Frank?"

I tre si voltarono e videro Dwight Evans che si avvicinava, con suo figlio Sam al fianco che trotterellava per tenere il passo del padre.

"Sta facendo i capricci ancor prima di entrare," si lamentò Lori.

Dwight guardò Brittany con aria sorpresa, "Ma se ho sentito che sei una bravissima ballerina?"

"E' così," rispose la madre spostando lo sguardo su Brittany, "E tutti quanti sarebbero d'accordo se facessi vedere loro di cosa sei capace."

In risposta Brittany cercò di nascondersi dietro la gamba del padre, ma Lori le prese la mano e la tirò gentilmente verso di sé e in direzione dell'edificio incriminato. Quando cercò di piantare i talloni a terra, sua madre si voltò verso di lei.

"Brittany, hai sette anni, non sei più una bambina, vedi per caso altri bambini fare i capricci nel parcheggio?" le disse rapidamente.

"Oh, Lori, andiamo. Non si è mai troppo vecchi per l'ansia da palcoscenico," commentò Dwight gentilmente.

"Ehi Britt, se sei così preoccupata pensa a dopo lo spettacolo. Ricordati che andrai a casa di Sam così potrete fare dolcetto o scherzetto, pensa a quanto sarà divertente," le disse Frank come se fosse un'idea geniale.

Brittany annuì perché intorno a lei c'erano tre paia di occhi in attesa, ma sinceramente avrebbe rinunciato volentieri a dolcetto o scherzetto per evitare di ballare di fronte ad un pubblico. L'unica persona che sembrava comprendere la sua riluttanza era Sam, la osservò attentamente quando la madre cercò di trascinarla di nuovo, così fece un passo avanti.

"Signora Pierce, l'accompagno io," propose lui.

A Brittany non piaceva per niente l'idea di entrare, ma dato che era costretta a farlo almeno preferiva farlo insieme a qualcuno che la capiva.

Lori spostò lo sguardo fra Sam e la figlia, "Se ti mando con lui ti comporterai da grande?"

"Sì, mamma," rispose liberandosi dalla presa della madre e prendendo la morbida, anche se leggermente appiccicosa, mano di Sam.

"Okay, allora noi andiamo a cercare i nostri posti," disse poi, "E Brittany, balli meravigliosamente, fai quello che fai di solito e non ci sarà niente di cui aver paura."

Annuì di nuovo anche se tutto ciò che provava in quel momento era una sensazione di completo terrore.

La madre iniziò ad allontanarsi, ma prima di seguirla Frank rimase per darle un ultimo consiglio, "Tanto tempo fa mi hanno detto che per superare la paura da palcoscenico bisogna immaginarsi il pubblico in mutande. Uso questo trucchetto ogni volta che sono agitato e funziona sempre," le disse dandole una pacca sulla spalla e incamminandosi per raggiungere sua moglie.

"Che dite, vogliamo entrare?" chiese Dwight avviandosi verso la porta.

Sam le sorrise e la scortò con gentilezza dopo di lui, "Sarai magnifica," le disse sottovoce.

"Ma devo ballare da sola, di fronte a tutti, v-vestita da spaventapasseri."

Lui aggrottò le sopracciglia, "Già, ma è perché il signor Reyerson è strano, lo sanno tutti quindi non devi preoccuparti."

Non riuscì a trattenere un debole sorriso a quel punto, "E' strano davvero."

Camminarono lentamente attraverso le porte e dentro l'auditorium dove un centinaio di persone erano già riunite. Brittany aveva sperato che la maggior parte degli studenti e genitori non si fosse presentata, ma evidentemente la promessa di cibo e dolciumi gratis era un incentivo sufficiente.

Dwight li accompagnò dietro le quinte vicino al punto dove i loro compagni di classe erano già radunati. Brittany sapeva che in questo momento avrebbe dovuto separarsi da Sam, così quando lui provò a lasciarle la mano lei la strinse più forte.

Le fece un altro sorriso, "Vuoi che ti aiuti a scappare? Mio padre mi ha mostrato tutte le vie d'uscita."

Era un'idea fantastica, era la risposta a tutti i suoi desideri e preghiere ma poi intervenne Dwight, "Lori ci spellerebbe entrambi se lo facessi," disse con una risata, "Britt, lo so che adesso ti fa paura, ma credimi non è niente di che. Quando mangerai i dolcetti stasera non ti ricorderai nemmeno di cosa avevi così paura."

"Eccoti qui!" giunse una voce con tono esageratamente drammatico.

Brittany non ebbe bisogno di voltarsi per capire che il suo insegnante di ballo, il signor Reyerson, l'aveva trovata, tuttavia lo fece e vide l'uomo che trotterellava verso di lei.

"Se hai bisogno di me sarò qui vicino," le disse Sam.

Il padre di Sam si offriva sempre volontario durante gli eventi del McKinley, e permetteva a Sam di stare con lui mentre armeggiava con luci e scenografie. Le dava un piccolo sollievo pensare che sarebbe stato nei paraggi.

Avrebbe voluto rispondere ma venne trascinata via dagli Evans dal signor Reyerson, il quale non la finiva di blaterare qualcosa sull'integrità della produzione compromessa dalla sua assenza. Non sapeva cosa intendesse, tuttavia, conoscendolo, presumeva che fosse qualcosa di spiacevole.

La lasciò in direzione della fila dietro le quinte, sperando che si mettesse al suo posto, ma lei rimase completamente immobile. Al suono di una voce che presentava lo spettacolo attraverso l'altoparlante il suo cuore iniziò a battere forte nel petto, così forte che il suo scarso pranzo minacciava di fare una ricomparsa.

"Brittany?" la chiamò il signor Reyerson con voce estremamente preoccupata, "Brittany, tesoro, devi andare al tuo posto. Lo spettacolo sta per iniziare e tu sei la protagonista."

"Non ci riesco," ansimò con voce soffocata, anche parlare le risultava difficile perché sentiva la gola stringersi quando provava a farlo.

"Perché no?" le chiese freddamente.

Sapeva che con quest'uomo era inutile supplicare, ma ci provò comunque sperando che qualcuno avrebbe capito, "Ho paura," piagnucolò.

"So che hai paura, cara, è l'ansia da palcoscenico," le disse iniziando a spingerla verso la lunga fila di studenti in costume in attesa che le zucche danzanti finissero il loro numero per entrare in scena.

Una volta messa al suo posto nella fila, la fece voltare per guardarlo, "Ascoltami, Brittany S. Pierce, sei una ballerina eccezionale e lo dico nonostante l'amara gelosia di un uomo che cercò invano più di una volta di entrare nel Cirque Du Soleil. Hai un dono, un dono speciale che è tuo dovere condividere con tutte le persone là fuori. Sei tu, sei tu l'unica cosa che tiene unito questo spettacolo, gli altri ragazzi non hanno quello che hai tu. Siamo in Ohio e quei cretini primitivi e contadinotti non potranno mai capire la mia visione de Il Mistero di Sleepy Hollow come brano di danza interpretativa, ma tu Brittany hai qualcosa che può davvero arrivare a loro," le disse con ardente convinzione negli occhi.

Dietro di lei Rick Nelson fece una risatina, "C'è anche mio papà e lui non è un crostino primitivo e contadinotto."

Il signor Reyerson gli lanciò un'occhiataccia, "Dato che sono il tuo insegnante non posso risponderti come vorrei, diciamo solo che non credo che il signor Nelson capirà i punti chiave di questa esibizione."

La faccia del ragazzo diventò rossa come i suoi capelli, "Solo perché gli spettacoli sono stupidi, proprio come ballare."

Voltandosi di nuovo verso Brittany, aggiunse, "Parla il ragazzo la cui madre l'ha iscritto alla mia classe per aiutarlo a diventare un uomo di cultura, e allo stesso tempo lo lascia venire a scuola con quel taglio di capelli. Come ho detto, queste persone sono degli idioti, fagli vedere la luce. Vai là fuori e brilla!" le disse con enfasi.

Capì che le sue intenzioni erano quelle di farle un complimento e di rassicurarla, ma la realtà è che quel discorso aveva di gran lunga peggiorato le cose.

Poi lui si allontanò per raggiungere il lato opposto del palcoscenico, e Brittany rimase piantata sul posto guardandolo andare via. In quel momento i suoi occhi caddero su Rick, il ragazzo che conosceva solo per la zazzera e la lingua tagliente, che al momento era dietro di lei con uno strano ghigno sul viso, espressione intensificata dal costume da scheletro e dal trucco.

"Non sei più speciale degli altri, l'ha detto solo perché finirai per sbagliare."

Fu in quel momento che Brittany decise che sarebbe scappata, corsa via più veloce della luce, appena sarebbe riuscita a far funzionare le gambe, ma poi le zucche terminarono il loro numero, ci furono tiepidi applausi e tutti iniziarono a salire sul palco. I suoi occhi si spalancarono per la paura, riuscì a fare un passo indietro e ne stava per fare un altro quando Rick la spinse con forza in avanti.

Barcollò sul palco e per un pelo evitò di cadere a terra. Quando si ricompose si ritrovò sotto luci abbaglianti e lo sguardo di centinaia di estranei.

Si guardò freneticamente intorno alla ricerca di Sam, ma non riuscì a trovarlo, così cercò i suoi genitori e li vide seduti in prima fila. Sua madre sembrava tesa e suo padre aveva un largo sorriso e i pollici in alto. Brittany posò poi i suoi terrorizzati occhi azzurri sulle luci che indicavano l'uscita di emergenza, cercando di rimettere in moto il suo corpo e correrci incontro.

Eppure non ci riuscì, non in quel momento e non quando il lento giro di pianoforte le segnalò l'intro della prima canzone. In mezzo ad una fila di altri studenti non si preoccupò del fatto che non riusciva nemmeno a muovere la bocca. C'erano due ragazzi più alti davanti a lei che le bloccavano la visuale del pubblico e, ancor più importante, la vista di lei. Quindi, durante la suadente rivisitazione di This is Halloween, ebbe il tempo di concentrarsi e calmarsi a sufficienza per non scappare in preda al panico.

Tuttavia la canzone terminò ed iniziò un'altra melodia, una che le fece gelare il sangue nelle vene, perché era l'introduzione del suo assolo di danza. Quel suono le fece provare nel cuore una paura che non aveva mai provato prima, e quando i suoi compagni iniziarono a voltarsi verso di lei, chiedendosi perché non si stesse muovendo in avanti, le mancò il respiro.

Ai lati del palco vide il signor Reyerson farle ampi gesti, e fra il pubblico sua madre aveva la mano davanti alla bocca mentre suo padre le stava mimando la parola 'mutande'.

Le bastava rimanere lì e combattere l'istinto di svenire, ma poi venne di nuovo spinta da Rick, "Tocca a te, muoviti stupida!" sbottò gettandola in mezzo al palco.

Questa volta sì che cadde, e quando si rimise in piedi sentì un intenso calore al viso che non aveva niente a che fare con le luci di scena puntate su di lei. Pensò per un attimo di chiamare Sam ma era sicura che se avesse aperto bocca avrebbe vomitato.

Fra il pubblico suo padre stava indicando il suo cavallo ancora mimando la parola 'mutande' con la bocca, e sua madre scuoteva lentamente il capo. Alcuni ragazzi fra il pubblico ridacchiarono e riuscì ad avvertire lo sguardo del signor Reyerson dietro la schiena, ma invece che lasciarsi sopraffare, chiuse gli occhi cercando di estraniarsi da tutto quello che stava accadendo. Si sforzò di fare quello che le aveva insegnato Sam e fare finta che non ci fossero, che lei non ci fosse, che invece era a casa con lui a leggere fumetti, a mangiare i dolci di Halloween e divertirsi da pazzi.

Si sarebbe calmata e sarebbe corsa giù dal palco. Era questo il suo piano, era il suo unico scopo nella vita al momento, e per un attimo pensò davvero di poterlo fare. Fino a che Rick non si stancò di aspettare, si avvicinò alle sue spalle e le abbassò di colpo i pantaloni, bullandosi quando gli altri bambini in sala scoppiarono a ridere.

Per un momento surreale Brittany non riuscì a capire cosa fosse successo, si voltò verso Rick, poi verso i suoi pantaloni di stracci da spaventapasseri arrotolati intorno alle caviglie e infine verso le sue mutandine di Topolino ora in bella mostra.

Il signor Reyerson si lanciò sul palco e trascinò Rick dietro le quinte, lasciando Brittany da sola, impietrita e scoperta.

Era come affogare senza acqua, i suoi polmoni sembravano aver smesso di funzionare e il suo cuore pareva determinato ad esplodere. Le girava la testa ed aveva la nausea, desiderava con tutte le sue forze che qualcuno, chiunque, si recasse in suo soccorso.

Vide suo padre farle segno di tirarsi su i pantaloni e sua madre fece smorfie di imbarazzo durante tutta la scena, ma la parte peggiore era che ogni bambino presente era piegato in due dalle risate, e persino qualche adulto stava ridacchiando.

Brittany si ritrovò in trappola fra la estremamente reale sensazione di stare per morire e l'umiliazione di essere derisa per avere i pantaloni abbassati davanti a tutta la scuola. Non riusciva a pensare lucidamente, la carenza di ossigeno e il frenetico battito cardiaco le fecero dolorare il petto. Guardò sua madre sperando di farle capire che aveva bisogno d'aiuto, che stava morendo mentre loro erano lì seduti a guardarla, ma non venne nessuno e tutto quello che riuscì a fare fu stare lì e lasciare che accadesse. Comunque, dopo alcuni altri strazianti secondi si ritrovò così sopraffatta da perdere i sensi. Mentre chiudeva gli occhi fu attraversata da uno strano senso di pace, al pensiero che quando si fosse svegliata sarebbe stata giù dal palcoscenico.

Eppure la bambina si riprese e si raddrizzò prima di cadere, guardandosi intorno vide l'auditorium pieno di persone intente a zittire le risate dei loro figli o borbottare fra loro. In prima fila vide Lori che la guardava intensamente con espressione solenne, e Frank che indicava il suo cavallo mimando qualcosa con le labbra, si accigliò di fronte a quella scena.

Il suono della musica colpì le sue orecchie e si ricordò che avrebbe dovuto ballare, si ricordò anche che era in mutande con indosso solo una maglietta di stracci. Tuttavia la ragazza decise che non le importava, ripensandoci era meglio così, i vestiti erano d'impiccio, specialmente quando si cercava di muoversi. Prese il suo posto in mezzo al palco e iniziò a mettere in scena i passi che si ricordava, erano semplici quindi li eseguì in modo impeccabile.

Sin dal primo movimento aveva zittito la folla e quando la musica infine sfumò tutti quanti erano in silenzio. La bambina, soddisfatta della sua performance, si voltò per andarsene perché aveva già iniziato ad annoiarsi. Ancora in mutande e maglietta, se ne andò senza guardare in faccia nessuno.

Sapeva di aver lasciato indietro i suoi pantaloni, ma dato che si sentiva a suo agio, camminò lentamente verso la sua classe per recuperare lo zaino che Brittany aveva lasciato al mattino sapendo che sarebbe ritornata a scuola più tardi.

La stanza era aperta e andò dritta verso lo scomparto con il nome 'Brittany' scritto sopra, si fermò un attimo per osservare l'etichetta con espressione visibilmente accigliata. Lei non era Brittany e non aveva nessun desiderio di essere chiamata così, ma come voleva essere chiamata?

La bambina prese lo zaino pensando ad una risposta quando sentì dei passi veloci avvicinarsi dal corridoio e Sam entrare dalla porta qualche secondo più tardi, "Britt!" la chiamò quando la vide guardarlo in cagnesco: quel nome non le si addiceva affatto, persino quando poi lui proseguì, "Britt, mi dispiace, papà mi ha mandato a prendere qualcosa così non ho potuto esserci."

Lei sorrise, i ricordi di lui non erano i suoi, ma quando li scorse capì che provava per lui lo stesso che provava Brittany. Sam era una brava persona, le piaceva.

"Non c'è problema, mi sono arrangiata," gli rispose.

"Ehm, non vuoi rimetterti i pantaloni?" le chiese notando che non indossava niente sotto la vita.

"Sto bene così."

"O-okay," disse lui strofinandosi il collo e distogliendo lo sguardo, "Dovremmo tornare, tuo padre e tua madre ti stanno cercando."

"Non mi interessa," ed era davvero così, era piuttosto certa che non le piacessero affatto.

Sam la guardò confuso, "Sono preoccupati per te."

Ne dubitava, se fossero stati davvero preoccupati sarebbero saliti sul palco e avrebbero aiutato Brittany quando ne aveva ovviamente bisogno.

Lui la guardò in modo strano prima di prenderle la mano e condurla in corridoio. La prima persona che incontrarono fu il padre di Sam che quando la vide accorse subito al suo fianco, "Stai bene?"

"E tu dov'eri?" gli chiese domandandosi come mai nessuno degli adulti vicini a Brittany avesse mosso un dito per aiutarla.

Dwight sembrò un po' sorpreso dalla domanda ma rispose comunque, "Stavo cercando di sistemare una compensazione dietro le quinte e ho mandato Sam a prendere la mia valigetta, che da bravo idiota ho lasciato in macchina. Mi dispiace Brittany, quel Nelson è davvero un bel tipo."

"Ho visto cos'è successo, ma solo alla fine, stavo per andare da lei ma poi ha iniziato a ballare e ho pensato che stesse bene," spiegò Sam a suo padre.

"Stai bene, però?" le chiese di nuovo.

"Sto bene," rispose lei semplicemente.

"Sei sicura?"

"Già," Dwight era gentile, decise che le sarebbe piaciuto anche lui.

"Devo prenderti in parola, tieni, fa freddo fuori," le disse togliendosi la giacca e allacciandola intorno a lei.

Le cadeva sotto le ginocchia e non le piaceva la restrizione, eppure era piacevole sapere che teneva a lei, "Grazie."

"Andiamo," disse poi con gentilezza prendendole la mano e conducendola sfortunatamente dai suoi genitori che la stavano cercando nel parcheggio.

Quando Lori la vide si precipitò verso di lei e la sollevò stringendola in un abbraccio, "Sono così fiera di te, Brittany, sei stata perfetta," le disse, e lei la guardò storto, sentiva che a Brittany piaceva molto questa donna, ma decise di non condividere quell'opinione.

"Perché non sei venuta ad aiutare?" le chiese.

"Perché sapevo che ce l'avresti fatta. Che fosse scendere dal palco o finire il tuo numero, dovevi farcela da sola. Comunque devo ammettere che non mi sarei mai aspettata che ballassi dopo quello che è successo," continuò facendole scorrere amorevolmente la mano fra i capelli.

No. Non le piaceva affatto questa persona.

Agitando le gambe cercò di far capire di voler essere messa in terra, ma durò poco perché Frank la prese in braccio a sua volta. La sollevò dandole un deciso bacio sulla guancia, "Quel Nelson è un idiota, gliel'ho detto io per te, è un rosso con la zazzera, dovrebbe cercare di non attirare l'attenzione su di sé," ridacchiò e la bambina accennò un sorriso. Frank era sciocco, un po' le piaceva, "E poi te l'avevo detto che il trucco delle mutande avrebbe funzionato, a quanto pare anche se sono le tue... Comunque dove sono i tuoi pantaloni?" aggiunse vedendo le sue gambe scoperte uscire dalla giacca.

Poi si voltò verso Dwight che si limitò ad alzare le spalle, "L'ho trovata così, pensavo che li aveste voi."

"Vado a prenderli," intervenne Lori voltandosi.

La ragazzina si liberò dalle braccia di Frank e andò di fianco a Sam, "Non li voglio, sono pronta per andare," ringhiò.

Lori sembrò voler protestare ma Dwight l'anticipò, "Non c'è problema, Brittany viene a casa con noi quindi si cambierà quando arriveremo. Possiamo andare"

"Ma non dovevi dare una mano a smontare le scenografie?" gli chiese.

"Ci stava pensando Chris dato che sono andato a cercare Brittany, poi Sandy a quest'ora avrà quasi finito," rispose tirando fuori le chiavi.

"Non lascerò che mia figlia vada via senza pantaloni," disse Lori, ma la bambina stava già andando verso il minivan degli Evans.

Frank si voltò verso la moglie abbassando la voce, "Lasciala andare, probabilmente è imbarazzata per quello che è successo e ha bisogno di un po' di tempo per calmarsi."

Annuendo rigidamente, Lori diede il suo consenso e Dwight aprì il furgone, la bambina salì immediatamente, seguita subito dopo da Sam che chiuse la portiera. Gli adulti restarono fuori a parlare ancora un po' e poi Dwight li raggiunse a bordo. Lui e Sam salutarono con la mano Lori e Frank mentre si avviavano verso la scuola, la bambina si limitò a guardare.

I suoi ricordi le dicevano che non erano cattive persone, ma non le piacevano. Frank era l'unico per cui forse un giorno avrebbe potuto cambiare idea.

L'auto iniziò a muoversi e quando uscirono dal parcheggio Sam chiese, "Andranno comunque a prenderle i pantaloni, perché non potevamo aspettare?"

Dwight osservò la bambina attraverso lo specchio retrovisore, "Se il mio istinto non mi inganna, Brittany era davvero pronta ad andarsene, pantaloni o no, giusto?"

Lei annuì: era vero sia per lei che per Brittany.

Dopo un breve viaggio arrivarono dagli Evans, la bambina saltò giù dal veicolo ed entrò in casa godendosi la sensazione di tutte le cose che erano nella sua memoria. La casa era calda e accogliente proprio come si ricordava, e quando entrò in cucina vide una donna che sapeva essere Mary Evans controllare qualcosa che stava cuocendo nel forno.

La donna era incinta, ma Brittany non sapeva di quanti mesi, e nemmeno lei, ma presumeva che fosse parecchio avanti dato che la sua pancia era enorme.

"Ciao Brittany," la salutò dolcemente la donna, "Mi spiace di aver perso il tuo spettacolo, com'è andata?"

"Ho spaccato," rispose semplicemente.

Mary fece una risatina, "Mi fa piacere."

La bambina stava per chiederle del bambino quando Sam arrivò di corsa e la prese per la bretella dello zaino trascinandola verso la sua stanza, "Andiamo, dobbiamo prepararci!"

Si voltò per un attimo verso Mary, e prima che la donna sparisse dalla sua vista vide Dwight che le si avvicinò per darle un bacio e gli chiese, "Caro, come mai ha indosso il tuo cappotto?"

Sam chiuse la porta e si gettò sotto al letto da dove tirò fuori un costume rosso e blu, "Mettiti il tuo!" le disse entusiasta.

La bambina aggrottò le sopracciglia, non si ricordava di cosa parlasse. Era Halloween e quello era chiaramente il suo costume, forse lei doveva averne uno uguale?

"Anche io sono l'Uomo Ragno?" gli chiese, il ricordo di quel nome le fece tornare un po' la memoria.

"Cosa? No, tu sei la Gatta Nera," le rispose mentre si toglieva la maglietta e si infilava quella rossa e blu, per poi ammirarsi allo specchio immediatamente dopo, anche se il costume non era completo.

Le parole Gatta Nera erano fra i suoi ricordi, ma era una cosa fresca per Brittany, qualcosa che aveva appena appreso, così si prese un momento per concentrarsi. Sam pensò che si fosse dimenticata e si tuffò di nuovo sotto al letto, questa volta con in mano un po' di fumetti avvolti nel cellophane.

Li sfogliò fino a che non trovò quello che cercava, lo estrasse e iniziò a cercare fra le pagine. Si fermò all'improvviso e voltò il fumetto verso di lei: sulla pagina c'era una donna in un costume nero attillato con bordi di pelo, aveva un'aria audace e coraggiosa e si ricordò di aver già letto quel fumetto. Si ricordava che a Brittany piaceva quel personaggio, anche a lei piaceva, in particolare il suo atteggiamento.

Troppo agitato per stare fermo, Sam le strappò il fumetto dalle mani e tirò fuori il costume bianco e nero, "E' lei che devi essere, ecco, mettilo," le disse impaziente mentre ritornava ad armeggiare col suo costume.

La bambina sollevò le spalle, si tolse il cappotto e iniziò a infilarsi il costume: era una tutina modificata che le stava piuttosto aderente. Le piaceva, era come i vestiti, però meno restrittivi.

Una volta che Sam si fu messo i suoi pantaloni rossi e blu, i guanti e una maschera di plastica sul viso, si voltò verso di lei a braccia spalancate, "Come sto?"

Come un bambino in costume, ma la bambina sapeva che non era questo che Sam voleva sentire, "Sembri proprio lui."

"Ehm," le disse guardandola, "Non metti la canottiera sotto?"

Cercando nella sua memoria sapeva che Brittany non era molto a suo agio con la scollatura del vestito, così si era procurata una canottiera bianca per coprirsi il petto. A lei comunque non importava.

"Nah."

Sam la osservò sbattendo le palpebre per poi sollevare le spalle, "Okay."

In quel momento si aprì la porta e Mary li osservò entrambi, "Sam," sospirò, "Sai che prima di uscire dobbiamo cenare. Vi metterete i costumi dopo aver mangiato."

"Oh, mamma, ma stiamo benissimo! Ti prego non farci cambiare!"

"Non voglio che poi vi lamentiate per le macchie di cibo sui costumi."

"Aspetta!" disse Sam precipitandosi verso il suo comò e tirando fuori un paio di magliette e pantaloncini.

Si gettò rapidamente la maglietta sopra la testa e praticamente saltò dentro ai pantaloncini, poi gettò un'altra maglietta e dei pantaloncini anche a lei. Si infilò con calma gli abiti non avendo idea di cosa volesse che facesse.

"Vedi? Ora non ci sporcheremo i costumi."

Sua madre gli lanciò un'occhiataccia e poi il suo viso si addolcì e si lasciò scappare un sospiro, "Se lo dici tu, Sam," poi fece una risatina, "La cena è pronta, andiamo."

La bambina osservò i suoi pantaloncini e la strana maglietta dalla quale sbucava il pelo del suo costume, poi osservò Sam che versava in simili condizioni.

"Sembriamo stupidi," gli disse sfacciatamente.

"No-no! Siamo in incognito. Io sono Peter Parker e tu sei Felicia Hardy."

La bambina avrebbe voluto ribattere che probabilmente nessuno dei due personaggi avrebbe fallito così miseramente cercando di essere in incognito, ma quando l'aveva chiamata Felicia si era tranquillizzata. Sapeva che era il vero nome della Gatta Nera e quando ci pensò capì che non le dispiaceva essere chiamata così.

Dato che non arrivavano, Mary li chiamò di nuovo e Sam si precipitò verso la porta, "Andiamo, Felicia!" le disse con un ampio sorriso sul viso e correndo per il corridoio.

Ricambiò il sorriso perché decise che le piaceva parecchio essere chiamata così, "Arrivo!" gli rispose.


Santana osservò Felicia con attenzione, ora erano sedute in un bistro, avevano attraversato la strada intanto che le raccontava la storia. Con tutto quello che aveva appena sentito, non sapeva da dove cominciare.

Felicia stava giocherellando col tovagliolo quando Santana le chiese, "E non ti hanno mai notata? Nemmeno quando Brittany capì di essersi persa Halloween?"

L'altra donna scosse il capo, "Era stato il giorno più brutto della sua vita, quando si svegliò e capì di essersi persa un bel po' di cose non si lamentò di certo. Mary le mostrò le foto di lei e Sam ma non ci fece molto caso, notò solo che sembrava molto felice in costume. Sono piuttosto convinta che è stato quello il motivo per cui Sam non ha avuto difficoltà a farla travestire per le convention, pensò che se era riuscita a sorridere in quel modo lo stesso giorno in cui era successo quel casino doveva essere davvero divertente."

Una fresca brezza le colpì nel successivo momento di silenzio, lasciando Santana ad elaborare una risposta. Poi infine, dopo averci pensato e ripensato, ringhiò irritata, "Avevi detto che non era niente di brutto!"

Felicia la guardò confusa, "Infatti. Almeno per me, non mi importava di Rick o di quegli stupidi pantaloni, ma Brittany l'ha presa piuttosto male."

"Da quello che mi hai detto mi sembra piuttosto evidente che non avrebbe mai dovuto essere costretta su quel palco. Io non c'ero, ma i suoi stessi genitori l'hanno lasciata lì e sono rimasti seduti a guardare mentre qualche campagnolo faceva il prepotente con lei!"

"Non li difendo affatto, ma è facile col senno di poi. Lori sarà anche un po' tonta, ma sono certa che era sicura che non aiutandola l'avrebbe aiutata."

"E il tuo insegnante, praticamente l'ha aizzato lui quel ragazzino attirando l'attenzione su di te in quel modo."

"Attirando l'attenzione su Brittany, e sì, è così."

Appoggiandosi allo schienale e sospirando, Santana si passò una mano fra i capelli, "Felicia, sarebbe stata una cosa devastante anche per un bambino normale che non ha paura del palcoscenico."

"Per me non lo è stato, ma io sono sopra la media," rispose con un sorrisetto.

"E quindi dopo cos'hai fatto? Hai cercato di dirlo ai suoi genitori e hanno continuato a non darti retta?"

"Gliel'ho detto una volta, ma hanno pensato che Brittany stesse attraversando una fase. Come ti ho già detto, ho trovato più facile farmi passare per lei anche se la cosa mi irritava."

"Non credo di capire bene, sei praticamente spuntata in momenti casuali della sua vita dopo quel giorno... per fare cosa, esattamente?"

Felicia la guardò infastidita, "Per fare cosa? Per vivere la mia vita. Riesci a immaginare com'è aver voglia di uscire e divertirti e dovertene stare tutto il giorno a guardare una ragazza timida stare con Sam e i suoi amici a leggere fumetti e guardare la TV? Cioè, non che fosse tremendo, facevano anche cose divertenti, ma io non sono lei, non voglio fare sempre tutto quello che fa lei."

Santana annuì, "Okay, te ne sei uscita per fare le tue cose. E come hai fatto a impedire a Brittany di capire che le mancavano dei pezzi?"

"Te l'ho detto, è più facile quando è stressata, alticcia o se dorme. Quando era piccola uscivo solo quando dormiva, ed è un'abitudine che ho portato avanti. Uscivo solo di notte e sgattaiolavo fuori per giocare o divertirmi, motivo per cui mi hai visto solo di notte, perché è quando sono solita farmi viva. Anche perché ultimamente non beve praticamente più. E prima che tu lo chieda, Brittany voleva chiamarti a casa sua oggi, ma poi si è stesa per fare un sonnellino, motivo per cui sono qui adesso. Quando si sveglierà crederà di aver dormito troppo."

"Che cosa facevi la notte? Non riesco a immaginare cosa si possa fare in Ohio nel mezzo della notte."

"Più di quanto pensi. Quando ero piccola giocavo col gatto di Brittany, mi preparavo i miei spuntini preferiti e guardavo i programmi che io volevo vedere. A volte leggevo o ballavo nella mia camera, e quando sono cresciuta ho trovato altri hobby più interessanti."

"E quando era piccola non si sentiva stanca dato che stavi sveglia tutta la notte?"

"Non lo facevo sempre. Solo una o due volte alla settimana, o più se riuscivo."

"Allora perché hai smesso?"

Quella domanda zittì Felicia per un attimo, "Beh... questa è tutta un'altra storia."

"Ho tempo."

"Ma io no. Ancora un po' e Sam inizierà a cercarla, e può diventare fastidioso quando la gente nota delle incongruenze fra dove Brittany pensa di essere stata e dove invece io sono stata. A volte le fa venire l'emicrania per quanto ci pensa."

"Va bene, allora la prossima volta. Finirai di raccontarmelo, vero?"

"Sì, ma tu dovrai mantenere la tua parte dell'accordo."

"Te lo prometto," rispose Santana con onestà.

Felicia sorrise e si alzò in piedi aspettando che Santana la raggiungesse, insieme camminarono verso l'auto tenendosi a braccetto.

Pensava che conoscere la verità le avrebbe aperto una nuova via, che le avrebbe dato un segno su cosa fare dopo, ma ora l'unica cosa che aveva voglia di fare era guidare fino in Ohio per prendere i genitori di Brittany a pugni in faccia. L'unica cosa che immaginava fosse rimasta da fare era dire a Brittany dell'altra sua metà, ma quello era un enorme problema. Felicia l'aveva avvertita di come sarebbe andata. Felicia le avrebbe permesso di dirlo a Brittany oppure avrebbe preso il controllo prima che potesse farlo? Sarebbe potuto succedere? Dato che l'idea metteva Brittany in agitazione, e che quella era una delle cose che faceva uscire Felicia, era possibile. Probabile anche.

La migliore strategia era chiedere aiuto all'unica persona oltre a Felicia che poteva sapere cosa fosse meglio. Avrebbe dovuto trovare un modo per dirlo a Sam e sperare che avesse un'idea migliore su come gestire la cosa.


Nota dell'Autrice: Per prima cosa volevo sottolineare il fatto che ogni caso di questo disturbo è diverso, quindi la storia di Felicia non è valida per tutti, è semplicemente la mia conoscenza di varie storie messe insieme per creare questa. Questo disordine è provocato da un grave trauma e può manifestarsi in modo diverso, ad esempio:

Non tutti gli alter ego hanno nomi. Per scopi narrativi ho pensato fosse meglio, ma non è una parte naturale del processo, può succedere o no. Alcuni vengono alla luce e continuano le loro vite col nome del loro ospite, altri nascono già con un nome. Varia, così come i loro ruoli nelle vite dei loro ospiti.

Non succede solo ai bambini, ci sono casi di adulti sani e felici che attraversano un momento traumatico e sviluppano il disturbo, quindi l'idea che possa succedere solo ad una certa età è sbagliata.

E, anche se l'ho già detto prima, lo ribadisco perché mi è stato chiesto diverse volte: il trauma non deve essere per forza di natura sessuale. Qualsiasi cosa può provocare nel cervello una reazione simile, presumendo che ne sia capace.

Sinceramente credo che il DDI sia il miglior complimento che si possa fare alla mente, per via della rigida complessità e categorizzazione con cui il cervello deve lavorare, ma è solo una mia opinione.

In caso vi fosse sfuggito, Brittany soffre di sociofobia (disturbo di ansia sociale), cosa che getta una situazione normalmente stressante nella stratosfera del disastro.

C'è altro da raccontare di Felicia, e Santana riuscirà a scoprirlo, ma per prima cosa deve parlare con Sam. Sarà interessante... okay, sono io che lo scrivo... quindi forse sono un po' di parte.

Spero che vi piaccia.

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