11° CAPITOLO

Negi si svegliò di botto, giusto in tempo perché vedesse un pugno circondato da un aura energetica piombare sulla sua faccia.
Si spostò evitando per un soffio quel colpo che altrimenti avrebbe sfondato la sua testa anziché il pavimento.
Con un balzo Negi si mise in piedi dietro al suo avversario.
Che si girò con calma.
Il piccolo mago non poté nascondere la sua sorpresa. "Ma tu sei Kotaro!"
"Hai indovinato" rispose sogghignando il ragazzo-cane.
"Perché mi hai attaccato?"
"Non ci arrivi? Non ricordi niente?"
Negi si guardò attorno: era nella baita di Evangeline, vide un tavolo, con sopra delle tazze per il the.
E ricordò. "Oh no! Non può essere. Sei stato posseduto!"
"Bingo! Come pure le altre".
"Le altre?!"
"INUGAMI! A ME!" gridò Kotaro alzando una mano, dalla quale uscirono dei grossi cani neri che si avventarono contro Negi avvolgendolo e immobilizzandolo.
La stretta era tale che Negi si sentiva come stritolato. E non riusciva a respirare.
Come se non bastasse, i cani lo azzannarono alle spalle e agli arti, facendogli emettere un grido strozzato.
Kotaro si avvicinò tranquillamente. "Che delusione. Non riesco a credere di averti ritenuto in passato un degno avversario. E' bastato distrarti un attimo con le tue allieve ed eccoti qui, immobile e in attesa del colpo di grazia".
Negi si dimenò, mormorò qualcosa ma gli mancava il fiato.
"Che c'è? Vuoi dire qualcosa?" Kotaro mosse un dito e gli Inugami allentarono leggermente la presa. "Spero che siano delle suppliche, vederti chiedere pietà sarebbe una gioia. Oppure spero che intendi usare qualche incantesimo. Cosi potrò strapparti la lingua".
"Dove-dove sono le mie allieve?" domandò Negi con un filo di voce.
"Capisco, ti preoccupi più per loro che per te. Molto nobile e molto stupido" rispose Kotaro " Comunque te l'ho detto prima: sono state possedute dal grande Arxelles. Sono bastati pochi minuti di sonno perché diventassero dei nostri. Temo che tu ormai sia solo".
Kotaro sorrise soddisfatto quando vide ogni energia abbandonare il corpo di Negi, i cui occhi si riempirono di lacrime. "Ti fa male, vero? Si erano affidate a te, e le hai tradite portandole proprio qui, nella tana del lupo. Mi sarebbe piaciuto vedere la tua faccia davanti alle loro nuove personalità. Ma devo presenziare al rito e quindi mi dovrò accontentare del tuo volto tumefatto. Bye bye, Negi!"
Gli Inugami tornarono a stringere sempre di più, Negi boccheggiò, ma ormai non resisteva più.
Mentre Kotaro caricò il suo pugno con tutta la sua energia. "Prima mi sono sbagliato. Ho detto volto tumefatto. Invece suona meglio volto sfondato!"
Un qualcosa di bianco si gettò sul volto di Kotaro, graffiandolo. "Non te lo permetterò!"
Per la sorpresa, il ragazzo perse la concentrazione e gli Inugami si dissolsero. Negi cadde a terra come un sacco di patate.
"Kamo!" ringhiò Kotaro "Sei fuggito dalla gabbia!"
Il ragazzo-cane afferrò Kamo e lo scagliò contro una parete.
L'ermellino prese una brutta botta e rimase a terra dolorante. "Non-non ti lascerò uccidere Negi" sussurrò.
Kotaro lo fissò furente. "Prima ti abbiamo risparmiato perché Yue voleva seviziarti. E invece sembra che ti dovrò uccidere io, lurida palletta di pelo. Ma prima devo finire un lavoro".
Kotaro si avvicinò a Negi, immobile e privo di qualunque enegia. "Guarda che patetico! Non ha più forze!"
Gli rifilò alcuni calci nella pancia e nella schiena, senza ricevere alcuna reazione. Infine lo afferrò per il collo e preparò il colpo di prima. "Stavolta sei fatto! Nessuno verrà più ad aiutarti come prima o come nel sogno!"
A quelle parole, accadde qualcosa: Negi ebbe un fremito e sollevò la testa; i suoi occhi prima inespressivi ora si erano riempiti di una determinazione rabbiosa.
Davanti a quel cambiamento improvviso, Kotaro esitò un momento.
Un momento più che sufficiente perché Negi lo allontanasse con un colpo di Kung-Fu dato al petto col palmo della mano.
Kotaro quasi volò dal'altro lato della stanza.
Negi si rimise in piedi: le spalle e diversi punti degli arti sanguinavano, aveva il fiatone. Eppure la sua espressione traboccava di energia e decisione. "Hai sbagliato prima. Non sono solo. Ora ricordo davvero tutto. Mio padre è con me! Due volte Arxelles ha cercato di possedermi! E due volte il bastone di mio padre mi ha aiutato! Tu sei rimasto qui per stendermi nel caso mi salvassi nuovamente, giusto?"
"Esatto" rispose Kotaro rialzandosi "Dunque il misterioso incantesimo che ti protegge è opera di tuo padre? Peccato che nel mondo reale non ti servirà a niente!".
"Dì che rito parlavi prima?"
"A che serve spiegartelo? Ora morirai! Tu sei troppo buono per farmi del male, mentre io voglio ucciderti. E sei anche ferito!"
Kotaro partì all'attacco, sdoppiandosi in cinque copie.
Le copie circondarono Negi, lo attaccarono con pugni e calci, colpendolo e scagliandolo contro il tavolo che si sfondò.
"Hai visto? Non puoi niente contro di me!" esultò Kotaro lanciando l'ultimo attacco.
Ma Negi, ancora sdraiato per terra, con un calcio mandò per aria molti frammenti del tavolo e costrinse Kotaro con le sue copie ad indietreggiare per non essere colpiti. Infine con una capriola all'indietro si rimise in piedi davanti all'avversario.
"Hai guadagnato solo qualche secondo. Perché vuoi rimandare l'inevitabile?" domandò quest'ultimo.
"Io invece" replicò Negi "mi chiedo se tu sei veramente forte come credi".
"Cosa vorresti insinuare?"
"Be, prima mi hai colpito con cinque copie e non mi hai fatto praticamente niente. Non sei veramente in grado di stendermi con un solo colpo. O il nemico deve essere immobilizzato, oppure devi avere un aiuto. E non è detto che ti basti".
Kotaro ringhiò furiosamente. "Come osi?! Ti ammazzo!"
Negi aprì le braccia. "E allora fallo. Dai, con un colpo solo. O hai troppa paura?"
Accecato dalla rabbia, Kotaro singolarmente si lanciò contro Negi, con un unico, potentissimo pugno.
Che si abbatté in pieno sul petto del giovane professore.
Negi ebbe uno sbocco di sangue, Kotaro sghignazzò soddisfatto.
Ma la sua gioia cessò un istante dopo: si rese conto che il suo colpo non toccava appieno Negi.
" Una barriera al massimo livello? Ma quando l'ha attivata? Non ha recitato incantesimi!"
Poi capì: uno Speel Day.
Negi abbozzò un mezzo sorriso, afferrò un braccio di Kotaro. Un cerchio magico si formò sotto di loro, scomparvero e si materializzarono in un'altra stanza. Quella del resort miniaturizzato, che adesso era proprio dietro ad uno stupefatto Kotaro. "Hai usato un doppio Speel Day?!"
Negi rispose con un calcio che mandò Kotaro contro la colonnina del resort, attivando il meccanismo di ingresso in quest'ultimo.
Kotaro sparì, e subito Negi rimise a posto la corda con i sigilli magici.
"Ci sono tanti modi per sconfiggere un avversario. Mi dispiace, Kotaro".

Negi tornò al piano superiore. "Kamo! Stai bene?"
"Si, capo" rispose l'ermellino andandogli incontro un po' ammaccato. "Immagino che hai vinto. Ma come?"
"Quando mi ha scagliato contro il tavolo, gli ho lanciato contro dei frammenti per guadagnare il tempo necessario ad usare uno Speel Day che trattenesse gli incantesimi della barriera e del teletrasporto. Poi l'ho provocato e infine l'ho bloccato nel resort. E' una tattica di cui dovrei ricordarmi in futuro" spiegò Negi.
"Grandioso. Usare un doppio Speel Day nello stesso momento è roba da superesperti! Sei veramente una promessa del futuro, Negi. Ma ora mi sembri piuttosto malconcio. Sei sicuro di farcela?"
"Certo".
Udito questo, Kamo saltò sulla spalla del suo amico. Che subito si afflosciò come una marionetta senza fili.
"Negi! Altro che malconcio. Sei proprio distrutto mi sa!"
"Sono solo esausto. In cosi poco tempo mi è successo di tutto di più. Ma non c'è tempo di riposare. Devo salvare le mie allieve. E tutti gli altri. Kotaro parlava di una specie di rito. Qualunque cosa sia, devo fermarlo!"
"Ma siamo solo noi due. Contro tutto il Mahora! E loro hanno pure Evangeline!"
Negi si rabbuiò. Solo per un istante. Poi ammiccò con un sorriso. "In fondo non è molto diverso da Kyoto, no? E poi credo che abbiamo qualche vantaggio!"
Kamo fece per rispondere, quando sentì qualcosa nell'aria. "Capo, un momento".
"Che succede?"
"Apri quel ripostiglio là in fondo!"
Negi lo fece, ed ebbe un moto di sorpresa: "Shi-Shinobu?!"
La ragazza giaceva incatenata, e rannicchiata su se stessa. Sollevò la testa e gli occhi arrossati dal pianto si illuminarono. "Negi!"
Negi si chinò su di lei. "Shinobu! Che ci fai qui?"
"Prima, quando abbiamo bevuto il the, l'ho trovato troppo caldo e l'ho sorseggiato appena. Sono caduta a terra quasi addormentata. Vedevo tutto annebbiato. Ma tu e le altre siete caduti a terra come morti. Quella Mana mi ha afferrato per i capelli, qualcuno ha detto che non valeva la pena perdere tempo con una come me e mi hanno rinchiusa qui. Ho avuto tanta paura! Non capivo più niente! Liberami, presto!"
Negi prontamente fece per liberarla, ma Kamo lo fermò. "Un momento capo. Ma possiamo fidarci? Voglio dire, mentre tu dormivi, e io ero chiuso in quella gabbia chissà cosa è successo".
Negi guardò prima Kamo, poi gli occhi supplichevoli di Shinobu. Infine sorrise. "Shinobu, hai degli splendidi occhi". E la liberò.
Shinobu sorresse Negi, recuperarono il suo bastone che giaceva abbandonato per terra ed uscirono dalla baita.
"Ora cerchiamo di scoprire dove vogliono celebrare questo rito" disse il giovane.
"E quello che diamine è?!" esclamò Kamo puntando qualcosa di enorme che si vedeva in lontananza.