Il centro del mondo
Gli parve di risalire da chissà quali recondite profondità, quasi che Morfeo non ne volesse proprio sapere di lasciarlo andare.
André s'era appena addormentato in realtà, dato che fino a qualche istante prima la mente era rimasta a galleggiare immersa nella visione di Oscar che entrava in casa accompagnata dal Conte di Fersen.
Un'immagine che ancora non si era cancellata del tutto e quindi, quando aprì gli occhi, rimase inizialmente sorpreso di trovarsela di fronte così vicino.
Si tirò un po' indietro quasi per ristabilire, per tacito accordo, la distanza che tra loro non doveva essere superata.
Non era passato molto tempo da che aveva visto quel viso così vicino a sé.
Solo poche sere prima, infatti, era stato lui ad avvicinarsi a lei.
E l'aveva baciata…
E…
Il putiferio stava ancora lì, a galleggiare nella mente.
André attese, falsamente irritato dalla visita notturna.
O forse, nonostante la stanchezza ed il risentimento alla visione di lei assieme al conte, intenzionato a proteggere sé stesso da chissà quale notizia che lei avrebbe potuto rivelare.
"Che vuoi? Ma che ore sono!?" – sbadigliò stancamente, infastidito e per nulla intenzionato a mettersi sull'attenti – "Vai a dormire, altrimenti ti ammalerai di nuovo!".
Tentò di voltarsi dall'altra parte, l'altra lo trattenne afferrandogli una spalla per mantenere un barlume d'attenzione, così faticosamente rimediata ed emersa dalla profondità del sonno.
"Quando dormi sei peggio di un sasso!" – l'apostrofò, lo sguardo fisso.
"Ma cosa vuoi a quest'ora, si può sapere? Non puoi aspettare domattina!? E' stata una giornata pesante oggi…non credo tu abbia così urgenza di avermi a tua disposizione, ti pare!?".
André prese a fissarla, sguardo di rimprovero per le ore di sonno rubate.
Forse perché lei aveva rubato altro…
Certo Oscar era la padrona ma certi limiti in quella casa non si erano mai superati e da quando lui ci era arrivato non era mai accaduto d'essere svegliato nel cuore della notte se non per un motivo più che legittimo e grave.
E siccome Oscar era rimasta tutto il giorno a casa a riposare e l'unico fatto grave di quel giorno era stato appunto che lei aveva ricevuto la visita di Fersen – ma questo fatto era evidentemente grave per André, non certo per Oscar – lui non vedeva il motivo dell'improvviso e fastidioso disturbo notturno.
Certo che avrebbe voluto chiederle che cosa si erano detti, ma se lo avesse fatto, era certo che lei non gli avrebbe rivelato nulla.
"Devo parlarti invece…tirati su!" – di rimando.
André tirò un sospiro abbandonandosi nel letto e poi andando con le mani a stropicciarsi la faccia per tentare di svegliarsi.
Rimase ad occhi chiusi, a faccia in su, perché proprio non gli pareva giusto mettersi sull'attenti di fronte alla richiesta, anche se veniva da Oscar, e anche se lui, in realtà, avrebbe dovuto farlo perché di una classe inferiore alla sua.
In quel momento non ne aveva voglia.
Oltretutto la visione di lei che se ne entrava in casa con il Conte di Fersen provocò di nuovo un intenso malumore.
Oscar era di altro avviso e l'interrogatorio a bassa voce proseguì.
"Com'è andata oggi? Le armi…sono state tenute sotto controllo?".
Uno sbadiglio e una mano sulla faccia…
"E' andato tutto bene…" – esordì André.
Un altro sbadiglio…
"Le armi sono state controllate sia all'inizio delle prove, sia alla fine e poi la stanza è stata chiusa a chiave…" – proseguì con voce cantilenante.
"E l'addestramento delle nuove reclute?".
Un altro sbadiglio…
"Il Tenente Girodel è stato esemplare come sempre e credo che le nuove reclute oggi abbiano tirato un sospiro di sollievo nel sapere che il colonnello non ci sarebbe stato!" – continuò André accennando ad una nota ironica.
"Cosa? Che vorresti dire!?" – chiese lei stizzita.
Uno sbadiglio e parole quasi mormorate, senza timore di infierire nel raccontare una verità evidente agli occhi di tutti.
"Intendo dire che quelle reclute dovrebbero aver già compreso il carattere del colonnello che si occuperà del loro addestramento. In fondo dovresti saperlo anche tu che non ti sfugge mai nulla e sei particolarmente severa con i nuovi arrivati. Ecco, oggi si saranno sentiti sollevati per il fatto che tu non c'eri. Devi ammettere che un certo timore lo incuti in chi ti conosce per la prima volta. Ma non preoccuparti ti rifarai nei prossimi giorni! Il Tenente Girodel mi ha detto che sono un po' indisciplinati e quando parlano con un ufficiale molti credono di essere al mercato…basterà insegnagli un po' di educazione non ti pare!?".
Discorso pacato ma decisamente poco lusinghiero per l'amor proprio dell'altra, anche se lei comprese che André in quel momento aveva perfettamente ragione.
Lei era sempre stata piuttosto severa nell'addestramento delle reclute e quei giovani dovevano averlo intuito anche solo dalla fugace rassegna.
"Sei uno stupido!" – l'apostrofò lei, alzando il braccio quasi per dargli un pugno sulla spalla.
La mano a mezz'aria…
"E cosa mi dici della giovane che mi ha sostituito nella recita?".
Alla domanda André si riebbe. Gli occhi s'aprirono a concentrarsi che non era proprio da lei fare una domanda del genere.
Considerato poi che fin dal primo giorno Oscar aveva rifiutato sdegnosamente di considerarsi un'attrice di quella assurda recita, cosa avrebbe mai potuto interessarle se qualcuno l'aveva sostituita!?
E poi come faceva a saperlo se lui non aveva ancora detto nulla?
"Come fai a sapere…" – stava per chiederle André, poi rammentandosi dell'incontro con Fersen.
Forse era stato lui ad informarla della circostanza.
"Te l'ha detto…hai visto il Conte di Fersen vero!?" – chiese andando direttamente al punto.
L'altra si stizzì, lo sguardo assottigliato alla domanda alla sua domanda, che non era solita essere lei a rispondere ma prima voleva avere le sue di risposte.
E poi quella domanda presupponeva che André avesse assistito all'incontro tra lei ed il conte.
E André non si era fatto avanti e…
André comprese, si rassegnò a rispondere all'ennesima richiesta.
"Si…ti ha sostituito una giovane, Maileen de Berintou, una nuova dama di compagnia di Madame Elisabeth, la sorella del re. E' arrivata da poco a Versailles…le piace recitare e così si è offerta di sostituirti quando oggi la regina ha saputo che non saresti venuta. Così siamo riusciti a provare tutte le scene…ovviamente il duello non è stato eseguito…".
"Quindi è andato tutto bene…" – sospirò Oscar piano, una velata punta di gelosia malcelata nel tono basso.
"E' andato tutto benissimo se proprio vuoi saperlo!"- rimarcò l'altro quasi per farle un dispetto adesso e pungerla nell'orgoglio.
"Avete recitato tutte le scene?".
"Tutte le scene!".
"Smettila di ripetere le mie domande!".
"Scusa…".
"Tutte le scene…anche quella del bacio!?" – l'intercalare sommesso, la punta di gelosia scemata in un respiro di vergogna.
Non d'invadenza verso l'altro forse ma sicuramente verso sé stessa.
Gli occhi definitivamente aperti, a fissare il soffitto…
L'intercezza sulla risposta da dare.
Che non è che poi di risposte ve ne sarebbero state molte.
S'erano state affrontate tutte le scene che li riguardavano era chiaro che anche quella scena era stata recitata.
Quindi la risposta sarebbe stata ovvia e logica.
Vuoi poi che Fersen avesse mai avuto l'insano gusto di spiegare cosa fosse accaduto…
Il punto allora non era cosa fosse accaduto ma perché lei, Oscar, che non era solita fare domande di cui conosceva già la risposta, fosse finita lì ad avanzare quella spiegazione.
Era evidente allora che lei voleva una risposta, quella risposta, e la voleva da lui.
Si voltò verso di lei.
Voleva vederla in faccia e dirle che sì avevano recitato anche quella scena e che, quindi, sì lui aveva baciato quella ragazza, anche s'era stato solo per finzione perché quella era una rappresentazione e nulla c'entrava con la realtà.
Intravide nella penombra della stanza il viso di Oscar.
Pareva più buio del buio che li circondava.
"Abbiamo recitato anche quella…" – disse piano.
Lo disse piano perché così avrebbe potuto scivolare sulla reazione di lei ed ascoltarla quella reazione.
Dio…
Quanto avrebbe voluto che una reazione, non una reazione qualsiasi, fosse scorsa sul volto.
Magari rabbia, inconsapevole certo, ma capace di scuotere la proverbiale freddezza che aleggiava su di lei.
Capace di incrinare la maschera di ghiaccio che lei indossava di fronte a tutti, forse anche di fronte a sè stessa.
Davvero una stupida recita - loro ad impersonare improbabili ruoli, rispettosi del rango certo, ma là, sul palcoscenico, liberi di rompere le regole che imperavano nella loro vita - avrebbe avuto pregio d'ingarbugliare a tal punto i sensi e i sentimenti da suscitare reazioni vive e renderli vivi, entrambi?!
Se solo fosse accaduto…
Oscar si morse il labbro.
Lui scorse il gesto.
Lo conosceva bene quel gesto.
Aveva imparato a riconoscerlo fin da quando lei era piccola.
Infliggersi un piccolo dolore per evitare che uno più grande arrivasse a scuoterla, inaspettatamente, e ad incrinare forza e saldezza. Punirsi per evitare d'essere smaccatamente sincera e rivelare ciò che non deve uscire allo scoperto.
Questo avevano imposto le regole che orchestravano le loro vite, non era solo una questione di rango.
Però anche quel gesto innocuo…
André s'immagino dunque d'aver suscitato una reazione, impercettibile. Oscar avrebbe voluto parlare e forse gridare…
André lo comprese.
E mordersi il labbro era appunto il segnale che lei non avrebbe potuto farlo.
Lui allungò una mano.
Quanto avrebbe voluto dirle che non c'era bisogno che lei fosse rimasta in silenzio.
Quanto avrebbe voluto dirle che poteva anche prenderlo in giro e rimproverarlo…
Si, avrebbe voluto André.
Perché se così fosse accaduto, allora questo avrebbe significato che qualcosa di lui a lei forse importava.
Restò muto André, in attesa di parole che non uscirono.
Oscar si sedette a terra.
Poi parlò…
Di se stessa…
Ma non direttamente…
Parlò di se stessa come avesse fatto parte di una rappresentazione in cui lei era la dea Minerva ma inaspettatamente in quel giorno non fosse riuscita a recitare la sua parte e qualcun altro l'aveva fatto.
Alla stessa maniera e con gli stessi risultati.
Era stata degnamente sostituita…
"Oh…allora va bene. Così nessuno ha sentito la mia mancanza….".
Rassegnazione...
Solo quella ebbe forza e dignità di farsi strada anche se, tutto sommato era sempre meglio di niente.
Fino al giorno prima Oscar avrebbe fatto di tutto per uscire, il più in fretta possibile seppur dignitosamente, da quell'assurda situazione e ora che qualcuno la stava altrettanto dignitosamente sostituendo si sentiva stranamente svuotata, come se quel ruolo fosse stato suo in realtà, solo suo, e nessuno, eccetto lei, avrebbe mai potuto recitarlo.
Era solo quello?
Era solo la singolare quanto tempestiva invadenza nel proprio stupido ruolo oppure era un'invadenza ben più dirompente che aveva preso ad insinuarsi e ad invadere la coscienza?
Aleggiando come spettro non tanto innocuo nella vita?
Fece per alzarsi allora, quasi di scatto e Andrè comprese, in quel movimento repentino, una sorta di smarrimento che stava prendendo l'altra e che l'avrebbe probabilmente torturata per il resto della notte.
Oscar fece per alzarsi, appunto, era quasi in piedi.
André l'afferrò per un polso e la trattenne, quasi tirandola verso di sè.
Un gesto veloce dunque un poco brusco capace - complice i postumi della febbre non ancora smaltiti – di minare l'equilibrio, che Oscar perse, ritrovandosi quasi addosso all'altro, di nuovo la faccia vicinissima a quella di André.
Così vicino, finalmente lui potè osservarla, ficcarsi nello sguardo.
"Io…io ho sentito la tua mancanza Oscar!" – sussurrò piano, lì, fisso, mentre l'altra sussultava e no, non arretrava, punta nell'orgoglio, un misto d'orgoglio e d'inspiegabile ansia, che però prese a sciogliersi un poco alla vista di sé riflessa nello sguardo dell'altro.
Di nuovo, nel giro di pochi giorni accadeva di nuovo.
E di nuovo lei intuì lui, il corpo di lui, lì, un poco sotto di sé, inspiegabilmente avvolgente, le labbra vicinissime, il respiro appena percepito.
Inspiegabile…
Nessuna forzatura per liberarsi dalla presa.
Quasi Oscar avesse deciso di restare lì, in attesa dell'istante successivo, che adesso quell'istante l'aveva già conosciuto e l'intimoriva sì ma d'un timore capace di sollevare curiosità e non paura.
Poi, come un lampo nel buio della notte, la fatidica domanda tornò ad illuminare la coscienza.
E la vicinanza parlò più di qualsiasi discorso o racconto.
Il corpo, il polso stretto nella mano calda, sciolsero sensazioni capaci di tornare a galla.
Rammentò allora la mano di André che l'aveva dapprima sfiorata, con delicatezza, e poi accarezzata con più forza.
Ad ogni passaggio un calore nuovo e profondo s'era irradiato dentro, non solo a restituire lievità ai muscoli ma anche ad ammansirli dai brividi della febbre e della rabbia.
Ne aveva ricavato tranquillità e sicurezza a cui lei si era abbandonata.
Ecco cosa aveva torturato la coscienza in quelle ore.
Lei s'era abbandonata a gesti che André non si sarebbe mai dovuto permettere.
Perché l'aveva fatto?
Perché lui s'era spinto oltre quel confine che loro stessi – o forse a questo punto, solo lei, si disse – mai avevano pensato di oltrepassare!?
Oscar lo guardò allora.
Intravide la sfumatura dello sguardo, chiaro e calmo e caldo.
André pareva tranquillo, sicuro di sé.
Per nulla imbarazzato o preoccupato di ciò che aveva fatto.
La calma iniziò ad irritarla.
Primo perché lui s'era permesso di fare una cosa del genere.
Secondo perché le aveva mentito dicendole che non era accaduto nulla.
Terzo perché ora che lei ricordava e che attraverso il suo sguardo lo aveva fatto chiaramente intendere ad André, lui non pareva minimamente preoccupato per la presa di coscienza.
Il momento di sospensione ebbe vita breve.
Lo scambio si sciolse e fu lui, stavolta, a lasdciare il polso consentendole di assumere una posizione più decorosa.
Lei si sedette e poi si alzò velocemente e poi…
"Perché lo hai fatto?! Perché volevi farlo…così semplicemente…perché volevi farlo come hai voluto baciarmi l'altra sera?".
Una provocazione dietro l'altra.
André comprese che la domanda riguardava ciò che era accaduto la notte precedente.
Nel letto, nell'abbraccio, nelle carezze intense ed avvolgenti…
E poi ancora prima, nel bacio dato per finzione e che pure lui aveva desiderato da tutta una vita…
Fingeva da una vita dunque!?
André comprese che lei aveva iniziato ad intuire, nei gesti di lui, seppur dettati da esigenze di copione, segnali sorprendenti ma anche contraddittori.
La distanza che da sempre li univa si stava a poco a poco assottigliando e paradossalmente questo, anziché schiarire, creava caos, e, ancor più sorprendente, quasi incapacità di continuare a restagli accanto, come nel passato.
Se poi, adesso, ci si metteva pure la visione di André che aveva baciato quella dama di compagnia…
Sempre per finzione certo…
E poi loro due che se ne andavano a passeggio, come le aveva raccontato il Conte di Fersen piuttosto divertito, allora il quadro era completo.
Perché André si stava comportando in questo modo?
Possibile che Oscar fosse stata solo una curiosità per lui?
"Perdonami…" – ammise André, ammettendo implicitamente che entrambi erano corsi agli stessi gesti - "Non mi pento di ciò che ho fatto … ma tu stavi male e tremavi come una foglia e io non sapevo più che fare che aiutarti. In quel momento ho avuto paura che la tua vita potesse quasi sfuggirmi tra le mani. E così…ho cercato di scaldarti è vero…era solo per scaldarti…".
André non abbassò lo sguardo e lei nemmeno.
Oscar aveva avuto la sua spiegazione.
Tutto sommato una spiegazione semplice e cristallina.
Come lo era André.
Eppure non ancora sufficiente.
Ma era pur sempre una spiegazione.
Perché mai avrebbe dovuto farlo se non per questo?! – se lo chiese e la mente tornò alla domanda iniziale.
André aveva cercato di aiutarla.
André aveva voluto fare solo quello.
Perché tra loro c'era una profonda amicizia.
Era tutto lì quello che era accaduto?
"Un'ultima domanda…" – proseguì lei in tono sommesso.
André si sorprese del fatto che lei si fosse accontentata delle poche parole non chiedendo ulteriori spiegazioni.
E si sorprese ancora di più quando Oscar gli chiese se veramente se n'era andato a passeggiare per i giardini di Versailles con quella giovane.
Se conoscere della dama di compagnia di Madame Elisabeth poteva anche essere stat una curiosità plausibile, chiedere di ciò che era accaduto dopo non aveva proprio senso.
Ma ancora una volta André fu assolutamente sincero.
"Me l'ha chiesto con gentilezza. Abbiamo parlato della commedia…è una giovane molto istruita ed è stato piacevole conversare con lei. Ha letto Rousseau…e conosce Voltaire…e non ha fatto pettegolezzi su nessuno se è questo che vuoi sapere. Anzi si è dimostrata molto sensibile verso i problemi che affliggono la Francia. Si…devo dire che è stato piacevole…ma perché lo vuoi sapere?".
Nello stesso istante in cui terminò la frase André comprese e si diede senz'appello dello stupido.
Oscar abbassò lo sguardo, nemmeno lei conosceva la ragione della domanda che aveva fatto e quella spiegazione così semplice e chiara, anziché ammansire, aveva preso a scavare, provocando una sorta di smarrimento e paura, come se lei avesse percepito che qualcosa nella sua vita stava cambiando, senza sapere se sarebbe stato un bene o un male.
Il disagio era inspiegabilmente una novità.
E soprattutto era inspiegabile ch'esso derivasse dal fatto d'aver compreso che André era stato con un'altra persona che non era lei.
Una giovane donna dalla mentalità aperta, colta e probabilmente decisamente più raffinata ed elegante di lei.
Non era lei ad essersene andata quel pomeriggio per i giardini di Versailles con André.
Anche se loro due lo avevano fatto mille volte ma solo per controllare e perlustrare il percorso della regina nelle sue passeggiate.
Mille volte erano stati, nelle ore più impensate del giorno e della notte, in quei giardini.
E adesso tutta la sicurezza di Oscar, la sua proverbiale freddezza, il distacco da sempre dimostrato verso sè stessa e verso ciò che la circondava parevano svanire come una bolla di sapone, al pensiero che…
Nemmeno lei sapeva quale pensiero in quel momento pareva disorientarla di più.
Ciò che aveva saputo dal Conte di Fersen o ciò che aveva saputo da André.
Oscar indietreggiò di scatto, voltandosi per uscire.
Poche parole, dirette e secche.
"Scusami se ti ho disturbato. Buonanotte…".
Impiegò qualche istante per raggiungere la porta.
Gli stessi impiegati da André per scaraventare via le coperte e scendere dal letto e rincorrerla ed afferrarla per un braccio, senza tanti convenevoli, quasi come un tempo, quando, ancora bambini, giocavano a rincorrersi e lui cercava di prenderla e lei velocissima tentava di sfuggirgli.
Solo il passo pesante di André, quasi un balzo verso di lei, risuonò nella stanza silenziosa e Oscar si ritrovò incapace di andare oltre per uscire.
André non esitò.
Perché ora era lui che voleva sapere cosa stava accadendo.
Anzi cosa poteva essere accaduto.
"Cosa ti ha detto il Conte di Fersen?".
Mai lui si sarebbe potuto permettere di fare una domanda del genere…
Lui servo, lei la figlia del suo padrone.
Lui non avrebbe mai potuto ambire a sapere nulla di lei e lei non avrebbe avuto nessun dovere di rivelargli ciò che poteva essere accaduto tra lei e Fersen.
Oscar si voltò incredula per il gesto di lui.
"Lasciami! Non ti riguarda!" – esclamò feroce.
E di nuovo la rabbia si rovesciò addosso ad André, che s'immaginò che l'altra non volesse subire intromissioni su quanto accaduto poco prima tra lei ed il conte.
Che la rabbia di Oscar, invece, era sorprendentemente rivolta proprio contro André, contro quella sua specie di vita parallela, che pareva andare in una direzione diversa dalla sua, anzi dalla loro.
Improvvisamente Oscar comprese come lei si fosse da sempre vista insieme ad André.
Non c'era un io e un lui.
C'erano loro…
E loro adesso parevano addentrarsi entro sentieri di una vita che non avrebbero mai condiviso assieme.
Finchè non era stato evidente, nessuno dei due ci aveva fatto caso.
"No…non ti lascio…".
"André! Non ti permetto di parlarmi in questo modo!".
La voce di lei era tornata quella della padrona.
Senza se e senza ma...
"Oscar…".
André non lasciò il braccio.
Non voleva farlo.
Non ci riuscì...
Voleva restare li, ancora un momento, per ascoltare quel battito lieve, quel calore che scorreva sotto il suo palmo, per sentire quel muscolo un po' teso e caparbiamente intenzionato a staccarsi da lui.
E ancora una volta lui intese quel rifiuto come il rifiuto di consentire a lui di conoscere dei sentimenti di lei verso il conte.
E ancora una volta Oscar intese quella stretta come il desiderio di André di mantenere un contatto con lei.
Perché, in fondo, era quello che aveva sempre fatto nella sua vita.
"Scusami…Oscar…a me puoi dirlo…che cosa ti ha detto?".
Oscar ammorbidì il tono, che nemmeno lei era del tutto consapevole del tenore delle parole del conte.
Fersen le aveva chiesto…
"Se proprio ci tieni mi ha chiesto di poter tornare in questa casa…per parlare…tutto qui!".
La voce bassa, malinconica.
Come se in essa Oscar avesse messo tutto il riserbo nel considerare quella richiesta il frutto di un interessamento del conte per lei.
E non invece il disperato tentativo di un uomo di allontanare da sè il dolore per un amore impossibile da realizzare, quello verso la sua regina.
Oscar avrebbe dovuto alleviare la sofferenza del conte e rendere meno doloroso quell'amore che mai il conte avrebbe potuto vivere nella sua interezza.
E lei questo l'aveva intuito.
Si chiedeva ora se a lei questo sarebbe bastato.
Lei che aveva scoperto di provare dell'affetto per il Conte di Fersen.
Anzi, forse di amarlo.
Ma di questo non era affatto certa.
"Ti ha chiesto se può tornare…".
La voce di André uscì flebile e si perse nel buio.
Anche lui intuì il significato delle parole.
E anche lui intuì che quella richiesta voleva dire molto di più di ciò che apparentemente avrebbe potuto significare.
André a quel punto lasciò il braccio.
E Oscar si ritrasse, come a proteggersi dalla marea di sensazioni che, da quando era iniziata quell'assurda storia della recita, parevano esser sempre lì, in procinto d'assalirla, senza concedere alla mente la tregua necessaria per comprendere cosa stesse realmente accadendo.
Oscar non disse una parola.
Si voltò e uscì via, quasi di corsa, scomparendo nel buio della scalinata.
André comprese, alla fine, cosa sarebbe accaduto.
Non poteva sapere se il Conte di Fersen avesse in qualche modo intuito i sentimenti che Oscar provava per lui.
Non poteva sapere se quella richiesta fosse dettata dall'intento di avvicinarsi realmente a lei e se il conte a sua volta avesse provato altro nei confronti di Oscar.
Ma, di fatto, era proprio ciò che stava accadendo.
Ciò che André aveva sempre temuto da quando aveva compreso che Oscar non era più indifferente all'amore.
André in quel senso era stato più bravo di lei, nel percepire i sentimenti di lei verso il conte.
Forse perché André viveva continuamente con la paura sorda e strisciante che ciò potesse accadere e quindi prima di lei aveva intuito il suo stato d'animo.
Prima di lei aveva compreso quell'agitazione che mai prima di allora aveva percorso i pensieri di lei, minando la sua freddezza e la sua risolutezza.
Prima di lei aveva compreso che ora, tutto ciò che fino ad allora erano stati l'uno per l'altra, sarebbe potuto svanire in un istante.
Il conte si sarebbe portato via Oscar…
E per André sarebbe stata la fine di tutto.
