"Non ti permetto di tirarti indietro", le ripeté Lanie con piglio deciso, per l'ennesima volta.
"Sono stanca. Facciamo un'altra volta?".
Dovevano uscire a cena, ma Kate desiderava solo andare a casa. Disperatamente.
Non era stanca, non più del solito. Semplicemente, non si sentiva dell'umore di fare vita sociale. Che nella personale filosofia di Lanie significava indurla a incontrare uomini sconosciuti nei bar.
Magari in una versione più sofisticata, l'aveva corretta Lanie alzando gli occhi al cielo. Non viviamo certo a Caracas.
"Facciamo stasera. Non mi darai buca". Lanie era determinata a non lasciarsela sfuggire di nuovo.
"Cosa cambia?". Kate ci provò sapendo di non aver alcun margine di successo.
"Cambia che non ti lascerò passare un'altra sera a struggerti per un certouomo".
"Non mi struggo per nessun uomo", replicò Kate innervosita. Avevano già fatto quel discorso fino a perdere i sensi per il tedio.
"Nemmeno per un autore di thriller che entrambe conosciamo? Rettifico: chetuconosci. Intimamente".
Si beccò in risposta un'occhiata risentita. Kate non si stava divertendo.
Da molto tempo, ammise con se stessa, permettendosi un'analisi onesta. Ma questo non voleva dire che volesse compagnia maschile a casaccio. Non voleva nemmeno dire che volesse un compagno in particolare, si affrettò a correggersi, allarmata.
Era esausta. Non ce la faceva più a coabitare con parti di sé così confuse e disordinate.

"Dai, Kate. Non sei uscita con nessuno da quando lo hai incontrato. Hai sempre quella faccia tirata e pallida. Eccetera. Non farmi sprecare fiato".
I complimenti e gli incoraggiamenti non erano contemplati nella sua schietta visione dell'amicizia.
"Non eri tu che mi accusavi di fare vita monastica? Certo che non esco con nessuno. Non dovrebbe sembrarti una novità". Il ragionamento non faceva una piega ai suoi occhi.
"Però ci pensi". Non c'era bisogno di specificare di chi stesse parlando.
Ancora a battere su quel chiodo. La odiava. Voleva ucciderla sul tavolo delle autopsie.
"Non ci penso".
Qualche volta.
Era passato un mese. Non erano arrivati fiori. Era convinta che lui avesse deciso che le sue stranezze erano troppe.
Era giusto così.
"D'accordo", capitolò per niente convinta. Se avesse rimandato un'altra volta non glielo avrebbe mai perdonato.

Non era così male uscire a prendere aria ogni tanto, si disse Kate scendendo dal taxi nella serata quasi estiva.
Pregustò le ore spensierate in cui non avrebbe dovuto pensare a cadaveri. Si sarebbe divertita e basta. E senza uomini, su quello era inflessibile.
Si diresse verso il luogo del suo appuntamento, insieme ad altre persone che, come lei, avevano lasciato a casa impegni e doveri e si apprestavano a trascorrere una serata piacevole.
O così le sembrò, per osmosi rispetto al suo stato d'animo che traslò sull'intera umanità che incrociò la sua strada in quel momento.

Lanie la stava già aspettando al locale in cui aveva voluto portarla a tutti i costi, perché aveva appena aperto, tutti ne parlavano bene e altri inutili motivazioni che a lei non sembravano importanti. Lei avrebbe preferito andare a mangiare un hamburger in un posto senza pretese.
Non era ancora arrivata l'estate ma le temperature erano alte. Sentiva il calore della strada risalire sulle sue gambe. Si era messa un vestito leggero, non elegante come quello che aveva indossato per la serata mondana nel mondo dell'editoria – preferiva chiamare così la sua uscita con Castle -, ma abbastanza decente da non farselo stroncare da una Lanie sempre disapprovante.

C'era coda all'ingresso.
L'ultima cosa di cui aveva voglia era passare interminabili minuti ad attendere in strada, in mezzo a una folla fastidiosa. I suoi minuti di tolleranza per il prossimo erano già terminati.
Diede il suo nome, venne fatta accomodare all'interno e la accompagnarono con molta deferenza al tavolo dove Lanie la stava già aspettando.
"Non pensavo saresti venuta", commentò l'amica con la consueta sincerità.
"Quindi hai già adocchiato un uomo con cui sostituirmi?", le chiese Kate con altrettanta schiettezza.
"Io, no. Tu, forse, sì".
Di cosa stava parlando? Lanie le indicò con discrezione qualcuno che era appena entrato.
No. No. No.
Non era possibile. Voleva andarsene. Nemmeno il tempo di sedersi. Non poteva, letteralmente, mettere il naso fuori di casa. Nemmeno per cinque minuti. Cos'era, una maledizione?
Richard Castle in tutto il suo splendore. Megliodel suo solito splendore, nella versione: "Uomo di mondo alla conquista di tutte le donne del Creato".

Era accompagnato. Figurarsi. Non volle nemmeno vedere chi fosse la sua nuova conquista. Percepì solo qualcuno attaccato al suo braccio, grazie alla sua vista periferica molto ben sviluppata.
Le si chiuse lo stomaco, ma bevve subito un bicchiere di vino per nascondere il malessere.
"Tutto bene?", le chiese Lanie sollecita.
"Riguardo a...?".
"Riguardo al tuo scrittore".
"Non è il mio scrittore".
Impegnato a emanare fascino a tutto spiano, girandosi a salutare a destra e occupandosi della donna al suo fianco, completamente a suo agio in mezzo alla gente adorante, sembrò non accorgersi di loro.
Kate fu grata alla sorte.
Nel dubbio cercò qualcosa in cui specchiarsi. Non si sentiva affatto in competizione. Voleva solo accertarsi di essere in ordine.
Castle e compagna bionda dalla chioma sospettosamente fluente, vennero scortati al loro tavolo, visibile dalla sua posizione, ma non troppo vicino. Non abbastanza da darsi fastidio a vicenda.
Le si contorsero le viscere quando lo vide appoggiare una mano sulla schiena della donna che era con lui e, subito dopo, tenerle la sedia in attesa che si sedesse. Si toccò inconsciamente il punto esatto in cui anche lei era stata sfiorata... Basta.
Le avrebbe graffiato gli occhi. Non solo a lei. A entrambi. Non era giusto fare discriminazioni sessuali.
"Va tutto bene?", le chiese, di nuovo, Lanie, meno brusca del solito.
"Sì, certo", rispose trangugiando un bicchiere d'acqua pieno fino all'orlo. Doveva calmarsi.
Sbirciò al loro tavolo, ricevendo coltellate a ogni dettaglio che riusciva a scorgere.
Si toccò i capelli corti. Lei non era il suo tipo, ammise a malincuore. Di sicuro Miss "Oh mio Dio, sono a cena con Richard Castle" lo era di più. Loro erano stati due meteore incrociatesi per sbaglio, pensò. Nel mondo reale avrebbero continuato le loro orbite parallele senza mai incontrarsi.
Proprio come in quel momento.
Li vide ridere rilassati. Vide lei sporgersi verso di lui. Girò la testa e si impose di tenerla dritta davanti a sé, per tutto il resto della cena.
"Ordiniamo", esclamò risolutamente.
"Sei sicura? Vuoi che andiamo via?".
"No. Resteremo qui".
Non era il caso di farla tanto lunga. Non era un suo ex di cui era ancora innamorata. Non le importava niente di lui. Poteva uscire con tutte le donne dagli strani capelli finti che gli fossero piaciute.
E non sarebbe andata via per niente al mondo. Era una questione di principio. Non stava facendo niente di male. Neanche lui, ammise.

Ordinarono. Cercarono di parlare d'altro. Kate resistette alla tentazione di spiarli. Perché si sarebbe trattato di quello e lei non si sarebbe abbassata a tanto. Questo giovò allo stomaco di Kate che non era più un pugno teso a premerle contro il diaframma.
Lentamente, si rilassò. A un certo punto pensò che si era alterata per niente. Adesso era molto calma e decisa a godersi la sua serata in compagnia. Del resto New York non era così grande. Affollata, sì. Ma i posti da frequentare erano sempre gli stessi. L'avrebbe incontrato altre volte per caso. Non c'era bisogno di fare tragedie, anche perché non le faceva nessun effetto, visto? Era stata solo la sorpresa iniziale.
Con il tempo riuscì perfino a dimenticarsi della sua presenza. Chiacchierò, rise, mangiò di gusto.
Rimaneva solo la questione di come riuscire ad andarsene senza che lui le notasse. Decise di pensarci più tardi. O non pensarci affatto. Sarebbe stata civile e cortese e l'avrebbe salutato. Dove era il problema?

Arrivano i loro dessert. Ancora poco e avrebbero chiesto il conto e sarebbero uscite di lì, per dirigersi ovunque nel mondo, lontane da lì. Addio, Rick.
"Non voltarti", le sibilò Lanie.
Kate alzò la testa d'istinto e fece per girarsi.
"Mi chiedo come tu non sia ancora morta in servizio. È così che reagisci al pericolo? Facendo proprio quello che ti dicono di non fare?", bofonchiò Lanie sarcastica.
Non potevano fare niente, solo attendere il compimento del destino. Che si compì, nelle vesti di un elegante e sorridente Richard Castle in piedi davanti al loro tavolo.
Dio, perché mi fai questo?
"Ciao, Kate", la salutò, gentile e mondano.
Lei avrebbe voluto spingerlo e farlo rovinare a terra. Così. Istinti omicidi passeggeri e casuali.
Alzò brevemente gli occhi e li riabbassò subito. Lui era troppo bello, forse per via delle luci che lo avvolgevano dall'alto, per essere guardato. Soprattutto se non si toglieva quell'espressione di pura gioia nel vederla. Doveva camuffarla, o nessuno sarebbe uscito vivo da lì.
Rispose svogliata, con il tono che le sembrò adatto alla circostanza. Funebre.
Non era nemmeno cortese andare a disturbare la gente che sta cenando per i fatti propri. Che maleducato.

Castle si presentò a Lanie che, evidentemente, non aveva alcuna intenzione essere scontrosa, a differenza sua. Si fece affascinare. Come tutte. Come lei. No, lei no.
Un po', forse, ma solo tanto tempo fa, si disse.
Lei non avrebbe agevolato in nessun modo la conversazione. Non li avrebbe presentati. Non avrebbe fatto domande di circostanza. A quanto pare, nemmeno lui.
Non smetteva di guardarla, distogliendo l'attenzione solo per rispondere alle domande di Lanie, che si dibatteva confusa, non sapendo come gestire la situazione.
Kate fissava un punto oltre tutti loro, pretendendo di isolarsi dal contesto.
L'incontro più imbarazzante del secolo.
Castle prese in mano la situazione. Disse le cose che ci aspettava dicesse. Anche voi qui. Il mondo è piccolo. Vi piace il nuovo locale. Conosco il proprietario.
Vai via. Torna dalle tue donne.
Kate sentiva il suo sguardo perforarle il cranio. Ostentò indifferenza. Lanie cercò di portare avanti la conversazione morente, fino a che non fu più possibile per lui restare senza destare sospetti.
Il tempo delle buone maniere era finito.

"Mi ha fatto piacere vederti", le disse Castle interrompendo un silenzio fattosi di tomba. Le porse la mano.
Kate non ci pensava neppure a stringerla. Se lo avesse fatto, se lo avesse toccato, avrebbe finito per baciarlo davanti a tutti e sedurlo sul pavimento, per quel suo piccolo problema di non riuscire a resistergli.
No, grazie. Aveva già dato.
Castle ritrasse la mano.
Gli sorrise brevemente per congedarlo, come se si fosse trattato di un insignificante e noioso venditore porta a porta. Castle se ne andò, dopo aver salutato Lanie, che gli rispose con calore.

Si permise di guardarlo solo quando fu di spalle. Le sembrò avesse la schiena contratta. Si mise le mani sugli occhi, i gomiti appoggiati sul tavolo, perdendo ogni forma di dignità e buona educazione.
Il pensiero che fosse tornato da quellale scatenò fitte dolorose al petto. Tutta la sua compostezza se ne era finita chissà dove.
"Ne vuoi parlare?", le chiese Lanie cauta, quando si fu calmata abbastanza da tornare nel regno dei vivi.
Fece un respiro profondo.
"No".
"Scusami. Non volevo rovinarti la serata. Sono stata di pessima compagnia. È che...". Si girò nella direzione incriminata, e vide Castle rispondere al suo sguardo. Ormai non poteva più costringersi a non voltarsi.
"Che la tensione tra voi due è impressionante", la voce di Lanie la fece tornare da questo lato della sala. "Mai successa una cosa del genere. Sembrava quasi di vederlo".
"Vedere cosa?", domandò confusa. Non stava seguendo la conversazione.
"Il sesso che dovreste fare! Cosa ci fai qui? Portatelo a casa!".
"Lanie!". Era inorridita. Non aveva nemmeno tenuto la voce bassa. L'intero ristorante avrebbe saputo a breve i fatti suoi.
"Ehi. Io sono esperta in questo campo. Tu e quell'uomo non dovete uscire di casa per tre giorni. Ma cosa dico tre giorni... Dovete... spegnerviin qualche modo. Mi è venuto caldo solo a guardarvi". Si sventolò ostentatamente per sottolineare il concetto.
"Non...", prese fiato. Represse una risata. L'immagine di loro due infuocati era vivida davanti ai suoi occhi. Ma non voleva inoltrarsi nell'argomento.
"Torno subito", le comunicò alzandosi precipitosamente e fuggendo in bagno. Lì sarebbe stata al sicuro.
Aprì la porta. Non c'era nessuno. Aprì il rubinetto e si passò entrambi i polsi sotto l'acqua fredda.
Avrebbe voluto chiudersi dentro e uscire solo quando lui se ne fosse andato.
Non era calma. Non era vero che vederlo non le faceva effetto. Si era infilata in un ginepraio molto grosso.

Prolungò la sua presenza finché le fu possibile, e poi dovette decidersi a uscire e tornare da Lanie. Non poteva lasciarla sola tanto a lungo.
Aprì la porta e, molto prevedibilmente, si imbatté, di nuovo, ancora, come sempre, in Richard Castle.
Basta! Era una persecuzione. Doveva chiedere una diffida in tribunale. Non la lasciava in pace.
"Cominciavo a preoccuparmi. Sembrava che non uscissi più", le disse come se fosse normale, per lui, aspettare donne fuori dai bagni.
"No", esclamò Kate, respingendolo con un mano alzata. "No. Non mi farai anchequesto".
Fece dietro front, tornò dentro e si appoggiò alla lunga fila di lavandini, guardandosi allo specchio.
Cosa doveva fare con lui?
"Tanto starò qui finché non uscirai", gridò lui, da fuori.
"Vogliamo vedere chi resiste di più?!", grido lei, da dentro.
No, non era la soluzione ideale. La gente cominciava a guardarli con aria perplessa. Le donne entravano in bagno osservando prima lui, e poi lei, incuriosite.
Non poteva stare in bagno per sempre.