Eccoci qui con l'appuntamento tanto atteso, chissà se riuscirò a sorprendervi stavolta! ;)

Euston, mi è davvero mancato il tuo commento nello scorso capitolo! Glad that you're back! :) Un grazie speciale anche a nayaislove e LoveNaya e, martydg15, che dire, dopo l'arrivo di Paige scoprire di essere la quinta sorella illegittima di casa Halliwell è sempre stato il mio sogno nel cassetto! ;P

Aspetto con ansia i vostri commenti!

the old phib


11.

Considerando le sue pessime abilità culinarie e la sua ancora estremamente magra retribuzione al giornale che non le permetteva di frequentare locali particolarmente dispendiosi, Brittany doveva ammettere che era davvero da tempo ormai immemore che non si concedeva un pasto così sopraffino. Faceva eccezione soltanto il pranzo del Ringraziamento che ovviamente aveva trascorso a casa dai suoi. Tuttavia, per riuscire ad uscire vivi dal fittissimo ginepraio d'occhiate e frecciate che troppi parenti in uno spazio troppo angusto per troppe ore inevitabilmente ed invariabilmente generavano, alla fine della giornata erano tutti talmente ubriachi che, anche impegnandosi a fondo, Brittany non riusciva davvero a ricordare neppure se sul tavolo ci fosse un tacchino. Doveva per forza esserci stato, ma, ogni volta che si sforzava ad immaginarne la sagoma del grosso volatile sulla gigantesca tavolata della sala da pranzo di casa Pierce, ricordi sfumati di frasi estremamente imbarazzanti e comportamenti estremamente sconvenienti che purtroppo il più delle volte la coinvolgevano in prima persona le tornavano alla mente e così alla fine aveva deliberatamente deciso che era decisamente meglio limitarsi a darlo per scontato.

L'antipasto, in perfetto stile portoricano, prevedeva un delizioso misto di frittelline dorate a puntino: c'erano quelle di patate, quelle di mais, quelle di formaggio ed incredibilmente Brittany era riuscita ad assaggiare e farsi piacere persino quelle di baccalà. E no, non le aveva addentate con aria titubante soltanto per non essere scortese, in realtà le aveva ingurgitate tutte d'un fiato cercando di masticare il meno possibile soltanto perché a Santana sembravano piacere davvero un sacco; poi però, quando l'altra ridendo le aveva domandato spiegazioni in merito alle sue palpebre strizzate durante l'intero processo, era stata costretta a mordicchiarle per non soffocare e conseguentemente ammettere che avevano un sapore davvero delizioso. Il secondo era stato, se possibile, ancora più paradisiaco: erano dei piccoli calzoncini ripieni di frutti di mare, carne, pollo o verdure, che tra l'altro avevano un nome squisitamente spagnolo che pronunciato da Santana aveva assunto un suono squisitamente sexy.

Santana era squisitamente sexy, anche se per fare in fretta, dopo la debacle della torta, aveva indossato semplicemente un paio di jeans e una delle sue innumerevoli canotte nere. Era bellissima, semplicemente per il fatto stesso di essere così com'era, così tanto e poco lei al tempo stesso, sempre sorridente, ma con gli occhi tristi, l'espressione dolce, ma divertita, la voglia di raccontarsi, ma senza dire mai troppo.

"Beh, ero a questa specie di Speed-Date e …"

"Oddio, credevo che gli Speed-Date si fossero estinti assieme ai pantaloni alla cavallerizza." la interruppe Santana sedendosi con un colpo secco contro lo schienale della sedia dopo essersi tamponata le labbra con il tovagliolo e averlo posato stropicciato sulla tovaglia. Quindi riaprì gli occhi e la fissò con sguardo inaspettatamente comprensivo a dispetto del suo tono sarcastico.

"Ero lì soltanto perché una mia amica mi aveva praticamente costretta e credimi se ti dico che l'ho odiata!" si affrettò a giustificarsi Brittany, anche se ad essere onesti, visto come si era conclusa quella serata, in realtà aveva poi smesso di maledirla. Santana si lasciò scappare una piccola risata, poi piegò la testa di lato e la guardò e basta per qualche istante.

"Non sei anche tu all'eterna ricerca dell'amore?" le domandò quindi con un piccolo cenno della testa.

"Diciamo che non credo sia quello il modo migliore per trovarlo." Brittany sollevò le spalle arricciando un po' le labbra.

"Sono completamente d'accordo." annuì Santana allungandosi verso il suo calice ancora pieno di vino rosso, "È che è proprio … è tutto sbagliato." continuò, quindi si avvicinò il bicchiere alle labbra e, mentre Brittany la guardava con aria interrogativa, sorseggiò la bevanda, "Hai tre minuti per far colpo su una branca di sconosciuti …" riprese quindi per spiegare il concetto e poggiò di nuovo il calice sulla tovaglia, "… e quindi menti spudoratamente, …" ammise asciugandosi le labbra, "… per poi ritrovarti costretta ad uscire con una persona che pian piano cominci a detestare, perché non è affatto come ti era sembrato, quando essere chiari fin dall'inizio farebbe perdere molto meno tempo, soldi ed energie a tutti quanti!" concluse allargando le braccia.

Brittany strizzò un po' le palpebre e arricciò le labbra con aria concentrata, "Quindi sarebbe meglio presentarsi direttamente con i propri difetti?" domandò poi.

"Magari lo sarebbe!" esclamò Santana con espressione convinta gesticolando di nuovo in sua direzione.

"Una cosa del tipo: …" cominciò ad inventare l'altra, alzando lo sguardo verso l'alto e ruotando la mano vicino al capo per trovare l'ispirazione,"Ciao a tutti, io sono Brittany."

"Ciao Brittany."

Abbassando un istante la voce sussurrò: "Onestamente sarebbe meglio se fossimo in 15 e tutti quanti seduti in cerchio, ma … no, no, può funzionare." quindi riacquistò il suo normale tono di voce, "Allora, ho 24 anni …" poi si bloccò di nuovo e perdendo ancora una volta il suo timbro da annuncio ufficiale confessò "Beh, per essere precisi li ho compiuti proprio una settimana fa …"

Improvvisamente Santana si alzò in piedi, "Auguri!" le sorrise, quindi le si avvicinò e con il gesto più naturale le stampò un bacio sulla guancia.

Un bacio sulla guancia. Un bacio. Sulla guancia. Bacio. Santana. Guancia. In quell'esatto istante se Brittany non fosse stata costretta a reprimere ogni propria reazione per tentare anche solo vagamente di mantenere un minimo contegno di fronte alla donna di cui era follemente innamorata probabilmente avrebbe cominciato a gridare saltellando per il salotto finché non avesse raggiunto una finestra, al che sarebbe balzata fuori continuando a saltellare e gridare fino al momento in cui avesse perso la voce e anche gli ultimi rimasugli della sua dignità. Nel tempo in cui Santana tornò a sedersi si concesse quindi soltanto di chiudere un secondo gli occhi, mentre lei era girata di spalle, lasciando uscire un po' d'aria dai polmoni, mentre cercava di ignorare il suo cuore che sentiva esplodere in scintillanti fiamme dorate come un fuoco d'artificio il giorno di Ferragosto.

"… e sono ben otto mesi che quando è buio non esco più con un paletto di frassino nella borsetta!" trovò infine la forza di concludere. Santana scoppiò a ridere di fronte a lei, divertita come Brittany non l'aveva mai vista prima, quindi senza farsi pregare prese a sua volta le redini del gioco.

"Fa provare me: allora, …" quindi si schiarì la voce, "… ciao a tutti, io sono Santana."

"Ciao Santana!" canticchiò Brittany.

"Ho 24 anni, anch'io, e l'ultima volta che ho guardato in tv una replica di Dawson's Creek sono riuscita a resistere ben 24 minuti prima di versare la prima lacrima!" annunciò orgogliosa e in mezzo alle risate di Brittany accennò un piccolo inchino.

Nel silenzio che seguì, Brittany la guardò intensamente per una manciata di secondi, quindi abbassò lo sguardo verso il tovagliolo. "Sei una delle persone più contraddittorie che abbia mai conosciuto in vita mia."

Santana le restituì uno sguardo a metà fra il divertito e il perplesso. "Detto così sembra una cosa brutta!"

"Ti assicuro di no." le sorrise Brittany, "È solo che ho questa ossessione di voler a tutti i costi capire le persone, …" provò a spiegare iniziando a giocherellare con il bordo della tovaglia,"… di solito ci riesco perché siamo quasi tutti talmente prevedibili, …" rifletté, "… ma tu sei decisamente fuori dalla mia portata." concluse alzando di nuovo lo sguardo verso di lei.

"Spiega." le ordinò Santana incuriosita.

"Beh, da un lato sembri una persona molto aggressiva e sicura di sé, sempre vestita di nero nella tua auto sportiva, con quel broncio e la tua aria da dura." cominciò, Santana sorrise annuendo, "E poi ti scopro a rileggere per la millesima volta uno dei libri romantici più strappalacrime che esistano al mondo, a cucinare crostate di fragole, cantare Billie Holiday e confessarmi che non riesci a non piangere ad ogni replica di una puntata di Dawson's Creek!" concluse quindi, lasciandosi andare in un irresistibile sorriso furbetto, mentre l'altra si limitò ad allargare le braccia. Pian piano però la sua espressione si fece più seria e i suoi occhi neri si allontanarono, le sue labbra si schiusero un paio di volte, come se volesse parlare, ma non sapesse esattamente come spiegarsi, poi si leccò le labbra e di colpo fissò di nuovo il suo sguardo nei suoi occhi blu.

"Fare la stronza mi aiuta a tener lontano la gente." gracchiò quasi. Brittany si rabbuiò assieme alla sua espressione, i suoi occhi però si fecero ancora più dolci.

"E perché vuoi tenerla lontana?" le domandò piegando di lato la testa.

Santana si sistemò i capelli sulla testa, il suo viso ormai spento sembrava tuttavia non riuscire a smettere di cercare in fondo agli occhi di Brittany un'eccezione, anche a costo che confermasse le sue regole, "Le relazioni troppo strette finiscono sempre male." mormorò con voce piatta, "Spesso per entrambi." riprese, quindi incrociò le braccia sul petto, "Poi c'è chi riesce ad andare oltre e chi no."

Brittany scrutò in fondo al suo sguardo per scovarci un frammento di quella risposta,"E tu da che parte stai?" le chiese.

"Dalla parte di chi non vuole dimenticare." rispose Santana immediatamente, senza nemmeno starci a pensare, con la sedia si allontanò inconsciamente dal tavolo. Di colpo tutta quell'aria fredda che cominciò ad occupare lo spazio fra lei e Santana riuscì quasi a farla rabbrividire.

"Andare avanti non significa per forza dimenticare." ribatté quindi con espressione sincera. Santana ormai era lontana anni luce da lì, lo riconobbe dal suo sguardo assente, così diverso da quello che aveva dipinto i suoi occhi durante il resto della serata. Senza neppure ascoltarla le chiese se voleva un caffè, la invitò ad aspettarla in salotto e infine sparì in cucina.


"Eravate a scuola assieme?" Brittany domandò a Santana non appena la vide tornare con un vassoio in salotto. In mano sventolava una fotografia che ritraeva tre giovani ragazzi con indosso la toga del diploma della scuola superiore, che immediatamente Brittany riconobbe essere Santana, Puck e Quinn. I tre ridevano a crepapelle reggendo in mano, quasi fosse un trofeo, un foglio arrotolato e avvolto in un bel nastro di raso rosso, se ne stavano in piedi di fronte all'obbiettivo sul prato di quello che aveva tutta l'aria di essere un campo di football. Sembravano così felici e spensierati.

"Chi?" domandò distrattamente Santana poggiando il vassoio sul tavolino del salotto senza badare alla fotografia.

"Tu, Puck e Quinn." si spiegò Brittany lasciandosi cadere con poca grazia sul divano.

Tutto quello che voleva era far sparire quell'aria triste dal viso di Santana ed evitare, almeno da quel momento in poi, ogni genere di discorso che diventando troppo serio potesse cancellare di nuovo quella sua espressione dolce e divertita, di cui quella sera aveva definitivamente imparato ad innamorarsi. Non appena pochi minuti prima, raccogliendo "La Princesse de Clèves" dal divano di Santana, l'aveva aperto con l'intenzione di leggere la parte che preferiva, quella fotografia le era scivolata fra le mani e Brittany era stata davvero entusiasta di quella scoperta inaspettata. Le forniva, infatti, la possibilità di introdurre due argomenti che per qualche istante si illuse essere estremamente neutri: il loro ormai evidentemente identico gusto letterario e il liceo.

Non appena Santana si accorse della fotografia il suo sguardo si raggelò, "Dove cazzo l'hai presa quella?"

Brittany la fissò per un istante, immobile, con espressione sconvolta, "È … è solo scivolata fuori dal libro …" iniziò a balbettare, "… l'ho preso in … e …"

"Beh, in ogni caso non mi và di parlarne." la interruppe secca Santana e senza degnarla di uno sguardo si sedette accanto a lei.

"Sì. Scusa." mormorò Brittany desolata, quindi afferrò di nuovo il libro e infilò la fotografia dove l'aveva trovata, "Mi aveva solo … incuriosita e … non pensavo foste amiche." continuò posando il libro sul tavolino, "Tu e Quinn intendo." si spiegò meglio continuando a guardare dritto di fronte a sé, "Cioè, non mi avevate dato quell'impressione e …"

"Il fatto che ti abbia invitata a cena non ti dà il diritto di rovistare nella mia vita." la interruppe senza preavviso Santana, mentre la sua voce rabbiosa cominciò incredibilmente a rompersi, piano.

Brittany si voltò attonita verso di lei che non accennava ancora a girarsi, i suoi occhi neri luccicavano sotto la luce del lampadario del salotto, mentre una piccola lacrima minacciava di scivolare giù dalle sue ciglia da un momento all'altro. Anche Brittany avrebbe voluto piangere, però non lo fece, "Io non … non volevo intromettermi in …"

"Ma dai, se è dal giorno che sei arrivata qui che cerchi solo di intrometterti!" abbaiò Santana a quel punto voltandosi con violenza verso di lei. Brittany la guardò con aria visibilmente ferita, le labbra schiuse, lo sguardo incredulo, per un tempo che in quel momento le sembrò infinito. Quindi chiuse la bocca, annuì e distogliendo per l'ultima volta gli occhi dai suoi si alzò in piedi.

"Grazie della cena." bisbigliò, quindi raccolse il suo cappotto dal divano accanto e se ne andò.