L'alba era sorta sul villaggio di Kiri.
Il sole accendeva di oro e carminio le nuvole, sparse lungo il firmamento, e gli uccelli diurni sfrecciavano, pronti allo svolgimento delle loro attività.
Kaileena, ritta dinanzi ad un grande specchio, si ammirava compiaciuta. La sua forza non era sufficiente per contrastare quell'uomo, tuttavia lei era sicura di possedere un'arma più potente di qualsiasi ninjutsu...
La sua bellezza le avrebbe consentito di raggiungere il potere...
Un lungo mantello bianco, bordato di pelliccia anche essa candida sul collo e sulle spalle, si allargava dietro di lei e toccava le sue caviglie.
Indossava una lunga maglia gialla, che era stretta in vita da una cintura marrone, a cui era appeso un kriss dalla lama serpentina e dall'impugnatura riccamente istoriata e le lunghe gambe da gazzella erano sottolineate da pantaloni viola e da alti stivali neri, anche essi bordati di pelliccia bianca come il mantello.
Guanti viola, ornati anche essi di pelliccia coprivano le sue mani e gli avambracci.
I lunghi capelli neri erano raccolti in una semplice coda e al collo era appeso una semplice collana d'oro, a cui era appesa una pietra di luna di forma circolare, palpitante di riflessi iridescenti.
-Sei bellissima Kaileena.-si disse e un sorriso delicato curvò le sue labbra vermiglie. Gli uomini credevano di essere forti, ma dinanzi alla bellezza di una donna come lei le loro difese cadevano...
Anche il Raikage sarebbe caduto dinanzi a lei...
E le sarebbe stato facile manovrarlo e condurlo verso gli scopi suoi e della Mizukage...
Sospirò crucciata. Quel potere le avrebbe consentito di ottenere la vendetta contro quell'uomo...
Eppure, malgrado ne fosse consapevole, questo non la rendeva del tutto serena.
Per quanto fosse sicura delle possibilità della sua bellezza, sentiva il cruccio di non potere ottenere la sua vendetta da sola...
Detestava la sua dipendenza da qualcuno, ma non poteva assolutamente prescindere da quello...
Si tolse poi il guanto e, dopo che ebbe aperto lo zaino, estrasse un rotolo e lo aprì, appoggiandolo in seguito sul pavimento.
Si tolse un guanto, con decisione, si passò una mano sul filo del kriss, poi la appoggiò sulla pergamena.
Il grande specchio si dissolse in una nuvola di fumo e Kaileena, con rapidità, chiuse il rotolo e lo rimise nello zaino.
-Stanno arrivando.-mormorò tra sé e attese.
Dopo qualche minuto, la giovane si alzò e aprì la porta.
-Ao, Choujiro, benvenuti.-lo salutò con voce vellutata.
Il giovane spadaccino, per alcuni istanti, si irrigidì. Quella voce, dalle sonorità così gradevoli, celava, ne era sicuro, inganni e malizia...
Detestava quei suoi modi di fare e di agire..
Sembrava si stesse prendendo gioco di lui e di quello che rappresentava il villaggio!
-Sei pronta?-domandò freddamente Ao.
-Certo.-rispose prontamente la kunoichi.
-Allora seguici. Non abbiamo tutto questo tempo.-le ordinò l'uomo.
Kaileena si sistemò lo zaino sulle spalle e li seguì.
Raggiunsero il porto del paese di Mizu.
Una parca di medio tonnellaggio era attraccata e ondeggiava pigramente, scossa dal leggero vento che spirava.
Un uomo alto e robusto, dalla pelle abbronzata e vestito di bianco, uscì dalla cabina e salì sulla banchina.
-Hatsuo, tieni il tuo compenso.-affermò Choujiro e si tolse dalla cintura un piccolo sacchetto contenente alcune banconote.
L'uomo contò le banconote, poi sorrise.
-La Mizukage è stata molto generosa. Molto bene, non fallirò.-affermò e guidò la giovane jonin sulla barca, che venne presto seguita dai due uomini.
L'imbarcazione sciolse gli ormeggi e, dopo un po', il porto scomparve alla loro vista, confondendosi nella luce viva del sole.
All'ospedale di Konoha, intanto, i medici terminavano di visitare Jiraiya.
Ad un tratto, la porta si spalancò con fracasso e, per poco, non si ruppe in mille pezzi.
-Naruto, non ti ricordi che siamo in un ospedale?-domandò apparentemente seccato l'eremita dei rospi fissando i suoi occhi neri nelle iridi azzurre del giovane ninja.
Il jinchuuriki di Kyuubi si grattò la testa, confuso.
-Scusami maestro, ma... volevo sapere come stavi. Quando siamo arrivati qui non stavi molto bene.-replicò il ninja e sorrise imbarazzato.
Jiraiya sospirò e scosse la testa.
-Io mi sono ripreso, ma non possiamo ancora allontanarci da Konoha. L'Hokage mi ha detto che ha molte cose da dirmi sulla pietra che avevo nel braccio.-dichiarò con voce seria.
-Naruto, ora puoi tornare dai tuoi amici? Devo terminare le visite e poi andare dall'Hokage.-gli domandò poi.
-D'accordo. Ma tu mi prometti che mi spiegherai cosa era quella pietra?-chiese l'adolescente.
Lo shinobi scosse la testa.
-Naruto, dipenderà dalle informazioni ricavate dai laboratori. In questi casi è meglio essere prudenti.-affermò l'uomo con un tono che non ammetteva repliche.
Il ninja adolescente sbuffò, ma non rispose e uscì.
Un po' di tempo dopo le visite mediche terminarono e Jiraiya, sbrigate le pratiche, si diresse verso il palazzo dell'Hokage.
-Cosa hai scoperto, Tsunade?-domandò l'uomo entrando nello studio della compagna.
-Vedi, le analisi dei laboratori ci hanno detto che quella pietra è stata marchiata da un sigillo che consente di trasformare una persona in un morto vivente, controllandone la mente. Come avrai capito, questo accade quando questa viene introdotta accanto al cuore della persona.-spiegò la discendente di Hashirama Senju.
-Ma perché un frammento di quella pietra si è conficcato nel mio braccio?-domandò l'eremita dei rospi e, con un gesto istintivo, si passò la mano destra sul braccio sinistro.
-Non ne sono molto sicura, ma credo che la pietra, dinanzi alla sconfitta del suo possessore, sia programmata per fare sì che il corpo esploda e un frammento di essa trafigga il corpo del nemico, condannandolo a morte. E' come se essa fosse pregna di vapori mefitici.-spiegò la kunoichi.
La donna tacque, come se fosse indecisa se tacere o proseguire nella discussione.
-Credo che tu non mi abbia detto tutto, Tsunade.-affermò Jiraiya.
-Jiraiya, ricordi gli adoratori del re demone dragone?-gli domandò di rimando lei.
-Cosa? Ma non furono distrutti da una azione degli ANBU creati dal Nidaime Hokage?-esclamò sorpreso.
-E' solo un sospetto, ma non lo puoi escludere. Ai tempi del mio prozio, solo il loro maestro era in grado di usare i sigilli che rendono quelle pietre così pericolose. E la pietra che è stata usata come arma contro di te è dello stesso tipo.-replicò la donna con voce cupa.
-Ma io ricordo che il loro maestro era un uomo già vecchio e malato. Come avrebbe fatto a sopravvivere al trascorrere del tempo e a sfuggire agli ANBU del Nidaime Mizukage? Senza contare poi gli altri villaggi...- rispose sempre più sorpreso l'eremita dei rospi.
-Non lo so Jiraiya... Non lo so.-rispose la Godaime Hokage e si passò una mano nella lunga capigliatura dorata.
-Non ci voleva... Ci mancavano questi pazzi, oltre all'Akatsuki e alle strane manovre di Kumo e Kiri.-pensò poi e batté un pugno sulla scrivania, che, stranamente, non si crepò.
-Non preoccuparti, ti darò io le informazioni che cerchi, per quanto riguarda le manovre di Kumo e Kiri. Presto quella ragazza non sarà più un mistero per te e, soprattutto, per me.-dichiarò con tono ironico.
La donna strinse gli occhi, saettando su di lui uno sguardo seccato, e l'uomo, discretamente, si allontanò.
Tre figure, avvolte in mantelli neri che coprivano le loro fattezze, le spalle cariche di bisacce colme di pesi, camminavano con lentezza verso il villaggio di Hebi.
-Fermiamoci!-ordinò ad un tratto Konan risolutamente, dopo essersi portata la mano alla cuffia della sua piccola ricetrasmittente.
-Qualche problema?-domandò Itachi.
-Sì... Tutto questo silenzio è molto strano. Se davvero non sapessero nulla di noi, incontreremo persone che svolgono le loro normali attività... Questo silenzio ha l'aria di qualcosa di artificiale.-affermò la kunoichi di Ame.
-Vorresti dire che ci attendono?-domandò Hidan.
-Non lo so, ma sono sicura che presto lo scopriremo.-dichiarò lei e continuò a camminare, seguita dai suoi due compagni.
Qualche istante dopo, raggiunsero il palazzo del kage.
Hanako passeggiava incurante, ammirando i fiori che riempivano il giardino di vivaci colori.
-Signorina!-la chiamò Konan, cercando di alterare la voce.
-Dice a me?-chiese la ragazzina e un leggero sorriso le distese le labbra sottili.
I tre nukenin si avvicinarono lentamente alla giovane, che non si mosse.
-Siamo dei commercianti di erbe che desiderano vendere i loro prodotti al kage di questo villaggio. Credo li potrà trovare di estremo interesse.-affermò la ninja di Ame.
Il sorriso di Hanako parve accentuarsi.
-Cosa...?-pensò Itachi, sorpreso. Sembrava sospettare qualcosa...
-Non c'è niente di interessante che dei nukenin possano vendere a mio nonno.-replicò con fierezza l'adolescente.
I tre ninja, vistisi scoperti, sciolsero le tecniche di travestimento e si liberarono dei mantelli.
-Tuttavia, questo non impedirà di offrire il tuo sangue a Jashin!-ringhiò Hidan, la voce colma di esaltazione. Finalmente avrebbe potuto offrire un'offerta al suo dio...
E sarebbe stato un sacrificio di prim'ordine, vista la straordinaria bellezza di quella ragazzina...
Jashin avrebbe gradito una simile primizia...
-Credo che vi siate dimenticati di qualcuno.-replicò una voce maschile ferma e risoluta.
I tre nukenin si voltarono e videro, dinanzi alla abitazione, Tetsuo Kobura, accompagnato da Shigeru e Ichirou.
-Shigeru, tu occupati della donna, Ichirou pensa a quello armato di falce. Io mi occuperò di Itachi Uchiha.-affermò e i suoi occhi viola, immediatamente, si tinsero d'un bagliore sanguigno.
