CAPITOLO 11

Mac era infuriato. Si sentiva tradito e deluso. Aveva combattuto per il suo Paese a rischio della propria vita e ancora lo faceva arrestando i criminali di New York.

Mentre pensava queste cose, sfogava la sua frustrazione in palestra facendo fisioterapia.

Dannazione, non aveva mai creduto che il suo fosse un Pese perfetto, sapeva che politica e giochi di potere influenzavano ogni giorno i governanti e i suoi superiori, ma pur non essendo bravo in questo tipo di cose aveva imparato ad accettarle e a conviverci.

Ma questo era troppo. Questo era davvero troppo.

Lasciò cadere pesantemente i pesi e afferrò l'asciugamano. Alzando gli occhi sullo specchio di fronte a lui vide la sua immagine riflessa. La maglietta che aveva indosso era zuppa di sudore e quelle quattro lettere stampate gli ricordarono perché aveva deciso di accettare le condizioni dell'amico per avere quelle informazioni: USMC. "Semper fidelis" si ripetè Mac nella testa. Per lui quelle parole avevano ancora un senso.

Era arrivato il momento di fare chiarezza. Adesso doveva parlare con Stella.

Le aveva detto di prendersi una giornata di vacanza, le aveva consegnato la busta e le aveva detto di leggerla con attenzione. Lui sarebbe andato a fare fisioterapia, non per abbandonarla, ma per lasciarle spazio , per darle modo di metabolizzare, almeno in parte, quello che stava per scoprire su sua madre, sul suo passato e su sé stessa.

Mac pensava a tutto questo quando entrò a casa.

Lei era seduta al tavolo, tutto il materiale sparso. Alzando lo sguardo, posò gli occhi bagnati dalle lacrime su Mac.

Lui si avvicinò e lei gli si gettò tra le braccia.

La accompagnò sul divano e si sedettero vicini. Stella si raggomitolò tra le braccia rassicuranti di Mac e finalmente riuscì a parlare.

"Era un agente. Ed è morta per vendetta... io...anche se non era il mio padre naturale, Papakotas si è sempre preso cura di me, perché mi ha lasciata in quell'orfanotrofio.. perché non prendermi con sé? E adesso perché hanno cercato di uccidermi? Ho messo in pericolo anche te e...non so perché!"

Stella parlava in un tono sommesso, quasi in trance. Aveva mille domande e nessuna risposta.

Guardò Mac:"Se puoi darmi anche una sola delle risposte che cerco...dimmi la verità!"

Lui le accarezzò i capelli e iniziò lentamente a raccontare.

"Purtroppo tua madre fu vittima di un regolamento di conti poco ortodosso tra servizi segreti. Sapeva di essere in pericolo e cercò rifugio qui negli Stati Uniti,a New York. La CIA le avrebbe dato modo di cambiare identità e scomparire per sempre, le cose però sono andate diversamente e il Mossad è arrivato per primo."fece una pausa. Sentiva Stella tremare contro di lui.

"Vai avanti, ti prego!" sussurrò in un filo di voce.

"Di sicuro tutto questo non doveva venire a galla e tanto meno si doveva sapere dell'operazione che aveva condotto agli scontri in Libano. Se si fosse saputo che dietro all'invasione israeliana c'era un'azione della CIA, sarebbe scoppiata una crisi diplomatica internazionale. Ufficialmente, tua madre, era solo una restauratrice che lavorava tra i musei di Beirut e Gerusalemme. Per gli Stati Uniti lei non è mai esistita, ha però chiesto la cittadinanza per la sua bambina, in cambio dei servizi resi al nostro Paese. Ti ha cambiato il cognome in modo che fosse più difficile collegarti a lei. Il prof Papakotas, infine, ha vegliato su di te e ha fatto in modo che tu non dimenticassi quali fossero le tue origini. Non poteva prenderti con sé, perché questo ti avrebbe nuovamente esposta a pericoli a causa del suo legame con tua madre."

"Ma perché avrebbero dovuto uccidere una bambina che nemmeno sapeva chi fosse sua madre?" chiese Stella.

"Tua madre sapeva bene con che gente aveva a che fare, le vendette di quel tipo vanno ben oltre le persone coinvolte nei fatti.

Ed ora l'ultimo tassello del puzzle. No, non è stato un agente del Mossad a spararci a Cental Park, come magari potresti pensare, ma un uomo della CIA."

Il silenzio calò tra i due. "La CIA? Ma cosa diavolo vai farneticando, Mac! Io sono americana!"

"Già, ma stavi indagando su tua madre e questo ha messo in agitazione molte persone. Avevano paura che tu potessi scoprire chi era e cosa faceva: più facile eliminarti. Una piccola perdita per nascondere un grande segreto. Oggi più che mai i rapporti con lo stato di Israele sono ad un livello di tensione critico. Uno scandalo di trent'anni fa non avrebbe certo alimentato un clima di distensione."

"Allora tutto questo è successo per nascondere le malefatte di politici e governatori?"chiese lei allibita. "Ho perso mia madre, la mia infanzia e ho quasi perso anche te per degli intrighi internazionali di cui neppure ero a conoscenza?" Stella sgranò gli occhi incredula. Tutto quello in cui aveva creduto, il Paese in cui aveva creduto e che l'aveva accolta le aveva fatto davvero tutto ciò?

"Mac, ma come faccio adesso? Come posso di nuovo prendere in mano quel distintivo e proteggere questa gente?"

"Come hai sempre fatto, e per i motivi per cui lo hai sempre fatto." rispose lui tranquillamente.

La guardava negli occhi e nel suo sguardo non c'erano incertezze, dubbi o paure.

"Tu sei stato un Marine, Mac. Io no. Tu hai avuto una vita normale, io no. Tu eri là in quegli anni e ti hanno sparato addosso per proteggere quelle stesse persone che hanno tradito una bambina di due anni! Come puoi ancora credere in questo Paese?" negli occhi di Stella c'era il fuoco della rabbia e della disperazione.

"Perché credo nelle persone che vivono in questo Paese. Le persone come te. Come Danny e Lindsy, come Don e ogni singolo poliziotto del distretto. Ogni singolo soldato che combatte in nome di un ideale più alto delle bassezze della politica. Per ogni singolo uomo, donna e bambino che ridono, vivono e soffrono ogni santo giorno che Dio manda in terra!

Questo è quello che sento di dover fare: difenderle a costo della mia stessa vita."

Stella stava in piedi di fronte a Mac e lo fissava negli occhi. E improvvisamente il suo sguardo si addolcì e il suo cuore si quietò.

"Mac, sono le persone come te che mi permettono ancora di credere a un domani."

"Stella c'è ancora una cosa che devi sapere: la tua vita ha un prezzo, ed io ho accettato di pagarlo."

"Cosa significa?" chiese allarmata.

"Il dossier con tutto quello che contiene deve essere distrutto oggi stesso. Di tua madre e dell'operazione non deve rimanere alcuna traccia."

"No! non puoi, è tutto quello che mi resta di lei!"

"Stella lo devo fare o tu non sarai al sicuro! E neppure il nostro Pese." Mac si alzò raccolse tutte le carte e le fotografie e rimise tutto nella busta.

"Mac ti prego non lo fare! Lasciami almeno la sua foto."

"Stella, Aretì Ionnidis deve scomparire oggi e per sempre, o tu non sopravviverai all'inverno!"

"Non mi interessa Mac!"

"Ma a me sì, voglio che tu viva, anche se questo ti dovesse allontanare da me per sempre!" prese la busta ed uscì.

Tirava un vento molto forte sul ponte di Brooklyn e faceva dannatamente freddo. Si stava avvicinando un bel temporale. L'acqua prevista avrebbe portato via parte della nevicata dei giorni precedenti e in qualche modo anche parte della vita di Stella. Mac aprì la busta e gettò tutto il contenuto nell'East River. Un elicottero nero senza identificativi sorvolava la zona a bassa quota. Mac ne seguì il volo, sapeva benissimo chi stava controllando che gli accordi venissero rispettati.

Una volta sceso dal ponte, si diresse a Battery Park. Si sedette sulla stessa panchina ed attese.

"Tu la tua parte l'hai rispettata, ora noi rispetteremo la nostra. Solo un'ultima cosa: Stella Bonasera é davvero così importante da mettere il culo in un simile vespaio?"

"Si, più importante della mia stessa vita."

L'uomo fece un cenno di assenso, anche se dubbioso

"Ok, ti credo. Adesso ho saldato il mio debito. Addio Mac."

"Addio."

Il detective Taylor rimase su quella panchina ancora una mezz'ora, poi sia l'ora, che le nubi minacciose, gli imposero di prendere la via di casa.

Stella lo aspettava nella penombra dell'appartamento. Poco distanti da lei due valigie stavano aspettando di seguirla chissà dove. Fuori la pioggia battente faceva abbastanza rumore da riempire il silenzio tra loro. Un tuono squarciò l'aria di New York e rimbombò nella stanza attorno quasi a sovrastare i loro pensieri, mentre nelle mezze luci della stanza si guardavano senza riuscire a dire nulla.

Mac stava in piedi fissando Stella. La mascella serrata in un'espressione dura, mentre gli occhi tradivano un'immensa dolcezza. A pochi passi da lui gli occhi verdi di lei sostenevano il suo sguardo tradendo rabbia, incredulità e tristezza.

"Come hai potuto?" gli disse a denti stretti.

Mac non rispose. Restò immobile a guardare Stella mentre le lacrime le rigavano il volto.

"RISPONDI! cosa vuoi da me?" Gli gridò contro con i pugni tanto stretti che le nocche si fecero bianche.

Lui allora avanzò deciso verso Stella senza mai distogliere gli occhi dai suoi. La spinse con violenza contro la parete bloccandola con il proprio corpo. I loro visi a pochi centimetri l'uno dall'altro. I loro respiri uno dentro l'altro. Era arrabbiata, anzi furiosa con lui per quello che aveva appena fatto, cercò di respingerlo con tutte le sue forze, sapeva che se fosse rimasta tra le sue braccia ancora pochi secondi le sue difese sarebbero irrimediabilmente crollate. Sapeva di non avere la forza fisica sufficiente per impedire a Mac di fare quello che voleva e, nonostante tutto, lo amava così tanto che non poté impedirsi di lasciarsi coinvolgere da quel contatto fisico così rude e improvviso. Sebbene la spalla gli facesse ancora male, Mac aveva abbastanza forza per non permetterle di scappare. Affondò una mano nella massa di capelli ricci e la tirò a sé e la baciò sulla bocca. Appena le loro lingue si incontrarono una scarica di energia li percorse da capo a piedi.

Le mani di Stella corsero sulla nuca e sulla schiena di lui.

Quando Mac si staccò da lei, con la fronte appoggiata alla sua, le accarezzò dolcemente il viso, le diede dei teneri baci sulla bocca e con il respiro affannato per l'emozione le sussurrò a fil di labbra:"TE! Voglio solo te. Ti amo Stella."

E rimase a guardarla.

Lei sentiva il respiro di Mac caldo e sensuale sfiorarle il viso, le sue labbra scendere sul collo, iniziò a sbottonarle la camicia e cercare il suo seno. "Sono sopravvissuto all'attentato di Beirut e a molte altre missioni all'estero, al crollo delle torri e alla morte di Claire, ai criminali di New York e a chi mi ha sparato in tutti questi anni, ma ora non posso vivere senza di te."

Le loro bocche si incontrarono di nuovo e di nuovo si fusero i un bacio tenero e sensuale mentre tutte le difese di Stella crollavano definitivamente.

In camera da letto Stella fece cadere Mac sul letto a torso nudo, e stando seduta sopra di lui, gli fece scorrere la mano sul torace sulla cicatrice all'altezza del cuore. Beirut aveva lasciato ferite indelebili ad ambedue.

"Hai ritrovato e poi distrutto il mio passato in meno di 48 ore. Dovrei odiarti per questo, ma l'unica cosa a cui riesco a pensare è che tu ora sei tutto il mio futuro."

Mac afferrò Stella e la fece rotolare sul letto in modo che adesso fosse lui sopra.

Dalla tasca di pantaloni Mac estrasse una fotografia e porgendogliela sussurrò:"Aretì Ionnidis ha una figlia di cui andrebbe sicuramente fiera!".