Capitolo 11
Santana mescolò i cereali nella tazza. Non aveva molta fame così si fermò a guardare i Kellogs mentre diventavano mollicci prima di buttarli nel water. Brittany l'aveva rifiutata. Voleva dare una svolta alle cose, voleva parlarle ma non le aveva dato neanche una possibilità. Sapeva di meritarselo ma questo rendeva le sua giornate ancora più disperate.
Sospirò accendendo la televisione per guardare un programma di cucina a caso. Pensò di chiamare Quinn per chiederle di passare del tempo insieme ma era domenica quindi la sera sarebbe stata impegnata col suo programma di cucina personale insieme a Sam, Mercedes e Matt. Sapeva che Quinn le avrebbe detto di unirsi a loro se solo le avesse detto che stava male, ma l'ultima cosa di cui aveva bisogno era ricordare come tutti i suoi amici vivessero una sana e felice vita sentimentale.
Sospirò spegnendo la televisione, si sentiva demoralizzata. Solo quando stava per fare un riposino pomeridiano il cellulare iniziò a vibrare. Per un attimo sperò che Brittany potesse chiamarla, ma poi si ricordò di non averle dato il suo nuovo numero. Perché aveva rotto la sua vecchia SIM? Non era più una ragazzina.
Santana guardò lo schermo e vide la foto di Quinn che le sorrideva. Si accigliò prima di premere il pulsante verde e rispondere.
"Sei per caso una sensitiva?" chiese inarcando un sopracciglio.
"Huh?" fu la risposta della bionda. "Um, credo di no. Ciao".
"Ciao" rispose Santana. "Che succede? Non sei a lavoro?"
"In realtà lo sono," disse Quinn. "E' per questo che ti sto chiamando…"
"Hai un lavoro per me?" chiese speranzosa Santana, pensando di non essere sicura di sapere quale lavoro potesse mai svolgere in un ospedale senza un'educazione sufficiente. Forse la donna delle pulizie.
"No, lo vorrei tanto…" rispose piano la bionda. "Ascolta, probabilmente non dovrei neanche farlo ma… um…"
"Che cosa?" chiese Santana confusa dal tono preoccupato dell'amica.
"Non odiarmi ma… sai chi è arrivato oggi? Intendo, come paziente?"
La mente di Santana cercò di elaborare velocemente, in testa le si presentarono gli scenari peggiori. Non poteva essere Brittany, giusto? Quinn non la conosceva nemmeno.
"Chi?" chiese preparandosi al peggio.
Quinn sospirò. "Rachel. Rachel St. James."
"Um…" Adesso Santana era davvero confusa. Questo cosa poteva avere a che fare con lei?
"Lo so che non ti piace e so che voi due vi odiate, ma non so che cosa fare. E' nel mio reparto ed è davvero messa male. E' stata tamponata da una macchina, insomma, più o meno sta bene, ma…"
"Aspetta…" Santana la fermò. "Tu sei un'ostetrica, perché si trova nel tuo reparto se ha avuto un incidente?"
Quinn rimase in silenzio per un attimo.
"Non è ovvio…?" chiese dopo un po', quasi senza volerlo dire ad alta voce.
"Oh accidenti, è incinta?" domandò sorpresa Santana. "Sul serio?"
"Insomma, non dovrei neanche parlare di questo, dovrei essere discreta e tutto il resto, ma lei insiste per non farmi chiamare suo marito, quindi non so cosa fare. Non posso stare seduta accanto a lei per tutto il tempo e tu sei l'unica persona che la conosce. E… hai detto che l'altra sera avete avuto una specie di legame?"
"Non lo chiamerei proprio un legame!" insistette Santana, ma per quanto Rachel non le piacesse, non avrebbe mai desiderato che fosse investita da una macchina. Sospirò.
"Sto arrivando…"
"Grazie San, davvero," disse sincera Quinn. "Sai dove trovarmi."
"Certo. A presto."
La telefonata si concluse e immediatamente Santana lasciò la stanza per dirigersi in ospedale. Odiava gli ospedali, pensava che il reparto di Quinn fosse di solito un posto felice. Non che in realtà pensasse di avere dei figli, almeno non ancora, ma immaginava che nessuna donna potesse passare così tanto tempo in quei corridoi rosa e azzurri con le foto di cicogne alle pareti senza sentire almeno una piccola parte di istinto materno.
Ma adesso stava per andare a far visita a Rachel? Come diavolo era successo? E perché la mora non le aveva detto niente l'altra sera?
Abbracciò Quinn non appena la vide, desiderando di vederla più spesso. Voleva parlarle di Brittany, ma non c'era mai stato il momento giusto, soprattutto con Sam sempre intorno.
"Quindi dov'è?"
Quinn le indicò la porta.
"Penso che abbia bisogno di qualcuno vicino. Forse tu puoi farla ragionare così finalmente si convince a chiamare Jesse…"
"Odio Jesse," chiarì Santana, ma Quinn le rivolse un'occhiata che non permetteva repliche.
"Va bene, va bene, vedo cosa posso fare…"
La latina bussò con attenzione alla porta, aprendola leggermente quando vide che nessuno rispondeva.
"Rachel?" sussurrò, guardando verso la mora che era attaccata ad una flebo, fissando la parete. "Posso entrare?"
Rachel non si preoccupò neanche di guardarla così Santana si limitò ad entrare afferrando una delle pesanti sedie di legno per sistemarla vicino al letto della donna. Si sedette.
"Accidenti, Rachel… cos'è successo?" chiese, sorpresa del fatto che lei stessa si sentiva preoccupata.
"Santana cosa ci fai qui, non ti sto nemmeno simpatica... " Rachel tirò su col naso, i suoi occhi gonfi ancora fissi alla parete.
"Oh beh, credo di dovertelo dopo che la scorsa notte ho vomitato sopra al tappeto di tua madre…"
Rachel girò immediatamente la testa fissando Santana ad occhi aperti.
"Tu hai fatto cosa?"
Santana fece un ampio sorriso. "Oh vedi, sei ancora la stessa, buono a sapersi. Non preoccuparti, non ho vomitato. "
Rachel fece un sospiro di sollievo. "Grazie a Dio."
"Shelby è ancora in vacanza?" chiese la latina, domandandosi se era questo che le donne dell'età di Shelby facevano quando erano ricche. Era un po' gelosa.
"E' in crociera," rispose Rachel con voce fredda. "In Europa."
Per un momento Santana si chiese se sarebbe stata in crociera anche lei, se Shelby non avesse rotto con lei. Aveva sempre desiderato vedere Roma. Scacciò via quel pensiero.
"Che mi dici di Jesse?"
"Jesse?" sibilò Rachel coprendosi con la coperta bianca.
"Beh, è tuo marito, non vuoi dirgli che sei qui?"
Rachel rimase in silenzio.
Santana si limitò ad alzare le spalle, appoggiandosi allo schienale della sedia e accendendo la televisione. Se Rachel non voleva parlarle almeno si sarebbe distratta e avrebbe fatto il suo dovere fino a quando Quinn l'avrebbe lasciata andare a casa.
Entrambe rimasero a guardare qualche replica di "Date My Mom" su MTV fino a quando Santana si rese conto dell'ironia del momento e la spense.
"Sono incinta," disse improvvisamente Rachel e Santana le rivolse uno sguardo comprensivo.
"Era quello che pensavo… E' di Jesse?"
"Oh mio Dio e chi altro potrebbe essere il padre?" Rachel rispose offesa e Santana alzò le mani in segno di scusa.
"Mi dispiace. Non so cosa fai quando lui non è a casa…"
"Non lo tradisco," affermò con tono distaccato e si voltò di nuovo a fissare il soffitto.
"Ti dispiace se lo mangio io?" chiese Santana, guardando gli avanzi della colazione della donna. Non mangiare i suoi cereali non era stata un grande idea. Aveva una fame da lupi.
"Certo, come ti pare."
Santana afferrò lo yogurt alla ciliegia e inizio a mangiare guardando da vicino l'altra donna.
"Almeno lo sa?" chiese con il cucchiaino ancora in bocca.
"No. Ultimamente mi tratta di merda, quindi non voglio farglielo sapere fino a quando… beh fino a quando non sento di volerglielo dire."
Santana rimase in silenzio per un attimo.
"Sai Rachel... " iniziò dopo un po'. "Lo so che può sembrare strano detto da me, ma essere onesti con la persona a cui vuoi bene è davvero la cosa migliore. Oggi potevi perdere il bambino. Immagina come sarebbe stato se lui l'avesse scoperto in questo modo. Ha il diritto di saperlo. Forse vuole davvero che le cose funzionino con te, forse non sa come dimostrartelo. Forse non riesce a capirlo. Alcune volte le persone possono sembrare distanti anche se vogliono stare con te, ma questo non significa che puoi mentirgli."
"Stiamo ancora parlando di Jesse?" Rachel chiese corrucciata e Santana non poté fare a meno di arrossire.
"E di chi altro dovremmo parlare?"
"Non importa," rispose Rachel tornando a guardare Santana.
"Quindi le hai parlato di nuovo?"
"Questo non riguarda me." Santana voleva fermare l'altra donna prima che potesse iniziare a confonderla con un argomento che voleva dimenticare.
Rachel sospirò.
"Sai, sarei disposta a perdonare Jesse se fosse un gigolò. Lo perdonerei se mi guardasse di nuovo, se mi desiderasse, se fosse davvero felice di stare con me. Cavolo potrebbe anche essere una porno star e non mi importerebbe, se solo mi amasse."
Santana si mise quasi a ridere.
"Mi spiace Rachel, ma ne dubito. Senza offesa."
"Comunque," rispose la mora roteando gli occhi. "L'hai già perdonata?"
Santana ci penso su per un momento, mordendosi il labbro inferiore.
"Io… non lo so. Forse."
"Allora fa qualcosa, combatti per lei!" Esclamò Rachel come se la cosa fosse ovvia.
Santana scosse la testa.
"Rachel St. James… Non avrei mai pensato che potessi arrivare a difendere una prostituta…"
Rachel cominciò a tossicchiare, distogliendo lo sguardo.
"Stai bene?" chiese la latina intuendo che c'era qualcosa di strano. "Oh andiamo, cos'è che non mi stai dicendo? Hai lavorato facendo sesso al telefono o qualcosa del genere?"
La mora scosse la testa.
"E allora cosa?"
L'altra donna le rivolse uno sguardo significativo. "Promettimi che non andrai a dirlo…"
Santana inarcò un sopracciglio. "Oh andiamo e a chi dovrei andare a dirlo, non è che sei poi così interessante."
Rachel la guardò un po' offesa ma poi passò oltre.
"Jesse e io… noi...abbiamo…" si schiarì la voce. "...noi abbiamo, diciamo che una volta abbiamo ingaggiato una ragazza squillo? Per una… cosa a tre?"
"Porca puttana," fu l'unica cosa che Santana riuscì a dire. "Um... e com'è stato?"
"Non è stato così male," disse Rachel alzando le spalle. "Lei era davvero molto carina… e sapeva cosa stava facendo…"
Santana la fisso a lungo. Aveva davvero sottovalutato Rachel. Non lo avrebbe mai ammesso ad alta voce ma sentì quasi che potesse davvero cominciare a piacerle… se solo non fosse la figlia della sua ex pazza e svitata.
"Beh anche la mia era davvero molto carina…" disse infine Santana, realizzando quanto suonasse stupido ma vero. Brittany era bellissima e adorabile e poteva solo immaginare che mamma straordinaria fosse, a giudicare dai pochi minuti in cui l'aveva vista insieme a Abbey.
"Beh allora sai cosa devi fare," concluse Rachel sorridendole.
"Chiamerai Jesse?" chiese Santana, stuzzicandola ma sorridendole di rimando.
Rachel cercò la mano di Santana per scuoterla.
"Affare fatto," disse sospirando.
Santana prese la mano di Rachel fra le sue. "Affare fatto."
Brittany era stanca quando Dave la lasciò all'hotel. Era un'altra di quelle sere in cui non si sentiva per niente sexy. Era un appuntamento preso all'ultimo minuto, uno di quelli che odiava perché non le lasciava abbastanza tempo per prepararsi. Di solito i clienti la prenotavano con qualche giorno di anticipo perché la bionda era abbastanza popolare, ma Artie la inseriva lo stesso in alcuni appuntamenti non previsti quando il cliente era disposto a pagare di più.
Non era nervosa prima di questi appuntamenti, niente ormai la sorprendeva più. Gli uomini ricchi di mezza età la annoiavano, si limitò a sfoggiare il suo solito sguardo seducente e ad andare avanti qualsiasi cosa perversa le si prospettasse quella sera che una ignara moglie a casa non era in grado di fare. Alcune volte era fortunata e prima la portavano a cena fuori, il che avrebbe preso almeno metà del tempo pagato per stare insieme, ma questo appuntamento in hotel significava solo sesso e nient'altro.
Brittany si lisciò il vestito prima di bussare alla porta, tenendo in mente le sue recensioni e la sua classifica. Avrebbe provato a fare meglio, avrebbe cercato di far ritornare la sua vecchia e professionale se stessa, soddisfacendo i clienti come faceva una volta. Anche se le ultime settimane l'avevano buttata giù, sarebbe andata oltre e avrebbe fatto bene il suo lavoro. Affrontare un cliente con la sua assenza emotiva non era un opzione, i soldi erano importanti - specialmente adesso. Adesso aveva degli obiettivi più importanti. Avrebbe risparmiato una grossa fetta di denaro per mandare sua figlia al college. Da grande le avrebbe comprato una macchina, e un appartamento non appena ne avrebbe avuto bisogno. Ne sarebbe valsa la pena, almeno tutto questo non era per nulla.
Passò del tempo ma ancora nessuno le aveva aperto alla porta. Brittany si accigliò e bussò nuovamente alla porta, questa volta in maniera più decisa.
Quando finalmente la porta si aprì, Brittany non vide nessuno. Guardò dentro la camera d'albergo vuota, entrando con prudenza.
"Um… c'è qualcuno?" chiese piano mentre sentì una figura dietro di lei che a quanto pare si era nascosta dietro alla porta fino a quando Brittany non era entrata in camera. La porta si chiuse e la bionda si girò, rimanendo a bocca aperta.
Santana le stava di fronte appoggiata alla porta, come per essere sicura che la bionda non si mettesse a correre. Sembrava indifesa, i suoi occhi guardavano nervosamente intorno a lei. Aprì la bocca per dire qualcosa senza però riuscire a dire nulla, così si morse il labbro inferiore, distogliendo lo sguardo e guardandosi i piedi.
Brittany scosse la testa, sentendo improvvisamente un'ondata di rabbia dentro di sé. La stava prendendo in giro? Adesso la prenotava per il sesso? Pensava che si fossero dette tutto quello che c'era da dire, pensava che Santana avrebbe capito che quello che era successo in bagno era stato doloroso e umiliante, ma questo? Questa era la ciliegina sulla torta, senza alcun dubbio.
"E' una specie di scherzo?" sbottò, fissando l'altra donna con sguardo inquisitorio.
"Non pensi di avermi punita abbastanza? Sul serio Santana, anche io ho i miei limiti e questo è troppo, me ne vado!"
Si diresse verso la porta con passo veloce, cercando di spostare Santana, ma quest'ultima le afferrò il braccio.
"Ehi, aspetta. Non puoi…" disse Santana con voce tremante. Si schiarì la voce.
"Non puoi andare via… Ho pagato quindi devi rimanere."
Brittany chiuse gli occhi per un secondo, deglutendo forte. Cazzo, doveva per forza essere uno scherzo.
Erano l'una vicino all'altra, pressate contro la porta e Brittany fece di tutto per evitare lo sguardo di Santana. Lo stava davvero facendo? Pochi minuti prima aveva detto a se stessa che doveva fare di nuovo del suo meglio con i clienti, che non poteva più deludere Artie se voleva tenersi stretto quel lavoro ben pagato - e adesso? Stava davvero per fare sesso per soldi con una donna che significava qualcosa per lei? Avrebbe potuto sopportare questa tortura emotiva vera e propria?
Brittany sospirò e guardò l'altra donna negli occhi, mordendosi l'interno della guancia per cercare di rimanere calma.
"Okay allora…" sospirò, le loro facce separate solo da pochi centimetri.
"Cosa desidera signorina? Ho una vasta gamma di talenti," sibilò con rabbia. "Gioco di ruolo? Manette? Sculacciate? Farlo di nuovo contro il muro? Di certo questo sembrava piacerti molto…"
Lo sguardo che Brittany le stava lanciando era sprezzante. Santana la fissò, sembrava intimidita. Forse si sarebbe tirata indietro. Forse tutto questo sarebbe finito in un minuto.
"Non sono qui per il sesso…" sussurrò Santana tenendo ancora il braccio di Brittany ma lasciando piano la presa.
"Allora perché sei qui?" chiese Brittany. Poteva sentire il profumo di Santana e la cosa la stava facendo impazzire, non voleva più avere quell'odore su di lei, era troppo doloroso, le riportava alla mente troppi ricordi.
"Sincerità," rispose finalmente Santana dopo pochi lunghi secondi. "Voglio solo la sincerità."
Brittany era confusa.
"Pensavo che ormai avessi capito. Nel caso ancora non fossi stata abbastanza chiara - questo è il mio lavoro, questo è quello che faccio. Ricevo la chiamata e sono qui, pronta a fare tutto quello che ti ho detto. Disgustoso, vero?"
Erano riaffiorate tutte le emozioni. Non importava quanto tempo fosse passato dall'ultima volta che si erano viste, non importava quante volte si era detta che era tutto finito, ancora era tutto lì. Anche il doloroso ricordo del viso di Santana la notte in cui aveva scoperto la verità, il suo sguardo di disgusto, di puro rancore.
"Britt… ti prego siediti," disse dolcemente Santana, dirigendosi verso il letto.
Brittany si arrese con un sospiro, facendo quello che le era stato detto. Spostando qualche ciocca di capelli dal suo viso si rese conto di quanto fosse accaldata, quella stanza era soffocante.
Santana si sedette vicino a lei e Brittany le fu grata del fatto che avesse lasciato un po' di spazio fra loro.
"Dico davvero Brit… sono qui perché voglio sapere, okay? Voglio sapere tutto. Voglio conoscerti. Voglio sapere tutto di questo."
I suoi occhi scuri cercarono quelli di Brittany che sembrava non sapere cosa fare con quell'informazione. Non era preparata a questo, per niente. Aveva accettato il fatto che la loro relazione non potesse funzionare, perché Santana stava incasinando di nuovo tutto? Perché quella donna aveva quest'effetto su di lei? Solo alcuni minuti passati nella stessa stanza con lei e Brittany stava già buttando tutte le sue decisioni fuori dalla finestra - specialmente quando la guardava in quel modo. E cavolo, era davvero bella.
"Non posso negare che fossi arrabbiata quando l'ho scoperto e ti assicuro che fa male da morire il fatto che mi hai mentito, ma non ti ho mai dato l'opportunità di spiegarmi, quindi… adesso sono qui. Voglio che mi spieghi."
C'era un debole sorriso triste sulle labbra di Santana. Brittany poté capire che era nervosa da morire. Da dove aveva preso i soldi? Aveva di sicuro dovuto pagare in anticipo la tariffa all'agenzia e una notte con Brittany era molto costosa. Aveva pagato così tanto solo per poterle parlare?
Brittany sospirò, i suoi lineamenti si addolcirono lievemente.
"Lo sai che avresti potuto chiamare, vero? Sarebbe stato molto più economico…"
"Avevo paura che avresti riagganciato…" ammise la latina. "Ho pensato che questo fosse l'unico modo per avere la tua piena attenzione."
Santana aveva uno scopo.
"Okay… quindi… cosa vorresti sapere'"
"Non lo so… tutto. Com'è cominciata questa storia? Cosa facevi prima? Cosa ti ha fatto entrare in questo business?"
C'era così tanta insicurezza nel modo in cui si comportava Santana, Brittany si sentiva come rassicurata. Poteva benissimo dire che l'altra donna stava cercando di procedere con attenzione, evitando di dire qualcosa di sbagliato. Voleva davvero ascoltare tutta la storia?
"Sei sicura di volerlo sapere? Perché… beh la cosa è piuttosto incasinata."
Brittany si ritrovò a sorridere, in qualche modo quella situazione era assurda. C'era davvero la possibilità che Santana volesse davvero capire?
'Non essere troppo speranzosa. Non lo fare' si ripeteva mentalmente. Forse aveva bisogno di una spiegazione per lasciarsi tutto alle spalle? Per ricordare a se stessa quanto fosse complicata e incasinata?
Gattonò più in là sul materasso dando un colpetto sul posto vicino a lei così che Santana potesse sdraiarsi al suo fianco. Anche lei era stesa di schiena, fissando il soffitto, improvvisamente nervosa.
"Sono cresciuta a Brooklyn…" cominciò, in qualche modo spaventata per questo tuffo nel passato.
"Non abbiamo mai avuto tanti soldi. Mio padre era un alcolizzato, quindi ad un certo punto smise di lavorare. Credo che si sentisse depresso, quindi sfogava tutta la sua rabbia su mia madre…"
Santana la scrutava da vicino e Brittany realizzò quanto la loro infanzia potesse essere diversa. Nella sua storia non c'era nessun padre ricco che dirigeva una compagnia di successo.
"Quindi… non voglio incolpare loro per questa cosa, ma ho sempre dovuto badare da sola a me stessa. Ho fatto del mio meglio per passare la scuola superiore, ma avevo difficoltà a concentrarmi. Non ero una sfigata, ero perfino una cheerleader perché allenarmi mi distraeva… però sì, devo ammetterlo, la scuola per me era difficile. I miei genitori non erano proprio nella condizione giusta per aiutarmi con i compiti, e io non avevo alcuna motivazione per studiare, anche se ho sempre voluto essere diversa da loro. Cercavo di ascoltare quello che veniva detto durante la lezione, ma in qualche modo la mia mente vagava e mi ritrovavo da qualche altra parte, tranne nel posto dove dovevo stare…"
Santana annuì piano, aspettando che la bionda continuasse.
"Non mi sono mai diplomata. Sono stata bocciata due volte e allora ho mollato. Avevo questo ingenuo sogno di diventare una ballerina perché mi aiutava ad affrontare le cose, a scaricare un po' di tensione…"
"Ci hai mai provato?" chiese Santana.
"Non potevo permettermi le lezioni di ballo, molte cose ho cercato di impararle da sola, fino a quando trovai un piccolo gruppo di ballerini a cui unirmi. In realtà non sapevo bene da dove cominciare, immaginavo che se solo avessi lavorato sodo, forse qualcuno prima o poi mi avrebbe notata. Non avevo un piano…" alzò le spalle.
"Un giorno incontrai Puck, lavorava in una palestra a Brooklyn…"
"Chi è Puck?" chiese Santana prima di ricordarsi della situazione con gli agenti di polizia. "Aspetta, Noah, giusto? Puckerman? E questo quello che ha detto l'agente."
"Sì, Noah," chiarì Brittany. "Ci incontravamo spesso in palestra e presto cominciammo ad avere una storia. Non siamo mai stati insieme ufficialmente ma mi lasciava rimanere a casa sua quando non riuscivo più a stare da me. Ero grata di avere un posto in cui rifugiarmi."
"Lo amavi?" chiese la latina, scrutando Brittany da vicino.
Brittany la fissò, non sapendo bene come rispondere.
"Credo per un po' di averlo amato solo per il semplice fatto di poter stare lì. Era un teppista, molto spesso era nei guai, ma non conoscevo di meglio." Alzò nuovamente le spalle. "Ma sapevo di non voler stare con lui per tutto il resto della mia vita… lo sapevo ancora prima di trovarlo a letto con un'altra ragazza. Quindi, sì, ho impacchettato la mia roba e me ne sono andata, pronta a non tornare mai più. In quel momento non sapevo di essere già incinta…"
"Come ha reagito quando gliel'hai detto?"
La bionda rise piano con sarcasmo. "Non gliel'ho detto…"
"Oh wow…" replicò Santana corrucciata. "E dopo cos'è successo?"
"Beh, ingenua com'ero pensavo di potermela cavare da sola. Prima ancora di sapere di Abbey parlai con la mia amica Tina che ballava insieme a me e al mio amico Mike nel nostro piccolo gruppo di ballo… lei stava iniziando la sua nuova… beh… attività e mi offrì il lavoro. Mi promise tanti soldi facili…"
Santana si schiarì la voce. "Immagino di sapere com'è andata…"
"Già," sospirò Brittany. "In realtà è successo tutto abbastanza in fretta. Ero disperata. Le condizioni di mio padre peggiorarono e mia madre era troppo occupata a prendersi cura di lui per riuscire ad aver il tempo di occuparsi di un'altra persona. Puck era andato via e io non avevo niente, nemmeno un diploma. Sembrava così semplice. I ragazzi mi dicevano spesso che… beh… ero brava."
Ritornò a fissare il soffitto, sentendosi imbarazzata. Non aveva mai parlato con qualcuno di questa cosa, neanche con Dave. Si sentiva nuda, anche se era completamente vestita.
"Com'è stata… la… uh... la tua prima volta?" balbettò goffamente Santana.
"E' stato orrendo," ammise subito Brittany. "Non avevo idea di quello che stavo facendo… Tina e una sua amica avevano affittato un appartamento dove iniziare l'intera operazione. C'erano solo tre camere, una a testa. Quando gli uomini arrivavano in macchina li guardavano dalla finestra prima di lasciarli entrare, per vedere se a prima vista potevano sembrare pericolosi o meno. Se sembravano pericolosi, si limitavano a non aprire la porta. All'inizio mi misi semplicemente a sedere e a guardare. Guardavo gli uomini entrare, guardavo una delle ragazze condurli in una delle camere e incassare i soldi, lasciargli un po' di tempo per metterli a proprio agio prima di chiudere finalmente la porta fino a quando non uscivano dopo mezz'ora o più. Dopo che avevano finito, Tina o l'altra ragazza si sedevano vicino a me sul divano, masticando e facendo le bolle con con una gomma da masticare puzzolente, come se niente fosse successo. Ricordo com'ero terrorizzata e loro si comportavano come se la cosa non fosse niente di che. Mi dicevano che mi sarei abituata…"
Santana la fissava scioccata. Brittany sapeva che tutto questo era molto difficile da digerire.
"Dopo un po' mi chiesero se fossi pronta per il prossimo ragazzo che entrava. Non ero pronta e glielo dissi… Ma loro mi risposero che ad un certo punto avrei dovuto farlo se volevo guadagnare dei soldi… quindi…" Brittany sospirò, tutti quei ricordi la facevano sentire strana.
"Un giorno mi sono finalmente decisa… mi hanno presentato a quest'uomo, gli dissero che ero la nuova ragazza e gli chiesero se voleva provare con me, dicendogli che avrebbe dovuto essere delicato visto che era la mia prima volta con un cliente. Ricordo il modo in cui mi guardava, il modo in cui mi squadrò, a come si eccitò. Non credo di essermi sentita mai così disgustata in vita mia. Ovviamente accettò e sì… fu così che tutto ebbe inizio."
"Sembra… terribile," fu l'unica cosa che riuscì a dire Santana e Brittany annuì.
"Ricordo come Tina prima di entrare in camera mi sussurrò in un orecchio che avrei dovuto solamente immaginare che fosse il mio ragazzo." Sorrise amaramente.
"Il ragazzo arrivò subito al punto… ricordo quanto fossi scioccata. Non avevo idea di cosa fare e mi sentivo come se fossi fuori dal mio corpo a guardare me stessa. Fece quello che voleva e io glielo lasciai fare, dicendo a me stessa che sarebbe finita presto. Volevo gridare e spingerlo via, ma sono rimasta in silenzio con gli occhi chiusi. Cercai di immaginare di trovarmi in un altro posto, cercando di creare un scenario di fantasia… Adesso so come farlo, ma all'epoca? Era quasi impossibile."
Parlare di questa cosa era qualcosa che Brittany non aveva mai sperimentato prima, tutti quei sentimenti riaffiorarono, sentimenti che aveva cercato di dimenticare per tanto tempo.
"Quando finì lo guardai rivestirsi. Mi disse che ero stata fantastica e che sperava che lo fosse stato anche per me. Ricordo ancora come cercai di sorridere e annuire. A come pensai subito che quella sarebbe stata la prima e ultima volta che facevo una cosa del genere…"
Le tremava la voce e si voltò per guardare Santana con gli occhi pieni di lacrime.
"E guarda dove sono adesso, quasi cinque anni dopo…"
Si asciugò una lacrima vicino all'occhio. Perché si sentiva così? Era passato tanto tempo. Erano successe tante cose.
"E' strano come ad un certo punto accettai il fatto che quello era il mio destino. Presto cominciai ad apprezzare i soldi che guadagnavo. Mi bastava costringermi a passare un'ora d'inferno per essere ripagata con più soldi di quelli che avessi mai guadagnato. Pensai al fatto di trovarmi un lavoro normale, ma perché fare otto ore di lavoro quando potevo guadagnare gli stessi soldi solo in un ora?"
Santana annuì. "Beh… immagino che può essere molto facile lasciarsi accecare da tutto questo…"
Brittany sorrise tristemente. "Lo è. Ero così accecata da dare via mia figlia. Mi odiavo già abbastanza da pensare di non poter mai essere una buona madre per Abbey. Solo dopo un mese questo lavoro mi aveva cambiata, tutta la mia personalità. Rimasi incastrata più velocemente di quanto mi aspettassi e non vedevo più nessuna via d'uscita. Come potevo prendermi cura di una bambina? Non c'era alcuna possibilità. Credo di poter essere grata a Puck per averla presa con sé. Ancora non riesco a capire perché l'ha fatto. Credo che in fondo sia un bravo ragazzo, non lo so…"
Santana cercò la mano di Brittany per accarezzarla dolcemente.
"Non posso neanche immagine come ci si senta… a prendere un decisione così."
Brittany si godette la sensazione della mano di Santana contro la sua, era calda e confortante. Nonostante fosse una cosa molto dolorosa parlare di questo, era un sollievo.
"Ho cercato di soffocare tutti questi sentimenti. Il mio lavoro mi ha insegnato molto su come ignorare i sentimenti, così ho cercato di affrontarli allo stesso modo. A volte andavo a trovarla, ma non ci riuscivo spesso tranne che per le occasioni speciali come il Natale o il suo compleanno. Mi faceva soffrire molto vedere come cresceva durante i mesi che non potevo vederla. Mandavo dei soldi a Noah tutti i mesi, più di quelli che gli servivano, solo per placare i miei sensi di colpa. Mi sono concentrata solo sul mio lavoro, per quando potesse suonare strano. Ero brava in quel che facevo. Era facile per me capire quegli uomini, sapevo velocemente cosa volevano e non ci è voluto molto per farmi un buona reputazione. Ad un certo punto trovai un'agenzia e smisi di lavorare per Tina - e i soldi che ho guadagnato con questa? Beh non c'è bisogno che te lo dica…"
"No, non devi…" concordò Santana. Era imbarazzata, ma alla fine aveva chiesto a Quinn dei soldi per pagare la serata. Ovviamente non le aveva detto a cosa le servivano.
Brittany ritornò a guardare il soffitto, cercando di riflettere sulla sua vita. Era qualcosa che faceva raramente.
"Lo sai… Penso che il sesso sia una scelta. Per alcuni è solo divertimento, per altri è un ossessione, alcuni la usano per esprimere amore o rabbia. Io lo uso per fare soldi."
Santana annuì nuovamente, capendo le parole della bionda. Era molto da elaborare.
"Sono mai riusciti… um… hai mai… voglio dire… quando eri con loro… ha mai significato qualcosa di più?" Santana balbettò. "Del tipo, era sempre così terribile o... qualche volta…"
"Vuoi sapere se ho avuto orgasmi?" chiese Brittany in maniera diretta, guardandola di nuovo.
Santana arrossì. "Sì… credo che sia quello che sto cercando di chiederti."
Brittany sorrise tristemente, avvicinandosi all'altra donna, stringendole la mano.
"No…"
La stanza era silenziosa e rimasero a guardarsi per qualche istante.
"A dire il vero tu sei stata la prima che… beh."
Si schiarì la voce. "La prima dopo tanto tempo."
Santana non poté fare a meno di sorridere.
"Il sesso diventa diverso per una escort," spiegò Brittany. "Diventa senza significato, solo un'azione meccanica. Ad un certo punto sei così abituata ad estraniarti che dimentichi quanto può essere bello farlo con una persona che desideri davvero…"
La guardò fissa negli occhi mentre parlava, sperando che Santana capisse il punto.
"Molto di quello che si fa è finzione. Il tuo nome, l'intero personaggio che interpreti quella sera. All'inizio ti confondi, soprattutto con i clienti fissi, perché non ricordi mai quale storia gli hai raccontato la volta precedente. Ero una cameriera, una ballerina? Non mi ricordavo mai. A volte chiedevano anticipatamente alcuni tipi di ruolo… la figliastra che tornava da scuola, la donna spaventata che sapeva che c'era qualcuno fuori che la osservava… arrivavano con le richieste più assurde. Altri vogliono essere picchiati, ma queste sono cose che faccio davvero fatica a fare, anche se odio la maggior parte di questi uomini…"
"Brit?" chiese improvvisamente Santana guardandola negli occhi.
"Hm?"
"Visto che tecnicamente adesso sono una tua cliente…" quasi sussurrò. "Ti andrebbe stasera di essere qualcuno per me? Qualcuno che mi fa davvero eccitare?"
Brittany per un momento rimase confusa.
"Che sarebbe…?" chiese cauta.
Santana sorrise dolcemente, appoggiando la mano sulla coscia di Brittany.
"Tu," rispose semplicemente. "Solo te stessa. Nessun altro. Nessuna escort, nessuna attrice. Solamente tu. Non potrei immaginare nessun'altra in grado di farmi tremare le ginocchia."
Brittany sentì il suo cuore battere velocemente, il sangue pomparle nelle vene. Si sentiva stordita. Dopo tutto questo, dopo aver messo a nudo praticamente tutto di se stessa, ogni piccolo inquietante dettaglio, adesso succedeva questo? Era surreale. Completamente surreale.
Sorrise a Santana, prendendole la mano e avvicinandola a sé L'emozione che sentì quando finalmente si baciarono era qualcosa che non aveva mai sperimentato prima. Si erano baciate tante volte, ma Santana aveva baciato una bugiarda che si stava nascondendo. Adesso stava baciando Brittany. La vera lei. Aveva aspettato così a lungo per una cosa così che ormai era sicura che non sarebbe mai successo.
Brittany era così nervosa, non riuscì a trattenere un gemito quando le loro lingue si toccarono, chiudendo gli occhi. Era sicura che Santana sarebbe stata in grado di sentire il suo cuore batterle nel petto. Il calore della bocca di Santana contro la sua le fece accelerare il respiro e tremare le mani. La voleva così tanto, la voleva più di quanto non l'avesse mai voluta.
Quando la bionda cercò l'orlo della camicia di Santana, cercando di togliergliela, la mora la fermò stringendole la mano. Sorrise.
"No…" disse dolcemente. "Non in questo modo. Non questa sera."
Baciò la testa della bionda, abbracciando il corpo tremante di Brittany.
"Ci rimane solo mezz'ora…"
Brittany annuì, sdraiandosi sopra la coperta. Il suo corpo era pieno di desiderio per l'altra donna ma poteva aspettare. Non avrebbe permesso a niente di mettersi fra loro.
Santana si raggomitolò al suo fianco, appoggiando la mano sulla pancia di Brittany e la testa sul suo petto.
Il senso di speranza era tornato, ma questa volta non lo avrebbe scacciato via.
