CAPITOLO 11
«Provenza?» disse ad Andy guardando il chiamante sul cellulare.
«Vuoi che risponda io?» si offrì lui.
«Grazie, mi faresti un gran favore…» disse passandogli il telefono.
Andy rispose.
«Provenza, che succede?»
«Flynn? Come mai rispondi tu al cellulare del capitano alle quattro di mattina?» disse l'anziano tenente bisbigliando per non farsi sentire dai colleghi.
«Siamo in ospedale. Jack Raydor ha avuto un grave incidente e hanno chiamato Sharon.»
«Ah, vedo che sei già al corrente allora. Ti chiamavo proprio per questo, siamo sul luogo del delitto.»
«Delitto? Perchè delitto? È stato un incidente» domandò Flynn confuso.
Sharon si incuriosì e si avvicinò ad Andy per ascoltare meglio la conversazione.
«Entrambe le cose, Flynn. Nel bagagliaio dell'auto con cui ha fatto il frontale Raydor c'è un cadavere. E anche il conducente è morto. Ed ecco come un incidente ti diventa un crimine maggiore…» concluse Provenza.
«Passamelo.» chiese Sharon allungando la mano per riprendere possesso del suo telefono.
«Tenente, ho bisogno del suo aiuto in questo momento. Per favore, si occupi lei di coordinare i rilievi e di dirigere tutta l'indagine. Da questo momento è al comando, io sono troppo coinvolta. Mi fido di lei, tenente.»
«Certo, capitano, stia tranquilla, qui ce ne occupiamo noi, vedrà che andrà tutto bene.» Provenza si stupì della sua stessa gentilezza in quel momento.
«Grazie. Lo apprezzo molto.» concluse Sharon prima di riagganciare.
Appoggiò il telefono sulla poltroncina accanto e poi si accovacciò mettendosi le mani nei capelli.
Andy, seduto accanto a lei, le accarezzò la schiena. Lei si voltò verso di lui.
«Mi dispiace che la serata sia evoluta in questo modo terribile.»
«Ehi, ma che dici? Non devi scusarti di nulla, non è mica colpa tua.» La rassicurò Andy.
«E se…» si bloccò lei.
«"E se" cosa?» domandò lui.
«Se fosse un segno?»
«Un segno? Che vuoi dire?» Andy era perplesso.
«Io sono cattolica, lo sai, e molto credente…non trovi strano che l'incidente di Jack sia successo proprio quando io mi sono lasciata andare per la prima volta dopo anni?»
«Sharon ma cosa centra questo? È stato un caso, un incidente, tu non hai colpa.»
«Lo so ma…Andy, seppur io e Jack siamo divorziati per la legge da oltre un anno, per la Chiesa cattolica il matrimonio è uno e non ha fine, tecnicamente sono ancora sua moglie finché non si richiede e si ottiene l'annullamento alla Sacra Rota…».
«Sharon lo capisco ma, da qui a pensare che il suo incidente sia colpa tua c'è un abisso. Togliti dalla mente questa idea, per favore!» Andy alzò un po' la voce. Si accorse di averla spaventata. «Ehi, scusami…non volevo urlarti contro ma…sentire che ti senti colpevole per qualcosa che non hai fatto mi ha mandato fuori dai gangheri. Scusa.» continuò con voce più pacata prendendole le mani. «Non è colpa tua perché dopo tanti anni hai provato a lasciarti andare, non è colpa nostra perché abbiamo fatto l'amore, non è colpa di nessuno, Sharon, doveva andare così.»
Sharon cercò di convincersi e annuì con la testa. Fece un grande sospiro. «Grazie, tenente…» gli disse sorridendo sinceramente.
«E di che, capitano?»
«Per esserci sempre quando ne ho bisogno» disse lei accarezzandogli il viso.
«Mhhh…questa frase non mi è nuova…» rispose Andy strappandole un sorriso.
Effettivamente glielo ripeteva spesso, specialmente negli ultimi giorni. Ormai Andy era una presenza di cui Sharon non riusciva più a fare a meno, ormai era parte di lei.
Passarono altre due ore. L'operazione non era ancora conclusa. Le prime luci dell'alba iniziavano a filtrare dalle finestre.
Erano rimasti nella sala d'aspetto, in silenzio e abbracciati per tutto il tempo. Sharon ogni tanto chiudeva gli occhi, preda della stanchezza che ormai l'aveva portata al limite.
Ad un tratto la porta della sala operatoria si aprì e lei scattò in piedi come una molla nel veder comparire sulla porta il chirurgo, esausto e imbrattato di sangue. Il sangue di Jack.
Anche Andy si alzò e la seguì fino dal medico.
«Dottore…» disse Sharon.
«Signora, l'operazione è conclusa, è stata molto lunga e complessa. Suo marito nell'incidente ha subito un forte trauma cranico. Siamo riusciti a riassorbire l'emorragia celebrale, ora è in coma farmacologico.» spiegò il chirurgo.
«Coma…» ripetè Sharon.
«Si, dopo una operazione di tale entità è importante ridurre le risposte riflesse allo stress e la sensibilità al dolore. In parole semplici, il coma indotto serve a dare tempo al corpo del paziente di riprendersi.»
«Si riprenderà? Dottore, mi dica la verità, ci saranno conseguenze?» domandò lei.
«A questo quesito purtroppo non so darle risposta, le prossime ore saranno cruciali. Se tutto procede bene e il paziente supera le prime 24 ore, interromperemo la somministrazione dei farmaci per indurre il coma. Poi ci sarà da aspettare che si risvegli spontaneamente.»
Sharon deglutì. 24 ore. Pensò.
«Che tipo di conseguenze potrebbe riportare?» Chiese impaurita.
«È difficile dirlo, signora. Potrebbe essere quello di sempre come potrebbe riportare lesioni a livello neurologico, potrebbe perdere la vista o la parola o la memoria o subire cambiamenti caratteriali positivi o negativi. Al momento, e finche non si risveglierà, non possiamo quantificare il danno. Mi dispiace.»
«Posso vederlo?»
«Al momento no, la farò chiamare dall'infermiera quando avremo sistemato il paziente in terapia intensiva.»
Concluse poggiandole la mano sulla spalla in segno di conforto.
Sharon rimase immobile, cercando di assimilare le parole del medico che riecheggiavano nella sua testa, stordendola. Andy le stava accanto. La avvolse con un braccio e l'accompagnò a sedersi. «Vieni, siediti…»
Sharon, seduta, guardava il pavimento con lo sguardo perso. Andy si flesse sulle ginocchia e si posizionò di fronte a lei, prendendole le mani tra le sue. «Stai tranquilla, andrà tutto bene, vedrai.»
«Devo chiamare i ragazzi.»
«Vuoi che li chiami io?»
«No, spetta a me, tu non centri.» disse lei freddamente, forse troppo.
Tu non centri. Queste parole arrivarono dritte al cuore di Andy come una lama affilata.
Sharon non fece in tempo a prendere il cellulare per fare la chiamata che l'infermiera si avvicinò a loro. «Signora, ora può vederlo.» disse la signorina facendo segno di seguirla.
Si avviarono, Andy le seguì stando un passo indietro.
«Uno alla volta.» raccomandò l'infermiera una volta giunti alla stanza.
Andy aspettò fuori guardando dal vetro Sharon che si avvicinava al letto dove Jack riposava incosciente. Era lì, immobile, intubato, collegato a macchine che emettevano suoni costanti. Andy e Jack non erano mai stati amici e ora conosceva anche dettagli del suo passato che lo rendevano ai suoi occhi ancor più un essere deplorevole ma in un certo senso provava pena per lui. Certe situazioni non si augurano neanche al proprio peggior nemico, pensò.
Continua…
