A/N Continua il plot bunny sul piccolo Mikey che si è perso nelle fogne. Una storia dentro la storia su un aneddoto al quale avevo accennato più volte anche in "Buio". Tranquilli, non mi sono dimenticata delle Turtles teenager, che ho lasciato in un mare di guai! :)
Ringrazio di cuore chi ha letto la mia storia fino a qui, spero che vi sia piaciuta. Grazie a chi mi legge dall'Italia ed a chi mi legge dall'estero, traducendo come può: vi abbraccio tutti!
Buona lettura! LaraPink


Mad World, Gary Jules


Il tratto fognario che stava percorrendo non solo era sconosciuto, ma era anche diverso da quelli che aveva visitato con suo padre. Le pareti erano sbriciolate e crollate in più punti. Tra il cemento si vedevano strisce di terra bruna.

Il piccolo Michelangelo ha affondato la mano in una montagnola di terra che si era formata cadendo da una crepa del muro. Era soffice, e fredda. Gli piaceva. Avrebbe potuto portarne un po' a casa per farla vedere a Donnie. Suo fratello gli aveva raccontato un giorno che dalla terra nascono le piante. Chissà se da quella terra sarebbero potute nascere delle fragole blu? C'erano tante cose che voleva sapere. Il mondo era affascinante. Però era anche spaventoso. Soprattutto adesso.

Appena aveva capito di essersi perso, Michelangelo aveva dovuto scegliere se continuare ad andare avanti o tornare sui suoi passi. Anche se la paura dell'umano ancora gli faceva fremere la pelle tra il guscio ed il collo, aveva alla fine deciso di tentare di tornare, molto cautamente, un po' indietro, per cercare di ricordare la strada che aveva percorso. Ma dopo appena poche centinaia di piedi, la strada già si diramava in un quadrivio di gallerie, che il piccolo non si ricordava neanche di aver attraversato.

Michelangelo allora aveva sentito le lacrime salirgli agli occhi, un grosso nodo si era formato in gola mentre la piccola bocca aveva iniziato a tremare. Non sapeva come tornare a casa, e poiché aveva corso davvero tanto, poteva essere abbastanza lontano. Non solo, alcune di quelle strade avrebbero potuto allontanarlo ancora di più, portandolo verso zone buie e pericolose…

Si era asciugato le lacrime con i palmi delle piccole mani, ed aveva cercato di farsi forza: magari con un po' di fortuna sarebbe arrivato in una zona conosciuta.

Aveva camminato per tanto tempo, ed adesso era in questo punto dove il cemento frantumato svelava la terra nuda. Proseguendo un po' in quest'ambiente in disfacimento, la piccola tartaruga è arrivata in un tratto della galleria fognaria nel quale si apriva una grande voragine. Si poteva proseguire, camminandoci su un lato. Dall'altro lato invece erano crollati completamente sia il pavimento che il muro, per decine di piedi.

Il bambino ha guardato giù: quella fossa era molto grande, non si vedeva la fine. Adesso stava decidendo se sarebbe stato più saggio andare avanti o tornare sui suoi passi. Forse era meglio tornare indietro…

Aveva appena finito di pensare questo quando la terra è franata sotto i suoi piedi.


Splinter ha aperto i pannelli di legno e carta ed è uscito dalla sua stanza. Si sentiva sereno, la meditazione aveva giovato al suo animo sempre perseguitato da troppi pensieri.

Le sue orecchie si muovevano per sentire le risate argentine dei suoi figli. Un sorriso si era formato sul suo volto mutato. Lui si era sempre considerato un duro, non era mai stato portato per dolcezze e smancerie. Poi erano arrivati i suoi figli. Prima la sua povera Miwa, adesso questi doni celesti che avevano ridato un senso alla sua vita. Ed ancora si stupiva di come avessero avuto la capacità di tirar fuori una parte del suo animo che non sapeva neppure di possedere. Una grande e forte tenerezza.

A volte doveva faticare per mantenere la giusta severità che serviva per educare dei ragazzi forti ed onorevoli, per crescere dei piccoli grandi ninja.

Sì, aveva deciso che avrebbe fatto di quei bambini così speciali dei forti guerrieri per perpetuare la tradizione della propria famiglia. Ma non solo per quello. Anche e soprattutto per insegnargli a difendersi da quell'essere abietto che gli aveva già portato via sua moglie e sua figlia. Ed anche per dare ai suoi ragazzi un'idea da seguire, uno scopo da raggiungere, un significato nella propria esistenza, poiché non avrebbero mai potuto avere una vita come tutti gli altri.

Questo era uno dei pensieri che cercava di zittire con le lunghe ore di meditazione. La consapevolezza che quelle creature che amava così tanto sarebbero state degli infelici, degli emarginati. Se lui non li avesse guidati a diventare qualcosa di eccezionale.

Nella zona centrale, Donatello guardava con un'espressione affascinata e stupita un documentario naturalistico in televisione. Appena ha scorto il padre, gli ha rivolto quel sorriso spontaneo che solo i bambini sanno dare, mostrando la sua buffa fessura tra i dentini, ed è tornato assorto al suo documentario.

Le risate arrivavano da Leonardo e Raffaello, che si stavano rotolando sul tappeto, avvinghiati in una lotta scherzosa. Leonardo si è messo a sedere, sempre ridendo, alla vista del padre, e per tutta risposta Raffaello gli è balzato nuovamente di sopra riportandolo giù.

"Donatello, dov'è Michelangelo?" Splinter credeva di saperlo, il suo figlio più piccolo aveva ancora bisogno del sonnellino dei bambini, ma voleva conferma.

"Dorme." Donatello si è girato solo un attimo.

"Da quanto?"

"Da un paio d'ore."

Splinter ha annuito, e si voltato per andare subito a svegliare il figlio. Due ore di sonno erano decisamente troppe per un bambino iperattivo che la notte faceva sempre storie per andare a letto!

Aperta la porta della stanza, ha visto la forma sotto le coperte.

"Michelangelo…" si è seduto sul letto, scostando le coperte… e scoprendo al di sotto un paio di cuscini. Cosa significava questo? Qualche altro scherzo del dolce e pestifero figlio?

Ha guardato per la stanza, chiamandolo. Non c'era. Allora è tornato nel salone centrale.

"Ragazzi, dov'è vostro fratello?"

Leonardo e Raffaello adesso erano sul divano, Leonardo seduto a sfogliare una vecchia rivista per bambini trovata tempo fa e Raffaello sdraiato che giocava con una macchinina sul proprio piastrone.

"E' in camera nost-" ha cominciato Leonardo.

"No, non c'è. MICHELANGELO?" Splinter ha iniziato a girare per il covo cercando il figlio più piccolo, seguito dai suoi altri ragazzi. Bagno, cucina, dojo, ripostiglio… niente, del bambino non c'era traccia.

"MICHELANGELO!" Splinter incominciava ad essere preoccupato. Il figlio non avrebbe mai fatto uno scherzo così stupido da nascondersi. Ha continuato a cercare sempre più agitato. Ha guardato in ogni angolo. Nei mobili della cucina. Ha tolto il telo che copriva la vasca nell'ambiente centrale ed ha controllato sotto, con in cuore in gola. Niente neanche lì. Minuto dopo minuto, la sua ansia aumentava. Adesso anche i bambini erano un po' spaventati, si guardavano l'un l'altro senza dire niente.

Dopo aver cercato e chiamato per tutta la casa, tornati nella zona centrare, Splinter ha guardato i tornelli dell'ingresso. Un pensiero tremendo lo ha afferrato. Suo figlio era uscito. Da solo.


Michelangelo ha urlato quanto si è sentito mancare la terra sotto i piedi. E' scivolato rovinosamente tra la terra ed i calcinacci. Ha tentato invano di aggrapparsi a qualcosa, ma il terriccio nel quale cercava di affondare le mani per tenersi crollava con lui. Stava scivolando giù, sempre più velocemente.

Ha sbattuto forte contro qualcosa di duro e spigoloso sul fondo del cratere, parecchi piedi più in basso. Un forte dolore gli ha morso la gamba. Lui si è fermato, ma terra, pietre e calcinacci hanno continuato a piovergli addosso. Si proteggeva il volto, gridando ancora terrorizzato.

La pioggia di detriti era diminuita pian piano, per poi smettere del tutto. Michelangelo ha tolto le mani tremanti dal viso. Non vedeva niente. Laggiù era buio completo. Era buio!

Michelangelo aveva paura del buio. Anche quando dormiva, la notte, voleva che rimanesse sempre accesa la sua lucina. Il buio era spaventoso. Poteva nascondere tutti i mostri, tutti gli orrori del mondo. Ed adesso lui era nel buio più nero. Per qualche secondo ha provato un terrore assoluto, poi si è ricordato della piccola torcia che aveva appesa al collo. Sempre tremando, l'ha accesa. Un debole fascio di luce ha illuminato il terreno. Non era molto, ma andava meglio. Poi ha provato a muovere le gambe, ma si è accorto che il terriccio le aveva sommerse fino ai polpacci. Aiutandosi con le mani, le ha liberate. Ogni movimento che faceva un po' di terra scivolava intorno a lui.

La gamba sinistra gli bruciava e gli faceva male. Michelangelo l'ha illuminata con la torcia. Ha visto una striscia scura. Ha provato a toccarla, ed ha sussultato dal dolore. Sui polpastrelli della mano è rimasto un po' di liquido scuro. Ha illuminato nuovamente la gamba, il liquido scuro fuoriusciva dalla ferita.

Sangue. Era sangue.

Michelangelo aveva visto qualche volta delle piccolissime quantità di sangue, nei taglietti che lui ed i suoi fratelli, soprattutto Raph, si facevano giocando. Ogni volta era rabbrividito. Sapere che dentro di loro ci fosse quel liquido rosso lo aveva sempre spaventato. Ma non ne aveva mai visto tanto.

Era troppo. L'umano. Il buio. Il dolore. Il sangue.

Ha iniziato ad ansimare via via sempre più forte, finché un urlo non gli è salito alla gola. E poi un altro, ed un altro.


Splinter ha guardato i suoi tre bambini che lo fissavano con occhi spaventati. Si era pentito di aver involontariamente trasmesso loro la sua paura. Adesso non sapeva che fare: doveva andare a cercare Michelangelo, ma non voleva lasciar soli gli altri suoi figli.

Quando era costretto ad uscire per le sue veloci ricognizioni notturne in cerca di cibo e medicine, aveva sempre fretta di tornare a casa il più presto possibile, per paura che qualcuno potesse scoprire il suo rifugio, e quindi i suoi figli, in sua assenza.

Ha deciso allora di portare con sé i tre piccoli mutanti.

Sperava che la ricerca fosse breve. Magari avrebbe trovato il figlio a giocare a poca distanza, sui binari abbandonati del vecchio tratto di metropolitana. Gli avrebbe dato una punizione che se la sarebbe ricordata per settimane…

Ma in cuor suo temeva altro. Temeva che al suo bambino fosse successo qualcosa di brutto. Perché si era allontanato da casa? E perché non tornava? E se lo avesse trovato qualcuno?

Angosciato da questi pensieri terribili, e seguito da Leonardo, Raffaello e Donatello ha iniziato le ricerche.


"Papà… papà…"

Michelangelo piangeva da ore. Non aveva più lacrime, non aveva più voce.

Voleva suo padre. Voleva tornare a casa. Aveva provato a lungo a risalire il bordo della voragine, con l'unico risultato ogni volta di ricadere giù coperto di terra. E poi la gamba gli faceva male, e non aveva avuto più il coraggio di guardarla.

Perché, perché aveva disubbidito a suo padre? Perché era uscito di casa da solo?

Adesso niente per lui aveva più importanza. Voleva solo tornare a casa. Voleva solo il suo papà.


Splinter è rientrato a casa tenendo tra le braccia Donatello e Raffaello addormentati. Leonardo seguiva il padre trascinandosi a fatica.

Aveva cercato per le fogne per molte ore, inutilmente. Adesso questi altri suoi bambini avevano bisogno di riposarsi. Soprattutto Leonardo, che aveva stoicamente seguito il padre per miglia e miglia senza mai cedere alla stanchezza.

Splinter ha posato Donatello e Raffaello sul vecchio divano, e Leonardo senza dire una parola si è stretto a loro e si è addormentato quasi immediatamente. Il loro padre e maestro si è lasciato cadere seduto anche lui. Li ha guardati, ha accarezzato il setoso guscio di Donatello. Poi ha abbassato la testa, e se l'è presa tra le mani.

Aveva trovato tracce di umani. Avevano fatto dei lavori relativamente vicino al loro covo. Cercava di non pensare alla terribile ipotesi che essi avessero potuto prendere il bambino. Si è immaginato gli operai che chiamavano le forze dell'ordine, il suo Michelangelo preso, portato via. Solo, spaventato. In gabbia. Per essere studiato come una cavia da laboratorio…

No, non il suo bambino. Ha premuto i palmi delle mani sugli occhi. Il pensiero era troppo atroce da sopportare.

Uno alla volta, ha portato i suoi figli addormentati nei loro letti, gli ha rimboccato le coperte. Adesso, con il pericolo di aver messo in allarme gli uomini, era sicuro che non poteva lasciarli soli. Doveva essere sempre accanto a loro. Li avrebbe difesi anche a costo di combattere contro un intero esercito. Lui aveva un animo buono e non avrebbe mai fatto male di proposito a nessuno. Ma si augurava che il mondo non dovesse scoprire la sua ferocia se qualcuno avesse osato avvicinarsi ai suoi figli.


Michelangelo aveva freddo. Aveva fame e sete.

Ormai aveva avuto tanta paura che il suo piccolo cuore era scosso, esausto, svuotato.

Era stanco, voleva che tutto finisse.

Rannicchiato in posizione fetale, ha ceduto sfinito ad un sonno tormentato. Mentre la debole luce della piccola torcia ha traballato un po' per poi affievolirsi piano piano…


Il giorno dopo stavano camminando ormai da molte ore. Splinter recava a tracolla una borsa con acqua, cibo, una corda, un arpione, una torcia, un pugnale. Portava a turno le piccole tartarughe in braccio per farli stancare il meno possibile e proseguire più a lungo le ricerche. I bambini erano insolitamente silenziosi. Nei lunghi ed intrigati reticoli fognari si udiva solo il richiamo, continuo, del nome di Michelangelo da parte del padre.

Erano giunti ad una parte delle fognature che lui stesso non aveva mai visto. Era un settore in disuso abbandonato ormai da forse un secolo. Era decadente e pericolante. Spinter si è fermato un attimo a valutare se valesse la pena proseguire da quella parte. La zona era tra le più scure. Con Leonardo sul braccio sinistro, e la torcia nella mano destra, ha illuminato il terreno davanti a lui. La terra nuda sostituiva il cemento, il pavimento e una parete erano addirittura crollati. La torcia ha illuminato il bordo di una profonda fossa. In un largo punto la terra era di un colore più scuro, come se vi fosse stato un crollo di recente. E lì, proprio sul bordo, poteva essere…

Splinter ha messo giù Leonardo, ha ordinato ai figli di restare dove si trovavano. Ha arpionato la corda in un tratto sicuro e si è avvicinato piano al bordo.

Sì. La terra recava un'impronta. L'impronta del piedino di Michelangelo!

Il cuore ha iniziato a battergli forte.

"MICHELANGELO!" Ha illuminato il fondo della buca, non si vedeva niente da quell'angolazione. Ha iniziato a scendere tenendosi dalla corda, mentre terra e macerie franavano intorno a lui.

Arrivato sul fondo, il petto gli si è chiuso in una morsa. Mezzo coperto dalla terra, il corpicino immobile del figlio. L'ha afferrato terrorizzato.

Michelangelo ha dato un debole lamento. Era vivo.

Splinter ha ripreso a respirare. Ha stretto forte il figlio a sé. "Watashi no amai musuko*"

I giorni successivi Michelangelo ha pianto quasi sempre. Non voleva stare lontano dal padre neanche per un minuto, si aggrappava al suo kimono stringendo le piccole mani con forza. Sussultava al minimo suono. Quando Splinter gli aveva messo i punti aveva faticato a tenerlo giù e aveva temuto che le sue urla potessero essere sentite dalla superficie. Faceva i capricci, aggrediva i fratelli, voleva strapparsi la benda dalla gamba perché la ferita gli prudeva. Splinter ha avuto molta pazienza. Di punire o anche semplicemente sgridare il bambino per la grave disobbedienza neanche a parlarne. Era troppo traumatizzato.

Poi, piano piano, le cose sono tornate alla normalità. Il sorriso è sbocciato sul viso del piccolo sempre più di frequente, il suo carattere allegro e solare è riapparso. Con l'eccezionale capacità di ripresa dei bambini, alla fine della disavventura è rimasto per tutti solo il brutto ricordo.

Un ricordo che ancora adesso, dopo undici anni, a Michelangelo portava un po' di dolore.

* Mio dolce figlio.