Stavolta, la citazione di inizio capitolo è d'obbligo, e per chi volesse premunirsi prima della lettura:
"Faster Harder Scooter" degli Scooter, reperibile ovunque, anche in versione video su YouTube;
ma, non vi fate spaventare dal genere: ascoltate e, volendo, ballate!


La permanenza tra le Lepri aveva evidentemente cominciato a dare i primi risultati visibili nel suo specifico ruolo di portiere, proprio come aveva previsto Mikami; infatti, in settimana, Coach Bähr, parlando con il preparatore atletico, aveva ventilato la possibilità di schierarlo titolare dal primo minuto nella successiva partita in casa contro l'innocua Saarbrücken, penultima in classifica, che si sarebbe giocata tra due sabati. In questo modo avrebbe iniziato a prendere dimestichezza con la gestione della difesa e, in particolare, a familiarizzare con schemi e compagni.

Il pensiero lo aveva caricato e spronato ad impegnarsi ancora di più per far sì che da semplice ipotesi potesse davvero diventare una realtà concreta; sarebbe stato il primo passo nella direzione giusta verso l'agognato posto da titolare. E aveva tutta un'intera settimana di tempo per migliorare ancora, stava appunto riflettendo sulla panchina di Leverkusen quel sabato mattina, in cui la "J" arrancava in un difficile incontro fuori-casa contro un aggressivo Bayer, che da ottavo in classifica ambiva a risalire posizioni e così aveva preferito un gioco dinamico e veloce rispetto a tattiche prestabilite.

Le loro azioni potevano sembrare in apparenza disordinate e dispersive, ma avevano ottenuto lo scopo prefisso di destabilizzare il centrocampo amburghese; infatti, ogni tentativo di mandare a rete Karl-Heinz Schneider veniva prontamente trasformato in un pericoloso contropiede, tanto che persino Kaltz e Briegel erano dovuti arretrare in difesa, e così, quasi alla fine del primo tempo, stavano faticosamente pareggiando 2-2. Invece quel giorno il destino aveva deciso, a sorpresa, di cambiare le carte in tavola, perché quell'ultimo attacco, portato avanti da ben tre quarti della squadra avversaria, finì con Hans a terra per aver subito, purtroppo, un pesante fallo di carica sul portiere, e siccome ne era uscito parecchio ammaccato, il Mister aveva deciso di sostituirlo.

Umanamente, non gli dispiaceva neanche un po': quella era la legge della giungla, in cui sopravvive il più forte, e questa era la sua occasione d'oro, che sognava da mesi e per cui si era sobbarcato di allenamenti supplementari. La sorpresa dell'evento, comunque, non riuscì a sopraffarlo e quindi deconcentrarlo; entrato in campo all'inizio del secondo tempo, si era andato a posizionare tra i pali con tutta calma, aveva meticolosamente controllato i guanti e aggiustato la visiera del cappellino sugli occhi.

Dopodiché le serrande della "Porta di Amburgo" si erano inesorabilmente abbassate, e il "Lupo" aveva ridotto i combattivi avversari a timidi agnellini. Riuscendo non solo a mantenere inviolata la sua rete ma, grazie alla sua più accorta e precisa regia in difesa, la squadra aveva potuto capovolgere la situazione; avanzando più decisa in attacco, quindi supportando meglio le azioni conclusive del Kaiser, e costringendo, così, il Bayer Leverkusen nella propria metà campo ad uno strenuo quanto inutile sforzo di mantenere il pareggio. Quella rinata J-HSV vinse, infatti, per 5-2.

Tra i compagni, però, non si erano di certo sprecate le pacche sulle spalle; soltanto l'amico centrocampista lo aveva lodato, anzi, il vento gelido del Reno aveva sferzato persino dentro gli spogliatoi, smorzando la tipica baldoria che solitamente vi regnava, soprattutto dopo una vittoria sudata come quella. Sebbene anche il Mister gli avesse riconosciuto il giusto merito, alla fin fine non si era sentito appagato come avrebbe dovuto e voluto. La soddisfazione provata innanzitutto per aver dato il suo meglio era stata avvilita, ancora una volta, dall'atteggiamento ostile delle persone che avrebbero dovuto essere, magari non diventati improvvisamente amiconi ed entusiasti di lui, ma che perlomeno avrebbero potuto dimostrargli riconoscenza.

L'ottimismo "alla Kaltz" aveva comunque fatto ugualmente capolino quando Schneider, seduto sulla panca, si era concesso una lunga occhiata enigmatica rivolta al portiere, e poco dopo, mentre si stavano dirigendo al pullman e aveva percepito la caratteristica camminata felpata del Kaiser dietro di sé, quando, nel superarlo, si era ulteriormente avvicinato sibilando, quasi all'orecchio, quelle poche ma decisamente eloquenti parole: – Ottimo lavoro, bravo portiere – guardandolo ancora, intensamente, un'ultima volta prima di salire. Chissà, magari, il Capitano, sebbene non si fosse ancora meritato il suo palese apprezzamento davanti alla squadra, stava forse riconoscendo che quel bistrattato e sottovalutato giapponese aveva indubbiamente apportato un significativo e decisivo contributo al successo ottenuto quel giorno.

* * *

Quel lunedì mattina si prospettava da incubo: le prime due ore la Tiranna avrebbe interrogato a tappeto di letteratura e storia, poi Herr Möller avrebbe fatto svolgere una delle sue solite "interrogazioni cartacee" di matematica, come era solito chiamarle, che consistevano in una serie di esercizi sull'argomento appena concluso, considerati come voto orale, che permettevano al Prof. di evitare lunghe processioni di alunni alla lavagna. Poi, ancora, nel pomeriggio, compito in classe di francese.

Per Genzō, comunque, quella non sarebbe potuta essere miglior giornata; era stato un fine settimana straordinario, in cui ripercorse ogni istante di quell'evento sorprendente e inaspettato, che aveva trasformato un sabato qualunque in un giorno da evidenziare sul calendario dei ricordi, ma, soprattutto, riconobbe a se stesso i risultati ottenuti con tanta fatica (seppur minimi ma ugualmente significativi). E così il suo umore era salito letteralmente alle stelle e niente lo aveva turbato; probabilmente aveva anestetizzato l'udito di Tatsuo, ripetendogli qualche centinaio di volte ogni singolo dettaglio di quei fantastici quarantacinque minuti trascorsi in campo, finalmente, in una partita vera. E lui lo aveva ascoltato con orgoglio e tanta, tanta pazienza.

La strage Tirannica era terminata senza troppe vittime; una volta uscita Frau Meyer, al cambio d'ora, il Kaiser fece capolino dalla porta chiamando fuori Herri per discutere di qualcosa. Mentre stava chiacchierando con gli otaku, arrivò Herr Möller che esortò i ragazzi ad andare ai propri posti e concentrarsi per il compito; poi, repentinamente, bloccò Kaltz che rientrava dal corridoio e stava per andare a sedersi accanto all'amico, come al solito – Fermo lì! – spostando lo sguardo dall'uno all'altro, – Sorpresa, da oggi il "trasloco" si fa al contrario: tu e Dite qui davanti e Selig con Genzō in ultima fila. –

I compagni si scrutarono reciprocamente, più volte, perplessi e stupiti. – Siccome ho notato delle curiose similitudini nell'ultima verifica, in particolare, l'identico errore nello stesso esercizio, non per carenza di fiducia nei vostri confronti ma dato che non mi piace pensare male, ho deciso che, per sicurezza, d'ora in poi voi quattro verrete separati e riuniti esattamente così. – Non aveva esplicitamente fatto nomi, preferendo tormentare le coscienze, eppure portiere e centrocampista stettero ugualmente ben attenti a non lasciar trapelare nessuno sguardo rivelatore di colpevolezza, spostandosi ubbidientemente, mentre gli altri due nemmeno tentarono di protestare, tanto la decisione del Prof. era irremovibile.

Non essendo l'esercitazione odierna particolarmente difficile, aveva già terminato ben prima della scadenza della mezz'ora assegnata, così, per far passare il tempo restante, si guardò attorno, sogghignando alla schiena china di un concentratissimo Hermann e finendo, involontariamente, con lo sbirciare il foglio di Kaufmann, che lo guardò un po' in tralice. – Guarda che non ci pensavo nemmeno a copiare: ho finito. – Il ragazzo gli rivolse un'occhiata molto condiscendente – E io già da dieci minuti. – Aprì bocca per rispondergli qualcosa di sarcastico ma poi si limitò ad un più diplomatico, ma con tono altrettanto compiacente – Buon per te – pensando ~ Competitivo, il genio-pivello. ~

Lo scambio attirò l'attenzione del Prof., che invitò i due ragazzi al silenzio; poi Selig chiese di poter uscire dalla classe esternando così a tutti la sua superiorità intellettiva. ~ E anche un tantino presuntuoso ~ sogghignò di nuovo il portiere, che si premurò di avvisare anche lui, giusto per non risultare 'inferiore' al compagno. Herr Möller si fece consegnare gli esercizi svolti dai due ragazzi e li controllò correggendoli seduta stante, assegnando a entrambi una 'A'; poi stabilì – Ok, miei piccoli geni, visto che a rimanere qui a far nulla vi starete sicuramente annoiando, vi concedo il privilegio di impiegare questo tempo andando su in Arbeitsgemeinschaftsaal a sistemare il proiettore per i lucidi. – Allo stesso tempo scrisse una giustificazione per i bidelli che consentiva ai due di allontanarsi dalla classe e farsi accompagnare in Aula di Laboratorio.

Il piccolo secchione sembrava parecchio infastidito di dover eseguire quell'incombenza, soprattutto insieme al portiere, e badava di camminare tenendosi a debita distanza, mentre salivano la prima rampa di scale, tanto che quasi non si accorse di stare per scontrarsi con Maulesel, sbucato come sempre dal nulla, che schiuse le labbra in un ghigno feroce e abbaiò – Spero per voi che abbiate un valido motivo per trovarvi a bighellonare in giro per la scuola. Oppure necessitate soltanto di una ripassata delle norme di comportamento dalle suole delle mie scarpe? –

Genzō si impietosì all'espressione di puro terrore del compagno di classe e prese in mano la situazione, porgendo la giustificazione dell'insegnante al testardo e inflessibile bidello, che poi, sbuffando, forse deluso per non poter punire esemplarmente i due girovaghi, roteò minacciosamente l'enorme mazzo di chiavi che pendeva dalla cintura con una catena e latrò – Marsch! – esortandoli ad incamminarsi. Comunque, per non smentire totalmente la sua rinomanza, allungò il piede quel tanto che bastava per far saltare un paio di gradini al povero Kaufmann, mentre il portiere scartò abilmente di lato riuscendo così ad evitare la stessa sorte "calcistica".

L'uomo aprì la porta della classe e li congedò con un emblematico e alquanto sinistro – Vedete di non fare esplodere nulla, che oggi non avrei proprio voglia di dover venire a pulire il pavimento dai vostri resti. – Così, una volta rimasti soli, i due ragazzi si accertarono che il proiettore funzionasse in un quasi religioso silenzio, forse temendo che Maulesel potesse cambiare idea e tornare per mettere in pratica direttamente la sua precedente macabra prospettiva.

Dalla cattedra, Genzō valutò rapidamente la disposizione dei banconi piastrellati di bianco, e disseminati di materiale vario, consono alle lezioni che vi si svolgevano, da materie più propriamente didattiche come Fisica, Chimica, Biologia, ad alcune attività extrascolastiche come Fotografia o Botanica, e fungeva da sede della redazione del "Das loses Blättchen" (il giornalino), adocchiando quello che si trovava nell'ultima fila in una posizione decisamente strategica. Siccome questa sarebbe stata la loro prima lezione di AG, proprio stamattina Kaltz gli aveva ricordato quanto fosse fondamentale scegliere accuratamente sia i compagni che il banco di lavoro, poiché sarebbero stati suddivisi prevalentemente in gruppi di quattro e mantenuti tali per il resto dell'anno.

Si appollaiò su uno sgabello, occupando, così, i posti per sé ed Herri, pensando, per gli altri due, agli otaku-tennisti; dato che i fumettari della "B" erano in sei, i restanti quattro otaku-podisti, Imma, Bert e i cugini entrambi battezzati Wilhelm (distinguibili dai rispettivi diminutivi: uno Willi e l'altro Lemmi) avrebbero fatto gruppo a sé. Poi, però, gli venne in mente che fra Mikhail e Taisiya, una delle due secchione, c'era una specie di simpatia, e così concluse che loro due probabilmente si sarebbero sistemati insieme a Jochem e Aileas. ~ Come in un "doppio misto" ~ sogghignò.

La sua scelta cadde opportunamente su Dite, e, valutando il possibile quarto, diresse un'occhiata perplessa sul pivello intento a curiosare tra gli oggetti sparsi sulla cattedra. – Selig – lo interpellò; questi lo squadrò con un'espressione decisamente infastidita, rispondendo con un per niente educato – Che vuoi? – Schiuse le labbra per replicare, ma prima contò mentalmente fino a tre. – Sai già con chi fare gruppo di Laboratorio? Se decidiamo ora che non c'è ancora nessuno, magari evitiamo entrambi di ritrovarci fino alla fine dell'anno con qualcuno che non sopportiamo. –

– Era filosofia spicciola nihon, la tua? – Represse l'impulso di attaccarlo alla lavagna usando i gessetti come chiodi, considerando che rimaneva l'unica alternativa, ahimè, a Rotzmeier, e respirò a fondo prima di rispondere – Diciamo di sì. – Il pivello sembrò valutare seriamente la possibilità di accettare la sua proposta – Allora, vediamo: i due cavalieri della scacchiera sferica, – piegò le labbra sottolineando un apprezzamento sarcastico, che però aveva capito soltanto lui, – e infine, chi completa il quadretto? – Sempre con estrema e controllata calma, rispose – Dite Weiss, se è d'accordo. –

– Ti avverto: io non mi presto a fare lo sgobbone per degli incompetenti – incominciò con quel tono di sufficienza che sembrava attirare schiaffi come api col miele. – Senti, Selig, semmai capitasse l'eventualità, sono perfettamente in grado io di sgobbare per tutti, anche al posto tuo, e comunque senza farti rischiare di intaccare la tua media da Einstein. – Si inalberò nuovamente – Per chi mi hai preso? Non sono il tipo che se ne approfitta. – Comunque pareva che il motivo scatenante fosse, più che altro, l'essere stato chiamato per nome, poiché aveva arricciato il naso e snudato i denti in una smorfia, che sarebbe dovuta risultare minacciosa.

– Nemmeno io. Kaltz, anche se pensi che abbia i piedi al posto del cervello, l'impegno e la volontà li mette sempre; ti assicuro che ognuno farà il suo. Weiss non la conosco ancora sufficientemente, ma se non ti va a genio scegli tu qualcun'altro – provò a conciliare ancora una volta. – Ok, vada per l'assemblaggio di questo bizzarro puzzle. Però se non mi chiami più Selig è meglio. – Genzō lo fissò per qualche istante. – Ok, Kaufmann – che arricciò il labbro superiore e poi soffiò come un gatto a cui avessero appena fatto il contropelo – Scooter: se non ti pesa, metti a parte anche gli altri. –

~ Scooter? Che razza di soprannome è? ~ Va beh che anche lui con il suo "S.G.G.K." non poteva nemmeno essere troppo schizzinoso, o avrebbe fatto la figura del montato, rischiando, così, di perdere del tutto quel minimo barlume di relazione che era infine riuscito ad innescare con il genietto supponente. – Allora direi che siamo finalmente arrivati a un accordo, Scooter. Magari, poi, un giorno, ci arriverò da solo a capire, non ti disturbare a spiegare ad un povero incompetente… –

Questi lo raggiunse al banco, si sedette sullo sgabello a ridosso del muro e lo squadrò sornione – Se i tuoi gusti musicali non fossero limitati al kabuki, forse non ti saresti posto quest'inutile domanda. – Inspirò profondamente, sforzandosi di scacciare dalla mente l'immagine di quell'irritante testina di cazzo (seppur dal quoziente d'intelligenza stratosferico) crocefisso alla parete con le numerose puntine colorate sparse sul piano di lavoro. – Allora aiutami tu ad aprire la mia mente limitata: illuminami, anzi, fammi ombra con la tua enorme onniscienza. – Il ragazzo non perse l'occasione di esternare di nuovo la sua condiscendenza. – Dubito che tu abbia mai ascoltato il genere Techno e possa aver sentito nominare Scooter. –

Il portiere visualizzò mentalmente il biondo vocalist di quell'assurdo gruppo musicale, di cui ultimamente, essendo spesso passato in radio e tv, aveva ascoltato l'ultimo singolo dal caratteristico ritmo veloce e orecchiabile, e, sebbene non si ricordasse esattamente il titolo, annuì. – Mi stupisci, sul serio, – sinceramente colpito e quindi un po' meno indisponente, – ad ogni modo, "Faster harder Scooter" è il mio motto. – Poi di nuovo aggressivo – Sei in grado di tradurre da te, giusto, Piccolo Lord Fauntleroy? – Realizzando che quello era il tipico 'attacco difensivo', non reagì alla provocazione.

– Beh, pivello, si da il caso che anche per me il concetto sia piuttosto valido: più si lavora duramente, più velocemente si raggiungono gli obiettivi, qualsiasi essi siano. – Con questa, il piccolo Scooter finalmente non trovò più sarcastiche velenose risposte e si limitò ad assentire. Poi il trambusto che proveniva dal corridoio annunciò che stava per entrare il resto della classe. Herri lo raggiunse e si sedette sull'ultimo sgabello libero strizzandogli l'occhio, come ad approvare la scelta strategica dell'ultimo banco e, perché no, anche del compagno. – Bravo, portiere. –

Il trittico composto da Heidi, Annika e Magda occupò i posti davanti; Genzō scrutò più volte la porta per coinvolgere anche la sua, come sempre ritardataria, vicina di banco, poi, finalmente, la strampalata ultima parte del loro bizzarro puzzle arrivò. Dite si guardò attorno, incerta su dove sedersi, e una del trio commentò – Siamo in ventitré quindi un gruppo deve per forza rimanere da tre. – Il portiere, infastidito, schiuse le labbra per difendere la compagna dall'ostile quanto inutile commento, rinnovando il suo proposito di volersi dissociare da quell'atteggiamento discriminante e mettendolo in pratica dimostrandole solidarietà.

Considerando che anche poche parole di rimprovero sarebbero andate indubbiamente sprecate, rivolse un'occhiata di intesa all'amico, che confermò il suo implicito sostegno puntando lo stecchino verso la ragazza e anticipandolo verbalmente – Vieni, bella: ci manca il quarto uomo per il poker. – Allora si alzò, domandando – Posso? – Heidi si illuminò rispondendo tutta soddisfatta – Se vuoi essere tu a unirti a noi, allora sì, ci 'sacrifichiamo' più che volentieri, giusto ragazze? – che ridacchiarono in coro come le solite stupide femmine oche che erano.

– No, veramente chiedevo se potevo prendere lo sgabello che vi avanza per Dite, che sta con noi, – e con un'occhiata la invitò silenziosamente a rispondere; lei annuì ma rimase ferma imbambolata, – visto che voi tre è preferibile che stiate da sole; uhm, cioè no, mi sa che ho sbagliato la frase: voi tre preferite stare da sole. – Sfoggiò il suo miglior falso sorriso di scuse ed Herri mise una mano davanti alla bocca soffocando una risata; anche Selig schiuse le labbra in un ghigno, apprezzando mentalmente la sottile quanto tagliente offesa del portiere, abilmente camuffata da errore linguistico.

Dite in quel momento era piuttosto confusa: perché Genzō aveva preso le sue difese? Alla cattiveria gratuita del trio era ormai largamente abituata. Ma soprattutto, perché attirare su di sé la loro antipatia mettendosi palesemente contro e rischiando così di diventare anche lui oggetto delle inevitabili conseguenti rappresaglie? Le "HAM" erano popolari in tutta la scuola e avevano grande 'potere sociale', e non rientrare nelle loro grazie significava subire quella sorta di ostracismo di cui lei aveva perfetta conoscenza.

Così, continuando a ragionare per assurdo, se si fosse schierata, unendosi ai ragazzi, avrebbe significato di nuovo diventare il loro bersaglio preferito; c'era voluto un intero anno per riuscire invece ad essere quasi invisibile, quindi ora stava riflettendo se fosse più opportuno, piuttosto, trovarsi una sistemazione alternativa.

Nel frattempo, però, il portiere aveva deciso in sua vece; sistemato lo sgabello vicino al suo, fece il gesto di accomodarsi con la mano, poi, vedendo che non si muoveva, la afferrò prima per un polso per avvicinarla, per poi prenderla per i fianchi e issarla su. Mise un po' di forza credendo di dover sollevare un peso morto, invece la ragazza si dimostrò agile, e lui avvertì distintamente la resistenza muscolare di un fisico allenato.

A quel punto le ultime remore di Dite vennero dissipate dalla gradevole sensazione di premura e sostegno che il loro doppio contatto aveva suscitato, poi si girò verso di lui sorridendo – Mi fai il solletico. – Tolse subito le mani dalla sua vita, imbarazzato – Oh, scusa. – Kaltz rise – Ma scusa cosa? Hai scoperto il suo punto debole: approfittane! –

Genzō si limitò a guardare perplesso l'amico, non essendo abituato a questo genere di comportamento in pubblico, per di più a scuola, e con una ragazza, oltretutto. Ma, evidentemente, erano ancora parecchie le 'usanze' occidentali a cui non era del tutto avvezzo. Herri, infatti, disse – Allora ci penso io – e, molto tranquillamente, si allungò verso la compagna, che gli sibilò in risposta un inutile – Non ci provare! – poiché si impegnò meticolosamente per cercare di solleticarla ovunque riuscisse a raggiungerla, mentre lei tentava di spostarsi e contemporaneamente di bloccargli i polsi.

Entrambi totalmente incuranti del fatto che si trovasse proprio nel mezzo della loro contesa, cominciarono a darsele nemmeno troppo delicatamente; così, spesso qualche spintone, manata, gomitata o tentativo di ceffone raggiungevano l'incolpevole portiere spartiacque, che si mantenne neutrale restando ad osservare divertito. Finché l'amico, in evidente svantaggio, lo apostrofò – Hey, bello: ma tu, dare una mano a un amico in difficoltà, no eh? – Lo fissò un istante per poi rivolgere lo sguardo verso Dite, che lo fulminò con un'occhiataccia dall'ovvio significato: ~ Non ti impicciare o le prendi pure tu. ~ Non aveva la minima intenzione di partecipare a quella specie di incontro di lotta, ma lui insistette – Dai, tu la tieni ed io infierisco. –

– Ah, no! Hai cominciato tu, ora cavatela da solo! Eppoi, due contro uno non è leale. – Lei sorrise, compiaciuta dell'inaspettata difesa (o meglio, imparzialità), e spernacchiò Hermann, che sibilò – Bastardo traditore! Altro che alleati, i Giapponesi. – La ragazza, afferrato un righello, lo brandì minacciosamente come un machete in direzione del centrocampista, esclamando – Ora vediamo chi infierisce! –

A quel punto, temendo soprattutto per la sua incolumità, Genzō cercò di affrancarsi, spostandosi all'indietro sullo schienale, da quello che stava diventando un vero duello in piena regola; mentre, contemporaneamente, Dite si protendeva in avanti verso Herri per colpirlo, e lui gli afferrava le spalle, per nascondersi vigliaccamente dietro la sua schiena, utilizzando un contenitore di vetro come scudo improvvisato.

– Proteggimi S.G.G.K.! Parala: è una violenta. – Dubitava che Dite potesse davvero avere la meglio, ma stavolta intervenne, più che altro per evitare di ricevere fendenti al posto di Kaltz. – Suvvia, mi pare che lo hai umiliato a sufficienza! – Ma essendosi ormai data un ulteriore slancio per superare la barriera nipponica, lei di conseguenza gli finì addosso, e il portiere si ritrovò spalmato in una specie di sandwich turbolento. Alla fine il righello riuscì ugualmente a raggiungere l'obiettivo "Testa di Hermann", che piagnucolò, definitivamente sconfitto, rinfacciandogli il negato sostegno morale.

Un Kaufmann vagamente rallegrato si era appiattito ulteriormente contro la parete per evitare eventuali sconfinamenti durante la battaglia, mentre le HAM, dopo essersi rese conto che il compagno le aveva platealmente snobbate, si erano dissociate da quelle maniere rozze e volgari voltandosi verso la cattedra. Herr Möller aveva aspettato pazientemente, nel frattempo sistemando i lucidi della lezione e osservando la classe, che finalmente tutti si fossero sistemati ai propri posti; poi esordì – Quando la squadra di Catch, laggiù, ha finito con il riscaldamento, io direi che possiamo iniziare. –

I due si interruppero immediatamente mettendosi sull'attenti e ridacchiando, e Genzō decise che era più saggio requisire preventivamente il righello, per evitare ulteriori schermaglie. In quel momento, dalla porta fece capolino Wiedermeier, che giustificò il ritardo bofonchiando – Al bagno. – Il Prof. lo sollecitò a unirsi a uno dei gruppi, ormai tutti al completo tranne il trittico delle oche bionde e il terzetto del Softball, che, essendo sportive e quindi più reattive, riuscirono rapidamente a nascondersi dallo sguardo dell'insegnante, che, infatti, suggerì di andarsi a sedere proprio dalle HAM.

– Io, Rotzmeier, qui non lo voglio… – sibilò Heidi, ma l'acustica dell'aula era perfetta. – Ma, Prof., non c'è lo sgabello! – si opposero. Herr Möller, con un'espressione un po' tirata per quella mancanza di tatto, fece osservare che lateralmente al loro banco si trovava, giustappunto, uno scranno seppellito da borse e giacche, esortandole ad utilizzarlo allo scopo preposto; poi accompagnò verbalmente il suo studente per infondergli un po' di coraggio – Su, Hansel, va': possono sembrare acide ma non corrodono! – Tutta la classe sghignazzò dietro le tre offesissime ragazze.

Non potendo fare a meno di vedere che tutte si erano appositamente allontanate dal compagno, Genzō si indispettì ulteriormente; ok, Wiedermeier gli faceva un po' senso per via di quel suo antigienico vizietto, ma non era comunque il modo di trattare le persone. Istintivamente sbirciò con la coda dell'occhio la reazione di Dite: se avesse dimostrato di godere malignamente di quella sorta di rivalsa sulle 'nemiche', sarebbe scesa al loro livello; invece lei semplicemente lo fissava, incerta; poi, quando incrociò il suo sguardo, gli sorrise leggermente.

Il che gli fece piacere, perché stavolta non si era sbagliato sul suo conto: non era né meschina né superficiale, e ciò andava ad aggiungere qualche altro punto a suo favore sul suo personale tabellone di valutazione, confermando l'impressione, sempre più positiva, che si stava facendo su di lei, e riconoscendo che il suo istinto infallibile non stava perdendo colpi, avendo intuito le qualità positive della ragazza.

E Hansel stupì tutti e quattro, ma soprattutto il portiere, perché erano le prime parole che gli sentiva pronunciare dall'inizio dell'anno, sbuffando seccato – Ma guarda te, se mi dovevano proprio capitare queste gallinacce che spartiscono un cervello in tre. – L'ottima acustica dell'aula fece il resto, e di nuovo tutta la classe si ritrovò a ridere di gusto, Prof. compreso, e alla fine la lezione poté cominciare davvero.

* * *

Nel pomeriggio, durante l'allenamento, il suo ottimo umore persistette, anche perché era stato favorito dall'atmosfera piacevole che si era infine instaurata nell'improbabile quartetto; persino il Genio era riuscito a essere meno saccente del previsto e quindi risultare quasi simpatico. E addirittura Monsieur gli era sembrato meno nevrotico del solito, ma forse era perché oggi era lui a riuscire a vedere, stranamente, tutto positivo.

Così, non gli pesò nemmeno più di tanto quando dovette fare il raccattapalle per Hans, che si sarebbe sottoposto ad alcune serie di tiri da fuori area. Curiosamente, dopo qualche minuto apparve il Capitano con sorellina al seguito, che, mentre Karl-Heinz si appartò per discutere con il Mister, visibilmente annoiata lo raggiunse a bordo campo. Poi, contenta di aver riconosciuto un amico del fratello, lo salutò allegramente e si offrì di fargli compagnia aiutandolo a raccogliere e sistemare i palloni. Nel frattempo lo riempì di mille e più domande ed altrettante chiacchiere di bambina che resero persino quasi divertente l'ingrato compito.

A un certo punto, un tiro leggermente più angolato del preparatore atletico costrinse Hans ad un'uscita laterale, penosamente in ritardo, valutò Genzō, e a respingere di pugno un tiro che lui, pensò ironicamente, sarebbe riuscito tranquillamente a parare anche bendato e con la mano destra legata dietro la schiena. Calcolando la traiettoria della palla, si rese conto che, a causa della deviazione del portiere tedesco, che aveva impresso al tiro un po' di effetto, la piccola Schneider, che continuava diligentemente a svolgere il suo compito di aiuto-raccattapalle, si sarebbe trovata proprio nel mezzo; ma lei, girata di spalle, non se ne accorse.

Avrebbe comunque avuto ancora tutto il tempo di spostarsi quel tanto che bastava, considerando che la velocità era stata ridotta dalla malandata respinta, così la avvertì – Marie Charlotte, spostati di lì! – Lei era accucciata per terra, e i suoi riflessi un po' lenti di bambina la fecero alzare di un pelo in ritardo per evitare la pallonata. Il suo richiamo aveva attirato l'attenzione del Kaiser che, chiamando anche lui – Marie! – si diresse apprensivamente verso di lei.

Ma la reazione di Genzō fu invece immediata e rapida, e, in una frazione di secondo, si era tranquillamente piazzato proprio davanti alla ragazzina; la sfera terminò la corsa fra le sue mani, che la bloccarono facilmente, poi la restituì al rivale con un sorrisetto maligno facendogli i "complimenti" per la sua uscita 'da manuale'. Rispose balbettando, nell'ordine, un tentativo di mettere a tacere il giapponese e delle scuse al Capitano, che si limitò a squadrarlo in un caustico silenzio, ma con un'espressione tutt'altro che impassibile, per poi rivolgere al secondo portiere un cenno, forse, di approvazione.

Mentre Marie scrutava un po' tutti alternativamente, stupita dell'anomala reazione, visto che il "Bravo Portiere" aveva infine preso la palla; per lei era elementare e non riusciva a capire perché il fratellone fosse arrabbiato.

Il tedesco, rosicando per via della figuraccia, sfogò la sua frustrazione prendendosela con il rivale, accusandolo di voler fare il lecchino, che rispose a tono commentando che, se non avesse avuto i guantoni 'unti', non ci sarebbe stato bisogno del suo recupero a mani nude. I due presero a litigare pesantemente arrivando, in un attimo, alle soglie dello scontro fisico. Schneider, accertatosi che la sorellina fosse tranquilla, intervenne frapponendosi per separarli, poi afferrò entrambi per il bavero della maglia intimando loro di comportarsi. E prese, sorprendentemente, le difese di Wakabayashi umiliando Hans davanti a tutti, evidenziando quanto quell'ultima uscita fosse stata tecnicamente insufficiente e quindi sintomo conseguente del suo pessimo rendimento tra i pali, che ultimamente era penosamente calato.

La lite e soprattutto l'aspro intervento del Kaiser avevano attirato l'attenzione di tutta la squadra, ma nessuno intervenne: nemmeno gli "effequattro" avevano mai osato schierarsi apertamente contro il Capitano, che si avviò e, con un gesto perentorio, ordinò di recuperare un sacco di palloni dal cesto al secondo portiere, che non fiatò nemmeno per chiedere spiegazioni e fece quanto richiesto. Poi, prendendo la sorella per mano, diede ad intendere di seguirlo, avvertendo che prima avrebbero dovuto accompagnarla a casa. ~ Prima di cosa? ~ si domandò Genzō con non poca curiosità.

Durante il tragitto, la bimba fu l'unica a non avvertire la palpabile tensione rimasta da prima, continuando a riempire il silenzio con le sue chiacchiere, poi, inaspettatamente, dopo qualche minuto, prese affettuosamente per mano anche il portiere. Schneider lo trafisse con una delle sue solite occhiate enigmatiche di cui sentì distintamente il gelo; ma poi fu la stessa Marie che sbloccò definitivamente la situazione: esternando i suoi pensieri ingenui, rivelò inavvertitamente al ragazzo che ultimamente Karl ed Hermann parlavano spesso di lui chiamandolo "Bravo Portiere".

Karl-Heinz non commentò, anzi, mentre Wakabayashi dava retta alla sorellina perché, improvvisamente, l'argomento di conversazione era diventato parecchio interessante, continuò a fissarlo intensamente, e un po' di quel gelo si sciolse. Sua sorella attaccava bottone anche con le pietre, riusciva a parlare per ore persino con fiori e piante; ma prima di dare confidenza a qualcuno dei suoi amici o compagni, cercava sempre la sua approvazione di fratello maggiore.

Invece ora non lo aveva fatto; Marie era davvero furbetta: aveva capito che "Bravo Portiere" gli piaceva, e aveva deciso di comunicarglielo al posto suo.

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Gli eventi straordinari di quell'intensa giornata avevano completato perfettamente il percorso iniziato quello stesso week-end. Non solo si era ritrovato a rivalutare persone e situazioni, ma in più aveva ottenuto quello che, sin da quando aveva messo piede in quella terra ostile, aveva desiderato più di ogni altra cosa: potersi mettere alla prova in un confronto vero con il fuoriclasse che ammirava maggiormente. Il Kaiser stava iniziando ad accordargli fiducia, e ora spettava soltanto a lui dimostrare di meritarla, raggiungendo, rapidamente, gli obiettivi che si era prefissato, lavorando intensamente.

In quel lunedì in cui le cose avevano cominciato a 'girare più facili', era infine tornato a casa, talmente distrutto, che non aveva nemmeno fatto in tempo a razionalizzare l'inconsueto legame che si era inequivocabilmente venuto a creare tra lui e il Capitano. Per questa volta lo avrebbe preso per quello che era: l'inizio della sfida più difficile che avesse mai affrontato, e si era limitato a riposare il fisico provato, ma con la mente sgombra da dubbi, paranoie e apprensioni; era decisamente soddisfatto della piega che stava cominciando a prendere, finalmente, la sua nuova vita.


Credits e Note:

Faster Harder Scooter | Back to the Heavyweight Jam, Scooter – 1999 | © Club Tools

Il titolo di questo quarto sottocapitolo riprende quello, appunto, del brano indicato, idem la citazione in merito al "motto" di Selig Kaufmann ed il suo soprannome. Senza nessuna pretesa di conferire tale significato al testo della canzone stessa da parte dei suoi autori, l'interpretazione è soltanto una mera invenzione personale intesa al solo scopo narrativo.

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Piccolo Lord Fauntleroy: personaggio del libro e dell'omonimo film.
Little Lord Fauntleroy [Piccolo Lord Fauntleroy] | Frances Hodgson Burnett | © St. Nicholas Magazine

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Nota particolare sul nome del giornalino "Das loses Blättchen"

[das] Blättchen: spregiativo di [das] Blatt nella sua accezione di 'giornale', che può anche essere detto 'foglio';
loses: come 'volante' nel significato di 'libero, sciolto'.
Quindi, parafrasando, potremo avere svariate libere interpretazioni, ed ognuno si scelga quella che preferisce.

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AG: abbreviazione di Arbeitsgemeinschaft, letteralmente, in ambito scolastico, "gruppo di lavoro".

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Per quanto riguarda Aileas e Taisiya, le due secchione della 7ªB, questa volta preferisco non spiegare da dove è stata tratta l'ispirazione e mettere soltanto dei link, lasciando, così, la possibilità, per chi vuole, di indovinare. Andate su YouTube e, nel box di ricerca video, incollate i tre riferimenti alfanumerici qui sotto come fossero nomi, e vedrete che cosa verrà fuori…
8tTOVTcH2nU oppure IOZHyREHi7s oppure -F3j02cj38
I crediti, naturalmente, appartengono, come sempre, agli aventi diritto.


E siamo arrivati alla fine del secondo capitolo. So che gli ultimi due paragrafi sono piuttosto criptici e scarni, anche se è ovvio che l'S.G.G.K. e il Kaiser si sono finalmente scontrati sul campo da calcio; ma, non temete: dato che l'Arpia è un po' bastarda dentro, il racconto dettagliato di tutto verrà descritto nella prima parte del prossimo. Capitolo in cui avranno ampio spazio sport e agonismo ed i cui protagonisti saranno proprio i due campioni, che si metteranno a confronto sia come calciatori che come persone. Senza, come sempre, rinunciare a qualche incursione nei pensieri dei nostri amici, piccoli e grandi, e il portiere purtroppo… Sì, come no, che vi svelo già tutto! Piuttosto, andatevi a rileggere i titoli nell'indice e tirate a indovinare!


~ fine secondo capitolo ~