NIENTE SI SPOSA MEGLIO COL FREDDO DELL'OSCURITA' – UNDICESIMA PARTE

«Pitch» sussurrò Jack.

Restò per un po' a fissare il cielo ormai vuoto, ma alla fine comprese che quel debole richiamo si era perso nella gelida brezza che spirava quella notte. Era rimasto solo, di nuovo: l'Uomo Nero si era congedato ed era sparito, come sempre, e, come sempre, lo aveva lasciato senza una risposta.

Un singhiozzo scosse il petto del ragazzo ed egli si rese improvvisamente conto di essere rimasto immobile per diverso tempo, mentre calde lacrime gli avevano bagnato le guance. Frettolosamente le asciugò, passandosi il dorso della mano sul viso, stizzito e imbarazzato per l'involontario sfogo, e per calmarsi scelse una direzione a caso e s'incamminò deciso.

Fece qualche passo a testa alta, ma bastarono pochi metri per mandare in frantumi ogni spavaldo proposito: pian piano rallentò fino a fermarsi del tutto e, fissando la neve candida in cui affondava i piedi, sospirò. Perché, perché Pitch si era comportato in quel modo sin da quando avevano abbandonato la sua stanza? Era stato freddo e distaccato, persino crudele in certi momenti, come quando, noncurante, aveva calpestato i suoi sentimenti, dichiarando di non fidarsi di lui, e questo aveva profondamente ferito Jack: perché dopo tutta la premura che aveva dimostrato era cambiato così radicalmente? Era forse stato tutto un inganno, un modo come un altro per tenerlo buono e indurlo a collaborare? Non riusciva a darsi una risposta.

La cosa che più lo turbava, tuttavia, era il fatto di non riuscire a decifrare il suo bacio di congedo: languido, lussurioso, rubato prima di una promessa carica di sensualità e completamente fuori contesto considerata l'atmosfera di arroganza e superiore indifferenza. Perché? Il giovane aveva paura di scoprire quale fosse la risposta, poiché, per quanto si sforzasse di ragionare lucidamente, l'unica soluzione che gli si presentava alla mente era a dir poco spaventosa per la sua psiche: temeva di essere stato usato, dolcemente corteggiato e vezzeggiato solo per interesse, per qualche ora di sesso gratuito e appagante e null'altro; temeva di essere stato solo uno strumento nelle mani dell'uomo, un ragazzo come un altro che aveva avuto la sciocca idea di aprire le gambe e lasciare che l'Uomo Nero vi si accomodasse e approfittasse di lui; temeva di essere solo un gioco per lui, e paventava il momento in cui questi si fosse stancato.

Pur sforzandosi non riusciva a pensare a nessun'altra spiegazione: aveva premurosamente assecondato i suoi approcci, generosamente perdonato ogni atto crudele e gli aveva donato il proprio corpo e il proprio cuore, perché, perché questo non era bastato a smuoverlo? Più di così Jack non poteva fare, aveva offerto tutto sé stesso, e ormai non gli rimaneva altro a parte il dolore di quel "Ti amo" non ricambiato. Perché, perché era andata così? Non era giusto, non era così che doveva finire! Il giovane aveva osservato bene i ragazzi del giorno precedente: i due avevano litigato e il più grande aveva persino tirato un pugno al più piccolo, ma era bastato che quest'ultimo perdonasse l'altro per risolvere tutto; si erano baciati e avevano fatto l'amore, poi il maggiore aveva stretto l'altro tra le braccia, chiedendogli scusa, gli aveva promesso che non lo avrebbe mai più colpito e, da quel momento, lo aveva trattato con una dolcezza e una delicatezza tali da essere commovente.

La loro storia era finita bene nonostante fosse stata venata dalla violenza e dall'incomprensione reciproca: perché non poteva essere così anche per lui stesso e Pitch? Frost era stato così convinto che donarsi all'altro avrebbe distrutto ogni barriera e frantumato ogni maschera che, nel momento in cui ciò non era accaduto, era rimasto disorientato, come un gufo alla piena luce del sole, e, come esso, ormai la sua mente volava scompostamente, sbattendo qua e là in quesiti insolubili, accecata dai dubbi e incapace di ritrarsi o proteggersi da quell'ambiente di puro caos.

Perso in quei pensieri tristi e inconcludenti il giovane impiegò qualche secondo a rendersi conto di un suono frusciante di sottofondo: era quasi come un basso ronzio, che si faceva sempre più forte col passare dei secondi, finché non diventò ben chiaro e riconoscibile.

Prima ancora di poter terminare di formulare il pensiero, tuttavia, Jack venne travolto da qualcosa di morbido, piumoso e decisamente colorato, che con un gridolino lo abbracciò, sollevandolo in aria fino a fargli fare una piroetta e deponendolo poi nuovamente a terra, salvo svolazzargli intorno con fare galvanizzato qualche istante dopo.

«Oh, Jack, Jack, Jack! Abbiamo raggiunto i dieci miliardi di scrigni! Guarda qui: questo è il prezioso dentino che ci ha fatto tagliare il traguardo! Hai mai visto un canino superiore destro così carino? Oltretutto è strano che sia stato il primo a cadere! E guarda, ha usato anche il filo!».

Riavviandosi i capelli e ridacchiando il ragazzo rispose con tono di falso rimprovero: «Oh, piacere di vederti, Dentolina! Sai, comprendo la tua eccitazione, ma mi hai letteralmente travolto: stai più attenta la prossima volta!».

«Oh, Jack, scusa!» replicò la fata con aria mortificata, tornando però a sorridere subito dopo nel dire: «Però hai visto che bel dentino?».

«Sì, è proprio carino» le concesse Frost facendole l'occhiolino; «Comunque ti faccio i complimenti per l'obiettivo che hai raggiunto! Sono sicuro che ora il tuo regno sia ancora più bello...e più caotico, visto che le fatine saranno in visibilio come te!».

«Oh, sì, le devi assolutamente vedere, e infatti le vedrai: sei ufficialmente invitato a prendere parte ai festeggiamenti! Ti va? Gli altri Guardiani sono già là ad aspettarci!».

Dopo avergli fatto quella proposta Dentolina si alzò di quota di qualche metro, come a invitarlo a prendere il volo con lei; il giovane, però, esitò un attimo a risponderle.

Nonostante fosse riuscito ad accantonare le riflessioni sulle ultime ore in quella breve ma travolgente conversazione, non si era certo scordato dell'indolenzimento che provava; onde evitare figure si risolse quindi a domandare con noncuranza: «Ah certo, Dentolina, vengo volentieri. Solo, ti volevo chiedere, non hai un globo di neve di Babbo Natale, per caso? Per teletrasportarci subito nel tuo regno? Sai, mi fa un po' male la schiena, non è proprio il massimo mettersi a cavalcare il vento così».

«Giusto, hai cavalcato già a sufficienza per oggi» concluse la fata con aria sorniona.

Inizialmente Jack la fissò interdetto, spaesato da quella frase apparentemente senza senso, poi capì l'allusione. Sgranando gli occhi sbiancò di botto e, portandosi la sinistra a coprire il viso, si voltò per nascondersi; la Guardiana accorse subito, allarmata dalla reazione e preoccupata forse che stesse per sentirsi male, ma il ragazzo non poté trattenersi dallo sbottare: «Dentolina!».

«Cosa? Dimmi, Jack, non ti senti bene per caso? Sei bianco come un cencio!».

Esasperato e imbarazzato oltre ogni misura Frost disse: «No, è che, che... una fata certe cose non dovrebbe neanche pensarle!».

«Oh, sì, e un Guardiano certe cose non dovrebbe neanche farle, giusto?» replicò con fare malizioso Dentolina.

Udire quella frase, per il giovane, fu come ricevere una stilettata al cuore: quelle parole erano l'esatta conferma dei suoi timori. Non avrebbe mai dovuto cercare l'Uomo Nero dopo averlo sconfitto, non avrebbe mai dovuto desiderare i suoi abbracci: lui era un Guardiano, aveva dei precisi doveri verso il mondo, come aveva potuto anche solo pensare di potersi lasciar guidare dai sentimenti? Avrebbe dovuto continuare il suo lavoro, portare l'inverno nei continenti e prendersi cura dei bambini, non intrattenersi in compagnia di Pitch. Avrebbe dovuto adempiere al suo scopo, invece si era venduto al suo più acerrimo nemico, e la cosa peggiore era che questa idea lo angustiava e rattristava, ma non lo faceva sentire in colpa: lui amava davvero l'uomo, e non riusciva ad annullare questo sentimento.

Ferito da questa consapevolezza e dal duro giudizio di colei che considerava la sua migliore amica e, addirittura, in certi casi, quasi una madre, Jack si voltò e fece per allontanarsi, tenendo la testa bassa e coprendosi con la sinistra per nascondere gli occhi lucidi. Dentolina lo chiamò, ma il ragazzo quasi non la sentì e, ignorandola, proseguì verso la sua inesistente meta, cercando di fuggire dal dolore e dai rimproveri che sicuramente sarebbero giunti.

Questo, tuttavia, non era minimamente sufficiente per scoraggiare la fata: con decisione ella volò fino a pararglisi davanti, poi, poggiandogli le mani sulle spalle, disse: «Jack, Jack! Ascoltami, ti prego!».

«Hai ragione, sono stato uno sciocco, non avrei mai dovuto» mormorò Frost con voce atona e lo sguardo spento.

«No! Jack, ti prego, io scherzavo prima, ti ho solo risposto a tono per farti capire l'assurdità delle affermazioni! Forza, vieni con me e siediti su questo tronco, sei pallido come un cadavere» replicò la Guardiana.

Guidandolo premurosamente fino ad un grosso ramo a pochi metri da loro lo fece sedere, quindi si accomodò di fianco a lui, lasciandogli un po' di tempo per riprendersi; poi, stringendogli dolcemente la spalla per rassicurarlo e attirare la sua attenzione, prese parola: «Jack, ora devi ascoltarmi con attenzione, perché devo spiegarti una cosa che sembri non aver ancora capito. Non è vero che io non posso pensare "certe cose", o che tu non puoi farle. Siamo dei Guardiani, è vero, abbiamo determinati doveri e non possiamo venirne meno, poiché siamo al mondo per un compito preciso e non possiamo mancarlo, ma per il resto non abbiamo nulla di meno di un normale essere umano. Possiamo provare dei sentimenti, essere felici o sentirci stanchi, organizzare dei festeggiamenti per un evento speciale o prenderci una piccola pausa per avere del tempo libero, svegliarci col piede sbagliato e non voler vedere nessuno oppure essere desiderosi di aiutare tutti, sentirci curiosi o annoiati, fare i seri o i maliziosi, e soprattutto possiamo amare. Perché tu ami Pitch, vero?».

Durante il discorso il giovane aveva gradualmente cambiato espressione, da assente a stupita e infine intenerita, e, senza quasi rendersene conto, rispose: «Sì, lo amo».

Con un sorriso Dentolina osservò: «Si vede, Jack: sei cambiato in questi ultimi mesi, sei più maturo, più affettuoso e riflessivo. Non lasciarti fermare o confondere da pensieri sciocchi, hai il diritto di amarlo».

«E' solo che...» iniziò Frost, bloccandosi poi per la fitta di tristezza e per l'improvvisa consapevolezza di ciò che stava per rivelare.

La fata gli lanciò un'occhiata preoccupata, poi lo incoraggiò: «Forza, Jack, dimmi tutto. Non sono qui per ficcare il naso nei tuoi affari, ma mi sembra chiaro che qualcosa ti angustia: voglio aiutarti e non racconterò mai nulla di quello che mi rivelerai ora, quindi non ti preoccupare e sfogati. Non tenere tutto dentro, o continuerai a soffrire sempre di più».

Con un sospiro il ragazzo lasciò andare il bastone, ascoltando il lieve tonfo che questo fece quando cadde sul terreno innevato, e, massaggiandosi le tempie per concentrarsi, disse: «Io lo amo, lo amo tanto e sono riuscito a dirglielo oggi, questa mattina per la precisione. L'ho detto subito prima di addormentarmi, perché mi sembrava il momento giusto, un istante significativo, e poi ho chiuso gli occhi, lasciandogli tutto il tempo per riflettere. Quando mi sono svegliato abbiamo parlato un po' e Pitch è stato gentile, ma sono bastati pochi minuti perché tornasse quello di sempre, distante e a tratti anche perfido; poi siamo usciti, lui mi ha salutato ed è andato via, e non mi ha mai risposto».

«Oh, Jack...» interloquì Dentolina, fermandosi non appena vide che voleva continuare.

«E' che» proseguì Jack con voce tremante, «io, io non mi aspettavo questo... Io speravo che mi rispondesse, che perlomeno accennasse alla questione e non ignorasse completamente quello che avevo detto, invece è andata così. Io ho paura che lui non mi voglia bene come pensavo e che mi stia solo usando, ho paura di essere solo un gioco per lui».

Con un sospiro la fata lo attirò in un caldo abbraccio, e il giovane si accomodò più che volentieri su quella morbida spalla che gli veniva offerta, lasciandosi solleticare dalle piumette colorate e cercando inutilmente di non pensare più a Pitch. Dopo pochi secondi la Guardiana esclamò: «Ah, l'amour!».

Interdetto Frost domandò: «Il cosa...?».

«L'amore, Jack!» rispose divertita Dentolina, arruffandogli poi i capelli con la mano; «L'amore che rende ciechi e sospiranti anche i Guardiani più ribelli in questo caso!».

«Aspetta, perché "cieco"?» chiese incuriosito il giovane, scostandosi dalla sua spalla per guardarla negli occhi.

«Oh, Jack, davvero pensi che Pitch ti stia usando? Che si sarebbe dato tanta pena nel corteggiarti e coccolarti solo per strumentalizzarti? Avanti, non essere sciocchino. Se avesse davvero voluto il tuo potere ti avrebbe approcciato in un altro modo, magari tentando sì di sedurti, ma non così: è abile, ma non sa fingere premura se non la prova. Se invece avesse voluto solo il tuo corpo avrebbe, senza dubbio, cercato di irretire qualcuno di meno coraggioso e ribelle: non avrebbe avuto senso darsi tanta pena a domarti solo per ottenere quello. Piuttosto, tu non mi hai parlato di Incubi. Li ha mai usati contro di te? Scommetto di no. Non ti sei domandato il motivo? Non ti sei chiesto perché quando ti sei addormentato ti abbia abbracciato e si sia assopito con te, invece di farti fare un brutto sogno e farti cadere in suo potere?».

«Come fai a sapere che ha dormito con me e mi ha addirittura abbracciato?!» esclamò Jack meravigliato.

«Intuito femminile, Jack» replicò la fata facendogli l'occhiolino; «Non che ci volesse poi molto ad arrivarci... ma non è questo il punto. Forza, rispondimi».

«Io, in effetti, non ci avevo pensato a queste cose» ammise il ragazzo.

«Mh, troppo preso dalla situazione, vero, Jack l'innamorato?» disse la Guardiana con una risatina.

«E basta con questi soprannomi!» sbottò Frost.

Nel sentire quell'epiteto, infatti, gli erano tornati alla mente tutti i vari modi in cui lo aveva chiamato l'Uomo Nero, e ogni tentativo di non arrossire fu vano. Rinunciando a controllarsi decise di deviare il discorso, approfittandone per fare una domanda che gli stava molto a cuore, e chiese: «Puttosto, se dici che davvero mi vuole bene, perché non mi ha semplicemente risposto?».

«Oh, Jack» replicò Dentolina con un sorriso addolorato; «Non voglio certo distruggere ogni tua speranza, o rattristarti, ma non penso risponderà tanto presto: resta sempre e comunque l'Uomo Nero. Ha passato secoli e secoli in solitudine, circondato da Incubi, dedito a spaventare i bambini e le altre creature in ogni modo, è tutto nuovo per lui e, soprattutto, estraneo e a tratti incomprensibile. Sono convinta che abbia impiegato un po' a iniziare a coccolarti, e che inizialmente lo abbia fatto senza neanche rendersene conto, e sai perché? Non ha mai ricevuto una carezza nella sua intera esistenza: molti lo temono e tutti lo odiano, è normale che all'inizio non sapesse cosa fosse la gentilezza».

«E nella sua vita passata, prima di diventare l'Uomo Nero?» chiese il ragazzo incuriosito.

«Era un uomo coraggioso e fiero, pieno di buoni propositi e sentimenti, e, purtroppo, proprio per questo la sua vita ha avuto una triste fine. Tuttavia è inutile parlare del suo passato, poiché, com'è stato per te, non lo ricorda più» disse con voce grave la fata.

«Tu non puoi aiutarlo a ricordare?» domandò speranzoso Jack.

«No, purtroppo no: io ancora non ero nata quando lui si trasformò, e i suoi dentini sono andati perduti» rispose con una espressione affranta la Guardiana; « Questo, però, non significa che Pitch sia irrecuperabile: devi solo avere pazienza e guidarlo un po'. Hai idea di quanto sia difficile per lui, che è sempre vissuto nell'oscurità, ammettere di provare dei sentimenti positivi, addirittura uno così assoluto come l'amore? E' del tutto normale che si senta spaesato e imbarazzato: vede la situazione come un assurdo controsenso. Come tu avevi paura di esserti venduto, accantonando l'eterna battaglia che c'è tra i Guardiani e l'Uomo Nero, lui crede di essere venuto meno al suo tenebroso obiettivo abbracciandoti e lasciandosi andare a premurose coccole. Come te fino a poco tempo fa pensava di essere nato solo per adempiere ad uno scopo, e, come te, lo ha sempre perseguito, trasformandolo in un divertimento personale ma sentendolo, in fondo in fondo, pur sempre come un dovere. Aiutalo ad aprire gli occhi come io ho fatto con te: fagli capire che ha diritto di vivere una vita propria nel modo che più gli aggrada e con la persona a cui vuole più bene. Non smetterà mai di essere l'Uomo Nero e spaventare bambini, ma questo non significa che non possa amare: lo ha fatto in passato, e può farlo di nuovo».

Nell'udire queste parole al giovane si aprì un mondo: ecco, ecco il perché di quel crudele e assurdo comportamento di Pitch! Era solo un modo per coprire l'imbarazzo! Oh, che sciocco che era stato a non arrivarci da solo: logorato dall'attesa aveva dubitato dell'uomo, mal interpretando i suoi gesti e non ponendosi il problema di analizzarli più a fondo e, soprattutto, a mente lucida. Per quanto gli bruciasse ammetterlo Dentolina aveva ragione: si era lasciato accecare dall'amore e non aveva più riflettuto, a differenza di come era riuscito a fare solo fino al giorno prima. Poco male, comunque: lui era di certo alle prime armi con questo sentimento, ma l'Uomo Nero sembrava essere nella stessa identica situazione. Bastava un po' di pazienza, e pian piano avrebbero imparato, insieme.

Con un sorriso colmo di gioia Frost disse: «Grazie, Dentolina, e scusa se mi sono lasciato andare così, ma ero tanto confuso...».

«Non c'è problema, Jack, dopotutto è tutto nuovo anche per te. Se mai vorrai chiedermi qualcosa non farti problemi: io, nel mio piccolo, cercherò di aiutarti» replicò con fare materno la fata.

«Allora posso chiedere un favore a te e al tuo famoso "intuito femminile"?» domandò scherzosamente il ragazzo; «Puoi dirmi cosa posso fare per aiutare Pitch?».

La Guardiana ridacchiò, divertita, e rispose: «Oh, Jack, avere tanta, tantissima pazienza! Fallo sentire amato e coccolato, coinvolgilo in qualcosa che esuli dal suo quotidiano compito di incutere terrore e, soprattutto, non dubitare mai del fatto che lui ti voglia bene, nemmeno quando tenterà di ignorarti, scacciarti o indirizzarti frasi velenose. Non dar peso alle sue sporadiche parole crudeli: pensa sempre ai suoi gesti gentili. Ad esempio, il bacio di congedo che ti ha dato poco fa, prima di sparire, era sì un po' possessivo, ma così carico di amore da far intenerire anche un Incubo».

A quell'ultima affermazione Jack sussultò e, guardando in basso per nascondere l'imbarazzo che gli imporporava le guance, disse: «Ci... ci hai visti quindi...?».

«Beh, non si può certo dire che vi steste nascondendo!» esclamò Dentolina.

Per sdrammatizzare gli tirò una leggera gomitata, cercando di riscuoterlo e indurlo a riprendersi, ma poco dopo si immobilizzò di botto; stette così per qualche secondo, come fulminata da un pensiero improvviso, poi scoppiò in un'allegra risata, reggendosi ad una biforcazione del tronco su cui erano seduti per non cadere e asciugandosi gli occhi lacrimanti col dorso della mano, incapace di controllarsi.

Il giovane la fissò perplesso, poi il suo sguardo si adombrò e prese parola: «Dentolina, in nome di tutti i tuoi scrigni dimmi cosa ti è frullato per quella testa piumosa».

Prendendo fiato per calmarsi un poco la fata sospirò, poi rispose: «Pensa... pensa se di qui fosse passato Calmoniglio!».

Poi fu presa da un secondo accesso di risa, che la fece definitivamente cadere nella neve fresca.

Arrossendo fino alle orecchie Frost sobbalzò, poi mormorò: «Calmoniglio...».

Placando finalmente l'ilarità la Guardiana si tirò in piedi, scuotendosi via la neve di dosso, e chiese: «Cos'hai detto, Jack?».

«Calmoniglio... e Nord, e Sandman... Oh, Dentolina, tu sei tanto buona e comprensiva con me, ma loro non accetteranno mai tutto questo: loro odiano Pitch. Non crederanno ai loro occhi se mai mi vedranno abbracciarlo, e lo vedranno come un tradimento».

Tornando definitivamente seria Dentolina lo afferrò per le spalle e, con voce, grave parlò: «Jack, devo chiederti una cosa: tu ami Pitch, ma sei anche passato dalla sua parte? Lascerai che provi a conquistare il mondo con la sua oscurità, guiderai addirittura i suoi Incubi nella battaglia?».

«No, questo mai!» esclamò con decisione il ragazzo; «Non gli permetterò di dominare il mondo con le sue tenebre, proteggerò i bambini a costo della mia vita! Non gli lascerò distruggere i loro animi e rompere l'equilibrio».

La fata sorrise felice di rimando e concluse: «Allora non devi temere la reazione degli altri Guardiani: la tua vita è tua, devi passarla con coloro a cui vuoi bene e noi non abbiamo il diritto di giudicarti, se non vieni meno ai tuoi doveri. Comunque non credere che gli altri si limiteranno a tollerare il vostro rapporto con malcelata sopportazione: forse io sono l'unica a dimostrarlo davvero, ma nessuno di noi odia Pitch. E' il male necessario, svolge in solitudine un lavoro tanto ingrato quanto utile e in cambio riceve solo odio e insulti: la sua è una vita durissima, e in pochi riuscirebbero a sopportarla. Ci ha sempre rattristato sapere ciò e non poter mai fare nulla per lui, e vedere che tu puoi dissipare le tenebre di cui si ammanta e portare la luce nel suo cuore non può che renderci felice. Pitch è un uomo forte, ma non per questo non merita un appoggio, o anche solo una piccola pausa nel suo crudele ma importante compito».

«Davvero?» domandò stupito Jack.

«Davvero» lo rassicurò Dentolina.

«Oh, grazie Dentolina! Sei una vera amica» esclamò il giovane.

Per farle capire quanto era felice per quella conversazione le gettò le braccia al collo, strappandole un sorriso materno; di rimando la Guardiana lo strinse tra le braccia e ,accarezzandogli una spalla,sussurrò: «Guarda un po', ho un regalo per te!».

Spiazzato Frost si voltò e si ritrovò davanti due piccole fatine che portavano un globo di neve di Babbo Natale.

«Le ho fatte partire non appena mi hai detto di avere mal di schiena, così non dovrai giustificare nessun goffo atterraggio al mio palazzo» spiegò la Guardiana facendogli l'occhiolino.

Il ragazzo arrossì un poco e le indirizzò uno sguardo colmo di gratitudine, restando in silenzio: le parole non sarebbero bastate per ringraziare tanta premura e comprensione.

Sorridendogli di rimando la fata prese in mano la sfera, mormorò la destinazione e la lanciò di fronte a sé: immediatamente si alzò il vento e un magico portale comparve di fronte a loro.

«Ti aspettiamo, Jack, quando vuoi!» disse Dentolina prima di volare nel suo regno in festa insieme alle sue aiutanti.

Jack si prese qualche istante per riflettere: l'incontro con la fata era stato pura manna dal cielo. Il suo amore materno lo aveva consolato dal dolore che provava, e la sua femminile comprensione lo aveva aiutato a solvere ogni dubbio e scacciare ogni cattivo pensiero: la Guardiana si era rivelata per l'ennesima volta un'amica generosa e preziosissima, pronta a sostenerlo ogni volta che inciampava e ad incoraggiarlo quando esitava. Quella conversazione gli aveva ridato la forza e la convinzione che per l'ansia e l'inesperienza aveva perduto, e non sarebbe mai riuscito a ringraziarla abbastanza per questo.

Inevitabilmente la sua mente si rivolse a Pitch: dove si trovava in questo momento? E a cosa stava pensando? Rifletteva forse sul loro rapporto?

Impiegò poco a darsi una risposta: gli bastò guardare verso il cielo per vedere una figura scura muoversi rapidamente. Schermandosi gli occhi con la mano per coprire il riverbero del terreno innevato riconobbe finalmente un Incubo: questo, possente e flessuoso, galoppò fino a stagliarsi contro la luna piena, e ivi s'impennò, lo splendido profilo esaltato dalla criniera evanescente e incorniciato dalla lunga coda ondeggiante, attorcigliata ad anello intorno al suo corpo fino a raggiungere con le punte gli zoccoli anteriori.

Il giovane non dubitò nemmeno un istante che quel Purosangue fosse il più bello che l'uomo avesse mai creato, e che egli lo avesse inviato appositamente per dargli un ultimo e indiretto saluto. Sorridendo all'idea di aver finalmente conquistato un posto speciale nel cuore dell'Uomo Nero raccolse il bastone e, soffiandoci sopra, inviò una brezza leggera e carica di finissimi fiocchi di neve a scarmigliare amorevolmente quei tentacoli sinuosi. Ascoltò lo stallone nitrire in risposta, poi, con un sorriso, indietreggiò, continuando a fissarlo finché il portale non lo inghiottì in un turbinio di colori.

Una mia gentilissima amica ha realizzato delle immagini divertenti ispirandosi alla storia XD godetevele!
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