PdV di Raffaello. Prima persona.
Ci stiamo muovendo. Sono all'interno di un furgone, o qualcosa del genere. Insieme a me ci sono almeno un paio di ninja, questa volta bot. Non ho idea di dove sia Shredder; dopo che mi ha chiesto la direzione da prendere, non ho più sentito la sua voce. Ero stato trascinato per scale e corridoi ed avevamo preso un ascensore, per essere infine buttato in malo modo su questo furgone. Le mie costole non ne erano state contente.
Siamo in viaggio da circa dieci minuti. Non sento il rumore del traffico, sicuramente siamo in periferia, forse su un autostrada. Quindi quello era un ulteriore covo di Shredder, a noi sconosciuto.
Spero che il viaggio sia il più lungo possibile. Perché so che una volta arrivati non ci metteranno molto a capire che la posizione che gli ho dato era falsa. Naturalmente. Avevo detto il primo posto che mi era venuto in mente, lontano dalla tana.
Il mio unico scopo era quello di guadagnare tempo. Non è stata un'idea geniale, lo so, ma è stata l'unica idea che ho avuto. Salvare Mikey per un po' sperando in un'opportunità di fuga, in un colpo di fortuna. Sperando in qualcosa, non so neanche io cosa.
D'altra parte, invece, so che più il tragitto è lungo, più mi allontano dalla posizione di Mikey. Ed io non ho la più pallida idea di dove eravamo prigionieri.
Il cappuccio pesante e l'angoscia mi rendono faticoso il respiro. Sono veramente nei casini. Disarmato, legato e nelle mie condizioni, riuscirò ad uscire da questa situazione? Anche nell'improbabile eventualità di riuscire a fuggire, come ritroverò Mikey?
All'improvviso, il mio corpo viene sbattuto contro una parete. Il colpo è fortissimo, mi intontisce e mi provoca fitte di dolore alle costole rotte. Poi lentamente tutto ruota su se stesso, la parete diventa il pavimento, e c'è un altro piccolo colpo. Cos'è successo?
Sdraiato sul fianco, stordito, scuoto la testa. Mi accorgo che ci siamo fermati. Senza perdere tempo, alzandomi sulle ginocchia, mi scrollo di dosso il cappuccio. Accanto a me, due ninja bot, ammucchiati in disordine e immobili.
Noto subito quattro cose. Sono effettivamente all'interno di un furgoncino. Siamo riversi su un fianco. E' pieno giorno. Il portellone si è aperto.
Il portellone si è aperto! Una frazione di secondo e mi alzo in piedi schizzando verso fuori. Mi ritrovo in mezzo alla strada. Un assordante rumore di clacson, ed una macchina mi sfreccia a fianco velocissima, mancandomi per pochi centimetri. Ho fatto in tempo a vedere l'espressione sbalordita dell'autista, la sua bocca aperta in un cerchio perfetto. Non capita tutti i giorni di vedere una tartaruga gigante in mezzo alla strada.
Sono allo scoperto, in pieno giorno, al centro di un'autostrada. A questo punto il fatto di essere visto dagli umani è l'ultimo dei miei problemi. Corro verso il ciglio della strada, evitando per puro miracolo altre due auto. Mi getto oltre il guard-rail, mi abbasso.
Do una rapidissima occhiata. Nessuno mi segue. Il furgone è riverso sul fianco, vedo parzialmente un'altra auto capovolta ed accartocciata. Uno sguardo rapido ai cartelli stradali e già corro, chinato, vero la bassa vegetazione che costeggia la strada. Corro veloce come il vento, dimenticando dolore, sete, debolezza; mi inoltro nella vegetazione, poi costeggio un caseggiato, sempre di corsa, sempre abbassato.
Cerco di allontanarmi il più possibile dall'autostrada. Costeggio qualche casa, altri capannoni. Continuo a muovermi, finché non sento una macchina, e mi appiattisco al muro. Non mi vedono. Per fortuna la zona è periferica, non c'è nessuno per strada. Attraverso la stradina, continuo a correre. Arrivo ad un sistema di capannoni circondato da parecchie montagnole di legna, in tronchi, pezzi, trucioli. Una segheria, o qualcosa del genere. Mi addentro tra queste montagnole, poi mi avvicino ad uno dei capannoni. Non si vede in giro anima viva. Poi capisco. E' sabato, o domenica, non so esattamente quanto tempo sono stato prigioniero, ma saranno passati due o tre giorni. Quindi oggi è un giorno non lavorativo: un altro mio colpo di fortuna.
Sbircio dalla finestra, dentro non sembra esserci nessuno. Devo rischiare. Una forte spallata alla porta. Tutto il mio corpo grida di dolore, ma la porta si apre. Scivolo all'interno. Una scrivania, qualche sedia,qualche armadietto di ferro.
Mi accascio a terra, contro una parete, per riprendere fiato. Sono distrutto. Ogni centimetro del mio corpo mi fa male. Ogni respiro mi fa male. La mia testa pulsa dolorosamente. Ho la nausea.
Ma sono libero.
Non posso ancora crederci. Sono riuscito a fuggire. Mentre riprendo fiato, cerco di schiarirmi le idee. I cartelli sull'autostrada mi hanno detto che mi trovavo nella periferia nord di New York, ad una trentina di miglia da casa. A questo punto non ho altra scelta che tornare alla tana, e venire poi a cercare Mikey con i miei fratelli.
Sempre di trovare gli altri miei fratelli a casa, il che non è affatto scontato… Un brivido mi corre lungo la schiena. E il pensiero di aver lasciato Mikey mi distrugge. Adesso è da solo in balìa di quel pazzo. La mia vista si offusca per le lacrime di rabbia. Cerco di allontanare il pensiero, devo farmi forza, cercare di sfruttare la fortuna che ho avuto finora a mio vantaggio. Grazie a questo colpo di fortuna, abbiamo una speranza…
Certo che di fortuna ne ho avuto tanta. L'incidente, i ninja bot fuori uso, la zona poco abitata. Da non crederci…
Ne ho avuta troppa.
Qualcosa non va. Ne ho avuta troppa. Qualcosa scatta nel mio cervello.
Mi alzo in piedi, mi avvicino alla scrivania. Sul tavolo carte, penne, un computer, un telefono. Un taglierino. Pochi minuto di lavoro, e le mie mani sono libere. Alzo il telefono, funziona.
Non so perché, ma quando Casey mi ha dato il suo numero di telefono, l'ho imparato a memoria. Chiamatelo colpo di genio. Mi dispiace coinvolgere il mio amico nell'infrazione con scasso di un ufficio, ma la vita di Mikey viene prima di tutto.
Squilla.
"Pronto Casey? - Sì, sono io - zitto, ascoltami. I miei fratelli? - Bene. Sono in una grande segheria vicino all'autostrada novantacinque, uscita per Tokeneke - no, sono solo io. Chiama Donnie e venite a prendermi. Ma state attenti. Digli di portare la sua roba tecnologica. Credo di avere addosso un segnalatore."
