SECOND CHANCE
(Seconda possibilità)
By Lady Memory
Severus incontra Albus Severus. Il passato ritorna in una forma davvero particolare. La mia risposta alla conclusione dei Doni della Morte.
Parte XII
Quella mattina, Snape poteva percepire la tensione che vibrava nell'aria. La lezione dei suoi studenti del primo anno non era ancora iniziata e già i ragazzi si erano raggomitolati in posizione difensiva sulle sedie, studiandolo con occhi timorosi e lanciando occhiate furtive alle armature, come se si aspettassero di essere attaccati da un momento all'altro. Le notizie di quel che era avvenuto si erano diffuse in fretta, e Snape poteva facilmente immaginare le reazioni che avevano suscitato. Erano più che evidenti nelle espressioni dei suoi studenti.
Per un lungo momento, il ritratto guardò i ragazzi sotto il suo quadro e i ragazzi ricambiarono quello sguardo con palese disagio. Poi Snape abbassò il capo e sospirò. Non avrebbe dovuto accettare quella sfida. Era solo un dipinto. Cosa poteva aver conservato della vita reale, a parte futili ricordi intrappolati nei suoi pigmenti?
Eppure c'era una classe davanti a lui, che attendeva in rispettoso silenzio. Snape aprì il suo libro, poi lo richiuse e guardò gli studenti con il suo singolare sorriso.
"Oggi giocheremo col fuoco," dichiarò.
I ragazzi spalancarono gli occhi per la sorpresa.
... ... ... ...
Il tempo passava in fretta mentre gli studenti lavoravano alacremente. Ad ognuno era stato chiesto di testare vari ingredienti facendoli bollire a differenti temperature, e Snape aveva insegnato i vari incantesimi per controllare le fiamme. Giocare col fuoco era qualcosa che ai ragazzi non era mai stato permesso di fare prima di quel momento, e quindi erano tutti eccitati per quella novità. Presto l'esercitazione riuscì a creare anche una piacevole interazione tra gli studenti, dato che dovevano spostarsi da un calderone all'altro per poter comparare risultati e scambiarsi commenti. Poco alla volta, la loro fiducia ritornò in ondate potenti.
Snape monitorava la classe in silenzio, e questo approccio insolitamente quieto permise ai ragazzi di rilassarsi ancor di più. Inoltre, erano solo studenti del primo anno, troppo giovani per essere spaventati dalla sua famigerata reputazione di insegnante, troppo ingenui per percepire una differenza tra lui e i suoi colleghi in quel magico mondo di meraviglie. Sentendo acutamente la mancanza del suo alunno preferito, il ritratto osservò i visetti così gioiosamente accesi di entusiasmo e cercò le somiglianze con i loro genitori. Rose Weasley era molto simile a sua madre, e Rupert Warrington aveva le stesse maniere spavalde di suo padre. Mentre Scorpius Malfoy… ah! Quel ragazzo, così diffidente e riservato, nascondeva un mistero che doveva essere chiarito.
Per quasi due ore, Snape guardò gli studenti che lavoravano sotto il suo quadro; stavano discutendo e godendosi quell'esercitazione con la felice spensieratezza della loro età, e il ritratto sentì una profonda amarezza diffondersi nelle sue fibre. Come erano fortunati quei ragazzi! E che destino ingiusto era stato invece offerto a lui!
Poi sentì Stephen Bootes chiamare i suoi compagni con voce sorpresa e compiaciuta allo stesso tempo. Il suo esperimento aveva avuto successo, e i ragazzi si riunirono, accalcandosi e spintonandosi per sbirciare nel calderone e constatare che le radici tagliuzzate al suo interno avevano effettivamente cambiato colore e dimensioni. Raggiante di felicità, Stephen alzò il capo per guardare Snape, aspettando una parola di approvazione, mentre una agitatissima Rose Weasley si precipitava a controllare l'andamento del suo esperimento.
Il ritratto fece un cenno di approvazione allo studente, sorridendo ironicamente dentro di sé per quella gioia messa così ingenuamente in mostra. Ma poi, piano piano, quella gioia raggiunse anche l'animo dell'insegnante, e Snape sentì la sua amarezza cambiare in qualcosa di infinitamente più sereno. Questa era la sua classe, quelli erano i suoi studenti. Si rilassò, appoggiandosi allo schienale della sedia, e osservò i ragazzi al lavoro mentre una consolante sensazione di pace leniva dolcemente il suo cuore.
Stranamente, la parte più difficile arrivò alla fine, al momento di chiudere l'esercitazione. Tenere sotto controllo le fiamme magiche era un compito molto più ostico di quello che i ragazzi si sarebbero immaginati. Alcuni dei fuochi stregati semplicemente si rifiutavano di obbedire, ruggendo minacciosi ad ogni tentativo di spegnerli. Gli apprendisti affrontavano la sfida con grande ardore ma senza istruzioni specifiche del loro insegnante, che continuava a rimanere in silenzio; di conseguenza, il chiasso crebbe ulteriormente. E in tale gioiosa confusione, ben pochi studenti inizialmente ebbero modo di notare la scena inaspettata che stava avvenendo.
Una delle armature si risvegliò senza preavviso. Alcuni dei ragazzi che le stavano lavorando accanto sussultarono spaventati, mentre altri si strinsero tra di loro, cercando istintivamente la protezione del gruppo.
Ma l'armatura non fece niente di spaventoso; si limitò a togliersi l'elmo piumato e a scuoterlo vigorosamente. Con grande sorpresa dei ragazzi, un topolino cadde a terra e da lì squittì indignato, come se protestasse per quel trattamento scortese. Gli studenti guardarono a bocca aperta l'armatura che si raddrizzava, e con un acuto fragore metallico, rimetteva di nuovo l'elmo sul suo collo privo di testa.
Una delle ragazze al lato opposto della stanza, troppo impegnata a combattere con il suo fuoco magico per notare l'incidente, scelse proprio quel momento per alzare la testa. Il suo sguardo incontrò quello dell'armatura, e impaurita, si lasciò sfuggire un grido.
Snape si schiarì la voce.
"Spaventata, Miss Corner?" le chiese, e la ragazzina tremante fece segno di sì, guardando l'armatura con evidente ansietà.
"Non c'è nulla da temere," le spiegò gentilmente il ritratto. "Queste creature sono qui per aiutare, non per farvi del male."
Come se volesse rispondere a quelle parole, l'armatura cominciò a camminare con passi pesanti, risuonando cupamente nel silenzio che si era improvvisamente creato. Trattenendo il respiro per la tensione, i ragazzi guardarono la creatura fermarsi davanti alla loro compagna, ormai troppo atterrita per riuscire a muoversi. Ma ancora una volta, l'armatura non fece nulla di spaventoso: invece, piegò il suo corpo metallico in un rigido inchino, poi, con una enorme mano guantata sollevò senza sforzo il pesante calderone pieno di liquido gorgogliante mentre con l'altra soffocava il fuoco ribelle, trasformandolo in braci sfrigolanti.
Immediatamente dopo, un sudatissimo e disperato Rupert Warrington si girò a guardare supplichevole il ritratto.
"Per favore, signore, posso anche io…?" pregò, indicando le fiamme che sibilavano minacciose sotto il suo calderone. Snape acconsentì subito e l'armatura cominciò a camminare verso il ragazzo.
Dopo di ciò, tutti gli studenti con fuochi indisciplinati si affrettarono a richiedere l'aiuto della creatura, e la statua fece un giro trionfale della stanza. Non appena l'ultimo fuoco fu domato, l'armatura incrociò le braccia e girò la testa da un lato all'altro, come se apprezzasse l'ammirazione degli studenti. Poi agitò la mano enorme in un saluto e si diresse al suo posto, dove si irrigidì nella sua posa abituale. I ragazzi acclamavano con entusiasmo e persino la timorosa Miss Corner aprì il viso ad un sorriso timido, che diventò sempre più fiducioso fino a che la ragazzina si unì ai suoi compagni in un applauso liberatorio.
... ... ... ...
Rimasto solo nell'aula, Snape sorrise trionfante. Il suo piano aveva funzionato perfettamente. In tutta quella confusione, nessuno dei ragazzi aveva notato i movimenti leggeri delle sue dita che guidavano le azioni dell'armatura. Il ritratto sentì dissolversi il pesante fardello che aveva nello stomaco. Per fortuna, era riuscito a dimostrare che le armature erano aiutanti affidabili quando erano sotto controllo, e che l'incidente con James Potter era stato… be', via, solo un incidente!
Tuttavia, il ricordo di quanto era successo era ancora troppo doloroso. Presto una sottile inquietudine ricominciò a corrodere le sue fibre, ed un nuovo fardello, ancor più pesante, si ricreò nel suo cuore.
... ... ... ...
Per la prima volta da quando erano cominciate le sue lezioni, Snape desiderò che Albus fosse lì. Per la prima volta da quando si era risvegliato ed aveva scoperto di essere un ritratto, Severus lasciò il suo quadro e andò a cercarlo. Incredibile quanto fosse difficile trovare quel vecchio mago irritante quando c'era bisogno di lui!
Finalmente, Snape lo vide camminare in uno dei grandi dipinti del castello, immerso in un'amabile conversazione col ritratto di un antico mago sconosciuto, abbigliato in modo bizzarro.
"Ah, Severus, caro ragazzo! Cosa è accaduto?" lo salutò gentilmente Albus.
"Perché me lo chiedi?" indagò Snape, guardandolo con occhi sospettosi.
"Perché qualcosa DEVE essere accaduto se mi stai cercando," rispose il vecchio mago col suo sorriso dolce.
"Hai assistito a quello che è successo ieri a James Potter?" Snape andò immediatamente al punto, incrociando le braccia con uno sguardo di sfida.
"Ecco, Severus mi hai chiesto di non impicciarmi, e io sto facendo del mio meglio per ubbidirti." Albus fece una risatina chioccia, e il suo sconosciuto compagno inclinò la testa, approvando gravemente quelle parole.
"Comunque, sì, c'ero," continuò allegramente il grande mago. "Ero nel quadro in alto a sinistra; sai, quello con quella splendida vista del-"
"Basta!" Snape lo interruppe, quasi con un grido. "Allora? Nessun commento, nessuna critica, nessun consiglio da parte tua?"
"Che commenti potrei fare che tu non abbia già fatto?" Gli occhi di Albus brillavano di un divertimento che Snape trovò esasperante.
"Deduco allora che anche tu abbia pensato che il ragazzo meritasse una correzione," continuò aspramente il mago più giovane.
"Ho detto questo?" rispose Dumbledore con educata meraviglia. "Ecco un'interpretazione interessante."
"Avrei dovuto immaginare che lo avresti difeso! Grifondoro!" esplose Snape amaramente, pronunciando l'ultima parola come se fosse un insulto. "D'altra parte, non hai sempre giustificato le azioni di suo padre? E non avevi già perdonato anche suo nonno per quel simpatico scherzo con un lupo mannaro?"
Severus prese un respiro profondo, tentando inutilmente di calmarsi, poi proseguì pieno di rabbia repressa, "Posso almeno sperare di ricevere una spiegazione o devo presumere che vada oltre la mia limitata comprensione?"
Improvvisamente, gli occhi azzurri di Albus diventarono stranamente inespressivi.
"Ti ricordi, Severus, cosa mi hai detto qualche settimana fa? Ho fatto fin troppi errori per poterti dare un consiglio. È arrivato il momento per me di osservare e rimanere in silenzio."
Incollerito, Snape strinse i pugni, ma il suo vecchio mentore non disse più niente. Con un sorriso triste, Albus si voltò e riprese a camminare, continuando l'incomprensibile discussione iniziata col suo strano compagno.
Sconfitto, Severus se ne andò e si rinchiuse nel silenzio pensieroso del suo quadro.
... ... ... ...
"Buon pomeriggio, Professore."
"Buon pomeriggio, signor Potter."
Il ragazzo guardò il ritratto, e Snape ricambiò quello sguardo incrociando le braccia nella sua abituale posa difensiva. Aveva temuto che arrivasse quel momento… e naturalmente, era arrivato.
"C'è qualcosa in cui posso aiutarti?" chiese con circospezione, preparandosi alla battaglia. Ma la risposta lo colse di sorpresa.
"Possiamo iniziare le nostre lezioni la prossima settimana?" chiese quietamente Albus Severus.
Sollevato, Snape rispose, "Certo, Potter. Ma non capisco il perché. C'è un motivo per ritardarle?"
"Sì, signore. Ho bisogno di una spiegazione."
La voce del ragazzo era insolitamente ferma, e Snape si sentì di nuovo a disagio.
"Allora chiedi, Potter," replicò con un sospiro.
Come sempre, Albus Severus fu diretto nella sua sincerità.
"James mi ha raccontato quello che è successo in classe. Mi ha detto che lei lo ha insultato e umiliato di fronte ai suoi compagni. È vero, Professore?"
Snape aggrottò la fronte. Il ragazzo non gli stava mostrando il dovuto rispetto. Come si permetteva di mettere in discussione il suo insegnante? Quel comportamento richiedeva una bella ramanzina o meglio ancora, una punizione! Invece, sentendosi estremamente a disagio davanti a quei fiduciosi occhi verdi, Snape cercò di reagire.
"Tuo fratello non è stato capace di completare il compito che gli avevo dato! Ma è troppo arrogante e vanitoso per ammettere di aver sbagliato."
"Quindi James mi ha detto la verità," dichiarò Al semplicemente.
A quel punto, Snape esplose. "La verità è che si è comportato pessimamente in classe e ha sfidato la mia autorità!" gridò con tono infuriato. "Si meritava una punizione!"
"Ma non un'umiliazione."
Quella tranquilla dichiarazione andò a segno, e Snape abbassò la testa. Nessuno come quel bambino era capace di raggiungere la sua anima così a fondo. Era come guardarsi in uno specchio… ma l'immagine che gli veniva rimandata non era sicuramente lusinghiera.
Snape prese un lungo respiro. Come era doloroso imparare di nuovo a vivere!
"Non era mia intenzione," ammise finalmente. La frase più vicina ad una dichiarazione di scuse che fosse riuscito a trovare.
Anche il ragazzo incrociò le braccia.
"Perché, Professore?" chiese. Non c'era rabbia né odio né condanna nella sua voce, solo una quieta tristezza. "Solo perché non le piace il nome di James? Che cosa le ha fatto mio fratello?"
Il suono di altre voci improvvisamente echeggiò nella mente di Snape.
"Lascialo stare! Che cosa ti ha fatto?"
"Be', è più il fatto che esiste, non so se mi spiego…"
Dalla riva del lago, in un'altra vita, in un altro mondo, un'adirata Lily Evans fronteggiava di nuovo James Potter e discuteva con lui. Snape ansimò e battè le palpebre, cercando di respingere quei ricordi strazianti mentre un dolore acuto si diffondeva nelle sue fibre. Aveva preso il posto dei suoi vecchi persecutori?
Gli occhi verdi di Al, così simili a quelli di sua nonna, lo stava guardando gravemente, e altri ricordi dolorosi si risvegliarono nella sua mente, torturandogli l'anima.
"Mi dispiace."
"Troppo tardi. Ti ho giustificato per anni."
"No... senti, io non volevo..."
"Non posso più fingere. Tu hai scelto la tua strada, io la mia."
Snape nascose il viso tra le mani. Temeva la risposta che era così gentilmente sollecitato a dare, e il suo cuore cercava di resistere con tutte le forze.
"È difficile per me dimenticare, Potter," confessò con un sussurro. "Tuo nonno mi ha ferito troppo profondamente."
"James è mio fratello, non mio nonno," gli fece notare gentilmente Al, e quella stupefacente verità zittì definitivamente Snape.
Seguì una pausa molto, molto lunga.
"Parlerò con lui," dichiarò finalmente il mago con un sospiro.
"Speravo che l'avrebbe detto," rispose il ragazzo, ed un sorriso felice gli illuminò nuovamente il volto. "Non sarà difficile, vedrà. Deve solo pensare di star parlando con me."
