Celine Holmes scoppiò a ridere.

«Sembra che Sherlock abbia trovato pane per i suoi denti. Non conosco nessuno capace di tenergli testa come fa lei» disse.

L'idea di suo figlio con accanto un amico tanto leale e affezionato la metteva di buon umore.

«Non sono certo di farlo volontariamente. Cerco solo di non uscire pazzo».

Rise anche lui.

La donna posò la tazzina.

«In questo caso, ritengo che lei se la stia cavando egregiamente. Non mi sembra denoti segni di follia evidenti».

«Beh, troverebbe molte persone che riterrebbero il fatto di dividere l'appartamento con Sherlock un chiaro sintomo di una profonda pazzia interiore, signora».

«Io invece ritengo che non ci sia nulla di strano. Quanto meno rimane suo amico, nonostante quanto le ha fatto passare e nonostante il suo essere... snervante a volte».

Parve pensarci su.

«Magari spesso, lo ammetto. Non sa quante volte, anche da bambino, Sherlock tornava a casa dopo aver ricevuto un pugno da uno qualsiasi dei suoi compagni, infastidito dal suo modo di fare. La cosa straordinaria, tuttavia, era come non fosse mai Sherlock ad essere il bambino ad aver subito più danni».

Il medico rise.

«Non fatico a crederlo. Ho avuto occasione di sperimentare uno dei suoi pugni, una volta».

Si toccò la mascella al ricordo.

«E' incredibile come appaia fragile, agli occhi di chi non lo conosce».

Rise di nuovo.

«Sapesse che cosa ha fatto a uno degli uomini che lavoravano con Mycroft, quando questi aggredì la signora Hudson...».

[*]

Mycroft studiò il fedele orologio da taschino.

Il fratello era chiuso dentro il suo ufficio da diversi minuti.

Nessun rumore sembrava provenire dall'interno, segno che - a quanto sembrava - la soluzione di Sherlock aveva convinto Sir Hawking.

La porta si aprì e Sherlock, di ottimo umore, fece cenno a Mycroft di entrare.

«Siete giunti a una conclusione, presumo» disse l'uomo, entrando nel suo ufficio.

Sherlock gettò una rapida occhiata all'altro occupante della stanza, poi entrambi annuirono.

A Mycroft il gesto non sfuggì.

Improvvisamente si chiese per quale motivo il fratello apparisse così allegro.

D'altronde La Donna era una persona importante nella sua vita, l'aveva "ammesso" lui stesso.

Quindi per quale motivo ora sembrava così di ottimo umore?

Il detective si appoggiò allo stipite della porta, le braccia conserte e un ghigno beffardo stampato sulle labbra.

Sir Hawking si schiarì la voce.

«Ecco cosa ha pensato tuo fratello, Mycroft...».

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«Santo cielo, Mycroft non me ne ha mai fatto parola!» disse Celine scandalizzata.

John annuì.

«Se fossi in suo figlio, non sarebbe una cosa che racconterei volentieri in giro».

Anche Celine annuì.

«Questo conferma l'opinione che mi sono immediatamente fatta di lei, dottor Watson. Ha davvero una pazienza infinita e straordinaria; riuscire a conviverci...»

«Suo figlio Mycroft ha ipotizzato che possa essere un inferno, e che io mi trovi bene con Sherlock perché lui vede il mondo come un campo di battaglia. Io non la penso così. A mio parere la vera ragione è che con lui non si ci annoia mai».

La donna sorrise.

«Tuttavia ancora non comprendo il motivo per cui Sherlock non le abbia voluto rivelare la sua reale condizione, quando decise di fingersi morto. Santo cielo, mi sembrate davvero molto legati, avete uno splendido rapporto... Comincio addirittura a credere che Sherlock consideri più suo fratello lei di quanto non faccia con Mycroft. Perché dunque tenerla all'oscuro pe tanto tempo?».

John scrollò le spalle.

«A me disse di aver agito così per non mettermi in pericolo. Gli uomini di Moriarty erano ancora in circolazione, e probabilmente se io avessi creduto suo figlio un impostore, non avrei fatto indagini su quanto gli era accaduto. Io in realtà credo che l'abbia fatto perché sapeva che non glielo avrei permesso».

Celine annuì.

«Sono certa che lei abbia ragione».

John si alzò.

«Ora devo tornare a Baker Street. E' stato davvero un piacere e un onore fare la sua conoscenza, signora»

«Il piacere è stato mio, dottor Watson».

Lo accompagnò alla porta, dove il medico le strinse la mano, avviandosi poi verso il suo appartamento.