Torniamo un po' nel passato, vi và? Vediamo come procede questa nuova convivenza sotto il tetto di casa Lopez!
Care Tritolino, Es e Nynde o Paola ;P so che mi odiate per come tronco i capitoli, ma, che diamine, se mi togliete la suspense, beh, non sono più io! :D Benvenuta Cassie, aspetto di sapere cosa ne pensi anche dei prossimi capitoli! Euston, tu per sicurezza preparati ad ogni evenienza, tanto da scrittrice fantasiosa quale sei sono sicura che riuscirai a creare un milione di scenari adatti! marty e lady-landslide, una volta una saggia cantava che i sogni son desideri, se non sbaglio suggeriva di continuare a sperare e sia mai che un giorno la sorte non ci arrida…..!
the old phib
Capitolo 12
1866
Più l'autunno s'inoltrava dipingendo man mano il fresco paesaggio di rosso e di giallo, più la pioggia cominciava a divenire una costante delle giornate in quella campagna gentile nei dintorni di Seattle. Santana ormai ne era abituata, aveva vissuto in quella grande casa confusionaria e rassicurante praticamente ogni singolo giorno da quando era nata nella stanza che da anni era diventata la sua, ma non riusciva davvero a capire il motivo per cui alla gente piacesse. Era così bello, diceva suo padre, sapere di poter stare al sicuro con le persone che ami quando fuori il tempo non è clemente. La pioggia è il petrolio dei contadini, Santana! Le piaceva sempre che ricordarlo la facesse ancora sorridere.
Eppure c'era costantemente qualcosa di interrotto dentro di lei che guardava le gocce cadere fuori dalla finestra, qualche sorta di malefico conto in sospeso, di malinconia che non riusciva ad interpretare, era come un ricordo di qualcosa che non era successo. Qualcosa che, forse, non sarebbe dovuto succedere. Sentiva una morsa irrefrenabile stringerle il petto, un dolore sottile, ma inevitabile. E si sentiva sempre in colpa, perché non c'era motivo che non fosse felice. E non era giusto essere tristi senza motivo quando il mondo era pieno di gente che soffriva pene che neppure impegnandosi probabilmente sarebbe riuscita a concepire.
Per riscuotersi da quell'assurda malinconia smise di fissare le gocce cadere stanche fuori dalla finestra e si concentrò sul riflesso del proprio viso contro il vetro pulito. Le piaceva tentare di capire cosa abitasse la mente delle persone attraverso ciò che riusciva a leggere in fondo ai loro occhi ed era ironico, insensato forse, che potesse farlo con quasi chiunque fatta eccezione per se stessa. Riflessa accanto ai suoi occhi scorse poi la figura di Brittany, impegnata a spazzare per terra il pavimento della sala, la notò alzare la testa e accorgersi di lei stare in piedi di fronte alla finestra, intenta ad dimenticarsi della pioggia. Col passare dei giorni Santana aveva iniziato a conoscerla meglio e la prima impressione che si era fatta di lei, quella meravigliosa sensazione di familiarità che aveva provato fin dal primo momento che l'aveva conosciuta, non era che riuscita a confermarsi e crescere, se possibile. Brittany sembrava davvero essere una persona stupenda.
"Sembrate essere l'unica in questa casa a non apprezzare il fascino della pioggia." la interruppe quindi sul più bello dei suoi pensieri. Per un attimo Santana si fissò di nuovo contro il vetro della finestra chiedendosi stupita quanto riuscisse a trapelare all'esterno quella sua malinconia. Poi però si rese conto che da dietro le spalle Brittany non poteva vederla e che doveva averlo capito in qualche altra occasione. Probabilmente Santana non era così brava come credeva a nascondere le proprie emozioni.
"Infatti." sorrise voltandosi verso di lei e poggiandosi con le mani dietro la schiena al davanzale di legno scuro, Brittany rispose al suo sorriso, quindi riprese a spazzare distogliendo la sguardo da lei, "Fin da piccola mi sono impegnata per farmela andare a genio, ma ogni tentativo sembra risultare inutile." riprese Santana alzando le spalle con aria un po' rassegnata, ma divertita. Brittany non sollevò più lo sguardo, continuò a guardare per terra dedicandosi al pavimento che stava sotto le sedie ed il tavolo, sorridendo però sempre un pochino, "La pioggia mi mette addosso una gran malinconia." si lasciò poi sfuggire Santana perdendosi in mezzo ai suoi ricordi, anche quelli che con la pioggia, a dire il vero, non c'entravano proprio nulla.
"Anch'io l'odiavo da bambina." intervenne allora Brittany, Santana la guardò, stava in piedi accanto al grande tavolo scuro, le mani avvolte attorno al manico della scopa che sembrava reggere il suo peso leggero con minuziosa maestria, "Mi pareva così noiosa e sporca." riprese socchiudendo gli occhi e muovendo piano la testa perché le mani erano occupate, "Una sera poi mia nonna mi disse che le gocce di pioggia non sono altro che le lacrime che piangono le stelle ogni volta che una persona buona ci lascia." terminò quasi sussurrando. Il silenzioso scivolare delle sue parole lasciò Santana senza fiato per una manciata di secondi. La pioggia continuava a ticchettare alle sue spalle e nel buio morbido e gentile di quel pomeriggio di fine Ottobre la figura magra e allampanata di Brittany sembrava quasi una visione. Forse perché era vestita di bianco, forse perché i suoi capelli biondi brillavano al posto del sole, forse perché la sua bella voce placida pareva vibrare in perfetta armonia con le gocce di pioggia.
Un tuono poi, indiscreto, interruppe quell'atmosfera quasi magica.
"Lo sapete, vero, che è una cosa tristissima?" sentenziò Santana gesticolando con aria sarcastica.
"No, non lo è affatto." si giustificò Brittany e facendolo sorrise piano piano, in maniera dolce, dolce soltanto, "Le stelle piangono di gioia perché il cielo è l'unico luogo in cui le persone buone possono trovare la pace che meritano." spiegò con dovizia di particolari, quindi poggiò il mento sul manico della scopa e guardandola da lontano con quei suoi occhioni blu sistemò la testa di lato, quasi volesse domandarle se si era spiegata, ma non ne avesse il coraggio.
Santana strizzò piano gli occhi, incrociò le braccia sul petto e rifletté ad alta voce, "Quindi le persone buone nascono per morire?"
Brittany rise silenziosa chiudendo gli occhi, come ride una mamma che spiegando qualcosa a suo figlio s'aspetta una domanda scontata, ma Santana non si sentì stupida, si sentì soltanto curiosa, curiosa e ammirata nei confronti di quella donna meravigliosa che, maledizione, non riusciva davvero ad interpretare, "Credo che le persone buone nascano per amare." ribatté lei con l'ennesima espressione dolcissima e dopo un minuscolo cenno del capo distolse lo sguardo e riprese a spazzare per terra.
"Ma com'è che siete finita a lavorare in quel posto?" si lasciò poi scappare Santana. Brittany si distrasse per un attimo e colpì forte la gamba del tavolo con il manico della scopa, "Oddio, scusate, dimenticate tutto, io non…" iniziò a balbettare Santana. Maledizione! Possibile che non riuscisse a tenere chiusa quella sua diavolo di boccaccia? Impazziva davvero all'idea di capire qualcosa di più di Brittany, non riusciva davvero a capacitarsi di come una donna così fine, educata, dolce e a modo avesse potuto fare la prostituta. Ma non poteva di certo chiederglielo in quel modo e a partire da un livello di confidenza tanto basso quanto poteva essere quello di due estranee che si conoscevano da una manciata di mesi. Probabilmente neppure si fossero conosciute da tutta la vita avrebbe avuto il diritto di porle una domanda del genere, così personale e… e… e… maledizione. "Non sono affari miei, io non…" continuò, mentre Brittany riprese a spazzare il pavimento senza arrischiarsi ad incrociare il suo sguardo. Santana sapeva bene di averla combinata grossa. Grossa davvero. "Scusate, non-"
"Ius matricidis." la interruppe poi lei di colpo senza smettere la sua mansione. Non solo Santana non sapeva una sola parola di Latino fatta eccezione per quelle delle preghiere, ma Brittany era intervenuta così repentinamente e con un tono di voce così lieve che sarebbe stato davvero impossibile, per chiunque, comprendere il senso delle sue parole. Così si limitò a rimanere in silenzio, finché, interminabili secondi dopo Brittany non trovò il coraggio di smettere di spazzare e alzare la testa.
"Diritto di matricidio." esordì, quindi serrò veloce la bocca, come si fosse pentita di aver parlato, chiuse gli occhi e deglutì, inspirò forte e arrossì lievemente. Santana cominciò a maledirsi per averla messa così a disagio, avrebbe voluto interromperla di getto e dirle che non c'era bisogno di dire niente se non si sentiva pronta, se non si sentiva a suo agio, se semplicemente non voleva ricordare o parlarne con lei, avrebbe voluto dirle che non doveva sentirsi in obbligo verso di lei, nella maniera più assoluta, perché tutto ciò che aveva fatto l'aveva fatto volentieri e che si stava meritando ogni cosa, perché era meravigliosa. Dalle sue labbra, però, non uscì nulla. Non un singolo sospiro. Voleva sapere la sua storia. Voleva vedere dentro al suo cuore.
"Mia madre aveva sei figli quando rimase incinta di me," riprese Brittany, la sua voce si abbassò e lei si avvicinò lentamente a Santana senza mai perdere il contatto con lei. Già era difficile così, sembrò pensare, non voleva doversi esporre ad orecchie che non appartenevano a Santana, "Era giovane, ma non aveva mai goduto di ottima salute," raccontò con la sua voce da fiaba, Santana strinse le braccia al petto e trattenne il respiro, ormai completamente catturata da quelle poche parole, Brittany era a pochi passi da lei, "L'ennesima gravidanza fu troppo per lei e così spirò dandomi alla luce." concluse e dicendolo si fermò. La luce spenta proveniente dal cielo grigio prese ad illuminarla attorno a Santana, i suoi occhi blu sembravano spenti visti così da vicino e Santana si ritrovò a desiderare soltanto che quella tristezza sconosciuta se ne andasse al più presto via da lì, perché era bella, era meravigliosa, anche così, ma non era felice e Santana non lo sapeva il perché, ma voleva solo che fosse felice.
"Mio padre faceva il bracciante e quando i miei nonni morirono il denaro non bastò più per nutrirci tutti quanti." riprese dopo qualche attimo di silenzio e allora il suo sguardo la spaventò, fu duro, ma solo per un momento. Brittany si leccò le labbra che si dipinsero in una smorfia di piatta malinconia. "Avevo sei anni quando il proprietario del bordello propose a mio padre di portar via una delle sue figlie." esalò poi e, anche se dava l'impressione di non volerlo, i suoi occhi spenti si riempirono di corsa di lacrime, il suo mento tremò, fine, soltanto per un secondo, si leccò ancora le labbra e le arricciò provando a sentirsi fredda, perché il dolore andasse lontano, perché l'aveva superato, perché se l'era meritato. "Mio fratello Sam era appena stato cacciato dal lavoro perché aveva perso una gamba e così mio padre non ebbe scelta e optò per la figlia che aveva ucciso sua moglie." concluse tutto d'un fiato corrugando le palpebre per sembrare quella brava donna che tutti volevano vedere. Quando sbatté le ciglia, però, due lacrime scapparono indiscrete lungo i suoi zigomi morbidi e precisi, così si affrettò ad asciugarle via in fretta con la manica di cotone pesante del vestito di Santana che stava indossando. Per un secondo si soffermò con lo sguardo sulla stoffa costosa che aveva appena imbrattato di lacrime, impercettibilmente scosse la testa.
"Ma voi non avete ucciso vostra madre." ribatté di corsa Santana, il viso piegato di lato, perché non era giusto anche se aveva senso.
"Forse non agli occhi di Dio." provò a ridacchiare amara, ma tutto ciò che uscì dalle sue labbra fu soltanto una triste bugia alla quale in fondo non era mai riuscita a credere. I suoi occhi blu tornarono di corsa a fissare quelli di Santana e d'improvviso furono così fieri, nonostante le lacrime li velassero di una profonda malinconia, che Santana quasi si spaventò.
Di colpo si sentì vacillare ed era una sensazione che non aveva provato mai. Non fu quella fierezza apparentemente incrollabile a farle paura, non fu neppure il secco contrasto con quel suo viso dolce, non fu il temporale e neppure la solitudine, no, fu la consapevolezza a farle paura, la certezza che, come uno di quei fulmini che continuavano a squarciare il cielo buio dietro le sue spalle un po' curve, la colpì illuminandola senza preavviso. Per un secondo in cui il tempo parve congelarsi Santana rimase sospesa nella pura perfezione di quel volto meraviglioso, malinconico e fiero. A bocca dischiusa si perse in fondo ai suoi occhi blu e, non appena si ritrovò a pensare che era più che certa l'unica via per ritrovare se stessa sarebbero state le sue labbra dipinte di lacrime, capì che, anche se le sembrava una cosa impossibile, si stava innamorando di Brittany.
Terrorizzata da quel pensiero cambiò quasi espressione, provò persino ad arretrare premendo le mani contro il davanzale, ma non c'era più spazio e dai pensieri non si poteva scappare. Brittany notò il suo cambiamento, sembrò dispiacersene, sembrò credere di aver detto qualcosa di sbagliato, così si allontanò di un piccolo passo e quella fierezza, magicamente, così com'era comparsa, svanì. Poco dopo riprese a guardare per terra e fece per riprendere a spazzare il pavimento, ma Santana non voleva che quel loro momento finisse, anche se era sbagliato, anche se le faceva un'immensa paura.
"Avete mai provato a…" ricominciò repentina e Brittany alzò di nuovo la testa verso di lei, "Voglio dire… a fuggire?" domandò quindi con leggera esitazione.
Brittany non rispose subito, però la guardò, indagandola attenta, quasi volesse capire cosa diavolo le stesse capitando, quasi volesse capire se era il caso o forse no. Santana cercò di rimanere immutabile nella sua espressione che sperava le trasmettesse soltanto un caldo invito a fidarsi di lei. Un lampo d'improvviso illuminò la stanza e i suoi bei capelli dorati e Santana parve di intravedere di nuovo quella sorprendente fierezza. La vide poggiare il manico della scopa alla poltrona che le stava accanto, quindi avvicinarsi di nuovo a lei. Santana sussultò cercando di non farsi notare. Brittany sbatté un paio di volta le sue ciglia ormai completamente asciutte e senza proferir verbo cominciò a sollevare la manica sinistra del suo vestito finché non scoprì una lunga cicatrice bianca che correva indelebile attraversando in obliquo l'avambraccio per terminare nell'incavo del gomito.
"Qui avevo sei anni." bisbigliò per non farsi udire da qualcun altro. Il suo viso era vicinissimo a quello di Santana che deglutì a stento.
Brittany abbassò di nuovo la manica, quindi piegando di lato la testa fece scivolare la stoffa dell'abito lungo la spalla sinistra scostandosi i capelli con l'altra mano per scoprire una seconda cicatrice, era più grossa ed irregolare e terminava scomparendo all'interno del braccio. "Qui otto." mormorò guardando Santana negli occhi che d'improvviso cominciò a sentirsi bruciare. Le succedeva sempre quando le veniva da piangere, perché non lo faceva mai e i suoi occhi non sapevano come comportarsi quando succedeva. Per un attimo provò a stupirsi che le venisse da piangere, ma riflettendo precisa i suoi pensieri sul ricordo di tanto dolore si disse che non c'era motivo migliore.
Brittany si ricoprì la spalla, si voltò di lato e investendola del suo meraviglioso profumo di giovinezza si tirò i capelli all'indietro e piegando l'orecchio in avanti con l'altra mano scoprì un ennesimo vecchio taglio che dall'alto della piega del padiglione auricolare scendeva fino a raggiungere il collo. "Qui quattordici." spiegò e la sua voce si fece più forte, quasi fosse arrabbiata finalmente, con Santana forse, perché l'aveva costretta a ricordare tutto quanto.
Quando si voltò ancora il suo sguardo era di nuovo dipinto di quell'innaturale durezza. Senza mai distogliere lo sguardo neppure per un momento si piegò appena, per sollevare un po' l'orlo del suo vestito, infilò una mano sotto la gonna finché non raggiunse il bordo superiore della calza, Santana deglutì ancora perché avrebbe voluto guardare, ma i suoi occhi blu la scrutavano fermi e severi. La mano di Brittany scese finché la calza non raggiunse la caviglia, "Qui quindici." disse poi mostrandole la quarta cicatrice che dal malleolo esterno saliva girando attorno alla tibia.
Con lentezza sfinente salì con le sue dita sottili sollevando la stoffa della gonna e della calza assieme, finché non arrivò all'altezza di metà coscia dove un nuovo spesso segno biancastro cominciò ad intravedersi sulla parte interna, "Qui diciotto." raccontò con voce insolitamente rauca e continuò a salire mostrandole la cicatrice correre verso l'inguine, finché, almeno 15 infiniti centimetri più tardi non scomparve sotto la stoffa della sua biancheria e così Brittany lasciò la gonna cadere di nuovo coprendo il sipario.
Santana sbatté le palpebre lasciando che quelle lacrime dimenticate le rigassero le guance, riscuotendosi in fretta e furia, aveva un nodo in gola, non riusciva quasi a respirare. A fatica sollevò lo sguardo verso di lei, nonostante la vista fosse offuscata dal pianto, "È lui che vi ha fatto anche questo?" gracchiò quindi indicandosi il collo con espressione sofferente.
"Oh, no." spiegò Brittany scuotendo la testa, "Lui è…" gesticolò graziosa nell'aria, "Morto." sentenziò senza rabbia, con voce neutra, svuotata da ogni genere di emozione. "Cinque anni fa." continuò. Santana sbatté ancora le palpebre per poterla guardare meglio, la vide voltarsi verso il manico della scopa e prenderlo di nuovo in mano. "È stato un cliente." riprese e incredibilmente arrossì di nuovo, "Era completamente ubriaco, voleva che bestemmiassi mentre mi…" balbettò distogliendo lo sguardo e facendo finta di spazzarsi qualcosa fra i piedi, "Io non bestemmio." concluse poi secca senza fermarsi, "Prima che facessi in tempo ad accorgermene estrasse un coltello dalla tasca e-"
Senza attendere la fine della frase Santana si allontanò di scatto dal davanzale e le strinse le mani con le sue attorno al manico della scopa. Brittany sussultò per la sorpresa, smise di parlare ed era proprio quello che Santana voleva. Era abbastanza. Non era necessario che le raccontasse di più. Per un attimo si guardarono, Santana piangeva ancora, gli occhi di Brittany si velarono nuovamente di lacrime.
"Voi non avete idea di quanto vi sia riconoscente per quanto state facendo per me." sussurrò quindi con voce rotta.
"Voi non avete idea di quanto io lo sia a voi." rispose sicura Santana, quindi le prese una mano, la avvicinò alle sue labbra e la sfiorò piano con un piccolo bacio, poi la premette forte contro il suo petto e non sapendo più parlare sorrise.
