Transformers
Romance / Angst
Rating: M
Personaggi Principali: un gran numero di Originali (xD), Thundercracker, Megatron, Skywarp, Soundwave, Starscream, un altro po' di Decepticons, e un bel numero di Autobots!
Sommario: Dopo la guerra sulla Terra, mentre Cybertron sembra destinato a non poter essere salvato... cosa resta? Forse tutto è perduto. O forse no.
We Were Born to Survive by Alracairam (su deviantart) / DamaVerde
File 02.01.012... [Capitolo 12 – A Time of War, a Time of Peace ]
Nota iniziale: tutti i fatti, le persone e i riferimenti presenti in questo capitolo sono puramente fittizi, di fantasia. Ogni similarità con fatti e persone realmente esistenti è casuale.
Inoltre non è intesa nessuna offesa alle idee politiche o religiose altrui. Si tratta solo, esclusivamente di un racconto. Prendetelo per quello che è.
London Loyd si lasciò cadere sulla propria branda con una smorfia di disappunto.
Allungò una mano e raggiunse la radio ed il bottone dell'accensione.
La vecchia, familiare melodia di Turn! Turn! Turn! Dei The Byrds si diffuse nella piccola camera che rappresentava tutto il suo mondo all'interno della Base.
- A time of love, a time of hate. A time of war, a time of peace. A time you may embrace, a time to refrain from embracing... - le sue labbra si mossero, ripetendo le parole della canzone ma senza prestarvi davvero attenzione.
London si rigirò su un fianco, socchiudendo gli occhi e tentando di arginare la sensazione di disagio.
Il lavoro dei suoi sogni stava per diventare il lavoro dei suoi incubi.
Avrebbe dovuto sentirsi fortunato per essere uno di quei pochi che, al contrario di altri milioni di individui, avevano avuto la possibilità di lavorare sulla conoscenza e sulla tecnologia di altri universi, quando agli occhi del mondo l'Area 51 non era e non era mai stata altro che una leggenda metropolitana, tanto quanto i coccodrilli albini delle fogne o Bloody Mary.
Aveva osservato i corpi degli Alieni morti a Roswell nel 1947, e assistito ai voli sperimentali degli UFO che l'Esercito aveva ricostruito, interagendo al meglio delle proprie possibilità con gli elusivi individui che lavoravano per il Sector Seven e con quelli che i civili chiamavano Uomini in Nero. Aveva lavorato alla riproduzione di tecnologia di origine Cybertroniana sin da prima che lo stesso Governo sapesse con certezza dell'esistenza dei visitatori.
Ma...
Ma, Dio Santo, smembrare un Alieno vivente era una cosa del tutto diversa dal fare autopsie su extraterrestri morti settanta anni prima.
London si strofinò una mano sulla fronte e deglutì, nervoso; robot. Erano robot. Non esseri organici, solo robot.
Si rigirò ancora, tentando di sistemarsi in una posizione confortevole.
Molti soldati davano per sicura l'idea che un robot non fosse in grado di soffrire come un uomo; la maggior parte di loro, comunque, non sembrava prestare troppa attenzione ad un'idea del genere. Non dopo quello che era successo negli ultimi mesi.
Dio, London riusciva a capire la posizione di quelli che avevano perso un parente o un amico durante la guerra. Non si aspettava che vedessero le cose in modo diverso.
E al vertice della piramide i suoi superiori sbavavano all'idea di essere riusciti a mettere finalmente le mani su un'intera squadra di Alieni perfettamente funzionanti; Alieni che avevano violato tutti i trattati internazionali e che erano stati arrestati secondo giustizia. Prigionieri consapevoli che il loro leader non avrebbe violato i patti, non avrebbe iniziato una faida per portarli via rischiando vite umane.
Autobot. Preziosi Autobot da sacrificare per il bene del progresso umano.
Ma la verità era diversa.
Al Governo avevano una sola priorità: fregare i Cybertroniani.
La massima aspirazione dei suoi superiori sarebbe stata riuscire a prendere Prime per tenerlo al sicuro in una struttura terrestre, tentando di usarlo a proprio favore. Ma anche così le cose erano andate di lusso; se avessero preso Optimus Prime, comunque, non avrebbero osato farlo a pezzi.
La squadra di Autobots non rappresentava un problema diplomatico difficilmente risolvibile come quello che avrebbe presentato la cattura del leader in persona.
Questi erano solo soldati, catturati in tempo di guerra in territorio nemico e sottoponibili a legge marziale.
Legge marziale... London sbuffò.
Ma non c'era modo di tirarsene fuori.
Dio, non c'era modo di uscirne con le mani pulite.
Per qualche motivo, da un po' di tempo, lo scintillio azzurro del visore di uno degli extraterrestri aveva iniziato ad ossessionarlo. Jazz, si chiamava così. Il primo nome sulla lista del Laboratorio.
No, non c'era modo di non sporcarsi.
Lentamente, cullata dalla musica e dal ronzio dell'aria condizionata, la sua mente scivolò, alla deriva, verso il mondo dei sogni. Offrendogli un po' di sollievo dai problemi della Base.
Il posto era tranquillo.
Si era aspettato di trovare maggiore confusione; dicevano che il bar fosse sempre affollato. Non che gli dispiacesse di godere di un po' di calma, di bere qualcosa in santa pace senza sentirsi sopraffatto dai propri pensieri o dagli sguardi altrui.
Scivolò all'interno, godendosi l'atmosfera.
- Miracoli dei bar. - scosse la testa, ridacchiando.
- Ehilà. - il barista gli fece un cenno, e London si sedette su uno sgabello davanti al bancone.
- Serata tranquilla. Pensavo di non trovare posto per un drink.
- Mah. - il barista fece spallucce e prese la sua ordinazione - E' ancora presto.
London si grattò la testa - Non lo avrei detto. Sono nuovo del posto.
- C'è sempre qualcuno di nuovo da queste parti.
- Me lo immagino. - London osservò il liquido all'interno del bicchiere che il barista aveva fatto scivolare verso di lui con una punta di soddisfazione - Si usa brindare da queste parti?
- Finché non si fanno brindisi stupidi. - l'uomo dietro al bancone accennò al gigantesco buttafuori fermo sulla porta.
- Al futuro? - London inclinò il capo - Si può brindare al futuro?
- Mah...
- Al futuro e ai cambiamenti. Al gusto dell'ignoto. - London sollevò il bicchiere e mandò giù il contenuto tutto d'un fiato - E' ottimo! - rise - Un altro giro!
I suoi occhi si appuntarono sull'ambiente circostante, mettendo a fuoco i dettagli del locale - Questo posto è una bomba. Sei il proprietario?
- Nah. - un altro bicchiere gli scivolò tra le mani - Qui ci lavoro.
- Servite della roba strepitosa.
- Il proprietario ci tiene.
- Allora vorrei proprio incontrarlo. - London sorrise, adagiando i gomiti sul bancone e poggiando il viso sul palmo di una mano.
- Nah. Troppo difficile.
- Comunque non importa. Sono solo di passaggio.
Il barista gli scoccò un'occhiata vagamente ilare - E chi non lo è oggigiorno?
- Sagge parole. - London si rimise in piedi, e lasciò sul bancone abbastanza denaro per coprire il prezzo dei drink e la mancia - Inutile pensarci troppo. Si va e si viene, eh?
Si stiracchiò, avviandosi verso la porta e incrociando nuovi avventori pronti a darci dentro con bevute e musica.
- Me ne vado e loro arrivano? Che mondo ingiusto!
Il buttafuori ghignò - E' l'ora d'uscita dagli uffici.
London sbuffò - Si fottano gli uffici, allora. Uno dovrebbe essere libero quando gli pare.
Infilando la porta d'ingresso si scontrò con uno di quelli che stavano entrando.
- Ouch. Sembra che io sia dannatamente distratto oggi. Chiedo scusa.
- Nessun problema, amico. - l'altro gli diede una piccola pacca amichevole sulla spalla.
- In tal caso... - sorrise - Buona serata.
- Ben detto! - la risata del tizio lo accompagnò fuori, in strada, insieme al ricordo allegro dello scintillio azzurro del suo visore.
- Era proprio un bel posto lì dentro. - London si guardò intorno - Peccato che qui fuori sia proprio diverso.
Il rumore proveniente dalla porta lo riportò indietro dal mondo dei sogni troppo bruscamente.
L'uomo imprecò, tirandosi a sedere. Il ronzio dell'aria condizionata era lo stesso, ma la musica alla radio era stata interrotta da qualche stramaledetta edizione straordinaria delle notizie del giorno.
London si prese la testa tra le mani, tentando di rimettere i pensieri in ordine prima di alzarsi per aprire.
- Che diamine... - ringhiò, sentendosi inefficiente e confuso - Un attimo!
Passò accanto allo specchio e si costrinse a fermarsi, gettando un'occhiata alla propria immagine. Si avvicinò di più alla superficie riflettente con l'impressione che qualcosa non fosse al posto giusto.
I capelli erano tagliati troppo corti per essere in disordine e sul viso c'era solo il leggero segno della ricrescita della barba; London si strofinò una mano sul mento. Dovevano essere le occhiaie, ultimamente i suoi occhi sembravano più stanchi del solito.
- Si fottano. - sibilò, raggiungendo la porta - Che diamine...
Il soldato scattò sull'attenti - Signore, abbiamo una situazione.
Il veloce ragguaglio a seguire lo lasciò semplicemente a bocca aperta, e con l'impressione di essere precipitato di nuovo in un sogno. Solo... in un brutto sogno.
- E quindi... - il ragazzo concluse - Hanno chiesto di lei, signore.
Thundercracker picchiettò nervosamente le dita sulla parete interna dell'elicottero.
- Piantala, Decepticon! - la voce di Clearsmoke lo raggiunse attraverso il comlink.
Con una smorfia il mech in forma umana si fermò e spostò la mano, cercando altro contro cui sfogare la frustrazione per quel piano ridicolo.
- Primus, sto arrugginendo! - Thundercracker assestò un calcio al mucchietto di abiti che lui e Nebula avevano indossato come travestimento sino a poco prima.
- Non mi sembra il caso... - sibilò lei - Così non aiuti.
- Qui non c'è nulla che aiuti.
Il vecchio uomo avvolto nei pesanti paramenti ufficiali, seduto accanto alla femme e bloccato sul sedile da due cinture di sicurezza non aveva detto ancora una parola. Limitandosi ad osservarli in silenzio, e con la fronte aggrottata.
- Sei sicura che capisca l'inglese? - l'ex Decepticon soffiò, irritato - Io credo che non lo capisca.
- Sì che lo capisce, non essere assurdo.
- Ma non ha detto una stramalede... - Nebula si alzò, premendogli una mano sulle labbra per zittirlo ed impedirgli di tirare fuori altri termini inadatti.
- Forse non vuole rispondere dato che lo abbiamo rapito e che abbiamo finto di essere una suora ed un prete? - Anne lo suggerì in Cybertroniano, prima di tornare all'inglese e di rivolgere al loro ostaggio uno sguardo di scuse – Santità... - scosse la testa, sentendo che certi termini non le appartenevano più - Per favore, è davvero, davvero importante. Devo spiegarle di nuovo la situazione? Si tratta di salvare vite.
L'uomo si limitò a guardarla come al solito, senza lasciar trapelare nessuna traccia di emozione.
- Salvare vite! - Thundercracker rise, scoccando all'umano uno sguardo di sfida - Ho sentito dire che alle autorità religiose della Terra non è mai importato.
La voce di Clearsmoke li raggiunse dagli altoparlanti - Arriveremo a destinazione in fretta. Se non vuole collaborare dovremo passare all'altra opzione.
Nebula imprecò tra i denti, stringendo i pugni e picchiandoseli sulle ginocchia - No! No!
- Mi spiace. - Thundercracker le scoccò uno sguardo pieno di rincrescimento e di tutte le emozioni alle quali avrebbe voluto poter dare voce - E' la guerra.
- Non è la guerra! - Nebula fissò il vecchio Papa con qualcosa di molto simile alla disperazione - Avrebbe dovuto essere uno scambio, solo uno scambio.
- Possiamo tentare senza la sua collaborazione. Ormai non si torna indietro. - Clearsmoke sospirò, senza smettere di monitorare tutti i mezzi umani che, dalla terra e dal cielo, li stavano seguendo, registrando ogni spostamento - Siamo un bersaglio eccellente, dannazione... e su questo pianeta non c'è nessuno che non sappia che cosa abbiamo fatto.
Thundercracker allungò una mano per sfiorare il braccio di Nebula, ma lei lo scostò, inginocchiandosi davanti al terrestre, sfiorando i paramenti sacri - Per favore...
Il vecchio inclinò il capo.
- Per favore. Si tratta solo di registrare un messaggio e poi la lasceremo andare, lo giuro. E' per i nostri amici che sono prigionieri e non hanno fatto nulla di male. Volevano solo essere di aiuto... ma li uccideranno. Loro li... useranno... - la femme chiuse gli occhi, stringendo i pugni e tentando di escludere il pensiero della propria prigionia, di quello che poteva succedere in un laboratorio. Ma la sensazione di nausea era troppo forte - Li spezzeranno, li violeranno...
Thundercracker, alle sue spalle, sbuffò - E' vero, umano. - mormorò - Quelli sono solo Autobots. Loro sono... amici della vostra razza. Sono stati quelli come me a portare la guerra su questo pianeta. - l'immagine di Nebula, inginocchiata davanti a quel dannato terrestre gli diede i brividi. Avvertire il suo tormento era come essere colpito al centro del proprio essere - Dannazione! - la afferrò, obbligandola a rialzarsi - Possiamo... possiamo sempre provare a organizzare uno scambio diverso. A...
Gli occhi della femme si allargarono in pieno orrore - No!
- Un assassino Decepticon. - Thundercracker ghignò, tentando di escludere il vuoto che stava minacciando di inghiottire i suoi circuiti, la paura, l'orrore - Non lo rifiuterebbero. Sono sicuro che i loro uomini hanno decine di filmati con quello che ho fatto.
Il Decepticon socchiuse gli occhi, tentando di arginare le immagini della distruzione. Di uomini polverizzati, e grattacieli distrutti.
Anne lo afferrò più forte - No! - urlò - No. No! Dichiariamo la missione fallita, piuttosto. Non...
Il vecchio si schiarì la voce, ed entrambi si voltarono a guardarlo. La sua bocca si allargò in un piccolo sorriso curioso - Così siete davvero loro. Per generazioni i miei predecessori si sono domandati quando sareste tornati...
London Loyd deglutì.
Le sue dita si mossero autonomamente per rimandare dall'inizio il messaggio che era stato appena trasmesso dalla maggior parte delle emittenti mondiali.
- Su Internet è ovunque.
Scosse la testa, tentando di mettere da parte il commento del soldato che gli stava accanto, aspettandosi di essere convocato in ogni istante.
La più famosa Autorità Spirituale del mondo occidentale, il Santo Padre, lo stava fissando dal monitor. Le sue dita riavviarono il filmato e la voce del Papa si diffuse dalle casse con una chiarezza che lo agghiacciò - … Per questi motivi, con l'esortazione a tutti i Cattolici e agli uomini di buona volontà di appoggiare la mia scelta, offro la mia vita perché possa essere scambiata con quella di tutti gli Autobots attualmente prigionieri del Governo di questo Paese. Perché vengano liberati entro la prossima ora e scambiati con me, senza aver ricevuto alcun danno. Richiedo che sia l'Ufficiale London Loyd, di stanza presso la Base dell'Area 51, a condurre i prigionieri presso il luogo dello scambio. Questi Visitatori hanno incautamente visitato la Terra con l'intenzione di offrire il proprio aiuto; tuttavia dopo la terribile Guerra che ha causato tante vittime è perfettamente comprensibile che questo Governo abbia travisato le loro intenzioni, incolpevolmente... ed abbiamo, finalmente, la possibilità di riportare all'ordine ogni errore... che Dio li benedica...
- Non capisco. - London deglutì, resistendo all'impulso di prendersi la testa tra le mani, o di andare a picchiarla contro la parete più vicina - Perché io? Come fanno a conoscermi?
- E' quello che anche noi ci stiamo chiedendo.
London si voltò, scattando sull'attenti e salutando il proprio superiore.
La stanza era immersa nella penombra.
Era una cosa che continuava a divertire alcuni dei Politici e dei Militari seduti, materialmente e nel vero senso della parola, intorno al tavolo dove le sorti del mondo venivano tessute e ricucite insieme.
Sembrava la scena di un film; il non guardarsi negli occhi in piena luce rendeva più semplice prendere alcune decisioni.
- Dovremo cedere.
- Abbiamo già abbastanza Materiale Alieno tra le mani per considerare la perdita degli Autobots dannosa per le nostre ricerche. In ogni caso si tratterebbe solo di ritardare sulla tabella di marcia, non di rinunciare. Sembra che siamo diventati la meta di vacanze preferita per ogni mostro dell'universo.
Qualcuno rise.
- Non possiamo estraniarci ogni cattolico di questo Paese. O del mondo. Non c'è altro da dire.
Uno degli uomini ticchettò sulla costosa superficie del tavolo con una penna d'oro - Ma l'onore della Nazione?
- Può essere salvato.
- Non è stato mai un problema. Organizzarsi.
- Possiamo perdere questa mano per dimostrare la nostra buona fede, ma fare in modo che, nonostante tutto, siano i nostri amici a dimostrarsi insolventi.
- Nel dubbio, eccedere nello zelo non è mai stato un peccato.
La penna d'oro venne riposta in una tasca della giacca del suo proprietario - E' confortante sapere che le Nazioni della Terra possano sempre contare su di noi.
- E questo... London Loyd?
- Una casualità.
- E' già stato predisposto.
London aveva sempre amato il vuoto del deserto.
Ma questa volta... questa volta aveva l'impressione di essere sul punto di comprendere pienamente cosa volesse dire essere da solo. Del tutto solo. Sull'orlo di un continente sconosciuto per il quale non era preparato.
Andiamo, pensò, sono di stanza presso l'Area 51. Il Sancta Sanctorum della segretezza e del fottuto mistero. E so cosa è il dovere.
Se solo avesse avuto una pistola, almeno quella, si sarebbe sentito un po' meglio.
Sapere di essere osservato e sotto tiro, con un gruppo di Alieni alle spalle ed un altro in arrivo non lo rendeva esattamente tranquillo.
Lo scintillante sguardo azzurro appuntato sulle sue spalle non lo rendeva affatto tranquillo.
- Non ci sarà nessun problema, amico... - la voce lo fece irrigidire.
- Se lo dici tu. - non si voltò neanche.
- Nessun problema.
- Comunque non è la mia idea di una buona serata.
Jazz si mosse, alle sue spalle - E quale sarebbe?
London si strofinò due dita sulla fronte, l'elicottero era vicinissimo. Se i suoi superiori avevano pensato a qualcosa... non l'avrebbero messa in pratica prima di avere una prova video di aver fatto tutto il necessario per mettere al sicuro il prezioso ostaggio - C'era un bar, una volta... - la sua voce suonò distratta, tutta la sua attenzione focalizzata sullo spettacolo davanti ai suoi occhi e non sulla risposta - O forse lo ho sognato.
- Un bar. - London non si accorse del sorriso nascosto nella voce dell'Alieno - Allora era di sicuro un posto piacevole, amico. Un buon bar manca anche a me... un bar, una bevuta con gli amici.
London registrò vagamente la notizia - Davvero? - mormorò - Ma sono sicuro che a differenza di quel bar, sul vostro pianeta non servano roba di qualità tanto alta. Un eccellente high-gra...
Jazz inclinò il capo, il frastuono dell'atterraggio portò via il suono della risposta di London.
Il portello di Clearsmoke si spalancò, e un umano... no, un apparente umano con la segnatura energetica di Thundercracker saltò a terra, muovendosi verso di loro.
- State bene?
London si immobilizzò, registrando con un brivido la presenza degli occhi rossi, luccicanti nel viso del nuovo arrivato - Cosa... - si irrigidì, riprendendo il controllo - Dov'è l'ostaggio?
- L'ostaggio è al sicuro, sarà liberato quando avremo la certezza di potercene andare da qui. - la sua mano accennò vagamente all'elicottero, fermi al suo interno una donna e il prigioniero erano ben visibili.
London si domandò quante videocamere stessero riprendendo quell'immagine.
- Come pensate di tirarci fuori? L'elicottero è troppo piccolo per tutti. - uno dei ragazzi della squadra di Jazz inclinò il capo, e Thundercracker sollevò un braccio in un gesto ampio e teatrale.
- Abbiamo una navetta di recupero in arrivo entro sessantasette secondi terrestri.
Una testa umana e diverse teste aliene si sollevarono all'unisono verso il cielo.
Thundercracker sorrise - Questo è il piano, e lo ripeterò una volta sola: appena la navetta sarà in vista lasceremo andare l'ostaggio. Voglio che saliate a bordo il più in fretta possibile, perché saremo vulnerabili. Non ci sono armi a bordo. - si voltò verso l'umano con un piccolo fremito impaziente - Tu verrai con noi, almeno per il momento. Come garanzia che i terrestri non aprano il fuoco. In ogni caso se sparassero l'ostaggio potrebbe essere colpito, ed io voglio illudermi che gli umani non siano tanto vili da metterlo in pericolo tradendo i patti.
London annuì, mentre la donna e l'ostaggio sbarcavano. Con un suono metallico l'elicottero si trasformò, avvicinandosi ed incombendo come un'ulteriore minaccia. Tuttavia il suo sguardo alieno e viola si appuntò sul militare con un misto di curiosità e contentezza che lo lasciò confuso, domandandosi esattamente cosa in lui attirasse così tanto l'attenzione. Perché gli Alieni lo avessero scelto.
Ma prima che London potesse risolversi a fare una domanda, il cielo sulle loro teste si illuminò, rivelando la luminosità della navetta in avvicinamento.
Thundercracker sollevò lo sguardo e i suoi occhi si ridussero a due fessure piene di sdegno - Creature senza onore... - sussurrò, così piano che London non riuscì ad essere certo di averlo sentito davvero.
- Adesso vada. - la donna adagiò una mano sulla spalla dell'ostaggio, ed il Pontefice si mosse impacciato dai propri paramenti, allontanandosi lentamente, sollevando le mani. Così lentamente che London fu sicuro che, se fosse accaduto qualcosa, non sarebbe mai stato davvero al sicuro.
- Sentito?
Ad una distanza ragionevolmente sicura, da una delle postazioni munite di computer e videocamere per la ripresa ed il monitoraggio della scena, uno degli uomini sollevò la testa, seguendo la traiettoria della nave. Il suo collega fece lo stesso, ma senza perdere di vista il flusso di dati che stava ricevendo.
- Ci siamo. - soffiò - La posizione è perfetta.
Oltre la navicella aliena un'aeromobile a pilotaggio remoto, del tutto invisibile dal suolo, si era allineato in modo da poter favorevolmente colpire qualunque bersaglio dando l'impressione che fosse stata la nave aliena a fare fuoco.
- Tirane fuori un bel film.
- Ho già un Oscar in tasca. - l'uomo ghignò - E forse anche qualcosa in più.
Nebula strinse la mano di Thundercracker - Ce l'hai? - soffiò.
Il Decepticon annuì lentamente.
- Pronti? - London si trovò a scrutare lo sguardo d'intesa scambiato dal gruppo, come se tra loro fosse passata una comunicazione segreta, privata.
- Cosa... cosa diavolo?
Clearsmoke gli sorrise con quello strano misto di emozioni fuori luogo - Dille addio.
London sollevò lo sguardo, incontrando l'immagine della navetta in avvicinamento.
- A cosa?
- Alla vita.
Prima che il terrestre potesse articolare un suono... l'inferno esplose.
- Adesso! Aprire il ponte!
London percepì quelle parole come qualcosa di lontano, di remoto.
Forse era già morto...
Gli dispiacque l'idea di non potersi più fermare a bere qualcosa in un bar.
Ovunque si trovasse il bar dei suoi sogni.
Un ufficiale entrò nella saletta immersa nella penombra, e depose un computer davanti ad uno degli uomini seduti intorno al tavolo.
- Così la notizia è confezionata.
- Avete idea del genere di unione che riusciremo a generare tra i cittadini? - l'uomo con la penna d'oro rise - I mostri di Cybertron non si sono accontentati della guerra che ha distrutto le nostre città, ma hanno tradito chi è stato tanto ingenuo da fidarsi di loro.
- Hanno ucciso un vecchio inerme, aprendo deliberatamente il fuoco.
- Distruggendo un simbolo di fede per milioni di individui votanti.
- In quest'ottica ogni ritardo nell'analisi di un Cybertroniano vivente è del tutto secondario.
Prima che il politico potesse dare l'ordine di diffondere il filmato, la porta si riaprì.
- Signori, c'è un problema. - un altro ufficiale si fermò accanto al tavolo, spostando il peso da un piede all'altro.
- Cosa...
- E una telefonata. Urgente.
Mentre veniva passato un telefono all'uomo dalla penna d'oro, l'ufficiale si impadronì del computer.
- E' su YouTube. - soffiò - E' in televisione. Non riusciamo a fermarlo. I satelliti sono impazziti. - il militare girò il monitor, e le immagini colpirono il bersaglio, mandando in pezzi ogni straccio di piano che fosse stato elaborato in quella stanza nelle ultime ore.
Il telefono scivolò via dalle mani dell'uomo dalla penna d'oro - E' la fine. - gracchiò.
Uno dei politici si alzò, sbattendo una mano sul tavolo con violenza - Ci deve essere un modo per fermare la diffusione di questo stramaledetto filmato.
Sul monitor le immagini, non riprese da una semplice telecamera terrestre, dell'UAV e del modo in cui aveva sparato, lasciando che i Cybertroniani e il prezioso ostaggio appena rilasciato venissero colpiti e spazzati via erano inequivocabili come una sentenza di morte.
- Possiamo... manipolarlo.
- Non è troppo tardi.
- Voi non capite... - l'uomo dalla penna d'oro si strofinò una mano sul viso - Era il Papa. Da Roma. Evidentemente vivo. Evidentemente... - non c'era bisogno di dirlo.
Il silenzio avvolse la stanza, insieme al fetore della disfatta.
(… To Be Continued.)
Piccola nota a fine capitolo:
Ecco i brani per la "colonna sonora ideale" di questo capitolo: "Turn! Turn! Turn!" dei The Byrds; "Paint It Black" dei Rolling Stones; e "We Gotta Get Out of This Place" dei The Animals.
Buon ascolto! ;-)
E come sempre... se state leggendo: commentate! :D
Disclaimer: questa è una fanfiction, dunque è scritta senza alcun fine di lucro, solo per puro piacere e intrattenimento personale, da fan!
I Transformers appartengono, ovviamente, a chi ne detiene i diritti!
Ciò che è mio è l'idea originale della storia, la trama, e miei sono anche i vari personaggi originali che, dunque, NON possono essere riutilizzati altrove senza il mio esplicito permesso.
Fate i bravi e NIENTE PLAGI! ;-)
