Capitolo 11

–Ouch. Ouch. Ouch!
–E piantala di lamentarti. La spalla te l'ho rimessa a posto, no? (5) Stai solo attento a non fare mosse brusche per un giorno o due.
–Guarda che non sei così tanto DI PRIMA CATEGORIA come infermiere– mugugnò il rosso strofinandosi il braccio sinistro appeso al collo e fissato con le bende.
–Finché non rientriamo alla base dovrebbe andare. E se fai ancora storie ti ci picchio sopra. Piuttosto… guarda che c'è qualcuno che vuol parlarti, di là. Buona fortuna.
Infatti Eleanor si guardava intorno un po' nervosa e un po' intimorita nella cabina principale, tormentandosi le dita, e si voltò quasi di scatto all'arrivo del suo salvatore. Rimase turbata vedendolo ferito. –Il suo amico mi aveva detto… sta bene?
–Sono stato meglio. Ma non è che sia la prima volta che mi capita.– Cercò di muovere l'arto immobilizzato per rassicurarla, ma con una smorfia decise che FORSE non era poi il caso di fare troppo lo spaccone. –Mi stupisco di vederti qui, piuttosto, principessa. È un ringraziamento ufficiale? Spero che tu non voglia nominarmi cavaliere o cosa, ho preso già abbastanza botte senza dover vedere un'altra spada.
La ragazza annuì. –Abbiamo comunicato l'accaduto ufficialmente alla stampa… senza fare i vostri nomi, dato che ce l'avevate chiesto. Il matrimonio è stato ovviamente rinviato ancora di qualche giorno, ma ormai non è più così urgente visto che non c'è più pericolo. I nostri padri stanno arrivando qui con tutta l'urgenza possibile… insieme al loro seguito… per verificare che stiamo bene e per venire con noi di persona sul luogo del tesoro. Io però… penso che non sia giusto non ricompensarvi in alcun modo dopo quello che avete fatto per noi. Henrik avrebbe voluto accompagnarmi, ma… sono stata io a insistere per venire da sola.
–Non era necessario. Abbiamo fatto solo il nostro dovere. Ordinaria amministrazione. E poi, ho sentito che anche tu hai avuto un ruolo da protagonista niente male. Avrei voluto vederti. Bella, tosta e intelligente… i tuoi sudditi hanno fatto un affare. Sarai un ottimo capo di stato, piccola.
–Potrei…– mormorò la ragazza, abbassando gli occhi e giocherellando con l'orlo del vestito –potrei anche non diventarlo, se… se volessi. Se qualcuno me lo chiedesse.
Lui alzò un sopracciglio. –Cosa intendi? Ti tiri indietro proprio ora? Abbiamo vinto la battaglia.
–Proprio per questo. Mi avete assicurato che i nostri paesi non corrono più pericoli. Anche la gente ha cambiato atteggiamento… è unita come non lo era mai stata. E allora… forse non c'è più neanche bisogno che mi sacrifichi. Che mi presti ad un finto matrimonio per tutta la vita. Ho parlato con Henrik. Anche lui è d'accordo che non possiamo restare prigionieri di una menzogna. Rinuncerò ai miei diritti e lascerò governare lui sul regno unito… Stephan non è più una minaccia, ora. Mio padre ha detto che lo terrà sotto sorveglianza a vita, altro che diseredarlo. Deve già essere grato di non finire in prigione.– Lo guardò timidamente con speranza. –E io… io sarei libera di seguire la mia strada.
–Dimentichi che siete stati voi due insieme ad unire il popolo. Tutti questi miracolosi buoni sentimenti potrebbero non durare se vi separaste. Inoltre, pensavo che volessi bene al tuo futuro sposo. Non compiere un passo affrettato. Te ne potresti pentire, dopo.
–Pensavo fossi tu quello che odiava le ipocrisie– esclamò la principessa quasi infastidita, senza accorgersi di essere passata dal lei al tu.
–È così, infatti. Ma cerco anche di considerare tutti i punti di vista.
–Io…– Eleanor abbassò confusa lo sguardo. –Io voglio… molto bene a Henrik… ma non potrà mai esserci nulla per davvero tra noi. Devo dimenticarlo, per il bene di entrambi. E comunque… forse era soltanto una cotta tra adolescenti… non c'è confronto con… con…
–Non mi conosci neppure, ragazzina.
La frase suonò inaspettatamente dura anche a lui. Lei rispose concitata, irritata, mangiandosi le parole. –Ti conosco abbastanza. Conosco abbastanza me stessa. So che tu… che noi… io vorrei…
Avanzò esitante di qualche passo verso di lui, con le mani protese. L'uomo stese quella sana a raccoglierle. Erano così sottili da stare entrambe nel suo pugno. La fissò seriamente, intensamente coi suoi grifagni e penetranti occhi azzurri. Per un attimo parve quasi che stesse per attirarla a sé.
Poi allontanò la mano, scostandola. –No. Adesso sei confusa, non ragioni bene e non ti rendi conto dei tuoi veri sentimenti. Non potrei mai approfittarmi di una donna in queste condizioni. Ne andrebbe del mio orgoglio. E poi… non è ancora detto che tu sappia tutto. Potresti non dover rinunciare ai tuoi sogni. Aspetta finché non avremo portato alla luce il tesoro, e poi… poi mi dirai se davvero le tue intenzioni sono cambiate.

Il principe Anton e il granduca Gunther sembravano tutt'altro che a loro agio camminando fianco a fianco nello stretto budello di pietra che conduceva alla porta sbarrata. I due quasi ex sovrani si erano stretti la mano nell'incontrarsi e avevano convenuto che quanto accaduto era la cosa migliore per entrambi i paesi, ma tanti anni di odi atavici e rivalità personale non sono facili da dimenticare. Continuavano a guardarsi di sottecchi come se ognuno temesse che l'altro potesse fargli un brutto scherzo in qualunque momento. Naturalmente tutti e due sapevano benissimo di non avere la coscienza a posto… di aver desiderato il tesoro dell'antenato soltanto per sé. E ognuno era praticamente certo che l'altro avesse tentato la stessa cosa. Ormai si conoscevano come due vecchie comari. Non si vergognavano affatto della coscienza sporca, ma questa li rendeva ancor più sospettosi. E tuttavia, la curiosità di mettere finalmente le mani sul segreto della favolosa ricchezza di secoli era più forte di qualunque altra cosa.
Ancor più inquieti, però, erano gli sguardi che posavano sui rispettivi figli. I due sconosciuti (il terzo era per il momento rimasto sul piroscafo reale a preparare puntigliosamente il banchetto di nozze… altrimenti, diceva, ne avrebbe sofferto il suo PRESTIGIO PROFESSIONALE) avevano parlato di «importanti rivelazioni», e loro non si sentivano la coscienza a posto neanche su quel punto. E ognuno dei due immaginava di essere il solo a sapere e che l'altro fosse all'oscuro.
–Grazie per la pazienza e scusate il disagio, vostre altezze. Siamo arrivati.
Forse «stupefatti» è la parola giusta per descrivere come l'alto e asciutto principe e il tarchiato e massiccio granduca reagirono vedendo l'ampio atrio roccioso davanti a loro e la porta da cattedrale, macchiata da uno schizzo di sangue rappreso più o meno a metà della sua altezza, dove in una porta normale ci sarebbe stata la serratura. Più che altro fu come se all'improvviso scoprissero che un sogno mezzo dimenticato in cui fingevano di credere soprattutto per testardaggine (e per continuare a litigare) era non solo VERO PER DAVVERO ma forse addirittura più ricco di quanto avessero preventivato… Gli altri quattro riuscirono a leggere loro in faccia i velocissimi calcoli che dovevano stargli passando per la mente prima che si decidessero a parlare.
–Tengo a precisare– esclamò il granduca in quello che voleva essere un tono cortese e autoritario benché troppo affrettato –che il mio ramo della famiglia discende dal figlio primogenito, ed inoltre ritengo che il mio paese abbia profuso il maggior impegno economico nella realizzazione del trattato di pace e di questo matrimonio! Quindi…
–Mi oppongo!– ribatté il principe senza neanche dargli il tempo di finire, con un passo avanti e tendendo un braccio quasi a zittire il rivale. –È giusto che questo reperto sia sfruttato da chi ne ha più bisogno, e NOI…
–Padre, solo un paio di cose– disse con calma Henrik. –Sembrate dimenticare entrambi che adesso esiste un SOLO paese. Quindi, primo, o il tesoro sarà sfruttato equamente per tutti i sudditi o non lo sarà affatto… e secondo…
–…non siamo ancora certi di cosa ci sia veramente là dentro– terminò Eleanor. –Non siamo riusciti ad aprire la cripta.
–Cosa?! – quasi gridarono i due in contemporanea, salvo poi rendersene conto e scostarsi di qualche centimetro occhieggiandosi biechi. –Ma ci avevate fatto capire…
–Era un nostro consiglio. Un modo per attirare i nemici allo scoperto– replicò tranquillamente il moro, che osservava la scena a braccia conserte accanto alla parete di fondo della grotta. –Sapevamo che non avrebbero potuto resistere a un'esca simile e che in questo modo saremmo riusciti a sconfiggerli più facilmente. E abbiamo avuto ragione. Inoltre… i principi hanno delle congetture fondate sul contenuto di questa cassaforte. E io credo di aver dedotto con certezza sufficiente il modo di aprirla. È successo per caso qualche giorno fa… durante il nostro scontro qui dentro con un tipo assai poco simpatico. Che tuttavia ci ha offerto involontariamente un indizio molto prezioso per risolvere tutta questa intricata faccenda. Potrei chiedervi di passarmi i rubini, per favore?
I due si scambiarono un nuovo sguardo sospettoso e poi ne scoccarono un secondo all'unisono verso lo straniero tranquillissimo con la mano tesa. Quindi, molto di malavoglia, estrassero i Cuori Gemelli rimessi nelle loro mani dai figli all'incontro, consegnandoglieli. L'una vicino all'altra, le due pietre sembrarono ancora una volta risplendere più forte, quasi felici di ritrovarsi. Lo seguirono truci con gli occhi come aspettandosi di vederlo scappare in qualsiasi momento, mentre andava alla porta disponendoli esattamente com'erano stati al primo tentativo. –Come vedete, è indubbio che la nicchia sia fatta per contenerli entrambi sistemati in questo modo… non c'è nessun'altra possibilità. Arrivati a questo punto, l'altro giorno, non avevamo assolutamente idea del perché non funzionasse. Poi però, nel bel mezzo della battaglia…
Si avvicinò a Henrik tendendo una mano; nell'altra teneva un lungo ago. –Le spiace? Basterà una goccia. Credo che non sarebbe cortese chiederlo alla principessa.
Il granduca non riuscì ad obiettare prima che suo figlio tendesse a sua volta il braccio sano con una lieve smorfia di fastidio. Dopo avergli punto il dito, l'ago fu portato in alto e lasciò cadere la stilla di sangue uscita non distante da dove era finita l'altra quando gli era stato rotto il braccio sinistro nel tentativo di proteggere la sua sposa.
Un attimo d'attesa. Poi un lievissimo rombo scosse tutta la grotta. Un colore rossastro si diffuse attorno alla macchiolina sulla roccia come fosse carta che l'assorbiva, finché agli occhi attoniti di tutti i presenti l'intera porta non emanò luce come un terzo, enorme rubino.
E non si aprì.
Qualche istante dopo, tutto era tornato normale.
–Un sensore biologico molto sofisticato, credo, per il rilevamento del DNA– proseguì l'uomo pensoso. –Non so chi abbia costruito questa porta, ma di certo doveva possedere delle conoscenze scientifiche e dei mezzi tecnologici impossibili per la sua epoca e forse anche per la nostra.
–Ma… ma…– esclamò il granduca. –In tal caso avrebbe dovuto aprirsi! Sta dicendo che riconosce solo chi ha il sangue del suo creatore originale, giusto?
–Proprio così. Per ora è solo una mia ipotesi, ma la verificheremo immediatamente. Intanto, solo per conferma… potete darmi entrambi la vostra versione della leggenda dei Cuori Gemelli? Senz'altro voi due la conoscete meglio di chiunque altro. E avrete la vostra idea sulla natura del tesoro, visto che eravate disposti a fare pace per averlo… o anche a tradirvi a vicenda gettando via la pace, se necessario.
Le voci indignate si alzarono all'unisono.
–Come osate insinuare…
–È segreto di Stato… nessuno ha mai…
–Per favore. Non era mia intenzione offendere, soltanto chiarire le cose. Se questa deve essere la conclusione di una faida centenaria, è molto meglio che tutti gli intrighi e gli inganni finiscano qui e ora, non vi pare? I vostri figli mi hanno parlato di accenni che avete fatto più volte alla VERA storia dei vostri antenati. Prima ricostruiamo il tutto, e prima potrete vedere finalmente ciò che avete sempre desiderato.
I regnanti parvero rendersi finalmente conto che la diplomazia di facciata era inutile quando ognuno sapeva come le sue tasche cosa stava pensando l'altro… perché era la stessa cosa che pensava lui. –D'accordo– concesse il principe Anton per primo, sgonfiando la boria con un sospiro. –Tradizionalmente, un sovrano la apprende soltanto al momento di salire al trono, dal suo predecessore… e sotto giuramento di non rivelarla mai a nessuno se non a sua volta a chi dovrà succedergli. Ma in effetti, se tutte le vecchie tradizioni devono finire qui, non ha senso non parlarne. Badate però… è talmente poco realistica che io stesso ne ho dubitato più di una volta.
–Siamo abituati a storie ben più irrealistiche che poi si sono rivelate vere. Stia tranquillo e dica pure.
Un lieve sorriso affiorò sul volto severo del principe. –Già. Dimenticavo che voi stessi siete persone che si possono definire fuori dal comune. Bene… secondo le antiche scritture tramandate, il nostro grande antenato era un essere che venne dal paradiso. Ossia, discese dal cielo… dentro un guscio che, almeno stando ai disegni dell'epoca, somigliava in modo inquietante a una nave spaziale. Insomma… le due case regnanti sarebbero discendenti di un extraterrestre.
Aveva ragione. I due non batterono ciglio. Henrik ed Eleanor ebbero un sussulto di sorpresa invece… anche se, a dire il vero, dovevano riconoscere che quest'ipotesi si era presentata a volte alla loro mente. Ma l'avevano subito scartata come troppo azzardata… anche se…
–Secondo la storia– continuò Anton –il re leggendario sbarcò sul mare in una tempesta di fuoco, mentre una colonna di luce s'innalzava fino alle nuvole. Era stato mandato dagli esseri che stanno in alto per fare doni agli uomini della terra… o almeno questo fu quanto disse agli uomini che andarono con reverenza a riceverlo. Prese dimora tra loro, e insegnò molte cose a quella gente sbandata.
–Sembrerebbe la descrizione di un atterraggio di fortuna– commentò il moro. –Forse dovuto alla natura unica dell'energia geotermica di questa zona, che potrebbe aver mandato in tilt i motori dell'astronave. O forse quell'energia non esisteva... prima.
–Già. Questa è più o meno la mia stessa conclusione. In ogni modo… secondo la leggenda, l'uomo venuto dal cielo unì il popolo del paese aiutandolo a rovesciare il precedente tiranno. Con le sue arti magiche assicurò benessere e prosperità… e per molti anni si dedicò, aiutato dai suoi sudditi, alla costruzione di qualcosa che sarebbe stato la fortuna e la salvezza del mondo per sempre. Io sospetto che cercasse semplicemente di riparare il suo mezzo di trasporto per tornarsene a casa… ma alla fine pare vi abbia rinunciato. Prese moglie tra la gente del posto, ebbe figli e visse il resto della sua vita come nostro sovrano, lasciando poi ai suoi figli il compito di aver cura del paese. I gemelli si divisero il regno e i gioielli e collaborarono in perfetta armonia per il bene del popolo secondo il volere del padre… all'inizio.
–Non ci sono resoconti su cosa avesse costruito… o dove– intervenne il granduca. –Probabilmente li fece sparire completamente lui stesso, per mantenere il segreto assoluto. Si limitò a consegnare ai figli i Cuori Gemelli, dicendo che un giorno sarebbero stati la chiave per ritrovare la sua eredità. E che solo loro sarebbero stati in grado di entrarne in possesso.
–Tuttavia, uno dei suoi discendenti era un uomo malvagio e indegno di fiducia… e tradì il suo stesso parente venuto a visitarlo nel suo regno, per prendere il rubino e avere per sé tutto il tesoro! Costrinse sua moglie a sposarlo e cercò di sterminare tutta la famiglia, di cui si salvò solo il figlio più piccolo portando il gioiello con sé. Fu così che cominciò la guerra. Gli assassini del sangue di Lestin…
–Ora non cominciare! Il traditore era il principe di Dessin! Ho sempre detto a mio figlio che NON ci si può fidare di voi…
–Padre– esclamò Henrik conciliante, vedendo i due ai ferri corti col volto acceso. –È successo tutto TANTO tempo fa.
–Non crederlo– replicò il granduca ricordando che era in presenza del figlio e cercando a fatica di controllarsi. –Ti avevo detto che Anton è sempre stato meschino… geloso e vendicativo. Tutta quella stirpe è INFIDA come il loro antenato. Per questo non mi andava che tu ti imparentassi con loro. Non sai che cosa ha fatto. Per il suo stupido orgoglio… quest'uomo è arrivato a far UCCIDERE la…– Farfugliò e si corresse. –A far uccidere una donna… che aveva avuto l'unico torto di preferire me a lui.
–Che COSA?– Il principe era livido di rabbia. –Come se non sapessi bene che sei stato TU! Ancora non sai darti pace perché…
I due stranieri annuirono, interrompendo la discussione. –Non farei accuse su questo, adesso. Potreste scoprire che sono infondate. Quanto al tradimento antico… ovviamente entrambe le casate hanno la propria versione del racconto. E la verità potrebbe essere ancora diversa. L'antenato aveva fiducia nei suoi discendenti. Non poteva sapere che qualche generazione dopo si sarebbero fatti vincere dall'avidità e avrebbero iniziato a combattere tra loro. Tutto per lo stesso tesoro lasciato per il loro bene.
–Sia come sia, è quanto è successo.– Il principe, ripresa la sua abituale compostezza, dopo un ultimo sguardo di rancore al rivale si strinse nelle spalle. –Naturalmente, nel corso dei secoli c'è chi ha creduto alla leggenda, passando la vita alla ricerca del luogo del naufragio, e chi l'ha liquidata come una frottola per bambini. Con tutte le menzogne sensazionali di questo tipo che sono sempre girate attorno ai grandi monumenti della terra, poi… riguardo ad esseri soprannaturali, ad angeli e ora ad alieni… come si faceva a crederci? Io stesso non ho mai dato retta alle chiacchiere sul paranormale o su altro. Però… capirete bene che se fosse stata vera… come potevamo permetterci di farci sfuggire l'occasione, magari lasciando che i nostri rivali mettessero le mani sull'astronave prima di noi?
–Grazie mille– mugugnò il granduca. –Anche se, ovviamente, per noi valeva la stessa cosa.
–Ma certo. Non ne ho mai avuto alcun dubbio, Gunther.
–Lo pensavamo. Per questo gli studi di storia ed archeologia che sono da generazioni il vanto delle vostre famiglie, vero? I numerosi viaggi nelle varie province dei regni… e tutto il resto… non avete mai abbandonato le ricerche. In gioco c'era ben altro che il semplice amore per la cultura. E infatti, proprio questo ha permesso ai vostri figli di localizzare finalmente il punto esatto dello sbarco. Perché non c'è dubbio che sia questo. Se ho ragione… tutta quest'isola in realtà non è altro che l'astronave di quel progenitore, ricoperta di terra e roccia e camuffata per renderla irriconoscibile. Ciò che alimenta il vulcano è il suo stesso propulsore, traendo energia dal sottosuolo circostante… o forse manipolandola, e creando così una fonte infinitamente malleabile e sfruttabile di forza. Quella su cui i nostri nemici volevano mettere le mani approfittando della vostra faida. Se fossero riusciti nel loro piano, avreste perso non solo il tesoro ma anche la vostra terra.
–Questo importa poco ora!– esclamò il granduca spazientito spazzando l'aria con la mano. –Se la leggenda fosse corretta, i nostri figli avrebbero dovuto poter entrare nella camera del tesoro! Non era forse stato detto che solo i discendenti del primo re lo avrebbero reclamato?
–Esatto. Probabilmente… il sensore all'interno di quest'apparecchio camuffato da manufatto antico riesce a rilevare le tracce di DNA alieno presenti nel sangue, ed aprirà soltanto a chi le possieda.
–A maggior ragione! Perché…– Lo sbraitare di Gunther s'interruppe in un mezzo strilletto e mezzo ululato quando inaspettatamente un altro ago gli si conficcò nel braccio senza chiedere per favore. Lo straniero spilungone guardò pensosamente la stilla di sangue rimasta sulla punta. –Non si faccia salire la pressione, altezza per modo di dire. Adesso avremo la verifica e ci toglieremo tutti i dubbi. Se il filo rosso non ha funzionato… proviamo a tagliare il filo blu. (6)
Cercò perfino di mantenere una certa solennità mentre, lentamente e con cura, andava a far cadere la rossa goccia raccolta nello stesso punto in cui era stata versata la prima. Di nuovo il rombo si levò al limite della percettibilità uditiva, di nuovo la porta fu soffusa di quel vivido colore rossastro.
Poi una singola, netta nota musicale. Uno schianto da qualche parte. E lentamente si formò una fessura tra i due battenti che si separarono piano, a scatti, facendo cadere briciole di pietra, finché il vano non fu completamente sgombro e accessibile davanti agli occhi attoniti dei quattro nobili– un lungo e ampio tunnel dalle pareti lisce, e una linda scalinata di marmo che scendeva nel buio.
–Già. Proprio come ci aspettavamo. Scommetto che anche rifacendo la prova con Eleanor e suo padre otterremmo lo stesso risultato.
–Ma cosa significa… questo?!– esclamò strozzato il principe Anton.
–Esattamente quello che sembra significare. La gentil dama che è stata vostra amante e della cui morte vi accusate a vicenda, vi ha ingannato più di quanto immaginaste. Era una spia dei nostri nemici. I ragazzi non sono vostri figli e non lo sono mai stati. Di conseguenza… non sono neanche fratello e sorella.

Difficile dire se le loro altezze reali rimanessero più spiazzati dall'annuncio improvviso o dallo scoprire il rivale vittima dello stesso ricatto di cui ognuno credeva di essere il solo beneficiario. Dopo un intenso quanto passeggero e insensato riaffiorare di gelosia al ricordo dei vecchi tempi, furono rapidamente edotti su quanto i loro figli avevano saputo o creduto di sapere, trasecolando al pensiero di quello che avevano sopportato, mentre Henrik ed Eleanor si limitavano a tacere confusi.
–Dopo questo racconto sembrava che non ci fossero molte scappatoie… ma abbiamo pensato che verificare non facesse mai male. Quindi ho preso di nascosto un campione di tessuto da entrambi i ragazzi, e con l'analizzatore di bordo ho eseguito una comparazione del DNA. Se fossero stati davvero dello stesso sangue, sarebbe dovuto essere identico almeno in parte. Invece non ho riscontrato nessuna corrispondenza. Poi c'era il fatto che, sebbene il sangue di Henrik fosse schizzato sulla porta quando gli si è rotto il braccio, questa non si era aperta. E allora abbiamo fatto delle indagini sul palazzo dove viveva la vostra ex amante… generosamente finanziato dalle somme che le passavate…
–…dove abbiamo trovato fasci di carte pieni di dettagli interessanti… una volta eliminati i CANI DA GUARDIA, certo. Non eravate mai andati a trovare la signora dopo l'increscioso incidente, vero? Quella casa era un ORFANOTROFIO. Tutto preparato su misura per la sceneggiata da recitare con voi. L'organizzazione teneva d'occhio i vostri paesi fin da quando eravate giovani… o lei era pagata da loro, o era una loro agente infiltrata. Probabilmente era entrata fin dall'inizio nelle vostre grazie a questo scopo. Non è una cosa lusinghiera da sentire, vero? Quelli che vi ha affidato come figli erano in realtà due trovatelli dell'età giusta scelti all'uopo. Voi le avete creduto senza dubitare… poi l'esplosione di qualche anno fa l'ha fatta sparire dalla scena in modo che non poteste farle altre domande. Chissà se si è ritirata a vita privata o è stata tolta di mezzo dagli stessi suoi capi.
–Avete cresciuto Henrik ed Eleanor senza che né voi né loro sospettaste la verità. Una volta adulti, sarebbero stati pedine perfette per il piano. O per potervi ricattare un giorno riportando la vecchia storia alla luce, oppure, nel caso più fortunato… che è poi quello verificatosi… per farli diventare sovrani fantoccio sotto la minaccia di rivelare la loro presunta parentela, oppure far scoppiare uno scandalo diffondendo la notizia che sul trono erano salite persone che non vi avevano diritto. Grazie ai documenti che avevano lasciato là appositamente perché fossero fortunosamente ritrovati un giorno… ovviamente, non prima di quando l'avessero ritenuto opportuno. In ogni caso, vincevano loro… e si sarebbero potuti impadronire senza problemi di… questo.
Tutto il gruppo trattenne il fiato.
La galleria apparentemente vecchia e cadente sfociava in un ambiente cilindrico perfettamente pulito, dalle pareti di uno strano metallo, pulsanti di rosso come se vi scorresse attraverso del sangue e calde al tatto. Sia in alto che in basso, il tunnel verticale sembrava estendersi per centinaia di metri. Dalla sommità filtrava una luce simile a quella del giorno –forse attraverso l'imboccatura del finto cratere?–, ma più che altro era illuminato dalla stessa vitalità dei suoi meccanismi di sostentamento, che si intravedevano fittissimi e interconnessi tra loro minuziosamente attraverso la superficie semitrasparente di ogni parete. Una scala a spirale saliva e scendeva per tutta l'altezza della gigantesca sala, delimitando pareti coperte senza fine da file e file ordinatissime di…
–…Libri?!– esclamò il granduca con tono quasi esalato.
–Esattamente. Come la principessa sospettava da un po'. Forse la raccolta più imponente di tutto il pianeta… non sapremo mai se quell'esploratore fosse venuto a cercare altra conoscenza sulla Terra o a portarci la sua, o se semplicemente fosse una passione di tutta la sua razza. In ogni modo, questa è la ricchezza incalcolabile che ha lasciato in eredità.
–Quei bei tipi avevano localizzato questo posto, ma non avevano idea di non poterci entrare senza l'aiuto di un vero discendente. Probabilmente credevano che le famiglie reali conoscessero qualche trucco per aprire la porta. Anche per questo vi tenevano sotto controllo. Appena avessero potuto farlo senza dare nell'occhio, vi avrebbero costretto in un modo o nell'altro a collaborare. E male che andasse, potevano sempre servirsi di quel moccioso di Stephan e delle sue ambizioni di gloria frustrate. Tanto, finché continuavate a litigare tra voi, se uno avesse scoperto qualcosa su di loro non avrebbe potuto comunicarlo all'altro, e viceversa.
–La sfortuna per loro e la fortuna per voi è stata che avete avuto abbastanza buon senso da collaborare quel tanto che bastava. E questo li ha costretti ad affrettare i loro piani. Quando hanno scoperto che i ragazzi non servivano allo scopo, hanno deciso che non servivano più e andavano eliminati... anche per distruggere una volta per tutte la pace. Ma sappiamo com'è andata.
–Ma… ma… ma…– ora toccava al principe essere indignato. –Fortuna? Diventare proprietari di questo mucchio di carta? Come dovrebbe salvare i nostri paesi, una biblioteca aliena? Da come la mettevate, io credevo che qui dovesse esserci perlomeno il sistema di controllo dell'energia geotermica!
–Già. E non era l'unico, penso. Anche quelli che abbiamo combattuto dovevano essere giunti alla stessa conclusione.
–C'è anche quello… padre– esclamò Eleanor, esitando solo leggermente sull'ultima parola. Aveva preso reverentemente in mano uno dei volumi, sfogliando appena le pagine con le punte delle dita. Il fruscio era in tutto e per tutto quello di un'opera appena stampata. –I documenti antichi dicevano che il re leggendario passò il resto della sua vita a trasmettere «la conoscenza del cielo alla terra». Questi volumi sono scritti nella nostra lingua. Deve aver tradotto tutto il contenuto del suo database, facendosi aiutare da un esercito di scribi. Ha fatto questo sforzo gigantesco per lasciare la sua conoscenza a noi. Qui ci sono manuali di medicina, di fisica, di tecnica… tutti molto più avanzati del nostro livello scientifico. Possiamo usarli. Guarire malattie finora mortali. Applicare tecniche di coltivazione che riporteranno la fertilità al suolo… sfruttare fonti d'energia impensate, non inquinanti e praticamente inesauribili. Questo salverà il regno… e sarà utile anche a tutto il resto del mondo. È un'eredità senza prezzo.
Lo straniero bruno appoggiò la mano sul dorso di una fila di tomi rilegati in rosso. –Non c'è un granello di polvere. Tutti i sistemi residui della nave sono stati convertiti per mantenere integro questo ambiente… perché chi sarebbe venuto a prendere il tesoro lo trovasse in buono stato. Per questo sono stati collegati e integrati con il sottosuolo, per sfruttare le correnti di magma e continuare a funzionare per secoli… E il tutto è stato camuffato da isola vulcanica e sigillato con l'espediente della porta e dei gioielli per tenere lontani possibili vandali. L'antenato sapeva che i terrestri della sua epoca non avevano un sufficiente sviluppo scientifico né la mentalità giusta per servirsi delle sue nozioni… ma un giorno, qualcuno che ne fosse stato in possesso e avesse conosciuto la vera storia sarebbe tornato qui riuscendo ad aprire la porta. Dev'essere stato davvero un grande uomo. Peccato che la firma energetica del motore alieno abbia attirato anche qualcuno più pericoloso di un semplice vandalo. I nostri avversari credevano di trovare qui solo il sistema per costruire armi migliori. Come voi, immagino, pensavate a un qualche deposito di ricchezza inesauribile. Né loro né voi vi aspettavate che il costruttore di un posto simile potesse essere qualcuno fondamentalmente pacifico.
Anton e Gunther, superato lo sbigottimento iniziale, stavano lentamente cominciando a capire il valore potenziale del ritrovamento. Tuttavia, mentre calcolavano i possibili vantaggi, l'altra notizia ricevuta cominciò finalmente a turbarli guardando i loro ragazzi che ammiravano in silenzio la vastità della biblioteca. –Ma… ma ora… che cosa dovremmo fare con…?
–Che ne direste di lasciare le cose esattamente come stanno? Per quanto ne sa il mondo, loro sono davvero i vostri figli. Li avete amati come tali per tutta la vita. E cosa più importante, il popolo li ama e li rispetta ed è disposto a seguirli ovunque. Sapete che saranno dei buoni sovrani. Anzi, forse interrompendo la linea di sangue ci sarà finalmente la certezza che le guerre civili non ricomincino più. L'alternativa sarebbe lasciare tutto in mano a quell'esaltato di Stephan. Vi fidereste?
L'espressione delle due facce fece capire che in effetti non avrebbero potuto fidarsi. Afferravano il ragionamento… e dopotutto la trovavano la soluzione migliore.
–L'unica differenza che fa sapere la verità– concluse il rosso –è che ora potranno sposarsi senza nessuno scrupolo e volersi bene in pace. Lieto fine per tutti.
Aveva parlato in tono leggermente secco, fissandosi le punte delle scarpe. Henrik ed Eleanor sobbalzarono. Si guardarono per un attimo in volto, arrossendo. Poi la principessa ebbe un moto di ribellione quasi involontario e corse verso lo straniero, esitante, balbettante, ma col sangue al volto. Non riusciva a vedere i suoi occhi all'ombra della testa china. –No! Questo non fa nessuna differenza per me! Ho ancora il diritto di fare le mie scelte! Mi credi così volubile da…
S'interruppe ancora prima che la fermasse lui. Il suo fidanzato era rimasto indietro, immobile, gli occhi lucidi che contemplavano la sua reazione, tanto più vulnerabile del guerriero coraggioso che l'aveva difesa a spada tratta la notte prima rischiando la propria vita. Non avrebbe fatto neanche una mossa per fermarla… anche se questo gli avrebbe spezzato il cuore. E ora finalmente poteva ammetterlo. Anche lei sentiva all'improvviso vacillare la sua nuova risoluzione.
–No. Non ti credo affatto volubile. Infatti, credo che tu abbia già fatto la tua scelta tanto tempo fa.– L'uomo rialzò la testa e scorse il suo largo sorriso. Avanzò poggiandole pesantemente la mano sulla spalla. –Guardalo un po'. Ha combattuto per te con un braccio al collo, sopportando il dolore. Sarebbe stato disposto a proteggerti contro mostri che non gli avrebbero dato neanche una speranza. Questo posto l'avete trovato insieme, unendo le vostre capacità e i vostri sogni per il futuro. Avevate fatto tanti progetti, condiviso tanto, prima di quella menzogna. Siete una gran squadra. Riuscirete a fare ottime cose per il vostro paese. Eri soltanto un po' confusa per tutto ciò che è successo… ma sai benissimo anche tu che nessuno potrà mai volerti bene come lui. E anche tu gliene vuoi. Forza. Fai… quello che ti senti davvero di fare.
Eleanor rimase incerta per un attimo, andando con gli occhi dall'uno all'altro dei due. Poi, con uno sguardo di scusa rivolto a entrambi, chinò semplicemente la testa. Per Henrik questo era più che sufficiente. Andò a cingerle le spalle col braccio sano, senza dire una parola, e lei gli nascose il viso contro con gratitudine. Tutto il resto poteva venire dopo.
–Così si fa. E voialtri… vedete di non interferire con loro e lasciarli governare come vogliono, perché vi terremo d'occhio e se sgarrate potremmo benissimo decidere di tornare a darvi una sistemata! Per il momento qui credo che abbiamo davvero finito adesso. Il resto sta a voi. Possiamo andarcene a casa.

«…E dopo le recenti vicissitudini e gli attentati che hanno tenuto tutti noi col cuore in gola negli ultimi giorni, oggi hanno avuto finalmente luogo a bordo dei piroscafi reali le nozze delle loro maestà Henrik ed Eleanor I e la cerimonia di successione al trono! Siamo felici di mostrarvi le prime immagini della coppia reale, dal momento che, per loro espresso desiderio, per festeggiare la felice risoluzione degli eventi è stata annullata l'interdizione alla stampa…»
Gli sposi salutavano raggianti con la mano sullo schermo del piccolo televisore di bordo. Erano ancora provati per la battaglia recente, ma apparivano lo stesso bellissimi e felici. Soprattutto Eleanor. Risistemata in fretta e furia da truccatrici e parrucchiere di corte, nell'abito bianco era più bella di quanto si fosse mai mostrata. Naturalmente, l'autorizzazione ai mezzi di comunicazione di trasmettere il tutto doveva essere stata un'idea loro, per far vedere al popolo che stavano bene e rassicurarlo. E funzionava alla grande, a quanto pareva dalle immagini di cittadini in festa per le strade urlanti il loro nome e sventolanti bandiere che inframmezzavano ogni pochi secondi la diretta. Alle loro spalle, i reali principi padri sembravano anche più commossi di quel che intendessero… furono perfino ripresi mentre si concedevano una fugace stretta di mano. Sembrava davvero che tutto si fosse risolto per il meglio per il nuovo regno…
E per loro…
–Che cos'è quella faccia? Triste, povero ciccino? Non dirmi che ci avevi davvero messo l'intenzione e ora hai lasciato là un pezzettino di cuore…
–Fatti gli affari tuoi, botolo. O finisce male.
–Siamo irritabili, eh? Che dovrei dire IO, che mi avete praticamente trascinato via prima che potessi prendermi i complimenti per il mio magnifico buffet…
–Andrà a finire male per NOI quando alla base vedranno in che condizioni gli abbiamo riportato l'hovercraft. Ci urleranno contro in TRE per i danni. Anche se tutto sommato malissimo non è andata… sono stati inferiori a quanto avevo preventivato…
–…mentre ai comandi c'eri TU, signor preventivo! Non dimenticarlo! La mia «guida spericolata» stavolta non c'entra un bel niente! HA! Me la gusterò mentre TU ti sorbisci tutto il predicozzo!
–Bene, allora un po' di vivacità ti è rimasta. Mi stavo quasi preoccupando.
–…Mi passerà. Fammi solo arrivare a casa.
–A proposito, avete poi finito di litigare sul nome? Vi prenderanno per matti se continuate a insistere per chiamarlo in due modi diversi… quando me ne parlavate mi confondevo perfino io!
–Eh eh… certo! Ne abbiamo discusso prima in un incontro al vertice e abbiamo trovato una soluzione che ci soddisfa entrambi! Vero, bello?
–E come lo chiamerete?
Cormorant! Cormorano! L'uccello tuffatore che caccia sia in cielo che sotto il mare… mi sembra perfetto, no?

Fine
Luglio 2008/Giugno 2009

(5) Be', siamo alla fine e questo è un vero film di Arma Letale… non potevo non metterci anche QUESTA gag!
(6) Idem come sopra. ;)