Capitolo 12

Arizona chiuse dietro di se la porta di casa e vi si appoggiò esausta, rimanendo li immobile per qualche istante con il volto rivolto verso l'alto e gli occhi chiusi. Inspirò profondamente e poi, lentamente, fece uscire dalla bocca l'aria immagazzinata poco prima, mentre nella sua mente continuavano a rincorrersi inesorabili e confusi, i pensieri provocati da ciò che era accaduto quel giorno in ospedale. Un brivido di freddo le percorse la schiena e la distolse per un istante dalle sue preoccupazioni, riportandola alla realtà. Aprì gli occhi e rimase immobile ad osservare la sua casa immersa nel silenzio e nella solitudine. Poi spostò lo sguardo verso il salotto, il quale era delicatamente illuminato dalle luci dell'albero di Natale ancora decorato che, come al solito, aveva dimenticato di spegnere al mattino prima di uscire.

Con movimenti lenti, si tolse la giacca e, nel dirigersi verso la camera da letto, si fermò sulla soglia della porta per osservare la stanza. Il pensiero del giorno della vigilia di Natale la fece sorridere. Ricordava il caos e la gioia portati da Sofia, le pareva quasi di sentire le sue grida, le sue risate, di vedere i suoi occhi scuri illuminati dalla felicità di trascorrere del tempo insieme alle sue mamme. Ripercorreva le ore trascore serenamente con Callie, i loro discorsi e le loro risate.

Entrò nel salotto e si avvicinò alla mensola del camino, sulla quale era appoggiato il peluche a forma di pollo che aveva ricevuto in dono la mattina di Natale. Fece scorrere lentamente il dito indice sul morbido tessuto che lo componeva e chiuse gli occhi ripensando alla sera della vigilia di Natale, nella quale si era involontariamente addormentata fra le braccia della donna che amava. Di quella donna che, al suo risveglio, le fece provare quelle emozioni così intense che solo lei era in grado di scatenare: le mani morbide e delicate posate sul suo viso, il suo profumo, la sua voce sensuale, il calore del suo respiro, il sapore sfiorato delle sue labbra. Innumerevoli volte si erano toccate, sfiorate e amate in quel modo, ma quella sera, in quella notte magica, ogni piccolo ed impercettibile gesto aveva assunto un valore totalmente diverso, ancora più grande. Avrebbe voluto baciarla, assaporarla nuovamente, lo avrebbe voluto con tutta se stessa; ma non poteva tradirsi in quel modo, non ora che si stava faticosamente ricomponendo.

Callie le mancava da morire, le mancava come l'aria; in certi momenti si sentiva forte, le pareva di essere in grado di sopportare tutto ciò che stava accadendo; ma in altri, proprio come ora, si sentiva assolutamente sopraffatta da tutto quello che la circondava. Ora che era sola in quella casa si sentiva fragile e vulnerabile, avrebbe voluto avere vicino la sua àncora, ma essa non c'era più ed era proprio a causa della sua àncora se ora si sentiva così vuota. Gli occhi le si stavano riempiendo di lacrime e la cosa la fece arrabbiare. Era stanca di piangere per Callie, in quel momento non ne aveva le forze, ricominciò a pensare a quello che era successo qualche ora prima in ospedale e la rabbia riuscì a ricacciare indietro le lacrime.

Con un nodo in gola che pareva soffocarla, Arizona uscì dal salotto e raggiunse la camera da letto. Si spogliò dei vestiti che indossava lasciandoli cadere con non curanza sul pavimento, poi si diresse verso il bagno e aprì il rubinetto della doccia infilandosi sotto al getto caldo.

L'acqua scorsciava prepotentemente sul suo corpo, scivolando via velocemente e Arizona si lasciò cullare da quel movimento; come se, insieme all'acqua, potessero scorrere via anche i suoi pensieri.

Chiuse gli occhi e abbassò il capo, permettendo al flusso bollente di massaggiarle il collo indolenzito. Ripensava alle parole di Owen, alla reazione dei suoi colleghi, al discorso con la Herman, ma soprattutto alla discussione con Callie che, come sempre, era scattata sulla difensiva e aveva chiuso ogni possibilità di dialogo. Era stata una giornata a dir poco faticosa e lei doveva prendere una decisione. Non sapeva ancora cosa fare, ma il fatto di aver detto all'ex moglie ciò che pensava, le aveva tolto un peso dallo stomaco. Conoscendo Callie, era consapevole del fatto che il discorso fra loro due non era ancora finito, ma l'unica cosa che le interessava veramente nel caso avesse accettato di partire, era Sofia. Tutto il resto non la riguardava più, tutto il resto era inerente al passato, alla loro storia, al loro matrimonio; quel matrimonio che ora era finito e per il quale, nessuna giustificazione aveva più importanza. Callie non aveva mai avuto intenzione di parlare del tradimento in modo adulto, l'unico modo in cui aveva sempre affrontato il discorso era stato evitandolo o non risparmiandosi imbarazzanti ed infantili frecciatine; come se le conseguenze di quell'azione avessero fatto soffrire solo lei.

Arizona aveva passato mesi tentando inutilmente di spiegare i motivi che l'avevano portata a cedere alle avance di quella donna, ma ora che non c'era più nulla per cui combattere, non aveva più nessuna intenzione di perdere altro tempo provando a parlare con Callie di ciò che era stato. Ora doveva decidere se partire oppure no e se l'avesse fatto, sarebbe stato solo ed esclusivamente per lavoro.

L'acqua stava ormai diventando fredda. Arizona aveva perso la cognizione del tempo e quella doccia lunghissima e bollente, l'aveva aiutata a sciogliere la tensione che aveva accumulato durante il giorno. Si avvolse nell'accappatoio e andò in camera a rivestirsi. Posò lo sguardo sul comodino, dove la luce del display del cellulare stava lampeggiando: Callie l'aveva chiamata tre volte e, non avendo ottenuto risposta, le aveva inviato un sms.

"Sofia sta bene, voleva darti la buona notte ma ora si è addormentata"

Leggere il nome della sua bambina, fece sorridere Arizona con sincerità, per la prima volta in tutto quel lunghissimo giorno. Avrebbe voluto darle la buona notte anche lei, ma il tempo era trascorso velocemente e ora la piccola dormiva.

Callie non aveva fatto nessun accenno alla loro discussione e la cosa non la sorprese minimamente. Sicuramente era ancora arrabbiata e, come sempre, stava aspettando che fosse la bionda a fare la prima mossa per farsi perdonare. Ma questa volta Arizona non aveva sbagliato nulla e non intendeva prendersi delle colpe che non le appartenevano. Semmai, era lei che meritava delle scuse per quella reazione assolutamente esagerata, da parte di Callie.

Così, con lo stesso modo distaccato, rispose all'sms

"Non ho sentito il cellulare. Mi spiace. Dalle un bacio da parte mia"

Il mattino seguente, Arizona arrivò in ospedale molto prima dell'inizio del suo turno. Aveva trascorso una notte molto agitata e voleva porre fine ai suoi tormenti interiori il prima possibile. Così andò a cercare Owen, per mettere in pratica ciò che, il giorno prima, aveva detto a Callie.

Quando lo trovò, l'uomo era impegnato a controllare le cartelle cliniche di alcuni pazienti ricoverati quella notte.

'Hei Arizona, sei mattiniera' disse lui sorridendo.

'Già, senti Owen vorrei parlarti riguardo a quel consulto' rispose la donna arrivando subito al sodo.

'Certo, andiamo in un posto più tranquillo'

I due medici si diressero nel primo ambulatorio libero. Owen si appaggiò ad un lettino e, incrociando le braccia al petto, rimase in attesa di sentire le parole di Arizona.

'Non ho ancora deciso se accettare. Tu capisci che tutto questo è a dir poco imbarazzante e nel caso in cui io accettassi, sarebbe veramente difficile tenere separato il lavoro dalle questioni personali'

'Arizona, lo capisco, credimi. Ma mettiti nei miei panni'

'Lo capisco, ed è per questo che adesso siamo qui. Quello che volevo dirti è che prima di prendere qualsiasi decisione, vorrei visionare la cartella clinica del paziente, così da poter decidere nel modo più obiettivo possibile. Domani avrai la tua risposta'

'Grazie. Contatterò subito Baltimora e ti farò avere la documentazione'

'Perfetto' disse Arizona sorridendo e voltandosi con l'intento di lasciare la stanza.

'Senti, mi spiace per tutta questa situazione. So cosa ti sto chiedendo con questo consulto e mi spiace anche se questa cosa ha portato di nuovo dei problemi fra te e Callie' disse Owen in modo seriamente dispiaciuto

Arizona si girò verso il collega per guardarlo in viso 'Non è colpa tua Owen' disse in tono rassicurante 'Non si può cambiare il passato e per quello che riguarda Callie, le passerà; la sua reazione non è più un mio problema. Sai, anche se per lei può sembrare incredibile, il pensiero di Lauren Boswell non mi entusiasma per niente'

Owen ricambiò il sorriso e fece un cenno di conferma con la testa. Poi entrambi i medici lasciarono l'ambulatorio.

Mancava ancora mezz'ora prima dell'inizio del turno e di li a pochi minuti, Callie avrebbe raggiunto l'ospedale per accompagnare Sofia all'asilo, così Arizona decise di andarle ad aspettare nell'ingresso dell'ospedale: la sera precedente non era riuscita a salutare la sua bambina e ora, la cosa che voleva di più al mondo, era vederla e stringerla forte fra le sue braccia.

Le sue previsioni furono confermate dall'arrivo di una sorridente Callie che teneva per mano Sofia.

La piccola vide immediatamente Arizona e, lasciando la mano di Callie, corse velocemente verso la sua mamma per lasciarsi travolgere da quell'abbraccio caldo e protettivo.

Callie rimase indietro di qualche passo, immobile. Il sorriso sparì e apparve un espressione seria che indicava ancora la presenza della rabbia che l'aveva accompagnata il giorno prima. Anche per lei, la notte precedente era stata insonne e tormentata. Lauren Boswell era stata una delle cause principali, se non la causa principale di tutti i loro mali. Non aveva mai odiato nessuno nella sua vita, tranne lei: lei la odiava con tutta se stessa, aveva mandato in frantumi il suo matrimonio, vi si era insinuata come uno di quei tumori che ti accorgi di avere solo quando è troppo tardi. In poche ore aveva distrutto quel rapporto che per mesi, dopo l'incidente aereo, aveva pazientemente ricostruito insieme a sua moglie, standole accanto, sostenendola e sopportandone rabbia e sbalzi di umore. Ma poi, faticosamente, quel tumore erano riuscite a sconfiggerlo.

Ed ora, che stavano provando con tutte le loro forze ad andare avanti dopo la separazione, riuscendo a fare piccoli passi per continuare a far parte l'una della vita dell'altra, quel tumore stava facendo di nuovo la sua comparsa. Il solo pensiero la rendeva furiosa e a mettere benzina sul fuoco, ci aveva pensato Arizona accusandola di aver avuto una reazione eccessiva, ma in realtà, se avesse potuto seguire il suo istinto avrebbe fatto molto peggio. Obiettivamente Arizona aveva ragione: il fatto che Lauren avesse chiesto espressamente di lei, non la rendeva responsabile della situazione, ma nonostante ciò, Callie non riusciva a pensare razionalmente e nella sua mente continuavano a riproporsi ininterrottamente ormai da ore, quei momenti che l'avevano devastata: la fede di Arizona appesa al petto di quella puttana, l'espressione colpevole di sua moglie, la presa di coscienza per ciò che era appena successo, le urla e le grida che erano giunte dopo pochi istanti. Sentire di nuovo quel nome le aveva sbattuto davanti agli occhi l'immagine di quello schifo. Quel corpo nudo avvinghiato alla sua bellissima moglie, quelle labbra che sentivano il suo sapore e le percorrevano il corpo, quegli occhi immersi in quel meraviglioso oceano azzurro, quelle mani che accarezzavano avidamente la sua pelle morbida e profumata portandola fino al massimo del piacere: quelle mani, quel corpo, quelle labbra e quegli occhi che non erano i suoi.

Per quanto tempo ancora, quella donna le avrebbe perseguitate? Callie si sentiva esplodere. Avrebbe voluto sentire un rifiuto insindacabile da parte del chirurgo pediatrico a quella proposta e invece, si era sentita dire che stava valutando la situazione.

Non voleva crederci! Si rifiutava di farlo! Si sentiva come se le si fosse aperta una voragine sotto i piedi. Sapeva di non aver più nessun diritto nei confronti di Arizona, non poteva più essere gelosa della sua orami ex moglie, ma se centrava quella donna, poteva fare un'eccezione. Com'era possibile che dopo tutto il male che aveva fatto loro, Arizona stava prendendo in considerazione l'ipotesi di rivedere Lauren Boswell!

Erano ore ormai, che quei pensieri tormentavano Callie. Aveva bisogno di risposte e l'unica persona che poteva dargliele era Arizona, ma non aveva nessuna intenzione di riprendere la discussione con lei ripartendo dal punto in cui l'avevano lasciata il giorno prima. Era ancora troppo arrabbiata per parlare; era furibonda con il mondo intero, così decise di lasciarsi tormentare ancora dai suoi dubbi finchè non avesse smaltito tutta la rabbia che aveva in corpo.

'Ciao Callie. Sono arrivata presto stamattina, così ho pensato di aspettarvi qui per salutare Sofia' disse Arizona gentilmente, senza aggiungere altro, mentre scioglieva la sua bambina da quel lungo e forte abbraccio.

'Ciao' rispose Callie sforzandosi di mantenere un tono calmo 'anche lei voleva salutarti, ma ora se non ti dispiace, l'accompagno all'asilo e poi ho un intervento'

'Certo. Allora ci vediamo' concluse la bionda posando un ultimo bacio sulla guancia paffuta della sua bambina e congedandosi dalle due, per poi dirigersi in reparto.

'Se continui a sfregare così, dovremo far chiamare Jackson per farti un trapianto di pelle' disse Meredith rivolgendosi a Callie, che si stava lavando per l'intervento. La mora alzò un sopracciglio 'Sprizzi simpatia da tutti i pori stamattina'

'Stavo per dirti la stessa cosa' ribattè Meredith

'Già, beh. Sono nervosa, ok? Posso essere nervosa?'

'E chi non lo sarebbe al tuo posto? Cavolo: Lauren Boswell!'

'Ecco appunto! E non dire quel nome, mi fa vomitare! Devo parlare con Arizona, ma devo prima sbollire, altrimenti finiremo solo per continuare la discussione dal punto in cui l'abbiamo lasciata ieri'

'Quindi le hai parlato? Dal modo in cui hai lasciato la sala riunioni, avrei scommesso il contrario'

'Mi ha cercato lei per dirmi che deve valutare la cosa. Cioè, ti rendi conto! Invece di rifiutare, sta valutando la cosa! E' incredibile'

'Beh, istintivamente, si è incredibile, ma...'

'Ma?'

'...ma siamo medici e il bene dei pazienti viene prima di tutto il resto'

'Già, lo so' rispose Callie con tono di resa. Le parole dell'amica la stavano aiutando a calmarsi un pò, anche se, accettare l'eventuale decisione affermativa di Arizona, le sarebbe costata davvero tanta fatica. Meredith riconobbe il cambiamento di tono della collega e amica, così si prese la libertà di aggiungere una frase più leggera alla loro conversazione.

'Dai Callie, prendi un tipo come Mark. Se avesse dovuto smettere di collaborare con tutte le colleghe che si è portato a letto, avrebbe cambiato mestiere nel giro di un mese' disse Meredith sorridendo. Sentendo quel nome, Callie si rilassò e si unì al sorriso dell'amica.

'Ti giuro che se potessi andrei a Baltimora a rompere tutte le 206 ossa e le 68 articolazioni di quella donna. Le romperei una ad una, lentamente e meticolosamente, in vari punti, e poi ridendo, me ne tornerei qui a Seattle' disse Callie inclinando la testa e socchiudendo gli occhi fissando il vetro davanti a se, come se stesse vedendo le immagini di ciò che aveva appena detto.

'Potrebbe essere un'idea' disse Meredith sorridendo, prima di aprire la porta che dava alla sala operatoria.

Nel primo pomeriggio, il chirurgo pediatrico avrebbe dovuto operare con la Herman, ma poco prima dell'ora di pranzo, Owen consegnò ad Arizona la cartella clinica arrivata via mail, del paziente della Boswell.

Mancavano ancora un paio d'ore prima dell'intervento, così Arizona decise di approfittare di quel tempo libero per studiare il caso del paziente di Baltimora.

Era seduta in un tavolino parzialmente nascosto da una pianta, in un angolo della mensa. Sorseggiava da una cannuccia la bibita che accompagnava il suo pranzo ed era assorta e concentrata nella lettura degli esami e dei dati clinici di quel piccolo paziente. Leggendo ciò che c'era scritto, si rese immediatamente conto che non avrebbe potuto evitare di partirre per Baltimora. Così fece un respiro profondo e chiuse per un istante gli occhi per rendersi effettivamente conto della decisione che aveva appena preso.

'Ciao, posso sedermi?'

Arizona sollevò lo sguardo dalla documentazione, guardando in viso la donna che aveva già riconosciuto.

'Se intendi parlare civilmente si, altrimenti, come puoi vedere, ho da fare' rispose senza nessuna esitazione.

Callie annuì senza dire nulla. La risposta fredda di Arizona la lasciò per un momento spiazzata, ma in fondo, se lo aspettava visto il modo in cui si erano lasciate il giorno prima e quella stessa mattina nell'atrio.

Arizona fece un cenno con la mano indicando la sedia e Callie prese posto.

'Cosa sono?' chiese la mora tentando di stemperare la tensione che c'era fra loro due.

'E' la cartella clinica del paziente di Baltimora' rispose la bionda fissando negli occhi la donna seduta davanti a lei.

'Oh, e che pensi di fare?'

'Non lo so Callie. Sto esaminando la cartella ora' rispose Arizona mentendo e senza aggiungere altro, capendo subito dove Callie voleva andare a parare. Era sua intenzione parlarle, ma si aspettava almeno delle scuse, visto il modo in cui l'aveva trattata il giorno prima.

'Ok, stavo solo chiedendo. Va beh, senti, forse non è stata una buona idea sedermi qui. Tu hai da fare e la mia presenza non è gradita' rispose Callie alzandosi.

'Beh certo, non mi sorprende' asserì Arizona tornando a leggere la cartella clinica.

'E con questo cosa vuoi dire?' disse Callie mettendo entrambe le mani sul tavolo e fissando Arizona, la quale, sollevò nuovamente il capo e puntò i suoi occhi in quelli scuri della mora.

'Voglio dire che ogni volta che un discorso prende una piega che non ti piace, ti prendi su e te ne vai. Quello che dovevo dirti, te l'ho detto ieri. Perciò, ti ripeto, se hai intenzione di parlarne civilmente puoi sederti di nuovo, altrimenti ho da fare!' rispose Arizona continuando a tenere il suo sguardo puntato sulla donna in piedi davanti a lei.

Callie strinse i pugni sul tavolo così forte da farsi tremare le mani. Istintivamente avrebbe voluto urlare quello che le stava passando per la mente, ma la ragione ebbe la meglio su di lei e le fece fare un respiro profondo. La colpa di quello che stava accadendo, non era di Arizona e l'unica soluzione per tentare di risolvere la cosa era riuscire ad affrontare il discorso civilmente.

Concentrtandosi su questo pensiero, Callie riuscì a calmarsi e si sedette di nuovo. Passò qualche minuto prima che una delle due dicesse qualcosa e Arizona non aveva nessuna intenzione di essere la prima a parlare.

'Senti, il fatto è che ieri è stata una giornata pesante. E sai che effetto mi fa il pensiero di quella stronza' esordì Callie tentanto di spiegare le ragioni del suo comportamento, nel modo in cui era solita fare quando sapeva di avere torto ma non voleva ammetterlo.

'Se ti può consolare, sappi che è stata una giornata pesante anche per me e il tuo comportamento ha contribuito a renderla tale' rispose Arizona rincarando la dose e rispondendo a tono. Voleva essere coerente con ciò che aveva pensato il giorno prima: nulla di ciò che stava accadendo dipendeva da lei e questa volta non avrebbe ceduto al senso di colpa per ciò che era accaduto in passato. Non si sarebbe più scusata per quel tradimento e tantomeno si sarebbe scusata per qualcosa che, almeno per lei, riguardava solo ed esclusivamente il lavoro.

'Lo so. Mi spiace, ho sbagliato' disse Callie, lasciando piacevolmente sorpresa Arizona, per questa sua ammissione di colpa così palese.

'Si, hai sbagliato. Mi hai incolpato di cosa? Di non essere riuscita a rispondere immediatamente ad Owen? Di non aver rifiutato all'istante? Fammi capire Callie. Fammi capire cosa ti ha fatto infuriare così con me'

'Un nome: Lauren Boswell'

'Senti Callie, io non so perchè abbia voluto proprio me...'

'Mi pare ovvio il motivo per cui voglia te' intervenne Callie sarcasticamente, interrompendo Arizona e suscitando in lei un forte fastidio nel sentire quella frase, che manifestò con una gelida occhiata alla mora. Poi riprese il discorso senza soffermarsi sulla provocazione appena ricevuta.

'...non so perchè abbia voluto me, ma per quello che mi riguarda, si tratta solo di lavoro e nient'altro'

Callie scosse il capo e addolcendo il tono, iniziò a spiegare ad Arizona ciò che sentiva veramente.

'Arizona, ieri ho esagerato, lo ammetto e non è stato giusto prendermela così con te. Ma il punto è che abbiamo sofferto parecchio entrambe e adesso che stiamo ricominciando a costruire qualcosa, qualunque cosa sia, vedere ricomparire lei, mi butta addosso di nuovo tutto il dolore e il male che abbiamo affrontato. Per questo ho ragito così'

'Ma tu credi veramente che la cosa non sconvolga anche me? Credi di essere l'unica ad avere il diritto di essere furiosa? Lei è l'ultima persona che vorrei rivedere, ma sono un medico e ho fatto un giuramento. Non posso rifiutare l'assistenza ad un paziente solo perchè ho avuto un coinvolgimento personale con una collega. Prima di decidere cosa fare, ho il dovere di valutare le condizioni del paziente'

'Lo so, siamo medici, ma è più forte di me. Il pensiero di quella donna mi fa perdere il controllo'

'Callie smettila, cerchiamo di non rendere questa situazione ancora più difficile. Ciò che è successo in passato ha ferito entrambe. Ma nè io, nè te siamo più le stesse persone di allora'

Callie annuì. I loro sguardi iniziarono ad addolcirsi e la tensione, lentamente a svanire. Finalmente stavano affrontando quel discorso in modo maturo e, calcolando che il motivo della lite era stato ancora una volta Lauren Boswell, si può dire che stavano facendo passi da gigante.

'Odio litigare con te. Mi fa male' disse Callie dispiaciuta.

'Anche per me è la stessa cosa. Non stiamo più insieme, ma per me è importante la tua opinione, è importante la tua presenza' rispose Arizona dolcemente.

Callie sorrise nel sentire quelle parole. Anche per lei Arizona era importante; lo era sempre stata e il fatto che non stessero più insieme, non significava che i loro sentimenti fossero mutati.

'Senti, dovrei andare. Fra poco ho un intervento e non voglio arrivare in ritardo' disse il chiururgo pediatrico gentilmente.

'Oh, certo' rispose Callie e poi aggiunse 'Ho ancora un pò di tempo, posso accompagnarti in reparto?'

'Certo' rispose piacevolmente sorpresa Arizona e le due si incamminarono verso gli ascensori.

'Ma se andrai a Baltimora, come farai con la specializzazione?' chiese Callie con tranquillità

'Ho già parlato con la Herman di questa eventualità. Dice che non appena avrò deciso, vedremo come organizzarci in modo da poter fare entrambe le cose'

'Devi dare una risposta entro domani, ormai saprai già cosa fare. Cioè, voglio dire, obiettivamente credi che le condizioni del paziente richiedano la tua presenza?'

Arizona sospirò: aveva capito che il tono della domanda di Callie non era polemico ma che, indipendentemente da quanto poteva farle male la risposta, avrebbe voluto essere la prima a venir messa al corrente della situazione. Così, si prese qualche istante prima di rispondere a quella richiesta.

'Si tratta di un caso di cervello protruso, identico a quello per il quale venne lei a Seattle'

'Capisco' disse il chirurgo ortopedico abbassando lo sguardo verso il pavimento 'Quindi partirai' aggiunse con tono di resa, continuando a fissare per terra.

Arizona sospirò e alzò la testa al cielo 'Si Callie, partirò' confermò, abbassando il volto, nello stesso istante in cui Callie sollevò lo sguardo da terra.

Gli occhi delle due donne si incontrarono e rimasero fissi gli uni negli altri. Sui loro volti e nelle loro espressioni non vi era più rabbia ma la consapevolezza, seppur dolorosa, che nelle settimane a venire qualcosa fra loro sarebbe ulteriormente e definitivamente cambiato.

Callie accennò un debole ma sincero sorriso, al quale Arizona rispose all'istante. Il suono dell'arrivo dell'ascensore le fece muovere verso il suo interno. Le porte si chiusero e il macchinario iniziò a muoversi lento verso il piano di Arizona. Fra loro calò un assordante silenzio.

Callie si girò, cercando ancora una volta gli occhi di Arizona, la quale, sentendo il brivido provocato dalla donna accanto a lei, si voltò rispondendo a quella tacita ricerca. I loro cuori battevano all'unisino. Non servivano parole. Entrambe sapevano cosa stava provando l'altra. Amore. Paura. Dolore. Amore.

Quel silenzio stava togliendo loro il respiro. Entrambe avevano bisogno di respirare.

Si avvicinarono. Lentamente. Guardandosi.

Arizona abbassò le palpebre, non voleva che Callie si accorgesse che i suoi occhi si stavano riempendo di lacrime.

Ma Callie capì.

Il suo tocco delicato sfiorò la spalla di Arizona e lentamente scivolò sulla schiena. Si avvicinò piano a lei, con dolcezza e la cinse forte fra le sue braccia.

Arizona rimase immobile per qualche istante, inebriata dalle indescrivibili sensazioni che stava provando, finchè le sue emozioni ebbero la meglio sulla ragione. Abbattè le barriere e strinse le braccia attorno alla vita di Callie appoggiandole la testa sulla spalla. In quel preciso istante, solo per quell'istante, si sentì al sicuro e non riuscì ad arginare le lacrime.

Callie la sentì tremare e la strinse a se ancora più forte chiudendo gli occhi con ferocia; avrebbe voluto tenerla fra le sue braccia per sempre. Avrebbe voluto fermare il tempo. Li, in quel momento perfetto.

Non stavano tornando indietro. Non stavano ricominciano. Callie non era più l'àncora di Arizona. Arizona stava imparando ad essere l'àncora di se stessa.

Stavano solo respirando.