12. IL PIANTO DI SIGYN
Loki percorse fiero il lungo corridoio che collegava le sue stanze alla sala del trono. Le sue pallide dita stringevano con forza la lancia del padre e la sua armatura d'oro illuminava il ballatoio di riflessi verdi e dorati.
'Asgard è tua. Rendi orgoglioso tuo padre. Mio re.'
Le parole della madre gli risuonavano nella testa e gli scaldavano il cuore. Alla fine lui, il figlio dimenticato, sedeva sul trono di Asgard amministrando il potere che per anni era stato tra le mani di Odino. Alla fine lui, l'orfano, era stato elevato a modello di giustizia e saggezza ed ora ogni cosa sarebbe andata come voleva. Nel suo nuovo regno non ci sarebbe stato posto per la debolezza di Odino né per la sfrontatezza di Thor. No, lui sarebbe stato diverso da tutti gli antichi re e si sarebbe posto come una pietra miliare nella storia dei Nove regni.
Loki sostò un momento ai piedi del trono del padre guardandolo con il timore e il rispetto di quando era bambino e aveva ascoltato insieme a Thor le promesse di Odino.
'Entrambi siete nati per essere Re'
Aveva detto un giorno l'anziano padre, ed ora Loki era re.
Loki cominciò a salire i gradini che portavano al trono d'oro ripetendo tra sé e sé il giuramento dei re.
'Giuro di sorvegliare i Nove regni'
Con pesantezza il giovane principe salì il primo gradino
' Giuro di preservare la pace.'
Salì ancora.
' E giuro di mettere da parte qualunque ambizione egoista e di prodigarmi per il bene dei Regni.'
Loki salì l'ultimo gradino e sostò davanti al trono prima di sedersi. Al contatto con il freddo metallo della seduta il suo corpo fu percorso da un tremito e impacciato il giovane appoggiò le esili braccia sui possenti bracciali del trono. Una sensazione di onnipotenza lo pervase facendogli gonfiare il petto di orgoglio, il fanciullo che giocava ai piedi del trono si dileguò e il principe spensierato che era stato divenne un re sulle cui spalle pendeva una grave responsabilità.
- Padre degli Dei, dobbiamo parlare con te urgentemente.-
Loki alzò gli occhi guardando con fierezza lady Sif e i tre guerrieri. Come gli sembravano piccoli ed insignificanti da lassù. Per anni aveva combattuto al loro fianco e malgrado i loro continui scherni era arrivato ad amarli come un fratello.
- Miei amici…-
La sua voce era rotta per l'emozione.
- Dov'è Odino?-
I quattro compagni si guardarono disorientati cercando di capire se fosse reale o se si trattasse dell'ennesimo scherzo di Loki.
- Mio padre è caduto nel Sonno di Odino.- La voce del re era ferma e seria- Mia madre teme che non si risvegli più.-
- Vorremmo parlare con lei.-
- Si rifiuta di lasciare il capezzale di mio padre. Potete rivolgere la questione urgente a me… - Loki si alzò in piedi guardando con alterigia i compagni e si pentì di non avere la voce possente ed autorevole del padre- Il vostro re.-
Sif e i tre guerrieri si scambiarono rapide occhiate indecisi sul da farsi. Loki sul trono. Odino caduto nel sonno. Thor esiliato. Le cose per Asgard si stavano mettendo male senza che loro potessero fare qualcosa per impedirlo. Uno ad uno i quattro si inginocchiarono titubanti tenendo lo sguardo fisso su Loki.
-Mio re, - Sif prese la parola cercando di sfoderare tutta la dolcezza di cui era capace – la nostra richiesta è di porre fine all'esilio di Thor.-
Loki tergiversò un momento, poteva far tornare il fratello, come re di Asgard aveva il potere per fare questo e molto, molto di più, ma riammettere Thor su Asgard avrebbe significato mandare a monte i suoi piani. No, Thor doveva restare su Midgard il tempo necessario per distruggere Jotunheim.
- Il mio primo ordine non può contraddire l'ultimo del Padre degli dei. Siamo sull'orlo di una guerra con Jotunheim. Il nostro popolo ha bisogno di stabilità per sentirsi al sicuro in questi tempi difficili.- Loki avanzò verso i suoi compagni impugnando saldamente la lancia del padre -Dobbiamo restare uniti per il bene di Asgard.-
Sif e i tre guerrieri si guardarono scettici, conoscevano bene Loki e sapevano che non gli importava di nessuno a parte se stesso.
- Sì, certo.-
Fandral afferrò per il braccio Sif impedendole si scagliarsi contro Loki.
- Attenderete la mia parola.-
- Se posso,…- questa volta era stato Volstagg a parlare - supplico l'indulgenza di vostra Maestà nel riesaminare la questione.-
- È deciso.- Loki sbatté la lancia contro il pavimento e si voltò facendo intendere che per quanto gli riguardava la questione era chiusa.
Sif e i suoi compagni si guardarono e senza aggiungere altro lasciarono la sala del trono.
- Sif-
La giovane si voltò e guardò Sigyn scoccandole il suo sguardo più freddo.
- Tutto bene?-
- Non lo so, a te cosa pare?- Sif scostò con una spallata Sigyn togliendosela dai piedi e continuando la sua marcia.
- Perdonala Sigyn. Il nostro incontro con Loki non è andato come sperava e sai com'è Sif quando non ottiene quello che vuole.- Fandral si avvicinò alla fanciulla appoggiandole con garbo la mano guantata sulla spalla – Abbiamo chiesto a Loki di porre fine all'esilio di Thor, ma lui ha rifiutato.-
- Perché? Loki ama Thor e sente la sua mancanza quanto noi tutti.-
- Dice che è per il bene di Asgard.- il giovane guardò poco convinto e sconsolato Sigyn.
- Forse dovremmo raggiungere Sif.- Hogun si intromise nella conversazione – È sconvolta e solo le stelle sanno cosa potrebbe combinare.-
I tre guerrieri si inchinarono leggermente e si lanciarono all'inseguimento di Sif.
Sigyn attese che il trio voltasse l'angolo e decisa a fare chiarezza sulla faccenda entrò nella sala del trono.
- Ho incontrato lady Sif e i tre guerrieri.- Sigyn avanzò sicura fino al trono senza abbassare lo sguardo – Che cosa gli hai detto?-
- Avevano una richiesta che non potevo esaudire.-
- Lasciateci per favore.- la ragazza si rivolse alle guardie che aspettarono un segno del loro re per lasciare la stanza.
- Loki, cosa sta succedendo qui?-
Loki depose l'elmo e la lancia sul trono e si avvicinò a Sigyn tentando di accarezzarla.
- Sei diverso e mi spaventi.-
Il re si bloccò e guardò serio l'amica.
- Ti spavento?-
- Sì.-
Loki scosse la testa ridendo.
- Che cosa ti hanno chiesto Sif e i tre guerrieri?- la voce di Sigyn aveva perso ogni traccia di affabilità e dolcezza.
- Niente.-
- Non è vero.-
- Volevano che riammettessi Thor su Asgard.-
- Lo puoi fare adesso, sei o non sei il re?-
- Non posso.-
- No.- Sigyn avanzò minacciosa verso Loki che arretrò – Non vuoi, la cosa è completamente diversa.-
Loki deglutì impacciato.
- Guardami e dimmi che non è in tuo potere far tornare Thor.-
I due si guardarono a lungo negli occhi finché Loki non dovette abbassare sconfitto lo sguardo. Sigyn sapeva leggere la verità nascosta nei suoi occhi smeraldo e questo lo innervosiva e consolava allo stesso tempo, con lei non erano mai state necessarie tante parole, alla ragazza bastava un'occhiata per capire cosa non andasse e portare alla luce tutte le trame e i segreti del dio degli inganni.
- Perché dovrei riportare mio fratello ad Asgard, dimmelo! Guarda cos'ha combinato! È colpa sua se ora siamo in guerra con Jotunheim, lo hai dimenticato?-
La voce di Loki era carica d'ira, Sigyn lo stava mettendo alle strette e non poteva permettersi passi falsi.
- Tu hai suggerito a Thor di andare a Jotunheim.- Sigyn avanzò ancora certa di aver messo in trappola il dio degli inganni – Ed ora incolpi lui di una guerra che tu per primo hai voluto e cercato.-
- Taci!- Loki scattò in avanti e i suoi occhi fulminarono Sigyn – Taci! Vulvetta lamentosa e molesta! Ne ho abbastanza di te! Io sono il tuo re!-
Sigyn indietreggiò impaurita e ferita.
- Come mi hai chiamato?-
L'espressione rabbiosa sparì dal volto di Loki. Come riprendendosi da un incubo il giovane si avvicinò a Sigyn cercando di abbracciarla, ma la ragazza si ritrasse schiva.
- Chi sei tu?- il volto della fanciulla cominciò a rigarsi di lacrime.
- Sigyn, mi dispiace. Io non volevo mancarti di rispetto.-
- No Loki, tu volevi. Volevi ferirmi e ci sei riuscito.-
Loki si passò una mano tra i capelli cercando di controllare il turbamento e le lacrime che gli stavano salendo dagli occhi.
- Sigyn, per favore.- il ragazzo si avvicinò ancora e per un attimo Sigyn rivide il compagno e il complice con cui aveva condiviso l'infanzia e la giovinezza – Non te ne andare. Ho bisogno di te.-
- No Loki, tu non hai bisogno di me.- la ragazza si inchinò profondamente – Mio re.-
E così dicendo corse via piangendo addolorata per la perdita del suo migliore amico.
Loki rimase ammutolito a guardare la giovane scappare e restò immobile anche dopo che se ne fu andata. Qualcosa dentro di lui si ruppe e nel freddo vuoto del suo cuore il principe sentì i passi svelti e leggeri di Sigyn e i suoi singhiozzi disperati.
A passi lenti e stanchi Loki tornò sul trono del padre e fissò il suo riflesso nell'oro del pavimento. Malgrado il bell'aspetto era veramente il mostro da cui i genitori mettevano in guardia i propri figli la notte e la freddezza con cui aveva spezzato il cuore di Sigyn ne era la prova.
Il giovane si portò una mano al volto e silenziosamente pianse fino ad annegare nelle lacrime il proprio dolore.
CONTINUA …
