Castle era a New York da un'ora, era arrivato all'alba, avrebbe aspettato la sera per andare al magazzino nei docks. Doveva trovare un posto per riprendere un po' le forze e riflettere, aveva la sensazione che gli sfuggisse qualcosa in tutta quella storia, ma non si sentiva lucido, gli venne in mente il suo ufficio all'Old Haunt, il locale che aveva acquistato anni prima alla fine di un caso che li aveva riportati all'epoca del proibizionismo. Poteva entrare dal passaggio segreto e usare indisturbato il suo ufficio. Nessuno aveva la chiave, tranne lui. Sarebbe stato al sicuro per un po'.
Non appena fu entrato nel vecchio ufficio di legno trasse un profondo respiro, aria di casa finalmente! Si diresse al piccolo bagno che aveva fatto rimettere a posto, fece scorrere l'acqua, gli serviva gelida, ne prese un po' con le mani e se la buttò in faccia, quando riaprì gli occhi vide un ombra dietro di sé, si immobilizzò pensando che fosse finita prima ancora di iniziare, poi la voce dell'uomo che gli stava alle spalle lo tranquillizzò, ma lo fece anche andare su tutte le furie – ciao Rick, sono io – Rick lasciò cadere le braccia lungo i fianchi, si girò lentamente – ciao papà ci si vede sempre più spesso – contrasse la mascella ripensando al loro ultimo incontro, li aveva usati, aveva usato lui e Kate per una sua missione finita con un omicidio irrisolto e Rick quella volta aveva capito chi fosse veramente la sua Famiglia e aveva messo una pietra sopra a Jackson Hunt – ho una cosa in più da farmi perdonare…Rick- la lista è lunga papà, una più una in meno, che differenza vuoi che faccia – scrollò le spalle, come se volesse liberarsi da un fastidio, poi però alzò il tono della voce – si tratta solo di avermi messo deliberatamente in pericolo di vita e con me la donna che amo! Perché non mi hai detto nulla mesi fa, eri nel mio letto ferito, noi ti stavamo aiutando, avresti potuto confidarmi che ero invischiato in una cosa che stava riesplodendo no! Sapere forse mi avrebbe aiutato! Sarei stato pronto quando quei ceffi fossero venuti a cercarmi! E poi scusa, Jackson Hunt, ma ancora non ho ben compreso quali segreti stiamo proteggendo, a chi giova che vengano fuori a voi o al Paese? E chi danneggerebbero? Gente che vent'anni fa era al potere come potrebbe esserlo ora! A che gioco state giocando tu e John?!- aveva il fiato corto per quanto aveva gridato, in quelle parole c'era tutto il dolore e la frustrazione nel trovarsi in una situazione dove bene e male, giusto e sbagliato si confondevano ad ogni nuova informazione che otteneva, e poi c'era Kate, l'aveva lasciata addormentata dai tranquillanti in un battello, non aveva idea di cosa le fosse successo, sapeva solo che era la donna più coriacea, in gamba e maledettamente scaltra che avesse mai incontrato e in queste sue doti sperava disperatamente.
- sai papà ho anche pensato di dare il chip a quel 'Capo' e uscire da questa storia una volta per tutte, perché dovrei continuare il vostro lavoro fammi capire, me lo devi!.
La vecchia spia abbassò lo sguardo, non era un uomo di molte parole ma in questo caso usò quelle giuste che fecero breccia nel cuore di Rick – perdonami se non ti ho saputo proteggere, anche da lontano era l'unica cosa che ho sempre pensato di poter fare per te Martha e Alexis…e ho fallito – fece una lunga pausa poi riprese con fermezza - per quanto riguarda questa storia io non posso obbligarti a fare nulla, posso solo dirti che è più complicata di quello che sembra, io ho compreso alcune cose solo in questi ultimi mesi, c'era qualcosa che mi sfuggiva ora credo di aver capito… 'Cerbero'… - mormorò fra sé- devi vedere con i tuoi occhi poi deciderai tu cosa fare Rick ed io sarò con te. La falsa identità che Sophia ti ha cucito addosso potrebbe rivelarsi utile per l'ultima fase della nostra missione, le prove sono nascoste in un vecchio server dello scantinato b1 del palazzo centrale dell'Agenzia, ma non possiamo semplicemente prenderle e pubblicarle, sono passati troppi anni, in questo hai ragione, ma non nel senso in cui credi. Trovammo le tracce di una persona che si faceva chiamare il Capo, già vent'anni fa, ma i nostri dati parlavano di un nodo secondario della rete, eppure era un nodo molto attivo perché già allora aveva agganci tali per cui fu avvertito della nostra missione fantasma e reclutò Sophia per metterci i bastoni fra le ruote, poi quella donna diabolica tradì sia noi che lui nascondendo il chip per rivenderlo. La piega che presero gli eventi, il fatto che nessuno dei personaggi coinvolti conoscesse l'ubicazione di tutti e due i microchip all'inizio fece il gioco del 'Capo' che anche se non poteva mettere mano sulle prove per distruggerle, sapeva che nessun'altro avrebbe potuto usarle contro di lui e i suoi capi del tempo. Oggi sembrerebbe esserci lui al vertice, ma c'è sempre stato qualcosa in questa storia che non mi ha mai convinto del tutto, ci sono documenti, trascrizioni di telefonate, email che rimandano tutte al 'Capo', ma sono incongruenti tra loro, è come se questo tizio potesse stare in due o tre posti diversi contemporaneamente, le prove, ovviamente si fermano a vent'anni fa, ad essere sincero Rick non sono sicuro che il tizio con cui Sophia si scambiò quelle email sia la stessa persona che ha assoldato quei mercenari per rapirti, per prenderlo bisogna farlo venire allo scoperto, e tu sei l'esca perfetta.
Rick non aveva ascoltato l'intero discorso, non ne poteva più di sentire storie su microchip e spie che si rincorrono, lasciò che la voce di suo padre rimanesse in sottofondo mentre i suoi pensieri avevano preso il sopravvento, ma quando si sentì chiamare esca si destò all'improvviso – quindi io sarei un 'esca perfetta', ecco cosa sono…- Jackson non fece una piega – si Rick tu sei l'unico che può farlo uscire allo scoperto, te lo ripeto non posso obbligarti ti propongo questa soluzione: recuperiamo il secondo chip, andiamo al server, d'avanti a John mi sarà più facile spiegarti... Esamina le prove, Rick, e poi deciderai- si voltò verso il passaggio segreto alzò la testa come per ammirare l'ambiente e poi disse – bel posticino Rick, mi sarebbe piaciuto bere con te un bel whiskey qui sotto…andiamo ora non c'è tempo da perdere - Castle lo seguì, non aveva scelta.
Il convoglio dei suv era entrato a New York da circa mezz'ora, Kate non aveva più proferito parola dopo la telefonata tra Burnov e il Capo. Come avevano fatto a sapere del magazzino? Pensava fossero diretti ai docks, quindi rimase sorpresa quando i suv passarono il cancello di una grande tenuta – tu scendi qui donna – sentenziò Burnov, Kate cercò di ribattere – se andate a prendere Castle voglio esserci, me lo devi Michail, voglio avere la mia parte in questa missione – Burnov fu irremovibile – no donna tu aspetterai qui, lo preleveremo noi D.S., avrai il tuo spazio, non ti preoccupare… - e così dicendo gli sfiorò la guancia provocando un senso di nausea in Kate che lo dissimulò con un sorriso poco convinto, Burnov lo intese come delusione al suo rifiuto di portarla con sé.
Fu accompagnata in una lussuosa stanza da uno degli uomini di guardia, avrebbe dovuto attendere lì lo sviluppo della situazione. Mentre la porta si chiudeva alle sue spalle si chiese se fosse veramente un'ospite o una prigioniera. Cercò una possibilità di contatto con l'esterno, doveva riuscire a chiedere rinforzi, sarebbe stato difficile uscirne da sola. Nella stanza non c'era telefono, ovviamente, avrebbe dovuto cercare altrove… si decise ad uscire dalla stanza. Provò ad azionare la maniglia pensando di trovarla chiusa, la porta invece si aprì, buon segno, forse le sue doti di recitazione erano più convincenti di quanto credesse, si erano veramente bevuti la storia di Aalina! S'incamminò nel corridoio in cerca di stanze aperte, una guardia la intercettò quasi subito – dove sta andando, Burnov ha detto che deve rimanere nella sua stanza fino al suo ritorno… - si lo so hai ragione ma Burnov mi ha detto che avrei potuto usare uno dei vostri laptop per inviare un messaggio al mio contatto – ostentò una sicurezza tale che la guardia non osò controbattere. Da quello che aveva visto quando erano scesi dal suv quella donna fantastica e Burnov sembravano essere più che alleati, pensò che l'ex-sergente l'avrebbe ammazzato se avesse disobbedito ad un suo ordine figuriamoci se era inerente alla sua amante. – Ecco può usare questo e le indicò un portatile acceso dentro ad uno studio, Kate entrò e si sedette, non lo degnò neanche di uno sguardo come se quello fosse un atto dovuto ad una sua superiore, la guardia non fece una piega e proseguì il suo giro. Kate doveva trovare il modo di mandare un messaggio ai Brò senza che potesse essere rintracciato, non poteva usare la posta elettronica nè i comuni social, poi si ricordò di un sistema che avevano messo a punto insieme a Castle per salvare ed inviarsi i documenti delle loro ricerche su Bracken, alla fine della storia l'avevano fatto vedere anche ai due detective. Era un sistema di archiviazione virtuale, si accedeva mediante un indirizzo ftp che richiedeva user namee password, non lasciava tracce immediatamente rilevabili e bastava cancellare l'accesso dalla cronologia, non c'erano riferimenti anagrafici o altro, era perfetto. Kate salvò nella cartella virtuale un file di testo, poi chiuse tutto e cancellò le tracce. Si fermò per un attimo a fissare lo schermo, ora doveva sperare che i due detective ancora usassero quello spazio virtuale per archiviare le loro indagini e che si imbattessero nel suo file… sembrava più un tentativo disperato che un piano ben congegnato.
Tornò nella sua stanza e pregò che quella storia finisse al più presto, sorrise amaramente tra sé ripensandosi a quattro giorni prima, vestita con l'abito da sposa di sua madre pronta a legarsi con quell'uomo meraviglioso che ora era da qualche parte nei docks di New York a giocare una partita a cui non aveva chiesto lui di partecipare.
Trovare la cassetta fu molto più facile di quello che si aspettavano, dalla sua memoria riemersero ricordi precisi di dove si trovasse il magazzino e individuare la scatola giusta che la nascondeva fu un gioco da ragazzi. Rick avrebbe voluto aprirla subito e prendere il microchip, ma Hunt gli consigliò di portarsi via la cassetta, così se fosse caduta nelle mani sbagliate prima che fossero arrivati al server, nessuno avrebbe potuto aprirla.
Stavano per richiudersi il magazzino alle spalle e risalire sull'auto quando furono accerchiati da tre SUV neri, dai finestrini iniziò una pioggia di fuoco, Jackson estrasse la pistola e rispose al fuoco, spinse Rick verso la macchina ma i proiettili arrivavano da tutte le parti, si accorse all'ultimo istante che una mitraglietta puntava diretta verso il figlio, si buttò addosso a Rick per coprirlo e fu centrato al petto.
Caddero entrambi a terra, Hunt respirava a fatica, sapeva di essere giunto alla fine, Rick lo adagiò sul terreno si tolse la giacca e cercò di premerla sulla ferita ma l'emorragia non si arrestava. Gli uomini che avevano sparato si stavano avvicinando, Hunt prese Rick per il braccio e lo attirò a sé –…Rick…trova la verità ti prego…attento… Cerbero - si Hunt, papà… te lo prometto – riuscì a dire Rick stravolto – questa volta ce l'ho fatta a pro..teggerti, mi dis..pia..ce ta..nto figliolo…- poi la luce dei suoi occhi si spense, Rick non ebbe neanche il tempo di chiudergli le palpebre, lo presero alle spalle colpendolo violentemente alla nuca. L'ultima cosa che vide fu il corpo di suo padre abbandonato sul molo e giurò che non sarebbe morto invano. Burnov prese la cassetta, la studiò qualche secondo, poi prese la mano di Rick che giaceva svenuto a terra e la passò sullo scanner, si senti un bip, impronte riconosciute, poi accostò lo scanner oculare al viso dello scrittore, gli aprì a forza la palpebra e la scansione oculare ebbe successo, altro bip, ma la cassetta non si aprì, sul display comparve la richiesta di inserimento password. Burnov gridò esasperato verso la notte poi ordinò di caricare Rick su uno dei suv – per stanotte rimani vivo scrittore!-
