11 giugno 1774

In due mesi molte cose erano cambiate, anche se continuava a vestire abiti maschili erano una moglie, ormai. Luigi XV era morto di vaiolo e Luigi XVI e Maria Antonietta erano i nuovi regnanti di Francia. Per l'incoronazione una folla festante era scesa per le strade di Parigi e i nuovi sovrani erano stati accolti dagli applausi dei loro sudditi.
Quella sera stessa era stato indetto un grande ballo in onore del nuovo re e lei come Comandante delle Guardie Reali doveva presenziare. Come sempre André era andato con lei, mentre prima in veste di attendente qualche volta la lasciava sola, ora era diventato praticamente la sua ombra.
Durante il ballo si era allontanato ed ora stava amabilmente conversando con alcune dame. Oscar si era appoggiata ad una delle colonne ed osservava la scena annoiata mentre sorseggiava del vino rosso, la sua attenzione fu attirata da alcune voci femminili dietro la parete.
- Avete visto quant'è bello il conte de Jarjayes – la voce sembrava appartenere ad una giovane donna.
- Decisamente il comandante Oscar è molto fortunata. Vorrei averlo io come marito – risatine sciocche accompagnarono il commento.
- Scommetto che la nostra Oscar non si è neanche resa conto dell'avvenenza di suo marito – una terza voce si era unita al pettegolezzo.
- Secondo me il matrimonio non è stato consumato – di nuovo la prima dama aveva preso la parola – Come può un uomo così bello aver sposato una donna che si veste come un uomo?
- Io ero presente alle nozze. Si è presentata in alta uniforme.
Le risatine continuavano intervallate da alcuni commenti piccanti, Oscar si scostò infastidita dalla colonna e si diresse verso André. Il ragazzo era così preso dalla conversazione che non parve accorgersi del suo arrivo, continuando a chiacchierare amabilmente.
- Non potreste darmi qualche lezione di equitazione, conte? – una ragazza mora sbatteva ostentatamente le ciglia – Vorrei diventare brava come vostra moglie.
- Anche se vi dessi lezione, madamigella, dubito che arrivereste ai suoi livelli. In Oscar, la grazia nel cavalcare è qualcosa di innato – André fece un inchino alle dame – Ed ora se volete scusarmi, signore, credo che mia moglie sia pronta per ritirarsi.
Si girò sorridendole, con uno sguardo divertito negli occhi. Sembrava quasi compiaciuto di tutte le attenzioni di quelle giovani donne, indaffarate ad attirare un suo sguardo.
- Vogliamo andare? – Oscar si voltò senza aspettare risposta e si incamminò verso l'uscita.
- Certo, effettivamente si sta facendo tardi – convenne lui seguendola.

Erano appena tornati e André continuava a sghignazzare alle sue spalle. Oscar cercava di trattenere la rabbia, decisamente quella serata era destinata a peggiorare ulteriormente.
- Ti ha scambiata per un uomo e ti ha chiesto di comprarla per una notte – André continuava a ridere.
- Smettila! – erano arrivati davanti alla porta della camera di lei – Divertente molto divertente!
- Dai stavo scherzando, cerca di vedere il lato comico – cercò di rabbonirla lui.
- Per me è normale essere scambiata per un uomo, sarebbe strano il contrario. Chi può pensare che io sia una donna? – c'era amarezza nella sua voce mentre attraversava la porta e si accingeva a chiuderla – Buonanotte André.
Non aspettò neanche che lui ricambiasse il saluto, chiuse la porta e vi si appoggiò contro con la schiena. Già era difficile mandare giù tutti i commenti che aveva sentito a palazzo sul suo matrimonio, su come avesse sposato un uomo avvenente e come lui fosse costretto a dividere la vita con lei. Oltre a ciò, quando avevano lasciato la reggia, lui aveva proposto di andare a Parigi a bere qualcosa e così erano stati fermati da una ragazzina. Quella ragazza l'aveva fissata scambiandola per un uomo e le aveva proposto di comprarla per la notte, resasi conto dell'errore era scoppiata a piangere e Oscar le aveva donato una moneta d'oro.
André aveva trovato estremamente divertente tutta la scena, come se le umiliazioni che aveva subito quel giorno non fossero abbastanza. Per non parlare del fatto che da quando si erano sposati avevano diviso lo stesso letto solo la prima notte di nozze ed anche allora non era successo niente.
Sbuffò spazientita e lasciò l'anticamera per rifugiarsi nel suo letto e poter dimenticare quella serata. Si spogliò nella penombra, non avendo acceso neanche una candela nella camera, che veniva rischiarata leggermente dalla luce proveniente dal camino. Mentre stava per infilarsi la camicia da notte, colse la propria immagine nello specchio e si soffermò sul riflesso del proprio corpo.
Lei era stata cresciuta come un uomo, vestiva e parlava come un uomo, era normale che nessuno in lei vedesse la donna. I nobili che la scrutavano a corte, era più che altro attratti dall'ambiguità della sua persona.
Era normale per lei essere scambiata per un ragazzo, fino a qualche tempo prima non ci faceva neanche caso. Allora perché la cosa la feriva ora? Si infilò la camicia in fretta, distogliendo lo sguardo da quel corpo di donna.
Sicuramente avrebbe passato ancora tante notti così da sola, senza nessuno che la tenesse fra le braccia. Erano pensieri che non aveva mai fatto, ma ultimamente si trovava sempre più spesso a fare considerazioni sulla sua sessualità e su come appariva agli altri.
Ricordava i commenti delle dame al passaggio di André. Probabile che almeno lui avesse qualcuno che gli scaldava il letto di notte, era una cosa normale visto che lui era veramente un uomo. Quel pensiero la infastidì ancora di più e sentì una fitta allo stomaco all'evocazione dell'immagine del suo amico fra le braccia di qualche bella cortigiana.
Si chiese cosa diavolo stesse succedendo in lei. Si rigirò nel letto senza riuscire a dormire, mentre mille domande le si affollavano nella mente, sfortunatamente non trovava nessuna risposta convincente.

Parigi, 1762

La donna, pallidissima e visibilmente debole, era adagiata sul letto in una camera spoglia al piano terra di uno stabile fatiscente di Parigi. Era una di quelle costruzioni umide e malsane che costituivano l'architettura tipica dei quartieri poveri e malfamati, ma la donna era fiera e composta, mentre la malattia la stava lentamente consumando.
La sua visitatrice prese una sedia e si mise accanto al giaciglio, continuando a soppesare la camera stranamente ordinata e pulita, visto come appariva lo stabile da fuori. Sorrise pensando che l'orgoglio della sua amica non le avrebbe mai permesso di vivere in un'ambiente trasandato e sporco. In questo era come sua madre, sempre pronta a pulire e rassettare perché tutto sembrasse immacolato.
C'era da dire che la vecchia Marron aveva vita più facile a palazzo Jarjayes, vista la schiera di cameriere pronte ad aiutarla nel compito. Invece Annette faceva tutto da sola, nonostante la malattia che ormai la costringeva a letto quasi tutto il giorno. Aveva persino rifiutato il suo aiuto economico o la proposta di farla curare dal medico che seguiva i marchesi de Brennon.
- Come ti senti oggi?
- Potrei risponderti, ricordando le regole dell'etichetta, che mi sento meglio o che non è il caso di parlare della mia salute – rispese Annette con uno sorriso amaro – Ma ora non posso più permettermi certe cerimonie. Gerardine, sto morendo.
- Non dire così… - la donna mora era sull'orlo delle lacrime.
- Ascoltami, ti prego. Io ho bisogno di dirlo, non posso più negare la situazione. André presto rimarrà solo – così dicendo fissò la porta, come se il bambino dovesse rientrare da un momento all'altro – Devo chiederti un ultimo favore.
- Tutto quello che vuoi – Gerardine continuava a fissarla con gli occhi umidi.
- So che tu non potresti mai prendere André con te, ma, forse, potresti portarlo da qualcuno di fidato. Voglio andarmene sapendo che mio figlio sarà al sicuro.
- Non preoccuparti, lo porterò da tua madre e farò in modo che rimanga a palazzo Jarjayes.
- Tuo fratello non lo permetterebbe mai.
- Non preoccuparti di questo, so io come convincere Auguste. Te l'ho giurato la prima volta che l'ho tenuto in braccio. Lo terremo al sicuro, non permetterò che gli succeda qualcosa di male.
- Spero che tu riesca a convincere il Generale. Io sono stata felice lì – si appoggiò sui cuscini, visibilmente provata da quell'incontro.
- Ora tu pensa solo a riposare e cerca di stare al caldo – prese il cestino che aveva lasciato sul tavolo – Ho portato qualcosa da mangiare e qualche moneta, dovrebbero bastare fino alla mia prossima visita.
- Gerardine… ti prego, non abbandonare mio figlio.
- Mai, amica mia.
La marchesa le afferrò le mani e se le portò al viso, mentre lasciava finalmente cadere le lacrime che aveva trattenuto dal momento che era entrata in quella casa.

Continua…