Capitolo 12
L'Heda si sedette pesantemente sul trono. Indra si avvicinò al cancello per farci entrare nella sala.
Raggiunsi Lexa, imitata da Bellamy. Eravamo in piedi al suo fianco, mentre i Capi Clan ora erano davanti a lei.
Molti dei Generali erano feriti ma sembravano non badarci.
- Heda, siamo dinnanzi ad un tradimento senza pari.
Disse uno dei Generali.
- Tali azioni ci hanno mostrato insubordinazione e sfrontatezza. Deve essere punita!
Aggiunse un Capo Clan che sembrava avere, tra tutti, più anni alle spalle.
- Un'umiliazione unica.
- Siete stata troppo clemente a lasciarla andare.
- Io l'avrei eliminata.
- Voglio il loro sangue a bagnare la mia lama!
- Metterci contro i nostri fratelli…
- Oltragioso!
I commenti negativi rivolti alla Regina e al suo seguito erano molteplici.
Un brusio senza fine si udiva nella sala.
Lexa sospirò.
- Quanto ancora, i nostri popoli, dovranno soffrire per la sua sete di potere?
Chiese il più giovane dei Generali.
- Spiacente Heda ma non sono più in grado di sopportare tutto ciò.
Aggiunse un altro Capo Clan.
- Se non agite voi, lo faremo noi personalmente.
- Ora basta!
Gridò Lexa alzandosi di scatto dal trono.
Il silenzio calò nella sala.
- Come ho detto in precedenza, un motivo valido mi lega al suo rilascio. Lei sa qualcosa che noi ignoriamo.
Disse l'Heda per poi tornare a sedersi.
- Ho il motivo di credere che sia importante per le nostre vite…altrimenti i vostri fratelli non vi avrebbero tradito.
- Questo tradimento da parte loro non ha alcun senso.
Sbottò uno dei Generali.
- Invece ce l'ha.
Dissi attirando l'attenzione di tutti su di me.
- Spiegati fanciulla.
Mi spronò un Capo Clan.
- Ha senso principalmente per due motivi. Premetto che queste sono solo mie supposizioni.
Primo: probabilmente, quella donna ha trovato un qualcosa di potente da usare a proprio vantaggio. Se ciò fosse in qualche modo pericoloso, parlandone alla Coalizione, avrebbe solo ottenuto dissensi. Così facendo, non se ne sarebbe potuta servire per salire al potere…che, da ciò che abbiamo visto, sembra starle molto a cuore.
Alcuni brusii si levarono nella sala.
Lexa alzò una mano richiamando i Generali al silenzio.
- Secondo?
Mi chiese poi l'Heda invitandomi a continuare.
Deglutii, non sapevo come procedere senza che qualcuno di loro si offendesse. Parlare della famiglia è sempre una cosa assai delicata.
- Secondo…beh…i fratelli, si sa, vivono nell'ombra. Per questo motivo sono facilmente circuibili…soprattutto se guerrieri… il cui valore viene sottovalutato o sminuito a…beh…a semplice guardia del corpo.
Sul viso dei Generali lessi rabbia mista a odio. Ne ebbi paura.
Mi feci più vicina al trono di Lexa. Sentii Bellamy imbracciare il fucile.
- Come abbiamo fatto a essere così stolti!
Disse uno dei Capi Clan.
- Così ciechi.
Aggiunse il più giovane.
- Se solo mi aveste ascoltato!
- Noi ascoltare te? E perché mai!
- Era da svariate lune che temevo accadesse. Vi avvertii a suo tempo.
I toni si alzarono e i Generali iniziarono a inveirsi contro.
- Signori!
Urlò Lexa richiamandoli all'ordine.
- Concorderete con me, che il tempo scorre contro di noi. Ci incolpiamo l'un l'altro per cosa? Un tradimento che sapevamo prima o dopo sarebbe avvenuto? Guardatemi negli occhi e rispondete a questa domanda: non l'abbiamo forse lasciata libera di agire a suo modo, dandole così il permesso di crescere e colpire al momento più opportuno?
Si udirono alcuni brusii sommessi fra i Generali.
- Se non possiamo contenere la bestia che abita nel profondo, troverà la sua strada in qualche modo, da qualche parte col tempo. Ricordate, se falliamo tutto sarà stato vano.
- Cos'avete in mente Heda?
Domandò uno dei Capi Clan.
- Raggruppate i vostri migliori Ricognitori. Metteteli alle calcagna della Regina. Voglio sapere ogni cosa. Massima prudenza.
- Sì Heda.
Risposero i Generali all'unisono.
- Aggiornamenti frequenti e costanti. Dite loro, di non mettetersi in pericolo più di quanto la situazione lo richieda.
- Agiremo il prima possibile.
Rispose un capo Clan.
- Andate. Io scorterò loro due a Camp Jaha. Per qualsiasi cosa mi troverete là con i feriti.
Disse indicando me e Bellamy.
I Generali si congedarono, lasciandoci soli con Lexa e Indra.
L'Heda si massaggiò le tempie. Una smorfia di dolore sul volto.
- Stai male?
Le chiesi preoccupata. Mi misi davanti a lei.
- Ho solo un gran mal di testa.
- Fammi vedere se colpendoti, quel soldato, ti ha ferita.
Lexa chinò il capo in avanti, lasciando che la esaminassi.
Le scostai i capelli. Non sembrava essere ferita.
Le pizzicai forte il braccio e lei gemette di dolore.
- Mi hai pizzicata per davvero?
Mi chiese massaggiandosi il punto dolente.
- Te lo meriti. Mi hai fatto prendere paura, con tutta questa storia del duello.
Ammisi.
- Io agisco entro le mie possibilità. Sapevo di potermela cavare.
L'espressione contrariata che mi si dipinse sul volto la fece ridere.
Lexa ci tenne in quella sala, il tempo necessario perché i guerrieri e i Generali mettessero "ordine" fuori dal luogo dell'incontro.
Tutti i feriti vennero portati a Camp Jaha, per ricevere cure da mia madre.
Non seppi mai cosa accadde ai soldati traditori rimasti in vita.
Mia madre mi abbraciò felice. Ero sopravvissuta nuovamente, anche se aveva la certezza che Lexa non mi avrebbe mai messa in pericolo.
Entrai nella mia tenda con un piccolo secchio ed uno straccio.
Lexa si era spogliata della sua veste di comandante.
Sedeva sul mio letto, con indosso solo una maglia nera e dei pantaloni che le fasciavano le bellissime gambe in modo perfetto.
Mi sedette difronte a lei. Intinsi lo straccio nell'acqua e iniziai a pulirle il viso dal trucco di guerra.
Le mie erano lievi carezze. Era bello essere l'unica che lasciava avvicinare così.
- Tutto bene?
Mi chiese con tono gentile.
Le sorrisi dolcemente per poi sospirare al pensiero che mi balenò nella mente.
- Andrebbe tutto bene se, quella pazza sclerata, non cercasse di ucciderti vita natural durante.
Dissi tutto d'un fiato.
Vidi Lexa alzare un sopracciglio perplessa.
- Sclerata?
Domandò.
Sorrisi. Dimenticavo che, di alcuni termini, non ne conosceva il significato.
- Significa fuori di testa. Che da di matto.
L'Heda sorrise a sua volta.
- Un modo alternativo per rimarcare la parola pazza.
Rise riuscendo a contagiarmi. Era cosa assai rara sentirla ridere.
- Esatto.
Si accomodò meglio per agevolarmi. Gambe incrociate, busto eretto...persino in quella posizione riusciva a mantenere la propria autorità.
- Vorrei tanto sapere che ha in mente.
Sbottai poi sospirando frustrata.
- Lo scopriremo presto, vedrai.
Con il dito indice si toccò il viso. Era un punto dove ancora non avevo lavato via il trucco.
Guardò la punta sporca di nero per poi toccarmi il naso.
Lo arricciai in una smorfia.
Sul suo volto si dipinse un ampio sorriso prima di tornare a farsi seria. Non capii quel cambiamento.
Incatenò il suo sguardo al mio. Lo sentivo scrutarmi in profondità.
Mi accarezzò il viso avvicinandosi. Una carezza che arrivò sino al mio cuore, facendolo impazzire.
Con una dolcezza disarmante mi baciò la guancia per poi scendere lenta sul mio collo.
Inspirai a fondo.
Chiusi gli occhi per imprimere quell'istante nella mia mente.
Sentivo le sue labbra calde sulla mia pelle.
Lexa risalì lentamente per poi posare un bacio sulla mia bocca.
In quel momento l'attirai più a me. Avevo bisogno di maggior contatto.
Le nostre lingue si cercavano,danzavano.
La sentii poggiare le sue mani sul mio fondoschiena.
Assecondai i suoi movimenti.
Mie sedette tra le sue gambe mentre la circondavo con le mie.
I nostri baci divenivano sempre più passionali.
Lentamente mi muovevo contro di lei. La volevo, la desideravo più di ogni altra cosa.
Le poggiai una mano sul petto costringendola a sdraiarsi.
Le bloccai i polsi sopra la testa.
Subitò rimase sopresa, da tale gesto di comando da parte mia poi, iniziai a muovere il bacino e in quell'istante comprese.
Volevo farla impazzire. Volevo che mi desiderasse quanto la desideravo io.
Vidi il suo respiro farsi sempre più veloce. Si leccò le labbra mentre chiudeva gli occhi.
Sorrisi.
Sentivo il piacere crescere in me.
D'un tratto si mise a sedere stringendomi a sé prepotentemente. Mi voleva.
Presi una sua mano poggiata sulla mia schiena. Mi guardò.
La misi nei miei pantaloni. Volevo farle capire l'effetto che mi faceva.
Il suo sguardo stupito e compiaciuto fu a dir poco splendido.
Con la mano libera, mi sbottonai i jeans per poi accarezzare la nuca del Comandante.
Nel mentre iniziai a baciarle i collo, spinsi le sue dita dentro me. Le mie labbra ora erano vicine al suo orecchio in modo che mi sentisse gemere.
La sentii tremare di piacere a quel gesto.
- Voglio sentire la tua pelle calda, sfiorare il mio corpo.
Quelle parole mi fecero vibrare.
Tolse delicatamente la mano iniziando a spogliarmi.
Feci lo stesso con lei.
Ammirai i suoi tatuaggi tribali percorrerle il braccio, la schiena.
Quant'era bella.
Restammo abbracciate baciandoci, mentre le nostre mani scorrevano sui nostri corpi esplorandoci piano piano.
Ci amammo per tutta la notte sino a cadere addormentate, sfinite da tutte quelle emozioni provate.
Nonostante la giornata fosse stata assai pesante, i nostri pensieri in quel momento svanirono totalmente lasciando spazio solamente a noi.
