Eccoci qui! Questo capitolo l'ho fatto arrivare un po' prima perché son giornate difficili quando Ryan ci mette la sua diabolica mano per farci soffrire! Prayer circle per Brittana endgame, forza!
stillarockstar, ti capisco, a volte la Telecom fa la stronza peggio di Santana, ma incrocio le dita e spero sempre in un tuo commentino! (e fu così che the old phib si beccò una denuncia da una nota compagnia telefonica italiana non meglio identificata!) Euston, carina l'idea della macchina cattura pensieri, se ti serve una mano per la realizzazione ci sto! Nayaislove, IloveNaya (e chi non la lovva, specie dopo quella versione paradisiaca di "Silent Night"?) e martydg15, non odiatemi, dai, e non odiate neanche la mia Santanita, sì, sta facendo la stronza, ma…
Aspetto tanti tanti commenti, mi raccomando!
the old phib
12.
Brittany non riusciva davvero a ricordare l'ultima volta che si era sentita così svuotata. Probabilmente perché quella era davvero la prima. Dopo essere uscita da casa di Santana, meccanicamente si era diretta in camera sua, si era struccata, aveva indossato il suo pigiama e senza versare una lacrima si era infilata sotto le lenzuola. Per tutta la notte aveva fissato la luna, lontana, brillare stanca fuori dalla sua finestra, finché l'alba non era salita, concedendole il permesso di alzarsi di nuovo. Senza neppure capire né rendersi conto di cosa stesse facendo si rivestì e andò al lavoro. Non erano ancora le sette, per strada non incrociò più di sei o sette macchine, il paesaggio era sempre più affascinante quando non c'era nessuno, ma quella mattina Brittany non ci badò nel modo più assoluto. Quando arrivò al giornale come previsto non c'era ancora nessuno. Meglio così. Senza pensare a nulla si mise al lavoro e prima di accorgersene terminò tutti gli arretrati.
Solo attorno alle nove Mercedes varcò l'ingresso del giornale, sistemò borsa e cappotto dietro la sua scrivania e, mentre anche Kurt oltrepassava la soglia balzando i gradini a due a due, si diresse immediatamente da Brittany. Prima che potesse aprire bocca però, anche Kurt si avvicinò a loro.
"Allora Mercedes?" prese a canticchiare con aria allusiva, "Il 747 è atterrato alla base?" continuò poggiandosi con le mani sulla scrivania di Brittany e sporgendosi verso Mercedes. Lei, dall'altro lato della scrivania, mentre Brittany fingeva ancora di scrivere a computer, cominciò a sgranare gli occhi e minacciandolo di decapitazione con bruschi gesti delle mani, gli intimò di smetterla indicando Brittany con la testa. Senza farsi notare lei sollevò lo sguardo dalla tastiera per assistere al loro silenzioso siparietto: Kurt continuava a non capire allargando le braccia e sgranando gli occhi a sua volta, mentre Mercedes continuava con crescente pathos ad indicare Brittany con contorsioni del collo a rischio di colpo della strega.
"Mercedes sta cercando di dirti che a giudicare dalla mia faccia e dal fatto che stranamente io non sia in ritardo la mia cena è stata un disastro e che quindi non le sembra carino parlare della sua nottata di fuoco di fronte a me." si decise quindi a chiarire Brittany. Mercedes lanciò a Kurt un'occhiata raggelante seguita da un sonoro schiaffo sulla nuca.
"Ehi! Scusa se non so leggerti nel pensiero, miss 'l'espressività non è mai stata il mio forte'!" si difese lui, quindi si avvicinò a Brittany e dopo aver poggiato a terra la sua postina di Vuitton, si sistemò accanto a lei sulla sua sedia accavallando le gambe e prendendole una mano fra le sue, "Mi spiace tanto, tesoro."
Brittany si limitò a sollevare le spalle abbassando gli occhi.
"Che è successo? Ha ripreso a fare la stronza, vero?" le domandò Mercedes con l'aria di chi la sapeva lunga.
"No … sì … non …" balbettò Brittany in tutta risposta. Neppure lei aveva davvero idea di cosa fosse realmente successo. Sapeva soltanto che non si era mai sentita così prima, "Non è interessata ad avere alcun tipo di rapporto con me." Concluse quindi. Con la coda dell'occhio notò i due scambiarsi un'occhiata dubbiosa, "È inutile che fate quelle facce."
"Tesoro, io non inviterei a cena una persona con cui non vorrei aver nulla a che fare." Commentò Mercedes.
"Né ci piangerei abbracciato per una notte intera, né le dedicherei una canzone, né le direi che sono contento che sia entrata nella mia vita." continuò Kurt accarezzandole il dorso della mano.
"Io non … non la capirò mai." si limitò a sentenziare Brittany fissando la tastiera con un tenero broncio dipinto sul viso. Kurt e Mercedes si guardarono di nuovo con complicità, quindi Kurt annuì piano.
"Parlarle chiaramente." la invitò Mercedes, "Dille che vuoi delle risposte, che meriti delle risposte."
"No, no, basta." intervenne subito Brittany sottolineando il concetto con un gesto secco della mano e un cenno della testa, "Da ieri sera è finita. Stop. Fine delle trasmissioni. Ho chiuso tutto. Brittany Pierce ha serrato i battenti. Via i rami secchi. Addio. Adios. Hasta luego." concluse salutando con la mano. Mercedes sollevò le sopracciglia.
"Lasciami indovinare: hai il pc aperto su una pagina di Google e nella barra di ricerca c'è scritto 'Santana Lopez'." insinuò convinta, disegnando con fluidi movimenti del collo dei piccoli cerchi.
"No, ti sei proprio sbagliata, miss 'so tutto io'!" la canzonò Brittany allargando le braccia con gesto di sfida. Kurt abbassò lo sguardo e con aria imbarazzata si sistemò le sopracciglia con le dita.
"In realtà c'è scritto 'Santana ti amo'." borbottò in direzione di Mercedes. Brittany si voltò con sguardo infuocato verso di lui che si limitò ad alzare le spalle.
"Senti, tesoro …" riprese Mercedes avvicinandosi a lei dall'altro lato e accovacciandosi per poterla guardare negli occhi, Brittany si limitò a fissare ancora per qualche istante l'indicatore pulsare piano sullo schermo del suo computer alla fine di quelle tre parole digitate nella barra di ricerca di Google, quindi si voltò per incrociare i suoi occhi che la stavano scrutando con aria comprensiva, "Stasera canta in quel locale jazz, no?" Brittany si leccò le labbra e annuì piano corrugando un po' la fronte, "Perfetto. Allora mettiti in tiro e pretendi che ti dia delle spiegazioni." le ordinò quasi sottolineando il concetto con un cenno affermativo, "Falle vedere che Brittany Pierce è una gran gnocca e non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, neanche quando è innamorata persa!" concluse tirando un piccolo schiaffo alla scrivania per risultare più convincente. Brittany si lasciò sfuggire il primo impercettibile sorriso della giornata, quindi abbassò lo sguardo sul suo grembo.
"Io … non so se sia il caso. Non so se ci voglio andare." mormorò con poca convinzione. Kurt la abbracciò e accarezzandole la gamba le poggiò la testa sulla spalla.
"Sappiamo tutti e tre che con il cuore ci sei già là, tesoro."
Fu incredibile come quella sera Brittany riuscì a prepararsi in fretta. Per la prima volta nella sua vita, la totale assenza di certezze, che di solito riusciva sempre a terrorizzarla a morte e farla fuggire da situazioni che non poteva controllare, era servita invece, grazie al fedele aiuto di Mercedes e Kurt, a consolidare nel suo animo le poche sicurezze che aveva:
A. Era innamorata persa di quella stronza;
B. Si meritava delle risposte.
Erano le nove e mezza quando, riflettendo la propria immagine nello specchio del suo guardaroba, non poté non ripensare alle parole di Mercedes e nella sua mente convenire che, ok, magari non era proprio una 'gran gnocca' come aveva detto lei, ma con quel tubino nero senza spalline stava davvero bene. Stavolta sarebbe stata elegantissima e, anche se la treccia, il trucco smokey e un tacco 12 magari non ricadevano perfettamente nello stile del locale, aveva sempre le sue calze con la riga anni '40. Dandosi un'ultima occhiata distratta prima di infilarsi il cappotto e spegnere la luce si disse che in ogni caso nessuno ci avrebbe fatto caso.
Quando entrò nel locale il pianoforte era ancora vuoto, così si fece accompagnare da Holly al tavolino dell'altra volta, ordinò uno Sbagliato che non aveva davvero idea di cosa fosse ma aveva un nome piuttosto accattivante e aspettò. Guardandosi attorno ebbe l'impressione che più di qualcuno la stesse fissando, ma non sembravano affatto sguardi di disapprovazione, comportamento che contribuì notevolmente a risollevare ancora di un po' la sua autostima. Fu proprio nell'istante in cui Quinn tornò da lei con il suo cocktail che la sottile figura di Santana scivolò di corsa nel buio dietro le quinte, per qualche istante Brittany fu tentata di cercare la verità che voleva fra le parole della cameriera, ma non appena trovò il coraggio Quinn sgattaiolò via nel buio dietro al suo sorriso complice.
Poco dopo Santana salì sul palco, indossava un magnifico abito lilla, aveva i capelli sciolti sulle spalle e nonostante il suo viso, la sua voce e il suo repertorio di quella sera sembrassero infinitamente ancor più tristi del solito, la sua bellezza era raggiante, come ogni singola volta. Durante l'esecuzione di "I'm A Fool To Want You" si accorse finalmente di lei che la guardava fra il pubblico, per qualche secondo incespicò fra le note, Holly da sotto al palco la fissò intensamente, non doveva succedere spesso, poi seguì il suo sguardo fino ad incrociare quello di Brittany, per una manciata di attimi quello scambio di occhiate parve poter far prendere fuoco all'ossigeno, poi la melodia giusta tornò a scorrere nelle sue dita, ma i suoi occhi non riuscirono a starsene mai lontani troppo a lungo durante tutta la sua performance. Non parlò mai quella sera, neppure per salutare quando se ne andò alla fine di "Gloomy Sunday".
Per qualche minuto Brittany aspettò sperando di vederla uscire e magari venire da lei, ma ciò non accadde. Così, cercando di mantenere un po' di grazia e di grazie all'interno del suo aderente tubino, cominciò a sporgersi dalla sedia per gettare un'occhiata dietro le quinte.
"Se vuoi parlarle ti conviene andare nel suo camerino perché ho la netta impressione che non verrà da te stavolta." Udì poi la calda voce di Quinn sussurrare a pochi centimetri dal suo orecchio. Per lo spavento Brittany quasi non cadde dalla sedia: quella ragazza aveva il brutto vizio di sfruttare il favore del buio del locale per comparire sempre all'improvviso quando meno se l'aspettava.
"Oddio … mi hai fatto prendere un colpo." esalò portandosi una mano al petto, "È che …" riprese poi a balbettare voltandosi finalmente verso Quinn, "Veramente preferirei …"
"Ascolta, …" la interruppe lei distogliendo il suo sguardo dai suoi occhi blu e abbassando ancora di più la voce, quasi non volesse farsi sentire da nessun altro, "… tra cinque minuti se ne sarà andata e tu passerai il resto della serata ad affogarti di Margarita maledicendoti per non aver alzato il tuo bel culo da quella sedia quando era il momento di farlo." concluse, quindi riportò l'attenzione su di lei e sollevò le sopracciglia con espressione d'attesa.
Sinceramente a Brittany cominciava a dare un po' fastidio che tutti quanti sembrassero sapere meglio di lei cosa era meglio che lei facesse. Tuttavia decise che non era davvero il momento né la serata adatta per alcun genere di recriminazioni d'orgoglio, così fece un profondo respiro e annuì. Quinn le restituì un cenno d'approvazione con la testa, quindi le fece segno di seguirla. Con passo estremamente silenzioso si avvicinarono alle quinte e, quando raggiunsero una distanza sufficiente a scorgere Santana che si stava facendo la coda di cavallo, Quinn gliela indicò. Brittany mimò un grazie con le labbra e fece per avvicinarsi a lei, ma prima che riuscisse a compiere più di due passi si sentì trascinare di lato per il polso e prima che potesse capire cosa stava succedendo si ritrovò in un anfratto del muro con un il viso di Quinn a non più di dieci centimetri dal suo ed un suo dito sulla bocca mentre le intimava di fare silenzio.
"Devi avere pazienza con lei." le bisbigliò quindi con un filo di voce, "Io …" balbettò, quindi allontanò finalmente l'indice dalle labbra di Brittany, "… so che probabilmente non dovrei intromettermi, …" ammise con una piccola smorfia, quindi si sistemò i capelli sulla testa, "… anzi sicuramente non dovrei intromettermi, ma nonostante quello che ho fatto e quello che lei può pensare di me io le voglio bene come fosse una sorella e dopo tutto quello che ha passato si merita davvero di essere felice, almeno una volta." riprese, la sua espressione sembrava davvero sincera, era davvero triste per lei.
Brittany si limitò a guardarla con un'espressione che da scioccata era diventata perplessa e pian piano solamente intenerita. Dopo qualche istante Quinn le sistemò una mano sulla spalla.
"Io non lo so chi sei né tantomeno che intenzioni hai, Brittany, ma vedo come la guardi …" le rivelò arricciando un po' le labbra con espressione dolce, "… e vedo come ti guarda, …" riprese ruotando gli occhi, "… quindi, per l'amor di Dio, non mollare." sottolineò scuotendola per la spalla quanto l'angusto spazio in cui si trovavano poteva consentirle. Gli occhi di Brittany si inumidirono impercettibilmente, ma il sorriso dolce di Quinn non se lo lasciò sfuggire.
"Ho sempre saputo che prima o poi sarebbe arrivato qualcuno a scioglierle quei pugni." mormorò quasi fra sé e sé, con espressione di vittoria, quindi velocemente scivolò fuori dall'anfratto, ma prima di sparire si voltò ancora una volta verso di lei, "So che ci riuscirai, ma soltanto aprendole un dito per volta." concluse, quindi fece ancora per andarsene, ma per la seconda volta si voltò e prima di scappare via l'abbracciò forte e infine fuggì, incrociando le dita.
Brittany inspirò forte, un'altra volta, cercando di non pensare, non ci stava davvero capendo niente di tutta quella situazione, ma l'unica che poteva darle delle risposte era lei, quindi chiuse gli occhi e uscì anche lei dall'anfratto, Santana era lì, a pochi metri da lei, inconsapevole della sua presenza, così silenziosamente si avvicinò a lei finché il suo riflesso non comparì sullo specchio davanti a Santana.
"Ciao." mormorò con un piccolo sorriso non appena i suoi occhi neri incrociarono il riflesso dei suoi. Lo stupore in pochi istanti si trasformò in una smorfia quasi sofferente, della quale Brittany riuscì quasi ad aver paura quando Santana si voltò verso di lei ruotando sulla sedia girevole.
"Ma la smetterai mai di rompermi i coglioni?" ruggì con rabbia. Il viso di Brittany si impietrì, il sorriso e la speranza di colpo svanirono con uno schiocco lasciando sul suo volto soltanto malinconica meraviglia. Senza distogliere i suoi occhi dal suo viso rabbioso aprì il cappotto che teneva sotto braccio, se lo infilò e senza aggiungere altro cominciò a camminare verso l'uscita secondaria sforzandosi di non scoppiare a piangere. Non c'era davvero speranza.
"Ehi!" cominciò poi a sentirle esclamare dalle sue spalle, "Ehi! Fermati!" continuò con un tono di voce sempre più acuto, ma lei non aveva alcuna intenzione di stare ai suoi ordini, dopo una manciata di falcate raggiunse la porta e abbassò la maniglia, "Fermati!" una folata di vento gelido le sferzò il viso mentre varcava la soglia e lasciava che la porta si chiudesse dietro di sé, ma il pesante acciaio dell'uscio non sbatté contro gli stipiti, "Brittany!" la sua voce rotta gridò invece sovrastando il potente sibilare dell'inverno.
I suoi tacchi alti si incollarono al suolo non appena il suono del suo nome giunse alle sue orecchie. Era la prima volta che la chiamava per nome.
"Ma si può sapere perché lo fai?" gridò allora Santana ormai quasi senza voce. Brittany si voltò piano a guardarla: era lì, sulla soglia, scalza, con indosso soltanto un paio di jeans e una maglietta grigia, i capelli sul viso e la mano stretta come una morsa attorno alla maniglia. Brittany allargò le braccia nel vento gelido.
"È tanto difficile da credere?" urlò per farsi sentire nonostante il fragore del vento.
"Cosa?" ringhiò l'altra con gli ultimi soffi di voce che le erano rimasti. Gli occhi di Brittany si inumidirono di nuovo, ma stavolta fu l'aria che batteva forte contro le sue ciglia a sospendere le sue lacrime e a darle la forza per arrivare fino in fondo alla sua verità.
"È così difficile da credere che possa essermi innamorata di te?"
