James Potter se ne stava beatamente sdraiato sul suo letto, giocherellando con il Boccino rubato pochi anni prima.
Era ancora piuttosto divertito per lo scherzo - completamente innocente - fatto all'amico.
Sapeva che il buon vecchio Lunastorta gliel'avrebbe fatta pagare cara, certo.
Ma se lui e gli altri non lo avessero messo in mezzo a quelle ragazze urlanti - e non avessero successivamente detto a Tonks di raggiungerlo nell'ingresso perché aveva una sorpresa per lei - quel lupastro non si sarebbe mai deciso a fare la prima mossa, invitando la giovane alla festa.
Sospirò soddisfatto.
Doveva ammetterlo: era proprio un ragazzo d'oro...
Tuttavia, quando Remus entrò nel dormitorio con la stessa velocità - e la stessa furia - di un Ungaro Spinato, il ragazzo iniziò a sospettare che l'amico non la pensasse esattamente come lui.
«Ciao Rem» disse tranquillo, mettendo via il Boccino.
Il licantropo gli scoccò un'occhiataccia.
«Brillante l'idea di mettermi in mezzo a quelle invasate... Complimenti, un vero colpo di genio» sibilò, ironico.
«Davvero?» replicò l'altro, sorpreso.
Forse l'amico non era arrabbiato come sembrava, allora...
Remus emise un verso frustato.
«Assolutamente no! È stata l'idea più stupida, malsana, cretina…».
James alzò le mani, sconfitto.
«Okay, okay! Ho capito l'antifona, non hai apprezzato il nostro aiuto» borbottò, scontento.
Guardò il licantropo frugare nervosamente tra il mucchio di oggetti precariamente impilati sul quinto letto a baldacchino del dormitorio.
Nessuno l'aveva mai occupato, dato che i Malandrini avevano letteralmente fatto di tutto per ottenere il permesso da parte della McGrannit e di Silente di non dividere la stanza con un altro ragazzo.
Inutile dire che la necessità di mantenere il segreto riguardo la condizione di Remus aveva incredibilmente facilitato la cosa...
«Cosa cerchi?» chiese James curioso, sedendosi.
«La mappa, Jamie» replicò l'altro, spostando fogli di pergamena fitti di scritte e innumerevoli carte di Cioccorane vuote.
«Merlino! Sirius ha seriamente bisogno di un discorsetto riguardo al tenere in ordine le sue cose...» soffiò Remus, dopo essersi tagliato il polpastrello con il coltello che l'Animagus aveva sconsideratamente abbandonato sotto alcuni libri dalla copertina quasi completamente scolorita.
«Vuoi che ti ci dia un bacetto, così ti passa la bua?» ghignò James, guardando l'amico mettersi il dito in bocca - continuando comunque a cercare la Mappa del Malandrino con l'altra mano.
Il licantropo gli scoccò un'altra occhiataccia, a cui James rise.
«Oh, avanti! Sto solo cercando di smorzare un po' la tensione! E comunque, Remus... Non dovresti mettere il dito in bocca, se hai una ferita aperta» aggiunse, serio.
Il licantropo si esibì in una risatina amara - seguendo comunque il consiglio dell'Animagus, e chiudendosi la ferita con un piccolo cerotto estratto da una delle tasche della divisa.
«E perché mai, James? Hai paura che potrei prendermi qualche infezione?» chiese, sprezzante.
James si lasciò cadere nuovamente sdraiato.
«Dimentico sempre quanto tu possa diventare odioso, prima della luna piena!» sbuffò, infastidito.
Si tolse dalla tasca la mappa e la gettò all'amico.
«Tieni. Ma se sei in vena di accettare un consiglio... Cerca di darti una calmata. Non ho alcuna intenzione di fare io la parte di quello posato e assennato» bofonchiò.
Remus guardò per qualche istante la mappa - ancora bianca - e poi sospirò, alzando gli occhi sull'amico.
«Senti, mi spiace, okay? E' solo che...» scrollò le spalle, indeciso anche lui su cosa dire.
James lo guardò a sua volta.
«Sì, sì, lo so: la luna piena. Tranquillo, è tutto a posto. A dire la verità, la colpa è nostra. Non avremmo dovuto comportarci in quel modo, prima».
Remus fece spallucce, un ghigno malandrino sul volto.
«Non preoccuparti... Ti rifarai uscendo con Mirtilla Malcontenta domenica sera» disse, mettendosi la mappa in tasca.
James si alzò di scatto.
«E perché dovrei farlo, scusa?!» chiese, scioccato.
«Perché si dà il caso che io le abbia promesso che tu l'avresti fatto. A dopo, e grazie per la mappa».
Detto questo Remus uscì, lasciando James ad imprecare contro la biancheria di Merlino.
[*]
Poche ore più tardi, mentre i Malandrini giocavano beatamente nella sala comune, Remus tornò.
«L'hai trovata?» s'informò James, ancora di malumore per l'appuntamento che Remus gli aveva fissato con Mirtilla Malcontenta.
Remus si lasciò cadere su una poltroncina di fronte a Sirius, sconsolato.
«No. Sembra sparita nel nulla» borbottò.
«Hai provato alla Stamberga?» chiese Peter.
Il licantropo scosse il capo.
«Non sa del passaggio, e Gazza di sicuro non l'avrà fatta andare ad Hogsmeade da sola».
«E' una Metamorfomagus, Lunastorta. Potrebbe aver cambiato aspetto e… Puff!» suggerì Sirius, annoiato.
Remus lo fissò in tralice.
«Spera che non sia così...» ringhiò.
«E perché mai? Sarebbe romantico, in fondo. Tu che la cerchi per tutta Hogsmeade, urlando invano il suo nome nel freddo dell'autunno imminente…» continuò il ragazzo, senza staccare gli occhi dalla rivista che stava leggendo.
«Ti consiglio di non continuare, Sirius. Lunastorta è piuttosto nervoso in questo particolare periodo, lo sai...» lo ammonì Peter, notando l'espressione di Remus.
Quest'ultimo parve ricordarsi improvvisamente di qualcosa.
«Mi ero quasi dimenticato, Sir... Tu domenica sera esci con Pamela» disse.
«Pamela chi?» domandò l'Animagus, abbassando la rivista e fissando l'amico.
«Pamela Socksome. Hai presente, no? Quell'adorabile ragazza alta più o meno quanto Hagrid, di Tassorosso...» rispose Remus noncurante, lanciando nuovamente la mappa a James.
«Che cosa?!» gridò Sirius, facendo voltare verso di lui parecchi studenti.
«Eh sì, caro il mio Felpato. Non avrai pensato che te l'avrei fatta passare liscia, vero? Ed è inutile che tu rida, Codaliscia. Perché si dà il caso che anche tu domenica abbia un appuntamento. Con nientemeno che Mioko Chang. Si è detta molto interessata a conoscerti meglio, dopo la festa di stasera - dove, a proposito, sarà lei ad accompagnarti».
«Mioko Chang...? La piagnucolona di Corvonero?! E perché mai... Aspetta un attimo! Io non le ho mai chiesto di accompagnarmi alla festa di Lumacorno!» protestò Peter, scioccato.
Remus posò i gomiti sulle ginocchia.
«Certo che no, per questo l'ho fatto io al tuo posto. In fondo non era la motivazione che vi ha spinto tutti e tre a ideare quella simpatica burla, stamane? Il trovare una ragazza per la festa?» chiese, mellifluo.
«Per te, non per me!» sibilò Peter.
Il licantropo annuì.
«Vero. Ma anche tu non avevi un'accompagnatrice, Peter. E che amico sarei stato, se avessi approfittato da solo di tutte quelle gentili offerte?» ghignò.
Peter aprì e richiuse la bocca un paio di volte, sotto shock.
Poi ebbe un guizzo negli occhi.
«E se ti dicessi dove trovare Tonks?» suggerì.
Remus si appoggiò allo schienale della poltrona.
«Hmm… Proposta interessante. Dove?».
«Potrebbe essere nella Stanza delle Necessità. Prima ho provato ad andare nel rifugio, ma non sono potuto entrare. E sulla mappa la stanza non viene segnata, giusto?» replicò Peter.
Il licantropo sorrise soddisfatto.
«Ottimo Peter. Davvero ottimo».
«Significa che non dovrò uscire con la Chang?» chiese il ragazzo, speranzoso.
Remus si alzò in piedi, tranquillo.
«Oh, no... Sarebbe terribilmente maleducato dare buca ad una ragazza così ben disposta. No, ci uscirai lo stesso. Ma non preoccuparti: saprò ripagarti per l'informazione che mi hai appena dato».
Ed uscì dal buco del ritratto, lasciando dietro di sé gli amici - il cui morale era drasticamente sceso.
