Le nuvole nere opprimevano il cielo e, di quanto in quanto, fulmini dal bagliore livido squarciavano la loro opprimente uniformità, come grosse scimitarre.

Il mare, nero, era sollevato da ondate ornate di creste di bianca schiuma, che facevano rollare l'imbarcazione ora su un fianco, ora su un altro.

Ao e Choujiro erano sul ponte della barca e cercavano, con molta fatica, di chiudere i boccaporti dell'imbarcazione.

Improvvisamente, un'ondata più forte delle altre colpì in pieno Choujiro, che fu quasi sbalzato in acqua.

Ao, prontamente, lo afferrò per un braccio e lo tirò su.

-Tutto bene, ragazzino?-gli chiese poi il jonin più anziano.

-Sì... Ti ringrazio Ao...-mormorò il giovane maestro di spada e si risistemò gli occhiali.

Immediatamente, i due ninja ripresero ad affaccendarsi attorno ai boccaporti dell'imbarcazione, cercando, con molta fatica, di chiuderli.

Qualche tempo dopo, grazie alle manovre del capitano, l'imbarcazione attraccò nel porto naturale di una piccola isola dalle alte pareti rocciose.

I tre ninja, immediatamente, scesero sulla spiaggia.

-Per fortuna quest'isola ha degli scogli frangiflutti... Saremo relativamente al sicuro.-mormorò Ao osservando gli scogli che, a qualche metro di distanza dalla spiaggia, si innalzavano come un bastione difensivo contro la furia delle onde, che si infrangevano in un vortice di gocce nere.

-Quanto durerà questa tempesta?-domandò poi Choujiro al proprietario della nave che, poco dopo, li aveva seguiti.

-Tempeste di questo tipo possono prolungarsi per più ore o giorni. Se avete fame vi consiglio di cercare delle uova. Le isole di questo tratto di mare sono piene di uccelli che nidificano.-spiegò l'uomo.

-Se non vi dispiace, andrò io a prendere le uova. Per me non è un problema orientarmi e Ao e Choujiro basteranno alla sua difesa.-intervenne Kaileena accennando a lui con un lieve cenno del capo.

I due shinobi e il marinaio annuirono e la ragazza, dopo essersi sistemata sulle spalle e sul capo il mantello da viaggio, si allontanò.

Intanto, il combattimento tra i tre nukenin di Akatsuki e i tre uomini del clan Kobura proseguiva.

Tetsuo Kobura e Itachi Uchiha si affrontavano, scambiandosi attacchi di taijutsu.

-Accidenti...-mormorò il giovane del clan Uchiha, schivando per un soffio un calcio del suo avversario. Stando alle informazioni ricevute dal loro capo, quell'uomo avrebbe dovuto avere un'età considerevole...

Forse era anche più anziano del defunto Sandaime Hokage al momento della sua morte...

Quale jutsu consentiva però un aspetto e una energia degni di un giovane?

Per caso quell'uomo si serviva di una tecnica simile a quella della Godaime Hokage?

Oppure si trattava di una caratteristica intrinseca sua e dei Kobura?

Anche suo figlio, che doveva avere circa cinquant'anni, aveva un aspetto assai più giovanile...

Ad un tratto, Tetsuo si chinò e posò una mano sul pavimento.

Dieci colonne di terra, immediatamente, si innalzarono dal pavimento, poi, rapidamente, iniziarono ad avvicinarsi, cercando di stritolare il guerriero.

-Se non faccio qualcosa rischio di essere schiacciato!-pensò il giovane.

Appoggiò i piedi su una colonna e, usandola come sponda, saltò su un'altra.

Ripetè questo gesto e, poi, spiccato un altro balzo, effettuò i sigilli e urlò:-Katon, Goukakyou no Jutsu!-

Un'immensa sfera infuocata si generò dalla bocca dell'Uchiha e travolse il capoclan Kobura, che ebbe appena il tempo di mormorare alcune parole.

-Che sia finita?-pensò Itachi. Lo sharingan gli pulsava terribilmente e il suo corpo gridava di stanchezza e dolore...

Eppure, gli sembrava che il suo avversario non fosse riuscito a fuggire...

Ma non doveva abbassare la guardia...

Quell'uomo era conosciuto come il Re Serpente e, probabilmente, aveva una sgradita sorpresa in serbo per lui...

Nello stesso momento, Hidan e Shigeru continuavano a battersi e lo scontrarsi delle loro armi generava vortici di scintille rosse.

-Non ha senso... Una persona non può combattere in un modo così imprudente! Specie se si tratta di un ninja appartenente all'Akatsuki!-rifletté il giovane del clan Kobura. Quell'uomo non sembrava nemmeno un ninja di livello S nel combattere...

La guardia era praticamente inesistente...

E soprattutto Jashin, da lui ossessivamente nominato...

-E così è lui che gli concede un potere che non conosco. Non importa. Aspetterò il suo prossimo assalto.-pensò il giovane.

Con un movimento rapido del braccio, Hidan lanciò una corda a cui era appeso un kunai.

Il giovane cercò di evitarlo, ma la lama del coltello strisciò sul tricipite, aprendovi una ferita di media entità.

-Che idiota...-mormorò Shigeru. Aveva pensato che il suo avversario si servisse solo della falce e non aveva considerato nessun diversivo...

-Finalmente potrò sacrificare la tua vita a Jashin!-urlò Hidan e fece per accostare il kunai alle labbra.

-Spiacente deluderti! Colpisci, Hoshoku-sha Hidoi*!-gridò Shigeru.

La spada di Shigeru, ad un tratto, parve come pervasa da un guizzo di vita e si trasformò in un serpente di colore metallico, la bocca ornata di denti aguzzi.

Essa si allungò e, con un affondo deciso, si immerse nell'addome di Hidan, che cacciò un urlo di dolore.

Contemporenaeamente, Ichirou faticava a difendersi dagli shuriken di carta di Konan, che sembravano una micidiale grandinata pronta a farlo a pezzi.

-Quella spada dovrebbe essere mia...-pensò ad un tratto il guerriero con amarezza. Shigeru, come spadaccino, era inferiore a lui, eppure aveva ricevuto in dono quell'arma magnifica, già proprietà di suo nonno Hatsuo, di sua nonna Sayuri e di suo padre Tetsuo...

Ma suo padre, l'inarrivabile Re Serpente, ormai, da tempo, non lo vedeva più come suo figlio ed erede...

E lui non poteva esprimere appieno il suo valore come maestro di spada...

Quell'arma gli avrebbe consentito di contrastare e contrattaccare la sua avversaria che, alta nel cielo, pareva una dea irraggiungibile...

Ad un tratto, uno shuriken colpì l'uomo alla spalla e gli aprì una ferita ampia, da cui ruscellò del sangue.

Ichirou piegò il ginocchio e strinse spasmodicamente le armi attorno alle armi, come se cercasse di aggrapparsi a qualcosa pur di non cadere nell'incoscienza.

Era dunque finita la sua storia di combattente in un modo tanto ignomignoso?

Intanto,dinanzi alla statua del Re Demone Dragone, lo sguardo fisso su uno specchio di bronzo di forma quadrata, dalla cornice argentea riccamente ornata di volute, Tenzen pregava intensamente.

Improvvisamente, un sussulto lo scosse. Improvvisamente il mondo aveva cominciato a roteare dinanzi ai suoi occhi, in una confusa policromia...

Di quanto in quanto, sfere dai colori arcobaleno scoppiavano dinanzi al suo sguardo confuso...

Era un messaggio del suo signore?

Eppure, il grande Re Demone Dragone si presentava nella sua forma spirituale, avvolto dalla sua scintillante maestà...

-E cosa è questo calore che mi brucia?-si domandò. I suoi occhi non riuscivano a distinguere nulla...

Gemette e, stringendo a stento tra i denti un ruggito di dolore, posò una mano sul petto, scosso da ansiti sempre più feroci.

Perché gli pareva di avere dei pugnali elettrici in ogni parte del corpo?

-Mio signore... Cosa volete dirmi?-domandò l'uomo barcollando e sentendo lacrime ardenti rigargli le guance. Avrebbe sopportato qualsiasi dolore pur di permettere il trionfo del suo signore, ma... perchè lui lo stava costringendo ad un simile cimento?

Di cosa voleva parlargli?

Era sicuro che il suo dio volesse dirgli qualcosa, ma cosa?

-Attento al fuoco... Attento al fuoco verde...-risuonò una voce funerea, che sembrava provenire da un abisso senza fondo, oscuro e cupo come l'inferno.

Tenzen sollevò appena lo sguardo, cercando la fonte di quel suono, ma il dolore ebbe il sopravvento su di lui e svenne.

Dopo un po', un delicato profumo raggiunse le sue narici.

L'uomo sbatté le palpebre, confuso. Il dolore atroce era scomparso, lasciando nel suo corpo un ronzio persistente e fastidioso, che gli rendeva difficile anche mettere a fuoco le figure dinanzi a lui...

Riusciva solo a vedere una figura umana indistinta, che pareva avvolta da una bruma grigia che rendeva ancora più evanescenti i suoi tratti...

Qualche istante dopo, lo stordimento scomparve e l'uomo riconobbe Ren, che aveva posato una mano sul suo petto.

Il volto della ragazza era gravato da una stanchezza mortale e la sua mano palpitava di chakra verde, dai riflessi color dell'olivina.

Con garbo, seppur con decisione, l'uomo allontanò la mano di Ren che, colta di sorpresa, cessò l'emissione di chakra.

-Ren, quante volte ti devo dire che non necessito delle tue abilità di guaritrice quando il nostro signore decide di parlarmi?-domandò pacatamente l'uomo.

La ex kunoichi chinò il capo, mortificata.

-Non importa, so che tu vuoi quanto me il trionfo del nostro signore. Tuttavia devi comprendere che in nessun modo, quando egli mi parla, il tempo di ripresa deve essere affrettato da mani umane.-dichiarò Tenzen rialzandosi, seppur un po' barcollante.

-Maestro... Cosa le ha detto?-chiese timidamente lei.

-Che devo stare attento al fuoco verde...-rispose l'uomo e, per alcuni istanti, meditò. Era sicuro di avere ricevuto la risposta dal suo signore, ma in quel momento la sua fragile memoria non rammentava quanto gli avesse detto...

Ad un tratto, un delicato sorriso piegò le sue labbra e i suoi occhi brillarono d'un bagliore predatorio, simili a quelli di un astore.

-Ren, Katsumi, voglio che addestriate alcuni dei nostri uomini più forti con le vostre tecniche ninja. Sono riuscito a decifrare le sue parole. Poi, quando sarà il tempo, avremo nuove vittime per la nostra giusta causa.-affermò.

-Come desiderate, mio signore.-mormorò lei e, prestamente, si allontanò.