"And I'm living off of grass
And the drippings from the ceiling
It's okay to eat fish
'Cause they don't have any feelings"
Nirvana, Something In The Way
Ha asciugato con cura la pelle verde di suo figlio. Passando l'asciugamano poteva sentire i brividi che scorrevano lungo il giovane corpo della tartaruga mutante. Splinter l'ha preso nuovamente in braccio, alzandolo dal pavimento del bagno. Certo, non poteva negare che il suo ragazzo adesso pesasse troppo, perché lui potesse alzarlo facilmente. Non era più la tartarughina che prendeva tra le braccia qualche anno fa senza il minimo sforzo.
Leonardo adesso dormiva abbastanza tranquillo, la febbre si era leggermente abbassata, pur restando alta. Splinter l'ha adagiato nel letto, senza che l'adolescente si svegliasse. L'uomo topo ha temuto che questo sonno così profondo potesse essere anche un effetto dell'abbondante dose di antipiretici che era stato costretto a somministrargli. Non voleva neppure pensare agli effetti dannosi dei farmaci sul corpo ancora in sviluppo del mutante, in questo momento.
Si è seduto nuovamente sulla sedia accanto al letto.
Aveva freddo. Il suo kimono e la sua pelliccia erano ancora bagnati. Ma non aveva la benché minima intenzione di lasciare il fianco di suo figlio neanche per un minuto.
Ha accarezzato il braccio dell'adolescente.
"Mi senti, Leonardo?"
Certo che no, il figlio non lo sentiva, stava dormendo. Ma lui, che era sempre stato fin da giovane un uomo di poche parole, adesso provava un bisogno irrefrenabile di parlare.
"Sai, stavo pensando che non ho mai rivelato una cosa, a voi ragazzi. Certo, vi ho raccontato molte volte della nostra mutazione, di quando vi ho presi con me, di come vi ho accudito i primi tempi. Ma non vi ho mai detto tutto. Non vi ho mai detto quando siete diventati i miei figli.
I primi tempi, sono stati molti duri, lo sai.
Io ho faticato ad adattarmi al mio corpo nuovo. A volte sembrava che i due esseri che erano in me, l'uomo ed il ratto, si muovessero ognuno per conto proprio. Provavo a praticare i kata come mi aveva insegnato il mio maestro, e mi ritrovavo intralciato dalla coda. Impugnavo le mie katana, e mi sfuggivano dalle zampe. Stringevo un bicchiere fino a rompere il vetro. Anche alzarmi e sedermi diventava un'impresa, a volte. Mi graffiavo spesso con le mie stesse unghie. I movimenti istintivi della mia nuova natura mi lasciavano perplesso. Per certi aspetti, ero ancora più agile, e più veloce. Per altri, mi sentivo impacciato, e ciò per un maestro di ninjutsu era a dir poco frustrante.
In tutto questo, avevo quattro piccole creature frignanti a cui badare."
Splinter ha strizzato il bordo inferiore del suo kimono. Un rivolo d'acqua è serpeggiato sul pavimento accanto al letto.
"Quando vi ho preso su da quella melma verde nel vicolo, piangevate tutti e quattro. Non so se per la paura, o il dolore. La mutazione era stata molto dolorosa per me, e suppongo che lo sia stata anche per voi. Ricordo che mi avete guardato, con paura, aggressività, curiosità e bisogno di protezione, e dopo un poco avete iniziato a piangere, disperati. Io ero ancora scosso dai brividi di dolore, e non capivo bene cosa mi fosse successo. Avevo compreso di essere diventato una creatura mostruosa, ed ero spaventato. Il primo istinto era stato di nascondermi ancora più all'interno del vicolo, invece di correre in strada a chiedere aiuto. Forse era già la mia parte animale a guidarmi, o forse anche in quel momento di terrore la mia mente era stata ancora abbastanza lucida da capire che mostrarmi al mondo in queste condizioni sarebbe stata la mia fine.
Fatto sta, mi sono accorto di voi quasi subito. C'è voluto qualche secondo per capire che quello che era capitato a me, era capitato anche alle tartarughe che avevo appena comprato.
In un primo momento, te lo ammetto, ho pensato che avevo problemi più importanti, in quel frangente, per pensare anche a dei piccoli animali domestici. Il mio primo pensiero era stato quello di abbandonarvi lì."
Splinter ha chiuso per un attimo gli occhi, poi li ha riaperti ed ha sorriso triste.
"Sì, non te l'ho mai confessato, e ti chiedo scusa. È stato solo un secondo, ma nella mia mente è passata quest'idea infame e disonorevole. La sofferenza, la paura, lo smarrimento mi stavano sopraffacendo. Mi è sempre piaciuto considerarmi un forte guerriero, non ho mai temuto il dolore e la fatica, ho sempre cercato di seguire la via della luce e della rettitudine, ma quello che stavo attraversando forse era troppo anche per me.
Ma poi, ho visto i vostri occhi. Ricordo perfettamente il vostro primo sguardo, l'immagine è ancora impressa a fuoco nella mia mente. Raffaello con le sue iridi verdi, spaventato e guardingo; accanto a lui Michelangelo ed i suoi occhi azzurri, un po' più fiduciosi. Davanti, tu con il tuoi occhi blu sembravi dolorante ed accanto a te Donatello con le sue iridi nocciola che tremava.
I vostri occhi non erano occhi di tartaruga. Mi guardavate come se mi leggesse nell'anima. Ma non erano neanche propriamente gli occhi dei bambini. Ricordavo bene gli occhi della mia piccola Miwa. I vostri non erano come i suoi.
Poi, Donatello ha iniziato a singhiozzare per scoppiare in un pianto disperato. Tu e Michelangelo lo avete seguito subito e Raffaello vi ha guardato, poi ha guardato nuovamente me ed infine si è unito al piccolo concerto.
I pianti sì, che erano quelli dei bambini.
Mi sono girato verso l'ingresso del vicolo, spaventato. Le voci di bambini che piangono e si disperano avrebbero potuto attirare l'attenzione. Questo è stato quello che ha fatto cadere ogni titubanza. Vi ho presi con me nell'urgenza di nascondervi. Anche ciò è stato poco onorevole. Vedi quanta debolezza vi è in me, figlio mio?
Ma devo ammettere che già dopo avervi guardato negli occhi avevo già messo da parte quasi completamente l'idea di abbandonarvi. Diciamo che l'urgenza mi ha solo fatto mettere velocemente in atto una decisione che avevo già preso. O forse questo è solo quello che mi è piaciuto raccontarmi più tardi, quando con profonda vergogna ho ripensato al mio attimo di smarrimento. L'idea che avrei potuto lasciarvi lì adesso mi tormenta. Siete la cosa più bella che mi sia capitata dopo le mie amate Tang Shen e Miwa, la mia nuova ragione di vita.
Siete i miei amati figli, ma allora eravate soltanto piccole spaventate e strane tartarughe che avevano bisogno di me."
…
Raffaello ha continuato a sentire delle voci, provenienti dalla direzione verso la quale si stava dirigendo. Per pura fortuna poco prima aveva visto quelle che sembravano impronte di passi tra le foglie del sottobosco ed aveva deciso di incamminarsi verso quella parte. Poi aveva trovato un paio di ramoscelli spezzati. Ma solo dopo aver sentito delle parole indistinte in lontananza, aveva capito che per una volta la sorte gli era stata favorevole. Adesso aveva una traccia da seguire.
Vi erano dannatissime probabilità che quelle voci appartenessero a qualcuno dei mercenari che ce l'avevano con loro; a meno che i boschi dello stato di New York la mattina presto fossero molto più frequentati di quanto immaginasse.
Essendo troppo lontano per afferrare quello che dicevano, ha continuato ad avvicinarsi furtivamente fino a comprendere stralci di conversazione.
… preso il sangue…
… quello viola non può correre…
... quasi raggiunti…
Sì, sono quei bastardi. Ha fremuto di rinnovata speranza, seppur turbato da quel poco che aveva sentito. Si è avvicinato ancora un po', e ha finalmente intravisto quattro soldati nella loro mimetica nera.
Ha cercato di fare mente locale, continuando a seguire i nemici in silenzio, tenendosi chino tra gli alberi.
Donnie e Mikey stavano scappando. Questi uomini li braccavano: poteva solo immaginare che ve ne fossero molti altri, dispersi per la foresta, a seguire i suoi fratelli come prede durante una battuta di caccia.
Quindi evidentemente Mikey aveva liberato Donnie. Raffaello ha corrugato la fronte. Aveva detto a quella testa di legno di aspettarlo, e lui invece aveva agito da solo. Sperava solo che avesse una buona giustificazione per questo, altrimenti avrebbe dato a quel piccolo incosciente una ripassata tale che se la sarebbe ricordata per settimane…
La rabbia contro suo fratello era però solo la fiammella di un cerino paragonata all'incendio di quella che adesso provava contro questi uomini. Aveva sentito abbastanza. Donnie non poteva correre. Gli avevano fatto del male.
Ha stretto i pugni fino a lasciare i segni delle unghie sul palmo. Chiunque avesse osato fare del male ai suoi fratelli avrebbe poi dovuto vedersela con lui. Questa era una promessa che aveva fatto a sé stesso anni fa, e che aveva intenzione di mantenere. Nessuno toccava i suoi fratelli.
Raffaello ha afferrato i suoi sai dalla cintura, pronto a balzare su quei quattro per farli pentire amaramente di aver lavorato per quel pazzo sadico. Si è avvicinato ulteriormente: adesso gli era quasi addosso. Ha ridotto gli occhi a due fessure, ha rallentato il respiro e si è concentrato per scattare su quei mercenari come una fiera sulle sue prede. Ha sentito il rosso torpore della ferocia inebriargli i sensi. Li avrebbe fermati, li avrebbe fatti a pezzi e poi avrebbe cercato tutti gli altri, fino a che non avrebbe trovato lui, l'uomo dagli occhi grigi, l'infame che gli stava portando via suo fratello, il suo migliore amico, e gli avrebbe immerso i sai nel petto…
Si è teso per lo scatto, come una bestia feroce. Ma all'ultimo secondo, un pensiero l'ha bloccato. Si è appiattito al terreno. Non poteva attaccare questi uomini. No, non sarebbe stata la cosa giusta da fare, per il bene dei suoi fratelli. Doveva seguirli, e vedere se tramite loro poteva rintracciare Donnie e Mikey. Era più probabile che i soldati trovassero i suoi fratelli prima di lui: eliminare questi quattro davanti non avrebbe avuto senso; se invece li avesse seguiti vi era la possibilità che si tenessero in contatto con gli altri, e lui avrebbe potuto essere informato della situazione tramite i suoi nemici. D'altronde per lui tallonarli senza essere notato era un gioco da ragazzi.
Sì, avrebbe fatto così. È riuscito ancora una volta a frenare la sua rabbia, per agire da ninja e fare la cosa migliore richiesta dalle circostanze.
Ma fino a quando sarebbe riuscito a farlo?
