NON DOBBIAMO ESSERE SOLI – CAPITOLO QUATTORDICESIMO

Jack si fissò il ventre a lungo, cercando un'altra volta di abbassare la camicia e poi riarrotolandola per scoprirlo interamente, quindi sussurrò con voce esile: «Sono... sono già così grosso...».

Pitch, il cui ghigno crudele e soddisfatto s'era allargato sempre più nel vedere il secondo tentativo fallito e la finale rinuncia, sussultò a quel commento così inaspettato, ed istintivamente replicò: «Beh, Jack, che altro ti aspettavi?».

Incapace di staccare sia gli occhi sbarrati che i palmi aperti dalla propria pancia gonfia il ragazzo seguitò, come in trance: «Sono ingrassato così in fretta, non pensavo, non credevo...».

Dentolina, che nel frattempo s'era nuovamente girata, fulminò l'Uomo Nero con lo sguardo, quindi si sedette sul letto, passò il braccio sinistro attorno alle spalle di Frost e disse: «Jack, non sei ingrassato, questo è solo il bambino che sta crescendo: non sei felice per lui? Se è già diventato così grande pensa a quanto sarà forte quando nascerà!».

Il giovane, tuttavia, sembrò udire a malapena quell'affermazione incoraggiante, e spostando i polpastrelli sulla giunzione tra ventre e addome mormorò: «No, non è solo il bambino, dove c'è lui la pancia è dura, qua invece è morbida, è troppo morbida, non è mai stata così».

Realizzato ciò che stava accadendo l'uomo imitò la fata, sistemandosi sul materasso e abbracciando la vita di Jack, quindi intrecciò le dita tra le sue e spiegò: «Jack, è una cosa perfettamente normale. Tutti i bambini hanno bisogno di un poco di grasso per poter crescere bene e rimanere protetti, e lo stesso vale per te: riesci a pensare quanto sarebbe doloroso avere un pancione sporgente senza qualcosa che lo ammorbidisca? La pelle sarebbe costretta a fare pieghe nette e non sarebbe sufficientemente idratata, quindi finiresti col ritrovarti pieno di piaghe, per non parlare delle energie: ti sei guardato le braccia? Sono molto più sottili del consueto, perché il bambino ti ha rubato la carne per costruire la propria, ed è una cosa che non deve accadere: è per questo che ti abbiamo fatto mangiare, e che continueremo a prepararti nuovi pasti fino alla fine della gravidanza. Fidati, Jack, devi avere una riserva, o finirai per sentirti male di nuovo, e poi, sei sempre stato così magro, quindi di cosa ti preoccupi?».

«Quindi prima ero troppo magro?» chiese il ragazzo con una nota di panico nella voce.

A quella domanda Pitch si irrigidì, arricciando le labbra e sbattendo la palpebra destra un paio di volte per smaltire l'esasperazione, quindi rispose a denti stretti: «No. No, non eri troppo magro. E ora non sei troppo grasso. Sei sempre perfetto, Jack, non importa se subisci variazioni di peso, se sei incinto o qualsiasi altra cosa possa venirti in mente: sarai sempre perfetto. Va bene?».

Tuttavia Frost era ormai troppo sconvolto per potersi riprendere, e nonostante le rassicurazioni da parte degli altri e notevoli sforzi da parte propria non riuscì a trattenersi: tremò per qualche secondo, emettendo debolissimi lamenti acuti, poi si portò le mani al viso e scoppiò in un pianto dirotto.

Lasciandosi sfuggire un sospiro vagamente divertito l'Uomo Nero lo strinse ancor di più a sé, cullandolo pian piano e lasciandogli tutto il tempo e l'agio per sfogarsi, senza mai azzardarsi a interrogarlo o rimproverarlo per il suo comportamento, e lo stesso fece la Guardiana, carezzandogli i capelli e dandogli lievi pacche sulla schiena per aiutarlo a rilassarsi.

Mentre la crisi, dopo essersi intensificata e aver raggiunto il proprio apice, iniziava finalmente a scemare, un discreto fruscio giunse dal corridoio e Sandman apparve sulla soglia dell'ingresso, reggendo in mano un bicchiere e dondolando la testa al ritmo di una musica che solo lui poteva sentire; non appena vide la scena in corso si bloccò, sollevando le sopracciglia per esprimere il proprio stupore, ma si riprese quasi subito e, dopo aver poggiato la coppa sul tavolo, si sfregò le mani e piegò leggermente le gambe.

Intuito ciò che l'altro stava per fare l'uomo snudò i denti e sbottò: «Guai a te se osi farlo!».

L'Omino dei Sogni, però, lo ignorò bellamente, prendendo una breve rincorsa e lanciandosi quindi sul letto, dritto dritto ai piedi di Frost, in modo da annullare lo slancio negli ultimi passi e atterrare morbidamente contro il suo torace, dunque lo abbracciò, facendo aderire la propria pancia alla sua e riuscendo, nonostante il viso coperto dalle braccia piegate di questo, a mostrare la lingua a Pitch.

Indignato da quel comportamento irriverente l'Uomo Nero fece di tutto per schivare il nuovo arrivato, ma non aveva modo di evitarlo senza lasciar andare l'amato, quindi finì col venir investito in pieno, restando intrappolato in quel groviglio di arti e avvertendo chiaramente la manica sinistra della propria veste iniziare a venir contaminata dalla sabbia dorata della propria nemesi. In un vano tentativo di preservare la propria dignità sbottò: «Siete uno più ridicolo dell'altro, scollatevi! Che cosa credete di fare? State solo togliendo aria a Jack, e spazio a me! Sparite seduta stante!».

Ovviamente nessuno dei due lo ascoltò, ed entrambi rinforzarono anzi la presa, rendendogli definitivamente impossibile la fuga e provocandogli un crampo alla spalla per la scomoda posizione in cui lo avevano costretto; perse ormai le staffe l'uomo ringhiò, preparandosi a tirare una manata alla prima e una gomitata al secondo per liberarsi, ma proprio quando fu sul punto di scrollarseli di dosso udì una risatina e si immobilizzò.

«Mi state facendo il solletico!» esclamò a fatica il giovane, inarcando la schiena per allontanarsi da quella espansiva dimostrazione di affetto.

Lieto di scorgere finalmente un'espressione serena sul viso ancora bagnato di lacrime di Jack Pitch gli sorrise, poi spinse via i due Guardiani e ribadì: «Avete sentito? Sciò!».

Sollecitati dalle esclamazioni del ragazzo e dalle imprecazioni dell'uomo Sandy e Dentolina si scostarono, ma restarono comunque seduti sul materasso, abbastanza distanti da consentire al primo di riprendere fiato agevolmente, ma abbastanza vicini da poter punzecchiare il secondo, chi modellando piccoli cuoricini di rena brillante e chi lasciandosi andare a sospiri sognanti e vistosi battiti di ciglia; infastidito dalle loro continue ed eccessive prese di libertà l'Uomo Nero si voltò verso di loro con fare inviperito, pronto a riversargli addosso parole velenose e, se necessario, anche qualche Incubo per indurli a lasciarlo in pace, ma prima ancora che potesse pensare di agire una voce domandò: «Che succede qui?».

Volgendo gli occhi verso la porta Pitch individuò Calmoniglio, le zampe raccolte e le orecchie tese mentre cercava di raccapezzarsi in quella situazione inaspettata, e senza alcuna esitazione spiegò: «Nulla, ovviamente. Piuttosto, Jack ha bisogno di una nuova maglia: questa gli va troppo stretta».

«Perché ha l'aria di aver appena smesso di piangere?» chiese il Pooka con fare sospettoso.

«Perché ho appena finito di lavargli il viso per rinfrescarlo» mentì spudoratamente l'Uomo Nero; «Jack, ti va bene indossare una maglia nuova o preferisci tenere questa? Se ci sei molto affezionato possiamo cucire due inserti laterali, così la allargheremo».

Dopo essersi frettolosamente asciugato le guance col dorso della mano Frost rispose: «No, meglio di no. Ci sono affezionato, ma non tanto da volerla indossare a tutti i costi. Meglio una nuova forse, eh?».

«Sì, decisamente meglio una nuova» approvò l'uomo; «Senza dubbio la pancia crescerà ancora col passare dei mesi, e trovo poco sensato modificare periodicamente sempre lo stesso capo: meglio prenderne uno nuovo ogni volta che serve. Bene, avete sentito? Andate a cercare una maglia per Jack!».

Sentendosi rivolgere all'improvviso un ordine tanto perentorio il Coniglio di Pasqua sussultò, quindi sbottò con tono sarcastico: «Serve altro, vostra maestà?».

Incapace di trattenere il ghigno compiaciuto che gli era sorto spontaneo sulle labbra a quell'appellativo Pitch replicò: «Vedo che finalmente hai imparato a portarmi rispetto e rivolgerti a me con un titolo consono, coniglio: ci hai messo un po', ma meglio tardi che mai. No, per ora pensa solo a recuperarmi una maglia nuova: non vorrei mai metterti in difficoltà affidandoti più di un compito alla volta».

Calmoniglio incassò il colpo, fremendo e riducendo gli occhi a due fessure, ma trattenendosi da reazioni più plateali, quindi fece spallucce e dichiarò: «Beh, che dire, vedo che finalmente hai imparato a riconoscere i tuoi limiti e lasciare il campo a chi è migliore di te, spaventapasseri: ci hai messo un po', ma meglio tardi che mai. Non preoccuparti, procureremo a Jack una maglia mille volte migliore di quella che gli sceglieresti tu, visto come sei solito conciarti».

Colpito a tradimento in ciò che riteneva essere uno dei propri punti di forza l'Uomo Nero non tardò a ribattere: «Parla quello che gira nudo, giusto? Le tue frecciatine non mi tangono minimamente: il mio stile è unico ed affascinante, perfetto per me e perfetto in assoluto, al punto che sarebbe impossibile inventarne uno migliore».

Ignorando completamente la fata, che nel frattempo era volata fin da lui e aveva cercato di convincerlo a tacere indirizzandogli occhiatacce e tirandolo per un braccio, il Pooka commentò: «Effettivamente una cosa devo ammetterla: seppur lentamente stai migliorando. Posso considerare l'inserto alla manica come il primo passo verso un nuovo guardaroba?».

Interdetto l'uomo lo fissò, incapace di dare un senso a quella domanda giunta come un fulmine a ciel sereno, ma non impiegò molto a capire: gli bastò seguire le sue iridi smeraldo per abbassare le proprie, e a quel punto, finalmente, notare la propria manica sinistra, ormai da lui dimenticata, ma ancora corrotta da fitte e finissime volute di sabbia dorata.

Un velo rosso gli cadde sugli occhi e un ronzio acuto gli assordò le orecchie, riempiendolo di una rabbia incontenibile e, al contempo, impedendogli di esprimerla come avrebbe desiderato, ma nonostante tutto riuscì ad udire Dentolina esclamare: «Noi andiamo a cercare una nuova maglia per Jack!».

Ribollendo la osservò spintonare il Coniglio di Pasqua, balzare in avanti per recuperare Sandman e quindi congedarsi con un sorriso smagliante, i pugni stretti per trattenere i tentacoli d'ombra e i denti digrignati per non lasciarsi sfuggire ulteriori frasi velenose, che non avrebbero fatto altro che peggiorare la situazione e prolungare l'agonia, poi, quando il trio fu uscito dalla stanza, si avviò a grandi passi verso la porta e gliela sbatté alle spalle. Usò tutta la propria forza per compiere quel gesto, non curandosi delle schegge che gli si piantarono nel palmo, né della spallata che, quasi involontariamente, diede e che gli aveva indubbiamente provocato un livido, eppure sentì che non era abbastanza, che lo schianto dell'asse e lo stridio dei cardini erano stati suoni troppo deboli, troppo vuoti rispetto all'urlo che avrebbe voluto lanciare, così futilmente effimeri in confronto all'ira infinita che lo pervadeva: non ne poteva più. Ad essere sincero, fino a quel momento aveva sopportato ben poco, giusto qualche ora di compagnia, un paio di scenate ridicole e una manciata di battutine, ma era ben consapevole che quello era solo il principio, solo la superficie dell'abisso in cui stava affondando: nemmeno per un istante, infatti, s'era mai illuso di poter portare Jack fuori di lì. Farlo spostare era troppo pericoloso, troppo complesso, troppo stancante per il suo stato interessante: un viaggio a cavallo, l'unico contemplabile per trasportarlo in maniera rapida ed efficiente per lunghe distanze, lo avrebbe esposto a mille pericoli, da cadute accidentali a colpi al ventre, da venti gelidi ad imprevedibili attacchi da parte del nemico, per non parlare della destinazione. Se anche fosse riuscito a difenderlo durante tutto il tragitto, infatti, dove lo avrebbe potuto portare? Nel proprio covo, dove lo avrebbe visto appassire di giorno in giorno per la noia e la mancanza di cure? In una casa umana abbandonata, dove sarebbe stato leggermente più semplice procurarsi tutto il necessario, ma solo a patto di allontanarsi periodicamente lasciandolo solo? E Frost, cosa avrebbe fatto nel frattempo? Lo avrebbe aspettato paziente o avrebbe tentato di seguirlo, finendo col ruzzolare per la seconda volta giù dalle scale? No, nessuno di questi piani era contemplabile: la miglior soluzione era rimanere nel Palazzo di Nord, ben nascosto e protetto, ben fornito di qualsiasi cibo, medicina e suppellettile, eppure la sola idea lo nauseava e gettava nel panico. Per quanto ancora avrebbe dovuto reggere i Guardiani e il loro sadico gioco? Col tempo aveva imparato ad abituarsi a loro, ma un conto era incontrarli di quando in quando, un conto viverci a stretto contatto per mesi interi: già riusciva a figurarseli, ficcanaso come solo loro sapevano essere mentre lo infastidivano con qualsiasi tipo di commento fuori luogo e presa in giro, elargendo consigli e pareri personali non richiesti, toccandolo persino, fosse per un amichevole spintone o per una carezza comprensiva, e il semplice immaginarlo gli provocava ribrezzo e dolore fisico. No, era inutile, avrebbe senza dubbio dovuto prodigarsi per tenerli il più possibile lontani da sé, e ritagliarsi piccoli spazi per sfogarsi, o sarebbe scoppiato in un paio di giorni scarsi, ma il tutto sempre ben lontano dal giovane: il suo piccolo fiocco di neve contava su di lui per affrontare e superare la propria gravidanza, e lui non doveva cedere, né, tanto meno, metterlo sotto stress con continui e ripetuti scatti d'ira.

Fu esattamente per questo motivo che, dopo essere rimasto in piedi con la fronte poggiata al legno per quasi un minuto, si riscosse, assunse l'espressione più rilassata che riuscì a mettere insieme e, voltandosi, commentò con un semplice: «Bene, ora siamo soli, almeno per un po'. Come ti senti?».

A quella domanda Jack abbassò gli occhi, l'espressione derelitta mentre raccoglieva le gambe per farsi piccolo piccolo, e rispose: «Mi dispiace per la tua manica, Pitch».

Lasciandosi sfuggire una risatina stanca Pitch replicò: «Oh, niente di irreparabile».

Con un morbido gesto si passò il palmo sulla manica, spazzando via in un soffio la trina di rena scintillante e lasciandola cadere a terra; il ragazzo la fissò incantato, facendo vagare le iridi per seguire ogni granello e sbattendo le palpebre quando questa si dissolse, ma alla fine si riscosse e disse: «I Guardiani, però, sembrano essere un po' irreparabili».

Stupito da una simile osservazione l'Uomo Nero chiese: «Cosa intendi dire, Jack?».

Frost esitò un poco, poi rispose: «Ti hanno di nuovo fatto sentire a disagio, vero? E' inutile, che si sforzino o meno finiscono quasi sempre col fallire. Il problema è che spesso non hanno una via di mezzo: o ti insultano, come fa Calmoniglio, o sono troppo espansivi, come Dentolina. In un modo o nell'altro cercano sempre di provocarti, insomma, e in effetti ammetto sia una cosa divertente, ma non ci vuole molto a capire che per te non lo è».

L'uomo, che nel frattempo aveva coperto la distanza che lo separava dal letto e si era seduto accanto all'amato, gli passò un braccio attorno alle spalle e ammise: «Sì, è vero, lo fanno spesso e volentieri e io non lo trovo affatto divertente, ma non è un dramma: entro certi limiti riesco a sopportarli, e quando li supereranno troverò un modo per farli tacere».

Il giovane ridacchiò, osando finalmente incrociare le iridi con le sue, e domandò: «Questo modo comprende Incubi e corde di sabbia nera?».

Roteando gli occhi Pitch dichiarò: «Mah, chissà, forse sì, forse no...».

Jack sorrise a quella frase, ma non ebbe alcun moto di ilarità; dopo poco, anzi, s'intristì visibilmente, tornando a fissare mestamente le coltri, e sussurrò: «Mi dispiace, è tutta colpa mia. Gli chiederò di smetterla».

Infastidito l'Uomo Nero lo contraddisse: «No, Jack, non è assolutamente colpa tua: perché mi dici una cosa simile? Non sei responsabile del comportamento di altre persone».

Emettendo un piccolo singhiozzo il ragazzo ribatté: «No, è colpa mia, se non mi fossi ostinato a volare nel regno di Dentolina non sarei mai caduto e voi non mi avreste mai dovuto portare qui, se mi fossi curato un po' meglio non avrei bisogno anche della loro assistenza, per non parlare della scenata di poco fa: sono stato così patetico, mi sono persino messo a piangere, e oltretutto per una cosa così stupida e di cui, in realtà, non mi importa affatto! Mi vergogno così tanto, vorrei seppellirmi, chissà che cosa avrete pensato di me...».

Intravedendo una seconda crisi all'orizzonte l'uomo s'affrettò subito a prevenirla, prendendo il viso del compagno e asciugando col pollice le prime lacrime che questi aveva già iniziato a versare, poi mormorò: «Fermo, fermo, fermo: stai entrando in un circolo vizioso. Hai avuto una crisi e te ne vergogni, nell'ansia di scusarti ti sei agitato e stai per averne una seconda, e quando questa sarà finita te ne vergognerai ancor di più e cadrai ancor di più nel panico, giusto? Non fare il gatto che si morde la coda: non hai nulla di cui vergognarti. Il motivo del tuo turbamento potrà pure sembrarti stupido, ma in verità non lo è: sei stato abituato ad avere sempre lo stesso corpo magro per più di trecento anni e il cambiamento che hai subito è stato notevole e molto rapido, è del tutto normale che tu ne sia rimasto scioccato. Al di là di ciò, comunque, in gravidanza è comune avere sbalzi d'umore e reazioni eccessivamente emotive, spesso incontrollabili, quindi non farne una tragedia, né ora, né in futuro: non dipenderanno da te, e non ti renderanno patetico».

Frost esibì un sorriso tirato, carezzandogli piano i polsi mentre cercava di controllare i tremiti, poi esclamò: «Sai, è stato così strano! Ero lucido, sapevo che non c'era nulla di cui avere paura, eppure non riuscivo a trattenere le lacrime! Ci ho provato tanto, ma alla fine ero stanco e ho dovuto rinunciare. Non sono preoccupato per la pancia e non mi da' fastidio ingrassare, soprattutto se fa bene al bambino. A te, invece?».

«A me?» chiese istintivamente Pitch, preso in contropiede dalla domanda inaspettata; «Mi stai chiedendo se mi da' fastidio che ingrassi un poco? No, affatto. Soffriresti se rimanessi magro, e poi, sei così morbido...».

Socchiudendo le palpebre lo abbracciò meglio, appoggiando la guancia contro la sua fronte e iniziando a vezzeggiare con i polpastrelli quel piccolo e sofficissimo cuscinetto che, nonostante la denutrizione, s'era riuscito a formare tra la pancia gonfia e il bassoventre del giovane, ma questi non tardò a scattare, contorcendosi e gridando: «No, non così, mi fai il solletico!».

Piegando le labbra in un sorriso sornione l'Uomo Nero commentò: «Ho come la sensazione che, in questo periodo, tu soffra il solletico più del solito».

Lo lasciò in pace per qualche secondo, godendosi la sua espressione interdetta e un poco sospettosa mentre ricambiava la sua occhiata, poi si lanciò all'attacco, pizzicandogli entrambi i fianchi e dandogli lievi morsi alla gola; Jack, per parte sua, fu troppo lento a reagire e non riuscì ad evitare nessuno dei due tiri mancini, ritrovandosi presto immobilizzato e preda di risate incontrollabili, e a nulla valsero i suoi deboli tentativi di fuga, né le sue preghiere e minacce sconnesse: poterlo vedere allegro e spensierato era un'autentica gioia per l'uomo, ed egli non se la sarebbe negata per nessuna ragione al mondo.

Dopo circa un minuto la povera vittima iniziò a dare qualche segno di cedimento e Pitch preferì non tirare ulteriormente la corda, ben consapevole del fatto che questa non s'era ancora del tutto ripresa e, soprattutto, che aveva appena mangiato: dopo avergli punzecchiato un'ultima volta la pelle morbida lo afferrò per le spalle, lo aiutò a raddrizzarsi e lo sistemò contro i cuscini, quindi si scostò e aspettò che si riavesse coi propri tempi.

Il ragazzo, che inizialmente, forse temendo un nuovo scherzo, aveva tentato di scacciarlo, si stese scompostamente sui guanciali, allargando le braccia per meglio riprender fiato mentre un'ilarità persistente si ostinava a scuotergli il torace con continue risatine, ma alla fine riuscì a ricomporsi e sentenziare: «Sei un vero stupido».

Affatto offeso l'Uomo Nero sogghignò, soddisfatto del risultato ottenuto e divertito dall'aspetto sfatto dell'amato, e decise di levargli la camicia, inutile ornamento diventato ormai uno straccetto spiegazzato, tuttavia, quando provò ad allungare le mani verso di lui, lo sentì sbottare: «Non ci riprovare, questa volta sono pronto a difendermi!».

«Sciocchino, sto solo cercando di toglierti la camicia» lo rassicurò prontamente.

Arricciando la bocca e guardandolo di traverso Frost mormorò con fare circospetto: «Mh, non mi fido di te».

Alzando gli occhi al cielo l'uomo sbuffò e concluse: «E allora levatela da solo!».

Il giovane esitò a lungo prima di reagire, squadrandolo da capo a piedi mentre rimaneva ben rannicchiato su sé stesso per proteggersi, ma alla fine la voglia di coccole l'ebbe vinta e, sfoggiando uno sguardo implorante, alzò le braccia, sia in segno di resa che per chiedergli silenziosamente di essere spogliato.

Lieto di vederlo cedere Pitch non si fece pregare, sfilandogli attentamente l'indumento e lisciandolo un poco prima di piegarlo ordinatamente, quindi disse: «Bene, vado a riporla nell'armadio. Nel frattempo, che nuova maglia ti piacerebbe indossare? Ne serve una non troppo aderente, ovviamente, ma sarebbe meglio evitarne una troppo larga, altrimenti finiresti col prender freddo. Di che colore la vorresti?».

Grattandosi il capo per riflettere meglio Jack rispose: «Sì, in effetti hai ragione, meglio non prenderla troppo larga: starò attento a sceglierne una adatta. Dici che riuscirò a trovarla? Uhm, come colore non saprei, bianca come la mia andrebbe bene, ma anche azzurra, o verde scuro: basta che non sia troppo accesa, per il resto non ho preferenze. Comunque, non avremmo dovuto fare questa discussione prima di chiedere agli altri di cercarmi una maglia nuova?».

L'Uomo Nero, che nel frattempo, trovando l'armadio occupato da coperte e cuscini, aveva deviato verso il comò e riposto la camicia in un angolo libero, richiuse il cassetto, quindi replicò: «Sì, sarebbe stato più sensato, ma in questo modo i Guardiani avrebbero trovato subito quello che stavi cercando».

«Pitch, sei terribile!» lo rimproverò il ragazzo, incrociando le braccia per meglio mostrare la propria indignazione, ma faticando visibilmente a trattenere una risata.

Dei colpi alla porta interruppero la loro conversazione, intromettendosi discretamente nella stanza immersa nel calore e nel silenzio, e poco dopo il legno si aprì con un lieve cigolio, rivelando le quattro Leggende al gran completo.

«Ho sentito che pancia di Jack vuole rivaleggiare con mia, ma meglio che rinunci, perché non ha alcuna possibilità!» tuonò Nord con tono allegro; «Ho portato qualche maglia nuova per ovviare a problema: non sono molte, perché sono secoli che non porto sua taglia, ma sono sicuro che troverà quella giusta».

Dopo essersi fatto da parte per lasciar entrare i propri amici socchiuse la porta, quindi avanzò a grandi falcate verso il letto, depositò il fagotto che reggeva in mano sul materasso ed iniziò ad esporre ciò che aveva trovato: «Questa maglia rossa era la mia preferita quando ero giovane! L'ho indossata tantissime volte, infatti è un po' scolorita, ma è di tessuto resistente, quindi non si è rovinata. Questa gialla, invece, è quasi nuova: la mettevo solo in occasioni speciali, ma presto ha iniziato a starmi stretta, quindi l'ho dovuta mettere da parte. Questa colorata, invece...».

Andò avanti a lungo a spiegare, mostrando ai presenti un totale di sette capi diversi, alcuni chiari, altri scuri, alcuni pesanti, altri leggeri, alcuni ricamati, altri semplici, ma tutti discretamente ampi; perplesso di fronte a quella scelta, così vasta, eppure così scarsa, Frost tentennò, mordendosi il labbro mentre cercava di prendere una decisione, e alla fine dichiarò: «Va bene, provo quella verde e quella rosso scuro».

Senza aspettare che gli venisse porta si appropriò della blusa rossa, la sbatté un poco per spiegarla bene e poi ci infilò la testa, contorcendosi per trovare le maniche, ma quando vi riuscì non gli fu necessario fare altro: il tessuto spesso cadde da solo, allungandosi ben oltre i suoi polsi e ammonticchiandosi attorno ai suoi fianchi sulle coperte, e il suo peso fu tale da trascinarlo sulle coltri e tendere la scollatura fino a scoprirgli interamente una spalla.

«Questa non andrebbe bene nemmeno come camicia da notte» commentò Pitch, che aveva arricciato il naso alla sola vista di quel guardaroba raffazzonato.

«Provo quella verde, sembra più piccola» replicò fiduciosamente il giovane.

Districandosi abilmente tra le pieghe della stoffa si spogliò, quindi afferrò la maglia verde e la indossò: a differenza della prima volta ebbe qualche difficoltà, poiché il taglio più aderente e la grande quantità di decori non ne agevolavano lo scorrimento sulla pelle, ma dopo qualche tentativo riuscì a calarsela sul ventre gonfio e, guardandosi, osservò: «Questa mi sembra migliore, che dite?».

Le Leggende, che avevano attentamente studiato ogni singola fase della vestizione, non risposero, limitandosi ad alzare le sopracciglia e chiedersi pareri l'un l'altro, ma l'Uomo Nero, che non necessitava di consiglio alcuno in fatto di abbigliamento, si mise letteralmente le mani nei capelli: difficilmente sarebbe riuscito ad immaginarsi un capo peggiore di quello.

«Déjà vu» intervenne, ben memore della vestaglia di velluto porpora che Babbo Natale, solo pochi mesi addietro, aveva tentato di prestargli; «E' inutile, Nord, non va bene: è troppo larga attorno al petto, troppo stretta attorno alla pancia, le maniche sono lunghe e cadenti e il tessuto è troppo spesso e ruvido. Non hai nient'altro nell'armadio?».

«No, purtroppo no» confessò il padrone di casa; «Ma posso far cucire maglia nuova a Yeti: hanno vestito migliaia di bambole, ormai sono bravissimi con ago e filo. Di che colore la vuoi, Jack? Ho un carico di lana pronta per essere cardata, e posso tingerla se lo desideri!».

Jack s'illuminò a quella proposta e fece per rispondere, ma prima che potesse aprir bocca l'uomo domandò: «Lana di cachemire, ovviamente, vero?».

«Lana di pecora: non tengo capre in mio Palazzo» lo corresse Nord.

«La lana di pecora non va bene» sentenziò Pitch; «E' ruvida e irrita la pelle. Usa della seta».

Preso in contropiede Babbo Natale protestò: «Ma non tengo seta in miei laboratori!».

«Stai scherzando?» esclamò l'Uomo Nero, sconvolto; «E come fai a fare i vestiti alle bambole se non tieni della seta? Non dirmi che usi la lana!».

«Certo che sì!» confermò il padrone di casa; «Uso lana per cappotti, e raso e ciniglia per vestitini e sottovesti».

A quella dichiarazione l'uomo roteò gli occhi e mormorò a mezza voce: «Per tutti gli Incubi, la ciniglia, mai fu inventato tessuto peggiore...».

«Di' un po', Pitch, sicuro di non essere incinto anche tu?» s'inserì Dentolina.

Infiammandosi Pitch abbaiò: «Non sono voglie, sciocchi! Ci vuole un tessuto morbido e delicato per la pelle di Jack».

«Ma la sua vecchia maglia è di cotone grezzo, il raso andrà più che bene per sostituirla!» sbottò Calmoniglio.

«La sua vecchia maglia è di lino, stolto, e ti ricordo che nonostante ciò gli ha irritato il ventre fin quasi a farlo sanguinare! Ah, ma perché mai sto qui a perdere tempo con voi? Siete una manica di incapaci! Scostatevi, ci penserò io a risolvere questo problema».

Seppur chiaramente divertiti dalla sua scenata il padrone di casa, la fata e l'Omino dei Sogni si astennero da qualsiasi critica e indietreggiarono per lasciarlo passare, ma il Pooka, che mal sopportava gli affronti, lo provocò: «E cosa pensi di fare per risolverlo? Partire di nuovo, questa volta per un mistico ed affascinante viaggio verso le più sperdute valli della Cina, procurarti la seta un tempo destinata all'Imperatore e tornare dopo chissà quanto, portando un fiore di loto per farti perdonare?».

«Ho di meglio della seta, coniglio» ribatté l'Uomo Nero, scostandolo con una spallata.

«Pitch, se solo mi ascoltassi, prima stavo cercando di dirti che va bene qualsiasi...» iniziò il ragazzo, che fin dalle sue prime proteste aveva tentato di intervenire.

«Shhh» lo zittì l'uomo, posandogli l'indice sulle labbra; «Non preoccuparti, Jack: ti prometto che rimarrai più che soddisfatto del risultato».

Frost sospirò pesantemente a quell'affermazione, chiaramente seccato dal fatto di non aver potuto esprimere la propria opinione, ma alla fine cedette e, dopo essersi levato la maglia verde scuro, lo fissò, in attesa di direttive.

Incoraggiandolo con un gesto della mano Pitch lo fece alzare in piedi, porgendogli l'avambraccio per offrirgli un valido sostegno mentre s'assestava sui piedi recentemente guariti, quindi si tolse la giacca e gliela fece indossare, ma prima ancora di poter pensare di modificarla il Coniglio di Pasqua commentò con voce atona: «Oh, accidenti, che soluzione geniale, davvero non capisco come non ci siamo potuti arrivare prima».

«E lasciami lavorare in pace, per una buona volta!» lo rimbeccò l'Uomo Nero.

Dandogli sdegnosamente le spalle si inginocchiò e si mise all'opera per riparare ai difetti più evidenti, prima di tutto chiudendo fin dove poté l'apertura frontale, poi tagliando il tessuto all'altezza dei polsi e del bacino, quindi si sistemò meglio e si preparò a concentrarsi sulle singole zone: come prima cosa si dedicò alla parte che copriva il petto, troppo larga e cascante vista la differenza di corporatura tra sé e Jack, e tagliò via due strisce di stoffa, ricucendo ogni strappo con un sol gesto e rimodellando l'oscurità affinché fasciasse perfettamente la gabbia toracica, dalle spalle allo sterno sulla parte anteriore, e fino a metà torace in quella posteriore; poi, dopo aver preso qualche misura ad occhio, inserì i due lembi strappati nello spacco che era rimasto aperto sul ventre, sigillandolo definitivamente e creando morbide pieghe che abbracciavano alla perfezione la pancia gonfia, più fitte al centro, più rade ai lati, esattamente come le nuove forme dell'amato richiedevano; infine, raddrizzando la schiena, passò alle braccia, sfregando più volte i palmi sui tricipiti per rendere la trama aderente e spostare l'eccesso di sabbia nera verso il basso, chiudendola subito sopra il gomito e creando una manica a campana, che scendeva morbida e si fermava poco prima della punta dell'ulna.

Non appena ebbe concluso inclinò la spina dorsale all'indietro, cercando di guadagnare una visuale migliore senza spostarsi e di individuare cosa, in quel nuovo capo, non lo convinceva, e alla fine vi riuscì: la scollatura a punta, seppur poco profonda, non si addiceva al compagno, troppo seria e provocante, e soprattutto troppo stretta, ed era opportuno optare per una più semplice ed ariosa. Senza alcuna esitazione l'uomo la sfiorò con i polpastrelli, disegnando una forma circolare che gli lasciava ben scoperte le clavicole, ma che celava già parte della seconda costola, e lasciò comunque un taglio centrale, in modo da consentire al ragazzo di piegarsi e respirare senza sentirsi costretto e da movimentare un poco quella maglia che, seppur unica nel suo genere, risultava un poco anonima, non avendo nessun decoro; si concesse qualche istante per rimirare il risultato, poi, dopo aver richiuso lo scollo con un piccolo fiocco, domandò: «Allora, Jack, ti piace? Se vuoi vederti meglio puoi aprire l'armadio: c'è uno specchio nell'interno dell'anta».

Zoppicando leggermente Frost coprì quei pochi passi che lo separavano dal mobile, lo aprì lentamente accompagnando l'anta e poi allungò il capo, spiando il proprio riflesso come avrebbe fatto un bambino, e solo in un secondo tempo avanzando timidamente fin di fronte allo specchio per vedersi per intero; incantato Pitch lo seguì con lo sguardo, intenerito dalla capacità con cui questi sapeva risultare dolce anche nei gesti più semplici, ma l'idillio venne presto rotto da una voce ben nota che sibilò: «Tante scene per poi fargli una maglia da donna».

Immediatamente Nord si voltò verso Calmoniglio, indirizzandogli uno sguardo truce e cercando di rimproverarlo a mezza voce, ma il giovane, che pur trovandosi lontano doveva aver udito il commento e seguito la scena, intervenne dicendo: «No, basta, non prendetevela sempre con Calmoniglio: non è molto gentile, questo lo ammetto, ma è sempre sincero. Ha ragione, questa maglia è da donna, ma a me non importa, e poi, francamente, non riesco ad immaginare nulla di più femminile di un pancione».

Lieto che il compagno non fosse rimasto turbato da quell'osservazione tanto sincera quanto inopportuna l'Uomo Nero si alzò in piedi, quindi lo rassicurò: «Bravo, Jack, non curarti di queste sciocchezze: pensa solo a verificare che sia comodo e caldo, perché ti sta già d'incanto. Del resto, staresti bene tanto con una divisa militare quanto con un vestito da sera».

Arrossendo a quel complimento Jack si schermì, facendo il gesto di respingerlo con la sinistra, ma seguitando ad accarezzare l'indumento con la destra, l'aria di essere quasi in trance mentre ne seguiva ogni piega e, inevitabilmente, ritracciava le nuove forme del proprio corpo, tuttavia, per la seconda volta in meno di un minuto, il Pooka s'intromise, chiedendo: «Aspetta un attimo, stai dicendo che, se fosse per te, Jack andrebbe in giro indossando un vestito!?».

Esibendo un ghigno sornione l'uomo si voltò, squadrò il proprio interlocutore da capo a piedi e, dopo avergli lanciato un'occhiata allusiva, rispose: «Se fosse per me Jack indosserebbe solo veli trasparenti, o, meglio ancora, lingerie di pizzo e autoreggenti».

Trasformando la propria espressione da incredula a sconvolta il Coniglio di Pasqua emise un verso disgustato, poi esclamò: «Sei rivoltante, sarebbe inguardabile!».

«No, tu non dovresti guardarlo, il che è ben diverso!» controbatté Pitch, sentendo già la gelosia montare all'idea che altri all'infuori di lui godesse della visione dell'amato in un abbigliamento tanto provocante.

Stranamente Calmoniglio non ribatté, forse perché resosi conto che la questione non doveva riguardarlo, forse, più probabilmente, perché troppo scioccato dalla sua ultima dichiarazione, ma l'Uomo Nero non ebbe molto tempo per stupirsi della sua reazione: pochi secondi dopo avvertì chiaramente qualcosa aderirgli al torace e abbracciarlo strettamente al petto, e quando abbassò le pupille vide l'amato e lo udì sussurrargli: «Grazie, Pitch: è bellissima».

Preso in contropiede da quello slancio d'affetto inaspettato l'uomo rischiò quasi di indietreggiare, ma in breve si riprese e, vezzeggiandogli delicatamente il capo, mormorò: «Non c'è di che, Jack. Sei felice di aver risolto questo problema? ».

«Sì, moltissimo!» rispose con entusiasmo, alzando due iridi colme di gioia verso di lui e carezzandogli la schiena nuda; quasi immediatamente, tuttavia, tornò serio e proseguì: «Abbiamo risolto un problema, e la cosa mi ha tolto un gran peso, quindi ora vorrei risolverne un altro: devi richiamare il mio Incubo».

Avevano discusso per ore intere sulla questione, parlandone pacatamente, esprimendo ciascuno le proprie ragioni, litigando e persino insultandosi, ma per lungo tempo erano stati ben lungi dal trovare un accordo: Pitch continuava a credere che quell'Incubo fosse troppo pericoloso, Jack che fosse innocente, entrambi non avevano ceduto e nessuno dei due era riuscito a trovare una soluzione accettabile per sé stesso e per l'altro. I Guardiani, ovviamente, erano presto intervenuti, all'inizio per chiedere spiegazioni, poi per blandirli, e non avevano tardato a schierarsi: Nord e Dentolina avevano dato manforte al ragazzo, insistendo sul fatto che, dopo mesi di convivenza a stretto contatto, era oltremodo improbabile che il Purosangue si fosse rivoltato e avesse deciso di attaccare proprio colui che lo aveva cresciuto e che aveva sempre rispettato; Calmoniglio, invece, facendo di necessità virtù, aveva fiancheggiato l'Uomo Nero, sostenendo che quel demone era imprevedibile ed incontrollabile e che non gli si doveva assolutamente consentire di avvicinarsi a Frost, soprattutto considerato il suo stato interessante; Sandy, infine, che di tutti era il più riflessivo e che, non potendo parlare, aveva più difficoltà a farsi valere nelle discussioni accese, si era astenuto, facendosi da parte e osservando i contendenti con aria meditabonda. Alimentato da aggiuntive opinioni il confronto s'era ulteriormente prolungato, arricchendosi di nuovi punti di vista, ma anche di nuovi motivi di scontro, e pian piano erano emerse ulteriori proposte, che finalmente cercavano di mediare tra i divergenti pareri, tuttavia s'era dovuta aspettare un'altra mezz'ora abbondante prima di trovare un compromesso: solo quando l'uomo aveva fissato il giovane negli occhi e si era reso conto di quanto profonde erano la tristezza e la delusione che li opacizzavano, infatti, aveva compreso quanto la questione fosse importante per lui, e s'era deciso a fare un passo avanti e tendergli la mano.

Come prima cosa, naturalmente, lo aveva fatto stendere, gli aveva massaggiato un po' le tempie e gli aveva preparato un tè, prodigandosi in ogni modo per lenire la stanchezza che, nella foga di difendere le proprie idee, questi aveva accumulato, e per allentare e fugare lo stress che il logorante battibecco gli aveva provocato; poi, consultandosi col padrone di casa, che, per ovvie ragioni, aveva voce in capitolo riguardo l'andirivieni di ospiti nel proprio Palazzo, si era risolto ad organizzare l'incontro in quella stessa stanza, facendo richiamare tre o quattro prestanti Yeti a fungere da guardie del corpo e consentendo a tutti i presenti di disporsi come meglio credevano e di tenere pronte le proprie armi; infine, dopo essersi seduto sul materasso ed essersi sistemato Jack in grembo, lo aveva abbracciato strettamente, e aveva evocato Voluptas perché li assistesse da vicino, qualche Incubo di media taglia per creare un corridoio dalla porta al letto e diversi tentacoli d'ombra fino, più o meno, a riempire ogni spazio rimasto.

«Pitch, non pensi di aver esagerato? Non si respira più qui dentro» commentò il ragazzo quando l'altro ebbe concluso.

«Francamente, se solo avessi l'assoluta certezza di poterlo controllare, penso che richiamerei anche Behemuth a dare manforte» sentenziò Pitch.

Sbuffando Frost alzò gli occhi al cielo, poi disse: «Non commento giusto perché so che non lo faresti mai, ma sappi che non mi hai fatto per niente ridere. Seriamente, sto facendo fatica a respirare e sto soffocando dal caldo, non puoi togliere qualcosa?».

«E infatti non dovevi ridere, la mia non era certo una battuta» ribatté l'Uomo Nero.

Rimase immobile per un po', restio ad esaudire la richiesta che gli era stata fatta e incapace di scegliere cosa, tra le insostituibili difese che aveva imbastito, era meno necessario del resto; meditò ancora per qualche secondo, poi, andando per esclusione, decise di sacrificare un paio di bestie portatrici di brutti sogni, dimezzare le volute di oscurità e richiamare tutte quelle rimaste attorno alla testata del letto, per creare una sorta di corona che, trovandosi fuori dalla visuale del giovane, non poteva infastidirlo né intimidirlo, ma che, incombendo direttamente su di lui, avrebbe avuto un effetto intimidatorio sull'ospite tanto atteso.

«Grazie, Pitch» sussurrò Jack, torcendo il collo per indirizzargli un sorriso; «Io sono pronto. Quando te la senti richiama l'Incubo».

Borbottando tra sé e sé l'uomo si appoggiò contro i cuscini, poi, sentendosi troppo teso, si raddrizzò, provò a piegare le gambe e quindi distenderle, a lisciare le pieghe della propria giacca e dunque a drappeggiarla meglio sulle coltri, escogitando qualsiasi espediente pur di prender tempo, ma alla fine, esaurita ogni idea e ritrovatosi più agitato di prima, decise di gettare la spugna e mettersi all'opera: non aveva più modo di evitare quell'incombenza, quindi era preferibile sbrigarsi e togliersi il pensiero una volta per tutte. Inspirando profondamente chiuse gli occhi, concentrandosi al massimo per affondare nella parte più oscura della propria coscienza ed entrare così in contatto con tutti i propri servitori, quindi, una volta fatta una sommaria cernita, individuò subito quello che stava cercando. Si stupì non poco di trovarlo così rapidamente e facilmente, visto e considerato come lo aveva scacciato l'ultima volta che lo aveva incontrato, ma la bestia, in verità, non sembrava né diffidente, né impaurita: era stata lei stessa a presentarsi alla sua mente, imponendo prepotentemente la propria presenza inquietante e maliziosa, e, a giudicare dall'energia con cui l'aveva fatto, sembrava non aver atteso altro per giorni. La definitiva conferma a questa sensazione, ad ogni modo, l'ebbe nel momento in cui le ordinò seccamente di presentarsi al suo cospetto: quasi non fece in tempo a gridare mentalmente "Vieni qui, ti sto aspettando" che il cavallo nitrì e partì al galoppo, raggiungendo in un battito di ciglia l'apertura circolare del Palazzo di Nord e rivelando così di essere rimasto nascosto per tutto il tempo nelle grotte di ghiaccio circostanti, in silente attesa.

Seppur infastidito sia dall'affronto della creatura che dalla propria incapacità di notarla finché questa non aveva deciso di mostrarsi, Pitch cercò di non darvi troppo peso, rimanendo ben focalizzato per non farsi cogliere di sorpresa una seconda volta, e quando percepì che l'essere aveva raggiunto la porta deglutì, trattenendo il respiro e tenendo pronti i propri poteri.

Annunciandosi con una lieve brezza gelida il Purosangue oltrepassò la soglia, emergendo gradualmente alla luce del fuoco in tutta la propria tentatrice bellezza, il corpo magro e slanciato, come sempre, la criniera ancor più selvaggia del solito e le punte di zoccoli, zampe e collo adorne di un finissimo cappuccio di brina, che le faceva sembrare ancor più splendide e letali; dopo essersi fermato un attimo per lasciarsi rimirare avanzò lentamente tra i presenti, non degnandoli di una sola occhiata e persino dando una sferzata con la coda quando Calmoniglio si acquattò per assicurarsi un miglior slancio al momento di attaccare, gli occhi di fuoco ben fissi sulla figura del ragazzo; infine, dopo aver aggirato la spalliera, affiancò la sponda e si chinò su Frost.

Non appena lo vide appropinquarsi l'Uomo Nero si irrigidì, piegando i tentacoli di oscurità per creare una cupola minacciosa e incombente e stringendo ancor più a sé l'amato, ma questi gli disse: «No, Pitch: lascialo fare».

Seppur affatto convinto l'uomo allentò leggermente la presa, avvolgendo il braccio destro attorno al petto del compagno e appoggiando la mano sinistra sul suo ventre, ma quando lo avvertì scostargliela e sollevarsi la maglia gli sibilò: «Sei impazzito per caso!?».

Posandogli il dorso di indice e medio sulle labbra per zittirlo il giovane sussurrò: «Shhh, fidati di me».

Sudando freddo Pitch osservò Jack scoprirsi meglio, schiudere un poco le gambe e poggiargli la fronte contro il collo, esponendosi senza timore e senza vergogna all'Incubo che, meno di una settimana prima, aveva tentato di sbranarlo, e poi l'Incubo stesso, che senza farsi pregare approfittò subito di quella concessione; quasi tremando lo guardò allungare il muso, respirando pesantemente contro quella pancia gonfia tanto inconsueta per un corpo maschile e quasi sfiorandola con le froge dilatate, la tensione alle stelle mentre l'animale apriva pian piano le fauci a mostrare i denti affilati, e perse un colpo quando udì Jack gemere debolmente, astenendosi tuttavia dall'intervenire; alla fine, però, proprio quando la stanchezza iniziò a prendere il sopravvento e fargli abbassare la guardia, vide il Purosangue sbuffare e raddrizzarsi con uno scatto, e fu certo di aver fallito. Spaventato dal movimento improvviso non riuscì ad evitare di sobbalzare, ma si curò ugualmente di trascinare il ragazzo con sé, abbracciandolo con braccia e gambe per proteggerlo il più possibile e liberando le proprie ombre affinché punissero il servitore indisciplinato, ma questi non fece una piega: con una sgroppata scacciò le volute di sabbia nera, inclinando la testa schivò senza fatica il boomerang che il Pooka gli aveva prontamente lanciato, dunque, dopo essersi voltato solennemente, si allontanò al piccolo trotto.

Interdetto l'Uomo Nero alzò il capo, seguendo con sguardo stupefatto la figura elegante della creatura sparire ancheggiando oltre la soglia, e non riuscì a fare alcunché, né ricomporsi, né parlare, né pensare: quello che era appena successo era incredibile e non aveva alcuna spiegazione.

«Che ti avevamo detto, Pitch?» commentò Dentolina, aspettando che gli Incubi rimasti si disperdessero e chiudendo quindi la porta.

«Non... non ha attaccato» mormorò l'uomo.

«Non aveva motivo di attaccare» spiegò semplicemente Nord.

Mettendosi nuovamente seduto e reggendo Frost, che aveva socchiuso gli occhi per riprendersi, come fosse un bambino, Pitch si concentrò, mantenendo il contatto mentale tra sé e l'animale per capire dove si stesse dirigendo, e quando lo percepì fermarsi tutto gli fu chiaro.

«E' uno stallone» spiegò ai Guardiani; «Si è posizionato su uno sperone sopra il Palazzo, ha richiamato gli Incubi che avevo radunato qui e li ha mandati a nascondersi nelle grotte circostanti: si tiene pronto a difenderci, anzi, a difendere Jack, in caso di attacco».

Questa scoperta, ovviamente, rispondeva solo ad una parte delle migliaia di domande che gli erano sorte spontanee in mente, e senza dubbio non alla più importante, ma a risolverla intervenne presto la fata, che disse: «Direi che questa è l'ennesima dimostrazione che il bambino è tuo, Pitch: per quale altra ragione un tuo Incubo si sarebbe mai disturbato a venire fin qui per studiarlo e poi mettersi a fargli la guardia?».

Nonostante il ragionamento fosse più che sensato l'Uomo Nero si rifiutò di credervi, troppo agitato e ancora troppo chiuso all'idea, e senza esitare ribatté: «Direi che questa è l'ennesima dimostrazione che i miei Incubi sono creature imprevedibili e vanno tenuti ben lontani da Jack».

«Fai almeno un'eccezione per la povera Voluptas!» esclamò la Guardiana con una risata.

Affatto divertito dalla battuta l'uomo si adombrò, ancora confuso dall'accaduto, ma poi, colpito da un particolare della frase pronunciata dalla propria interlocutrice, domandò istintivamente: «Povera?».

Dentolina, che era già volata fino alla finestra per socchiuderla e rinfrescare la stanza divenuta ormai soffocante, rispose: «Sì? Che ho detto di strano? Forse non avevi capito che era una giumenta?».

Fulminato da quella rivelazione Pitch riuscì finalmente a spiegarsi il perché dell'atteggiamento amorevole di Voluptas, dall'affetto che dimostrava al giovane alle premure che gli dedicava, incluse le infinite e amorevoli leccatine che non mancava mai di dargli, soprattutto sul pancione, e cui aveva cercato di non dar troppo peso per focalizzarsi meglio su problemi più importanti, ma fingendo noncuranza replicò: «No, lo avevo capito: ero solo stupito che lo avessi intuito anche tu. Jack, come ti senti?».

L'interpellato, che nel frattempo si era accoccolato con un debole mugugno contro il petto dell'Uomo Nero, si agitò un poco, come se fosse restio a risvegliarsi, ma alla fine aprì le iridi e, esibendo uno sguardo angelico, domandò: «Posso avere un po' di cioccolata?».

Speravate di esservi risparmiati il mio ciarlare, visto che non ho scritto alcuna introduzione, eh? E invece eccomi di nuovo qui. Come sempre mi auguro che il capitolo vi sia piaciuto, e vi ricordo che sono disponibile per qualsiasi domanda o spiegazione: non abbiate paura di scrivermi o di esprimere il vostro parere riguardo a qualsiasi cosa. In questo capitolo ho messo abbastanza carne al fuoco, introducendo vari argomenti, situazioni e problemi che svilupperò meglio nei capitoli successivi, e spero di aver stuzzicato la vostra curiosità. Il prossimo capitolo verrà pubblicato il 24-25 settembre; non metto una data precisa perché in quella settimana, causa manutenzione, ci verrà staccato il telefono e quindi internet per un giorno intero, ma ovviamente non ci è ancora stato comunicato quando il tutto avverrà. Vi auguro una buona serata, a presto!