Raggiante di gioia. Potevano odiarmi tutti per il mio sorriso. Non me ne fregava niente. Felice come non mai. Poteva essere la cosa sbagliata per chiunque, ma non per me. Sentivo che era l'unica vera. L'unica giusta. Io e lei. E tutto quello che era stato in quell'ufficio. Se lo avessi raccontato a qualcuno non ci avrebbe mai creduto. Sono scene da film, trame da serie televisiva, non è la vita reale. Non la vita di tutti i giorni di una studentessa di medicina. Cercavo di svegliarmi ma non ci riuscivo. Era tutto vero. E lo avevo voluto io, almeno in parte, tra noi. Ero andata a prendermelo. Avevo raggiunto il mio scopo? No, molto di più. Non sapevo di essere capace di desiderare così tanto, così tanto qualcosa…
E invece lì mi ritrovavo. Ne volevo ancora. La mia pelle bruciava senza di lei, e averla era l'unico modo di placare l'incendio che mi saliva nel petto ogni volta che la pensavo o la vedevo. La nostra prima volta… La nostra prima volta era stata come sentir esplodere una bomba dentro. Ma da quel momento, da quell'orgasmo con il suo viso così vicino al mio, sapevo che di bombe dentro non ne avevo solo una, ma molte, molte di più. Non vedevo l'ora di sapere quante erano. Lo voleva anche lei? Ci speravo. Non sapevo se le fosse piaciuto, e anche se cominciavo a destreggiarmi nell'intricata trama che nascondeva la sua anima, era difficilissimo decifrare i suoi atteggiamenti.
Quel giorno a lezione non potei fare a meno di eccitarmi non appena la vidi. Cercai di fingere nonchalance, specialmente perché non ero da sola e non avrei potuto strapparle i vestiti di dosso coi denti, ma era difficilissimo. A quanto pare si vedeva che non ero completamente in bolla:
"Callie, ancora con la Robbins? Certo che sei proprio innamorata…" mi apostrofò Mel ridendo.
"Ma finiscila!" le dissi dandole un pugno sul braccio per scherzo.
"Ah scusa, bisogna stare zitte altrimenti ti rimprovera e poi ti riempie di sculaccioni…." rise ancora forte senza sapere di aver detto la verità.
Per fortuna non dovetti risponderle perché la Robbins cominciò a spiegare proprio in quel momento. Ed era la mia salvezza, perché non avrei saputo cosa dire. D'altra parte, leggeva la situazione alla perfezione senza che io gliene avessi mai dato adito. Se solo avessi potuto raccontarle… Ma la Robbins mi distraeva da ogni pensiero e da ogni altra tentazione. Non ce la facevo proprio a toglierle gli occhi di dosso e la mia unica tentazione era lei. L'avrei scartata come un cioccolatino se avessi potuto, così elegante e così affamata. Era una meraviglia e riusciva a far apparire la matematica dannatamente sexy.
La lezione finì in un tempo che mi sembrò infinito nonostante stessi beatamente viaggiando nella mia testa lungo l'autostrada dei miei desideri reconditi (ma non troppo). Mel non mi stuzzicò più perché non aveva interesse a farsi notare dalla Robbins ma solo di passare il suo esame nel silenzio e nell'anonimato più totale. Io dal canto mio, non l'avrei badata troppo. Notai comunque che la Robbins non aveva alcun problema, quel giorno, con il fatto che io non stessi seguendo. Lo sapeva, lo sapeva perché mi guardava continuamente senza far trasparire emozioni. Sapevo che sapeva. Eppure non diceva niente. Era l'inizio della fine, di nuovo? Cercai di scacciare il pensiero ma prima di riuscirci congedò tutti. Io rimasi nell'aula apposta e fui l'ultima ad avviarsi verso l'uscita, quando già erano praticamente tutti fuori.
"Torres." mi chiamò poco prima che raggiungessi il grande stipite.
Feci i salti di gioia dentro di me. Allora non era stato un errore. E forse non lo sarebbe stato mai…
"Sì, professoressa Robbins?"
Mi voltai. Ma non disse nulla. Mi sentii tremare. Non sapevo cosa aspettarmi ma la situazione mi terrorizzava. L'eccitazione si era trasformata in una gran voglia di scappare. Anche se i miei piedi non sembravano dello stesso avviso. Inchiodati al pavimento sotto di me, come se mi stessero inghiottendo le sabbie mobili. E lei era lì, ferma. Imperiosa. Bellissima.
Mi avvicinai come per una forza magnetica che non potevo percepire, come il ferro sulla sua calamita. E quella calamita, quando arrivai abbastanza vicina, mi prese per un braccio e mi strinse sul suo petto. Non mi lasciava via di scampo, ma io non volevo più scappare. Dopo un momento che mi sembrò durare un'eternità mollò la presa e lo capii subito. Senza che ci fosse bisogno che parlasse. Mi sistemai sulla cattedra come avevo già fatto la prima volta e vidi aprirsi sul suo viso un sorriso di compiacimento. Sentivo le vibrazioni magnetiche tra di noi farsi sempre più forti e potevo giurare che stesse facendo una fatica immensa a starmi lontana. Ebbi un impulso fortissimo che non riuscii a controllare e con una forza che non avevo mai immaginato di avere la tirai verso di me. Non riuscii a farla salire sulla scrivania facendo sì che mi atterrasse sopra come volevo, ma quasi. Era sorpresa.
"Scusi ma a lezione non sono riuscita a toglierle gli occhi di dosso" dicevo cercando di resistere all'impulso di baciarla "E ora cosa dovrei fare avendola qua a qualche centimetro?" Stavo cercando di giustificarmi perché stavo cambiando per una volta le regole del gioco?
"Lei è una ragazza cattiva, Torres…" disse non spostandosi di un millimetro rispetto alla posizione che avevo deciso io.
Mi sciolsi. Mi sciolsi come neve al sole mentre scendeva, lentamente, con una mano, dal mio collo verso giù. All'improvviso, senza che me lo aspettassi, mi strinse forte un seno con la mano. Piagnucolai. E non sembrò dispiacerle. Ma taceva, voleva arrivare ad altro. Ormai lo riuscivo ad intuire. Mi alzò la camicetta e cominciò a passare la lingua sopra il mio capezzolo sinistro. Ero completamente appoggiata alla cattedra e non avevo la forza di tendere il collo e guardarla, ma avrei giurato che stesse tracciando delle piccole x sul mio capezzolo turgido. Piagnucolai ancora.
"Vedo che le piace, Torres… Ma scommetto che c'è qualcosa che le piacerà ancora di più"
Trattenni il respiro. Lo stava facendo davvero. Mi aprii i pantaloni e li sfilò piano, giusto lo spazio per far passare la lingua in mezzo alle gambe. Mi teneva forte per il seno e prima di appoggiare la lingua aspettò qualche secondo per vedere fino a quando sarei riuscita a non respirare. Poi o ebbe pietà di me o non resistette più ,e cominciò piano… E fu in quel momento che ci pensai:
"Professoressa…."
Non si fermò, facendo finta di non sentirmi.
"Professoressa…io…potrebbe entrare qualcuno". Le porte erano tutte chiuse ma non a chiave. Forse la Robbins sapeva che non ci sarebbe stata un'altra lezione a breve, forse le aveva chiuse e non me n'ero accorta…
Si staccò per un secondo, mi guardò dritta negli occhi e mi disse:
"E tutto questo non è tremendamente eccitante, Torres?"
Lei era tremendamente eccitante. Specialmente perché aveva ragione. Pensai di dirglielo ma la sua lingua tagliò la mia. A un certo punto, succhiò piano il mio clitoride con le labbra appoggiandolo sulla lingua. Avrei potuto venire in quel momento ma strinsi i denti. Ogni orgasmo con la Robbins era un dono divino, oh se lo era… Non so se me lo fossi meritata, ma ciò che era certo era che dovevo farlo durare il più possibile.
Tutte le mie promesse furono vanificate dalla sua lingua dentro di me. La sentii entrare all'improvviso, come se volesse impossessarsi di ciò che di più prezioso avessi. Piagnucolai ancora prima di scoppiare definitivamente mentre la Robbins lo succhiava tutto in bocca. Respirai profondamente mentre il mio petto si gonfiava e sgonfiava velocemente sotto il suo sguardo. Allargai le braccia in segno di resa, anche se, pur sfinita, l'avrei fatto altre dieci volte.
"Per oggi è tutto, Calliope Torres."
