Capitolo 14: Incontriamoci al lago

Colonna sonora del capitolo: "Meet Me By The Water" di Rachel Yamagata. Mettetela su YouTube, crea l'atmosfera per questa scena ed è magnifica.


La sera seguente, inizio agosto 2011


Santana giunse al bacino venti minuti prima dell'ora a cui aveva chiesto ad Elinor di arrivare. Entrambe amavano quel posto la sera. Era una serata tranquilla, non c'era neanche un po' di brezza. Santana si assicurò che sul terreno nel loro posticino preferito sulla banchina non ci fossero ciottoli troppo grossi o rocce, poi ci stese una coperta. Accese un centinaio di lumini in cerchio intorno alla coperta e si sedette al centro. La scenografia era pronta. Elinor stava arrivando. L'unica cosa in disordine era lo stomaco di Santana: le sembrava quasi che le stesse per uscire dalla gola da un momento all'altro. Non appena udì il rombo del motore vintage e dei pneumatici sulla ghiaia credette di svenire. Una portiera si chiuse. Santana fece un respiro profondo. Le scarpe di Elinor crepitarono delicatamente mentre camminava sulla banchina. Gli unici altri suoni erano l'acqua e i grilli. Elinor rallentò il passo e osservò la scena di fronte a lei. Il suo volto era impassibile, e la cosa rese Santana ancora più nervosa.

Con coraggio, Santana sfoggiò un sorriso. Diede un colpetto alla coperta di fronte a lei, invitando Elinor a sedersi. Elinor si avvicinò, scavalcò con attenzione le candele e si mise a sedere di fronte a Santana, spostando lo sguardo ansiosamente fra Santana e le candele e l'acqua.

"Ciao," esalò Santana.

"Ciao," rispose Elinor con lo sguardo ancora abbassato.

"Sono felice che tu sia venuta."

"Beh... suppongo di doverti almeno ascoltare," rispose Elinor con evidenti riserve.

"Grazie. Non sono sicura di meritarmelo..." replicò Santana, seguendo lo sguardo di Elinor verso l'acqua. Fece un altro respiro profondo e si voltò verso di lei. Le candele emanavano una debole luce dorata su di loro. Santana rimase colpita da quanto fosse bella Elinor sotto quel bagliore, e da quanto sembrassero tristi i suoi occhi.

Santana iniziò a pronunciare le parole che si era ripetuta nella testa almeno venti volte. Le uscirono strozzate e a fatica: "Ti ho chiesto di venire qui perché voglio dirti... voglio dirti che mi dispiace. Ho perso completamente la testa con te l'altra sera... e almeno altre dieci volte prima di quella. Continuo a fare sempre la stessa cosa: mi spavento, divento una vera stronza e scappo via."

Elinor ora la stava guardando, ma Santana non era ancora in grado di decifrare la sua espressione.

Santana espirò cercando di rilassarsi, poi continuò: "Non so come affrontare le cose che mi spaventano. E tu... è come se tu le abbia già capite. Tu sai come gestire le tue paure. Mi dimostri che bisogna affrontare i sentimenti o non se ne andranno... diventeranno solo più grandi. E io sono una novellina quando si parla di sentimenti," ammise Santana. "Ma voglio provare a non scappare o urlare."

Santana fece un altro respiro profondo. Guardò Elinor dritta negli occhi, vide che l'altra era ancora incerta, ma affrontò la paura. "C'è qualcosa che devo dirti," mormorò Santana. "So che i fatti parlano più delle parole, ma credo che queste parole... beh, non c'è niente che possa fare oltre che dirle. Se ci fosse, lo farei. Quello che voglio dire è che... sono lesbica." I suoi occhi si chiusero per un istante prima di proseguire: "Mi piacciono le ragazze e questo non cambierà solo perché cerco di far finta che non sia così." Il viso di Elinor finalmente si ammorbidì lasciando spazio ad un sorriso triste.

Santana continuò la sua confessione sussurrata, "So che il fatto di non riuscire ad ammettere che mi piacciano le ragazze mi ha resa poco attraente ai tuoi occhi, o di qualsiasi ragazza, in realtà. Quindi, la seconda parte è che... se lo vorrai... mi piacerebbe che fossi la mia ragazza." Era ansiosa, e allo stesso tempo trionfante, ed espirò solo ora che il suo discorso era terminato.

Elinor era visibilmente più rilassata. "Mi piacerebbe," rispose pacatamente. Si sporse in avanti e abbracciò Santana. "E' stato molto coraggioso," le disse da sopra la spalla. "Sono molto fiera di te." Poi si allontanò posandole le mani sulle spalle. Baciò Santana dolcemente. Santana sorrise nel bacio e mise le mani sulla vita di Elinor. Mentre si allontanava, mantenne gli occhi chiusi ed espirò, tutto il suo corpo si stava rilassando.

"Avevo paura di non farcela," ammise Santana.

"Ma ce l'hai fatta. E sono davvero contenta," le sorrise Elinor e si rimise a sedere. "Mi piace questa cosa stile 'anello di fuoco'. E' molto... romantica. Sono colpita."

"Credo che tu sia qualcuno per cui ne valga la pena," commentò Santana scrollando le spalle e abbassando lo sguardo sulla coperta. Incrociò di nuovo gli occhi di Elinor e sorrise. Allungò la mano, estendendo con esitazione il mignolo. Elinor osservò la mano tesa di Santana.

"Il mignolo?" chiese Elinor sollevando un sopracciglio.

Santana scrollò ancora le spalle. Sembrava... appropriato.

Elinor afferrò il polso di Santana e aprì il palmo, mettendo la mano nella sua e dandole una stretta delicata. "Se tieni qualcuno solo per il mignolo, rischia di scivolare via troppo facilmente."

Santana sentì un brivido lungo la schiena.

Riportò la sua attenzione alla ragazza di fronte a lei. "Buono a sapersi..." mormorò.

"Beh, non voglio che tu scappi ancora," la stuzzicò Elinor con una smorfia divertita.

"Nemmeno io voglio scappare ancora," la rassicurò Santana. "Mi fai sentire... tranquilla. Cioè... voglio dire... credo che tu mi piaccia," aggiunse cercando di fare la disinvolta. "Più di un'amica." Concluse facendole un sorriso.

"Wow, tutto questo parlare di sentimenti... sono sopraffatta", scherzò Elinor sorridendo e sporgendosi in avanti per baciare Santana. "Credo che anche tu mi piaccia. Più di un'amica."

Santana sorrise e ricambiò il bacio di Elinor. Fu breve e dolce.

Santana tirò un enorme sospiro di sollievo e si sdraiò sulla coperta alzando lo sguardo alle stelle. Elinor si stese in modo perpendicolare a lei, tenendole la mano e appoggiando il capo sulla pancia di Santana. Rimasero sdraiate in silenzio, ad ascoltare i grilli e il debole sciabordio dell'acqua sulla riva. Si trattava di un nuovo capitolo per Santana. Era sotto le stelle con la sua ragazza. La sua ragazza. Nonostante la parola le provocasse un leggero brivido, sorrise.

"Vieni al Pride con me," mormorò Santana nell'oscurità. Non sembrava una domanda.

"Al Pride?" chiese Elinor sorpresa, voltandosi verso di lei.

"Sì. I miei amici Kurt e Blaine vanno al festival a Columbus fra due settimane. Potrebbe essere divertente. Possiamo andarci e passare l'intero week-end a ballare e festeggiare ed essere super-gay insieme."

"Lo faresti davvero?" chiese Elinor ancora meravigliata.

"Ti ho detto che mi sto sforzando di affrontare le cose," borbottò Santana.

"Sono colpita. Chi l'avrebbe mai detto... la nostra piccola lesbica che va al suo primo Pride. Sono così orgogliosa!"

"Non tirare troppo la corda, El," brontolò Santana.

Elinor strinse la mano di Santana. "Ok, Lopez. Affare fatto."