Emma inarcò le sopracciglia.
«Quando lo hai comprato quello?» chiese. La mora si morse il labbro inferiore mentre sorrideva.

«Oggi pomeriggio.»

Emma inarcò leggermente un sopracciglio.
«Quindi anche tu volevi portarmi a letto prima dell'appuntamento...»

«Forse.»

La bionda rise.
«Devo dire che la cosa non mi dispiace affatto... la tua sicurezza, dico.» commentò, guardandola negli occhi.

«Bene.» Regina stappò la bottiglia di champagne e dopo averne prese un sorso la baciò facendo scivolare il liquido nella sua bocca. Emma aprì la bocca, bevendo da lei. Assaporò il sapore dolce dello champagne, e quello ancora più dolce della donna, la quale prese poi una fragola e, dopo aver passato la lingua su di essa, la portò alla sua bocca. Emma morse il frutto, guardandola negli occhi mentre lo assaporava. Sorrise per poi mordere il frutto anche lei.

«Ti piace?»

Emma annuì mentre deglutiva.
«Molto.» rispose, ammaliata da lei. Regina si stese su di lei e prese lo champagne verso il liquido sul suo ventre per poi leccarlo via. I muscoli di Emma si tesero, seguendo la sua lingua. La guardò come ipnotizzata. Mosse la mano ad incontrare la sua nuca, accarezzando quei capelli così morbidi e folti, passandovi le dita attraverso. La mora continuò a leccare e versare il liquido sul suo corpo fino ad arrivare alla sua bocca, la baciò. Emma fece danzare la sua lingua con quella della donna, accarezzandole il corpo caldo. Regina intrecciò la lingua alla sua mentre con la mano arrivò tra le sue gambe, stuzzicò il suo clitoride per poi entrare dentro di lei. Emma ansimò, gemendo; allungò una mano per fare lo stesso con lei. Regina le agevolò il compito spingendo il bacino verso di lei mentre continuava a muoversi dentro di lei. Emma fece lo stesso, premendo il palmo della mano contro il suo clitoride, e prese a muoversi stimolandola. La mora gemette muovendo le dita più veloci in lei. Anche la bionda gemette, continuando a muoversi dentro e su di lei. Si sporse verso di lei per baciarla, per zittire i suoi stessi gemiti; Regina si scontrò con le sue labbra con passione e amore, aggiunse un altro dito in lei ed Emma sussultò di piacere. Uscì da lei e si concentrò sul suo clitoride, muovendosi velocemente in circolo su di esso. La donna gemette più forte e si spinse più a fondo in lei.

«Emma.» sussurrò. La ragazza gemette, gli occhi chiusi. Si mosse più velocemente. Vennero insieme, stringendosi l'una all'altra.

«Stai bene?» le chiese, continuando ad accarezzarle la schiena.

Regina annuì restando stretta a lei.

«Sei brava.» mormorò. Emma scosse la testa sorridendo.
«Anche tu non te la cavi male...»

«Io sono fantastica» la corresse l'altra con un sorriso. Emma dapprima la guardò stupita, quindi scoppiò a ridere.
«Presuntuosa!»

«No, dico solo la verità.» sorrise nuovamente la donna. Emma rise ancora, dandole uno schiaffo leggero sulla spalla.
«Sei tremenda!»

«Ti piaccio per questo.»

Emma non poté fare a meno di sorriderle.
«Anche.» ammise.

Regina si svegliò la mattina dopo. Aprì gli occhi trovandosi Emma attaccata al corpo. Sorrise ripensando alla notte appena trascorsa. La ragazza si mosse appena, schiacciandosi la faccia contro il cuscino mentre dormiva. Regina decise di alzarsi senza svegliarla. Si coprì con una vestaglia di seta nera e andò in cucina per preparare il caffè mentre Emma si sdraiava a quattro di bastoni nel letto, dormendo ancora come un sasso.

Si svegliò un quarto d'ora più tardi, cercandola accanto a sé. Si guardò intorno, confusa. Si alzò, fece una puntata veloce al bagno e poi scese di sotto.

Mentre stava bevendo il caffè, sola in cucina, Regina sentì suonare alla porta. Si coprì meglio con la vestaglia e andò ad aprire. Un moto di stupore animò il suo viso.
«Mal che ci fai qui?»
«Mi mancavi.» rispose la bionda accarezzandole la guancia. Regina arrossì.
«Ecco, non è un buon momento…» disse guardando verso le scale «Io devo uscire...»
«Sei con qualcuno?»
«No... no solo che sono in ritardo.» rispose velocemente la mora.
«Mi stai mentendo.» disse la donna.

Regina cedette con un sospiro.
«Va bene sono con qualcuno.» ammise lanciandole un'occhiataccia, come se fosse colpa sua. Mal si irrigidì.
«È per questa persona che non vuoi più divertirti con me?»
«Sì.» rispose arrossendo.
«Bene, qualcuno è riuscito a fare breccia nel tuo cuore...» disse con astio.
«Mal non prendertela...»
Per tutta risposta la bionda l'afferrò per baciarla. Regina rimase per un attimo ferma per poi trovare la forza di staccarsi.
«Mal non posso.» disse, dispiaciuta ma sicura. La donna le rivolse uno sguardo a metà tra l'offesa e lo stupore.
«Perché? Non hai mai avuto problemi..»
«Adesso è diverso» cercò di spiegare.
«Come vuoi... me ne vado.» annunciò prima di voltarle le spalle e ripercorrere il vialetto fino al cancello. Regina sospirò e chiuse la porta per poi tornare a preparare la colazione.

Emma scese di corsa le scale, bloccandosi a metà strada quando sentì il campanello. Si fermò, stringendo i denti e i pugni nel sentirle parlare, invisibile per loro. Scosse la testa, cercando di scacciare la gelosia.

Il silenzio che seguì ai primi scambi di battute la mise in allarme. Rimase ferma, indecisa se completare il percorso fino all'ingresso oppure no. Fidarsi.

Capì cosa fosse successo dalle parole di Regina, eppure sorrise. L'aveva mandata via. Aveva preferito lei a quella stra-gnocca alta sei metri. Il sorriso sul suo viso si allargò, ma poi si diede un contegno e scese le scale, raggiungendola.

Entrò in cucina sorridendole leggermente, proprio mentre Regina stava mettendo i pancake nei piatti con sopra lo sciroppo d'acero, il succo d'arancia in due bicchieri già posati sulla penisola della cucina.

«Buongiorno.» disse piano, cauta. Non doveva essere stato facile mandarla via a quel modo.

«Buongiorno.» sussurrò la mora mettendo i piatti sul bancone «Spero che tu abbia fame.» disse.

Emma si avvicinò a lei, ora seria in volto.
«Ho... ho sentito tutto. Stavo scendendo e in quel momento è arrivata.» confessò, guardandola negli occhi. Regina si immobilizzò alle sue parole, un lampo di timore negli occhi.
«Quindi? Sei arrabbiata?» chiese. Emma le sorrise per tranquillizzarla.
«No. Volevo solo sapere come stai.»

Le sopracciglia di Regina scattarono verso l'alto; evidentemente non si aspettava quella reazione. Per questo esitò a risponderle.

«Mi dispiace per come l'ha presa ma credo che fosse inevitabile.» le spiegò poi. Emma annuì. Si avvicinò quindi a lei per darle un bacio sulla guancia.
«Grazie.» disse, lasciandole spazio poi, non volendo essere invadente.

«Grazie?» chiese incredula. «Per essermi fatta baciare?»

Il moto di gelosia che la investì svanì subito dopo. Sorrise di nuovo.
«No. Per non aver ceduto.»

«Non mi sembrava carino farlo con te qui.» disse ridendo la mora. Emma tornò seria.
«Dico sul serio. Grazie.»

Regina scrollò le spalle per poi sedersi a bere il caffè. Emma si sedette accanto a lei, senza toccare la colazione ancora.
«Senti, stavo pensando... se il prossimo week-end sei libera...»

La donna alzò gli occhi guardandola e per invitarla a continuare.

«...mi chiedevo se ti andasse di passarlo con me. Vorrei portarti... in un posto.» concluse, attendendo con trepidazione la sua risposta.

«Un week-end intero?» chiese bevendo poi un sorso di caffè

La ragazza annuì ansiosamente.

«Cosa dirai ai tuoi? Che vai fuori con la tua ragazza?» rise.

Emma guardò un attimo di lato con le sopracciglia sollevate, senza spostare la testa.
«Be'... sì.» disse, come se fosse ovvio.

Regina quasi si strozzò con il caffè.

«Che vuol dire si? Non puoi dirgli di noi!» esclamò, sull'orlo dell'isteria.

Emma la guardò con gli occhi grandi.
«Ma non gli ho detto chi sei... ho solo detto che mi stavo vedendo con una persona.»

«E se vorranno conoscerla? Che cosa faremo?» chiese allarmata.

Emma la guardò calma.

«Regina, qual è il problema? Capisco ora che siamo all'inizio, ma se andasse bene tra noi... insomma, quale sarebbe il problema se dovessi conoscerli? Cosa che tra l'altro è già successa…»

«Appunto è già successa come tua professoressa, cosa credi che penserebbero? Direbbero che ti ho sedotta, potrebbero denunciarmi…»

Emma mise le mani sulle sue.

«Hey hey, whoa, calma, calma!» esclamò sorridendo. «I miei sanno da anni che sono gay, e sono tranquillissimi al riguardo, tanto che ne parliamo tranquillamente, scherzandoci su quando c'è una bella donna in giro. Quando siamo tornati dall'ospedale, quella sera, abbiamo parlato di te. Dicevano solo "ma quanto è bella la tua professoressa, quanto è gentile, sarebbe perfetta per te, peccato solo che è la tua professoressa sennò scommetto che già... sembra proprio il tuo tipo" eccetera...» disse arrossendo appena per i commenti dei suoi. «Quindi, sta tranquilla. Non hai nulla da temere da loro.»

«Stai scherzando? Ai tuoi andrebbe bene?» chiese stupita.

Emma prese un po' di succo.
«Certo.» rispose prima di posare di nuovo il bicchiere sul ripiano. «Sono molto aperti, credimi. In fondo hanno solo una decina di anni più di me. Quindici, dai.» disse tranquilla, azzannando un pancake.

«Ti hanno avuta molto giovani... » disse bevendo un sorso di succo

Emma la guardò.
«Oh, no. Sono i miei genitori adottivi. Loro hanno avuto le palle di prendermi con loro quando ero già grande.» disse. Tolse poi la maschera di indifferenza che aveva messo su, guardandola negli occhi. «Ci sono molte cose che non sai di me, Regina.» disse, seria. «E penso che dovresti saperle, se voglio che questa storia funzioni davvero. E lo voglio, con tutta me stessa.» disse prendendo un gran respiro.

«Sei stata adottata...» ripeté la mora, ancora intenta ad elaborare le informazioni «Mi dispiace, i tuoi genitori naturali sono morti?» chiese. Se ne pentì un istante dopo «Scusa, non so se vuoi parlarne, deve essere doloroso per te.»

Emma le rivolse un sorriso un po' tirato.
«Non è un problema parlarne... no, non sono morti. Semplicemente, non mi volevano...» disse abbassando un attimo lo sguardo. Prese un sorso di succo d'arancia, quindi continuò. «Sono praticamente nata in un orfanotrofio. A quattordici anni sono scappata, e mi hanno beccato per furto. Mi hanno spedita in riformatorio per due anni. David lavorava lì. Mi ha preso in simpatia, e lui e Mary Margaret hanno deciso di adottarmi. Gli devo molto.» aggiunse poi in un mormorio. «Per questo non trovo lavoro. Per la fedina penale sporca.» spiegò poi, sorridendo appena come se non fosse importante.

Regina ascoltò la sua storia e gli occhi le divennero lucidi, poggiò una mano sulla sua stringendola.

«Emma mi dispiace per quello che hai passato. Io non credevo che avessi affrontato questo inferno... Sono contenta che alla fine tu abbia trovato due persone che ti vogliano bene.» disse infine con un sorriso triste. Emma la guardò rivolgendole un sorriso obliquo.

«Esagerata! Non è stato così tremendo!» mentì, ridendo. «Sì, mi trattano come se fossi la loro figlia naturale...» commentò, sorridendo sinceramente stavolta. «Sono fantastici. Mi dispiace solo di pesare ancora sulle loro spalle.»

«Sono sicura che non sei un peso. Ti amano davvero, si vede da come ti guardano. E presto troverai un lavoro ne sono sicura.» disse stringendo maggiormente la sua mano

La ragazza si sforzò di sorridere. Erano anni che cercava un lavoro, senza risultati.
«Nessuno si fida di una ladra.» commentò, mangiando un altro pezzo di pancake.

«Potrei fare qualche chiamata se vuoi...» disse

Emma la guardò con stupore.
«Ma... sei sicura di volermi proporre? Con... insomma, non ho esperienza, una brutta reputazione...»

«Non è importante... Potresti lavorare all'università come assistente di un professore. So che non è il massimo, ma potrebbe essere all'inizio.»

Emma spalancò gli occhi.
«È... è tantissimo, invece!» esclamò con gli occhi lucidi. Regina le sorrise.

«Bene. C'è qualche professore con cui ti interesserebbe lavorare?»

Emma la guardò inarcando un sopracciglio.
«A parte te?» chiese, ridendo poi. Regina rise.

«Saresti adatta, sei la migliore studentessa che abbia avuto.»

«Sì, ma...» il suo sorriso svanì. «... Non sarebbe inopportuno? Insomma, passare un esame è un conto, ottenere un lavoro è un altro. Insomma... preferisco stare con te e faticare ancora per trovare un lavoro che perderti per questo.»

La mora si alzò e la baciò.

«Scegli un altro professore.» disse, cercando di contenere le emozioni che le stava facendo provare.

«Regina, davvero, non voglio metterti nei guai...» obiettò, preoccupata per la sua reputazione. «Troverò qualcosa, non preoccuparti.»

«Non mi metti nei guai, posso solo raccomandarti con un professore. So che ti impegnerai al massimo.» le spiegò. Emma sospirò, guardandola negli occhi, la preoccupazione che ancora aleggiava nei suoi.
«Non lo so, non voglio che rischi...»

Regina diede una lieve scrollata di spalle.

«Dobbiamo solo stare attente. Non dire a nessuno di noi.» le rispose.

Emma sospirò, la preoccupazione fu sostituita dalla tristezza.
«Non voglio nascondermi, Regina.»

«Per un po' dovremmo farlo.» replicò seria la ragazza aggrottò la fronte.
«Perché?»

«Potrebbero ancora mettermi sotto accusa...» cercò di spiegarsi.

Emma la guardò delusa.
«Credevo che fossimo d'accordo. Dopo la fine del corso, saremmo potute stare insieme, senza problemi...»

«Sì, lo faremo... possiamo... puoi dirlo ai tuoi.» sospirò, in imbarazzo. Non voleva posticipare, davvero era l'ultima cosa che avrebbe voluto, ma il rischio era troppo alto… «Facciamo le cose con calma.»

Emma sospirò, guardandola in silenzio per qualche secondo con il dubbio negli occhi.
«Va bene.» disse infine, con evidente sforzo. Aveva paura, come non ne aveva mai avuta in vita sua. Se la stava prendendo in giro... Ma decise di fidarsi, perché aveva bisogno di credere che Regina facesse sul serio, almeno quanto lei. «Con calma, una cosa alla volta.»

Le strinse la mano.

«Emma io ci sto provando... con te. So che hai paura ma ne ho anch'io...voglio fare le cose con calma senza fretta. Già dirlo ai tuoi è un passo non credi?»

La ragazza continuò a guardarla negli occhi, e annuì.
«Sì, scusa... Io...» abbassò lo sguardo, scuotendo la testa e arrossendo appena. «Scusa.»

«Non ti devi scusare. È normale che tu abbia paura...Non abbiamo iniziato nei migliori dei modi...»

La ragazza rialzò lo sguardo su di lei, donandole un piccolo sorriso.
«Già... Ma... Voglio davvero che funzioni.»

«Anch'io ci sto provando o non metterei a rischio tutto.» rispose la mora, seria in viso. Emma le sorrise. Mise una mano sulla sua, stringendo appena.
«Lo so. Scusami, vado in paranoia...»

Regina le sorrise.

«Possiamo andare via per il fine settimana intanto.»

Gli occhi di Emma si illuminarono.

«Sei sicura? Non devi sentirti obbligata...»

«Dovresti saperlo che non faccio nulla che non mi vada di fare...»

La ragazza sorrise di nuovo.
«Non ti conosco ancora così bene da poterlo supporre... Ma mi fido di te.»

«Dove volevi andare?» le chiese.

Emma le rivolse un sorriso furbo.
«Vedrai.»

Regina le rivolse uno sguardo d'ammonimento, ma col sorriso sulle labbra.

«Scegli un bel posto mi raccomando.» disse scherzando

«Tu mettiti qualcosa di comodo.» rispose ridendo.

La donna inarcò un sopracciglio.

«Mmh, va bene.»

Emma rimase ferma a guardarla, un piccolo sorriso sul volto mentre Regina sorseggiava il caffè.

«Che programmi hai per la giornata?» le chiese dopo qualche minuto di silenzio.

La bionda sbattè più volte le palpebre, presa alla sprovvista, rispondendole solo dopo qualche secondo.
«Uhm... niente di particolare in realtà. Perché?»

«Così, credevo dovessi tornare a casa... e magari volessi parlare con i tuoi.» rispose bevendo un sorso di caffè

Emma le lanciò una lunga occhiata, valutandola.
«Sanno che esco con una donna, te l'ho detto. Non gli ho detto chi sei solo perché pensavo che non volessi...»

«Puoi dirglielo se vuoi, visto che credi che non mi denunceranno.»

Sul viso della ragazza esplose un sorriso.
«Non lo farebbero mai! Ma sappi che ti inviteranno a cena se lo faccio...»

Passò un'ombra di preoccupazione sul viso di Regina, ma durò solo un istante.

«Credo che prima o poi tanto dovrò venirci... quindi meglio togliersi il pensiero subito.» disse alzandosi per sparecchiare. Emma si alzò di scatto, aiutandola.
«Okay! Allora quando David torna dal lavoro gli parlo e poi ti racconto che succede... oppure... potresti venire con me...» suggerì poi, abbassando appena il tono, temendo un rifiuto.

«Cosa? Vuoi portarmi dai tuoi senza avergli detto niente?» chiese l'altra, sconvolta.

«Ma lo sanno che sto uscendo con una persona!»

Regina sospirò, ci pensò per qualche secondo.

«Va bene, facciamolo.»

Emma strabuzzò gli occhi. Non se l'aspettava.
«Sul serio?»

«Sì, hai già cambiato idea?» chiese confusa.

«NO! No no, per niente! Solo che non credevo avresti detto di sì, tutto qua!» spiegò, esaltata. «Cavolo, non vedo l'ora! Saranno contentissimi!»

Sorrise per il suo entusiasmo.

«Allora credo che dovrò andare a fare una doccia e dovrò trovare qualcosa da mettere.»

Il sorriso di Emma si allargò.

«Doccia? Da sola? Sei pazza! Non posso permettertelo, mi dispiace. No no. Devo per forza accompagnarti. È la legge.»

Regina rise guardandola.

«Lo dice la legge? E perché mai dovresti fare la doccia con me?»

«Te l'ho detto!» esclamò lei spalancando gli occhi verdi, guardandola come se stesse per dire una cosa molto, molto ovvia. «Dobbiamo farla per forza insieme, sennò trasgrediamo la legge.»

«Legge che hai appena inventato...» disse scostandola per salire di sopra lasciando scivolare la vestaglia lungo le scale

Si voltò mentre le passava accanto. Il suo sguardo seguì la vestaglia finché non fu a terra, quindi le corse dietro con uno scatto.
«E allora? Le leggi vanno rispettate in ogni caso.»

Regina sorrise tra sé continuando a camminare fino al bagno. Regolò il getto dell'acqua ed entrò. Emma si spogliò mentre camminava, ed entrò con lei, senza darle il tempo di obiettare. La mora la strinse baciandola subito mentre l'acqua scorreva sui loro corpi. Poggiò la schiena alla parete mentre si baciavano, esplorando il suo corpo con le mani. Si staccò da lei solo un secondo prendendo lo shampoo per poi farla voltare. Emma la assecondò, sorridendo mentre si mordeva il labbro inferiore. Accostò il suo corpo a quella della mora, piegando le braccia all'indietro per toccare la pelle calda. Regina le insaponò i capelli per poi fare lo stesso con il resto del corpo, rimanendo dietro di lei.

«Ti piace?» le sussurrò all'orecchio mentre con la mano arrivava tra le sue gambe. Emma annuì, improvvisamente incapace di dire alcunché. Era talmente eccitata che le sembrava di impazzire. Piegò la testa all'indietro, appoggiandola alla sua spalla, e chiuse gli occhi. Insinuò un braccio tra loro, trovando la sua intimità. Regina entrò di lei con due dita mentre con l'altra mano le stringeva il seno massaggiandolo. La ragazza ansimò, in preda al piacere. Mosse le dita su di lei, massaggiandole il clitoride mentre tremava per l'intensità dell'eccitazione che la infiammava.
«Regina...»

«Emma.» ansimò continuando a muoversi in lei. Emma continuò a muovere le dita su di lei. Gemette sentendo l'orgasmo avvicinarsi.
«Sì...»

La mora spinse il bacino verso di lei mentre continuava a muoversi più velocemente dentro di lei.

«Emmaa!» gemette venendo.

Venne insieme a lei, e dovette appoggiarsi alla parete per non cadere. Regina si poggiò a lei ansimando.

«Sei bravissima...» sussurrò. La giovane scosse il capo sorridendo mentre ancora cercava di riprendere fiato. Si voltò a guardarla, passandole un braccio intorno alla vita per stringerla a sé.

«No... tu lo sei.» obiettò prima di baciarla. La donna ricambiò il bacio per poi staccarsi per insaponarsi a sua volta, ma Emma posò le mani sulle sue seguendone i movimenti fluidi. La baciò ancora, abbandonando le sue mani per scivolare tra le sue gambe, entrando dentro di lei senza preavviso. Regina emise un gemito sentendola entrare, socchiuse gli occhi.

«Emma...» spinse il bacino verso di lei. La ragazza le baciò il collo, leccando poi la pelle bagnata mentre muoveva le dita dentro di lei in circolo, toccando le sue pareti.

«Sì...» ansimò godendosi ogni suo tocco. «Così...» gemette.

Continuò così con la mano destra, accarezzandole il seno con la sinistra. Poi scese anche con quella, stimolandole il clitoride mentre continuava a muoversi dentro di lei. Regina ansimò sempre più forte fino a che non venne nuovamente più forte di prima; si aggrappò a lei per non cadere. Emma continuò a muoversi mentre veniva, guardandola. Uscì poi lentamente da lei, attenta a non farle male.

Regina ansimò ancora riprendendo fiato. La baciò con dolcezza e amore.

Emma chiuse gli occhi a quel bacio così dolce, che non si aspettava. Il suo cuore accelerò ancora di più, e allo stesso tempo sembrò fermarsi. Sentì una lacrima scendere sulla sua guancia e nascondersi con l'acqua della doccia.

La mora si staccò da lei e le accarezzò il viso.

Emma riaprì lentamente gli occhi, e la guardò.

«Ti...» sussurrò, ma poi si bloccò. Era presto. Non era sicura che Regina fosse pronta per questo. Non voleva metterla in difficoltà, quindi non continuò la frase. «Sei bellissima.» disse invece, sincera. Così, con l'acqua calda che le scorreva addosso, era ancora più bella. La mora sorrise dolcemente e le diede un altro rapido bacio per poi finire di lavarsi.

Emma continuò a guardarla mentre si sciacquava, ipnotizzata dalla sua bellezza.

Una volta finito, Regina chiuse l'acqua.

«Stai bene?» le chiese uscendo dalla doccia e coprendosi con un telo per poi passarne uno a lei. Emma le sorrise accettandolo.

«Benissimo. Tu?»

«La doccia più interessante che io abbia mai fatto...» le rispose con un sorriso

Le sfuggì una breve risata.
«Non posso che concordare...»

Si passò l'asciugamano sulla testa, tamponando i capelli nell'attesa che Regina finisse di asciugare i propri. Si godette lo spettacolo, ammirando il suo corpo.

Quando ebbe finito le passò il phon mentre si metteva la crema per il corpo, poi andò nella stanza da letto e si vestì.

Emma finì di asciugarsi i capelli, che alla fine sembravano una criniera di leone più che altro, e la raggiunse nella stanza, raccattando i suoi vestiti. Regina si stava osservando allo specchio. Indossava un vestito rosso, non troppo scollato. «Dici che questo va bene?» le chiese vedendola entrare. Emma la guardò, ammirata.
«Va benissimo.» le sorrise.

La donna ricambiò e si truccò.

«Okay, adesso sono pronta.»

Emma finì di vestirsi, ma non si preoccupò di truccarsi. Raccolse le sue cose e chiuse la borsa.

«Anche io. Andiamo?» disse già uscendo dalla stanza.

«Sì.» prese la borsa e la seguì fuori dalla stanza.