Avrei voluto dilaniarlo: Bellatrix

Mi siedo sul letto, completamente intontita, appoggio la testa sul cuscino, sento i capelli ancora bagnati… con un gesto della mano automatico, prendo la bacchetta e faccio comparire un mucchio di legna per ravviare il fuoco nel camino.

Nella stanza si espande un gran calore, luce chiara, rossa, verso il mio letto… il tempo lì sembra fermarsi, in un'atmosfera irreale, troppo bella, calda e avvolgente per essere vera.

Calda, sì, mi sento accaldata per via del bagno… forse, per via del fuoco nel camino… forse, per via del fatto che continuo ad aggiungere lega, tanto che non sento nemmeno freddo nonostante i capelli bagnati, che si adagiano sul cuscino, e stanno inumidendo tutta la federa nera come la notte più scura… forse, o forse sono così confusa e inebriata per il profumo di rosa dello shampoo, o del bagnoschiuma che ho iniziato ad usare dopo Azkaban… ne avrò messo troppo… non ci sono più abituata.

Cazzate… se sono così emozionata, felice, confusa, inebetita, accaldata, tanto da sentirmi le guance bollenti e gli occhi sognanti e persi nel vuoto… è per quello che è appena successo.

Lui… il mio Signore…

Stento ancora a crederci, ma di certo è successo… sto qui sdraiata sul letto, con una mano mi accarezzo il ventre, passando su e giù, lentamente, con le unghie, e non faccio che pensarci. Ripensare a quei momenti, quegli attimi, visualizzarli nella mia mente, sentirli nel mio cuore… sempre quelli: per non dimenticarli mai più.

Dopo aver fatto il bagno nell'enorme sala che usa anche mia sorella Cissy, perchè è la più grande e bella sala da bagno di tutta la villa, mi sono asciugata, guardata un po' allo specchio (mi piace guardarmi: per vedere che prendo lentamente un po' di peso, che torno, almeno in parte, pulita; che i miei capelli, dopo un taglio drastico e un mucchio di creme di mia sorella, stanno un po' tornando quelli di una volta… anche se non sono mai stati tanto ribelli e selvatici come ora), dopo ho messo la vestaglia che mi ha regalato Cissy (dato che il mio guardaroba risale a 14 anni fa circa). Lei sa ancora bene cosa mi piace, non si è dimenticata di come sono fatta, nonostante tutti questi anni. È una vestaglia di raso ricoperta con pizzi, tutta nera. Con maniche ampissime e lunga, molto lunga, quasi con lo strascico. Che lascia scoperto una buona porzione di seno, e un po' le spalle… sotto portavo la sottoveste, nera nera anch'essa.

Dopo essermi pettinata i capelli neri come solo le streghe li possono avere, sono uscita dalla sala da bagno e mi sono diretta verso la mia stanza…

Lì l'ho incontrato… a metà del corridoio… così… così conciata… ho incontrato lui.

L'Oscuro Signore.

Nel corridoio buio, illuminato dalle candele e dai lampadari ancora funzionanti con miriadi di candele abbarbicate sopra.

È il gusto impeccabile della mia sorellina…

Quando l'ho visto davanti a me, per puro caso, o puro destino, in quel momento e in quel modo, così vicini… come se vivessimo davvero nella stessa casa, come se davvero potessimo essere intimi come sogno ogni notte, in quel momento, la deferenza che normalmente dimostro per lui, in parte se n'è andata. Con una sicurezza che davanti a lui so di non avere, gli ho sorriso languidamente e, con un arditezza che davanti a lui so di non avere, ho assunto una posa provocante. Tutto dicendogli semplicemente: "Mio Signore…"

Per salutarlo…

Lui…

Lui mi ha posato gli occhi addosso, fermo, silenzioso, magnetico.

Improvvisamente ho sentito l'attrazione… forte… fisica… visiva… un gioco di luci ed ombre… in quel corridoio immenso e buio, illuminato da migliaia di candele per aria…

Ha solo detto: "Bella…"

Per salutarmi…

Si è avvicinato un po'… senza staccarmi gli occhi di dosso: sulla vestaglia scomposta sulle spalle; sulla sottoveste ben visibile che, fatta di raso e pizzo anche quella, lasciva intravedere le curve e la pelle, una visione piena di intimità.

Sul mio seno, sui miei fianchi.

Mi sentivo guardata tutta, non era immaginazione la mia, ne ero certa: mi faceva eccitare.

Tanto mi faceva eccitare. Tanto che, incurante di qualsiasi conseguenza, ho alzato lo sguardo verso il suo volto, verso i suoi occhi del colore dell'inferno, che in quel buio prendevano la tonalità dei rubini.

Ho socchiuso le labbra, guardandolo dritto negli occhi… ho mostrato lentamente i denti… aprendo pian piano la bocca… quasi volessi assaggiarlo, morderlo, dilaniarlo… tanta era la passione che portavo dentro per lui.

L'ha capito, lo so che l'ha capito.

Mi ha guardato sgranando gli occhi, le pupille gli si sono dilatate, eravamo così vicini che potevo vedergliele… si era avvicinato lui… aveva uno sguardo minaccioso, uno sguardo pieno di desiderio… ma soprattutto minaccioso.

Non dovevo osare. Lo sapevo. Ma non mi so più controllare.

Pensavo di morirci in quella situazione.

C'era quella luce strana nei suoi occhi, quel qualcosa di indomabile e vitale, che pareva lottare con lo sguardo di solo disprezzo e cattiveria; e poi, all'improvviso, in pochi brevissimi istanti, è cambiato.

Tutto finito.

Una risata fredda, uno sguardo cupo, un cenno sdegnoso del capo, quasi di scherno, e null'altro.

Mi ha lasciata da sola, al buio.

Un'altra volta.

A cena, l'ho domandato poi a Cissy, lui non si è presentato, io neppure. Gli unici assenti.

So che sa cos' è successo tra noi in quei pochi istanti di muto, impagabile e focoso dialogo.

Lo so che lo sa, non potevo aspettarmi delle parole da lui, ma quello sguardo di disprezzo, lo so, lo conosco, significa che ha capito tutto.

Lui è fatto così.

E so anche che mi lascerà qui, a struggermi d'amore per lui, di sofferenza per lui, di pensieri per lui. Perché gli piace che io faccia cose per lui, gli piace da morire.

E io lo penso sempre… ora, che nella mia stanza sono sola, illuminata dalla luce del fuoco, scaldata dal calore del fuoco e del mio desiderio, che diventa ogni giorno più forte, più prepotente, più necessario.

Sì, necessario: ho bisogno di lui. Del suo corpo, delle sue labbra, della sua anima… frammentata, dilaniata, sola e abbandonata, ma profonda come solo i miei sentimenti possono capire.

E mi sfioro, non più con le sole unghie delicatamente, ma con le dita, consapevolmente.

Penso… "Mi masturbo sempre e solo pensando a voi mio Signore, perché è l'unica cosa che posso fare, mio Signore…

Per ora… mio Signore…"