Capitolo 13
Un quadrato è nulla senza la sua base.
–Lao Wang, Il Cammino e la Forza
–L'avevo detto io… raramente mi sbaglio– commentò il rosso con un riso amaro. –Una così aveva più della spia che della scienziata. Senza offesa, nonnetta.
–Lo prenderò come un complimento– assentì Elaine, ma senza sorridere. Il gruppo degli undici soldati, del loro comandante, degli scienziati e degli alleati era guardato a vista dai catturatori, entro un cerchio di armi. Li avevano accuratamente disarmati e perquisiti.
–Dunque ci avete usati.– Il tono di Abdullah era perfino leggero e interessato. O addirittura ammirato. Come se riconoscesse all'avversario una trovata da suo pari che avrebbe potuto avere anche lui. –La dottoressa Torres…
–Nient'affatto dottoressa. E nient'affatto Torres. Vi presento la signorina Elaine Gyre. Nome in codice L72. Da sette anni uno dei migliori agenti della CIA. E il vero nome del suo degno socio è Glenn Kline. Nel servizio segreto, K112. Molto bravo a convincere la gente della sua buona fede e a farla comportare come vuole, come avete potuto personalmente provare. Lavorano insieme da molto tempo. Questa è stata forse la loro più importante missione.
Con un cenno di saluto col capo, Heine –Kline– si toccò lievemente la fronte con la canna della pistola, come se si presentasse agli astanti per la prima volta. Si era inginocchiato a frugare tra gli abiti del defunto professor Yang e dei suoi sfortunati compagni. A un tratto emise un verso di soddisfazione ed esibì nella mano un fascio di carte sventolanti. –Gli appunti e le mappe sono tutti qui, signore. Come avevamo sperato. Prima di morire, il professore ha messo per iscritto tutte le osservazioni e le teorie su questo posto. Ora avremo qualche speranza in più.
–Ottimo. Vedete se c'è qualcos'altro di utile. Poi recuperate le armi e i generatori di campo e lasciate che i corpi facciano la fine che devono. Si può quasi dire che sarà un degno funerale per loro.
–Siamo stati le vostre esche– fu il commento, sommesso. –Avete fatto in modo che attirassimo il pericolo per rivelarvi solo quando fosse cessato.
–Precisamente. Abbiamo lasciato che ci sottraeste i segreti di qualche nostro gingillo. Avrebbe reso più facile ottenere dall'ONU il permesso di agire… e avremmo potuto servirci di voi se aveste deciso di entrare qui dentro. Ma non abbiamo fatto trapelare l'esistenza del sistema d'occultamento… che non solo ci rende invisibili, ma cela la nostra presenza a tutti gli altri sensi, e quindi rende impossibile per il mostro attaccarci. Naturalmente non potevamo essere certi che funzionasse finché non l'avessimo provato, quindi l'abbiamo risparmiato fino all'ultimo. E ci siamo anche assicurati che non entraste in TROPPI nel corpo del mostro. Avreste potuto darci dei problemi, altrimenti.
–Peccato che non avessimo scommesso. Se no il bel tomo qui mi avrebbe dovuto qualche dollaro.
–Eravamo amiche, Elaine– mormorò dolorosamente la dottoressa Hawthorne.
La giovane donna sembrò turbata per qualche istante, ma rispose freddamente, scuotendo la testa. –Un agente segreto non può permettersi di avere amici. Sono stata infiltrata dai miei capi fin dall'inizio del progetto per evitare che i terroristi se ne impadronissero. Non sono una scienziata, mai stata… Glenn si teneva in contatto con me e mi passava le nozioni scientifiche che poi mandavo a memoria. Quando si è verificato l'incidente, è stata sempre un'idea del servizio che fingessi di passare dalla parte dei nemici per tenerli d'occhio e riferire sui loro piani. E anche che fornissi loro le informazioni sul campo di forza e altre armi. Ma non avrei voluto che dei civili fossero coinvolti. Che tu ci creda o no, Noelle, mi ero affezionata a te e agli altri colleghi. Non avresti dovuto metterti con questa gente.
–Vi prego di credermi se vi dico che io non ero a conoscenza di niente– esclamò improvvisamente il colonnello. –Abraham, quando saremo fuori di qui la denuncerò e farò in modo di mandarla alla corte marziale. Ha la mia parola.
–Lionel, tenga presente che o non usciremo di qui, oppure ne usciremo come eroi che hanno salvato il mondo. E allora non credo che importerà molto a nessuno come l'abbiamo fatto. In ogni modo, io ho semplicemente eseguito gli ordini e non ho messo a repentaglio la vita di nessun nostro alleato. Non credo proprio che i nostri superiori potrebbero condannarmi.
–E che ne farete adesso di noi?– chiese con disprezzo Abdullah. –Ci manderete ancora avanti come agnelli a far scattare tutte le difese di questa cosa… per poi imprigionarci e giustiziarci non appena ne usciamo? O magari ci ucciderete subito e vi toglierete il pensiero?
Prey ebbe una mossa di raccapriccio. Non osservarono il suo sguardo irato al collega né ascoltarono il battibecco a bassa voce che ne seguì. Stavano lanciandosi occhiate, comunicando alla loro maniera, con cenni e brevi parole, rapidamente.
Vi siete ripresi?
Io abbastanza… non so quanto posso fare… ma perlomeno non ci hanno legati.
State pronti. Non sappiamo cosa passi per la testa di quel tipo. Né quanto sappiano di noi. Certo non credo immaginino che non ci hanno disarmati del TUTTO…
Dovrebbero essersene comunque accorti osservandoci ieri, o adesso. E poi… dici che quella bambola bionda e il suo compare non li avevano già informati?
È vero. Un moto di sorpresa, appena dissimulato. In effetti sarebbe strano… ma non possiamo saperlo… e in questo caso perché sorvegliarci così poco? Saremo indeboliti ma non siamo certo da considerare innocui…
Comunque non dobbiamo sprecare l'occasione. Risparmiate le forze. E aspettiamo. Se la situazione precipita…
Io un'idea ce l'avrei…
La SOLITA idea, dico bene?
In quel momento la discussione si concluse. Apparentemente senza soddisfazione di nessuna delle due parti. –Come vuole lei– sbottò Hunter, con un gesto violento del braccio. –Continuo a non capire come sia potuto arrivare al suo grado. Per il momento saranno considerati prigionieri di guerra. Ma se faranno il minimo gesto per mettere in pericolo la missione, li passerò per le armi all'istante. E lo stesso farò con lei.
–E la missione quale sarebbe precisamente?– ghignò Abdullah senza perdere la sua ironica calma. –Non credo proprio che vogliate semplicemente neutralizzare l'energia mutagena senza cercare di impadronirvene. Non sarebbe da voi.
–Cosa sarebbe da voi invece? Distruggere qualcosa senza nemmeno fare lo sforzo di capire se si può salvare… se può essere utile? Immagino di sì. Quell'energia è stata scoperta cercando una cura alle malattie dell'uomo. Può servire ancora a quello scopo. E può servire a molte altre cose.
–Incluso combattere.
–Incluso difenderci da coloro che ci attaccano e non vogliono riconoscerci il diritto a vivere come desideriamo. E perché no?
–E al diavolo le conseguenze per gli altri. Noi distruggiamo quello che non capiamo… voi lo sfruttate… mi chiedo chi sia peggio tra noi due?
Hunter voltò la testa chiudendo il discorso, e si rivolse con disprezzo alla donna anziana. –In quanto a lei, signora… visto che può esserci d'aiuto… le riserverò lo stesso trattamento, come anche al suo collega. Ma sappia che se tutto questo finirà bene dovrà affrontare un processo come traditrice, per aver aiutato dei nemici del suo paese. Mi chiedo cosa mai l'abbia spinta a farlo.
–Ho cercato di aiutare il mondo, signore– rispose lei orgogliosamente, fissandolo negli occhi.
Non rispose e non la degnò di un altro sguardo. –Tuttavia– continuò riprendendo il tono di prima –queste altre persone non sono soldati… neanche ufficiosamente… e da quello che ho visto di loro sono troppo pericolosi per correre il rischio che ci intralcino.– Un gesto con la mano. Si alzarono in piedi mentre i marines stringevano il cerchio, serrandosi l'uno all'altro.
–Lei…– esclamò furioso Prey.
–Faccio quello che devo. Non mi fa alcun piacere, che lei ci creda o no. Non protesti inutilmente. Non ha l'autorità di revocare il mio ordine. Scommetto che le armi in grado di ferire questa creatura possono farlo anche con loro… sebbene siano piuttosto robusti.
Kline e la Gyre si scambiarono un rapido sguardo e tacquero. I condannati circondati dal loro plotone d'esecuzione facevano altrettanto, senza lasciar trapelare paura o tentare di difendersi. Uno dei soldati, inesperto o nervoso, tremava. –Dai a me– gli disse comprensivo un commilitone al suo fianco. –So come ci si sente. Ci penso io.
Il ragazzo porse grato il fucile potenziato all'altro. Che gli rivolse un cenno rassicurante. Salvo poi afferrargli il braccio, gettarselo al di sopra della spalla mandandolo a gambe all'aria e atterrando col calcio dell'arma altri due vicini ancor prima che toccasse terra, per tirare le loro armi agli altri all'interno del cerchio che si affrettarono ad afferrarle. –QUESTO immagino che non ce l'aveste ancora visto fare! Forza, ragazzi… facciamo volare un po' di polvere!
Gli uomini che li circondavano non avevano ancora avuto il tempo di riprendersi dalla sorpresa. Sfruttarono il vantaggio. Si gettò sul mucchio delle loro pistole sequestrate con tutta la sua prontezza impugnandone una e lanciando le altre in direzione dei compagni. Il dolore al petto si era un po' calmato ma pulsava ancora sordo in attesa di scatenarsi di nuovo… doveva essere prudente!
A quadrato, spalla a spalla. Serrarono le file mentre ordini venivano abbaiati e il plotone si affollava intorno a loro. –Dobbiamo disperderli… e cercare di farli ragionare. E soprattutto dobbiamo sparare e farli sparare il meno possibile. Tutto questo ci farà perdere tempo invece di farcene guadagnare…
–Peggio… più combattiamo… e più pericoloso sarà per tutti…
–Ma voi non vi stancate mai di dover fare sempre cose IMPOSSIBILI?
–E tu?
–Io no. Chiedevo.
Un soldato si avventò contro lo spaccone cercando di colpirlo col corpo del proprio fucile mentre ancora stava finendo di parlare. Si limitò ad abbassarsi facendo andare la botta a vuoto e sbilanciandolo, per poi allungargli dal basso un pugno nello stomaco che gli fece perdere il fiato e i sensi, e gettarlo lontano, con una delle sue mosse da teppista. –Quasi quasi mi pare di essere tornato ai vecchi tempi! Non farti male, principino!
–Non sei l'unico ad essere cresciuto per strada!– Mentre iniziavano a sparpagliarsi per rispondere agli attacchi, notò con la coda dell'occhio Abdullah e i suoi uomini che approfittavano della confusione per sgattaiolare a loro volta a impadronirsi delle armi. Non potevano pretendere che non succedesse… c'era solo da sperare che questo non aumentasse ulteriormente i problemi.
Poi evitare due pallottole dirette verso di lui da due punti diversi lo distrasse. Saltò verso l'alto, curvandosi per rigirarsi su se stesso. Maledizione. Avevano già iniziato a far fuoco… e questo poteva solo peggiorare la situazione.
I proiettili fischiavano a distanza ravvicinata. Presto i soldati si resero conto che quasi tutti venivano respinti dal campo di forza degli avversari, e passarono ai laser –chi ne aveva– o all'arma bianca, o addirittura ai pugni. C'erano quattro parti in campo e non si poteva neanche essere sicuri di chi fossero gli alleati. La confusione dominava tutto.
Da una parte…
–Aiuto aiuto aiuto! Oooh cattivoni! Non lo sapete che non si deve prendersela coi più piccoli?
Scappava con un'aria teatrale che avrebbe fatto invidia al suo collega, con la bocca a cuore e le mani sulla faccia. I tre che gli stavano alle calcagna grugnivano trovando più difficile di quel che pensavano acchiapparlo. Per essere una pallottola sgusciava come un'anguilla. Ciononostante stavano per mettergli lo stesso le mani addosso… se non fossero andati a sbattere contro un braccio teso simile a una trave che li mise tutti KO in un colpo solo. Da su in giù i due si scambiarono un bel pollice in alto.
Da un'altra…
–Cucù! Sono qua! No! Sono qua! Ehi, ma ci vedi?
Sembrava di giocare ad acchiappa la talpa. Nel momento in cui un pugno stava per raggiungerlo il bersaglio si restringeva all'improvviso riformandosi qualche passo più in là con una linguaccia. Il militare non sapeva più neanche da che parte girarsi. Era stanco, disorientato, spaventato. Ansimava pesantemente. Finalmente parve che quel diavolo scimmiesco restasse fermo abbastanza tempo per farsele suonare come si deve. Mise tutto il suo peso in un ultimo colpo che lo fece inciampare e che colse l'avversario in piena faccia… con la forza di un gattino neonato. Dopodichè gli svenne in braccio per pura fatica.
–Poveraccio– si rammaricò il capoccione illeso. –Bisognava dargli almeno una piccola soddisfazione. Bene, con questo sono dodici… chi è il prossimo?
–Lanciate i fumogeni!– sbraitava Hunter. –Sfruttate la cortina di nebbia! I nostri occhiali a infrarossi funzionano, loro non li hanno!
–Avete davvero un equipaggiamento migliore del nostro– sentì dire con calma dietro di sé. Abdullah stava avanzando verso di lui a passo da gatto, un fucile nella mano, nell'altra un coltellaccio dai bordi frastagliati. –E a quanto pare funziona anche meglio del nostro qui dentro. Come sempre, avete diviso con noi soltanto le briciole e quello che vi tornava comodo. Che ne dici, caro amico… se parliamo io e te una volta per tutte di questa questione?
Una rapida occhiata intorno. Nessuno che potesse affiancarlo. Ringhiando, estrasse a sua volta l'arma dalla fondina. –A tua disposizione, terrorista.
–Fermati… fermati, stupido ragazzo! Non sai cosa stai facendo! Potrei ucciderti prima che tu te ne accorga… se volessi farlo!
Non lo ascoltava. Un affondo dopo l'altro, cercava di mandare a segno il suo machete. Due volte l'aveva schivato, due volte aveva parato col braccio, mandando un sordo rumore metallico. Non riusciva a muoversi bene, sentiva le gambe che gli cedevano e le braccia che rifiutavano di rispondergli, ma era sempre più di quanto il giovane soldato potesse gestire. Nei suoi occhi, all'ira e alla frustrazione stava rapidamente sostituendosi la paura… paura di quello che stava affrontando. Con un gesto inconsulto, urlando gettò infine via il coltello afferrando il manico dello spruzzatore. La schiuma antiorganica… poteva penetrare il suo campo?… Che effetto avrebbe avuto su di lui? E se invece l'avesse mancato…
–Fermati!– Non poteva contare sulle sue armi convenzionali. E anche se avesse potuto, non voleva farlo. Sollevò la pistola e gli diresse un raggio contro la mano, sperando di farlo desistere. Ustionò la mano, fondendo in parte il cannello metallico. L'altro gridò, ma non si diede per vinto. Con occhi febbrili, cercò di azionare il getto agguantandolo con la sinistra. Senza accorgersi che la cannula si era curvata ed ora puntava nella direzione sbagliata… un urlo…
–NO!– gli piombò addosso, il coltello baluginò, bombola e spruzzatore furono scagliati lontano atterrando a qualche metro, lo spruzzo spinse il dispositivo freneticamente in circolo corrodendo il terreno carnoso a gara coi suoi sforzi di assorbirlo e inglobarlo. Il ragazzo cadde in direzione opposta, saliva bianca che gli gorgogliava dalla bocca, grumi di carne sciolta su tutto il volto, il braccio e il petto. Lui piombò pesantemente in ginocchio, con fumo livido che saliva dai pochi punti in cui qualche schizzo di schiuma aveva toccato carne viva.
–Brutto idiota… perché non mi hai dato ascolto? Se fossi morto… se ti avessi ucciso… come pensi che avrei potuto perdonarmi per questo? Più di quanto non possa perdonarmi per… tutti… gli… altri… ahrrr…
Il dolore lo aveva afferrato. Ovunque. Ogni parte del suo corpo sembrava voler andare per conto suo, cadere in una diversa direzione. È questo che si prova?… A quanto pare finalmente… finalmente cado a PEZZI…
Un'ultima fitta lancinante. Poi si lasciò andare bocconi al fianco del suo nemico, nel buio.
Il campo di forza potenziato lasciava passare proiettili e altri oggetti dall'interno all'esterno, ma non viceversa… però poteva essere penetrato da persone o oggetti avvolti in un campo simile. Era una precauzione che il professore aveva preso per proteggere il portatore. Non aveva previsto che avrebbe permesso anche a lame impugnate e ai calci dei fucili di entrare a ledere il corpo all'interno. Eppure grazie a questa modifica guerriglieri della resistenza e uomini dell'esercito stavano selvaggiamente ferendosi per tutto il campo. Obbedendo agli ordini. Scagliandosi con tutto il proprio giusto odio contro il nemico. Stavano morendo. Si stavano massacrando. Erano troppi, e loro troppo deboli, perché riuscissero a fermarli. E i loro capi non facevano eccezione. Si giravano intorno come due serpenti, lanciandosi insulti sussurrati, digrignando i denti. Forse a nessuno dei due importava più tanto null'altro a parte uccidersi.
Qualcuno aveva obbedito all'ordine del generale e le granate fumogene erano esplose velando la vista dei combattenti. Ognuno era rimasto solo, avvolto da una caligine infernale, mentre si continuava a cadere da entrambe le parti. Non riusciva a vedere gli altri. Non sapeva dove fossero o come stessero. Si aggirava chiamando, difendendosi quando si imbatteva in qualcuno che gli saltava addosso. Ormai anche gli uomini di Abdullah erano impazziti per la furia della battaglia e assalivano chiunque senza badare a nulla. Era preoccupato per i compagni. Soprattutto per lei. In quelle condizioni, sarebbe riuscita a difendersi? Certo, sapeva che chiunque degli altri le fosse stato vicino l'avrebbe protetta a rischio di tutto… ma loro non sapevano che…
Si concentrò sull'anello. La sua lievissima carica gli tirava la mano indietro, a sinistra, al richiamo dal suo gemello. Da quella direzione avvertiva ansia, concitazione… delicatezza. Per non perdersi di vista nel momento del bisogno, aveva detto il genietto. Mai niente era stato più vero o più utile. Si voltò in fretta da quella parte.
I due comandanti erano alla gola l'uno dell'altro, cercando di abbattersi a vicenda al suolo con furia animalesca, le divise stracciate e insanguinate da molti colpi che avevano trovato il loro bersaglio. Il colonnello Prey aveva visto la scena e cercava gridando di intromettersi, di separarli, senza riuscire a farsi ascoltare. E senza vedere alle sue spalle alcuni soldati di entrambi gli schieramenti, che accorrevano verso la lotta decisi ognuno ad aiutare il proprio superiore. Senza vedersi a vicenda, quasi contemporaneamente puntarono i massicci fucili ad energia… l'uno quello in dotazione, l'altro quello che aveva sottratto a qualche nemico. Non pensando che da quella distanza, col fumo e il tumulto, ognuno rischiava benissimo di uccidere anche chi voleva salvare.
E in quel momento la vide. Correva a sua volta verso gli avversari avvinghiati, tenendosi bassa, gridando qualcosa che non capiva. Si sentì prendere dal panico. Coi suoi poteri compromessi si era accorta del pericolo? Stava dirigendosi proprio entro la linea di fuoco dei due cecchini. Se sparavano…
Vide le dita pronte sui grilletti.
La vide inciampare. O inclinarsi verso terra. Il corpo esile che cadeva
Bianco. Morbido. Dolce…
Non udì il suo stesso grido disperato mentre le si lanciava incontro. Non udì la sua voce che lo avvertiva allarmata mentre si girava verso di lui riconoscendolo, spalancando gli occhi. Aveva visto i cecchini… si era buttata a terra per evitare i colpi… ma lui non aveva visto il terzo alle sue spalle che mirava al cuore…
FWASH!
–AGHHHH!
La sorpresa fece esitare i due soldati pronti a sparare. Dopo il grido, cadde con la dolcezza irreale di una foglia, senza rumore, solo col lieve tonfo del corpo al suolo. E rimase immobile.
Caldo. Forte. Dorato…
Solo a pochi centimetri la mano dalla mano tesa inutilmente verso di lui…
No…
Il fumo stava iniziando a posarsi. Quelli che erano ancora in piedi, richiamati dal grido, si rivolsero tutti alla scena inorridendo. Gli occhi le si erano svuotati. Non si muoveva. Non tremava nemmeno. Lo fissava soltanto come morta.
Parlami… dimmi che sei vivo…
Due o tre erano abbastanza vicini. Mollarono tutto, facendo per raggiungerla. Ma anche i soldati avevano avuto lo stesso pensiero. Vedendo un nemico caduto, entrambi inspallarono di nuovo i fucili, mentre un gruppo intero arrivava di corsa, i primi che incitavano gli altri, per finire il lavoro.
Qualche istante dopo stavano scappando disordinatamente, urlanti, cadendo colpiti alle spalle uno dopo l'altro da una mira infallibile a cui era inutile sperare di sfuggire. Sparava come una furia, dritta in piedi, il volto solcato di lacrime, implacabile. –Non lo toccate… non lo toccate… provate solo a toccarlo, maledetti!– Era spaventosa nella sua collera. Come una tigre che difende il suo cucciolo.
Abdullah e Hunter non avevano visto nulla, e se anche avevano visto qualcosa non gli importava. Erano troppo presi dalla loro sfida personale. L'arabo era riuscito a costringere in ginocchio l'americano, ansimante, e a sospendergli il proprio coltello sulla fronte mentre la mano gli stringeva il collo. Ma con uno scatto di reni il generale, più robusto, nonostante il sangue che stava perdendo ribaltò di colpo la situazione. Imprigionò a terra il corpo del proprio nemico, incombendo su di lui come una montagna. –Adesso non hai più tanta voglia di sfidarci, vero?– rantolò rauco. E fece per tagliargli la gola.
–BASTA!– Un guizzo, un balzo e furono su di loro, strappandoli l'uno dall'altro, gettandoli riversi in due direzioni opposte, bloccandoli con braccia e gambe, furibondi. –Che cosa credete di fare, dannati imbecilli? Pensate che il mondo esista soltanto perché voi possiate fare a pugni? Sapete dove siamo? Lo vedete cosa avete causato?
–Sono stati loro ad aggredirci per primi!– ruggì Hunter, lottando inutilmente per liberarsi coi muscoli potenti contro qualcosa di più potente di lui. –Faccio quello che devo… abbiamo ogni diritto…
–Di fare quello che ci pare?– gli urlò in faccia il compatriota. –Di decidere cosa va bene per il resto del mondo? Oh, certo! Perché siamo il dono di Dio al mondo! I pionieri dei diritti! I difensori dell'uguaglianza dei nostri interessi! Quelli che decidono cosa è giusto e cosa sbagliato! Perché siamo i più forti! Perché la faremo vedere a chiunque osi pensarla in modo diverso! Be', non sei il più forte qui, stupido ammasso di medaglie e bicipiti! E stai mettendo in pericolo la missione… stai mettendo in pericolo il mondo intero… solo cercando di dimostrare che lo sei! Avrei io tutto il diritto di ucciderti adesso, se per averlo bastasse essere i più forti!
–O se bastasse essere i più deboli!– gli fece eco l'altro trattenendo Abdullah che si divincolava, la sua solita calma andata completamente a quel paese. –Lo sai cosa mi hanno fatto, stupido ometto? Lo sai cosa hanno fatto a me, alla mia famiglia, al mio popolo, solo perché credevano di essere più forti? Sai quanti di loro ho dovuto combattere? A quanti ho sparato? E quanto ho sofferto nel farlo? Non venire a parlarmi di vendette o di gioia del combattimento! Per me tu sei esattamente come loro! E per colpa delle vostre stupide lotte i vostri uomini sono morti inutilmente e il nostro amico è stato ferito!
–E non è l'unico– mormorò una voce scura emergendo dai resti della nebbia, il compagno più robusto che sosteneva quello semisvenuto per un braccio, la testa china. Gli altri due lo seguivano tenendosi alle spalle i due scienziati impauriti miracolosamente illesi, puntando serissimi le pistole alla schiena delle spie. La donna bionda teneva silenziosamente le mani alzate e gli occhi fissi davanti a sé, l'uomo sembrava quasi divertito. –Mi arrendo. Non c'è senso a combattere quando già si sa come va a finire. In fondo, chiunque riesca a compiere la missione, io avrò eseguito i miei ordini comunque.
I due comandanti parvero rendersi conto di essere sconfitti. Si guardarono intorno. Solo pochi soldati feriti erano ancora in piedi e sembravano avere ben poca voglia di soccorrerli. Si rilassarono. –Sicché siamo vostri prigionieri di guerra ora– sussurrò senza voce Abdullah, con sfida. –E cosa pensate di fare, si può sapere?
La ragazza era caduta in ginocchio sollevando il corpo del giovane caduto, guardandolo in volto. Scoppiò di nuovo in lacrime di gioia quando lo sentì respirare e gemere lievemente, stringendoselo piano al cuore. Sospirarono di sollievo vedendolo sbattere le palpebre e iniziare a riprendersi. La ferita era seria ma non mortale. Per fortuna si era abbassato a sua volta correndo e il laser aveva trapassato la spalla anziché il petto. –Se fosse morto, credo che ti avrei rotto tutte le ossa personalmente– mormorò il rosso, pochissimo con l'aria di chi sta scherzando. –Stando così le cose… come avete detto, ci accompagnerete per il resto del viaggio. E ci aiuterete tutti a fare quel che dobbiamo. Visto che non siamo in forma, ne abbiamo bisogno. Altrimenti non mi dispiacerebbe lasciarvi tutti qui legati e fare per conto nostro. Ma più siamo, e più abbiamo probabilità di riuscire. Siamo d'accordo, vero?
Il colonnello guardava basito. Questi uomini erano riusciti da soli a sconfiggere le truppe del suo collega e tutte le forze in campo, e a creare la tregua che per lui era stata impossibile. Li vide tirare su per le braccia entrambi i capi maldisposti, che si gettavano irose e diffidenti occhiate oblique. Forse sarebbe stato pericoloso lavorare insieme… ma almeno adesso…
Ma non ebbe il tempo di pensarci ulteriormente. Non ebbe neanche il tempo di fare un passo.
Un terrore sidereo lo afferrò gelandolo interamente dall'intimo. Partiva dalla gamba, dalla caviglia, dove una MANO biancastra, tutta tendini, emersa all'improvviso dal terreno lo stringeva saldamente con forza inumana. Un'altra era aggrappata alla gamba di Kline. Altre ancora stavano spuntando ovunque, agguantando i soldati sani o feriti, protendendosi ad afferrare chi cercava di scappare, brancolando come zombi, seguite rapidamente da avambracci giallastri. Erano stati stupidi a pensare che una battaglia simile non attirasse l'attenzione del mostro. Aveva avuto fin troppa pazienza con loro. E adesso…
