Harry prese il nipote per un braccio e cominciò a correre insieme a lui verso il sotterraneo.
La professoressa Stinker stava seduta ricurva davanti al banco da laboratorio, i gomiti appoggiati al freddo ripiano, la testa mollemente fra le mani in segno di resa.
"Professoressa, presto, deve preparare l'antidoto" disse Handy quasi travolgendola; "ho le lacrime" aggiunse mostrandole la fialetta.
La donna a quelle parole sembrò scattare sull'attenti, rapida accese il Bunsen sotto all'ampolla prendendo delicatamente con una pinza il prezioso contenitore.
Intanto all'ultimo piano il corridoio solitamente silenzioso del nosocomio veniva sconquassato da un vociare convulso.
Lily spiegava concitatamente a sua madre e ai genitori di Hermione la sua avventura con Handy nella camera della Preside.
Alice annuiva silenziosa al racconto dell'amica osservando preoccupata la faccia di Minerva che aveva alzato più volte gli occhi al cielo borbottando fra sé.
Narcissa e Daphne cercavano invano di far mangiare un poco di cioccolato a Leni con l'intento di rinfrancarla: la giovane sembrava trasparente da quanto era provata.
Al le stava accanto silenzioso stringendole forte una mano come se avesse paura che qualcuno potesse portargliela via.
Hope, Roxanne e Fred intanto riferivano a Ron, interrompendosi più volte l'un l'altro, gli avvenimenti della nottata; al povero Auror quasi vennero i capelli bianchi a sentire tutto quello che avevano combinato quei ragazzi.
Dopo quasi venti minuti spuntarono dai sotterranei Harry, Handy e la Stinker con una ampolla dal contenuto smeraldo fra le mani.
Vedendoli arrivare Leni lasciò la mano del fidanzato e con i nonni entrò nella camera dei genitori.
Handy li seguì facendo strada alla professoressa e chiudendosi la porta alle spalle non prima di aver dato un'ultima occhiata ai presenti che gli sorridevano cercando di infondergli coraggio. Un silenzio irreale scese sull'intero reparto.
La pozionista si avvicinò a Hermione e aiutata da due colleghi della medimaga, sopraggiunti nel frattempo, le sollevò un poco la testa infilandole delicatamente in bocca una grossa siringa senza ago con la quale le somministrò una dose di antidoto; fecero lo stesso con Draco subito dopo.
I due medici si posizionarono ognuno a lato di uno dei due letti tastando il polso del rispettivo paziente per verificarne le funzioni vitali.
Ogni tanto si guardavano come per avere notizie sul degente dell'altro. La tensione era palpabile, tutti li fissavano in attesa di qualche buona notizia ma niente sembrava cambiato nelle due figure addormentate.
Leni cominciò a singhiozzare fra le braccia del fratello. "Non è servito a niente, a niente!" disse battendo feroce i pugni sul suo petto, mentre lui la stringeva forte cercando di calmarla.
"Bambina mia, perché piangi?" disse ad un tratto la flebile voce di Hermione. Tutti si voltarono in direzione della donna che aveva riaperto gli occhi e si guardava attorno cercando di capire dove si trovasse. I figli le corsero incontro abbracciandola.
"Mamma" continuava a ripetere Leni affondando il viso fra i suoi capelli.
La donna faticosamente spostò le braccia cercando di stringerli ma sembrava uno sforzo troppo grande.
Anche gli altri la attorniarono svelti, la madre le aveva preso la mano e la accarezzava delicatamente per tranquillizzarla: "Tesoro mio" le sussurrava fra le lacrime.
"Potrei sapere cosa sta succedendo e perché io non vengo abbracciato?" disse improvvisamente una voce strascicata alle loro spalle.
Tutti si voltarono verso Draco che per un attimo era stato dimenticato nel suo letto.
Il dottore cercava di aiutarlo sistemandogli meglio i cuscini dietro alle spalle così che potesse stare con il busto più sollevato. Handy si staccò dalla madre e corse ad abbracciare l'uomo con la forza della disperazione.
"Figliolo grazie, ma se non ti dispiace ora vorrei respirare" disse il pozionista sorridendo e ricambiando faticosamente l'abbraccio.
Narcissa si avvicinò al figlio e lo guardò con la stessa intensità del giorno in cui era nato poi scoppiò in un pianto liberatorio. L'uomo rimase basito a fissarla mentre cercava di nascondere il volto fra le mani.
La figlia rimaneva in disparte nascosta dalla mole del fratello come timorosa che avvicinandosi l'uomo potesse rimproverarla.
Il padre la guardava stupito: "Perché non ti avvicini? Non sono contagioso … credo" disse aspettando un cenno di conferma dal medico.
"Papà, mi sei mancato tanto!" gli disse lei finalmente abbracciandolo. L'uomo la strinse piano mentre sentiva le forze tornare.
Anche Hermione con l'aiuto dei genitori era riuscita a sollevarsi un poco e si guardava attorno cercando di capire in quale reparto fossero. Scambiò qualche breve battuta con il collega che si avviò ad aprire la porta da cui si riversò nella stanza un fiume di gente. I due malati si guardarono stupefatti vedendo tutte quelle persone.
"Beh, se volevate farci una festa a sorpresa potevate almeno scegliere un'ambientazione migliore" disse il biondo facendo l'occhiolino alla moglie che rispose alzando gli occhi al cielo.
"Malfoy, prova a farci prendere un altro spavento simile e giuro che ti ammazzo prima io" gli disse Ron dandogli una sonora pacca sulla spalla come anticipo sulla promessa.
Il rosso proseguì verso il letto dell'amica che gli sorrideva: "tu e la tua mania di mangiare cioccolatini" le disse prima di abbracciarla forte; forse un po' troppo.
I gemelli cominciarono a parlare fittamente con gli amici.
Al e Leni stavano abbracciati, uno a cingere la vita dell'altra; Draco accorgendosene li indicò alla moglie con un cenno del capo dicendole a fior di labbra: "ma hai visto quei due?".
Hermione circondata dalle amiche gli sorrise sorniona. Poi il biondo osservò meglio la figlia: "Leni scusa se ti interrompo" disse ironico "ma che razza di giacca hai addosso, è almeno di due taglie troppo grande".
I gemelli si fissarono un attimo prima di scoppiare a ridere: "Papà, sei grande!" disse Handy mentre l'uomo attonito cercava di capire cosa avesse detto di tanto buffo.
Il signor Granger si avvicinò alla professoressa Stinker e le strinse la mano ringraziandola vigorosamente.
La donna ricambiò regalandogli il suo primo sorriso, poi un po' imbarazzata si avviò verso l'uscio ma di colpo si voltò verso la caotica compagnia: "Visto quello che è successo mi aspetto da tutti gli studenti per domani due pergamene sulla pozione Alito della Morte" esclamò ad alta voce squadrando le facce allibite degli astanti prima di sparire in corridoio.
"E' senza speranza" disse Al rivolgendosi agli amici.
"Assolutamente" risposero Fred e Roxanne ancora increduli per quello che avevano sentito.
I due medici vedendo che la situazione sembrava degenerare esclamarono a gran voce: "Per favore signori adesso dovete uscire, i pazienti devono riposare".
Draco richiamò l'attenzione di Harry: "Non mi avete ancora detto cosa ci è successo" gli disse serio.
"Non ora. Avremo tutto il tempo per parlarne" rispose il moro posandogli una mano sulla spalla. Seguirono una serie infinita di abbracci e raccomandazioni. I ragazzi tornarono a scuola accompagnati dalla Preside; Narcissa si smaterializzò alla volta del Manor; Harry e Ron dovettero passare in ufficio per concludere l'interrogatorio di Pansy, e così delegarono alle mogli il compito di riaccompagnare a casa i genitori di Hermione.
I due coniugi rimasero finalmente soli. Draco si alzò dal letto e a fatica si avviò verso la moglie.
"Dove pensi di andare?" gli chiese preoccupata vedendolo barcollare vistosamente.
"Solo fin qui" disse lui infilandosi nel suo giaciglio. Le posò un braccio intorno alle spalle invitandola ad appoggiare la testa sul suo petto: "devo solo controllare come sta mia moglie" le disse stampandole un bacio sulle labbra.
"Cosa pensi sia successo?" gli chiese la donna mentre con gli occhi chiusi si godeva quel tepore familiare.
"Direi che ci hanno avvelenato" rispose lui appoggiando il mento sulla fronte di lei; "ma stai tranquilla, chi ha osato tanto non la passerà liscia" aggiunse con tono rovente.
La routine scolastica parve ai gemelli quasi noiosa dopo le avventure vissute nei giorni precedenti. Gli amici si fecero raccontare più volte tutto quello che era accaduto anche se i due casualmente tralasciarono di riferire le dispute avute con il padre. Tutti erano curiosi all'idea di sapere come fossero i genitori alla loro età e in particolare come fosse l'ormai mitico professor Piton. Lily fu molto orgogliosa dell'intraprendenza di sua madre mentre Hope non rimase stupita della dolcezza dimostrata dalla sua.
Intanto i signori Malfoy a soli due giorni dal loro miracoloso risveglio, ormai perfettamente ristabiliti e impazienti di tornare ai rispettivi lavori, si fecero dimettere dall'ospedale.
Tornarono a casa scoprendola stranamente in perfetto ordine grazie agli elfi domestici del Manor che trovarono ancora intenti a sistemare le ultime cose.
"So come la pensi. Ma è innegabile che sia comodo avere quegli esseri per casa" dichiarò lui in trepida attesa della risposta che non mancò di arrivare.
"Quei poveri esseri hanno dei diritti!" esclamò lei accalorata.
Il marito la fissava ridendo: per fortuna si era rimessa del tutto, anzi sembrava più combattiva del solito. Decise così di affrontare l'argomento che aveva faticosamente evitato per due lunghi giorni. "Herm, visto che qui è tutto a posto vorrei andare da Harry per sapere esattamente cosa è successo".
"Anche io" disse lei prendendo una giacca più pesante dall'armadio dell'entrata e seguendolo fin dentro al camino.
Attraversarono gli affollati corridoi del ministero raggiungendo a fatica gli uffici degli Auror: tutti quelli che li conoscevano infatti li fermavano per accertarsi sul loro stato di salute.
Harry e Ron stavano discutendo animatamente nell'ufficio di quest'ultimo quando videro sbucare dalla porta gli amici.
"Cosa fate già in giro voi due?" disse il rosso sorpreso.
"Il dottore non sopportava più Draco e le sue insistenze sul voler sapere chi avesse preparato e come i ricostituenti che ci davano così ci hanno sbattuto fuori" rispose Hermione abbracciandolo.
Harry scoppiò a ridere vedendo la faccia quasi angelica del biondo: "Io? Ma se non ho mai chiesto niente!". Era bello vederli di nuovo scherzare fra loro come solo chi si ama davvero può fare.
"Dovete raccontarci esattamente tutto quello che è successo" disse la donna guardando fisso negli occhi il moro che cambiò espressione. Lei, riconoscendola, capì che non sarebbe stato piacevole ascoltare quello che dovevano dire.
Si sedettero tutti e quattro intorno ad un tavolino rotondo. Ascoltarono increduli cosa aveva combinato Pansy: non avevano molta stima di lei ma non l'avrebbero mai creduta capace di arrivare a tanto.
Poi Harry arrivò a dover spiegare chi era stata la mente del piano scellerato: "Lucius" mormorò.
Hermione si voltò di scatto verso il marito, sembrava diventato di marmo. Gli occhi ridotti a due sottili fessure, il volto come una maschera indecifrabile, mentre le nocche strette attorno ai braccioli della poltroncina diventavano di un biancore spettrale. Gli posò una mano sulla sua: era gelata. Si era ormai nascosto dietro ad un muro impenetrabile che lei, scherzando in casa, chiamava la "barriera Malfoy", riconoscendola anche nei figli quando qualcosa li feriva profondamente.
Draco sembrò tornare in sé: "I gemelli lo sanno?" aveva chiesto.
"Credo di no, penso che per ora ne siano al corrente solo la McGranitt e tua madre naturalmente". Le mani dell'uomo cominciarono a tremare, si era dimenticato di Narcissa: cosa doveva aver provato nell'apprendere che il figlio moriva per mano del marito! Si alzò dalla sedia sotto lo sguardo attento dei tre che lo fissavano muti.
"Devo fare una cosa" disse rimettendosi il bel cappotto su misura.
"Draco" disse la moglie alzandosi inquieta.
"Non ti preoccupare, vado solo a parlare con mia madre. Ti lascio in buone mani, ci vediamo più tardi a casa" aggiunse prendendola delicatamente per le spalle e dandole un bacio su una guancia. "Torno presto" le disse sorridendo e si smaterializzò prima che qualcuno potesse replicare qualcosa.
Hermione guardò nervosa i due amici lasciandosi cadere sulla poltroncina accompagnata dal loro sguardo affettuoso: "Vedrai che andrà tutto bene" disse Ron per la verità non troppo convinto. Sapevano tutti che l'amico era stato ferito dove era più vulnerabile, in quella strana equivalenza fra amore e odio che caratterizzava da sempre il suo rapporto con il padre.
Apparve direttamente nel salottino della madre. La donna in piedi fissava il paesaggio duro della brughiera persa nei suoi pensieri.
"Mamma" disse lui avvicinandosi. La donna sussultò.
"Non ti ho sentito entrare" gli rispose andandogli incontro. "Siete già stati dimessi? Dov'è Hermione?" domandò preoccupata.
"Sì, siamo usciti questa mattina. L'ho lasciata al ministero con i nostri amici. Avevo bisogno di parlarti da solo".
"Allora hai saputo" disse lei volgendo di nuovo lo sguardo verso l'esterno.
"Sì" rispose lui secco.
Stettero in silenzio per qualche minuto poi lei sussurrò "Mi dispiace".
"Mi dispiace che tu abbia dovuto subire tutto questo. Ma quell'uomo in prigione non è tuo padre ma una pazza creatura capace solo di odiare".
"Non ne sono così sicuro" disse lui guardandola triste "forse invece è il vero Lucius e l'uomo in cui tu hai sempre sperato non è mai esistito. Semplicemente noi siamo sempre stati due accessori necessari al suo ego: niente più di due oggetti sacrificabili al suo capriccio".
La madre cominciò a singhiozzare: "Non dire così, ti prego, tuo padre ci ha amato profondamente".
"Non posso che augurarmi che tu abbia ragione. Comunque se anche quell'uomo è esistito ora non c'è più: mio padre è morto".
Narcissa lo abbracciò: "Lo so".
L'uomo la prese fra le braccia e la fece accomodare sulla sedia. "Stai tranquilla" le disse quasi cullandola. "Sabato sera vorrei organizzare qui una piccola festa di compleanno a sorpresa per Hermione, puoi aiutarmi?".
"Certo" rispose lei sorridendo.
"Bene, è ora che in questa casa ci siano voci di persone felici" disse lui alzandosi in piedi.
"Manderò un gufo ai ragazzi a scuola così che possano invitare anche gli amici. Ne manderò uno anche a Minerva e alla Stinker, sono sicuro che sarà felice di vederle".
La madre annuì.
"Ora devo andare. Domani passerò a trovarti per i dettagli" le disse avviandosi verso la porta.
"Draco?".
"Sì".
"Ti voglio bene".
"Anche io mamma" rispose lui chiudendosi la pesante porta alle spalle.
Il piccolo Auster sorrise amabilmente alla figura ammantata di nero che apparve tra nuvole verdi nel grigio camino.
"Sono felice di vedervi".
"Grazie. Se non vi spiace avrei fretta".
"Naturalmente" rispose aprendo la porta di ferro e guardando l'ospite che spariva lungo il corridoio.
I passi leggeri del visitatore arrivarono veloci fino alla stanza dei colloqui, il rumore delle gambe che strisciavano sul pavimento annunciarono che aveva preso posto sulla vecchia sedia. Dopo poco fece la sua comparsa nella stanza Lucius Malfoy con un ghigno malefico stampato sul volto.
"Mia cara, temo che il tuo abbigliamento e la visita tanto improvvisa non siano forieri di buone notizie" disse avvicinandosi alla sedia libera. Stava per aggiungere qualcosa quando il fiato gli morì in gola.
"Buongiorno Padre".
"Draco!" disse come se avesse visto un fantasma.
"Non vi preoccupate non sono uno spettro venuto a farvi visita, purtroppo per voi il sangue scorre ancora caldo nelle mie vene".
"Ragazzo non capisco cosa intendi dire. E' dall'ultima visita di tua madre che attendo ansioso di sapere il tuo destino" rispose cercando di sembrare il più sincero possibile.
"Ne sono certo. Temo che d'ora in poi aspetterete invano la visita della bella signora. Per quello che mi riguarda già vi dissi quello che pensavo quando insultaste la mia futura sposa prima del matrimonio. Vi posso solo ribadire che Hermione e i nostri figli sono la cosa più importante della mia vita. Se vi venisse ancora voglia di soggiogare qualche stupida creatura senza scrupoli per far loro del male vi posso fin d'ora giurare che nemmeno i muri di questa prigione basterebbero a proteggervi".
L'anziano Lord guardava il figlio come se lo vedesse per la prima volta.
"Ora vi saluto e vi auguro una felice permanenza" disse stringendogli con forza la mano.
Lucius la ritrasse dolorante. L'anello del figlio era diventato rovente e una M di fuoco segnava ora l'interno diafano della sua mano.
"Cosa mi hai fatto?" gli chiese sconvolto.
"Ho solo creato una piccola pozione in cui ho immerso l'anello. Se vi venisse ancora in mente di procurare del dolore a qualcuno di noi sappiate che la vostra mano comincerà a bruciare arrecandovi una sofferenza tale che pregherete in ginocchio che qualcuno ve la tagli di netto".
Il padre lo fissava sbigottito; avrebbe voluto rispondere qualcosa ma il figlio già gli dava le spalle allontanandosi lungo il corridoio.
Si smaterializzò a casa dove Hermione lo aspettava ansiosa misurando a grandi falcate il loro salotto.
"Draco" disse vedendolo comparire dal camino avvolto da un mantello nero che le ricordava tanto quello di Piton, "cosa sta succedendo?".
"Niente, stai tranquilla" le disse "sono andato da quello che una volta era mio padre e abbiamo convenuto entrambi che non sia più il caso di frequentarci".
La moglie lo guardò sbigottita ma non gli chiese nulla, sapeva che sarebbe stato inutile; era meglio aspettare che lui stesso si risolvesse a dirle cosa era accaduto ad Azkaban. Draco ripiegò diligentemente il mantello appoggiandolo sul bracciolo di una delle poltrone prima di cingerle la vita con braccio attirandola a sé: "Allora signora Malfoy, cosa si mangia di buono questa sera? Devo rifarmi il palato perché negli ultimi giorni non ho apprezzato molto la cucina di Mungos'" le disse guardandola con occhi maliziosi ottenendo finalmente un sorriso sereno.
