PdV di Shredder. Terza persona.
Un colpo, un affondo perfetto. Un altro, alle sue spalle. I muscoli guizzano, il sudore imperla la pelle. Sente pienamente la sua forza, la sua potenza. Il senso di potere di un'arma ben affilata nelle sue mani. La consapevolezza di essere una perfetta macchina di morte. Nessun errore, nessun kata impreciso, nessun colpo non rigorosamente a bersaglio.
Un altro guizzo di luce, e la spada recide un fascio di paglia. Il taglio è netto e pulito, non un solo stelo si piega; la parte superiore della fascina resta per un attimo sospesa, attaccata nell'illusione dell'integrità, e poi scivola a terra, insieme alle altre che ricoprono il pavimento del dojo.
Getta a terra le katana, ci penseranno i suoi servi a raccoglierle. Oggi ha voluto allenarsi con quelle. Sa destreggiarsi con abilità da manuale con ogni tipo di arma, ma le lame sono le sue preferite. Il senso di supremazia che può dare un taglio perfetto, nella sua promessa di rosso splendore, è inebriante. Contro i suoi nemici la lama nelle sua mani diventa l'arte della morte; ogni affondo è un sorso di sangue, ogni colpo un nastro vermiglio con quale avvolgere le sue vittime, dosando minuziosamente il tempo di agonia che vuole accordare ai suoi nemici prima di concedergli la morte.
Con un asciugamano nero, deterge dal sudore i suoi muscoli scolpiti. Il suo corpo è all'apice della potenza. Non è più il ragazzo che si allenava in Giappone, è il maestro che non ha più niente da imparare. Da anni ha superato in bravura il suo stupido sensei, che una volta l'aveva paragonarlo al suo compagno di scuola.
"Saki, tu sei forse più abile di Yoshi, ma lui ha imparato prima di te che ciò che importa non è l'arma, ma il guerriero che la usa".
Hamato Yoshi, il suo compagno, il suo migliore amico. Che aveva osato sfidarlo. Che aveva portato via da lui l'amata Tang Shen. L'aveva disonorato, aveva preso ciò che lui voleva. Nessuno nella sua vita avrebbe più commesso verso di lui un simile oltraggio.
Hamato Yoshi, il suo nemico, il mostro mutato, colui che avrebbe un giorno implorato ai suoi piedi, che avrebbe pagato la sua colpa nel modo più feroce possibile. Nessuno poteva mettersi contro di lui, nessuno poteva sfidare Oroku Saki, il Trituratore, lo Shredder.
Una guardia d'elite entra nel dojo, si inginocchia fino a terra dinnanzi al suo padrone: "Maestro".
Mentre si riveste, lascia un paio di minuti in attesa la guardia. Gli piace sentire la sottomissione dei suoi uomini, sentirne la paura. Loro lo temono, sanno che lui può schiacciarli come insetti ai suoi piedi per un minimo errore, o semplicemente perché non li ritiene più degni di essere i suoi servitori.
"Che notizie mi porti", esce dal dojo, e la guarda veloce si appresta a seguirlo.
"Tutto procede secondo i piani, maestro. Il soggetto risulta fermo in un capannone non molto lontano dal luogo dell'incidente."
Sicuramente la tartaruga stava aspettando la notte per ritornare al suo covo. Tutto come previsto. Questa volta niente poteva andare storto. Due prigionieri, due diverse strategie. Uno l'avrebbe guidato al covo tramite il segnalatore che aveva fatto iniettare nelle sue carni quando era svenuto; l'altro gli avrebbe detto tutto ciò che voleva sapere sotto l'effetto del siero cerebrotossico. Nella remota ipotesi che ci fosse stato qualche problema con una delle due tartarughe, sarebbe bastata l'altra a svelargli l'ubicazione del suo nemico.
"Dammi il siero" ordina mentre apre la porta della cella.
La guardia pone al suo padrone una scatola aperta. Shredder afferra la siringa, e fa un passo dentro la cella buia e maleodorante. La tartaruga con la maschera arancione, ancora incatenata al muro, stringe un attimo le palpebre, accecata dalla luce che ha ancora una volta aggredito ferocemente il buio della stanza; poi guarda il suo carnefice che si avvicina. Shredder può leggere nei suoi occhi la paura, e ciò lo rende eccitato, lo fa sentire potente.
La tartaruga per qualche secondo non dice niente, si limita a guardarlo con dolore, poi increspa le labbra in un sorriso sarcastico e gli sussurra "Ehi amico, pensavo che ti fossi dimenticato di me."
Patetico tentativo di apparire più forte. Lo vede tremare, dalla paura e dalla sofferenza. Osservare l'allievo del suo nemico in quelle condizioni gli fa assaporare il gusto della vendetta. E' a conoscenza del fatto che Splinter nutre nei confronti di questi mostri un sentimento d'affetto. Li avrebbe uccisi davanti ai suoi occhi prima di finirlo.
Un cenno alla guardia, che immobilizza il prigioniero alla parete. Il tentativo di ribellione è debole, le forze stavano abbandonando la tartaruga. Shredder gli inietta nel collo l'intero contenuto della siringa.
Il mutante spalanca gli occhi, quasi stupito. Apre la bocca, prende profondi respiri. Il suo corpo si irrigidisce un poco, poi ha uno spasimo.
"Dove si trova Hamato Hoshi?"
Sì, è dolce il gusto della vendetta.
