Scusate per il ritardo, ma ieri è stata una giornata campale! Una delle tante… vabè… Ad ogni modo eccoci qua con questo capitolo 14! Siamo quasi in dirittura d'arrivo, mancano non più di un paio di capitoli, ma prometto di farli un pochino più lunghi, specie l'ultimo!
Euston, credo sia merito del tuo intuito più che delle mie capacità! stillarockstar, abbi fede, GA è stata una gran scuola di fic per me! Lady-landslide, effettivamente anch'io credo che Santana l'avrei mandata a cagare da tempo! ;) nayanayanaya, ti sto invidiando a morte visto che in Inghilterra non c'ho mai messo piede, wi-fi o non wi-fi! ;) Wankyglee, nayaislove, martydg15 e Gyu1990, spero di non deludervi!
Fatemi sapere che ne pensate e alla prossima!
the old phib
14.
In quell'esatto attimo, nell'attimo in cui la voce di Santana si spezzò del tutto scomparendo in mezzo ai singhiozzi, Brittany faticò a ricordare se si fosse davvero mai sentita così. In quel preciso secondo ebbe la netta impressione di essere leggera come una piuma, ma non di quella leggerezza inconsapevole che hai quando sei bambino e arriva finalmente il tuo turno di salire sull'altalena. Di quella leggerezza spenta e attonita che ti fa dimenticare persino come ti chiami. Di quella leggerezza soffocante e pervadente che ti fa scordare il senso di tutto quanto. Di quella leggerezza insinuante e solitaria che crede sia meglio non farti sentire più nulla. Fu così che tentò di stringerla più forte, quasi volesse che il suo cuore entrasse fisicamente dentro di lei e riempisse quel vuoto, non le importava come. Però non ci riuscì. Così si limitò a cullarla piano, magari se riusciva ad illudersi davvero di essere su un'altalena forse anche quella leggerezza sarebbe cambiata.
"Rimasi in coma per cinque mesi." riprese di nuovo Santana senza aspettare che Brittany dicesse niente, forse proprio perché lo sapeva che in fondo non c'era veramente nulla da dire, c'era solo da sedersi ed ascoltare. La sua voce era tornata più sicura. Era tornata quasi la sua. Anche le lacrime avevano incredibilmente smesso di cadere, perché quando Brittany finalmente riuscì ad abbassare il mento verso di lei notò che Santana la stava guardando e che le lacrime che sentiva scorrere sul suo decolleté non cadevano più dai suoi occhi neri, ma dai propri. Brittany serrò le palpebre sentendosi arrossire.
"Quando mi svegliai la prima persona che vidi fu Mildred." si lasciò sfuggire poi, quasi fosse l'affermazione più naturale del mondo. Brittany riaprì gli occhi sollevando le sopracciglia con aria incredula, Santana riuscì quasi a sorridere piano annuendo verso di lei, "Scoprii poi che era venuta a trovarmi quasi ogni giorno." riprese, "Lasciava sempre il suo maledetto Maggiolone nel parcheggio delle ambulanze e se ne stava lì, accanto al mio letto, a ricamare centrini o fare le parole crociate, per ore." raccontò gesticolando un po' sotto lo scialle, "Nessuno si è mai sognato di metterle una multa e, credimi, a guidare hai decisamente preso da lei, quindi ne avrebbero avuto tutti i motivi!" tentò persino di scherzare poi guardando Brittany più intensamente, ma lei non riuscì a fare di più che sforzarsi in una piccola smorfia divertita che non avrebbe ingannato nessuno. Vide Santana deglutire e le sue labbra rattristarsi di nuovo, piano. Per qualche attimo combatté l'impressione che però non fosse più per la sua storia.
"Quel giorno mi disse che quando il 118 era arrivato sul luogo dell'incidente i miei erano già morti." disse quindi. La sua voce si abbassò in un sussurro, forse proprio perché le cose leggere non si rompono, cadono soltanto, ma lo fanno lentamente. "Mi disse che Puck e Quinn erano venuti spesso a trovarmi, ma io le dissi che non li volevo vedere." riprese con tono più tranquillo, "Mi piaceva tua nonna, sai?" le rivelò quindi voltandosi nuovamente a guardarla, Brittany stava fissando il vuoto di fronte a sé, cercando di riempirsi con quello che poteva, notando l'avvicinarsi del suo sguardo si permise di guardarla e per la prima volta scorse dipinta sui suoi begli occhi neri pura dolcezza, libera di ogni altra sfumatura, "Non mi chiedeva mai il perché di quello che facevo, era come se desse per scontato che avessi i miei buoni motivi." si lasciò per un attimo vincere dai ricordi, ma poi tornò subito da lei, "Così fece in modo che non tornassero, quantomeno finché dovetti restare lì in ospedale."
Era persino incredibile come Brittany non riuscisse a trovare niente da dire. Prima che Santana cominciasse ad aprirle il suo cuore aveva così tante domande che le brulicavano incessanti nella mente, così tanti dubbi, così tante incertezze, così tante piccole e grandi cose che voleva sapere di lei e che, ne era certa, prima o poi avrebbe trovato il coraggio e il momento di chiederle. Che fosse quello il problema? Il momento? Che quello fosse il momento di ascoltare? Il momento di assorbire e conservare segretamente in muto silenzio quelle calde gocce di lei? O che per quanto potesse volerlo forse in fondo non c'era davvero nulla che potesse dire?
"Per due anni uscii di casa soltanto per andare a fare la spesa e pagare le bollette, il campanello suonava spesso, ma non aprivo mai, tranne a Mildred e così cominciò a suonare sempre di meno." continuò quindi lei, quasi se l'aspettasse quel silenzio. Continuava a guardarla e a parlare cercando di rispondere da sola a tutte le due domande, cercando il suo sguardo non appena si allontanava. "Poi un giorno arrivò e con il suo tono deciso e pratico mi disse che Quinn era stata da lei e le aveva detto che aveva un lavoro perfetto per me." spiegò, poi ritrasse piano la mano dalla schiena di Brittany, la unì all'altra e le sfregò assieme sbuffandoci dentro per riscaldarsi , "Quella fu l'unica volta che insistette, mi tormentò per settimane finché non acconsentii, in fondo era solo un lavoro e non dovevo per forza avere a che fare con Quinn." terminò poi la sua corsa.
Brittany aveva ormai smesso di contare il tempo che passava, ma nonostante le sue parole la accompagnassero senza sosta ormai da una considerevole quantità di minuti, non riusciva a liberarsi dell'impressione che ci fosse ancora un sacco da dire. Era come se più i secondi fuggivano, più la sua voce calda continuava a colorare il silenzio surreale di quel vicolo buio, più il suo passato si infittiva di particolari, attimi e sussurri che avrebbe voluto conoscere.
"Da quella volta però-"
"Santana!" la interruppe poi bruscamente la voce stridula della signorina Holiday, che con aria affannata spalancò di colpo la grossa porta d'acciaio, rischiando di ridurre i corpi di Brittany e Santana a due sterili immagini bidimensionali incastonate sul muro dietro alla porta.
"Ah, Cristo, sei qui!" esclamò quindi non appena, sporgendosi titubante da dietro la superficie d'acciaio stringendosi un boa nero attorno al collo per non raffreddarsi, scorse Santana seduta sull'asfalto voltarsi verso di lei. Il suo viso sollevato si mutò in una smorfia quasi spaventata non appena Santana provò ad aprire bocca. "Ma cosa ti è successo alla faccia, tesoro? Se non sapessi con certezza che non ti scritturerebbero mai penserei che stessi provando la parte della strega dell'Ovest dopo un incrontro con Dorothy e il suo secchio d'acqua!", quindi la sua occhiata indagatrice scese dal suo viso al resto del corpo, "Ma sei scalza? Ti prego non dirmi che vuoi inserire anche "Aquarius" nella scaletta ora. Oddio, non stai davvero indossando una maglietta di Conway Twitty. Ah, povera me." riprese a commentare con la rapidità di una macchina da scrivere coprendosi il volto con una delle estremità del boa in un gesto colmo di dramma.
Santana tentò di intervenire scavalcando le gambe di Brittany per voltarsi più comodamente verso di lei, "Veramente la maglietta non-"
"Senti, Santanita tesoro, non voglio sapere se oltre a "Fifteen Years Ago" Conway e i suoi capelli alla Elvis abbiano strimpellato qualcos'altro che non facesse sanguinare i timpani e voltare Johnny Cash nella tomba…" la interruppe di nuovo avvicinandosi a lei e prendendole le mani come fosse una bambina idiota che non voleva saperne di andare dal dentista, così Santana chiuse la bocca e decise che non era il caso di tentare nuovamente di darle qualche spiegazione, ma che avrebbe dovuto limitarsi ad annuire e darle corda, "…di là c'è quel mio amico di cui ti avevo parlato, ti stiamo cercando da più di mezz'ora e lui si sta comprensibilmente alterando." riprese squadrandola con una delle sue più riuscite espressioni pietose, un giro del suo boa le scivolò da dietro il collo e finì in faccia a Santana che si limitò a soffiarsi via qualche piuma da davanti agli occhi dal momento che aveva le mani legate. Quella donna doveva essere davvero brava ad insegnare bondage.
Guardandosi attorno con aria sospetta si avvicinò ancora a Santana e abbassò la voce, "È stato piuttosto duro trovare delle scuse credibili per non concludere la nostra serata nel modo in cui lui avrebbe voluto, mi capisci, vero, tesoro?" continuò sorridendo con aria sarcastica. Santana ormai era decisamente spaventata, "Quindi alza il tuo bel culetto da lì, fa in modo di trasformarti di nuovo in quella gattina sexy che sei e fa in modo che questo ben di Dio non sia uscita con un grassone affetto da qualche strana disfunzione delle ghiandole sudoripare senza motivo!" concluse quindi sibilando a pochi centimetri da suo viso e voltandosi con uno scatto pregno di pathos aprì di nuovo la porta e sparì assieme al suo boa dietro l'acciaio grigio.
Santana sospirò abbassando la testa, poi si voltò verso Brittany che la stava guardando con espressione stancamente perplessa.
"È un produttore discografico." le spiegò quindi seria, "Holly… beh, Holly conosce praticamente tutti." mormorò con espressione incredula e ammirata al tempo stesso, "Pare abbia fatto conoscere lei William e Kate, sai? O forse erano David e Victoria…" borbottò strizzando le palpebre per cercare di riportare alla mente qualcosa di più preciso, "Non so, ricordo solo che centrava un corso di tip-tap." lasciò quindi in sospeso, poi si voltò di nuovo verso Brittany lanciandole un'occhiata timida e sorridendo piano. "Beh, per farla breve Holly ha saputo che alla sua casa discografica stavano cercando qualcosa di nuovo, si ricordava che lui da giovane aveva un debole per il jazz e così ha ripescato il suo numero dall'agenda e l'ha convinto a venire qui stasera." raccontò poi con tono naturale, doveva esserci davvero abituata ormai a questa fenomenale e imprevedibile donna bionda. "Me l'ero totalmente scordato." bisbigliò poi parlando quasi fra sé.
Fu come un lampo improvviso e sottile, quasi il brusco irrompere della signorina Holiday con la sua esagerata drammaticità avesse cancellato via con un gesto secco l'atmosfera surreale dei minuti precedenti. Brittany riacquistò finalmente l'uso della parola, anche se non appena la sua voce riprese a risuonare nel silenzio del vicolo fece fatica a riconoscerla come propria, quasi le parole scivolassero fuori dalla sua bocca in un automatico tentativo di metabolizzare troppe emozioni, "Beh, che aspetti allora? Ci sono 150 kg di ciccia ricca e sudata che ti aspettano con un contratto da firmare oltre questa porta." mormorò con voce piatta e, forse, comprensiva.
"Io…" cominciò a balbettare Santana mordicchiandosi le labbra e deglutendo con fatica, "…non so se me la sento stasera e non voglio… tu… vorrei… insomma…" biascicò sillabe prive di senso, Brittany decise di lasciarlo perdere quel "tu", almeno per il momento, decise di conservarlo, in un angolo, dentro di sé, ma in attesa, assieme al resto, non se lo sarebbe scordato stavolta, "Poi ho lasciato i trucchi a casa e-"
"Non so se lo sai…" la interruppe allora Brittany voltandosi verso la sua borsa che giaceva triste sull'asfalto a pochi centimetri dal suo sedere, "…ma al college mi chiamavano Efficienza Pierce." le rivelò estraendone una matita nera, un eye-liner, un mascara e un rossetto rosso, "Alternativamente a Deficienza Pierce, ma… mi è sempre piaciuto credere fosse un difetto di pronuncia." terminò sollevando le sopracciglia. Santana sorrise con sguardo dolce. Poi frugò ancora alla ricerca di una salvietta, si sistemò l'occorrente sulle ginocchia, avvolse Santana nel suo scialle nero e poi si impossessò di nuovo del proprio cappotto per avere più libertà di movimento, la scavalcò con le sue lunghe gambe e avvicinandosi di nuovo a lei cominciò a cancellare con la salvietta profumata le tracce malandate del trucco precedente.
"Ho un aspetto orribile, non è vero?" le domandò Santana chiudendo le palpebre per permetterle di fare del suo meglio, "Quando piango mi trasformo in un mostro." borbottò con voce tranquilla.
"Beh, allora…" ripose Brittany riponendosi la salvietta sulle ginocchia, Santana aprì gli occhi e Brittany impugnò la matita nera, "…sei senza dubbio…" con l'indice della mano sinistra tirò lievemente verso il basso la pelle sotto l'occhio destro di Santana che guardò in alto mentre lei cominciò a disegnarle la riga sulla palpebra inferiore, "…il mostro più sexy che abbia visto in vita mia." terminò.
Per un attimo sfuggente si guardarono negli occhi, poi Brittany si affrettò a disegnarle la riga anche sull'altro, quindi improvvisò un'espressione pensierosa e, certa che Michelangelo si fosse sentito esattamente così dipingendo la cappella Sistina, sfumò la matita anche esternamente, subito sotto le ciglia. Poi si impossessò dell'eye-liner, le ordinò di chiudere gli occhi e con gesto insolitamente fluido dipinse due tratti perfettamente identici che le incorniciarono lo sguardo con incantevole maestria. Quindi abbondò col mascara e, dopo averlo riposto all'interno della borsa, si sporse verso di lei avvolgendola nel suo profumo per sfilarle l'elastico dai capelli e pentendosi amaramente di averlo fatto non appena alla sensazione del respiro di Santana contro il proprio petto vi si aggiunsero le sue labbra che la sfiorarono impercettibilmente quando deglutì. Con delicatezza le spostò i capelli prima da un lato e poi dall'altro cercando di non incrociare i suoi occhi e di illudersi che non fosse meravigliosa in ogni caso. Quindi annuì convinta.
"Niente rossetto?" le domandò allora Santana con una voce che a Brittany, che stava ormai sudando maledicendosi per la malaugurata idea che le era saltata in mente, parve ancora più sexy del solito. Cercando di respirare e di non svenire provò a fingere che l'immagine del viso di Santana a pochi centimetri dal proprio fosse soltanto un illusione ottica, provò a sorridere senza che sembrasse una smorfia di dolore e inspirando la sua aria afferrò il rossetto, sfilò il tappo, realizzando soltanto quando ormai l'aveva già fatto quanto fosse stato un errore scegliere meccanicamente di colorarle le labbra con il dito, come faceva sempre. Con la mano sinistra le sollevò un po' il mento, Santana schiuse le labbra e non appena percepì il tocco del suo polpastrello il suo respiro parve bloccarsi per un secondo. Fu non appena Brittany finì per immaginarsi come si sarebbe sentita in quel momento se Santana l'avesse baciata che per un attimo le sembrò di vederla arrossire lievemente sotto la flebile luce del lampione.
"Et voilà." bisbigliò Brittany alla fine con tutta la voce che le era avanzata. Santana sorrise con sguardo dolce ma sempre un po' triste, mormorandole un grazie un po' imbarazzato.
"Su, va adesso." le suggerì Brittany con un cenno della testa. Santana sembrava titubante, per qualche secondo se ne rimase con la bocca semi-aperta come volesse dire qualcosa, ma alla fine la chiuse e sorrise di nuovo, poi si alzò in piedi e afferrò la maniglia della porta.
"Io non… non so quanto ci vorrà, ma…" balbettò Santana di nuovo, poi aprì la porta, "…aspettami se ti va." concluse con aria timida e sparì.
Brittany rimase sola, ancora una volta, assieme ai propri pensieri. Per qualche tempo si fissò soltanto le punte delle scarpe, provando a riacquistare una frequenza cardiaca accettabile e riprendersi dal folle turbinio di emozioni di quella sera, senza tentare di dirsi niente. Senza che se ne rendesse conto trascorsero venti minuti, poi il freddo della notte minacciò di gelare le stelle sopra la sua testa e così lei sospirò, colorando l'aria invernale col suo respiro. Fu allora che forse per la prima volta Brittany provò che cosa volesse davvero dire sentirsi in pace con se stessi, si alzò in piedi e senza voltarsi indietro se ne andò. Brittany Pierce era davvero stanca di aspettare.
