CAPITOLO 14

Dopo pranzo Rusty e Andy sparecchiarono e si misero a caricare la lavastoviglie mentre Sharon, seduta sullo sgabello li controllava. In realtà doveva dir loro qualcosa ma non riusciva a trovare le parole giuste e il coraggio per iniziare.

«Abbiamo fatto tutto giusto come vuoi tu?» chiese Rusty.

«Ehm? Si…si…» rispose lei soprappensiero.

«Sa, tenente, c'è una scrupolosa procedura per caricare la lavastoviglie, ci sono regole anche per questo!» rise Rusty.

«Ah, fantastico, me lo appunterò allora!» continuò a scherzare Andy, poi la guardò e vide che lei era assorta. Le prese la mano e la chiuse tra le sue, grandi e calde, iniziando a massaggiarle il dorso col pollice.

«Ehi…» le sorrise dolcemente.

Lei alzò lo sguardo. Andy capì subito che qualcosa non andava.

«Dobbiamo parlare…» disse lei.

«Ahia! Non si prospetta niente di buono se un donna inizia con quelle parole… auguri, tenente! Vi lascio soli» disse Rusty mentre stava per lasciare la cucina.

«Rusty, aspetta, quel che devo dire riguarda anche te.» lo fermò Sharon.

«Me?» chiese perplesso.

«Sì, ecco…tra poco arriverà Ricky e domani Emily…io…vorrei che per il momento non sapessero quello che sta succedendo tra noi…» sul finale della frase guardò Andy.

Lui non riuscì a dire niente, restava a guardarla perplesso cercando di capire perché lei non volesse che i figli sapessero che avevano iniziato una relazione.

«Mamma…ma…perché? Voglio dire…non state facendo nulla di male»

«Rusty, non puoi capire.»

«Cosa non posso capire? Spiegati»

Nel frattempo Andy stava in silenzio e nella sua mente iniziavano a farsi largo molti pensieri.

«Rusty tu sai tutto perché vivi qui con me, sai che spesso io ed Andy siamo usciti insieme e proprio tu ci hai aperto gli occhi facendoci notare che tra noi non c'era solo amicizia. Ma loro no, loro non sanno, io non voglio che oltre a dover affrontare la situazione di Jack si trovino anche a fare i conti con questa "novità"!» disse Sharon iniziando ad alzare la voce.

«Ma mamma! Tu e Jack siete divorziati ormai, e Ricky ed Emily non sono bambini, sono sicuro che sarebbero contenti di saperti felice anche se non col loro padre.» insistette Rusty.

«È perché sono un alcolista, vero? È per questo…» sbottò Andy.

Calò il gelo nella stanza.

«Cosa? No, no Andy…no…» disse lei avvicinandosi e cercando di prendergli le mani. Andy si scostò.

«Tenente, ma lei non è più un alcolista da anni» disse Rusty.

«Sarò sempre un alcolista, è un marchio che non puoi toglierti per tutta la vita, Rusty, tu dovresti sapere bene cosa intendo e cosa sento…»

Lui annuì.

«Per la società un alcolista non ha diritto a ricominciare, non ha diritto a un'altra possibilità, non ha diritto di essere felice. La realtà è che io non sono migliore di Jack, sono esattamente come lui.»

«Andy…» In quel momento Sharon venne interrotta da una chiamata sul cellulare. Rispose, era Ricky, il suo treno stava per arrivare in stazione. Concluse la telefonata.

«Ricky sta per arrivare, mi preparo e vado a prenderlo in stazione» disse.

«Lascia, vado io» si offrì Rusty. «è meglio che tu resti qui e che voi parliate.»

«Non c'è niente altro da dire, vado in centrale a vedere se ci sono sviluppi sul caso. Non sia mai che Ricky mi trovi qui al suo arrivo, chissà cosa potrebbe pensare…no?» disse tra il sarcastico e l'arrabbiato prendendo la giacca dalla sedia e dirigendosi verso la porta.

«Andy…aspetta…» cercò inutilmente di fermarlo lei. Andy uscì.

«Gli hai fatto malissimo, lo sai?» le disse Rusty.

«Lo so…» rispose lei affranta «…ma credimi, non è come pensa lui…»

«Lo voglio ben sperare, sarebbe una vigliaccata da parte tua condannarlo per qualcosa che non è più da anni ed anni…»

Sharon rimase in silenzio. Si sentiva mortificata per la situazione che si era creata.

Lei e Rusty andarono a prendere Ricky alla stazione, poi insieme si recarono all'ospedale da Jack. Andy invece si diresse alla centrale.

Entrando alla Crimini Maggiori Andy notò che non c'era nessuno, vide però che la giacca di Provenza era sulla sua sedia quindi dedusse che non era uscito. Si diresse verso la stanza dei monitor ed entrò piano. Vide l'amico insieme a Tao e Buzz mentre assistevano ad un interrogatorio.

«Ciao ragazzi, allora? Ci sono novità?» chiese

«Ehi, Flynn! Chi non muore si rivede eh!» ribatté l'amico.

«Shhh!» Li sgridò Buzz mettendosi le cuffie per non perdere neanche una parola dell'interrogatorio.

Andy e Provenza si spostarono poco lontano. «Si, ci sono novità e pure belle grosse! Ormai ce l'abbiamo! Sykes e Sanchez stanno interrogando il complice dell'autista-scarrozzacadaveri.»

«Ah, bene!» disse Flynn senza troppo entusiasmo.

Provenza lo scrutò «Che ti prende? Sputa il rospo!»

«Niente, niente… solo…ho dormito poco e sono stanco…» cercò di evitare di rispondergli.

«Mhh…» bofonchiò Provenza «tu non me la racconti giusta, Flynn…»

In quel momento Amy e Julio entrarono nella stanza. «Tenente, ha confessato tutto!» esordì Sykes.

«Indovini chi è il mandante dell'omicidio?» disse Sanchez.

«La moglie!» Rispose l'anziano tenente. «Ahh! Lo sapevo! È sempre la moglie!» rise felice «forza, andate a prendere l'affranta vedovella e portatemela, voglio interrogarla io personalmente!» ordinò ai due detective.

Quando rimasero soli, riprese il discorso interrotto con Flynn.

«Noi invece andiamo a farci un caffè e tu mi racconti per filo e per segno che diavolo ti sta succedendo!»

Continua…