Era fuggita da quella stanza lasciandola sola, appoggiata a quell'armadietto, ormai caldo. Aveva quasi fatto quello che più l'aveva spaventata in tutti questi giorni, solo perché si sentiva terribilmente sola dopo aver litigato con Michiru. Non riusciva a spiegarsi perché avesse fatto una cosa del genere. Che Miko fosse interessata a lei l'aveva capito da tempo ma certo non voleva farglielo sapere. Non era sua abitudine consolarsi con qualcun'altra, solo perché aveva litigato con la sua donna.

E se non avesse detto quelle parole?

Quella domanda la assalì come una doccia fredda.

Se non avesse detto quelle parole, avrebbe continuato nel suo intento, facendo l'amore con lei. Avrebbe tradito Michiru, perdendola per sempre. Quel pensiero le procurò un nodo alla gola che le rese impossibile respirare.

Possibile che il suo amore per Michiru valesse così poco?

Aveva accusato la violinista di non tenere a lei, di non considerarla, quando era stata proprio lei sul punto di buttare tutto all'aria. Come avrebbe spiegato una cosa del genere a Michiru, dopo averla accusata di pensare solo a se stessa?

Chiusa nel bagno delle donne, non riusciva a tirare il freno della sua mente che elaborava pensieri che finivano sempre col farla sentire una merda.

Credi che una persona che ha tradito, lo faccia di nuovo?

Quella ragazzina aveva colto nel segno ponendole quella domanda, lei aveva tradito, aveva tradito e ora era stata sul punto di rifarlo.

Come posso essere così orribile?

Si avvicinò al lavandino, aprì l'acqua e iniziò a rinfrescarsi il viso. Sapeva benissimo che non serviva a nulla affibbiare tutta la colpa all'alcool, aveva temuto di poterla tradire dal primo istante che aveva incontrato Miko. Quella ragazza aveva svegliato in lei un'insicurezza che non sapeva di avere. Fu distratta dal rumore della porta che si apriva, si voltò per bloccarsi quando la vide entrare. I suoi occhi erano rossi e umidi, come se avesse pianto. Quando la vide, lasciò un sospiro di sollievo, mentre i suoi occhi s'illuminavano di gioia.

Possibile che la stesse cercando?

Haruka si sistemò, richiudendo l'acqua. Non sapeva cosa dirle, come comportarsi. Aveva sbagliato a trattarla in quel modo e non sapeva come rimediare.

-Ti ho cercata per tutto il locale-, il suo tono non era arrabbiato.

-Ho creduto fossi andata via-

Aveva il viso abbassato non riuscendo a incrociare i suoi occhi, il terrore di leggervi delusione le attanagliava la mente.

-P-perché lo hai fatto?- la voce di Miko era incrinata dall'agitazione.

-Miko io…-

-Perché mi hai parlato in quel modo? Sapere che nutro un certo interesse per te non ti dà il diritto di darmi della puttana!-

Oh! Cristo! Ma cosa ho combinato?

-Io non volevo…scusa- non riusciva a parlare, le sembrava che qualsiasi cosa dicesse avrebbe solo peggiorato la situazione.

Le due continuavano a fissarsi, incapaci di proferire nessuna parola, ignare di essere osservate da un paio di occhi spalancati, increduli, di fronte ad una Haruka così diversa.

Ma cosa significa tutto questo?

Non era certo suo intento origliare in quel modo ma era rimasta intrappolata e, uscire ora, sarebbe stato sconveniente per tutti.

-Io odio il tradimento, riesco a concepirlo solo se si tratta di vero amore. Quello che stavi per fare non deve più ripetersi, io non…- si bloccò non sapendo come continuare.

Cosa doveva dirle?

Io non lo voglio?

Sarebbe stata una bugia, perché se in quel momento Haruka non si fosse fermata, lei di sicuro avrebbe ceduto.

Non voglio essere l'altra?

Non poteva nemmeno dirle questo, perché non sarebbe mai stata l'altra. Di sicura Haruka sarebbe scappata subito dopo, mettendo la parola fine al loro rapporto.

Non voglio perderti!

Questo era vero, non voleva perderla. Poteva sembrare stupido e patetico ma era vero, sentiva un sentimento forte nei confronti di quella donna, che non sapeva spiegarsi.

-Miko io non so cosa mi sia preso, credimi non volevo trattarti in quel modo-

Non si era mai sentita così inadeguata, nemmeno quando suo fratello l'aveva scoperta tra le braccia di sua moglie.

Perché tu credevi in quell'amore!

Ci hai sempre creduto!

Quello che provava per Miko era così strano, non sapeva dargli un nome, non si trattava di amore, perché quello lo provava per Michiru, non era semplice attrazione fisica, perché le sensazioni che provava andavano oltre il semplice desiderio. Una sensazione nuova, un desiderio di far parte della sua vita che non sapeva spiegare. La vide abbassare il viso nel tentativo di non guardarla negli occhi, si avvicinò e vide il suo corpo tremare.

-Non piangere, per favore non farlo!-

-Haruka io non voglio… perderti- l'ultima parole fu sussurrata, tanto che Haruka non era sicura di averla sentita.

-Miko io…-

-Non fraintendere le mie parole, non voglio rubarti a lei. Voglio solo far parte di te, voglio esserti amica- alzò lo sguardo per incontrare gli occhi della bionda.

Sapeva benissimo che sarebbe stato impossibile, dopo quello che era successo, quando entrambe sapevano quello che provavano, ma in quel momento voleva crederci, voleva sperare nella possibilità di essere in grado di starle accanto, senza pretendere nulla.

Vedere i suoi occhi, sempre allegri e sorridenti,velati di lacrime, le procurò una fitta al cuore, un dolore che non riusciva a controllare. Serrò forte i pugni, nel tentativo di trattenere la sua voglia di stringerla a sé.

-Non devi rispondermi adesso- si voltò e aggiunse –Io vado, spero di rivederti-

Fu un attimo, sentì le braccia della bionda circondarla mentre la sua schiena veniva a contatto con il corpo dell'altra. Haruka nascose il viso nei suoi capelli mentre ascoltava il cuore di Miko battere forte, almeno quanto il suo.

-Non andartene, resta con me questa sera!-

Ma cosa diavolo significa tutto questo?

Perché dovevo scoprirle proprio io?

Era chiusa in quel bagno mentre vedeva Haruka tradire Michiru, senza poter dire o fare qualcosa. Sentiva una rabbia salirle, anche se non sapeva bene il motivo. Conosceva Haruka da poco tempo, troppo poco, per giudicare le sue azioni; eppure non riusciva a fare almeno di pensare che stesse sbagliando di grosso. Michael le aveva parlato del loro amore, delle difficoltà che avevano dovuto superare, e ora lei stava buttando tutto all'aria, nel modo peggiore che ci potesse essere. La sua mente andò a Michiru, a come avrebbe reagito se avesse saputo la verità. Era sempre stata una donna gentile e comprensiva, aveva sempre dimostrato di amare la bionda con tutta se stessa, e lo stesso valeva per la bionda, allora perché stava facendo questo?

-Non piangere per favore non farlo-

Per favore?

Continuava a fissare quelle due, quando il suo cuore si fermò nel vedere Haruka raggiungere l'altra e stringerla forte a sé

Non può essere!

Non fare niente! Haruka non rovinare tutto!

Devo uscire da questo posto. Non voglio essere l'unico testimone di questo tradimento!

Iniziava a sentirsi agitata, non voleva assistere a tutto ciò. Ogni volta che le vedeva le aveva sempre invidiate per la fortuna di essersi incontrate e di aver saputo combattere per il loro amore. Ora invece sospettava che fosse tutto una farsa.

Oh no! Se non esco subito da qui, Michael verrà a cercarmi!

-Haruka ora devo andare, mi aspettano- riuscì a malapena a capire le parole di Miko, visto che era praticamente appiccicata alla bionda.

Emanò un sospiro di sollievo, quando vide la ragazza allontanarsi per sparire completamente dalla stanza. Non aspettò oltre, senza pensarci due volte aprì la porta con violenza e disse -Cosa diavolo stai combinando?-

Abbracciata a Miko non faceva altro che pensare di star sbagliando tutto, che le sue azioni avrebbero fatto soffrire molte persone, in quel momento però non poteva far almeno di sentire il calore di quel corpo. Sentire il cuore dell'altra battere così forte per lei era una sensazione unica, la faceva sentire importante. Sensazione che nell'ultimo periodo non aveva più provato. Affondò ancora di più il viso nei suoi capelli.

Non sono soffici come quelli di Michiru.

Non riuscì a evitare quel pensiero, infondo non poteva dimenticarla così da un momento all'altro.

-Haruka ora devo andare, mi aspettano-

La lasciò andare e nel momento stesso che Miko abbandonò la stanza, mille dubbi affollarono la sua mente.

-Cosa diavolo stai combinando?-

Jennifer era uscita da quel bagno come una furia, aveva gli occhi sbarrati e il respiro difficile, sembrava sul punto di esplodere.

-Stavi origliando?-

-Non cercare di cambiare discorso, Haruka-

Haruka?

Da quando ha iniziato a chiamarmi per nome?

Haruka guardava confusa quella donna, che sembrava tanto diversa dalla sua segretaria, sempre gentile e educata.

-Michiru non merita questo!-

-Non parlare di lei!- ringhiò la bionda, sentir pronunciare ad alta voce il suo nome le faceva male.

-Haruka ma cosa…-

-Dove sono finite le buone maniere?- ironizzò.

-Tu non meriti proprio niente!-

-Ehi solo perché te la fai con Michael non hai il diritto di parlarmi così!-

-Lascia Michael fuori da questa storia!-

-Hai paura di competere con me?-

Ma cosa mi sta succedendo?

Sono completamente impazzita!

Devo assolutamente finire qui questa discussione!

-Senti pensa quello che vuoi ma ti avverto stanne fuori. Questi non sono affari tuoi!-

Quando si era svegliata quella mattina non aveva immaginato che questo sarebbe stato un giorno indimenticabile, non avrebbe mai sperato che, quello per cui aveva agognato tanto nell'ultimo periodo, si sarebbe avverato. Ora seduta in macchina, al fianco della persona che continuava a tormentarle anima e corpo, continuava a non crederci. Dopo quel chiarimento in bagno, Haruka l'aveva aspettata e senza darle altre spiegazioni le aveva offerto un passaggio a casa. Non avevano più parlato di quello accaduto nello spogliatoio, ma sembrava che la bionda avesse incominciato ad avere dei ripensamenti. Era uscita da quel bagno con uno sguardo preoccupato e non aveva fatto altro che guardarsi intorno, come per cercare qualcuno. Quel silenzio era diventato insopportabile, aveva bisogno di trovare qualcosa di cui parlare, anche una sciocchezza, non riusciva più a controllare l'agitazione che aumentava ogni secondo di più.

Non sapeva cosa si aspettasse la bionda da quella serata, e l'ignoto l'aveva sempre spaventata.

Pensa Miko, pensa!

Nonostante continuasse a pensare, niente le sembrava adatto per rompere quel silenzio assordante che era sceso fra di loro. Ripensandoci bene non sapeva niente di lei, non sapeva quali fossero i suoi hobbies, che lavoro facesse, se avesse degli amici, come si chiamava la sua donna e la sua bam...-

Oh Dio! Ma cosa diavolo sto facendo?

Lei ha una famiglia ed io sto per…

-Siamo arrivate!-

-Credo sia meglio che tu vada- sbottò, senza guardarla negli occhi. Non era pronta a fare una cosa del genere alla sua compagna.

-Cos'hai?-

-Haruka non sarò io la causa della fine del tuo rapporto-

Haruka la guardava allibita. Non aveva mai pensato di porre fine alla sua relazione con Michiru, non avrebbe mai potuto lasciare l'unica ragione della sua vita.

Allora perché hai voluto accompagnarla a casa?

Perché continui questa relazione se sai benissimo come finirà?

Si sentiva confusa, non riusciva a decifrare i mille dubbi e le mille emozioni che l'avevano colpita nelle ultime ore. Nel profondo del suo cuore sapeva benissimo che, se in quel momento Michiru l'avesse chiamata per chiederle scusa, tutti i suoi dubbi sarebbero svaniti.

Sono una persona orribile, penso solo ai miei sentimenti.

Michiru dammi un segnale, aiutami a capire!

Nel momento in cui Miko aprì lo sportello per uscire dall'auto, il cellulare di Haruka squillò, senza aspettare nemmeno un secondo, lo prese sperando dal profondo del cuore che fosse lei.

-E' lei?- la voce di Miko era bassa e rassegnata. La bionda si limitò a fissarla, alternando lo sguardo al display, che con insistenza lampeggiava "Michiru", e Miko. Vide la ragazza uscire dall'auto mentre le rivolgeva un sorriso, alzò lo sportello del cellulare e schiacciò il tasto verde.

-Pronto?-

-Ciao!-

Eccola, la sua voce!

Sentì un brivido lungo la schiena, un calore avvolgerla tutta. Con un semplice ciao, era riuscita a ridarle quella sicurezza che le era mancata negli ultimi giorni.

-Hikari voleva salutarti!-

-Mi dispiace, non volevo. Scusami!- sentiva un nodo stringerle la gola, avvertiva un disperato bisogno di lei, di stringerla, di sentire che l'amava.

-Di cosa parli?-

Non ci fu risposta a quella domanda e quel silenzio non aiutò la violinista.

-Haruka dove sei? Con chi sei?-

Non farci questo Haruka, non farlo!

-Ho bisogno di te!- riuscì a sussurrare, prima che quel nodo alla gola le impedisse di respirare. Il senso di colpa per quello che era stata sul punto di fare, le faceva così male.

-Haruka vieni da me!-

Quelle semplici parole le diedero la forza di reagire. La sua Michiru le stava chiedendo di andare da lei e, se davvero ci teneva a lei, doveva farlo, al diavolo suo fratello e il suo passato. Ora doveva pensare al suo futuro, futuro che aveva messo in pericolo per una stupida insicurezza.

Da quando era uscita da quel bagno, era diversa, strana, come se la sua mente fosse impegnata su qualcos'altro, qualcosa che lui non conosceva. Continuava a fissarla mentre gli preparava un caffè. Gli aveva chiesto di salire nel suo appartamento e non aveva saputo rifiutare. Jennifer era una donna straordinaria e se quella sera avrebbe voluto dargli l'onore di concedersi a lui, non avrebbe rifiutato. Da quando l'aveva conosciuta, non aveva fatto altro che sognarla tra le sue braccia. Non aveva mai creduto nella passione che ti colpisce dal primo sguardo e, invece, con Jennifer gli era successo proprio questo. Incontrare quella donna era stato per lui una svolta nella sua vita, ma soprattutto nel suo cuore, da troppo legato a una persona che non avrebbe mai potuto avere. E forse, arrivato a questo punto, che lui non voleva realmente. Si era così legato all'idea di essere innamorato di Haruka che non si era concesso la possibilità di aprire il suo cuore a nuovi sentimenti, nuove emozioni.

-A cosa pensi?- gli chiese, sedendosi al suo fianco. Aveva tolto le scarpe e aveva sciolto i capelli. Indossava di nuovo i suoi occhiali, che le donavano un'aria così austera, da perfetta donna d'affari, gelida e impassibile, completamente diversa dalla realtà. Jennifer era una donna passionale, anche se non amava mostrare questo suo lato, preferendo mostrarsi dedita al lavoro.

-E' successo qualcosa? Ho fatto qualcosa di sbagliato?-

-No, sto bene!- non voleva certo mentirgli ma non poteva raccontargli quello che era successo in bagno. Sentì le sue dita sfiorarle la guancia mentre avvicinava il viso al suo. Chiuse gli occhi, aspettando che le loro labbra si toccassero. Fu un bacio travolgente che spiazzò entrambi. Michael fu piacevolmente sorpresa dall'intraprendenza di Jennifer che, senza esitazione, aveva spinto la lingua nella sua bocca in cerca di un contatto più profondo. Contatto che lui fu ben lieto di concederle. Allungò le sue mani nei corti capelli del dottore per attirarlo a sé, da quando l'aveva conosciuto aveva scoperto cos'era il vero desiderio. Si era stupita quando aveva saputo che non era fidanzato e il suo unico pensiero era stato:

Sarà mio!

Non era una donna facile anzi, nelle poche conoscenze che aveva avuto, non si era mai concessa così facilmente. Con Michael invece era stato subito diverso, se lui ci avesse provato al loro primo appuntamento, di sicuro ci sarebbe stata. Quell'uomo le infondeva una sicurezza, tanto da spingerla a prendere lei l'iniziativa. Spostò le sue mani sul torace, sentendo i suoi muscoli, appoggiò la mano sul suo cuore e lo sentì battere forte, proprio come il suo.

Michael sentiva le dita di Jennifer sfiorargli tutto il corpo, mentre con la lingua assaporava tutta la sua bocca. Incitato dalle mani della donna, iniziò a sfiorarle la pelle nuda delle braccia per risalire alle spalle. Desiderava toccare la sua pelle, voleva sfiorare la pelle calda dei suoi seni, ma l'abito non lo permetteva. Spinse il suo corpo verso quello della donna, inducendola a sdraiarsi sul divano. Quando si staccarono erano entrambi a corto di fiato, si fissarono negli occhi ed entrambi capirono che era il momento giusto.

Vide i suoi occhi carichi di desiderio e non seppe resistere, catturò le sue labbra in un bacio mentre con la mano destra iniziò a toccarle il seno. La risposta della donna fu immediata, nonostante quel tocco fosse attutito dall'intimo e dall'abito, Jennifer fu invasa da un calore mai provato prima. Inarcò la schiena, nel vano tentativo di sentire il calore di quel tocco sul proprio seno. Con le gambe ormai intrecciate, riusciva a percepire l'eccitazione di Michael e, sapere di essere lei a fargli quell'effetto, le diede il coraggio di agire. Allargò leggermente le gambe e spinse il bacino verso l'alto, per far sfiorare i loro sessi. Un gemito di piacere, sfuggito dalle labbra di Michael, le fece capire che aveva gradito, , e anche molto, la sua audacia. Spinto dal comportamento di Jennifer, iniziò a spingere i suoi fianchi, proprio come se stessero facendo l'amore. A ogni tocco sentiva l'eccitazione aumentare. Sentì le sue gambe allacciarsi ai suoi fianchi, stringendolo forte a sé. Se continuavano in quel modo, sarebbero arrivati al piacere, ancora completamente vestiti, senza nemmeno toccarsi una sola volta. Come se avesse intuito i suoi pensieri, Jennifer iniziò a sbottonargli la camicia, per toccare la pelle calda del suo torace.

Non era cero la prima volta che faceva l'amore con una donna, ma di sicuro era la prima volta che provava quelle sensazioni così forti. Quando le dita di lei si posarono sulla sua cintura, sentì il cuore battere ancora più forte, con gesti decisi afferrò la sua mano e la bloccò. Le alzò le braccia portandole sopra la testa.

-Con calma- la voce era roca dal desiderio.

-Voglio toccarti!- non c'era l'ombra d'imbarazzo nella sua voce.

-Avrai tutto il tempo di toccarmi, ora lascia fare a me!-

-Posso almeno aiutarti a sbottonare questa tortura?- chiese, indicando l'abito che aveva indossato. Si era sentita davvero molto elegante con quell'abito, ora però non lo sopportava più. E pensare che quando l'aveva scelto, si era chiesto se non fosse troppo scoperto; ora invece, le sembrava fin troppo coprente. Si mise seduta e lasciò che Michael le sbottonasse la zip, lasciando finalmente la sua pelle libera di sentire quella di lui. Con la bocca schiusa, iniziò a darle baci su tutto il corpo soffermandosi sui seni,iniziando a succhiare la pelle candida che spariva nelle coppe del reggiseno lilla. La vide inclinare leggermente la testa all'indietro, mentre si aggrappava alla sua camicia, stringendola forte tra le dita. I suoi capelli ricadevano soffici, solleticandole la schiena, contribuendo a farle aumentare i brividi di piacere, che l'altro le stava donando. L'interesse di Michael si spostò dai suoi seni, per scendere sempre più giù. Sentiva la sua lingua lambirle tutta la pelle, fino ad arrivare all'elastico degli slip. Con gesti precisi li sfilò, lasciandola nuda. Non ebbe il tempo di imbarazzarsi, che lui era già lì, con la sua bocca, a baciarla intimamente. Allargò ancora un po' le gambe, iniziò a contorcersi sentendosi sempre più sopraffatta da quelle sensazioni. Strinse forte la copertura del divano con la mano sinistra, mentre la destra andava a cercare la testa di lui, intrecciò le dita nei suoi capelli, non riuscendo a controllarsi.

-Oh! Michael…ti…vo…Ah!-

Doveva fermarlo, voleva raggiungere il piacere in un altro modo, ma se continuava così…

Alzò leggermente la schiena per guardarlo.

-Fer-fermo-

La fissava con occhi confusi, continuando ad ansimare gli disse: -Non così, voglio sentirti dentro di me! La prima volta deve essere speciale.-

Non replicò, si sbottonò i pantaloni e liberò la sua eccitazione, si adagiò tra le sue gambe e con un'unica spinta la penetrò.

Jennifer lo accolse con un grido di piacere e attese che iniziasse quella piacevole tortura, che di sicuro li avrebbe condotti al piacere.

Aveva trascorso tutta la giornata con un unico pensiero: Haruka aveva conosciuto un'altra donna. Il silenzio a quelle sue affermazioni, aveva significato più di mille parole. Non le serviva una sua confessione, lo sguardo colpevole che aveva cercato invano di nascondere, le aveva fatto comprendere tutto. L'amarezza che aveva provato nel constatare che l'amore che la bionda provava per lei non era poi così forte, l'aveva presa alla sprovvista, tanto da renderla incapace di chiederle altro. Aveva dato retta all'irrazionalità, che l'aveva spinta a dirle quelle parole.

Fa come ti pare Haruka, ricordati solo che non ti permetterò di farle del male!

Ancora una volta aveva messo la sua bambina al d sopra di tutto, dando il via libera all'altra. Di sicuro non avrebbe mai immaginato che la bionda la prendesse alla lettera e, alla prima occasione, si buttasse tra le braccia di una qualunque.

Non parlare così. Haruka non farebbe mai una cosa del genere!

La voce del suo cuore cercò di farla riflettere ma il suo istinto le stava dando brutti segni. Cercò di sembrare il più normale possibile, non voleva che Hikari intuisse qualcosa. Guardò l'orologio e notò che ci voleva ancora del tempo prima che Haruka arrivasse, sempre se avesse deciso di raggiungerla.

Con la mente andò indietro nel tempo, cercando di capire cosa avesse sbagliato, perché Haruka aveva sentito l'esigenza di trovare un'altra.

-Mamma hanno suonato!-

Scosse leggermente il capo, sentendo solo ora il campanello suonare. Guardò la sua bambina che si strofinava gli occhi e disse: -Tu cosa ci fai ancora sveglia?-

-Mamma hanno bussato e mi sono svegliata!-

Ancora il campanello.

È lei?

Non può essere!

Si alzò di scatto, correndo ad aprire la porta. Il suo cuore si bloccò letteralmente quando la vide, con il capo abbassato di fronte a lei. Haruka alzò il viso per specchiarsi nell'azzurro di quegli occhi, che avevano la capacità di calmare il suo animo agitato. Si era ripromessa di non rimettere mai più piede in quella casa, di vivere la sua vita lontano dal passato e, invece, ora era davanti a quella casa, che rappresentava il periodo più difficile della sua vita, ma che in quel momento sembrava l'unico posto in grado di ridarle sicurezza, in grado di riuscire a farle trovare quell'equilibrio tra cuore e mente, che aveva completamente perso. Forse non si trattava della casa ma della persona che ora aveva davanti. Michiru era ferma lì, che la osservava senza dire una parola. Il suo volto non era più freddo e distaccato anzi, sembrava comprensivo e pieno d'amore, il che la faceva sentire ancora peggio. Avrebbe preferito trovarla incazzata nera, avrebbe preferito essere accusata di tradimento, almeno in questo modo avrebbe potuto rivelarle tutto con più semplicità e invece, la violinista sembrava volerle rendere la situazione ancora più difficile.

Haruka era immobile, sembrava intenzionata a non voler fare un ulteriore passo. Michiru dal canto suo si sentiva confusa, non sapeva cosa fare: doveva subito farle domande e rischiare di rovinare quel briciolo che restava del loro rapporto, oppure doveva semplicemente farle capire che il loro amore era qualcosa di speciale, che nessuna poteva distruggere. O almeno questo sperava.

Sì, lei ne era convinta, quello che lei provava per Haruka non poteva cancellarlo solo per un'eventuale momento di crisi che l'altra stava attraversando.

Dì qualcosa Haruka, ti prego.

Dimmi che non hai fatto nulla di sbagliato.

Dimmi che sono una stupida, per aver insinuato una cosa del genere.

Dimmi che mi ami!

Non sapeva come affrontare una situazione del genere, non era mai stata una donna gelosa, o meglio non aveva mai permesso che le sue insicurezze trapelassero,

Devi aver fiducia nella persona che ami!

Si era sempre ripetuto questa frase e, a dire la verità, aveva sempre avuto fiducia in Haruka. Anche ora voleva averla ma il comportamento della bionda non l'aiutava molto.

Rimasero in quella posizione, non sapeva dire per quanto tempo, lei appoggiata alla porta aperta e la bionda immobile che la fissava, come se volesse trasmetterle qualcosa. Sentiva l'agitazione ormai impossessarsi del suo corpo, che non riusciva a smettere di tremare, avvertiva che tutta la sua vita dipendesse dalla prossima mossa della bionda. In tutta la sua vita non si era mai sottomessa in questo modo a nessuno, ora invece era pronta a farlo per salvare il suo amore. Fu un attimo e il suo corpo smise di tremare, intrappolato da quello saldo e forte della bionda. Avvertì le braccia della bionda stringerle forte le spalle, mentre nascondeva il volto nei suoi capelli, per poi appoggiarlo al suo collo. Rimase immobile non riuscendo a reagire, questo slancio non lo avrebbe mai immaginato da Haruka. Chiuse gli occhi, arrendendosi al suo impellente desiderio di stringerla forte, di sentirla sotto le sue mani. Non immaginava certo che quell'abbraccio non sarebbe stata l'unica sorpresa di quell'attimo. La circondò con le braccia, stringendola forte e inebriandosi del suo odore. La bionda non si muoveva, si limitava solo a stringerla forte.

-H-Haruka…- non riuscì a continuare, le parole le morirono in gola quando sentì il corpo dell'altra iniziare a tremare e calde lacrime bagnarle il collo.

Oddio Haruka, l'hai fatto!

-Non vol…perdonami!-

-Haruka di cosa parli?- la sua voce era incrinata dal terrore. Quando le aveva chiesto di venire si era ripromessa di perdonarle qualsiasi cosa, era sicura di riuscire a trovare la forza di perdonarle un tradimento. Ora invece non ne era così sicura. La sola idea che si fosse consolata tra le braccia di un'altra, le rendeva impossibile anche solo sfiorarla.

-Haruka rispondimi!-

Non sapeva esattamente cosa avrebbe detto ma ora stare tra le sue braccia, le fece capire di aver sbagliato con Miko, di aver commesso un grandissimo errore e voleva liberarsi di quel macigno, che si era insinuato nel suo cuore, prendendone possesso. Avvertiva il terrore nella sua voce, avrebbe tanto voluto avere la forza di affrontare questo problema da sola, di superarlo senza ricorrere al suo aiuto, ma non ne era capace. Per troppo tempo era stata sola e ora aveva bisogno di lei.

Perdonami Michiru!

-Haruka ti scongiuro parlami!-

Nessuna delle due si accorse della presenza della piccola, che era rimasta ferma a fissarle, notando qualcosa di strano.

-Zia perché sei triste?-

Hikari!

Fu il pensiero di entrambe, avevano completamente dimenticato la bambina. Piano, sentì le braccia di Haruka allentare la loro presa, mentre il suo corpo si allontanava dal suo.

Non ti permetterò di farle del male!

Le parole minacciose di Michiru le invasero le orecchie, facendole ricordare all'improvviso, che se avrebbe potuto perdonarla, non lo avrebbe mai fatto se avesse fatto soffrire Hikari. Non poteva confidarle i tormenti che stava attraversando, avrebbero di sicuro litigato e ne era sicura, per proteggere la sua bambina, non avrebbe esitato a troncare all'istante il loro rapporto.

In tutta questa storia aveva completamente dimenticato la cosa più importante: Michiru avrebbe fatto qualsiasi cosa per la sua bambina. Improvvisamente il timore di poterla perdere per sempre fu più grande del bisogno di confidarle tutto. Si staccò completamente dalla violinista, con un gesto rapido si asciugò gli occhi, poi si voltò verso la piccola e le sorrise.

-Non sono triste, sentivo solo la vostra mancanza. Ora sto benissimo-

Cercò di sfoggiare uno dei suoi sorrisi migliori, mentre la piccola si tuffava tra le sue braccia.

Sdraiata sul lettino, nella stanza che un tempo era di Hikari, non faceva altro che darsi della stupida.

Come ho fatto a cacciarmi in questa situazione?

Aveva seriamente pensato che, raccontandole tutto, sarebbe riuscita a superare questo periodo e invece si era sbagliata.

Michiru avrebbe anche potuto perdonarla ma non avrebbe sopportato l'idea che potesse far soffrire Hikari. E se loro litigavano di sicuro la piccola ne avrebbe sofferto. Allungò la mano sul comodino e afferrò un porta foto. All'interno c'era una foto di Michiru che stringeva tra le braccia una Hikari ancora neonata, e che sorrideva felice a suo marito.

Ho mai visto questo sorriso rivolto a me?

Sarò mai in grado di renderti davvero felice?

La porta della stanza si aprì e si richiuse, sapeva benissimo chi fosse, ma non reagì. Sentì il materasso piegarsi sotto il suo peso e riuscì a percepire il lieve sospiro, che le sfuggì dalle labbra.

Quelle labbra!

Da quanto tempo non le sento sulle mie!

-Eri felice con lui?-

-Sembri davvero felice in questa foto!-

Ecco che la sua irrazionale gelosia del suo passato, tornava a farle visita.

-Era appena nata la mia bambina-si limitò a risponderle.

-Avevi appena detto addio a me!- puntualizzò la bionda.

-Lei è stata la ragione per cui ti ho detto addio!-

E sarà la ragione per cui mi dirai di nuovo addio.

Per sempre questa volta!

-Ecco perché non volevo venire qui. Io non faccio parte del tuo passato-

-Come io non faccio parte del tuo. Devi cercare di dividere le due cose-

-Sei sempre così saggia!-

Non era la prima volta che glielo diceva.

-Cosa ti sta succedendo?-

Aiutami a capirti!

-Ho un ritardo-

-Sei incinta?-

Sorrise percependo il sarcasmo nel suo tono.

Nonostante stessero conversando, c'era una tensione nell'aria che le dava un senso di oppressione.

-Michael dice che ho un valore alterato.-

-Devo preoccuparmi?-

-No, devo solo fare una cura-

Stai divagando Haruka. Non costringermi a chiederti spiegazioni.

Scese di nuovo un silenzio tra le due, un silenzio assordante che contribuì ad aumentare l'agitazione di entrambe.

-Ho conosciuto qualcuno- sbottò all'improvviso la bionda, chiudendo gli occhi. Sapeva benissimo che Michiru era di spalle, ma non voleva rischiare di farle leggere tutti i suoi timori.

Finalmente lo hai detto.

Ora continua Haruka. Non obbligarmi a farti delle domande.

Haruka ti prego!

-Lo conosciuta in un bar, lavora lì-

Ancora di spalle, iniziò a torturarsi le mani, moriva dalla voglia di farle domande su questa donna, chiederle cosa avesse di così speciale da indurla a dubitare del suo amore per lei. L'orgoglio però glielo impediva, non amava farsi vedere vulnerabile.

-Hai fatto sesso con lei?- le chiese, nel modo più naturale che riuscì a trovare.

-Lei è etero-

-Anche io ero etero e guarda come è finita!-

-Lei è diversa-

-Sei attratta da lei?-

Dritta al punto!

Cosa dovrei risponderti?

La verità è che non lo so!

Quando la vedo sento inevitabile l'impulso di starle accanto, se poi la paragono a te, diventa niente.

Tutto paragonato a te diventa niente.

-Provi qualcosa per lei? Provi… credi di amarla?- il suo tono era calmo, anche se stava morendo dentro.

Come fai a rimanere impassibile di fronte alla possibilità che io ti dica sì?

-No- sussurrò piano

-Allora non vedo dove sia il problema. È normale farsi degli amici Haruka, la tua vita non deve essere legata solo a me e a Hikari.- si alzò per voltarsi, mentre la rabbia stava prendendo il sopravvento sulla bionda.

È normale?

La verità è che a te non frega un cazzo di me!

Michiru si abbassò e tentò di baciarla, dirle quelle parole le era costato tanto, aveva una paura matta di perderla, aveva scelto la strada della comprensione. Assillarla con la sua gelosia, non sarebbe servito a nulla.

Percepì le mani dell'altra sfiorarle il braccio, la sentì avvicinare la bocca all'orecchio e sussurrarle:

-Dormiamo qua?-

-No, io torno a casa- si alzò dal letto e, senza nemmeno salutarla, andò via.

Nella sua mente non faceva altro che ripensare al comportamento di Michiru: le aveva praticamente detto di aver incontrato un'altra donna e lei non si era neanche preoccupata di chiederle chi fosse.

Dopo circa quarantacinque minuti di guida, parcheggiò l'auto e si diresse alla sua porta. Non sapeva se stesse facendo la cosa giusta, né tantomeno se si sarebbe pentita di quello che stava per fare, l'unica cosa che sapeva era che in quel momento aveva bisogno di sentirsi amata. Bussò il campanello fino a quando la porta non si aprì

-Haruka cosa ci fai qui?-

-Ho bisogno di…-

La vide farsi da parte per farla entrare, varcò quella porta con il cuore pieno di speranza e aspettative. Solo ora ripensandosi capì che quello che avvertiva nel cuore non era speranza, ma era adrenalina che provi quando senti di essere sul punto di fare qualcosa di sbagliato. Solo ora riusciva a comprendere che, nel momento stesso, in cui aveva messo piede in quella casa, aveva segnato una rottura profonda, che nemmeno in quel momento, mentre era distesa su un letto di ospedale, lottando tra la vita e la morte, era sicura di poter ricucire.

Inizio col dirvi grazie perché continuate a seguirmi. Un grazie speciale va a tutti quelli che continuano a recensirmi, le vostre parole sono sempre così belle e mi danno la forza di andare avanti.

Aspetto di leggere le vostre opinioni.

Un bacio e a presto.