Capitolo 13

–Getta l'arma– esclamò l'uomo. –Anche se non credo di dovertelo dire, vero? Sai come vanno queste cose.
Era entrato nella stanza dietro i ragazzi coprendosi con la loro fila che sopravanzava di diversi centimetri, e teneva tranquillamente sollevata una grossa arma verso la sua testa. Non sembrava affatto inesperto come quelli che avevano incontrato fino allora. Aveva perfino l'aria divertita. Un'aria che gli era fin troppo familiare. L'uniforme completamente nera era arricchita da una lunga fila di medaglie anch'esse scurite come da ruggine o fiamme. Doveva aver preso molti colpi nella sua vita.
–Finalmente vi fate vedere– si limitò a commentare, lasciando cadere quasi con noncuranza la pistola a terra. –Anche se tu devi essere l'ultima ruota del carro, per fare qualcosa di così vigliacco come farti proteggere da questi bambini.
–Non bambini, SOLDATI… e pienamente consapevoli ed orgogliosi di esserlo, stavolta.– Il sorriso era ampio e per niente toccato dall'insulto. –Vedi, questa è la classe più promettente dell'intera scuola. Non tutti i bocciati del primo corso sono materiale a cui siamo pronti a rinunciare. I cadetti che finiscono qui per essere rieducati sanno che è la loro ultima possibilità di dimostrare il proprio valore prima di essere… espulsi… quindi cercano di dare il massimo, e non di rado quelli che riescono a recuperare finiscono per superare anche i loro compagni rimasti in accademia per punteggio e disciplina … e soprattutto FEROCIA. Devo dire di essere davvero fiero di me come istruttore. Anche se ammetto che non sono certo tra i migliori. Molti altri di noi sono sparsi tra tutte le scuole militari e le caserme del paese. In fondo, quando qualcuno chiede così accoratamente il nostro aiuto, chi siamo noi per rifiutarglielo? Specie se poi QUALUNQUE risultato andrà a nostro vantaggio. Chiunque vinca la guerra civile, ci sarà debitore più di quanto il semplice denaro possa ripagare… e non è neanche detto che alla fine sia una delle due parti in lotta a vincere. In ogni modo, sicuramente avremo una scorta fresca di nuove reclute. Questi giovani eroi sanno essere più leali a chi li ha istruiti nelle nobili arti che a dei superiori imbelli.
I piccoli armigeri digrignavano i denti irosamente, le mani ferme e le dita sul grilletto. Istintivamente, il giovane fece un passo indietro. –Vedi, hanno voglia di farti vedere cosa sono capaci di fare– proseguì quasi allegramente l'istruttore. –Ma stai tranquillo, non spareranno se non su mio ordine. Se tu sei deluso di trovarti di fronte uno come me, comunque, io sono più che soddisfatto di affrontare finalmente un avversario di tale reputazione. Quando abbiamo saputo che c'erano problemi in alcune postazioni abbiamo IMMAGINATO che potesse trattarsi di voi… ma come credo tu sappia, il servizio informazioni qui è molto carente. Mi fa comunque piacere scoprire che avevo ragione. Non posso lasciare ai miei allievi l'onore di farti fuori, anche se sarebbe una squisita ironia… è giusto che mostri loro come combatte il loro maestro. Ed anche cos'è una battaglia degna di questo nome. Inoltre… avrò un bell'encomio o anche di più se potrò vantarmi di essere io quello che ti ha finalmente sconfitto.
–Gran bel vanto, contro un avversario disarmato e tenendomi a bada con degli ostaggi.
–Non sottovalutarmi. So benissimo che non sei affatto inerme anche così. Ma in ogni modo, non ti offrirei mai uno scontro che non fosse leale e da vero soldato. Prendi.– Si sfilò rapidamente qualcosa dalla cintura lanciandogliela. Lui l'afferrò al volo. Una spada argentata da militare. Uguale a quella che l'altro stava sguainando in quel momento.
–È con queste che vuoi combattere? Non ti sembra un'arma poco adatta?
–Che ci vuoi fare, sono un tipo all'antica. Hai messo in dubbio il mio onore e quindi questo sarà un duello d'onore. Ma non farti ingannare. Sono spade elettromagnetiche capaci di resistere a colpi molto forti e velocità molto elevate. Perché puoi ben immaginarti che ho le tue stesse abilità. E saprai anche che essere feriti da una di queste può essere molto grave per quelli come noi. Non ho intenzione di essere tenero.
–E se mi rifiutassi di partecipare a questo tuo spettacolo?
La bocca dell'uomo assunse una piega maligna mentre mostrava ancor più i denti scintillanti. –Ti serve un incentivo per il nostro combattimento, forse? Bene, immagino che saresti interessato alla libertà di tutti questi cadetti… sempre naturalmente che tu riesca a convincerli a venire con te dopo avermi battuto. Sono qui di loro volontà, sai. E anche se ho insegnato loro a riverire chi è più forte, ho insegnato loro anche la fedeltà ai superiori. Inoltre… penso che vorrai andartene da qui il più presto possibile per portare soccorso al vostro altro gruppo che, stando a una comunicazione arrivatami pochi minuti fa, in questo preciso momento è in guai grossi sotto il fuoco dei nostri sanguinari nemici terroristi… che ne dici? Magari potresti chiedere la nostra alleanza… potremmo aiutarti contro di loro…
Digrignò i denti così forte da credere che tutti l'avrebbero sentito. Sperava soltanto che quel maledetto davanti a lui non si accorgesse di quanto aveva iniziato a martellargli di paura il cuore. Era inevitabile continuare a commettere sempre gli stessi errori?… Avrebbe continuato a rivivere lo stesso incubo tante e tante volte?… No. Doveva risolvere la faccenda più in fretta possibile e tornare indietro. E stavolta c'era un unico modo per farlo. Quantomeno, quel damerino si era sbagliato su una cosa. Credeva di averlo indebolito con le sue parole… invece lo aveva fatto arrabbiare al punto da indurlo a non risparmiare neanche un briciolo delle sue forze.
–Va da sé che se rifiuti nonostante tutto– terminò l'altro con uno sguardo lampeggiante –potrei chiedere a qualcuno di questi devoti fanciulli di dimostrarti che non ha paura di sacrificarsi per la patria… potresti vivere con un simile pensiero?
–Conosci benissimo la risposta– ribatté con voce leggermente arrochita per la collera. Gettò indietro il mantello e si mise in guardia. –Coraggio, dunque. Accetto la tua sfida. Finiamola in fretta.
–Molto bene. Anche se avrei preferito darti una fine più lenta.– Soddisfatto, l'ufficiale batté i tacchi ponendosi sull'attenti in onore del suo avversario e levò la lama in verticale tra gli occhi toccandosi il berretto.
Dopodiché scomparve.
Lui lo imitò subito.
I giovani soldati smarriti si guardarono intorno, incerti su dove puntare le armi, senza trovare traccia né della preda né del loro comandante. Non gli avevano mai visto fare una cosa del genere prima. Era forse un mago? Li aveva abbandonati? Cosa dovevano fare?… Nessuno aveva detto loro come comportarsi in un caso simile.
Solo lo schianto e il lampo alla loro destra li fece sobbalzare. Seguito subito dopo da un altro al capo opposto del magazzino che tranciò di netto il cannone di un carrarmato. Mentre i colpi si susseguivano, cominciarono vagamente a rendersi conto che anche se non vedevano la battaglia stessa, ne stavano scorgendo gli effetti. E allora presero ad alzare i pugni facendo il tifo gioiosamente per l'uomo in nero.

–Li senti? Leali fino in fondo. Te l'avevo detto. Non trovi che abbia fatto proprio bene il mio lavoro?
Non rispose alla provocazione, concentrato per spostare il peso di lato e schizzare via dopo essersi posato leggermente su un piede per una frazione di secondo. La spada non era un'arma con cui si sentisse molto a suo agio, anche se gli era già capitato di usarla prima. E quel tipo invece era dannatamente bravo. Uno schermidore provetto. Gli ci volevano tutti i suoi riflessi per schivare e parare le stoccate che gli indirizzava. E inoltre era veloce almeno quanto lui… anche se, fortunatamente, forse non di più.
Le luci sembravano come al solito affievolite nel mondo privo di suoni che soltanto lui tra i suoi compagni poteva vedere, a cui si era abituato così bene nel tempo, come separato dallo spazio dove vivevano gli altri da qualche barriera invisibile. Era la dimensione in cui si combatteva, e in cui poteva sentirsi terribilmente solo nell'intervallo tra un istante e l'altro. E quello stesso intervallo poteva fare la differenza tra la vita e la morte.
Devo far presto.
Non c'erano punti deboli nella guardia dell'altro. E di certo i suoi tentativi di spingerlo a scoprirsi non dovevano impensierirlo molto. Tentò un affondo arrivando dall'alto, ma ancora una volta incontrò solo il vuoto. Un attimo dopo le due lame cozzarono insieme sfrigolando di una vibrazione che gli percorse il braccio fin quasi alla spalla. Era chiaro che non l'avrebbe battuto in questo modo. Aveva troppo sangue freddo.
A meno che non trovasse il modo di farglielo perdere.
L'estremità recisa del cannone era ancora sospesa a mezz'aria dal suo punto di vista, bloccata nella sua caduta. Aveva forse notato un moto di disappunto in quella faccia cinicamente sorridente nel momento in cui l'aveva tagliata? Questo gli fece venire un'idea. Perché non prendere due piccioni con una fava?… Forse c'è qualcosa che gli sta a cuore più della sua incolumità… e comunque se dobbiamo lottare almeno neutralizzerò quanta posso di questa roba!…
Gli saltò incontro, con troppa forza come se avesse calcolato male l'impulso. Vide il ghigno con cui l'altro lo aspettava, convinto che avesse commesso un'imprudenza e di averlo in pugno. Scartò di lato evitando il fendente che mirava a tagliarlo in due all'altezza del cuore, e lo oltrepassò. Senza dare all'espressione del nemico il tempo di mutarsi in stupore, andò a piazzare un colpo preciso alla camionetta corazzata qualche metro più indietro. Appena un tocco della lama elettromagnetica e il mezzo si divise con precisione in due e poi in quattro parti, che caddero pesantemente senza esplodere solo perché il serbatoio era ancora vuoto di carburante.
L'ufficiale si fece livido in volto. –Tu…
–Che c'è? Pensi che sia sleale? Non seguo le tue regole per il duello? Oppure pensi al rimprovero che ti faranno i tuoi superiori per aver permesso che il vostro prezioso materiale bellico andasse distrutto? Vedila così… ne avrete dell'altro da vendere e farete più soldi! In fondo vi sto aiutando! O hai paura che i clienti reclamino e non si servano più da voi?
–Non giocare e combatti da uomo. È me che devi attaccare!– L'avversario balzò con una veemenza terribile e un ruggito, portando indietro il braccio per prepararsi allo scontro. Non lo trovò ad attenderlo come aveva pensato. Sbatté le palpebre solo per rendersi conto che il suo bersaglio era stato più veloce di quanto si aspettasse… e che aveva immerso l'arma fino all'elsa in un altro dei loro veicoli blindati. Folle di collera, sentendosi preso in giro, si voltò di nuovo a ritentare la carica.
Era riuscito a farlo innervosire. E non si lasciò più sorprendere. Senza più tentare attacchi, si limitava a parare tutti quelli del nemico che diventavano sempre più furenti e imprecisi… e lo portava sempre in direzioni dove poteva essere certo di coinvolgere qualche altro pezzo d'equipaggiamento, stando attento a non avvicinarsi troppo ai ragazzi. Perdere scorte preziose di materiale era già un'onta sufficiente… ma essere lui a distruggerlo con le sue stesse mani faceva perdere il lume della ragione al ligio soldato, e lo portava a cercare vendetta con rabbia sempre maggiore e quindi con sempre minore lucidità. Dovrei essere io più infuriato di te… e lo sono! Ecco cosa succede quando si è più devoti alle cose che alle persone. E scommetto che le tue armi sono abbastanza taglienti per distruggere OGNI PARTE di questo posto… vogliamo verificarlo?…
–ADESSO BASTA! – urlò l'uomo. –Credi di essere tanto più furbo di me coi tuoi trucchi e il tuo silenzio? O ti decidi a combattere in modo leale, oppure…– Si rivolse con una smorfia d'odio a quelli che aveva chiamato suoi allievi prediletti, e che ancora inneggiavano a lui bloccati con le braccia alzate e le bocche aperte. –Potrei darti un altro incentivo distruggendo io qualcosa a cui tieni tu! Dopotutto un essere umano è sempre più sostituibile di una macchina! – E si avventò senza neanche aver finito di parlare.
Agì d'anticipo. Si parò sulla sua strada. Con uno scarto di schiena si gettò all'indietro proprio mentre gli arrivava addosso, sbilanciandolo e disorientandolo. Con la mano libera gli afferrò il polso destro e tirò con forza, rendendogli impossibile raddrizzarsi e trascinandolo con sé nel volo. Portò entrambe le spade sopra la sua testa, la sua e quella del nemico. Prima che questo potesse capire cos'aveva intenzione di fare, entrambe avevano trafitto in profondità i meccanismi della porta blindata.
Di colpo tornò a velocità normale. L'altro, trovandosi a contatto con lui, dovette fare lo stesso.
Lo lasciò andare e scattò di nuovo.
Lasciandolo a prendersi in piena faccia l'esplosione.
–Maledetto…– Il suono della parola non finì neanche di formarsi mentre i tratti del volto si deformavano alla pressione e la testa dell'ufficiale saltava per prima, seguita subito dal corpo che si disfece in mille frammenti metallici. Era riuscito ad afferrare il ricercatore svenuto e a trascinarlo in salvo accanto ai bambini, facendo scudo a lui e a loro, ma non si aspettava uno scoppio tanto violento. Fortunatamente fu abbastanza contenuto e acqua iniziò a schizzare da una serie di ugelli nella parete prima che potesse diffondersi un incendio. Quando la polvere si fu posata, al posto della porta c'era solo un grosso squarcio nel muro… la via d'uscita era sgombra… ma soltanto fin là. Altri lo avrebbero senz'altro aspettato per impedirgli di fuggire dal castello. E non aveva idea di come avrebbero reagito adesso quei ragazzini devotamente indottrinati a cui aveva tolto l'allenatore, che ancora non avevano capito cosa era successo… e che impugnavano ancora le loro armi.